Il compito di uno psichiatra all’interno del gruppo di ausiliari di un esorcista (prima parte)

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IL COMPITO DI UNO PSICHIATRA ALL’INTERNO DEL GRUPPO DI AUSILIARI DI UN ESORCISTA

Dr. Héctor de Ezcurra[1]

“Non ammetteremo l’esistenza del diavolo se ci ostiniamo a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale. […] È vero che gli autori biblici avevano un bagaglio concettuale limitato per esprimere alcune realtà e che ai tempi di Gesù si poteva confondere, ad esempio, un’epilessia con la possessione demoniaca. Tuttavia, questo non deve portarci a semplificare troppo la realtà affermando che tutti i casi narrati nei vangeli erano malattie psichiche e che in definitiva il demonio non esiste o non agisce.”

                                                        (Papa Francesco, Gaudete et Exsultate, N°160.)

La mia relazione sarà divisa in due parti:

1)    La prima parte riguarda la mia testimonianza come psichiatra che accompagna il ministero di un esorcista (ed è ciò che mi è stato chiesto) ed alcune considerazioni generali sul compito dello psichiatra all’interno del gruppo di ausiliari di un esorcista.

2)    Nel pomeriggio, invece, parlerò del discernimento tra i disturbi psicopatologici e quelli prodotti dall’azione straordinaria del demonio.

1.     La mia esperienza

Più di trentaquattro anni fa ho preso la laurea in medicina e da poco tempo dopo la laurea mi sono dedicato principalmente alla Psicoterapia, e, in minor misura, alla Psichiatria Clinica.

Il prossimo 20 ottobre saranno otto anni da quando sono stato invitato a far parte del team di padre Cristián Cabrini, esorcista della mia diocesi di San Isidro, in Argentina. Per me si tratta di una data importante perché ha rappresentato una cesura all’interno della mia vita.

Senza che coloro che mi avevano invitato lo sapessero, poco tempo prima il mio confessore (che a quel tempo era esorcista in un’altra diocesi), mi aveva chiesto di presenziare ad un esorcismo e dargli la mia opinione professionale su un caso ed io avevo accettato. Anche se non avevo ancora presenziato, la coincidenza mi aveva fatto pensare ad un invito di Dio ad accompagnare questo ministero, ed in questi otto anni la mia impressione è stata confermata.

Ricordo perfettamente che in quel primo pomeriggio assistetti ad un colloquio di discernimento che i due esorcisti della diocesi stavano svolgendo con una donna disturbata. In quel momento rimasi molto colpito sia dall’istantaneo cambiamento che si verificò nell’espressione e nella condotta della donna nel momento in cui i sacerdoti iniziarono semplicemente a pregare sia la lingua incomprensibile in cui parlava, il grido di un nome strano quando le venne ordinato in latino di dire il suo nome, così come l’espressione di smarrimento e sofferenza di quella donna dopo il colloquio, quando uscì dalla trance.

Venne poi compiuto un esorcismo su un’altra donna.

Venni molto colpito da comportamenti per i quali non trovavo nessuna spiegazione convincente dal un punto di vista psicopatologico. Ciò che vidi quel pomeriggio sfuggiva alle categorie di salute o di malattia mentale. Era qualcosa di totalmente diverso.

Quella prima notte tornai a casa con l’impressione che qualcosa fosse cambiato per sempre, che mi fosse caduto un velo da davanti agli occhi e che fosse apparso davanti a me un aspetto della realtà fino a quel momento sconosciuto. Stranamente, invece di provare paura o desiderio di fuggire, provai un grande entusiasmo, ed anche gioia, al pensare che stavo partecipando ad un progetto provvidenziale.

Mi sentivo a mio agio. Ero stupito, incuriosito, eccitato, ansioso di capire e collaborare in tutto ciò che potevo.

Provavo anche rabbia nei confronti dei professori e degli autori dei libri che avevo letto. Mi domandavo: “Come può essere che se questa realtà esiste non se ne parli di più? Come può esistere un mondo intero che quasi nessuno conosce, a cui nessuno presta attenzione, anche se ci sono persone che sono profondamente colpite? Come possono i miei colleghi attribuire a influenze culturali qualcosa che va chiaramente al di là di questa spiegazione?”.

