LA VERITÀ SULLA MEDITAZIONE TRASCENDENTALE

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 LA VERITÀ SULLA MEDITAZIONE TRASCENDENTALE

Si moltiplicano tecniche mentali diffuse dalla New Age che promettono quasi il paradiso sulla terra e che in realtà possono far sperimentare l’ “inferno” sulla terra, dal momento che sono o causa di turbe psichiche o strade aperte all’intervento occulto e devastante degli spiriti del male. Negli Stati Uniti sono già sorte delle cliniche psichiatriche specializzate nella cura di soggetti che hanno ricevuto danni dopo aver praticato tali tecniche. Una di queste tecniche è la cosiddetta Meditazione Trascendentale (da qui in avanti: M.T.) che nulla ha a che fare con la Meditazione Cristiana. Si tratta infatti di un rito d’iniziazione detto Puja, che è una vera e propria pratica idolatrica, fatta davanti a un quadro con l’immagine di un monaco indiano vissuto nello scorso secolo, un certo Guru Dev. L’iniziatore offre a nome dell’adepto un insieme di oggetti simbolici: un fazzoletto bianco; legno di sandalo; canfora; incenso; frutta; riso; acqua; fiori. Il fazzoletto bianco e i fiori dovranno essere portati dall’iniziato, gli altri oggetti simbolici invece dall’iniziatore. Queste offerte che rappresentano la persona che sta per essere iniziata, vengono fatte alle divinità indù, ad antichi maestri e a Maharishi Maesh Yogi, il famoso guru dei beatles che ha introdotto in Occidente la M.T. Ovviamente ciò non è spiegato inizialmente allo studente.

L’iniziatore si prostra, adora e prega in sanscrito a nome della persona da iniziare. Alzandosi dall’adorazione comunica, all’iniziato, un mantra, che è il nome di una divinità indiana. La persona, ripetendo questo mantra, invoca quella divinità, ma ciò viene nascosto all’iniziato al quale invece viene detto che il “mantra” è una parola, senza significato, però carica di una “energia” che emana se pronunciata ogni giorno lentamente e mentalmente ad occhi chiusi per 20 minuti al mattino e 20 minuti al pomeriggio (o alla sera). Il mantra inserito in mezzo ad altre parole che verranno successivamente comunicate all’iniziato, formerà un’intera frase in sanscrito che consiste in una vera e propria abiura della propria fede cristiana, la frase infatti è un’affermazione di accettazione della signoria a una delle 108 divinità indù, riconosciute dagli indiani come “spiriti potenti”, per cui la persona è inconsapevolmente introdotta all’induismo.

A un certo momento però, in maniera evidente la M.T. tradisce lo stesso induismo che cerca la fusione con la “divinità” e non i poteri, i quali non sono un obiettivo da cercare, mentre la gran maggioranza di coloro che abbracciano la M.T. sono abbagliati dal miraggio dall’acquisizione di benefici psichici e fisici eccezionali. Tali benefici dovrebbero portare al miglioramento dei propri risultati nelle diverse attività e allo sviluppo di “capacità” della mente con il risveglio di presunti “poteri” mentali che la gran parte degli uomini avrebbe, ma in letargo (questo processo viene anche definito con il termine: “illuminazione”), poteri che renderebbero capaci di rendersi invisibili, di levitarsi, di viaggiare fuori dal corpo, ecc. Questi poteri così avidamente ricercati, in ultima analisi sono la tentazione della magia che è l’espressione di una volontà di dominio egocentrico.

È celebre in Francia padre Joseph Marie Verlinde, che nel 1991 entrò nella Fraternità monastica della Famiglia di San Giuseppe. Oggi insegna filosofia all’Università Cattolica di Lione ed è un apprezzato autore di saggi sui temi della fede.

Dopo essersi laureato in scienze atomiche a 24 anni, negli anni della contestazione sessantottina abbandonò la scienza ed anche il cristianesimo mettendosi alla scuola del guru indiano Maharishi Maesh Yogi (nome alla nascita: Mahesh Prasa Varma), che aveva introdotto alla fine degli anni cinquanta in Occidente la “Meditazione Trascendentale”.  Con lui ha percorso tutto il mondo, poi però un giorno dopo un incontro con un sacerdote esorcista francese, padre Mathieu, ha compreso il subdolo inganno con cui il demonio l’aveva portato lontano da Gesù Cristo.

