Commemorazione in onore di don Gabriele Amorth nel secondo anniversario di morte

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Roma 16 settembre 2018 Santuario Maria Regina degli Apostoli

OMELIA DI PADRE FRANCESCO BAMONTE, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI, NELLA SANTA MESSA DI SUFFRAGIO PER L’ANIMA DI DON GABRIELE AMORTH NEL SECONDO ANNIVERSARIO DELLA SUA DIPARTITA

24 ͣ domenica del tempo ordinario – Anno B

Is 50,5-9a; Sal 114; Gc 2,14-18; Mc 8,27-35

Ringrazio i religiosi della Società San Paolo e in particolare il Vicario Provinciale, don Carlo Cibien, che presiede questa Santa Messa, per avermi invitato a pronunciare l’omelia in questa liturgia eucaristica in suffragio dell’anima di don Gabriele Amorth, nel secondo anniversario del suo ritorno alla casa del Padre.

L’Omelia comprende due momenti di riflessione: il primo è un commento della Parola di Dio di questa domenica; il secondo è una considerazione sulla particolare missione che don Gabriele Amorth ha ricevuto da Dio: rilanciare il ministero dell’esorcismo nella Chiesa contemporanea.

Inizio dunque con una riflessione sulle letture bibliche odierne. Il popolo ebraico, ai tempi di Gesù, attendeva un Messia politico, un condottiero, un uomo d’azione, che avrebbe dovuto risollevare le sorti politiche del popolo d’Israele, imponendosi con straordinarie manifestazioni di potenza e di successo sui nemici d’Israele, che in quel preciso momento storico erano i romani.  La figura del Messia presentata dalla tradizione profetica non era però quella che Israele attendeva, ma quella del Servo sofferente, cioè dell’innocente che sarebbe stato umiliato, sottoposto a insulti, a sputi, flagellato e infine condannato a una morte infamante in croce, che poi, però, sarebbe risorto. Questa figura del Messia, che pure era stata anticipatamente descritta dal profeta Isaia, era quanto di più lontano e scandaloso si potesse proporre alla mentalità e alle aspettative degli Ebrei. Pertanto, quando Gesù applicò a se stesso, apertamente, quella figura del Messia, Pietro prese Gesù in disparte e come leggiamo in un altro testo del Vangelo, Matteo al cap. 16, 2, gli disse: “Dio ti scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Lo stesso Pietro, che mosso dalla grazia e dalla luce divina precedentemente aveva riconosciuto che Gesù era il Messia, in un momento successivo, conformandosi alla mentalità del mondo, pensando come pensava il mondo, cioè che si debba pervenire alla gloria senza percorrere prima i sentieri poco frequentati dell’umiliazione, disse a Gesù che tutte quelle cose non gli sarebbero accadute. Abbiamo ascoltato le parole dure con cui Gesù si rivolse subito dopo a Pietro: “Va dietro a me, Satana”; parole dure, perché Pietro, sia pure inconsapevolmente, aveva in qualche modo imitato quello che Satana, nemico del bene e amante del male, opera tra gli uomini. In ebraico Satana vuol dire “colui che si mette di traverso”. Egli, infatti è proprio colui che fa da ostacolo: ostacolo tra gli uomini e Dio. E Pietro si era messo di traverso tra Gesù e la missione che il Padre aveva affidato a Gesù. Abbiamo ascoltato Gesù dire a Pietro anche: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Pietro aveva bisogno di mettersi alla scuola di Gesù, di seguire Gesù e non di ostacolare Gesù, aveva bisogno di imparare a pensare e ad agire secondo Dio e non secondo gli uomini. Dopo la Risurrezione di Gesù e l’effusione dello Spirito Santo nella Pentecoste, sappiamo che Pietro cambiò la sua mentalità e seguì Gesù, come Gesù desiderava lo seguisse, e come desidera che anche noi lo seguiamo. Pertanto non possiamo ignorare la preghiera che poco prima della sua Passione Gesù elevò al Padre per i discepoli e per tutti i credenti che lo avrebbero seguito, e continueranno a seguirlo, sino alla fine dei tempi, sino alla Parusia: Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo (Gv 17, 14). E anche Paolo ci esorta, come esortava i cristiani della prima comunità di Roma: Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12,2).

Purtroppo però, molti cristiani oggi dicono di credere in Gesù e poi continuano a seguire il mondo. Chiediamo allo Spirito Santo di disintossicarci, di purificarci dalla mentalità del mondo. Imploriamo lo Spirito Santo, perché oltre a credere che Gesù, è il Verbo di Dio fatto carne, il Figlio dell’Eterno Padre fatto uomo, ci aiuti anche a seguire Gesù, pensando come pensa lui, operando come opera lui, amando come ama lui. Allora la sua vita sarà veramente la nostra vita, la sua luce la nostra luce, la sua felicità la nostra felicità, la sua forza la nostra forza; e non avremo timore di affrontare la sofferenza e la morte, perché non ci faranno più paura.

