SULLO SPETTACOLO TEATRALE L’ ESORCISTA

A cura del dott. Valter Cascioli

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta

 

Lo spettacolo intitolato L’esorcista, vietato ai minori di anni 16, ha debuttato in Italia al Teatro Nuovo di Milano, è andato in scena a Roma, martedì 12 novembre 2019 al Teatro Olimpico, replicando per altre tre serate. È liberamente tratto dal celeberrimo film del regista statunitense William Friedkin, The Exorcist del 1973 e dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty, autore anche della sceneggiatura cinematografica.

L’adattamento teatrale dello spettacolo è dello statunitense John Pielmeier, la regia è del milanese Alberto Ferrari. I protagonisti sono gli attori Gianni Garko, nel ruolo di padre Merrin, Viola Graziosi, nel ruolo di Chris (la madre di Regan MacNail) e l’attrice Claudia Campolongo, nella parte di Regan, la ragazza dodicenne posseduta dal demonio.

Dopo aver fatto tappa a Roma, la stessa compagnia teatrale proseguirà il tour italiano a Verona e a Torino. Per la cronaca, questa stessa opera teatrale venne presentata, in prima mondiale, al Gil Gates Theater di Los Angeles nel 2012.

Lo spettacolo messo in scena a Roma vuole, a tutti i costi coinvolgere emotivamente lo spettatore, avvalendosi di un’esperienza immersiva multimediale, con luci intermittenti stroboscopiche, suoni bassi esaltati da potenti subwoofer, musica inquietante ed effetti speciali a iosa (lampi, tuoni, “levitazione” sul palco, ecc.), proiezioni e scenografia multipla (sul palcoscenico si assiste, simultaneamente, a scene diverse).

Il regista, Alberto Ferrari, in una sua dichiarazione programmatica, afferma testualmente: “quello che verrà realmente messo in scena sarà la natura umana… messa a nudo, indifesa e piena di tremori”. Così, analogamente, nella stessa presentazione dell’opera si enfatizza questo aspetto emblematico e tragicamente equivocato riguardo alla fede religiosa: “la prova di fede più agghiacciante ed estrema prende  vita  sul  palco,  trasformando  le

inquietanti battaglie del bene contro il male, della fede contro il dubbio e dell’ego contro l’ethos”.

 

Anche in quest’opera teatrale si è voluto cavalcare, in modo sensazionalistico e spettacolare, quell’immaginario collettivo, frutto di luoghi comuni e pregiudizi sul Ministero ecclesiale dell’Esorcismo, al quale si rifà la letteratura e la cinematografia che tratta l’argomento. Gli ingredienti base della ricetta sono, purtroppo, come sempre, la paura e l’horror, che in modo irriverente sembra investire la figura stessa del fantomatico sacerdote-psichiatra, chiamato a liberare la ragazza posseduta.

Padre Damien – il sacerdote nella duplice veste di esorcista e di psichiatra- viene, infatti, presentato come una figura anodina di  sacerdote in crisi – come un po’ tutti i personaggi – per quanto riguarda la sua fede e le convinzioni personali di fronte alle manifestazioni dell’attività demoniaca straordinaria (manifestazioni alle quali chi ha realizzato quest’opera teatrale sembra non credere affatto).

Come se non bastasse, il regista teatrale, rincalza la dose, affermando in maniera quasi apodittica, nel corso di una recente intervista: “i preti sono sempre in un momento delicato della loro fede, perché mantenerla a lungo e con convinzione è un esercizio molto faticoso”. Bontà sua. Al di là delle facili generalizzazioni e dei luoghi comuni, c’è da sperare che parli con cognizione di causa, almeno quando tratta di cose che conosce per esperienza diretta.

Ma torniamo a considerare l’opera teatrale. Ancora una volta la trama gioca sul tragico ed inquietante equivoco col quale l’autore sembra volutamente confondere la possessione diabolica – che non riconosce come tale – con la malattia mentale. Uno dei protagonisti recita, infatti, come da copione: “Gli unici veri demoni sono quelli nella nostra mente”.

Lo spettacolo, tra colpi di scena e nonsense, raggiunge il climax voluto dal suo autore quando in modo irriverente e blasfemo, l’attore che impersonifica l’esorcista, rivolgendosi provocatoriamente alla madre della posseduta, che lo implora in modo accorato di liberare la figlia, dice di tutta risposta: “Se Gesù avesse parlato di schizofrenia ai suoi tempi, forse l’avrebbero crocifisso con tre anni di anticipo”.

Al di là della pessima boutade, allo spettatore attento viene spontaneo chiedersi se l’autore del testo abbia mai letto i Vangeli e sia a conoscenza delle guarigioni e delle liberazioni operate da Gesù nei tre anni della sua vita pubblica. Oltretutto, dall’analisi del testo comprenderebbe, intelligenti pauca, che gli stessi atteggiamenti, i comportamenti e le parole di Cristo, sono diversi a seconda che si tratti di una malattia da guarire o di una persona posseduta. Ma tutto questo pare sfuggire ai nostri baldanzosi teatranti, che sembrano a loro agio nel mettere in scena una paradossale e tragica commedia degli errori ante litteram.

In conclusione, al di là delle trovate sceniche, usate per tenere desta l’attenzione dello spettatore e che giungono fino a violentarlo emotivamente, è l’incubo kafkiano a farla da padrone, rasentando la dimensione onirica di un incubo notturno. La trama e i dialoghi restano, comunque, particolarmente dissacratori e blasfemi nei confronti dei sacerdoti, della fede cristiana e della figura del Cristo: Gesù sarebbe morto sulla croce, a detta dello spirito che possiede Regan, unicamente per la sua gloria personale. Tale, dunque, la cifra caratteristica di quest’opera che, del resto, già conoscevamo dai tempi del film L’Esorcista. In ultimo, nella scena finale, si raggiunge l’apoteosi della dissacrazione, quando uno dei due sacerdoti decide di consegnarsi al demonio, in cambio della liberazione della ragazza posseduta. Incredibile dictu!

Va da sé che la realtà è tutt’altra cosa. Basta chiederlo ad un sacerdote esorcista, che spende la propria vita per amore del prossimo, esercitando un ministero di consolazione e di misericordia a favore dell’uomo colpito dal male. Basta domandarlo ad una delle tante persone che soffrono a causa dell’attività demoniaca straordinaria che, come ricorda papa Francesco, appartengono alle periferie esistenziali dell’umanità. Quelle stesse persone che la Conferenza Episcopale Italiana, nelle Premesse al rituale degli esorcismi chiama “i più poveri dei poveri”!

A noi il dovere di riconoscerle come tali, rispettarle, accoglierle, consolarle, accompagnandole verso la liberazione dal mysterium iniquitatis.

Halloween: vescovi Romania, “è l’anticamera dell’esoterismo e dell’occultismo e distrugge le nostre tradizioni”

Agenzia SIR della Conferenza Episcopale Italiana

Giovedì 30 ottobre 2019

 

“Questa festa è stata concertata per distruggere la solennità di Ognissanti”. Lo ha affermato mons. Virgil Bercea, vescovo greco-cattolico di Oradea, città nel nord della Romania prossima al confine con l’Ungheria, a proposito della festa di Halloween, veicolata dai modelli consumistici occidentali e diffusa anche in Romania, una nazione che conserva, soprattutto nelle zone rurali, le tradizioni religiose della ritualità agraria: nulla a che vedere con la celebrazione dell’orrido e del malefico di provenienza anglosassone.

“Da noi in passato, in tutta la Transilvania – prosegue il presule –, con l’arrivo dell’autunno si celebravano le feste del raccolto e i ragazzi si mascheravano girando la sera per i villaggi, ma con gioia, non certo con il gusto del macabro”.

Il vescovo lamenta che in questi trent’anni seguiti alla fine del regime comunista si sia verificata una profonda americanizzazione delle abitudini della popolazione e non ha dubbi:

“Si tratta di un grande affare economico. Nelle mie lettere pastorali ho richiamato la centralità della festa di Tutti i Santi. Nelle scuole non dovrebbero aderire a queste mode. A mio avviso, occorrerebbe uno sforzo pastorale congiunto dell’episcopato su questo tema”.

Il vescovo spiega inoltre che in alcune zone della Romania le Chiese di rito orientale osservano sempre più di frequente le pratiche di suffragio dei defunti per Ognissanti, tradizionalmente svolte l’8 novembre, festa dei tre Arcangeli.

“Questo avviene – conclude mons. Bercea – anche da parte degli ortodossi. Un elemento questo che speriamo favorisca finalmente la celebrazione congiunta della Pasqua”.

Quattro anni fa, il 30 ottobre 2015, le cronache romene furono segnate dalla tragedia del Club Colectiv, discoteca di Bucarest in cui morirono 64 persone in seguito allo scoppio di un incendio e al mancato funzionamento delle misure di sicurezza. La concomitanza dell’incidente con la ricorrenza di Halloween generò dubbi e interrogativi in seno agli ambienti ecclesiastici romeni e presso l’opinione pubblica. Ma già allora i vescovi cattolici romeni avevano preso una posizione netta contro il “fenomeno Halloween”, con precise raccomandazioni pastorali dirette a un corretto discernimento nei confronti di una pratica ritenuta l’anticamera all’ingresso in circoli occulti ed esoterici. E non per caso gli utenti romeni di Facebook, in questi giorni che precedono il 31 ottobre, sono regolarmente martellati dagli annunci pubblicitari di fattucchiere e cartomanti. Malgrado ciò, proprio in vista di Halloween, dall’Italia si organizzano viaggi in Transilvania (pure da circoli ricreativi di enti pubblici). Sul web si segnalano mete ben precise: il castello di Bran (che non ha niente a che vedere con Dracula), nei pressi della città di Brasov, dove trascorrere la notte del 31 ottobre o, sempre in Transilvania, la foresta di Hoia Baciu, alla periferia di Cluj-Napoca.