Sottoposto a una serie di esorcismi e giunto alla liberazione dall’azione occulta del demonio, ha sentito successivamente la chiamata di Cristo al sacerdozio e alla vita monastica. Alcune decine di anni fa l’allora Vescovo di Parigi, il Cardinale Lustiger, gli chiese di predicare la Quaresima nella cattedrale di Notre Dame ottenendo un successo strepitoso, la cattedrale infatti si riempì come mai prima di allora.

A riguardo della sua esperienza con il guru Maharishi Mahesh Yogi e la M.T., riportiamo di seguito alcune sue testimonianze presentate durante il Convegno dell’Associazione Internazionale Esorcisti nel luglio del 2002.

«Un giorno una persona facoltosa, il pezzo grosso di una società, in una situazione particolare, si fece iniziare alla M.T. Dopo aver ricevuto il mantra, andò soggetto a dei movimenti del corpo che non riusciva a controllare. Cominciò ad avere dei movimenti ritmici che si amplificavano sempre più. Tutte le membra del corpo vibravano ed emise anche dei suoni strani finché cadde a terra e cominciò a strisciare e a grugnire sempre più forte.  Tutti videro quella scena e cercavano di capire cosa stesse succedendo per aiutarlo. Quella persona, che aveva un importante posto nella società, si calmò solo dopo tre quarti d’ora e quell’esperienza fu la vergogna della sua esistenza. Egli poi confessò che al momento del ricevimento del mantra, vide con i suoi occhi, una forma oscura, uscire dall’immagine del Guru-Dev e piantarsi in volto, in un luogo conosciuto bene dagli indù, il chakra che secondo loro è posto al centro degli occhi. Si piantò lì, come per entrare dentro di lui. E al momento in cui entrò dentro di lui, cominciò ad avere quei movimenti. Questa è un’iniziazione finita male. Normalmente quando c’era una iniziazione non sempre si assisteva a esperienze come questa, spesso però si verificavano movimenti incontrollati, fino a farsi male, senza potersi fermare. Le spiegazioni che i responsabili davano di queste cose, erano sempre le stesse: “Sono le tensioni che vengono fuori. Sta succedendo, dunque, qualcosa di buono”. Ho visto tali movimenti centinaia di volte. La sola risposta che i responsabili continuavano a dare era: “È qualcosa di buono!!!”. Vedete come c’è una perdita di ogni discernimento.  Un vero e proprio oscuramento dell’intelligenza che impedisce di accorgersi che c’è qualcosa di diabolico. Per questo insisto molto sull’atto di liberazione dell’intelligenza e della volontà».

In seguito, un giorno, mi trovai davanti a uno spettacolo allucinante con alcuni lebbrosi a nord dell’India. Maharishi reagì con disprezzo: «Allontanati, lasciali percorrere il cammino del loro karma». È allora che, nel mio cuore iniziarono a emergere le domande più profonde: «Ero pronto ad aderire fino in fondo a un sistema di pensiero e di pratiche che conducevano a un tale atteggiamento esistenziale davanti alla sofferenza e davanti all’altro?».

Dopo aver abbandonato la M.T. e Maharishi, prima di giungere all’autentica fede cristiana, Verlinde incappò però in un gruppo di “esoteristi cristiani” nel quale egli esercitava dei poteri che credeva buoni, in realtà si trattava di partecipazione di poteri demoniaci. Egli narra:

