ATTI DEGLI APOSTOLI ED ESORCISMO

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Passi degli Atti degli Apostoli d’interesse esorcistico

di p. Flavio Cavallini ofm, biblista ed esorcista[1]

 

  1. Introduzione

 

“Da locum Spiritui Sancto, qui per beatum Apostolum suum Petrum te manifeste stravit in Simone mago; qui fallaciam tuam in Anania et Saphira condemnavit; qui te in Herode rege honorem Deo non dante percussit; qui te in mago Elyma per Apostolum suum Paulum caecitatis caligine perdidit, et per eumdem de Pytonissa verbo imperans exire praecepit.” [2]

Queste parole del Rituale Romanum, ripetute innumerevoli volte durante la celebrazione dell’Esorcismo maggiore, hanno attirato la mia attenzione sugli Atti degli Apostoli, facendomeli rileggere secondo un nuovo punto di vista mai focalizzato precedentemente. In breve ho avuto l’impressione che i passi degli Atti con spunti di riflessione a carattere esorcistico non fossero né sporadici né privi d’interesse. Mi sono, quindi, riproposto di analizzare queste pericopi, aggiungendovi delle osservazioni provenienti tanto dai commentari esegetici, quanto dalle esperienze maturate nell’esercizio del ministero dell’esorcistato. Un tale tentativo non mi è sembrato superfluo dal momento che permette di allargare la panoramica teologico-biblica solitamente riscontrabile nell’ormai abbondante letteratura riguardante l’esorcismo. Infatti, mentre da un lato è relativamente facile trovare commenti e dettagliate analisi sull’attività esorcistica di Gesù riportata dai Vangeli sinottici[3], dall’altro è molto più raro trovarne circa gli sviluppi riservati alla medesima attività svolta dagli apostoli nella seconda parte dell’opera lucana.

La ragione per cui le pericopi degli Atti sono oggetto di minor attenzione nella letteratura di settore, probabilmente, va cercata nel fatto, che esse presentano situazioni non sempre riconducibili ai consueti schemi dei racconti di esorcismo e di liberazione. Ciò nonostante, ritengo che la loro collocazione nel contesto generale degli Atti ed entro l’orizzonte della pastorale missionaria ci svelerà l’apporto non trascurabile che Luca offre alla comprensione della lotta esorcistica nei confronti di contesti culturali e persone che offrono un terreno adatto al radicarsi dell’azione diabolica.

Il nostro itinerario procederà in due direzioni principali. Dopo aver elencato le pericopi al centro del nostro interesse, cercheremo, anzitutto, di mettere in luce il significato che esse assumono in riferimento al piano narrativo con cui Luca ha strutturato la seconda parte della sua opera. In un secondo momento passeremo a commentare ciascuna pericope per cogliere le problematiche dei contesti pastorali in cui si muove la missione della chiesa apostolica.

 

  1. Sommari e racconti d’interesse esorcistico nel piano letterario-teologico degli Atti degli Apostoli

Dunque, i passi del Atti degli Apostoli presi in considerazione in questa ricerca sono i seguenti:

5,12-16:

Attività taumaturgica ed esorcistica degli apostoli a Gerusalemme-Giudea

8,4-8:

Attività taumaturgica ed esorcistica di Filippo in Samaria

8,9-13.18-24:

Confronto tra Pietro e Simone il mago in Samaria

13,6-12:

Confronto tra Paolo e Elimas il mago a Pafo

16,16-18:

Incontro di Paolo con la schiava posseduta a Filippi

19,11-12:

Attività taumaturgica ed esorcistica di Paolo ad Efeso

19,13-19:

Confronto tra Paolo, gli esorcisti giudei e la magia ad Efeso

Anche a una prima semplice lettura non è difficile riconoscere in 5, 12-16; 8, 4-8; 19,11-12 il carattere di sommari, mentre in 8, 9-13.18-24; 13,6-12; 16,16-18; 19,13-19 il genere di racconti a carattere miracoloso[4].

L’ordinata trama teologico-narrativa architettata da Luca nell’intera sua opera[5] ci suggerisce di considerare i passi d’interesse esorcistico come elementi significativi di un programma articolato e non semplicemente come materiale narrativo di riempimento in funzione del contesto prossimo. Va certamente detto che il filone d’interesse esorcistico nell’economia complessiva degli Atti è solamente uno degli elementi che ne rafforzano la coerenza interna e, sicuramente non tra i principali. Tuttavia, a nostro avviso, questa constatazione non lo rende meno meritevole di attenzione.

Il motivo che ci spinge in questa direzione è prima di tutto insito nella finalità stessa per cui Luca scrive il seguito del suo Vangelo. Il dittico lucano, infatti, evidenzia di per sé lo stretto rapporto di continuità sussistente tra la missione storica di Gesù Cristo e la testimonianza che la chiesa apostolica eredita direttamente da lui[6].

Un secondo aspetto rilevabile nella struttura narrativa degli Atti è l’evidente volontà dell’autore d’illustrare il procedere della missione apostolica, scandendone le tappe fondamentali secondo un chiaro programma geografico-teologico. In apertura degli Atti è lo stesso Cristo Risorto ad esplicitarlo come sua consegna finale prima di salire al Padre (At 1,8):

“riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”.

 Sulla base di questa significativa indicazione, Luca dipana la trama narrativa degli Atti, facendone la testimonianza dell’irresistibile espandersi della Parola del Signore dal cuore dell’Israele storico fino all’abbraccio escatologico di tutti popoli[7]. Di conseguenza, il piano narrativo che ne scaturisce può essere schematizzato in una introduzione a cui fanno seguito quattro parti principali[8]:

1,1-11 Introduzione:     Promessa di Gesù (programma narrativo)

“…avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (1,8)

1,12-5,42 Parte I:          Discesa dello Spirito e testimonianza a Gerusalemme.

“a Gerusalemme” (1,8)

6,1-12,24 Parte II:          Diffusione della Parola fuori di Gerusalemme (Giudea -Samaria) fino ad Antiochia.

“in tutta la Giudea e la Samaria” (1,8)

13,1-19,20 Parte III:      Diffusione della Parola da Antiochia …

“e fino agli estremi confini della terra” (1,8…)

19,21-28,31 Parte IV:    Viaggio verso Gerusalemme, da Gerusalemme a Roma

Una volta riconosciuto il piano generale, non è difficile osservare che la posizione occupata in esso da ciascuna delle pericopi sopracitate è a dir poco strategica.

  • Il primo sommario (5, 12-16), riguardante gli apostoli in generale, compare nel quadro della prima tappa della testimonianza evangelica in Gerusalemme – Giudea (Parte I).
  • Il secondo sommario (8, 4-8), che ha come protagonista il diacono Filippo, presenta la predicazione evangelica in Samaria, seconda tappa missionaria (Parte II).
  • L’apostolo Pietro è all’opera nel primo racconto (8,9-24), sempre ambientato in Samaria, (Parte II).
  • Il secondo racconto (13,6-12) si svolge a Cipro e vede Paolo diventare guida del primo grande viaggio missionario tra i pagani (Parte III).
  • Il terzo racconto (16,16-18), ambientato a Filippi, segna la tappa cruciale del secondo viaggio missionario, quando Paolo porta il vangelo sul suolo europeo (Parte III).
  • Il terzo sommario (19,11-12) sintetizza due anni di predicazione missionaria paolina a Efeso e nella Provincia romana di Asia durante il terzo viaggio missionario (Parte III).
  • Il quarto racconto (19,13-19) ha luogo sempre ad Efeso nel corso del terzo viaggio missionario (Parte III).