LE RADICI PAGANE ED ESOTERICHE DEL FENOMENO HALLOWEEN

Relazione di padre Francesco Bamonte, icms,

presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti

Roma, 31 ottobre 2019

 

Il mese di ottobre, da alcuni decenni è diventato un tempo di frenetica preparazione a un vero e proprio rito collettivo che prende il nome di halloween. All’avvicinarsi della notte tra il 31 ottobre il 1º novembre vetrine di negozi, bar, pasticcerie, ristoranti, vengono adornate con zucche, finte ragnatele, finti pipistrelli, scheletri e con raffigurazioni che richiamano alla morte in modo ironico e spaventoso. Gli asili, le aule delle scuole e i corridoi, dove vengono censurati simboli che richiamano la fede e la cultura cristiana, vengono in questi giorni addobbati con maschere mostruose che sono una vera e propria esaltazione del macabro e del mostruoso. Temi in classe o compiti a casa che hanno come argomento halloween, addirittura poesie e filastrocche orribili da imparare a memoria, come vedremo nella seconda parte di questa relazione.

I personaggi di halloween sono figure terrificanti di mostri, vampiri, dracula, fantasmi, licantropi, zombi, streghe, diavoli, pagliacci horror, teschi insanguinati, teste trapassate da pugnali o da asce e persino rappresentazioni raccapriccianti e oltremodo oltraggiose della dignità umana quali cadaveri deturpati o tagliati a pezzi.

Negozi di giocattoli, riviste per ragazzi, siti internet richiamano continuamente ad halloween con queste rappresentazioni e con questi simboli.

Bambini, adolescenti e adulti indossano maschere e costumi che richiamano a questi temi di orrore che nulla a che fare non solo con la festa di “Tutti i Santi” del 1° novembre e la Commemorazione dei Fedeli defunti il 2 novembre, ma neppure con la festa del carnevale caratterizzata dall’uso di costumi divertenti e colorati. Inoltre il nome carnevale è una contrazione di “carne−levare” (levare la carne, togliere la carne) che richiama a un momento giocoso e allegro trascorso prima del lungo periodo quaresimale di penitenza e di astensione dal mangiare la carne.

A differenza del carnevale, inoltre, halloween rende gli ambienti spettrali con decorazioni fatte di lampadari con simboli lugubri, tovaglie con teschi e raffigurazioni di ragnatele, alberi stregati, bare dalle quali escono esseri spaventosi, ecc.

Il tema delle maschere di halloween non è liberamente scelto come a carnevale, ma deve riprodurre qualcosa di macabro, che abbia a che fare con la morte in modo spaventoso e satirico.

L’inganno usato in un primo momento dalle grandi aziende e successivamente dai mass-media che a partire dagli anni 50 (come vedremo), ha favorito, sostenuto e diffuso in modo sempre più insistente il fenomeno halloween, è scherzare sulla paura, sugli spiriti, sulla violenza più disumana, sulla morte, sui demoni.

Come si può sorridere e festeggiare su tutto ciò? Ci troviamo davvero davanti a un fenomeno irrazionale che manifesta una drammatica perdita della capacità di discernimento tra il bene e il male. «Halloween -infatti- festeggia ciò che di più tragico si possa immaginare e cioè l’incombere sull’umanità delle forze del male che vogliono spegnere proprio quella luce che Cristo ha portato sulla terra»[1].

Come è stato possibile che la ricorrenza di Tutti i Santi in inglese chiamata “All Hallow(s)” e la sua vigilia “All Hallows’Even” (letteralmente “Vigilia di Tutti i Santi”) sia entrata in competizione con questa esaltazione insensata del macabro, dell’orrore e del demoniaco e abbia preso il nome di halloween? Il termine halloween è infatti la forma abbreviata dell’espressione “All Hallows’Even”.

A partire dal IV sec. d.C. era in uso nella Chiesa solo la Commemorazione dei Martiri, i cui primi riferimenti storici, rintracciati in Antiochia, danno come collocazione temporale la domenica successiva alla Pentecoste.

Sant’Efrem il Siro parla di questa festa, collocandola al 13 maggio.

La Commemorazione dei Martiri, nel 609, sotto il pontificato di Bonifacio IV divenne la festa di “Tutti i Santi” e fu fissata al 13 maggio (data in cui nel mondo pagano romano venivano festeggiati i Lemuria o i Parentalia, in onore dei defunti della famiglia).

Tre secoli dopo, nell’835, papa Gregorio IV decise di trasferire la festa di “Tutti i Santi” dal 13 maggio al 1° novembre e stabilì che fosse festa di precetto. Il motivo di tale decisione fu dovuto al fatto che tra il 31 ottobre e il 1° novembre in varie zone dell’Europa, soprattutto nel mondo anglosassone, era ancora molto viva la festa di Samahin (leggi: Soìn). Egli cercò in tal modo di soppiantare quella festa pagana.

Per comprendere il fenomeno di massa che ha preso il nome di halloween, bisogna pertanto conoscere meglio chi erano i Celti, perché la festa di Samahin era celebrata da quelle popolazioni di stirpe indoeuropea, chiamate appunto Celti, collocate inizialmente in una ristretta zona compresa tra l’alto Reno e le sorgenti del Danubio, pressappoco al confine tra le attuali Francia, Germania e Svizzera.

I primi segnali certi della loro presenza in Europa risalgono al V sec. a.C. e raggiunsero l’apice dell’espansione tra il IV e il III sec. a.C., periodo in cui si possono rilevare tracce della loro presenza in Irlanda, nella penisola anatolica (attuale Turchia), Spagna, Gran Bretagna Italia, Francia e in parte dell’Europa centrale.

I Celti erano divisi in grandi gruppi o clan ben distinti, ma che avevano molte cose in comune fra loro: l’essere inizialmente nomadi, avere una economia basata sulla pastorizia, sull’allevamento dei cavalli, e la divisione in precise classi sociali: guerrieri, nobili, contadini e druidi.

Questi ultimi, costituivano la casta più influente e potente. A loro erano riservati i compiti religiosi, giudiziari e culturali. Facevano rispettare le leggi e osservare le festività del calendario fondato su una visione religiosa caratterizzata essenzialmente dal politeismo naturalista per cui adoravano molte divinità legate alla natura e coltivavano la credenza della reincarnazione dopo la morte.

Il loro essere così divisi finì però per renderli strutturalmente deboli davanti alle pressioni esercitate da popolazioni ben più organizzate quali i Germani e i Romani, per cui furono facilmente soggiogati e poi assimilati, negli usi e costumi.

Solo nelle isole britanniche, in particolare in Irlanda, che non fu mai conquistata dall’impero romano, rimase traccia della loro religiosità, della loro cultura pagana e della loro lingua.

Le festività religiose erano legate al ciclo lunare e al ciclo solare.

Quelle legate al ciclo lunare si chiamavano: Imbolc, Beltane, Lughnasadh[2] e Samahin; quelle legate al ciclo solare si chiamavano: Yule, Ostara, Litha, Mabon. Come vedremo nella seconda parte di questa relazione, questo stesso calendario viene seguito puntualmente dall’antica stregoneria del mondo occidentale, dalla neostregoneria odierna che si è costituita addirittura in un movimento che prende il nome di Wicca e dai cultori di satana denominati anche satanisti.

Bisogna considerare che i Celti non seguivano il calendario solare, ma il calendario lunare diviso in 12 mesi composti da 28 giorni e da un 13º mese, che faceva coincidere il ciclo lunare con quello solare.

Le feste cominciavano al tramonto del giorno che le precedeva, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il giorno successivo dal tramonto del sole e non come da noi dopo la mezzanotte.

Ci potremmo soffermare sul significato e sui riti di ognuna di queste feste, ma tratterò solo di quella che a noi interessa maggiormente per risalire alle radici del fenomeno halloween e comprenderlo: la festa di Samahin.

La parola Samhain significa fine estate, una festa che veniva celebrata tra fine ottobre e i primi di novembre.

I Celti non avevano l’autunno come nel nostro calendario, per cui il passaggio da ottobre a novembre era, da loro, considerato il passaggio dall’estate all’inverno e poiché in quel periodo dell’anno la luce solare va via via diminuendo, erano convinti che la divinità delle tenebre e della morte prevalesse sulla divinità della luce.

Durante la diminuzione delle ore di luce e l’aumento delle ore di buio, i Celti credevano inoltre che le porte tra il mondo dei vivi e quello dei morti si aprissero permettendo alle anime dei defunti di tornare sulla terra nei luoghi dove erano vissute, alcune anche con sembianze di animali.

Si aprivano però anche le porte agli spiriti maligni, per cui coloro che festeggiavano usavano indossare maschere e ricoprire il corpo con pelli di animali, credendo in tal modo di poter nascondere la propria identità agli spiriti maligni.

La festa aveva inizio tre giorni prima di Samhain e terminava tre giorni dopo, quindi le celebrazioni duravano una settimana.