«Quando esercitavo i poteri occulti, nel gruppo esoterico-cristiano, era sempre per il bene. A quell’epoca ero sinceramente convertito. Andavo a Messa tutti i giorni, facevo un’ora d’adorazione e recitavo il Rosario. Però praticavo l’occultismo e con successo! Molto spesso si sente dire: “Quando impongo le mani è sempre dopo aver pregato”. Certo, ma non credo che sia una ragione sufficiente. Non basta pregare per rendere buona, una pratica che in se stessa è malvagia, è cattiva. Elia profeta diceva già, a suo tempo, che non si può zoppicare su due piedi. “Se il Signore è Dio, seguitelo!” (1 Re 18,21), sceglietelo chiaramente. Tutto questo l’ho scoperto a mie spese. Tutte le azioni, tutti i frutti di queste azioni occulte, scaturivano da una “diagnosi per veggenza”, confermata più volte. Si trattava di una pratica di medicina magnetica, una specie di magnetismo energetico che dava grandissimi risultati. Quando ho scoperto la verità, mi sono reso conto che lavoravo con uno spirito che dava suggerimenti interiori sul modo di agire! Tutto questo sembrava molto positivo. Ero però preoccupato perché, nel Vangelo, questi spiriti non erano considerati buoni. Mi sono informato e mi hanno detto: “Certamente c’è uno spirito che ti aiuta, altrimenti non avresti questi risultati. Ma stai tranquillo, è uno spirito buono, è un angelo guaritore”. Per loro, quelli del gruppo esoterico-cristiano, io lavoravo con un “angelo guaritore”. Come ho scoperto la verità?  Un giorno, mentre viaggiavo nella regione di Parigi, partecipai alla Santa Messa, come facevo ogni giorno. Al momento dell’elevazione dell’Ostia sentì chiaramente questo famoso “angelo guaritore”, che bestemmiava il nome di Gesù! Può darsi, dunque, che per me faceva cose “buone”, anche atti meravigliosi, ma bestemmiava il Cristo! Sono andato in sagrestia, per spiegare al sacerdote, ciò che mi succedeva e quel sacerdote mi disse: “Non mi stupisce”. “Perché non la stupisce – gli dissi – tutti i giorni vado a Messa; non è mai successo nulla, e qui, invece oggi…..”. “Non mi stupisce – ribadì quel santo sacerdote – perché sono l’esorcista della Diocesi”. Quindi la semplice presenza dell’esorcista, che ha ricevuto dalla Chiesa questo mandato, ha obbligato lo spirito a svelarsi per la prima volta nella sua vera identità. Bisogna riflettere con molta attenzione: andavo tutti i giorni a Messa, facevo solo il bene e per il bene!  Questo era ciò che io pensavo. Allora ho depositato tutti questi poteri (che mi avevano assicurato venire da Dio!) e che esercitavo in “spirito evangelico”. Li ho depositati ai piedi della Croce di Cristo e quando mi sono rialzato dalla preghiera di liberazione, a cui mi sono sottoposto, non avevo più alcun potere. Dobbiamo diventare, sempre di più, degli uomini di discernimento. Il fine, non giustifica i mezzi. Certo la salute è un bene. Ma non tutti i mezzi per ottenere la salute, sono giustificati. Ed i mezzi che io usavo erano cattivi e non mi portavano a raggiungere un buon fine».

«Dopo il mio ritorno all’autentico cristianesimo (mi riferisco al cristianesimo libero dall’esoterismo), Maharishi mi ha cercato. Andai e mentre ero con lui ebbi una forma di veggenza spontanea (che gli esoteristi cristiani hanno sfruttato). Dissi al guru che durante la meditazione, vedevo che i suoi adepti attiravano delle piccole entità oscure che si raggruppavano intorno al chakra. «Tu – mi disse – non puoi certo aver inventato quello che mi dici, perché il modo in cui lo descrivi è esattamente il modo in cui è scritto nei Veda (i libri sacri dell’induismo). Quindi dimmi bene ciò che vedi». Ogni volta che i suoi adepti ripetevano il mantra ed entravano nella meditazione, io vedevo arrivare quelle entità oscure. Gli ho riferito ciò ed egli mi ha detto: «Ebbene, quelle entità sono spiriti cattivi, che vengono attirati». Ma rifiutava di ammettere che fosse la M.T. ad attirarli. Poco dopo esser ripartito mandò a chiamarmi di nuovo e mi disse: «Io non posso credere che questo sia provocato dalla Meditazione. Hai un mezzo per liberare da questi spiriti, coloro che meditano?». Io avendo già fatto l’esperienza della liberazione da parte di Gesù, pieno di gioia per la potenza del Suo Nome, gli ho detto: «Sì, credo che sia il Nome di Gesù che può liberarli». E il guru: «Perché non provi su qualcuno dei miei discepoli?».  Ed io, candidamente risposi: «Sì, certo, perché no!». Andai e trovai una decina di persone, proprio quelle che costituivano lo staff ristretto del guru. Ho discusso a lungo invano con loro fino alle 3,00 di notte, ma visto inutile ogni spiegazione mi rivolsi improvvisamente alla persona che avevo di fronte dicendogli semplicemente: «Gesù, Signore, mostra la tua potenza. Nel Nome di Gesù, ti ordino, chiunque tu sia, di lasciare quest’uomo e di andare via da questa stanza». Non ero esorcista, certo, ma quelle parole che avevo pronunciato con fede mi sembrarono solo una reazione di buon senso. Quella persona tutto d’un colpo fu presa da una fortissima “vibrazione” in tutto il corpo gridando fortemente. Vi un soffio gelido che attraversò tutta l’assemblea. Quella persona, che si trovava tra un “meditante” e la finestra, fu spinta violentemente al suolo da una forza invisibile e poi, più niente. Vi fu silenzio di tomba. Tutti si guardarono negli occhi e capirono che “qualcosa” era successo. Maharishi riconobbe che era avvenuta una liberazione da uno spirito maligno. Ma quando vidi che, nonostante questo, continuavano a non voler credere che quegli spiriti cattivi erano venuti dalla M.T. stessa e che rifiutavano di aderire alla liberazione donata da Cristo, in quella stessa alba li ho lasciati e non sono mai più tornato da loro. Avevo avuto la prova che avevano rifiutato la verità che per pura grazia di Dio si era manifestata loro. La mia, in quell’occasione fu, certo, una presunzione, ma Dio ha permesso che accadesse questo, solo per manifestare dove fosse la verità. In tutti quegli avvenimenti Gesù aveva loro mostrato la verità, ma essi non l’avevano accettata.