Celebriamo questa Santa Messa in suffragio dell’anima di don Gabriele Amorth nel secondo anniversario del suo passaggio da questo mondo all’eterna vita in Dio, e come vi ho accennato all’inizio dell’Omelia, vorrei sottolineare lo zelo con cui don Gabriele si è dedicato a rilanciare il Ministero dell’Esorcismo nella Chiesa. Dando uno sguardo d’insieme alla sua vita, si evidenzia che questa, infatti, è stata la missione che Dio gli ha affidato e che don Gabriele ha umilmente compiuto.

Il giovane Gabriele Amorth, dopo l’incontro con don Alberione e il percorso formativo nella Società San Paolo, fu Ordinato Sacerdote il 24 gennaio 1954 all’età di ventinove anni. Aveva un carattere forte che unito ad una profonda comunione con Dio, gli consentirà, circa 40 anni dopo, di realizzare un’intensa opera di rilancio e di rivalutazione della pastorale dell’Esorcismo nella Chiesa Cattolica in un contesto storico sociale nel quale da alcuni pseudo teologi era stata fortemente messa in discussione quella verità di fede che è l’esistenza dei demoni e la loro attività ordinaria e straordinaria in mezzo agli uomini.

Don Gabriele aveva ricoperto prima di allora altri incarichi. Dopo essersi specializzato in Diritto Canonico – a motivo del suo essere già laureato in Diritto Civile – fu poi animatore spirituale manifestando in tale compito notevoli doti, successivamente dal 1959 al 1976 si occupò sia dell’Istituto “Maria Santissima Annunziata”, al tempo della sua vivace epoca fondazionale, sia dell’ “Istituito San Gabriele Arcangelo” (i cosiddetti Gabrielini), fedeli  laici consacrati a Dio nel celibato. Fu quindi alla guida dei Cooperatori Paolini dal 1978 al 1980. Assunse poi, da esperto mariologo qual era, la direzione del mensile paolino Madre di Dio. Innamorato della Madonna e penna sagace, condusse egregiamente il giornale per otto anni scrivendo molti articoli. Fu anche membro della “Pontifica Accademia Mariana Internazionale”. Pubblicò un libro sulla Madonna dal titolo: “Il Vangelo di Maria”.

Fu però il suo ministero di esorcista che lo rese famoso in tutto il mondo. Ricordarsi della formazione giuridica civile e canonica di don Gabriele è molto importante in quanto ci fa comprendere come le sue posizioni e le sue battaglie furono condotte sempre dentro una corretta concezione di Teologia Canonica, Ecclesiale e Pastorale. L’Esorcistato gli fu conferito mediante licenza scritta e a tempo indeterminato, dal cardinale Ugo Poletti, vicario di Papa Giovanni Paolo II per la diocesi di Roma. Il cardinale Poletti era particolarmente sensibile alla sofferenza dei fedeli tribolati dal demonio e, conoscendo le precarie condizioni di salute dell’allora esorcista ufficiale della diocesi di Roma e oggi servo di Dio padre Candido Amantini della Congregazione dei Passionisti, che svolgeva il ministero al santuario della “Scala Santa” di fronte alla basilica di san Giovanni in Laterano, pensò di affiancargli un giovane sacerdote che potesse essergli di aiuto. Un giorno il cardinale ricevette senza previo appuntamento don Gabriele che voleva porgergli un semplice saluto e fare una chiacchierata con lui. Erano amici e don Gabriele sapeva che poteva permettersi con il cardinale visite inaspettate. Era mercoledì 11 giugno 1986, e nel corso di quella semplice chiacchierata “non ricordo come – diceva don Gabriele – il colloquio scivolò su Padre Candido”. Il cardinale gli chiese se lo conoscesse e quando don Gabriele disse di sì, colse immediatamente l’occasione per dare alla diocesi di Roma un nuovo esorcista. Don Gabriele nei suoi scritti e nelle interviste, raccontava spesso l’episodio della sua nomina ad Esorcista anche perché cercava di sottolineare quell’inaspettatamente e di conseguenza la sua totale inesperienza, che poi scoprirà inaspettatamente essere la totale inesperienza di tutti coloro che venivano nominati Esorcisti. Questa carenza di formazione esperienziale è il punto centrale che don Gabriele prese a cuore per intraprendere la realizzazione di un percorso formativo per Esorcisti che, iniziato nel 1991, con una semplice riunione di dodici Esorcisti italiani, culminerà nel 1994 nella fondazione, insieme a padre René Chenessau (1924-2010), compianto Esorcista francese della Diocesi di Pontoise, dell’Associazione Internazionale Esorcisti (A.I.E.). Egli avviò così per gli esorcisti che lo desideravano, un percorso di formazione teologico-esperienziale il cui obiettivo era esclusivamente una corretta conoscenza della prassi esorcistica e la condivisione di esperienze e conoscenze su questo ministero, al fine di aiutare i fedeli tribolati dal maligno. La fondazione dell’A.I.E, in fin dei conti, rappresenta la risposta al monito del beato Paolo VI che il 15 novembre 1972 nell’allocuzione Liberaci dal Male richiamò alla necessità di ristudiare la demonologia. Prima della fondazione dell’A.I.E. don Gabriele, proprio per supplire alla carenza formativa sull’Esorcistato, pubblicò il testo Un esorcista racconta, nel quale condivise la sua esperienza teologico-pastorale. Questo lavoro segnò le basi della moderna riflessione demonologica e raggiunse ben ventidue edizioni e la traduzione in venti lingue, quindi un vero e proprio successo internazionale. Divenne infatti il testo base per la conoscenza del Ministero dell’Esorcista ai nostri tempi, che accanto a tutti i suoi altri libri e molteplici interviste televisive e radiofoniche contribuirono ad un intenso sviluppo dell’Esorcistato su tre aspetti: Pastorale, Teologico ed Ecclesiale.