La partecipazione alle celebrazioni era obbligatoria per tutto il popolo, dal re all’ultimo dei servi, pena una maledizione che si credeva conducesse alla pazzia e alla morte.

I festeggiamenti erano caratterizzati da riti in onore del dio delle tenebre e della morte e si concretizzavano in atti orgiastici con uso di alcolici e una sorte di possessione dei corpi dei festeggianti da parte di quelle che venivano considerate le anime vaganti. Molti trascorrevano le notti in stato di trance, privi della propria coscienza, alcuni però avevano il compito di rimanere estranei a questa sorta di possessione –  per garantire la sicurezza durante i riti –  limitandosi a partecipare dall’esterno senza lasciarsi possedere dalle anime vaganti.

Durante i momenti di possessione si svolgevano anche divinazioni, rituali magici e incantesimi. I sacerdoti druidi realizzavano anche speciali amuleti che la gente doveva porre fuori dalle abitazioni o indossare per proteggersi dagli influssi degli spiriti maligni.

Uno di questi amuleti era costituito da una lanterna che veniva ricavata svuotando una rapa, incidendo in essa la forma di un volto umano e ponendo al suo interno una candela accesa, realizzata con il grasso degli animali sacrificati.

Da questa usanza del mondo celtico deriverà, secoli dopo, per gli irlandesi immigrati in America, la sostituzione delle rape con le zucche, diffusissime sul suolo americano e molto più grandi e spaziose delle rape. La zucca, infatti, non esisteva in Europa. È un ortaggio che l’Europa ha importato dall’America.

Tornando alla descrizione dei giorni di festeggiamento di Samhain tra i Celti, nelle case si lasciava un posto a tavola apparecchiato per il defunto che, in quelle notti, si credeva avrebbe desinato con i propri cari.

In quelle stesse notti i sacerdoti druidi passavano di casa in casa e ognuno doveva consegnare loro qualcosa dei propri averi, altrimenti veniva maledetto.

Tutto quanto fin qui descritto, culminava con il propiziarsi una divinità della fertilità chiamata Crom Cruach, sacrificando non solo animali, ma anche esseri umani. Le parole Crom Cruach si presentano in varie forme e possono essere interpretate in vari modi. In lingua gaelica[3] Crom significa “curvo”, piegato”, mentre Cruach ha diversi significati: sanguinoso, massacro, ecatombe o mucchio. Quindi Crom Cruach potrebbe significare (pietra) curva e insanguinata, testa dell’ecatombe o testa del mucchio (di grano). In genere era coperta d’oro e d’argento e intorno ad essa venivano collocate circolarmente dodici piccole figure di bronzo o dodici pietre.

Le vittime sacrificali, in genere, erano criminali riconosciuti colpevoli oppure, se questi scarseggiavano, si rimpiazzavano con vittime innocenti o all’occorrenza i druidi sacrificavano i loro stessi colleghi, come dimostrano ritrovamenti di resti che hanno confermato queste orribili pratiche finalizzate alla propiziazione della divinità per ottenere in cambio l’aiuto per vincere le battaglie quando si andava in guerra, per ottenere abbondanza di latte e grano o la guarigione di un alto personaggio ammalato[4].

Si narra che San Patrizio, nella sua opera di evangelizzazione dell’Irlanda avvicinandosi a un idolo Crom Cruach, alzasse il bastone pastorale e immediatamente si manifestasse il demonio che abitava nell’idolo di pietra. San Patrizio gli ordinò di tornarsene all’inferno e subito l’idolo cadde faccia a terra mentre le dodici pietre che circondavano l’idolo affondarono nella terra.

Sotto la regia di un druido, poteva avere luogo anche il rito del paiolo, cioè di un pentolone chiamato Gundestrup sul quale gli addetti tagliavano la gola ai prigionieri. Secondo il modo in cui il sangue colava nel paiolo, i druidi traevano i loro presagi e le loro divinazioni.

Era molto diffusa nel mondo celtico anche la divinizzazione degli animali maschi dotati di corna, specialmente dei cervi. La sua rappresentazione prendeva il nome di Cernunno. Negli elementi archeologici giunti fino a noi lo troviamo scolpito anche sui grandi pentoloni di Gundestrup. Cernunno era considerato il dio della virilità, della fecondità, della caccia, della guerra, dell’abbondanza, degli animali, della natura selvaggia ed era particolarmente legato ai cicli della natura e anche della morte e dell’oltretomba.

Oltre a essere una festa principalmente religiosa che si svolgeva nelle modalità sin qui descritte, Samhain era anche un’importante occasione di incontro tra tutte le tribù per discutere su argomenti di interesse comune quali ad esempio, iniziare o non iniziare una guerra, organizzare matrimoni tra gruppi diversi, stilare contratti commerciali. Contemporaneamente si rimpinzavano con noci, carne di maiale, birra o bevande alcoliche.

Dopo aver conosciuto che cosa era e come si svolgeva la festa di Samhain, cerchiamo di capire come sia giunta ai nostri tempi riproposta sotto le mentite spoglie di festa innocente e divertente.

A seguito della scoperta dell’America i primi immigrati irlandesi vi giunsero nel 1621. Trovandosi davanti a un forte presenza di protestanti che li avevano preceduti, i quali avevano abolito molte delle ricorrenze cattoliche, la festa di “Tutti i Santi” per gli immigrati irlandesi si trasformò in una festa di paese, priva di ogni riferimento religioso cattolico, legandosi strettamente ai valori contadini del tempo e finendo per celebrare l’abbondanza dei raccolti.

Questo processo favorì tra gli irlandesi la ripresa dell’antico uso celtico della lanterna, cominciarono a utilizzare non più la rapa ma la zucca assai diffusa sul suolo americano e molto più grande della rapa.

Le diverse comunità irlandesi organizzavano nella festa di “Tutti i Santi” giochi ed eventi pubblici, durante i quali si raccontavano storie di fantasmi, si ballava e si cantava insieme.

Fino alla prima metà del XIX secolo, in America del nord, halloween conservò questa dimensione ludica e aggregativa.

La ritualità dei tempi odierni non era ancora celebrata.

A seguito di una grave carestia sopraggiunta nel 1845 che durò vari anni, dovuta alla distruzione dei raccolti di pomodori e di patate che era la coltivazione su cui allora si reggeva quasi completamente l’economia dell’Irlanda, vi fu intorno al 1850 un nuovo grande flusso migratorio di Irlandesi in America, e tra la fine del 1880 e inizio del 1900, il modo più comune per celebrare la festa di “Tutti i Santi” divenne quello di organizzare party.

«Privata o pubblica, questa festa era presentata come un innocuo momento di svago, anche se, con ingannevoli richiami a un mondo ultraterreno pauroso, la festa cominciò ad assumere una connotazione sempre più esoterica.

Tra le giovani donne in maniera subdola, apparentemente innocente, venne diffusa la credenza che in quella notte fosse possibile, attraverso strani incantesimi, conoscere il nome o l’aspetto del proprio futuro marito»[5].

Per la prima volta nel 1911, un giornale di Kingston (Ontario) pubblicò un articolo nel quale si parlava di alcuni bambini che, travestiti, avevano passeggiato per le vie della città.

A partire dagli anni 30 alcune aziende americane, cominciarono a produrre, su scala industriale, abiti e costumi per halloween, acquistati dai cittadini all’interno dei supermarket e dei negozi per bambini.

I personaggi più utilizzati erano (ma a tutt’oggi sono) vampiri, zombie, lupi mannari, fantasmi, scheletri e streghe.

«Negli anni tra il 1920 e il 1930, la festa divenne sempre più un intrattenimento per tutti; venivano organizzate parate cittadine e spettacoli nelle piazze.

Però mentre si svolgevano i festeggiamenti notturni, iniziarono a verificarsi atti vandalici e furti, che crearono allarme nell’intera comunità.

Per arginare questo fenomeno e far sì che halloween evolvesse in una festa rivolta soprattutto ai giovani passarono alcuni anni.

In seguito al forte incremento delle nascite, avvenuto negli anni 50, gli organizzatori fecero sì che i festeggiamenti si spostassero dalle piazze alle aule scolastiche e alle case private, perché anche i bambini potessero essere massicciamente coinvolti.

Proprio grazie a questa evoluzione della festività, si diffuse negli Stati Uniti l’usanza di mandare i bambini e i ragazzi di casa in casa coinvolgendo in tal modo tutte le famiglie e l’intera comunità alla festa, chiedendo semplicemente di regalare loro dolcetti o caramelle. Ai bambini fu insegnato che quando gli veniva aperta la porta avrebbero dovuto dire trick-or-treat.

Cosa significa trick-or-treat?  Tradotto letteralmente dall’inglese vuol dire “trucco o divertimento” e in italiano è espresso con i termini “dolcetto o scherzetto”: vi è nascosto il significato originario di “sacrificio o maledizione”,[6] che rievoca l’antico obbligo per i Celti di dover lasciare offerte ai sacerdoti druidi nelle notti di Samhain.

Lo “scherzetto”, per coloro che non volevano sacrificare niente dei propri averi, era appunto la maledizione. Alcuni fanno risalire l’espressione trick-or-treat a un’usanza del periodo medievale quando durante la notte di “Tutti i Santi”, i mendicanti, passavano di casa in casa chiedendo offerte. A chi faceva l’elemosina veniva fatta una promessa: “Pregherò per i tuoi defunti!”. Tuttavia l’indole ricattatoria dell’espressione usata: “dolcetto o scherzetto”, rende certo il legame con la prassi minacciosa dei sacerdoti druidi. Senza dubbio, quindi, per il mondo dell’occulto la reale domanda, da molti banalizzata o ignorata, è: “offerta o maledizione?”.