Padre Verlinde così sottolinea i pericoli della M.T. di cui per anni fu il numero due al mondo:

– tutte le tecniche finalizzate ad aprire i chakra, rilassarsi o acquisire poteri, ci mettono tutte comunque in uno stato medianico e ci portano in contatto con mondi occulti pericolosissimi;

– con il rituale della Puja della M.T. la persona viene offerta ad entità del Pantheon induista (talvolta espressamente demoni) le quali possono, durante la meditazione, facilmente entrare nell’ignaro evocatore;

– non esiste l’acquisizione di alcun potere occulto senza l’aiuto o l’intervento di spiriti, infatti tutte le tecniche finalizzate ad aprire i chakra, mettono in contatto con il mondo nel quale vivono ed agiscono queste entità malefiche che altro non sono che i demoni descritti nella Bibbia.

Sempre durante il Convegno dell’Associazione Internazionale Esorcisti, che si svolse a Collevalenza nel luglio del 2002, fu posta a padre Verlinde la seguente domanda:

«Un sacerdote conduce da oltre 20 anni, corsi di meditazione e di “preghiera” trascendentale e di tutte queste nomenclature orientali. Cosa pensare di questo?».

La sua risposta fu la seguente:

In effetti oggi c’è una recrudescenza di queste cose. Quando seguivo ancora il guru, avevo un amico responsabile per la Francia della M.T. Cito il nome perché ha scritto molte cose: Daniel Maurin. Ho cercato, in seguito, di incontrarmi con lui, dopo la sua conversione, perché anche lui si è convertito al cristianesimo e ha incominciato a scrivere libri, proponendo una meditazione che chiamava “meditazione cristiana” e che si basava sui testi di S. Teresa D’Avila e di S. Giovanni della Croce. Avevo letto la sua opera che era una raccolta di questi testi e ne ero molto felice, convinto che avesse vissuto una vera conversione. Quando l’ho incontrato però, rimasi stupito dal suo modo di parlare della preghiera dei monaci, c’era in lui una specie di disprezzo: “Queste persone pregano da 20 anni e ancora non hanno avuto un’esperienza di Dio”. Ma, pensando alle opere scritte (S. Teresa D’Avila), non avevo ragione di dubitare di lui. Mi ha lasciato due cassette in cui inizia a parlare e poi mostra questa sua famosa meditazione che – dice lui – essere una meditazione carmelitana. Mentre guidavo, ascoltavo e ad un certo punto mi sono fermato perché ero stomacato. Aveva semplicemente ripreso l’iniziazione della M.T., cambiando il mantra indù con un nome, di preferenza in ebraico o in greco o in latino (es. Jeshuà) e proponeva questa come meditazione cristiana! Da due, tre anni sto constatando una recrudescenza di proposte di meditazioni dette cristiane che altro non sono che recuperi di tecniche orientali, più o meno cristianizzate. Rimandandovi al mio libro: “Esperienza proibita”, permettetevi di dirvi che questo è un grandissimo pericolo, perché le tecniche orientali non hanno niente a che vedere con la preghiera e la meditazione cristiana. Noi non abbiamo “tecnica” di preghiera cristiana. Ci sono metodi che preparano all’accoglienza e alla visita dell’Altro, di Dio. Il solo “metodo” cristiano è entrare nello spirito di Maria: “Io sono la serva del Signore”.  