Dunque, in modo riassuntivo possiamo così schematizzate:

  • a parte (Gerusalemme-Giudea): 1 sommario
  • a parte (Samaria): 1 sommario;1 racconto
  • a parte (Confini della terra) 1 sommario; 3 racconti (uno per ciascun viaggio missionario)

I rilievi fin qui esposti ci permettono di fare un primo bilancio[9]:

  1. Nel suo organizzato modo di procedere, sembra che Luca, come annunciato in At 1,8, si sia preoccupato di caratterizzare ciascuna delle tappe di avanzamento missionario, riportando un significativo episodio riguardante lo scontro tra le forze oscure del male, per lo più rappresentate dalla magia, e l’avanzamento della Parola di Dio. Nel far questo egli ricorre tanto al genere dei sommari, quanto a quello dei racconti.
  2. I sommari, in tutto somiglianti a quelli che nel terzo Vangelo riguardano Gesù[10], hanno come interesse centrale la testimonianza evangelizzatrice presentata in tre elementi intrinsecamente connessi: predicazione della Parola, guarigione dalle malattie, liberazione dal demonio. In questo gli apostoli non fanno altro che continuare, sotto l’azione dello Spirito Santo, la medesima missione del Cristo.
  3. I racconti puntualizzano il fatto che ogni avanzamento missionario comporta inevitabilmente un confronto con le forze diaboliche rappresentate dalla magia, dalle persone dedite alle pratiche occulte, dalla possessione demoniaca.
  4. I racconti hanno come protagonisti Pietro e Paolo, cioè le due figure centrali delle due fasi missionarie illustrate dagli Atti. I campioni della predicazione missionaria, quindi, sono presentati anche come i due più grandi esorcisti della chiesa apostolica.
  5. La collocazione delle pericopi a interesse esorcistico non va ritenuta casuale[11], ma attentamente ponderata in ordine alla penetrazione della Parola di Dio nel mondo pagano. Questa impressione è confortata anche dalla consistenza narrativa degli elementi in questione.

  1. Commento alle pericopi d’interesse esorcistico

 Esaurita la presentazione dei passi al centro della nostra della nostra attenzione in riferimento al piano generale della seconda parte dell’opera lucana, ora passiamo al commento particolare, con il quale, senza voler esaurire tutte le questioni esegetiche, ci proponiamo di raccogliere quanto è di maggior attinenza al ministero esorcistico.

 

2.1 Attività taumaturgica ed esorcistica degli apostoli in Gerusalemme e Giudea (5, 12-16)

12Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone;13nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.14Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, 15tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.16Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.[12].

Questo sommario in sostanza si muove nella linea degli altri due che lo precedono, trasmettendoci i tratti fondamentali della vita della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme[13]. Tuttavia, ciò che lo caratterizza differenziandolo in certa misura è l’enfasi posta sull’attività taumaturgico-esorcistica attribuita agli apostoli in generale e a Pietro in particolare[14]. Inoltre, Luca si preoccupa di annotare una circostanza molto interessante e cioè che malati e vessati da spiriti impuri (pneumata akaqarta) provengono anche dai dintorni della Città Santa, vale a dire dai villaggi della Giudea. Questo fatto, oltre che a stabilire un parallelo con l’attività di Gesù, permette di riconoscere il tema dell’esorcismo collocandolo opportunamente nella prima tappa del programma di testimonianza missionaria degli Atti.

2.2 Attività taumaturgica ed esorcistica di Filippo in Samaria (8, 4-8)

5Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. 6E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. 7Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. 8E vi fu grande gioia in quella città.

L’interesse di questo sommario riguarda prevalentemente il tema della diffusione della Parola di Dio, questa volta a opera del diacono Filippo. La menzione della Samaria, infatti, ci proietta nella seconda fase dell’espansione della Parola di Dio[15]. In questo caso specifico la menzione dell’attività esorcistica precede la menzione di quella taumaturgica.

Come sempre i segni (ta shmeia) di liberazione e di guarigione accompagnano l’annuncio evangelico convalidandolo[16]. Al risuonare potente della predicazione (ekhrussen), infatti, fanno da contrappunto le ben note grida stentoree (fwnh megalh) con cui gli spiriti immondi (pneumata akaqarta) rendono nota la loro presenza.

2.3 Confronto tra Pietro e Simone il mago in Samaria (8, 9-13.18-24)

9Vi era da tempo in città un tale di nome Simone, che praticava la magia e faceva strabiliare gli abitanti della Samaria, spacciandosi per un grande personaggio

Fino a quando l’attività evangelizzatrice rimane tra le mura della Città Santa ed entro i confini della Giudea, gl’interventi esorcistici degli apostoli riguardano esplicitamente persone vessate dagli spiriti impuri (5,16). Però, nel momento in cui l’annuncio evangelico irrompe in Samaria le cose cambiano. Qui la situazione era deteriorata dall’eredità di uno scisma politico-religioso, consumatosi da secoli nei confronti della Giudea e della sua capitale, Gerusalemme[17]. Infatti, in quello che anticamente era territorio del Regno d’Israele, dove da sempre era prosperata in modo irriducibile la piaga del sincretismo religioso, si rivela ben presente la realtà delle pratiche magiche, avallate da una certa mentalità paganeggiante[18].

Senza ulteriori indugi viene fatto entrare in scena un certo Simone qualificato come (magoV). Luca, più che a un occultista dai grandi poteri, sembra pensare a un abile ciarlatano, che con trucchi ad effetto ha saputo guadagnarsi la credulità popolare[19].

Non va nemmeno trascurata la possibilità che la qualifica di mago sottintenda quella di gnostico. Tuttavia, questa eventualità può essere accolta solo in senso lato per definire quell’insieme ancora non organizzato di dottrine proto-gnostiche le cui tracce sono rilevabili già nel I sec.[20] In questo caso Simone potrebbe essere stato il capo un una setta religioso-filosofica messa in crisi dalla predicazione di Filippo[21]. Di questo personaggio si dice ancora che non era originario del luogo, fatto che contribuisce a creargli intorno una certa aura di mistero[22].

In ogni caso Simone millanta una grandezza (megaV), indice di uno smodato desiderio di porsi al di sopra dei comuni esseri mortali[23]. E’ evidente che mediante la pratica magica, Simone ha potuto procurarsi fama e rispetto, assecondano una brama di dominio sugli altri, tipica di chi segue le vie dell’esoterismo. Mago è appunto colui che mediante riti, parole e materie pretende di esercitare il controllo del mondo naturale ed extranaturale, sottoponendolo alla propria volontà[24].

 10A lui prestavano attenzione tutti, piccoli e grandi, e dicevano: «Costui è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande».11Gli prestavano attenzione, perché per molto tempo li aveva stupiti con le sue magie.

Luca insiste sul tema della forza insita nella fama creata ad arte e della disponibilità della gente a farsi soggiogare. Simone agli occhi del popolo pretende di elevarsi al rango divino in quanto detentore di un potere soprannaturale chiamato Grande (Mega)[25]. Così facendo egli arriva al punto arrogarsi non solo l’esercizio una prerogativa divina, ma addirittura di considerarsene la fonte[26].