Questa mescolanza di folklore e credenze, religione e superstizione, negli anni è divenuta una delle principali festività statunitensi.

Nasce, così, la falsa “antica tradizione”, a marchio USA!

In realtà, stiamo parlando di una festa che nelle modalità in cui viene celebrata oggi, è abbastanza recente e che, nell’intenzione degli organizzatori, doveva divenire accattivante e coinvolgere il maggior numero di persone possibile.

Un’operazione “paganeggiante” perfettamente riuscita, grazie all’imponente impiego della pubblicità, dei mezzi di comunicazione di massa e alla spinta fornita dagli interessi finanziari di innumerevoli grandi aziende.

Proprio a causa dei crescenti interessi in ballo … i mass-media, ben preparati, sono stati attenti a presentarla come una ricorrenza laica, scevra da qualsiasi elemento religioso, ma non è così.

Il significato è religioso, ma di una religione pagana.

Se questo significato fosse conosciuto in modo chiaro –  essendo un’offerta di prodotti rivolta a bambini e adolescenti, veri protagonisti principali e consumatori finali – vi sarebbe il crollo degli introiti per molte multinazionali in quanto un genitore, se conoscesse tutti i riti sottaciuti, nascosti alla maggior parte della gente, difficilmente sarebbe disposto a regalare maschere orrifiche o mandare in giro di notte i propri figli.

Probabilmente si troverebbe ben poco da “festeggiare”, decretando la fine di questa illusoria celebrazione magico – commerciale»[7].

Ci chiediamo come sia stato possibile che, nel giro di quattro decenni, in un paese di tradizione cattolica come l’Italia, halloween abbia assunto le dimensioni e la popolarità attuali?

In Italia, come in molti altri paesi occidentali, halloween è stato proposto al vasto pubblico principalmente attraverso il cinema.

«Era il 1978 quando nelle sale cinematografiche fu proiettato il film “Halloween – La notte delle streghe”, diretto da John Carpenter.

La trama del film è di per sé paurosa e violenta, carica di una atmosfera cupa e angosciante, incentrata tutta sulla psiche malata di un serial killer, nella città di Haddonfiled, Illinois.

La scena iniziale si apre con una filastrocca che introduce alla macabra atmosfera di halloween:

Malocchio e gatti neri, malefici misteri

il grido di un bambino bruciato nel camino

nell’ occhio di una strega, il diavolo s’annega

e spunta fuori l’ombra: l’ombra della strega!

La vigilia d’Ognissanti han paura tutti quanti:

è la notte delle streghe!

(Chi non paga presto piange!).

Nelle strofe successive, un bambino di sei anni, Michael Myers, accoltella e uccide la sorella maggiore durante la notte di halloween.

Da allora, Michael viene internato in un ospedale psichiatrico sotto l’osservazione dello psicologo Samuel Loomis.

Trascorsi però 15 anni, di nuovo nella notte di halloween, Michael riesce a fuggire e ritorna nella sua città, dove in poco tempo uccide i tre amici di una baby-sitter di nome Laurie.

Quest’ultima, quarta vittima designata, riesce a sfuggirgli grazie al dottor Loomis che dopo aver inseguito e rintracciato il suo ex paziente, riesce a impedire l’assassinio della ragazza, sparando sul folle numerosi colpi di pistola, in direzione del cuore e della testa. Il serial killer, appena colpito a morte, cade dal balcone, ma quando il dottore si affaccia a guardare, il suo cadavere è scomparso.

Quel film ebbe un così grande successo per cui dal 1978 ad oggi ne sono stati prodotti una decina tra sequel e prequel.

Unica costante, comune a tutti, è la descrizione della violenza e del terrore che si scatenano durante la notte di halloween.

Attraverso quel film scellerato, la conoscenza di halloween si è diffusa in modo inarrestabile in tanti Paesi, compresa l’Italia.

Negli anni seguenti l’uscita del film, le grandi multinazionali dell’intrattenimento hanno pensato di spingere ulteriormente l’evento…

I media e le testate giornalistiche hanno evidenziato, in modo martellante, con settimane di anticipo, l’arrivo del fatidico 31 ottobre, notte in cui si è quasi obbligati dall’insistente pubblicità, a dover festeggiare halloween.

Banale dirlo, ma grazie a questa strategia di marketing,  anche in Italia, in pochi anni, halloween si è traformato – da evento misconosciuto qual era  – ad uno degli appuntamenti più noti e seguiti dal pubblico giovanile.

Come, come si sa, i ragazzi – per lo più per inesperienza –  troppo facilmente si lasciano abbindolare, molto facilmente, da ciò che è di moda senza chiedersi se, sotto l’apparenza ludica, non si nasconda, purtroppo, qualcosa di pericoloso»[8].

Il fenomeno mostruoso di halloween a confronto con la bellezza di Dio

Noi sappiamo che Gesù è Dio, ed essendo Dio è la Verità, la Bontà, la Bellezza e la sua Mamma lo riflette pienamente! Guardando la loro bellezza e innamorandosene, non si riesce, se non con una grande difficoltà, a guardare anche per un solo istante halloween.

Halloween di fatto non propone niente di vero, niente di buono e non mostra niente di bello. Di conseguenza non mi sento aiutato ad essere più vero, più buono e a percorrere un cammino di bellezza e questo mi preoccupa dal momento che mi è stato insegnato che è la Bellezza che salverà il mondo. Il papa San Paolo VI quando intervenne al Congresso Mariologico del 1975, affermò, ripetendo quello che altri avevano già detto prima di lui: “Solo la bellezza salverà il mondo”, quindi è vero anche il contrario e cioè che la bruttezza manda il mondo in perdizione anche perché il bello è uno con il buono e con il vero e l’uno si risolve nell’altro. Halloween “imprime quanto meno la bruttezza. E imprimendo nei bambini la bruttezza, il gusto dell’orrido, del mostruoso, del macabro, del demoniaco messo allo stesso livello del bello, li orienta in qualche modo al male. Orientare alla bruttezza vuol dire infatti orientare in direzione opposta a ciò che è buono e a ciò che è vero e quindi orientare in opposizione a Dio perché in definitiva Dio, Gesù Cristo sono l’unico vero, l’unico buono e l’unico bello.

In Paradiso, dove regna la sola bontà, tutto è bello. All’Inferno, dove si respira solo odio, tutto è brutto. I bambini hanno bisogno di bellezza, non di bruttezza, perché hanno bisogno di bontà, non di cattiveria. Ed è quella bellezza che porta a Dio che li aiuta a discernere tra ciò che è buono e ciò che invece è cattivo e porta al nemico di Dio.

Questa è la pericolosità di halloween che mette veramente in una condizione disumana. Pensare di potersi illudere con ciò che è brutto, orrido, macabro, demoniaco e quindi con ciò che è orientato al cattivo e al falso è da folli, soprattutto se questo poi lo si fa nei confronti dei bambini che sono gli esseri umani più malleabili, più vulnerabili, più fragili.

L’atteggiamento nei confronti della festa di halloween per analogia che vale quello che vale, può essere paragonato all’atteggiamento in occasione della festa del Natale. A Natale c’è una minoranza, sempre in diminuzione, che lo festeggia in rapporto a Gesù Cristo, nel desiderio, nella fede, nella memoria e nell’amore per Gesù e c’è una maggioranza, sempre in crescendo che lo festeggia invece nell’aspetto meramente consumistico che con il Natale non c’entrano proprio niente.

Analogamente halloween è caratterizzato da una minoranza in crescendo che lo festeggia intenzionalmente in rapporto a Satana e c’è una maggioranza che lo vive invece come momento di diversione, di evasione, di divertimento. Questi ultimi possono benissimo obiettare: «Ma a me queste cose di occultismo, di satanismo, ecc. non interessano, io non festeggio per questo, lo faccio solo per divertirmi, per me è un carnevale e stop». Nonostante le tante (per così dire) “buone intenzioni” professate, è comunque innegabile che halloween celebri di fatto l’orrido e il macabro, componenti caratteristiche e proprie del mondo oscuro del satanismo e della stregoneria.

Ora questo elemento è tutt’altro che trascurabile perché va a toccare uno dei punti fondamentali dell’essere e del vivere dell’uomo predisponendolo, senza che egli se ne renda conto, all’accoglienza di proposte negative, occulte, esoteriche, favorendo questo indirizzo culturale.

Riporto alcune considerazioni e alcuni esempi pratici che dovrebbero far molto riflettere chi continua, non solo a sostenere che halloween è un gioco innocente, ma persino accusa di oscurantismo chi ne mette in rilievo la forte valenza negativa.

La stregoneria antica e la neostregoneria dei nostri tempi, che si è organizzata addirittura come movimento con il nome di Wicca, per le celebrazioni dei propri riti, segue le stesse date fondamentali che seguiva il mondo pagano celtico[9]. Tra di esse c’è appunto la ricorrenza di Samhain, nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre, considerata la festa principale, quella che dà il via al calendario delle celebrazioni, al nuovo anno della magia. Inoltre questo stesso calendario è stato fatto proprio anche dai satanisti. Essi però aggiungono anche tutte le notti tra il sabato e la domenica –  per dissacrare la domenica considerata festa dei cristiani –, le vigilie di numerose feste e memorie cattoliche e le notti che precedono ogni festa, solennità o memoria in onore della Beata Vergine Maria. Sta di fatto comunque che anche per i cultori di satana, la principale festa nel calendario delle celebrazioni, quella che per loro è l’inizio dell’anno satanico, è halloween.