Pensavo alle migliaia di volte in cui avevo udito o letto i passaggi della Bibbia che si riferiscono all’esistenza dei demoni e agli esorcismi compiuti da Gesù e dai suoi apostoli. Non che non ci credessi, ma per me erano realtà lontane, ci credevo intellettualmente, ma a livello esperienziale erano per me irrilevanti, non avevano un’importanza esistenziale: erano insegnamenti teorici. Quelle realtà non mi avevano mai colpito prima (o almeno così pensavo).

Al mio ritorno a casa, la prima cosa che feci fu cercare informazioni su Internet. Abituato com’ero a soddisfare la mia curiosità, trovando informazioni su qualsiasi argomento tramite questo mezzo, non potevo credere a quanto fosse difficile trovare articoli seri e professionali in materia.

Era soprattutto arduo trovare informazioni tecniche, scritte da medici e psichiatri con esperienza sull’argomento e con una formazione cattolica. Mi preme sottolineare questo punto, che riprenderò alla fine.

Da quando sono entrato nel team, ho cercato avidamente informazioni e ho letto tutto ciò che ho potuto trovare (mi è stato estremamente utile imparare l’italiano, lingua in cui sono pubblicati la maggior parte dei testi). Sono stato in grado di partecipare a convegni in Messico ed al corso sull’argomento che si è tenuto all’Ateneo Regina Apostolorum di Roma, ma erano più le domande che avevo che le risposte che trovavo. Ancora oggi, mi pongo costantemente delle domande durante gli esorcismi ed i colloqui, domande a cui non riesco a dare risposta.

Nel 2016 ho potuto partecipare al precedente Convegno dell’AIE ed incontrare personalmente altri colleghi che stavano svolgendo un compito simile al mio, ma con un’esperienza molto più ampia della mia.

Da quel giorno del 2010 fino ad oggi sono successi molti avvenimenti interessanti.

Personalmente, aprire gli occhi su un aspetto completamente nuovo del mondo spirituale ha favorito la mia conversione.

Partecipare a questo compito pastorale ha fatto sì che per me tutto acquistasse un nuovo colore, un nuovo sapore: la preghiera, l’Eucaristia, l’Adorazione del Santissimo Sacramento, la Riconciliazione, il Battesimo, la Liturgia, il Santo Rosario. Mi ha reso più evidente l’azione del demonio, ma anche dello Spirito Santo, la compagnia e la protezione della Beata Vergine, l’intercessione dei Santi, il valore dei sacramentali, dei gesti di benedizione, l’importanza dell’ascoltare, contenere e consolare i sofferenti. Tutto ha acquisito un altro valore e un altro senso, più profondo, più bello e più pieno. Il mondo invisibile, con i suoi protagonisti sia santi che malvagi, ha assunto contorni più precisi nel mondo visibile.

Cominciai quindi ad assistere a tutti gli esorcismi; da quel momento ad oggi, ho presenziato ad alcune migliaia di esorcismi compiuti da P. Cristiàn, a volte coadiuvato da altri sacerdoti, e a molte preghiere di liberazione.

Poco tempo dopo, iniziai anche a partecipare ai colloqui di discernimento di ciò che noi chiamiamo “lo studio” (non si tratta di una consulenza psicologica o psichiatrica, ma di un’attività di discernimento riguardante le persone sospettate di soffrire di un’ASD).

Inizialmente la curiosità ed il desiderio di imparare mi portarono a considerare il mio compito come un’attività volta ad individuare i casi di influenza demoniaca. Questo m’induceva erroneamente a considerare i numerosi casi in cui questa non era presente, come una sorta di perdita di tempo. Oggi invece vedo la mia attività come un momento di ascolto, consolazione ed evangelizzazione, ci sia o non ci sia la presenza dell’ASD.

Certamente, quando questa è presente, fornire un parere professionale è a maggior ragione utile e necessario e diventa anche, dal mio punto di vista, più interessante.

È incredibile come, anche in questo nuovo campo, con gli anni si vada sviluppando il “fiuto clinico”: osservando con attenzione la persona durante la preghiera, uno sguardo che devia, uno sbadiglio, un rutto, possono dare un indizio che qualcosa sta agendo in lei e che questo qualcosa non è naturale.