Inoltre il modello di questo metodo riconosciuto nella Chiesa sono gli esercizi spirituali di Sant’ Ignazio di Loyola, considerati dalla Chiesa come la traccia della meditazione cristiana, del ritiro cristiano, perché ci portano all’ascolto della Parola, a metterci in presenza di Dio che viene a visitarci e ci rendono così disponibili alle mozioni dello Spirito Santo. Tutto il lavoro di Ignazio di Loyola è un lavoro di discernimento degli spiriti. Posso dire che nei nostri ritiri di guarigione interiore ci basiamo completamente sulla pedagogia degli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola che sono, fondamentalmente, una scuola di discernimento degli spiriti. Cercare di scegliere il buono spirito, familiarizzandoci con la Parola di Dio. Questo ci porta al vero discernimento degli spiriti. Questo è l’esempio di metodo di approccio alla preghiera cristiana, ma non è una tecnica. La parola tecnica sottintende una certa manipolazione efficace, che ci permetterebbe di mettere “le mani su Dio”, di disporre addirittura di Lui e di “utilizzarlo” (sic!) per me. Questo è coerente in una mistica naturale (o naturalistica), in cui io sono “dio” e ho l’energia divina per me. Ma questa tecnica è incompatibile con le nostre disposizioni della preghiera in cui ci dirigiamo verso Dio nella speranza che Lui, fedele alla sua Parola, venga a visitarci. Ecco perché sono preoccupato di questa recrudescenza di scuole di preghiera cristiana che utilizzano tecniche orientali più o meno “battezzate”, di nomi di mantra che hanno nomi cristiani, ma in cui la tecnicità orientale, resta sempre la stessa. Per esempio, in una di queste scuole, in Italia, si propone di lasciare d’invocare il nome di Gesù, dimenticando ciò che vuol dire, ma solo ripetendolo tante volte finché non sparisce piano piano e lascia in uno stato di sospensione, in cui non è scomparso. Attenzione: quello stato di sospensione è uno stato medianico, perché avete applicato una tecnica che viene dall’Oriente. Ora in queste tecniche che si usi il nome di Gesù o il nome di una divinità orientale, si mira solo ad indurre una disposizione psicologica che non ha più niente a che vedere con l’accoglienza della Grazia, perchè il soggetto viene messo in un tipo di sospensione delle attività intellettuali e volitive (e sottolineo volitive) in cui la libertà è paralizzata. Il soggetto è nella disposizione di ricevere influenze di questi “mondi paralleli” senza essere capace di discernere chi e che cosa viene ad influenzarlo! Per noi è il nome di Gesù che salva. Il nome è la Persona: esso ci pone in comunione con la Persona di Gesù, ma è necessario invocarlo nel modo giusto. Solo nella Persona del Verbo incarnato abbiamo accesso al Padre. Gesù è l’unica Porta, è l’unico Pastore. È l’unico che può portarmi al Padre e me lo fa conoscere. Le altre tecniche vogliono trascendere il nome di Gesù per una presunta esperienza immediata (N.d.R. = la falsa via inventata dagli uomini, viene messa al posto della Via donata da Dio = N.d.R.). Era già ciò che, al tempo di Sant’ Ignazio e di Santa Teresa d’Avila si rimproverava agli “alumbrados” (= gli illuminati) perché volevano fare “corto circuito” dell’Incarnazione del Verbo, per una presunta “esperienza diretta del divino” che, allora, diventa quell’energia impersonale di cui ho denunciato l’ambiguità.