Bisogna poi tener ben presente che molte testimonianze attestano come la ricorrenza di halloween, incluso il periodo di tempo che la prepara, sia di fatto per alcuni giovani, un momento privilegiato di contatto con il mondo dell’occulto attraverso una massiccia propaganda mediatica, soprattutto in rete. Il rischio ulteriore è finire nel giro di realtà settarie o comunque legate al mondo dell’occultismo, con conseguenze anche gravi non solo sul piano spirituale, ma anche sul piano dell’integrità psicofisica.

Che halloween sia un mezzo attraverso il quale viene promossa la conoscenza e la pratica dell’esoterismo tra i piccoli, potremmo portare molti esempi.

Uno fra i tanti è quello che è accaduto lo scorso anno in varie scuole italiane nelle quali è stato proposto questo “gioco” nei giorni che hanno preceduto il 31 ottobre: «Disegnare (con pennarelli cancellabili) un cerchio sul pavimento; disegnare una stella a cinque punte nel cerchio; chiudere le finestre perché non vi sia luce e fare il girotondo con i propri compagni di classe. A chi gira la testa perde. Quando uno si ferma, prima di rigiocare deve ripetere in coro la filastrocca: Periculum in mora, periculum in mora”». Il cerchio con la stella a cinque punte, il gesto di girare intorno al cerchio tenendosi per mano, pronunciare determinate parole in una lingua sconosciuta (certamente il latino per i bambini delle scuole elementari è sconosciuto), sono tutti elementi tipici dei rituali della stregoneria. In particolare le parole: “Periculum in mora, periculum in mora” vogliono significare: “pericolo/danno da ritardo” come a dire: “C’è un danno, ci sia un male se non riprendiamo a fare il girotondo”. E da chi dovrebbe venire questo danno? Dalle “entità evocate”. I bambini sono quindi iniziati inconsapevolmente a un rito di stregoneria.

Mentre assistiamo – in varie nazioni di antica cristianità, tra cui l’Italia – al tentativo ricorrente di eliminare i Crocifissi dai luoghi pubblici e, in prossimità del Natale, addirittura al divieto di allestire nelle scuole il Presepe e di rappresentare il messaggio spirituale del Natale (o comunque alla proibizione di nominare il nome di Gesù durante le recite natalizie, quasi fosse una bestemmia), nelle medesime strutture scolastiche spesso si promuove o più precisamente si impone e si celebra halloween che, come abbiamo dimostrato, ha le sue radici in una religione pagana, con una componente altamente nefasta e funesta. Nella sua ritualità, infatti, erano introdotti non solo sacrifici di animali, ma anche di esseri umani.

Un altro esempio che vi porto è dei giorni scorsi. In una scuola di prima elementare, la maestra di italiano ha consegnato a tutti i bambini un foglio sul quale ha stampato una poesia. Ha invitato i bambini a incollare sul quaderno quel foglio e poi a imparare a memoria la poesia. La mamma di uno di quei bambini, che fa un cammino di fede, quando si è visto arrivare a casa suo figlio con quella poesia sul foglio incollato sul quaderno, ha deciso di non mandare il bambino a scuola il 31 ottobre, giorno in cui la maestra di italiano avrebbe chiesto ai bambini di declamare la poesia. Il testo è il seguente:

Filastrocca della paura

Nel bel mezzo della notte oscura

Ecco senti arrivare la paura.

Le ombre sulle pareti sono mostri orribili.

Sotto le coperte vedi figure terribili.

Alla porta del tuo cuore comincia a bussare.

Forza, chiudi gli occhi e lasciala andare.

Lasciati guidare dai pensieri vellutati.

Fatti cullare dai sogni zuccherati.

Inclina poi la testa di qua e di là.

Vedrai che la paura presto svanirà.

Passiamo a Foggia. Sentite che annuncio alcuni giorni fa è stato dato circa un nuovo spettacolo teatrale de “Il Teatro della Polvere”.

«Invitiamo voi, anime sensibili, coraggiose e vicine all’occulto a partecipare al nostro rituale (nella speranza che tutto vada per il meglio). Lo spettacolo va in scena il 31 ottobre e il 1° novembre ed è riservato a 15 spettatori alla volta. Tre repliche previste, con ingressi alle ore 20.00, 21.00 e 22.00. Così viene descritto dagli organizzatori: una presenza infesta il Teatro di via Nicola Parisi. Ha una storia da raccontare. In cerchio, dita contro dita, si cercherà di rievocare lo spirito per conoscere la sua storia. Quale terribile segreto nasconde? Ma le cose prendono un’altra piega e, insieme a lui, altre anime inquiete si manifesteranno, ognuno con la propria verità, per dare voce e corpo alla storia della protagonista di una antica leggenda foggiana.

“La seduta spiritica nasce da due desideri: il primo è d’interagire col pubblico e dar loro modo di modificare e partecipare direttamente alla storia; il secondo è quello di diffondere un po’ della nostra cultura popolare antica” spiega la regista Anna Laura d’Ecclesia. Una storia orrorifica inedita, ma con qualche traccia del passato, che possa lasciare nei cuori dei nostri spettatori un’impronta di quello che siamo e che siamo stati, e che, seppur morti, hanno ancora molto da dire, da rimpiangere e da sognare. I deboli di cuore e di spirito si tengano lontani, per la loro tranquillità: invitiamo solo anime forti e rispettose”, conclude. “Gli spiriti non vanno mai disturbati, bensì aiutati a trovare la pace. E il nostro pubblico li condurrà verso la luce, in un modo o nell’altro”. Gli spettacoli saranno riservati ai soli soci del Teatro della Polvere (per partecipare è necessario tesserarsi). Prenotazione obbligatoria».

Per i cultori del maligno è motivo di grandissimo compiacimento che le menti e i cuori di tanti bambini, adolescenti, giovani e di non pochi adulti, anche se per gioco e divertimento, nei giorni e nelle settimane di ottobre che precedono il 31 ottobre, siano messi in collegamento con questa religione pagana senza che ne siano consapevoli e che quindi siano messi in comunione nel medesimo tempo con l’irrisione beffarda che il nemico del genere umano ispira alle menti degli uomini nei confronti del momento più importante e decisivo dell’esistenza di un essere umano che è quello del suo trapasso.

Pochi sanno, inoltre, che i cultori di Satana, nei perversi riti da essi realizzati in suo onore, in tutto il mese di ottobre e nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre, considerano donate a loro le “energie” di tutti coloro che, sia pure per gioco, stanno evocando il mondo delle tenebre. Per i seguaci del maligno è motivo di grande soddisfazione che tanti bambini, adolescenti, giovani e adulti, nel mese di ottobre e nella notte tra il 31 e il 1° novembre siano orientati non alla meravigliosa luce e bellezza di Dio, ma in qualche maniera al mondo del male. I seguaci del maligno sono convinti che in tal modo si rafforza il potere di satana nella società e in essi stessi.

Questo non vuol dire che quelli che festeggiano halloween avranno certamente tutti delle esperienze di particolare disturbo da parte del demonio, ma potrebbe renderli più vulnerabili nei confronti della sua attività straordinaria qualora fossero coinvolti in autentici rituali come sedute spiritiche o il “gioco” del girotondo intorno a un cerchio e una stella tracciati sul pavimento al buio e dicendo nel medesimo tempo determinate parole in latino come precedentemente descritto. Circa questi rischi, uno psicoterapeuta cattolico con il quale ho condiviso alcune considerazioni su halloween, mi ha scritto: «Grazie, carissimo padre Francesco, delle condivisioni, che personalmente vorrei portare nelle scuole (primarie e secondarie) dove, sicuramente, c’è più bisogno di sensibilizzare gli insegnanti/educatori e gli stessi genitori, i quali a volte sottovalutano tale fenomeno addirittura minimizzandolo. Sono convinto che ci dobbiamo spendere di più per contrastare questa pericolosissima deriva, che miete molte vittime, soprattutto tra i giovani. Io stesso come medico ho visto dei disturbi psichici, anche gravi, insorti dopo la partecipazione a festicciole, dove per superficialità (dabbenaggine!) e ignoranza si incorre in pratiche di divinazione, aprendo la strada all’attività demoniaca straordinaria. In alcuni casi particolari, avvenuti nelle scuole pubbliche durante l’orario di lezione (incredibile dictu) ho sollecitato i genitori a sporgere denuncia al Provveditorato».

Don Aldo Buonaiuto, animatore generale del Servizio Anti Sette dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, da anni schierato con decisione nel combattere il fenomeno halloween, in un articolo sul quotidiano online InTerris di lunedì 28 ottobre 2019 dal titolo: “Halloween attenzione alle zucche vuote”, ha dichiarato:

«… Per gli operatori delle tenebre non importa la consapevolezza di chi si presta a questa mascherata. Per loro, cosciente o no, chiunque partecipi direttamente o indirettamente alle celebrazioni di oscure presenze, minimizzate sotto mentite spoglie, corrisponde pur sempre a una vittoria del maligno al quale si rende onore pur senza (spesso) saperlo. …

Facciano attenzione i genitori a quale porta bussano i loro figli. E i mass media riflettano su quali messaggi diffondere prima di dover piangere vittime e feriti di rituali satanici e di giochi horror come quello giustamente sventato dalle forze dell’ordine alla periferia di Milano. … Nelle città da secoli si prega nei Santuari per la “buona morte”, al contrario halloween si fa gioco (con la scusa di esorcizzarlo) del senso sacro e del passaggio alla vita eterna.