2.     La confusione

Quando, dopo pochi mesi che facevo parte del team, ho iniziato a parlare del lavoro che stavo svolgendo con la famiglia e gli amici, mi ha molto colpito scoprire come la maggior parte delle persone, professioniste o meno, dessero per scontato che tutti i candidati all’esorcismo fossero persone con disturbi mentali.

Avevo salutato ogni settimana le persone colpite, avevo chiaccherato con loro, le avevo conosciute, le avevo sentite raccontare le loro sofferenze, avevo pregato accanto a loro, le avevo contenute nella loro sofferenza, e molte volte avevo contribuito a tenerle sulla barella quando erano agitate o quando avevano conati di vomito, avevo asciugato le loro lacrime, sudore e secrezioni con tovagliolini di carta. Nella maggior parte dei casi mi ero affezionato a loro ed ero stato contraccambiato, dopo ogni esorcismo, da un saluto grato di addio. Di loro direi che mi sembravano persone abbastanza normali e gentili.

Sapevo che quello che stavano soffrendo non era esattamente un disturbo mentale.

Il dubbio sulla salute mentale di una persona, solo per il fatto che è stata colpita dall’azione del maligno, è un fatto molto frequente, ed una grande ingiustizia, che raddoppia la sofferenza della persona colpita, che ai dolori propri della vessazione, dell’infestazione o della possessione deve aggiungere lo stigma sociale della follia, che scredita la sua testimonianza (“sono sue follie, crede di essere posseduta”).

Ancora oggi sono indignato da questa confusione e dall’ingiustizia che genera e mi sento chiamato a fare chiarezza su questo punto preciso: cosa sia la malattia mentale e cosa sia l’azione straordinaria del maligno. Entrambe possono naturalmente coesistere, ma non dovrebbero mai essere considerate la stessa cosa.

Ho recentemente letto una dichiarazione di P. Arturo Sosa Abascal, Generale dei Gesuiti nella rivista Papel del giornale El mundo (del 31/05/2017). Lui diceva “abbiamo creato delle figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male”. Mi provoca molta rabbia e tristezza leggere dichiarazioni del genere che provengono da sacerdoti o  da teologi, persone da cui ci si aspetterebbe chiarezza su queste realtà spirituali.

Anche quando sento omelie in cui s’insiste sull’idea che “il demonio non è un essere personale, ma una forma simbolica che hanno i Vangeli di rappresentare il male”, che “il demonio indica i nostri demoni interiori, i nostri conflitti e i complessi emotivi”, che “i posseduti sono epilettici o malati mentali” che “la medicina moderna e la psichiatria hanno contribuito a superare un concetto anacronistico come quello della «Possessione», così come lo sviluppo della teologia ha già lasciato dietro il concetto antiquato di «Demonio»”.

Mi viene la voglia di portare coloro che hanno questo modo di pensare a un esorcismo e domandare loro: “Perché questa persona reagisce in questo modo per alcune semplici gocce d’acqua del rubinetto che sono state esorcizzate?; Perché quest’acqua la brucia e quella che non è benedetta, no?”, “Che cosa rende questa persona in grado di capire che il sacerdote ha una teca nella tasca del cappotto con un’ostia consacrata?”, “Cosa fa sì che ad un’altra persona si dilati l’addome come se fosse incinta di otto mesi solo per pochi minuti di preghiera?; e perché l’addome sobbalza e fa rumori, e si sgonfia e si calma quando la preghiera finisce?”, “Cos’è che fa sì che nella bocca di questa donna si materializzino mollette per capelli di metallo e pezzi intrecciati di filo?” ,”Perché questa persona con cui stavamo chiacchierando, e che non aveva alcuna secrezione bronchiale, dopo pochi minuti di preghiera sputa una schiuma bianco-giallastra, emette una forte eruttazione, ed ha l’alito con un odore putrido, quando pochi minuti fa non l’aveva e quando la preghiera finisce non ha nessuna delle due cose?”; “Perché questa persona di basso livello culturale può scrivere messaggi con il cellulare in greco che significano: «il terzo giorno»?”; “E perché questa stessa donna, che in un primo momento aveva un brutto aspetto e profonde occhiaie nere, e sul petto, tratteggiate, delle croci invertite, dopo che, dopo tre mesi di esorcismi, le è apparsa, delineata sul petto, una grande croce a destra, rimastale impressa per tre giorni, si è sentita liberata e quando è ritornata si era trasfigurata in una donna piacevole e felice?”; “Com’è possibile che un’altra persona, che non conosce l’esistenza dell’AIE, possa sapere, prima dei giornali, della morte di padre Gramolazzo?”; “Perché le manifestazioni cambiano secondo il tempo liturgico e le solennità che vengono celebrate?”; “E soprattutto: perché in tutto il mondo e in momenti diversi si verificano sequenze di sintomi e segni simili?”.