12 Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che annunciava il vangelo del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare. 13Anche lo stesso Simone credette e, dopo che fu battezzato, stava sempre attaccato a Filippo. Rimaneva stupito nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.

Ruolo e poteri di Simone vengono drasticamente annullati dall’arrivo di Filippo. Quest’ultimo, annunciando il vangelo, agisce per davvero con la potenza divina insita nel nome di Gesù Cristo.

Luca riferisce, inoltre, che Simone “credette” e “fu battezzato”. Questo binomio fede-sacramento ci fa supporre una sua sincera adesione a Cristo e non semplicemente un avvicinamento strategico a Filippo per carpirne i presunti segreti[27]. Tuttavia, qualcosa del vecchio Simone sopravvive e torna a farsi sentire in presenza dei portenti operati dal diacono evangelizzatore[28].

18Simone, vedendo che lo Spirito veniva dato con l’imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro [a Petro e Giovanni] del denaro 19dicendo: «Date anche a me questo potere perché, a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo».

Il racconto lucano prosegue con la venuta di Pietro e Giovanni inviati dalla chiesa madre per confermare la missione di Filippo tra i samaritani. Pietro riveste il ruolo di protagonista, mentre Giovanni rimane silenzioso sullo sfondo. Di fronte alle manifestazioni dello Spirito Santo comunicato con l’imposizione delle mani, Simone cade vittima dell’antica brama di poteri superiori[29].

20Ma Pietro gli rispose: «Possa andare in rovina, tu e il tuo denaro, perché hai pensato di comprare con i soldi il dono di Dio!

Le parole che Pietro rivolge a Simone suonano come una pesante maledizione. Il fatto, poi, che siano indirizzate contro un uomo esclude da esse ogni carattere esorcistico[30]. Va notata, invece, la forma del verbo (eih), frequente nelle invettive profetiche. In questo modo si chiarisce che, in ogni caso, il vero obbiettivo è quello dell’ammonizione e correzione[31]. La conversione, infatti, può sempre cambiare l’esito del giudizio e il castigo prospettato, come appare chiaro nel seguito (8,22).

L’offerta di denaro da parte di Simone rivela che il sua antica attività era stata redditizia, come in genere accade a chi pratica le arti occulte. Infatti, l’arricchimento come dimostrazione ed esercizio di potere è uno dei corollari della volontà di dominio insita nella pratica della magia. Ben più grave, però, è la ferma convinzione dell’ex mago, che in ogni caso il potere del denaro possa soddisfare la sua volontà male orientata.

21Non hai nulla da spartire né da guadagnare in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. 22Convèrtiti dunque da questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonata l’intenzione del tuo cuore. 23Ti vedo infatti pieno di fiele amaro e preso nei lacci dell’iniquità».

“La pretesa di Simone di trasformare lo Spirito di Dio in una merce di cui si può disporre viene smascherata come tentazione diabolica e Simone è consegnato a questa sfera”[32], in questo senso la seconda parte dell’invettiva assume le caratteristiche di una formula di scomunica biblica[33]. Pietro, con grande autorità, stimmatizza la situazione, facendo emergere ciò che si cela nelle pieghe dell’anima dell’ex-mago. Nutrito di cultura esoterica, il cuore di Simone, cioè la sede intima della volontà e delle intenzioni, è distolta dall’adorazione dell’unico Dio per accarezzare un’appena velata pretesa di soppiantarlo. Questo sforzo innaturale costituisce per Simone, e per tutti quanti si incamminano sulla strada dell’occultismo, causa di amara insoddisfazione. L’ex mago, infatti, rischia di trascorrere un’esistenza avvelenata dalla perenne frustrazione causata dall’impossibilità di travalicare i limiti della condizione creaturale. Come uniche vie di uscita al lui non rimangono che conversione e un pentimento, questa volta senza riserve, che lo portino al perdono, vera manifestazione del potere divino.

24Rispose allora Simone: «Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto».

Le forti parole di Pietro ottengono l’effetto sperato. Simone rinuncia alle sue pretese di potere superiore e si affida all’intercessione degli apostoli per ottenere il perdono[34]. La sanazione completa dalla seduzione del potere occulto, infatti, non si può ottenere se non a prezzo di una totale rinuncia.

 

Concludendo

Possiamo affermare, in sintesi, che l’episodio del confronto tra l’apostolo Pietro e Simone, ci presenta una situazione missionaria d’impatto tra predicazione cristiana e magia. In definitiva, nel trasmettere questo episodio, la maggiore preoccupazione di Luca è quella di segnalare uno dei più gravi pericoli con cui l’predicazione missionaria deve sempre misurarsi e che D. Marguerat così esprime: “A me sembra che, nel momento in cui il Vangelo osa uscire da Gerusalemme, la storia di Simone conduca l’autore ad abbordare il tema della concorrenza religiosa che affronta il cristianesimo, in particolare il rischio che rappresenta per esso il sincretismo religioso; egli coglie l’occasione per porre la distinzione fra carisma evangelico e manipolazione del sacro”[35].

Inoltre, dal punto di vista pastorale il racconto apre gli occhi su una situazione sempre attuale e cioè il rischio che una cultura magico-superstiziosa possa sopravvivere subdolamente anche nei battezzati. Questo fatto è riscontrabile soprattutto quando l’identità cristiana non è sufficientemente radicata mediante un accompagnamento spirituale personalizzato. Il ruolo di Pietro come guida autorevole è determinate. Esso, infatti, deve svelare le immaturità e stimmatizzare gl’inganni della falsa coscienza, di cui il tentatore sa servirsi con grande abilità. In questo caso la meta liberatoria è quella di portare la persona a una separazione senza compromessi e nostalgie da ogni legame con le pratiche passate. Consapevolezza questa che può essere esplicitata con grande efficacia mediante la preparazione al rinnovo delle promesse battesimali, incentrandole puntualmente sulle rinunce da compiere[36].

2.4    Confronto tra Paolo e Elimas il mago a Pafo (13,6-12)

6Attraversata tutta l’isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo, di nome Bar-Iesus, 7al seguito del proconsole Sergio Paolo, uomo saggio, che aveva fatto chiamare a sé Bàrnaba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio.

A Cipro, non appena l’annuncio del Vangelo esce dalla sinagoga per entrare in una casa romana[37], subito si profila un ulteriore confronto tra i portatori della Parola di Dio e un operatore dell’occulto. Ma vediamo con ordine chi sono i personaggi che Luca mette in campo:

  • Sergio Paolo, governatore romano di Cipro, presentato come “saggio” probabilmente per la sua predisposizione alla ricerca del sapere, cosa che lo porta ad ascoltare voci diverse[38].
  • Bar-Iesus un giudeo[39] il cui nome aramaico significa: Figlio di Gesù[40]. Al nome si accompagnano gli epiteti di mago, cioè uomo dedito ai saperi e alle arti occulte e quello meno lusinghiero di falso profeta, probabilmente nel senso che il suo parlare e agire si trova sotto l’influsso di uno spirito menzognero[41]. Nel versetto seguente fa la sua comparsa, poi, anche quello che sembra essere un vero e proprio nome d’arte: Elimas che, come spiega lo stesso Luca, significa Mago[42].
  • Barnaba e Saulo-Paolo, missionari della chiesa di Antiochia. Durante la missione a Cipro ricevono l’invito del proconsole desideroso di ascoltarli. Sarà proprio la disputa al cospetto del magistrato romano a offrire a Saulo l’occasione per dare prova del suo carisma. Grazie a questa circostanza Luca segnala il passaggio dalla predicazione prevalentemente ad hebreos, all’annuncio ad gentes. Questo cambiamento è reso più evidente dal fatto che d’ora in avanti il missionario di Tarso non sarà più chiamato con il nome ebraico di Saulo, ma sempre e soltanto con quello latino di Inoltre, viene modificato anche il binomio apostolico Barnaba – Saulo, che d’ora in poi sarà Paolo – Barnaba[43]. Insomma, la missione prende decisamente la sua direzione definitiva in senso universale[44].