E così è tutto un rimbalzare multi-mediatico di vampiri, zombi, pipistrelli, mostri e fantasmi, come se tra il mondo e l’aldilà esistessero e andassero omaggiate delle figure a loro modo metafisiche che, sotto sembianze di spiriti, turbano i sogni e la vita delle “persone perbene”. Insomma per duemila anni sono bastati i Santi e gli Angeli custodi, adesso c’è bisogno, per qualcuno ben informato, delle banalità volgari e diaboliche di una falsa ricorrenza creata e propagandata a uso e consumo del più squallido consumismo di riporto.

Quando si parla di crisi educativa, si immaginano edifici scolastici fatiscenti e abbandono delle aule. Eppure a forza di rendere liquido il pensiero corrente, si finisce per trasformare le nuove generazioni in spugne che assorbono tutto il veleno prodotto dagli adulti. La zucca va bene per cucinare il risotto, per favore in testa mettiamo le buone idee»[10].

In un altro articolo su halloween, pubblicato il 30 ottobre 2019 dall’Agenzia SIR della Conferenza Episcopale Italiana, don Paolo Morocutti, docente di psicologia generale e di teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore ed esorcista ha tra l’altro dichiarato: «Del resto, è tipicamente diabolico minimizzare, declassare e ridicolizzare un fenomeno additandolo come innocuo quando invece non lo è affatto. Tutto ciò richiama la comunità cristiana ad affrontare un serio allarme educativo, una vera e propria battaglia, e l’arma principale è l’evangelizzazione delle coscienze per ripristinare, soprattutto nei giovani, un umanesimo cristiano votato alla cultura del bello e del vero»[11].

Si consideri poi il fatto assai inquietante registrato in alcune zone del mondo dove all’avvicinarsi di halloween vengono costantemente segnalate misteriose scomparse nel nulla di bambini, segno evidente che vengono rapiti per essere poi sacrificati nei riti satanici della notte di halloween da parte di alcuni che vogliono imitare, replicare e continuare i sacrifici umani del mondo pagano celtico per ingraziarsi gli spiriti maligni nei propri affari. Attenzione: non sono solo satanisti a realizzare tali nefandi riti, ma anche persone che non sono direttamente coinvolte nel giro del satanismo. E tali infami ed efferati delitti sono “protetti”, per così dire, da grandissime misure precauzionali, tanto che la possibilità, per coloro che li mettono in atto, di essere colti in flagrante sono molto ridotte. Essi infatti si sentono salvaguardati dalla copertura scrupolosissima di persone situate in posizioni di altissima autorità e potere nella società. Questo è il motivo per cui tali atroci delitti, a differenza di quelli commessi dal satanismo improvvisato giovanile, non vengono mai scoperti e non giungono mai alla ribalta dei mass-media.

Senza dire poi delle gravidanze nascoste e preordinate in modo che il parto avvenga proprio quella notte. In alcune sette i bambini nel grembo materno, con il consenso della mamma da tempo preparata dai capi e da altri membri della setta, vengono tirati fuori con taglio cesareo e offerti al demonio durante il rito in suo onore.

In occasione di halloween sono inoltre sempre più segnalate manifestazioni volutamente e gravemente offensive nei confronti della fede cristiana, come ad esempio quel che è avvenuto in una grande discoteca di Roma dove è stato esibito per tutta la notte di halloween un fantoccio che rappresentava un sacerdote con clergyman e colletto bianco, appeso per i piedi, con la testa in giù. Su internet inoltre si possono acquistare – in prossimità della festa di halloween – vestiti di suora macchiati di sangue e corredati da crocifissi, stole, casule e abiti sacerdotali strappati, associati a maschere di volti di sacerdoti simili a quelli di zombi.

Lo scorso anno su un quotidiano laico, che è il più venduto in Italia, un sacerdote aveva scritto un lungo articolo nel quale attaccava in un modo virulento e ingiusto i sacerdoti che mettono in evidenza la valenza negativa della festa di halloween accusandoli di oscurantismo e addirittura di essere fomentatori della religione della paura. Alla luce di quanto abbiamo sin qui illustrato, la religione della paura non è certamente identificabile in chi mette in rilievo la valenza negativa di halloween, ma nell’esoterismo e in tante religioni pagane che oggi tornano in auge, mascherate –  come nel caso del fenomeno halloween – da una «malefica alleanza tra consumismo e fascinazione dell’occulto»[12].

Ebbene il giorno dopo la pubblicazione di quell’articolo si venne a sapere che nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre in una chiesa della stessa città dove risiedeva proprio quel sacerdote, era accaduto un fatto gravissimo, documentato con tanto di foto scattate durante la serata.

La Curia di quella città aveva affidato a un’associazione alcune chiese cosiddette museali, cioè chiese aperte al culto solo la domenica, e che negli altri giorni della settimana sono aperte a visite culturali. Quell’associazione aveva il compito di organizzare le visite.  Ebbene i responsabili di quell’associazione, senza ovviamente preavvisare né la Curia né il rettore di quella chiesa, organizzarono la festa di Halloween in una di quelle chiese. Le immagini che vi sto per mostrare sono eloquentissime, parlano da sole. Lo stesso quotidiano che aveva riportato l’articolo del sacerdote favorevole ad Halloween, non fece parola alcuna della dissacrazione e profanazione di quella chiesa e il sacerdote si guardò dal bene dal commentare nei giorni seguenti il fatto sui giornali.

Ci chiediamo davanti a queste manifestazioni della festa di halloween in cui si giunge a profanare e dissacrare una chiesa aperta al culto, chi sono i veri oscurantisti? Quelli che mettono in comunione i bambini e le nuove generazioni con la bellezza, la bontà e la verità di Dio che si contempla nei Santi oppure piuttosto coloro che insegnano loro, sotto forma di gioco, le oscure pratiche del rinascente mondo celtico pagano e del mondo dell’esoterismo e della stregoneria e giungono persino a farlo profanando le chiese cattoliche?

Chi sono i veri oscurantisti: coloro che preferiscono investire sulla bellezza del messaggio cristiano, degli eroi di Dio e fanno conoscere alle nuove generazioni i grandi benefattori dell’umanità che sono i Santi, la vita e le opere meravigliose da essi compiute, oppure coloro che addestrano le nuove generazioni alla cultura della morte, dissacrano i simboli della fede cristiana, esaltano le tenebre e il male?

Chi sono i veri oscurantisti? Quelli che invitano a ispirarsi agli esempi dei Santi, ad affidarsi alla loro fraterna e amorevolissima intercessione presso Dio, conducono i ragazzi e i giovani nei luoghi dove quei Santi sono vissuti o dove sono custoditi i loro resti mortali oppure coloro che offuscano le menti delle nuove generazioni con un grigio che fa sembrare tutto innocuo?

Il dovere dei genitori, degli educatori, dei mass media cristiani e di noi sacerdoti è quello di impegnarci intensamente nelle parrocchie e nelle scuole affinché emerga l’evidente componente anticristiana di questo fenomeno, senza il timore di essere etichettati come bigotti ma avendo sempre come bussola del proprio agire quotidiano il radicamento nella Verità. E nel medesimo tempo valorizzare la festa di Tutti i Santi, così come la luce è la bella alternativa al buio: rilanciare tra le nuove generazioni gli splendidi volti dei Santi invece delle orride maschere degli zombie.

E’ consolante e riempie il cuore di gioia il fatto che nella sera e nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre in alternativa ad halloween, sempre più parroci organizzino iniziative varie, quali veglie di preghiera nelle chiese, processioni dei Santi, rappresentazioni della vita dei Santi nelle sale parrocchiali, ore di adorazione del Santissimo Sacramento in riparazione e varie altre proposte orientate alla sensibilizzazione cristiana della celebrazione della festa di Tutti i Santi in particolare tra i bambini e i giovani, riparando e sostituendo l’aberrante esaltazione e celebrazione dell’occultismo e del demoniaco proposto da halloween.

La storiella di Jach o’lantern

L’usanza di tagliare una zucca a forma di faccia spaventevole lungo il tempo si è legata anche a una storiella, quella di Jack o’lantern, detto anche Jack il tirchio. Questi era un fabbro irlandese imbroglione che passava le giornate al pub a giocare a dadi, senza mai impegnarsi in qualcosa, nella vita, che fosse a fin di bene. Un giorno giunse persino a vendere l’anima al diavolo per pagare i suoi debiti di gioco.