Inviterei coloro che parlano di “figura simbolica” a guardare quei volti sfigurati, quegli sguardi profondi e viscerali di odio, che mostrano come la persona sia chiaramente sotto il dominio di una realtà estranea che la costringe a bestemmiare, a sputare sul crocifisso, profanandolo, ed a minacciare di morte l’esorcista ed il suo gruppo in un modo che altrimenti non avrebbero mai osato. A quelle persone direi “ecco la tua figura simbolica! Sta parlando!”.

Credo che lo psichiatria e lo psicologo abbiano, all’interno di questo ministero, un compito importante: fornire argomenti psichiatrici e psicologici che impediscano di qualificare, alla leggera, come problemi psichici, i segni e sintomi prodotti dall’azione demoniaca. Noi, specialisti della salute mentale, siamo le voci chiamate a dare una testimonianza controcorrente: “non sono pazzi, non hanno alcuna malattia mentale: soffrono per l’azione del demonio”, anche se sappiamo che chi non vuole credere all’esistenza ed all’azione del demonio “non sarebbe persuaso nemmeno se uno risorgesse dai morti” (Lc 16, 31b).

A volte, contro lo scetticismo è più utile la preghiera che la scienza, ma è sempre bene che ci sia la competenza professionale.

So di esorcisti che visitano le case di cura psichiatrica per pregare per gli ammalati e che sono convinti che tra questi forse più d’uno sia sottoposto a qualche tipo d’influenza demoniaca e si trovi lì a causa di un errore di discernimento. Sulla base delle cartelle psichiatriche delle persone affette che ho potuto visionare (che, ad esempio, attribuivano ad una psicosi quello che era in realtà un’ASD), non ne sarei affatto sorpreso. 

Abbiamo anche visto casi di persone con evidenti disturbi psichiatrici, che sono state erroneamente sottoposte a preghiere di liberazione e/o esorcismi di altre religioni, il cui unico risultato è stato l’aggravarsi della loro condizione mentale.

Così come ogni studente di medicina ha l’opportunità, durante la formazione, di assistere a diverse nascite, esperienza indispensabile per il futuro medico perché gli permette di capire la sua professione e anche la vita stessa, quanto sarebbe bello che ogni seminarista o sacerdote potesse avere l’opportunità di essere presente ad almeno alcuni esorcismi, per conoscere meglio il nemico che dovrà affrontare per il resto della vita personale e pastorale! Quanto sarebbe salutare, per il suo ministero e per la sua predicazione, avere la convinzione dell’esistenza del demonio e della sua azione ordinaria e straordinaria, avere fiducia nella forza della preghiera e nel potere superiore di Cristo, realtà queste che si possono palpare chiaramente durante gli esorcismi! Presenziando a qualche esorcismo, un ministro di Dio si convincerebbe dell’esistenza dei demoni come esseri personali, e della loro pericolosa capacità di agire sulle persone. Senza questa convinzione, noi cristiani trascorriamo la vita senza preoccuparci del combattimento spirituale al quale ci chiama San Paolo, esponendoci così a gravi rischi, e talvolta anche esponendo gli altri.

 

3.     Il mio ruolo nel gruppo

La prima cosa che ho tentato di definire all’inizio del mio lavoro è stato quale fosse mio ruolo, in quanto psichiatra, all’interno del gruppo. Come sapete, esorcisti come p. Gabriele Amorth, p. Cipriano di Meo o p. René Chennesseau, nei loro libri, scrivono che il discernimento definitivo è sempre solo nelle mani dell’esorcista, che si serve della sua preghiera. Quindi: quale dovrebbe essere il mio ruolo, come professionista della salute mentale che funge da consulente nel gruppo di ausiliari dell’esorcista?