8Ma Elimas, il mago – ciò infatti significa il suo nome -, faceva loro opposizione, cercando di distogliere il proconsole dalla fede.

Elimas, anziché difendere una propria particolare dottrina, in realtà sembra preoccupato principalmente di perdere la sua influenza sul magistrato romano. Ai suoi occhi Barnaba e Paolo si rivelano come pericolosi concorrenti che mettono a repentaglio il suo prestigio. Dunque, se da un lato l’intento dei due missionari è quello di portare a Sergio Paolo la Parola di Dio, dall’altro, invece, lo scopo di Elimas è quello di distogliere il proconsole dalla fede per tenerlo attaccato a sé.

9Allora Saulo, detto anche Paolo, colmato di Spirito Santo, fissò gli occhi su di lui 10e disse: «Uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore?

Da adesso in avanti l’iniziativa è sempre di Paolo, la cui parola e azione sono mossi dallo Spirito Santo[45]. Elimas, che come mago sa bene come gli occhi esercitino il più alto potere di soggezione, è costretto suo malgrado a subire la forza dello sguardo di Paolo, animato dalla luce della verità.

Con dire profetico Paolo, lancia senza esitazione il suo atto di accusa contro Elimas. Gl’inganni con cui questi ha costruito la sua fama, la malizia di cui sono intrise le sue intenzioni, la perniciosità di cui sono pervase le sue azioni sono segni inequivocabili della totale inconciliabilità del suo operare con la volontà di Dio. Elimas si trova, percò, nel campo opposto, cioè in quello diabolico. Colui che paradossalmente porta il nome di Bar-Iesus, cioè Figlio di Gesù, viene impietosamente smascherato da Paolo come Figlio del Diavolo[46].

11Ed ecco, dunque, la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole». Di colpo piombarono su di lui oscurità e tenebra, e brancolando cercava chi lo guidasse per mano. 12Quando vide l’accaduto, il proconsole credette, colpito dall’insegnamento del Signore.

Il castigo divino, che nel caso di Simone era stato solamente minacciato, questa volta si realizza puntualmente in forma di miracolo di punizione[47]. Al mago, che pretendeva di avere una visione superiore, viene tolta anche la vista di questo mondo. Colui che si proponeva di guidare Sergio Paolo sull’occulta via della gnosi, ora deve essere preso per mano per non rischiare d’inciampare. Tuttavia, la nota sulla temporaneità del castigo ne rivela anche in questo caso la natura medicinale. Forse non è fuori luogo pensare che Paolo, memore della temporanea cecità fisica in cui era caduto al momento della sua conversione, ora auguri a Elimas quanto a lui era accaduto a lui sulla via di Damasco, cioè il passaggio dalla tenebra dell’orgoglio e alla luce del Risorto[48].

Alla fine chi ci vede bene è il proprio proconsole Sergio Paolo, illuminato dalla fede nel Signore Gesù.

Concludendo

In primo luogo va segnalato un dato paradossale: sia Paolo che Elimas, rispettivamente campioni della testimonianza evangelica e delle forze oscure che vi si oppongono, sono entrambi giudei. Nel presente racconto, però, Luca non si limita a evidenziare il consueto nesso tra la magia, i suoi cultori e il sincretismo giudaico-pagano. L’apostrofe di Paolo contro Elimas (13,10) va ben oltre e contiene una decisa quanto preziosa affermazione: chi sceglie della via della magia stipula una vera e propria affiliazione diabolica, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Un altro aspetto rilevante per la prassi esorcistica è il fatto che mentre si condanna senz’appello la pratica magica, nel contempo viene espressa una finalità correttiva nei confronti della persona del mago. Infatti, il pieno successo non consiste solo nello smascherare e condannare i seguaci delle arti magico-diaboliche, ma quando si aggiunge l’intenzione pastorale e spirituale d’intercedere per la loro conversione e salvezza. Allora la sconfitta del diavolo è totale.

Guardando all’economia narrativa degli Atti, poi, è degno di nota il fatto che Luca voglia marcare il decisivo passaggio della predicazione evangelica dall’orizzonte giudaico a quello ellenistico-romano, scegliendo proprio un episodio di confronto tra Paolo e un mago. Luca, proseguendo nel suo itinerario geografico-teologico, ci avverte che quanto più ci si allontana da Gerusalemme, tanto più ci s’immerge in un modo pagano sottoposto al dominio delle forze diaboliche. Gli episodi che seguono non fanno che confermare una sorte di ‘crescendo’ in questa direzione.

2.5    Incontro di Paolo con la schiava posseduta a Filippi (16,16-18)

Dopo molte peripezie, Paolo e i suoi compagni per la prima volta proclamano il Vangelo nella colonia romana di Filippi, dunque sul suolo europeo[49].

16Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una schiava che aveva uno spirito di divinazione: costei, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni.

Dopo aver parlato della prima favorevole accoglienza della Parola di Dio da parte di alcune donne già simpatizzanti per il giudaismo, Luca[50] non tarda a introdurre un nuovo episodio di confronto tra predicazione evangelica e mondo esoterico. Questa volta entra in campo una figura femminile, una ragazza (paidiskh) che, dal momento che si fa riferimento ai suoi padroni, comprendiamo trattarsi di una schiava. Ciò che rende particolare la giovane donna è il fatto che essa ha in sé uno spirito che le dà attitudini divinatorie (manteumenh), alla lettera uno spirito pitone (pneuma puqwna)[51].

La questione, dunque, si profila come ben diversa da quella dei due maghi precedentemente incontrati. Mentre questi vengono dipinti come impostori di professione, la schiava di Filippi non finge.

La presentazione di Luca, infine, mette in rilievo la situazione di sfruttamento in cui versa la ragazza, che come schiava è semplicemente uno strumento di guadagno per i suoi proprietari.

17Ella si mise a seguire Paolo e noi, gridando: «Questi uomini sono servi del Dio altissimo e vi annunciano la via della salvezza». 

La menzione delle grida della giovane donna probabilmente chiarisce anche la modalità della sua comunicazione estatica, caratterizzata piuttosto da locuzioni profetiche, talvolta sconnesse, come di solito avveniva alle sacerdotesse di Apollo[52], anziché da visioni. Il comportamento molesto della ragazza invasata non si presenta molto diversamente da quello chi demoni mostrano nei confronti di Gesù. Nel momento in cui egli si pone come il liberatore dell’uomo e del mondo, sono gli stessi demoni a dover rivelare la sua identità divina[53]. Negli Atti accade una cosa del tutto analoga. Lo spirito pitone[54] presente nella ragazza rivela la vera identità di Paolo e dei suoi compagni pubblicamente dichiarati servitori e annunziatori della parola divina che libera.