Quando, tempo dopo, venne il diavolo a reclamare quanto gli spettava di diritto, Jack chiese al diavolo di poter bere un ultimo bicchiere, e poiché, come sempre, non aveva soldi, il diavolo accettò di trasformarsi in una moneta per permettergli di pagare. Jack, anziché ordinare da bere, ripose velocemente la moneta nel borsello, insieme ad una croce d’argento che impediva al demonio di ritrasformarsi. Fu con questo astuto trabocchetto che riuscì ad ingannarlo e costringerlo a scendere a patti. Ottenne di poter vivere per altri 10 anni. Sprecò, però, tutto il suo tempo nella solita dissoluta vita, e quando, trascorsi due lustri, il diavolo venne di nuovo, Jack gli chiese di salire per lui su un albero e raccogliergli un’ultima mela da mangiare prima di morire, poi lo bloccò sulla pianta incidendo una croce nella corteccia. Con questa ulteriore astuzia ottenne di essere lasciato in pace dal diavolo, che promise di rinunciare per sempre alla sua anima. Alla morte naturale, che inevitabilmente sopraggiunse, si presentò alle porte del paradiso, ma San Pietro non poté lasciarlo entrare, perché in tutta la vita non aveva mai fatto una sola cosa onesta o caritatevole. Venne, di conseguenza, spedito all’inferno, dove il diavolo, tenendo fede al patto con lui stipulato tempo addietro e risentito degli inganni subiti, non volle accettarlo dicendogli di tornarsene da dove era venuto.

Jack sarebbe stato costretto a vagare per sempre alla ricerca di un luogo che lo ospitasse per l’eternità, ma la strada era buia quindi chiese almeno una luce per vedere il proprio cammino Il diavolo gli gettò un tizzone ardente. Jack lo infilò in una rapa per farne una lanterna. Da allora egli vaga per il mondo con quella lanterna ricavata da una rapa.

Da tale storiella risale la tradizione di costruire lanterne ricavate inizialmente dalle rape successivamente sostituite da zucche. Come accennato in precedenza, dopo l’immigrazione negli anni seguenti al 1846 degli irlandesi in America a seguito della gravissima carestia del 1845-1846, essi cominciarono a usare zucche che sul suolo americano – oltre che più facile da reperire rispetto alle rape – sono anche più morbide e comode da intagliare.

La leggenda di Jack ò lantern si pensa sia nata a seguito dell’antica usanza sull’isola irlandese di porre sulla soglia delle case rape illuminate a mo’ di faccia orribile per non far avvicinare le anime erranti cattive e gli spiriti maligni.  Esse sarebbero quindi servite anche per incutere timore e cacciare via l’anima vagante di Jack o lantern che in quella notte si avvicinava alle case.

 

La commemorazione di Tutti i Defunti il 2 novembre

La commemorazione di “Tutti i Defunti” –  il giorno dopo la festa di “Tutti i Santi”  –   si impose da sé, quando il popolo di Dio, spontaneamente iniziò a ricordare i propri defunti il giorno seguente quello di “Tutti i Santi”.

L’istituzione ufficiale della Commemorazione dei Defunti è dovuta all’abate di Cluny, San Odilone, verso la fine del secolo X, dapprima nei monasteri francesi cluniacensi e in seguito in tutta l’Europa cattolica. Secondo lo storico Bérault Bercastel[13], il Santo fu spinto da una rivelazione:

«Ecco come la cosa è riferita dagli storici: mentre il santo abate governava il suo monastero in Francia, viveva un pio eremita in una piccola isola sulle coste della Sicilia. Un pellegrino francese che ritornava da Gerusalemme, da una tempesta fu gettato su quello scoglio. L’eremita che andò a visitarlo, gli domandò se conosceva l’abbazia di Cluny e l’abate Odilone. “Certamente, rispose il pellegrino, li conosco e mi glorio di conoscerli; ma voi, come li conoscete? E perché mi fate questa domanda?”. “Odo spesso, replicò il solitario, gli spiriti maligni lamentarsi delle pie persone che, con le loro preghiere ed elemosine, liberano le anime dalle pene che soffrono nell’altra vita; ma particolarmente si lamentano di Odilone, abate di Cluny, e dei suoi religiosi. Quando dunque sarete arrivato nella vostra patria, in nome di Dio vi prego a esortare quel santo abate e i suoi monaci a raddoppiare le loro buone opere in favore delle povere anime”.

Il pellegrino si recò all’abbazia di Cluny e fece la sua commissione. Perciò sant’Odilone ordinò che in tutti monasteri del suo istituto, ogni anno si facesse, il giorno dopo “Tutti i Santi”, la commemorazione di “Tutti i Fedeli Defunti”, sin dalla vigilia recitando i Vespri dei Defunti e l’indomani il Mattutino, suonando tutte le campane e celebrando per i Defunti una Messa solenne. Si conserva ancora il decreto che, nell’anno 998, fu fatto a Cluny, tanto per quel monastero quanto per tutti gli altri (monasteri) dipendenti»[14].

La missione assunta da Odilone nella Chiesa venne specificata da papa Benedetto VIII che, nella Bolla papale del 1° settembre 1016, così la descrive: «Servire Iddio, permettere di aderire a Dio, pregare, celebrare la Messa per i vivi e defunti, prender cura degli ospiti e dei poveri, fare l’elemosina»[15].

La festività, chiamata originariamente Anniversarium Omnium Animarum, apparve per la prima volta, nell’Ordo Romanus[16] del XIV secolo; venne poi definitivamente rinominata: Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum (Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti) solo qualche secolo più tardi.

[1] “Halloween attenzione alle zucche vuote”, articolo di don Aldo Buonaiuto sul quotidiano online InTerris di lunedì 28 ottobre 2019.

[2] La festa di Imbolc che significa in grembo, riferito alla gravidanza delle pecore, si celebrava l’1 febbraio. Imbolc era una festa legata alle pecore da latte e all’allungamento della durata della luce del giorno e per indicare tale allungamento della luce era tradizione accendere lumini e candele. In quella festa veniva celebrata anche una dea chiamata Brigid. La festa di Beltane, il fuoco luminoso, associato alla divinità, Belenus, dio del sole e della guarigione, celebrava il momento della semina tra fine aprile e i primi di maggio. La festa del dio Lugh detto anche Lughnasadh o Lammas si celebrava tra fine luglio e i primi di agosto corrispondeva al momento del raccolto (leggi anche la nota n. 9).

[3] Lingue celtiche parlate nelle isole britanniche.

[4] Il 1° agosto 1984 a Lindow Moss, nella contea di Cheshire (pronuncia: Cesciair) venne ritrovato il corpo mummificato di un uomo. Gli studi scientifici hanno stabilito che quell’uomo era morto intorno al II secolo a.C. e che all’epoca della morte doveva avere tra i venticinque e i trent’anni. Di peso medio e dotato di una corporatura massiccia, sebbene priva della muscolatura accentuata tipica dei guerrieri, aveva le mani lisce, non callose, di chi apparteneva ad un’alta classe sociale. Se il corpo offriva vari indizi riguardo alla vita di quell’uomo, straordinaria fu la prova delle modalità della sua morte. Portava infatti evidenti i segni di un assassinio rituale. Sul suo corpo non vi erano tracce di lotta, e gli studiosi conclusero che era stato tramortito con due colpi in testa ed in seguito dissanguato con un’incisione alla carotide. Sino al momento della sua orribile morte, aveva goduto di perfetta salute. In base allo studio dei suoi resti si ritiene che sia un druido, quindi un membro della casta sacerdotale pagana dei Celti, la quale presiedeva alla vita spirituale, intellettuale e rituale del popolo, praticava sacrifici umani durante le cerimonie religiose. I resti di cibo rinvenuti nello stomaco di quell’uomo hanno con grande probabilità a che fare con tali cerimonie. Gli scienziati hanno infatti verificato che l’ultimo pasto di quell’uomo fu un pezzo carbonizzato di focaccia d’orzo, il cibo tradizionalmente consumato durante le feste celtiche in onore dell’avvento della primavera (Beltane). Secondo un’antica usanza celtica, a tutti i presenti veniva distribuita una porzione di una speciale focaccia d’orzo; una di queste porzioni era carbonizzata, e chi la riceveva era destinato ad essere sacrificato agli dei.

[5] Cfr. Aldo Buonaiuto, Halloween. Lo scherzetto del diavolo, Ed. Sempre, 2015, pag. 48.

[6] Qualche variante di traduzione per i termini Trick e Treat sono i seguenti: «Trick: inganno, stratagemma, trucchetto, raggiro, trappola, segreto». «Treat: piacere, delizia, offerta, trattamento, regalo, cura».

[7] Il lungo testo, riportato tra le virgolette, è desunto con alcuni liberi adattamenti dal volume: Aldo Buonaiuto, Halloween. Lo scherzetto del diavolo, Ed. Sempre, 2015, pag. 48-50».

[8] Il lungo testo, riportato tra le virgolette, circa il film “Halloween – La notte delle streghe”, è desunto con alcuni liberi adattamenti e alcuni tagli dal volume: Aldo Buonaiuto, Halloween. Lo scherzetto del diavolo, Ed. Sempre, 2015, pag. 52-55».