Ho imparato che noi, professionisti della salute mentale, non siamo chiamati ad affermare la presenza o meno dell’ASD, ma a mantenerci all’interno del nostro campo professionale: in sostanza, la funzione dello psichiatra è rispondere alle seguenti domande: “Ciò che riferisce la persona, o che si può osservare, può avere una causa psichica? Ed in caso di risposta positiva, quale potrebbe essere il disturbo psichiatrico?”. (Più tardi vedremo come rispondere a queste domande).

Per essere di aiuto nel discernimento:

a)     Lo psichiatra chiarisce (per iscritto):

  •  La presenza o meno di problemi di salute mentale e l’eventuale diagnosi.
  • Se ci sia una spiegazione naturale o meno di ciò che osserva o gli viene raccontato.

b)    Lo psicologo chiarisce:

  • Le caratteristiche della personalità o diagnosi di personalità (normalmente sulla base di test).
  • Se ci sia una spiegazione naturale o meno di ciò che osserva o gli viene raccontato.

Il fatto che lo psichiatra o lo psicologo dica all’esorcista “ciò che questa persona soffre non è spiegabile con una malattia mentale” (o viceversa) è di aiuto all’esorcista per il suo discernimento. Questi prende nota di questo dato e continua con il discernimento fino ad giungere alla certezza morale (alla quale può arrivare moltissime volte anche senza il bisogno del nostro intervento).

Questi rapporti del professionista della salute mentale sono archiviati insieme alla scheda d’iscrizione, evitando così ciò che io chiamo “l’erosione della memoria”, quel fenomeno per cui si affievoliscono nella memoria le ragioni che in quel momento avevano convinto l’esorcista ad affermare la presenza di un’ASD – soprattutto quando poi questa migliora – e sorge un inutile dubbio (che tanto piace al demonio): “e se la persona non fosse mai stata sotto l’influenza di un’ASD? Se fosse solo una qualche causa psichica?”. Basta tornare alle note del primo colloquio per dissipare quei dubbi.

Come il demonio cerca di ostacolare il lavoro dell’esorcista, così ho osservato che tenta di fare anche in me stesso ed in altri membri del team, semplicemente usando le sue armi ordinarie: generando la tentazione dello scetticismo, del dubbio, dell’evasione, distrazioni, discordanze impreviste od una competizione con i membri del gruppo o con l’esorcista stesso, oltre alla sopramenzionata “erosione della memoria”.

Personalmente credo che si debbano affrontare queste azioni non solo con la preghiera, i sacramenti, l’invocazione permanente dello Spirito Santo e la richiesta d’intercessione alla Beata Vergine, ma anche con una buona comunicazione tra i membri del gruppo durante gli incontri di lavoro, con letture di formazione, ritiri spirituali di gruppo, corsi e convegni, incontri con altri gruppi e mediante la possibilità per ogni membro di cercare un direttore spirituale che conosca questi argomenti. Tutti questi sono strumenti per divincolarsi poco a poco dalle trappole che il demonio cercherà certamente di porre nel nostro cammino durante il nostro lavoro in questo ministero.

È mia impressione che avere un professionista della salute mentale come parte integrante del gruppo acceleri il discernimento. Al contrario, quando lo psichiatra consultato è esterno (fornito dalla sua assicurazione, senza relazione né con il Ministero dell’esorcismo né con la Chiesa), solitamente questo segue i propri pregiudizi e le sue diagnosi ed indicazioni terapeutiche contribuiscono a creare confusione, rendendo più complicato il discernimento. Diagnosi come “paziente con delirio”, “quadro dissociativo”, “non dovrebbe partecipare alle preghiere nella parrocchia perché aggrava il suo stato dissociativo”, quando sono causate solo dalla mancanza di accettazione dell’esistenza di ASD, creano grande ansia, scoraggiamento ed incertezza nei soggetti colpiti e nelle loro famiglie.

È forse a causa di questo genere di esperienze frustranti che alcuni esorcisti non richiedono più spesso il parere dei professionisti della salute mentale. Solo che, (a differenza dei requisiti del punto 17 del Præenotanda dell’ultimo rituale di esorcismo[2]), non tutti gli psichiatri sono “competenti anche nelle realtà spirituali”.