18Così fece per molti giorni, finché Paolo, mal sopportando la cosa, si rivolse allo spirito e disse: «In nome di Gesù Cristo ti ordino di uscire da lei». E all’istante lo spirito uscì.

Il ripetersi di questo indesiderato oracolare risulta imbarazzante per Paolo e i suoi compagni. Probabilmente essi temono che questa incresciosa pubblicità metta la predicazione cristiana nella equivoca luce del portentoso pagano. In questo modo Luca ci permette di comprendere la sostanziale differenza tra la profezia dell’oracolo e quella dell’apostolo. La ragazza, infatti, si presenta come un’alienata, doppiamente asservita, dentro e fuori, dallo spirito e dai suoi padroni. Paolo, al contrario, è un uomo che volontariamente ha accettato di farsi servo della Parola, senza nulla perdere della sua dignità umana[55].

La reazione di Paolo, questa volta sì, è il pronunciamento di un vero e proprio ordine formale con tutti i crismi dell’esorcismo:

  1. Paolo proclama il nome di Gesù Cristo, in relazione alla cui potestà egli parla ed agisce
  2. Paolo pronuncia in prima persona un imperativo diretto contro lo spirito impuro
  3. Paolo esprime l’intenzione di far uscire lo spirito impuro dal corpo della giovane schiava.
  4. Lo spirito è costretto a obbedire.

 

19Ma i padroni di lei, vedendo che era svanita la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della città.

L’esorcismo che libera la giovane schiava dallo spirito pitone e dall’incresciosa facoltà di divinare, tuttavia non libera i suoi padroni dalla ben più persistente brama di guadagno, fonte di altri guai per Paolo e i suoi compagni.

 

Concludendo

Proponendoci questo breve, ma significativo racconto, Luca intende escludere dall’orizzonte cristiano, non solo il già più volte rilevato pericolo del sincretismo, ma ogni ricorso alla mantica, praticata in innumerevoli forme nel mondo pagano, alcune delle quali istituzionalizzate ai più alti livelli[56].

Il fatto che la giovane donna letteralmente non venga detta posseduta dallo spirito, ma che lo possiede, forse potrebbe dire qualche cosa di più sull’origine delle sue speciali facoltà. Si potrebbe, infatti, ipotizzare una situazione di medianità, forse ereditaria e comunque non voluta[57].

L’incontro di Paolo con questa giovane schiava dalle speciali attitudini divinatorie, infine, mette in luce il legame tra la facoltà stessa e lo spirito demoniaco che la rende possibile. L’intervento di Paolo, quindi, non è diretto contro la giovane donna, dal momento che essa non è assolutamente responsabile dei fenomeni che si verificano per suo tramite, ma è contro lo spirito che la fa agire al di fuori della normalità. Per questo pronuncia un vero e proprio esorcismo formale, che è anche l’unico a comparire negli Atti degli Apostoli.

2.6 Attività taumaturgica ed esorcistica di Paolo ad Efeso (19,11-12)

11Dio intanto operava prodigi non comuni per mano di Paolo, 12al punto che mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano.

Questo breve sommario funge da antefatto del nuovo racconto che vede l’opera evangelizzatrice di Paolo messa a confronto con l’attività degli esorcisti Giudei di Efeso. L’accento viene subito posto non solo sulla forza sanatrice e liberatrice trasmessa da direttamente dalla persona di Paolo, ma persino da ciò che era stato a contatto con il suo corpo. Con questi dettagli, probabilmente, Luca vuole stabilire un vero e proprio parallelo con Pietro (5,15-16), cioè con la figura apostolica, che domina la prima fase della missione evangelizzatrice.

Interessante la menzione della modalità con cui avvengono le guarigioni e liberazioni. Luca precisa che esse avvengono attraverso le mani (dia twn ceirwn) di Paolo, parole usate precedentemente per descrivere l’operare degli apostoli a Gerusalemme (5,12). L’espressione, forse, va valutata non semplicemente come una perifrasi di valore strumentale[58], ma come esplicitazione del ben noto rito dell’imposizione delle mani con valore epiclettico[59]. Accettando questa seconda interpretazione, risulta ancor più chiaro il fatto che non è Paolo a essere la sede di qualche potere straordinario, ma più semplicemente e coerentemente che Paolo sta svolgendo un ministero mutuato dalla prassi apostolica. Infatti, la potenza taumaturgico-liberatrice non può che appartenere a Dio, il quale agisce mediante l’apostolo in un contesto di preghiera[60].

2.7 Confronto tra Paolo, gli esorcisti giudei e la magia ad Efeso (19,13-19)

A Efeso, capoluogo multietnico della provincia d’Asia, Paolo consacra più di due anni d’intensa attività apostolica. Anche questa metropoli, sede del famosissimo tempio di Artemide Efesina[61], vede Paolo protagonista di un vero e proprio scontro tra predicazione della Parola e sincretismo magico di marca giudaica.

13Alcuni Giudei, che erano esorcisti itineranti, provarono anch’essi a invocare il nome del Signore Gesù sopra quanti avevano spiriti cattivi, dicendo: «Vi scongiuro per quel Gesù che Paolo predica!».

Nel racconto ancora una volta troviamo sulla scena alcuni compatrioti di Paolo, presentati come esorcisti itineranti (periercomenoi exorkistai), a conferma del fatto che nel mondo ellenistico-romano i giudei si sono particolarmente distinti nelle arti magiche. Infatti, è evidente che Luca sta usando il termine esorcista nel senso etimologico, cioè di operatore di scongiuri, applicabile a una ben vasta categoria di personaggi pronti a scongiurare gli spiriti per scacciarli, e, perché no, anche a scongiurarli per farli venire, a seconda delle richieste[62]. Nel caso, poi, che volessimo esplicitare l’appellativo itineranti, con quello più verosimile di girovaghi, probabilmente avremmo un quadro più veritiero della situazione.

Il sommario introduttivo (19-11-12) giustifica ampiamente la fama goduta da Paolo in città e il fatto che anche questi “scacciadiavoli” lo abbiano sentito usare l’imperativo esorcistico:“nel nome di Gesù Cristo”. Per ciò, visti i successi dell’apostolo, anch’essi non esitano a imitarlo e a potenziare le loro formule di scongiuro con quel nuovo nome capace di soggiogare gli spiriti cattivi (ta penumata ta ponhra). Appare chiaro, comunque, che l’orizzonte in cui essi si collocano è quello della magia, dal momento che mostrano di fare affidamento sulla forza automatica di parole e nomi ritualmente ripetuti[63]. Quello che manca del tutto in essi, invece, è l’atto di fede in Gesù Cristo salvatore, che costituisce la sostanza dell’efficacia della parola annunciata da Paolo tanto per evangelizzare, quanto per esorcizzare. “La potenza del Nome di Gesù non può essere usata in un modo qualsiasi. Ci vogliono dei testimoni che si siano lasciati pervadere dalla Parola di grazia fin nel proprio corpo. Separando il corpo dalla parola si cade inevitabilmente nella magia. Ciò avviene quando la realtà santa della creazione degenera in formalismo rituale[64].

14Così facevano i sette figli di un certo Sceva, uno dei capi dei sacerdoti, giudeo.