Nel suo libro Attacco al cristianesimo[1] padre Verlinde specifica ulteriormente:

«Non si sottolineerà mai abbastanza che il valore delle preghiere ripetitive cristiane non scaturisce dalla loro formulazione meccanica, bensì dalla relazione che esse permettono di creare con Colui o Colei alla quale sono rivolte. In altre parole è l’intenzione del cuore, l’amore che mettiamo in ciascuna di queste giaculatorie, che giustifica il suo impiego nel contesto cristiano. Per essere chiari: la preghiera cristiana utilizzata come tecnica, può deviare dalla sua finalità e indurre degli stati secondi, cioè stati di medianità che non hanno più nulla che fare con la meditazione. Per esempio la setta IVI suggerisce ai suoi adepti di porsi in stato di trance ripetendo infinite volte l’Ave Maria in maniera incantatoria. Nel mio libro: Iniziazione alla lectio divina cito un brano in cui Teofane il Recluso sottolinea che la famosa preghiera di Gesù non è un talismano: tutto il suo valore consiste nell’unione profonda del nostro spirito e del nostro cuore con il Signore, unione favorita dalla ripetizione amorosa del suo Santo Nome, invocato con fede totale»[2].

«I metodi di preghiera che s’ispirano a tecniche di meditazione orientale sono di fatto tecniche e niente più. Non basta solo rimpiazzare il mantra indù con un termine del vocabolario cristiano – anche se ripetute in greco o in ebraico per facilitare il rilassamento – perché la tecnica sia “battezzata” e possa essere integrata in un cammino spirituale cristiano. Mi ha colpito leggere le opere che presentano questo approccio, per la similitudine dei dialoghi con quelli che gli iniziatori della M.T. devono imparare a memoria per poter rispondere alle domande di coloro che li hanno iniziati. La finalità di questa pratica è descritta in termine di serenità interiore, senza alcuna allusione a un incontro personale con Cristo. Mi sembra che la presa immediata del divino nel quale siamo immersi corrisponda sempre più a un’esperienza di mistica naturale che a un incontro con il Dio vivente che si rivela in Gesù Cristo. Vorrei citare a questo proposito Santa Teresa d’Avila: “Pretendere di frenare da sole l’intelletto: ecco ciò che chiedo di non fare più, non dobbiamo nemmeno smettere di utilizzarlo, rischiando di non ottenere nulla”[3]».

«Se è Dio che fa tacere l’intelletto, gli dà modo di occuparsi diversamente, e questo avviene mediante una illuminazione così chiara che esso ne rimane assorto, persuaso che per certe cose non può fare proprio nulla, e senza che ne sappia come, si trova meglio istruito che non con impiego di tutti i suoi attenti, accurati apporti, con i quali piuttosto si sarebbe fatto del danno. Siccome Dio ci ha dato le potenze dell’intelletto per aiutarci ad agire, non vedo perché ci si debba privarcene, tanto più che ad ogni loro azione ha da corrispondere un premio. Lasciamole fare il loro ufficio, fino a quando Dio non ce ne dona altre, più grandi». E ancora: «Voi potreste credere che godendo di questi favoritismi così sublimi non si debba più fermare la meditazione sui misteri della Sacratissima Umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, ma occuparsi soltanto di amare. Io ho capito che il demonio ha tentato di ingannarmi; e ne sono rimasta così scottata che penso di ripetere qui ciò che ho detto in altri luoghi, affinché camminate con molta attenzione e non abbiate a credere – guardate che cosa ardisco dire! – a chi afferma il contrario: non dobbiamo separarci dalla Sacratissima Umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, unico nostro bene e rimedio. Quelli che si separano da Essa fanno del male a sé e agli altri. Assicuro che non entreranno mai nel cammino perché, perduta la via, che è il buon Gesù, non ne troveranno la strada”[4]»[5].

 

[1] Padre Joseph Marie Verlinde, Attacco al cristianesimo, Edizioni Carismatici Francescani, Città di Castello, 2008.

[2] Ivi, pag.109.

[3] Santa Teresa D’Avila, Autobiografia, XII, 5.

[4] Castello interiore, VI Dimora VII, 5-6.

[5] Padre Joseph Marie Verlinde, Attacco al cristianesimo, Edizioni Carismatici Francescani, Città di Castello, 2008, pag. pag.112-114.

 

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