4.     Diagnosi differenziale

Se si pone la diagnosi differenziale con l’ASD, è sicuramente perché ci sono uno o più sintomi o segni per i quali non si trova alcuna spiegazione basata solo su fenomeni naturali, altrimenti sarebbe inutile, davanti ad un fenomeno naturale come la malattia mentale, cercare una spiegazione di causa demoniaca.

In questo senso, aderisco alla regola proposta da p. Adolphe Tanquerey nel 1930, molto utile per il nostro lavoro nello studio parrocchiale: “Per mantenere il giusto equilibrio, si deve seguire la regola di non accettare come fenomeni diabolici, bensì quelli che, per il loro carattere straordinario per l’insieme delle circostanze, indicano chiaramente l’azione dello spirito maligno”[3]. Questa regola evita di vedere il demonio ovunque, il che non è un atteggiamento né sano né razionale.

La presenza di questo carattere straordinario (preternaturale) è ciò che giustifica il discernimento tra fenomeni di causa psicopatologica e fenomeni di causa demoniaca.

A seconda delle disfunzioni fisiche e psichiche sofferte da coloro che sono affetti dall’ASD, si dovrebbero effettuare diverse diagnosi differenziali:

1.     Se le persone soffrono di sintomi generali o in varie parti del corpo, lo specialista dovrà effettuare una diagnosi differenziale con diversi disturbi medici (gastrointestinali, osteoarticolari, traumatici, oncologici, etc.).

2.     In presenza di disordini neurologici apparenti (possibili convulsioni, mal di testa, o eventuali disturbi che colpiscono il Sistema Nervoso Centrale generando quadri stuporosi o sindromi confusionali), sarà il neurologo ad effettuare la diagnosi differenziale su queste patologie.

3.     In molti casi di ASD, si dovranno escludere diversi disturbi psichiatrici. Vedremo questo più nel dettaglio nel pomeriggio.

Purtroppo, la diagnosi differenziale è di maggiore semplicità nei casi più gravi di possessione o di vessazione e di malattia mentale, mentre nei casi più lievi di disturbi psichici come nel caso di ASD occulte, diventa più difficile e dobbiamo riconoscere che a volte è impossibile fare una netta distinzione tra un disordine di origine psichica e uno di origine demoniaca.

Naturalmente la presenza di ASD non esclude la presenza di disturbi psichici (e viceversa), ma accertare l’esistenza di ASD può chiarire una situazione fino a quel momento inconcepibile dal punto di vista delle categorie psichiatriche. Questo è il motivo per cui personalmente do valore alle prove semplici che può eseguire un’esorcista, confrontando la reazione delle persone colpite davanti all’acqua esorcizzata e davanti all’acqua comune, così come la reazione nei confronti di una preghiera di liberazione rispetto ad una falsa preghiera e test simili, e specialmente la recita di una fervente preghiera di liberazione.

Inversamente, la constatazione di un quadro psichiatrico specifico, ci obbliga a ricevere alla luce di quello ritrovamento, le manifestazioni che riferisce il paziente, con l’affidabilità corrispondente al suo stato di salute e personalità, non potendo dare lo stesso credito a qualcuno che ci sembra delirante, o mitomane, che a uno che è più sano e più affidabile.

D’altro canto, quando lo psichiatra rileva alcuni disturbi psichici, può dare alcune raccomandazioni all’esorcista su come rapportarsi con quella persona in particolare, tenendo conto delle sue caratteristiche e difficoltà (tendenza al legame simbiotico, pensiero persecutorio, modi seducenti, manipolazione, ecc.).

a.     Alcuni concetti da considerare nel discernimento tra il disturbo mentale e l’ASD

1)    Non ogni “esperienza di possessione” è una vera possessione

Solitamente sperimentiamo una “sensazione di controllo”, quella coscienza soggettiva di essere uno che inizia, esegue e controlla le azioni volitive nel mondo. Ci sono diverse condizioni psicopatologiche in cui si può sperimentare, ad un certo punto, la perdita di questa “sensazione di controllo”, che viene sostituita dalla sensazione che “qualcosa”, che le persone sentono al di fuori del loro controllo, li domina e li costringe a certi comportamenti non scelti volontariamente.