Dalla pletora dei Giudei esorcisti che prosperavano nelle affollate piazze di Efeso, Luca sposta l’attenzione su un gruppo molto particolare di sette fratelli, che tentano di far uso del nome di Gesù[65]. Essi  vengono presentati come appartenenti a una famiglia sommo-sacerdotale, quindi molto in vista[66]. Se così fosse, dovrebbe trattarsi di uno dei rami dei sadokiti di Gerusalemme, aristocrazia sacerdotale a capo del Tempio dai tempi di Salomone (metà IX a. C.) fino alla sua distruzione definitiva (70 d. C.)[67]. La specificazione aggiunge un sapore davvero paradossale alla vicenda, dal momento che i sadducei, erano noti per le loro posizioni rigoriste circa l’interpretazione e l’applicazione della Legge mosaica[68], già di per sé intransigente nei confronti di ogni pratica connessa alla magia.

15Ma lo spirito cattivo rispose loro: «Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?». 16E l’uomo che aveva lo spirito cattivo si scagliò su di loro, ebbe il sopravvento su tutti e li trattò con tale violenza che essi fuggirono da quella casa nudi e coperti di ferite.

Abili nell’ingannare il popolo credulone, i figli di Sceva non possono trarre in inganno con nomi e formule lo spirito cattivo che intendevano scacciare. Il nome di Gesù, accompagnato da quello di Paolo, sulla loro bocca suona solo come una copertura di facciata, insufficiente a proteggerli dalla rappresaglia demoniaca. “A causa della dissociazione tra fra la Parola che gli esorcisti pronunciano e la realtà della loro vita, l’esorcismo pronunciato nel nome del Signore Gesù degenera in formula magica, separata dalle sue radici concrete nell’evento Gesù. Di conseguenza lo spirito cattivo non ha difficoltà a mettere a nudo l’impostura del loro potere mettendo in evidenza nel loro stesso corpo che, non essendosi consegnati al Signore Gesù per la loro salvezza, sono sottomessi alla signoria degli spiriti cattivi per la loro punizione”[69]. La scena, infine, assume carattere tragicomico nella ingloriosa descrizione dei cacciatori che si trasformano in lepri.

17Il fatto fu risaputo da tutti i Giudei e i Greci che abitavano a Efeso e tutti furono presi da timore, e il nome del Signore Gesù veniva glorificato.

La notizia delle conseguenze dell’abuso del nome del Signore da parte dei rinomati figli di Sceva in un baleno si diffonde in tutta Efeso, tanto all’interno della comunità giudaica che nell’ambiente pagano. Grazie a questo increscioso fallimento giudei ed ellenisti riconoscono in ciò che è accaduto sotto i loro occhi l’intervento divino (foboV-timore), testimoniandolo apertamente (megalunw-magnificare).

 18Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche di magia 19e un numero considerevole di persone, che avevano esercitato arti magiche, portavano i propri libri e li bruciavano davanti a tutti. Ne fu calcolato il valore complessivo e si trovò che era di cinquantamila monete d’argento.

Tra i provvidenziali effetti dell’insuccesso dei figli di Sceva, Luca dà particolare enfasi alla reazione tra coloro che egli definisce credenti, ovvero cristiani battezzati[70]. Sorprendentemente constatiamo che anche questi ultimi, pur avendo accolto l’annuncio evangelico di Paolo, non si erano affatto staccati dalle tanto radicate pratiche magiche. Per questi neofiti provenienti tanto dal mondo giudaico, quanto da quello ellenistico in sostanza si ripete ciò che già abbiamo riscontrato nel caso di Simone mago. All’accoglienza del nome di Gesù Cristo non aveva fatto seguito un totale rifiuto della forma di culto pagano rappresentata dalla magia. Questo ulteriore e indispensabile passo si realizza solamente ora con gesti concreti che realizzano un vero distacco affettivo da tutto ciò che appartiene all’occultismo. In particolare Luca si sofferma sulla consegna dei costosi volumi manoscritti contenenti la gnosi esoterica con i suoi formulari magici[71]. Le fiamme, che divorano i rotoli alla vista di tutti, sono il monito finale che non ci può essere alcun compromesso o nostalgia per ciò che appartiene quel mondo demoniaco a cui la magia finisce per esporre in modo dannoso.

Concludendo.

Non è difficile coprendere come anche in questo caso l’intento principale di Luca sia quello di richiamare l’attenzione sull’insidioso pericolo del sincretismo religioso-magico, che dopo aver afflitto i giudei, potrebbe ora costituire un mortale pericolo anche per i cristiani.

Un altro punto ribadito con forza, inoltre, è che il potere di esorcizzare si basa esclusivamente sull’autorità del nome di Gesù trasmessa agli apostoli. Essa, quindi, va impiegata in spirito di ministerialità ecclesiale e non certo come frutto di un sapere ermetico di cui disporre a proprio arbitrio[72]. Infatti, nell’esercizio dell’esorcistato non deve mai mancare, anche oggi, il continuo riferimento al mandato gerarchico e alla forma liturgica che lo disciplina. Il farne una questione di “carisma personale” espone chiunque alla tentazione di sentirsi detentore di un potere. Quando questo dovesse accadere, il preteso esorcista con o senza mandato rischia senza nemmeno accorgersene di essere già passato dalla parte che intendeva combattere.

Infine, il riferimento al consistente valore monetario[73] di ciò che è andato in fumo e cenere, se ce ne fosse bisogno, dichiara ancora una volta che le arti magiche e il loro indotto economico, da che mondo è mondo, hanno sempre costituito un grosso affare.

 

  1. Conclusione

La lettura commentata delle pericopi degli Atti degli Apostoli che abbiamo fin qui condotto ci ha portato a concludere che una testimonianza di carattere esplicitamente esorcistico si può riscontrare certamente nei tre sommari (5, 12-16; 8, 4-8; 19,11-12). Pur nella loro forma piuttosto standardizzata debitrice di quelli presenti nel Vangelo di Luca, queste brevi unità letterarie contribuiscono non poco negli Atti ad ancorare il tema dell’esorcismo all’orizzonte più ampio della testimonianza evangelizzatrice.

Tra i racconti proposti, un solo episodio, quello riguardante la Pitonessa (16,16-18), riporta un vero e proprio esorcismo compiuto da Paolo. Per gli altri tre racconti (8, 9-13.18-24; 13,6-12; 19,13-19) confermiamo la qualifica più generica di pericopi d’interesse esorcistico. Infatti, esse, pur non riportando veri esorcismi, s’interessano ampiamente al contesto sociale, culturale e religioso che costituisce l’humus naturale in cui l’esoterismo cresce e prolifica. Infatti, Luca con grande lucidità coglie tanto i legami tra magia e mondo demoniaco, quanto le distorsioni spirituali presenti in chi si dedica alle arti magiche, problematiche con cui assai spesso deve confrontarsi chi esercita il ministero esorcistico.

Inoltre, accostando il tema della magia a quello del sincretismo, Luca intende richiamare l’attenzione dei pastori sulla capacità tutta ‘gnostica’ dell’esoterismo di adattarsi ad ogni forma religiosa, distorcendola dal di dentro e svuotandola della sua vera anima, cioè della fiduciosa consegna della persona alla volontà di Dio.