Non si può capire la tenacia che don Gabriele ebbe nel portare avanti tale compito, senza considerare innanzitutto una particolare grazia a lui concessa da Dio per promuovere la rivalutazione del Ministero dell’Esorcismo nella Chiesa Cattolica, poi il suo forte temperamento di carattere, e infine il suo desiderio di evangelizzare con i mezzi di comunicazione sociale, espressione del suo carisma di presbitero paolino. Don Gabriele ha ripresentato sul piano teologico, per mezzo di un linguaggio semplice ed accessibile a tutti, la dottrina cattolica circa l’esistenza di Satana e dei demoni quali angeli decaduti (dottrina che rientra nella Teologia Dogmatica), poi l’azione ordinaria dei demoni e i peccati di superstizione e di occultismo (Dottrina che rientra nella Teologia Morale) e infine l’azione straordinaria dei demoni (dottrina che rientra nella Teologia Spirituale).

Sul piano pastorale don Gabriele ha mostrato per mezzo di una corretta e profonda opera catechetica quello di cui lui faceva esperienza: una sofferenza inaudita delle persone soggette ad azione straordinaria del demonio, sofferenza del tutto sconosciuta alla pastorale ordinaria della Chiesa. I racconti dei suoi esorcismi non sono tuttavia racconti di eventi tragici, spaventosi o da film dell’orrore, ma rappresentano un grido di aiuto rivolto alla Chiesa in favore di coloro che sperimentano questa particolare forma di sofferenza. E sarà proprio la speciale attenzione di don Gabriele verso questa sofferenza che porterà la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) a riconoscere nelle Premesse Generali del Rituale degli Esorcismi, i nostri fratelli e sorelle tribolati dal maligno, come «i più poveri tra i poveri», membri che la comunità cristiana deve amare di un amore preferenziale, bisognosi di aiuto, di comprensione e di consolazione, proprio perché in potere del maligno (Rito degli Esorcismi, Presentazione della CEI, par. 16).

Infine, sul piano ecclesiale il contributo di don Gabriele è manifesto nel riconoscimento giuridico e nell’approvazione dello Statuto dell’A.I.E. da parte della Santa Sede, il 13 giugno 2014, vero e proprio punto di svolta nella storia della Chiesa in ambito esorcistico.

A don Gabriele i nostri ringraziamenti per la tenacia con la quale ha posto davanti agli occhi di tutti la sofferenza degli esorcizzandi e, nello stesso tempo, ha ricordato con vigore, sulla scia del magistero dei santi, che l’amore per Dio si manifesta nell’amore per gli ultimi, e se oggi i fedeli con particolari disturbi spirituali sono riconosciuti non solo dalla Conferenza Episcopale Italiana, ma da molti altri vescovi in tutto il mondo come «i più poveri tra i poveri», lo dobbiamo anche al suo sincero, grande, appassionato contributo Teologico-Pastorale-Ecclesiale che ha dato al Ministero dell’Esorcista.

Affidiamo dunque ancora una volta l’anima di don Gabriele alla Madonna che egli pregava sempre con ardente amore e alla quale si consacrò con grande slancio, e chiediamo al Signore di ricompensarlo per tutto il bene che ha fatto, specialmente per la straordinaria carità che egli sempre manifestò verso coloro che soffrono a causa di una particolare azione del maligno.

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