Non deve confondersi questa “esperienza di possessione” (che è un’esperienza emozionale soggettiva, immaginaria, cioè un fenomeno psicologico), con una vera e propria possessione (che è un vero e proprio fenomeno spirituale), che l’esorcista mai considererà vera solo in base alla sensazione della persona in questione, ma in base a segni oggettivi (come quelli citati nel rituale: conoscere le cose nascoste, forze superiori a quella normale, capacità di capire e parlare lingue sconosciute), sia osservati personalmente, sia testimoniati da persone affidabili.

Naturalmente in una vera e propria possessione la persona vivrà anche una “esperienza di possessione”, ma in quel caso di causa spirituale, vera. I professionisti che non credono nell’ASD attribuiscono questi casi di vera possessione alle suddette “esperienze di possessione”, riconducendole a cause psichiche.

Queste “esperienze di possessione” possono darsi, ad esempio, in questi casi:

1.        Disturbo Ossessivo Compulsivo e Disturbo di Gilles de la Tourette (i tic, i comportamenti compulsivi e ossessivi).

2.        Disturbo Istrionico e Disturbo di Conversione (comportamenti impulsivi e “trance”).

3.        Schizofrenia, Disturbi Deliranti (allucinazioni, delirio di possessione).

4.        Disturbo Dissociativo dell’Identità (comportamenti dissociati “dell’altra identità”).

5.        Epilessia temporale (comportamenti automatici).

6.        Sonnambulismo (isterico o epilettico).

7.        Attacco di panico (improvviso, inspiegabile, angoscia irrefrenabile).

8.        Episodio Maniacale del disturbo bipolare.

9.        Stati alterati di coscienza, da farmaci allucinogeni (LSD, mescalina, ayahuasca, psilocibina, fenciclidina), provocati dalla fame, dalla sete, da alcuni tipi di meditazione e di ritmi musicali, da un isolamento prolungato, dalla privazione del sonno, dal lavaggio del cervello, o dai riti afro-americani.

2)    Psicosi

Psicosi è il nome tecnico della follia. È definita dall’incapacità di distinguere la realtà (esterna, condivisa) dalla fantasia (interna), dal fallimento della prova della realtà (valutazione oggettiva e giudizio del mondo esterno al soggetto) e dalla creazione di una nuova realtà (psicotica).

Nella psicosi possiamo osservare 1) disturbi della percezione, come le allucinazioni, e 2) disturbi del pensiero, come il delirio (di cui il Dott. Cascioli ha già parlato al Congresso AIE 2014, quindi li ripasseremo brevemente, solo per capire il seguito).

  • Allucinazione: falsa percezione sensoriale, non associata ad un adeguato stimolo esterno reale (“percezione senza oggetto”, Esquirol, 1837).

Questa percezione potrebbe avere o meno un’interpretazione delirante. Ad esempio, una persona può sentire semplicemente una voce che dice una certa parola, oppure può anche convincersi che quella voce le stia dicendo una parola in codice perché si renda conto che è un eletto che ha una certa missione (interpretazione delirante). Le allucinazioni possono essere uditive, visive, olfattive, gustative, tattili, somatiche.

Cause delle allucinazioni

L’allucinazione è una proiezione generata nella mente della persona da cause psichiche, fisiche, chimiche o metaboliche.
Altre situazioni apparentemente simili:

Visioni e locuzioni.

Anche queste non hanno un fondamento materiale, ma la causa dell’apparizione è un’azione soprannaturale o preternaturale.
·        Senza psicopatologia: sonno, veglia, privazione sensoriale, privazione del sonno, lutto, febbre.

·        Psicosi e disturbi deliranti acuti.

·        Depressione o mania.

·        Farmaci (antiparkinsoniani).

·        Narcotici e alcolismo.

·        Disturbi mentali, organici.

·        Epilessia temporale.

·        Sindrome confusionale.
·        Fenomeni mistici.

·        Azione Straordinaria Demoniaca.
 

  • Altri disturbi della percezione:
  1. Allucinazioni: percezioni senza oggetto, ma di cui il soggetto è cosciente, tanto che critica il fenomeno correttamente. Possono essere dovute all’intossicazione (da alcool o droghe). Ad esempio, un alcolizzato che vede insetti (inesistenti) che camminano sui muri.
  2. Illusione: distorsione o interpretazione errata di un reale stimolo sensoriale esterno (esistente). Per esempio, per effetto della paura vedere una persona con una pistola in agguato dove c’è solo un tronco con un ramo.