Infine, le pericopi degli Atti esaminate fanno emergere che la cultura e pratica magica sono sempre e comunque un ostacolo di natura diabolica alla predicazione della Parola di Dio. Questo è un fatto non trascurabile di cui tener conto, oggi come ieri, in ogni processo di evangelizzazione. Ne fa fede la cura con cui Luca ha distribuito sommari e racconti d’interesse esorcistico all’interno delle parti principali in cui si articola la struttura narrativa degli Atti degli Apostoli.

[1] Licenziato in Teologia Biblica allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme; docente d’Introduzione alla Sacra Scrittura all’Istituto Teologico-Filosofico di Scutari; esorcista dell’arcidiocesi di Tirana-Durazzo e della diocesi di Lezha in Albania.

[2] Rituale Romanum, Editio typica, Romae 1952, Titulus XII, Caput II, p. 856.

[3] Sull’argomento segnalo la completa trattazione di O. Battaglia, Gesù e il demonio. Saggio sulla demonologia nei Vangeli, Cittadella Editrice, Assisi 2003. Di particolare interesse anche la seguente relazione: F. Bamonte, I fondamenti evangelici dei segni indiziari di possessione diabolica riportati nel Rituale degli esorcismi, in: Atti del “Convegno nazionale degli esorcisti italiani” 9-13 settembre 2013, Associazione Internazionale Esorcisti, Roma 2013, pp. 75-118.

[4] Sollecitato dai sopracitati riferimenti agli Atti presenti nel Rituale Romanum, in un primo momento avevo pensato di includere tra i racconti anche l’episodio di Anania e Saffira (5,1-11), contenente la menzione di una possessione diabolica del cuore (v 3). Tuttavia, vi ho rinunciato dal momento che questo genere di azioni è piuttosto da ascrivere tra le attività diaboliche “ordinarie”.

[5] Circa le caratteristiche e l’unitarietà del piano letterario e teologico del terzo Vangelo e degli Atti Cf. G. C. Bottini, Introduzione all’opera di Luca. Aspetti teologici, Ed. Terra Santa, Bari 2011, pp. 17-47; G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, Commentario teologico del Nuovo Testamento, V/1, Paideia Editrice, Brescia 1985, p. 114.

[6] “L’opera del Messia non è esaurita dal suo ministero, dalla sua morte e risurrezione. In questa luce gli Atti degli Apostoli costituiscono il complemento indispensabile del vangelo: la predicazione ai pagani è il punto di arrivo del programma messianico previsto dalle scritture”. G. C. Bottini, Introduzione all’opera di Luca, p. 43.

[7] Cf. G. C. Bottini, Introduzione all’opera di Luca, p. 42.

[8] G. C. Bottini, Piano narrativo e teologico dell’opera lucana (Luca e Atti) Sussidio ad uso degli studenti, Gerusalemme 2013, p. 10. Per altre proposte cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, pp. 92-96.

[9] Si potrebbe obbiettare che per la completezza dovrebbe esserci un racconto o almeno un sommario anche nella IV.a parte. Tuttavia, possiamo osservare che questa parte assume progressivamente il carattere di una testimonianza martiriale di Paolo e che, quindi, non necessitano riferimenti specifici alle forze demoniache. Resta comunque una qualche possibilità di leggere in questa luce l’episodio di Paolo misteriosamente rimasto incolume dal morso del serpente velenoso a Malta (28,3-6), fatto che apre all’attività taumaturgica dell’apostolo sull’isola. In questo caso vi si potrebbe scorgere un’attualizzazione di Lc 10,19, forse con riferimento a Mc 16,18.

[10] Lc 6,17-19; 8,1-3. Significativi anche i passi riguardanti l’invio missionario: 9,1-2; 10,17-20.

[11] Analogamente con quanto, per esempio, avviene con i discorsi che costellano gli Atti, anche se con una minore rilevanza. Sull’importanza dei discorsi negli Atti degli Apostoli cf. R. Fabris, Atti degli Apostoli, Ed. Borla, Città di Castello 1997, pp. 264-288.

[12] I testi biblici sono riportati secondo la traduzione CEI 2008.

[13] At 2,42-47; 4,32-35. Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 526.

[14] “La prima comunità cristiana di Gerusalemme si è avviata sulla strada della testimonianza pubblica che avviene attraverso due momenti: i fatti e la parola. Ora è il tempo dei fatti. Si tratta di avvenimenti prodigiosi che rivelano la potenza dello Spirito di Gesù operante nei suoi testimoni qualificati, gli apostoli”. R. Fabris, Atti degli Apostoli, pp. 164-165.

[15] Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 672.

[16] “E’ quindi chiaro che l’annuncio della Parola, la liberazione e la guarigione sono tre operazioni che esprimono l’unica opera della redenzione; e tutto ruota attorno alla Parola, che genera la fede. Per questo credo che si possa sostenere: la Parola converte, la Parola libera, la Parola guarisce”. S. Babolin, L’esorcismo. Ministero della consolazione. Ed. Messaggero, Padova 2014, p. 126.

[17] A mo’ di sintesi sull’argomento basti la requisitoria anti-samaritana di ambiente deuteronomistico presente in 2 Re 17.

[18] Il fatto che invece non si parli di magia in Gerusalemme e in Giudea probabilmente è da attribuire al fatto che l’autorità del Sinedrio era tale da impedire queste pratiche in assoluto contrasto con la Torah (Deut 18,10-14).

[19] “Luca, comunque, seguendo il modo di vedere della comunità cristiana, lo considera uno stregone e un impostore”. PH. Bossuyt, J. Radermakers, Lettura pastorale degli Atti degli Apostoli, EDB, Bologna 1997, p. 339.

[20] “E’ possibile che Luca voglia stigmatizzare con questo racconto certe tendenze gnostiche nascenti. Ricordiamo che la gnosi è una forma di ideologia religiosa che pretende di offrire una liberazi one spirituale per mezzo di una ‘conoscenza segreta’ trasmessa attraverso una iniziazione”. PH. Bossuyt, J. Radermakers, Lettura pastorale…, p. 339-340.

[21] Sulle diverse interpretazioni della figura di Simone e della sua rilettura patristica J. Roloff, Gli Atti degli Apostoli, Nuovo Testamento. Seconda serie 5, Paideia Ed , Brescia 2002, p. 186-187; G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, pp. 674-676.

[22] In ogni caso il nome Simone lo propone come un Giudeo che probabilmente sceglie di stare tra i Samaritani per praticare liberamente le arti magiche. In seguito gli Atti ce ne daranno altri esempi.

[23] Cf. D. Marguerat, Atti degli Apostoli, I, EDB Bologna 2011, p. 332.

[24] Per una descrizione della intenzionalità magica e della ritualità che la esprime e potenzia, cf. S. Zonin, A D’Auria, I disagi dell’anima e l’esorcismo. Liberazione e guarigione interiore nel percorso pastorale e terapeutico, Edizioni Sugarco, Milano 2017, pp. 71-72.

[25]La folla gli riconosce un fluido divino che lo pone tra gli esseri dotati di poteri sovrannaturali”. D. Marguerat, Atti degli Apostoli, p. 332. Cf. anche G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 681.

[26] “Simone era convinto di essere l’incarnazione del Dio sommo, il dio taumaturgo apparso sulla terra alla maniera dell’‘uomo divino’. J. Roloff, Gli Atti degli Apostoli, pp. 182-183.

[27] Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, pp. 682.

[28] Non è difficile immaginare che si tratti di quanto presentato nel sommario di 8,5-8.