Delirio

Falsa credenza, basata su inferenze false della realtà esterna, non coerente con l’intelligenza della persona, né con l’ambiente culturale e che non può essere corretta dal ragionamento.

I tre criteri fondamentali per diagnosticare un delirio, sono:

1)                Certezza soggettiva: una straordinaria convinzione con la quale si sostiene la credenza.

2)                Incorreggibilità (intransigenza cognitiva): incapacità di essere influenzato dall’esperienza concreta (prova) o dalla confutazione logica, impermeabilità di fronte alla critica.

3)                Impossibilità di contenuto della certezza soggettiva (in opposizione al gruppo sociale di appartenenza). Per esempio, nel nostro gruppo sociale di appartenenza (cattolicesimo), per fede possiamo credere nella maternità verginale della Beata Vergine senza essere psicotici, nonostante la mancanza di verifica medica di questa possibilità. Il contenuto dell’idea è presumibilmente impossibile, ma non nel suo contesto sociale.

4)                Possiamo anche aggiungere la struttura autocentrica: l’universo soggettivo include la realtà esterna, quindi i temi deliranti sono incentrati sul soggetto.  Egli è il protagonista, diventa il centro di gravitazione tematica, dal quale irradiano le interpretazioni sulla realtà esterna.

Per essere in presenza un delirio, i tre criteri devono verificarsi contemporaneamente: un’idea si manifesta con assoluta certezza, non è modificabile in alcun modo ed ha un contenuto in opposizione alle evidenze ed alla realtà.

Nella seconda parte del nostro incontro, vedremo come possiamo articolare questi concetti per differenziare i disturbi psicopatologici da quelli causati dall’ASD.

Dr. Héctor de Ezcurra

Equipo de la Pastoral de la Consolación

Diócesis de San Isidro (Argentina)

E-Mail: hectorezcurra@gmail.com

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Bibliografia

·        ”Possessioni diaboliche ed esorcismo”, P. Francesco Bamonte, Paoline, Milano, 2006.

·        “Diario di un exorcista”, René Chenesseau, Nova Millennium Romae, Roma, 2007.

·        “Diabolical Possession and Exorcism”, P. Francesco Bamonte, Bertie-John (Nig.) Printers, Lagos, 2008.

·         “El maleficio en su realidad y fundamento diabólico”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.

·        “Influencias demoníacas: Infestación, Opresión, Vejación, Obsesión y Posesión demoníaca”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.

·        “Aspetti Medici”, Clase del Dr. Francesco Cecere, Curso “Esorcismo e preghiera di liberazione”, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma, 7/mayo/2014.

·        “Esorcistica e Psichiatria a confronto, Modalità di dialogo. Problemi interpretativi di diagnosi differenziale”, Conferencia del Dr. Valter Cascioli, Octubre 2014.

·        “Guía de consulta de los criterios diagnósticos del DSM V“, Asociación Americana de Psiquiatría, 2014.

·        “Psiquiatría y posesión diabólica”, Prof. Dr. Aquilino Polaino-Lorente, Catedrático de Psicopatología de la Universidad Complutense de Madrid.

·        “El diablo existe. ¡Yo lo encontré!”, Fray Benigno, Ediciones Paulinas, México, 2011.

·        “Compendio de Teología Ascética y Mística”, P. Adolphe Tanquerey, Editorial Desclée, Madrid, 1930.

·        Nuevo Ritual de Exorcismos – De Exorcismis et Supplicationibus Quibusdam.

·        Exhortación Apostólica Gaudete Et Exsultate, del Santo Padre Francisco, Conferencia Episcopal Argentina, Oficina del Libro, Buenos Aires, 2018.

[1] Medico. Specialista in Psicologia Medica, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta, parte del Gruppo della Pastorale della Consolazione della Diocesi di San Isidro (Argentina).
[2] 17. “Della necessità di ricorrere al Rito dell’ esorcismo l’ esorcista deciderà con prudenza dopo attento esame, salvo sempre il segreto della Confessione, e dopo aver consultato, per quanto è possibile, persone esperte in questioni di vita spirituale e, se necessario, persone esperte in medicina e psichiatria, competenti anche nelle realtà spirituali.”
[3] Tanquerey, P. Adolphe, “Compendio di teologia ascetica e mistica”, capitolo III, Art. II, sezione 1531.

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