[29] “Simone ricade nel suo vecchio modus operandi in quella Samaria mezzo-ebrea e mezzo-pagana in cui il sincretismo favorisce un amalgama tra potere spirituale e potere del denaro”. D. Marguerat, Atti degli Apostoli, p. 337.

[30] Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 686.

[31] “L’ottativo tempera la violenza dell’affermazione: segnala che l’apostolo non mira alla perdizione di Simone ma alla sua conversione”. D. Marguerat, Atti degli Apostoli, 337.

[32] J. Roloff, Atti degli Apostoli, p. 185.

[33] Cf. D. Marguerat, Atti degli Apostoli, p. 338.

[34] Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 688.

[35] D. Marguerat, Atti degli Apostoli, p. 326.

[36] Cf. S. Zonin, A D’Auria, I disagi dell’anima e l’esorcismo, pp. 46-52.

[37] Cf. At 13,5.

[38] “Appartenente a un’illustre famiglia romana, prefigura gli innumerevoli cittadini dell’impero che costituiranno per la Parola di Dio una buona terra”, Bossuyt, J. Radermakers, Lettura pastorale…, p. 324.

[39] “Questo mago … è il primo di una lunga serie di avversari giudei che Saulo troverà sul suo cammino dovunque annuncerà la Parola”. Bossuyt, J. Radermakers, Lettura pastorale…, p. 424.

[40] Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 159, n. 35.

[41] Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 157. Quest’ultimo, in qualche modo lo mette in contrapposizione tanto con il saggio Sergio Paolo, quanto con Paolo apostolo, che al v 9 parlerà sotto l’azione dello Spirito Santo, quindi come vero profeta. Si ricordi, inoltre, che Barnaba e Saulo sono annoverati tra i cinque profeti e dottori della chiesa di Antiochia (At 13,1).

[42] Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 159.

[43] Cf. R. Fabris, Atti degli Apostoli, p. 401.

[44] Heanchen scrive a proposito: “Luca passa al nuovo nome nel momento in cui fa sì che Paolo, con un miracolo, i dimostri come quel missionario pieno di Spirito santo, che ora è il vero e proprio capo del gruppo cristiano” G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 159, n. 37.

[45] Cf. At 13,2.4.

[46] Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 160, n. 44.

[47] G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 161.

[48] Cf. At 9,8.18. Nel racconto di Elimas, di fatto, compaiono i principali elementi con cui lo stesso Paolo descrive la sua vocazione missionaria nell’apologia davanti ad Agrippa (At 26,17-18).

[49] “Paolo e i suoi compagni, dunque, si sono stabiliti in una città che ha per così dire il culto di Roma”. Bossuyt, J. Radermakers, Lettura pastorale…, p. 509.

[50] Siamo all’interno di una delle sezioni “noi”.

[51] Pitone è il nome di un drago ucciso da Apollo, dio della divinazione. Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 284, n. 39. “E’ evidente che si tratta di un’alienata. Luca dice che è posseduta da uno ‘spirito pitone’, con riferimento al serpente che custodiva l’oracolo di Delfi, di cui era sacerdotessa la Pizia”. Bossuyt, J. Radermakers, Lettura pastorale…, p. 510.

[52] Cf. Bossuyt, J. Radermakers, Lettura pastorale…, p. 510.

[53] Cf. Lc 4,34.

[54] Il versetto seguente a carattere esorcistico ne chiarirà la natura demoniaca.

[55] “Il Signore ci abilita alla testimonianza non alla propaganda: la testimonianza viene dallo Spirito Santo; la propaganda, dal maligno. Accettare il servizio della schiava equivale negare la novità della salvezza quindi accettare che l’annuncio di Paolo entri nella miscela delle religioni”. S. Babolin, L’esorcismo, p. 132.

[56] Si pensi al ruolo e all’influenza esercitati nel mondo greco-romano dall’Oracolo di Apollo nei templi di Delfi e di Didima, e delle varie Sibille non solo nelle questioni private, ma negli affari di stato.

[57] Sulla complessa questione della medianità e delle sue cause cf. S. Babolin, L’esorcismo. pp. 98-109; F. M. Dermine, Carismatici, sensitivi e medium, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2015, pp. 195-278.

[58] Così, infatti, l’espressione greca dia twn ceirwn viene intesa e tradotta nella traduzione CEI 2008 di At 5,12.

[59] Come invece l’identica espressione greca viene tradotta in At 19,11.

[60] S. Fausti, Atti degli Apostoli, I, EDB, Bologna 2013, p. 186.

[61] Versione ellenizzata dell’antica Ishtar, dea orientale della fecondità. Il suo tempio di Efeso è annoverato tra le “sette meraviglie” del mondo antico. Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 142, n.1.

[62] “Esorcisti giudei non erano certo una rarità nel sec. I. Giustino fa capire che le cose stavano allo stesso modo anche nel sec. II”. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 355.

[63] Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 352.

[64] Bossuyt, J. Radermakers, Lettura pastorale…, p. 562.

[65] Infatti, “tra le tecniche della magia era di norma l’uso d’invocare il nome segreto di qualche divinità o personaggio misterioso associato alla formula di scongiuro”. R. Fabris, Atti degli Apostoli, p. 561.

[66] L’insieme del racconto mette questi esorcisti in relazione con la magia. La cosa diventa evidente soprattutto nel suo esito finale ai vv 17-19, confermandoci nell’opinione di annoverare anche i figli di Sceva nella categoria dei personaggi dediti fare scongiuri tanto per “togliere” i malefici, quanto per “attaccarli”.

[67] Il riferimento a un sommo sacerdote Sceva, sconosciuto alle fonti storiche, rende la notizia riportata da Luca dubbia. Cf. G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 356. A mio parere, comunque, non si può escludere la possibilità di una nobile origine millantata dagli stessi interessanti. Megalomania e alone di mistero sono ingredienti di cui amano circondarsi gli operatori dell’occulto di sempre, come si riscontra anche in Simone Mago e in Elimas.

[68] Ai sommi sacerdoti sadokiti, spettava anche la presidenza del Grande Sinedrio di Gerusalemme, supremo tribunale giudaico (Cf. At 4,5-7; 23,6).

[69] Bossuyt, J. Radermakers, Lettura pastorale…, 563.

[70] “E’ possibile che il narratore pensi a pratiche di magia che gli efesini avevano conservato anche dopo il battesimo”. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 357.

[71] “Era tale la fama di Efeso come centro della magia, che i papiri o rotoli di pergamena con le formule magiche si chiamavano ta ephesia grammata anche se in gran parte erano composti in Egitto. Plutarco, Symposium, VII,5,4: ‘I maghi prescrivono di recitare e invocare sugli indemoniati gli scritti efesini (ta ephesia grammata)’ “. R. Fabris, Atti degli Apostoli, p. 560, n. 3.

[72] A proposito non è fuori luogo il commento che segue: “Il fatto fa pensare ai tentativi di mescolare pratiche medianiche con esorcismi; e credo che possa suggerire qualcosa a chi, anche sacerdote, ha il prurito di fare l’esorcista: e lo fa senza il mandato del vescovo, contro la disciplina della chiesa”. S. Babolin, L’esorcismo. p. 133.

[73] “Secondo Wikenhauser il valore dei libri corrisponde a circa 35.000 marchi d’oro”, G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli, p. 357, n. 38.

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