[9] Nella stregoneria antica e odierna si segue il calendario celtico. Le feste vengono però distinte in sabbat ed esbat. I sabbat sono dedicati al principio maschile della divinità e si svolgono in tempi diversi secondo la posizione del sole rispetto alla terra. Anche se legati alle fasi solari si svolgono di notte e raccontano la vita della dea e del dio secondo il seguente ordine: Samhain (notte tra il 31 ottobre e il primo novembre); Yule (notte tra il 20 e il 21 dicembre, solstizio d’inverno); Imbolc (notte tra l’1 e il 2 febbraio); Ostara (notte tra il 20 e il 21 marzo, solstizio di primavera); Beltane (notte tra il 30 aprile l’1 maggio); Litha (notte tra il 20 e il 21 giugno, solstizio d’estate;  altri preferiscono la notte tra il 23 e il 24 giugno detta anche notte di San Giovanni); Lughnasadh (notte tra il 31 luglio e il 1° agosto); Mabon (notte tra il 20 e il 21 settembre). I riti svolti nei solstizi sono considerati sabbat maggiori, gli altri minori. Gli esbat sono dedicati al principio femminile della divinità e si svolgono quando c’è la luna piena, ogni 28 giorni. Secondo le fasi lunari dell’anno possono essere quindi dodici o tredici. Viene festeggiata la dea di cui la luna è un simbolo. Il mese lunare è composto di 28 giorni, durante i quali la luna assume quattro fasi: luna nuova, luna crescente, luna piena, luna calante. Vi sono riti legati a ogni fase lunare, tuttavia si ritiene che nelle notti di luna piena l’“energia” emanata dalla luna sia maggiore ed in genere si svolgono i riti magici per ottenere cose considerate più urgenti o importanti.

[10] “Halloween attenzione alle zucche vuote”, articolo di don Aldo Buonaiuto sul quotidiano online InTerris di lunedì 28 ottobre 2019. Per leggere l’intero articolo vai sul link: https://www.interris.it/editoriale/halloween–attenzione-alla-zucche-vuote

[11] https://www.agensir.it/chiesa/2019/10/30/halloween-don-morocutti-esorcista-fenomeno-culturale-ambiguo-al-servizio-del-male/

[12] “Halloween attenzione alle zucche vuote”, articolo di don Aldo Buonaiuto sul quotidiano online InTerris di lunedì 28 ottobre 2019.

[13] Antoine-Henri Bérault Bercastel, nato a Briey (Meurthe-et Moselle) il 20 novembre 1722 e morto a Noyon (Oise) nel 1795, è un religioso, storico della chiesa e poeta francese.

[14] M. Abbè Berault-Bercastel, Histoire de l’Eglise, Toulouse, 1809, J.B. Broulhiet éditeur.

[15] L. Tomassetti et Collegii adlecti Romae virorum s. theologiae et ss. canonum peritorum, Bullarium Romanum (Tomi XXIV), Augustae Taurinorum: Seb. Franco, H. Fory et Henrico Dalmazzo editoribus: [poi] A. Vecco et sociis, 1857-1872.

[16] L’insieme dei vari riti e cerimonie papali della Chiesa Cattolica.

Halloween. Don Morocutti (esorcista): “Fenomeno culturale ambiguo al servizio del male”

da Agenzia SIR  (Fonte)

Intervista di Giovanna Pasqualin Traversa

Torna la notte delle zucche e delle streghe, ma l’esorcista don Paolo Morocutti mette in guardia dalla sua apparente innocuità: “È un inno al macabro legato ad un movimento esoterico e anticristiano”. Per i satanisti “è la notte con il più alto tasso di profanazione dell’Eucaristia”. Di qui il monito: “Ascoltate gli esorcisti”.

Come ogni anno, torna puntuale Halloween e mentre molti negozi si addobbano di zucche, nelle vetrine delle pasticcerie appaiono dolcetti a forma di zucca, piccole tombe, streghe e scheletrini dondolanti, mentre ristoranti e locali offrono cene e serate a tema. Solo un formidabile fenomeno commerciale – secondo Confesercenti sono oltre 17 milioni gli italiani coinvolti in un business che sfiora i 260 milioni di euro – o dietro la notte delle zucche e delle streghe si nasconde qualcos’altro? Lo abbiamo chiesto a don Paolo Morocutti, docente di psicologia generale e di teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore ed esorcista della diocesi suburbicaria di Palestrina, che premette: “Ogni modello culturale scaturisce da un dato antropologico concreto e trova applicazione nella vita degli individui determinando stili di vita e comportamento. Un modello culturale che inneggia alla morte e alla bruttezza non può che essere nocivo perché

l’animo umano è per sua natura votato alla bellezza”.

Ma questa vocazione al bello è esclusivamente prerogativa del pensiero cristiano?

No, fa parte da sempre del patrimonio del pensiero antropologico universale. Dalla cultura classica all’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre fino al pensiero del filosofo ebreo Levinas – per citare alcuni grandi filosofi del ‘900 – troviamo sottinteso questo costitutivo bisogno di bellezza. E se il bello giova all’animo umano, ciò che è tenebroso lo distoglie dalla sua vocazione.

Halloween è un inno al macabro e alla dissacrazione del senso della vita.

Qual è l’errore che si compie nella comprensione di questo fenomeno?

Quello di contrapporre la realtà culturale a quella spirituale; ed è un errore gravissimo perché sono due rovesci della stessa medaglia. Per condurre la sua opera di seduttore delle coscienze, il maligno deve trovare uno spazio antropologico attraverso il quale agire sull’uomo e sui suoi comportamenti. Per lui la via migliore è agire sui modelli culturali, facendo sembrare buono ciò che non lo è e facendo sembrare cattivo ciò che in realtà è buono.

Il fenomeno “Halloween” non deve essere un pretesto per contrapporre cultura e fede, ma deve piuttosto aiutare a ripristinare il necessario dialogo fede-cultura per fare luce su ciò che è veramente utile allo sviluppo di un umanesimo integrale e combattere questa cultura malata. Occorre vigilare seriamente sui modelli culturali perché siano per l’uomo e non contro di lui.

don Paolo Morocutti

In concreto, dunque, che cosa fare?

Nello specifico, i cristiani e la Chiesa si devono mettere in serio ascolto soprattutto di coloro che sono chiamati dalla Chiesa stessa, con un mandato e una preparazione specifica, ad approfondire e interpretare questi fenomeni. Mi riferisco ai presbiteri esorcisti che hanno ricevuto dai propri vescovi questo mandato. L’Associazione internazionale esorcisti alla quale appartengo è più volte intervenuta in questi ultimi anni per spiegare che a questo fenomeno è legato un vero e proprio movimento esoterico e anticristiano.

Occorre ovviamente fare le opportune distinzioni. Un conto è l’adolescente che inconsapevolmente si presta ad un modello culturale sbagliato che veicola messaggi subliminali incompatibili con la fede cristiana; un conto sono le organizzazioni esoteriche o addirittura legate al culto di satana che in questi giorni operano ogni genere di blasfemia e profanazioni. Evidentemente in entrambi i casi si deve intervenire con decisione, ma è chiaro che si tratta di situazioni diverse, seppur collegate tra loro dal sottile filo che il maligno tesse instancabilmente per veicolare messaggi sbagliati e contrari alla fede cristiana.

Sembra che qualche parrocchia metta a disposizione i propri locali: che ne pensa?

Lo trovo irragionevole, incomprensibile e profondamente sbagliato. Si tratta di una festa che in realtà festa non è e non ha nessun messaggio neutrale o innocuo. La solennità di Tutti i Santi è stata quasi del tutto soppiantata da questa nuova festività del macabro e quello che è più triste è vedere come alcune delle nostre comunità cristiane si prestino a questo degrado culturale e spirituale. Come cristiani siamo chiamati ad annunciare il bello e il buono della vita che per noi si è fatta pienamente visibile in Gesù di Nazareth, non ad aprire le porte alla cultura e all’esaltazione del macabro e della morte.

Come comprendere se una cultura è al servizio del male?

Per poter emettere un giudizio positivo ed equilibrato su questo fenomeno occorre saperlo interpretare e per fare questo si devono ascoltare coloro che hanno gli strumenti per farlo. Ancora una volta vorrei tornare sull’importanza del ruolo pedagogico ed educativo degli esorcisti i quali sono concordi nel rilevare come questo fenomeno sia strettamente legato al mondo dell’occulto e dell’adorazione a satana. I dati forniti dal ministero dell’Interno sulla presenza di sette di ispirazione satanica nel nostro Paese sono impressionanti. Culmine poi di questo fenomeno legato al culto di satana è la profanazione delle specie eucaristiche che trova nella notte di Ognissanti un vero e proprio apice rituale. Ogni esorcista sa bene per esperienza che questa è la notte della profanazione.

Inoltre, non solo la notte di Ognissanti, ma l’intero periodo che la precede costituisce un tempo privilegiato nel quale molti giovani entrano in relazione con il mondo dell’occulto attraverso una massiccia propaganda mediatica, soprattutto in rete. Un “bombardamento” tale che non si è più in grado di discernere ciò che è solamente di cattivo gusto da ciò che può essere davvero pericoloso. Del resto, è tipicamente diabolico minimizzare, declassare e ridicolizzare un fenomeno additandolo come innocuo quando invece non lo è affatto. Tutto ciò richiama la comunità cristiana ad affrontare un serio allarme educativo, una vera e propria battaglia, e l’arma principale è l’evangelizzazione delle coscienze per ripristinare, soprattutto nei giovani, un umanesimo cristiano votato alla cultura del bello e del vero.

Halloween, attenzione alle zucche vuote

di don Aldo Bonaiuto

C’è la malefica alleanza tra consumismo e fascinazione dell’occulto dietro il fenomeno sempre più irrazionale e dilagante di halloween. Persino negli ambienti più insospettabili alligna la tentazione di legittimare una usanza pagana e contraria alle nostre radici storico-religiose con una sbrigativa equazione: “halloween uguale Ognissanti”. In realtà basta risalire alle sue origini celtiche per sgomberare il campo dagli equivoci: halloween non ha proprio nulla di cristiano, (anche se qualche finto sapiente equivoca, forse volutamente, persino l’etimologia confondendola con il reale significato), anzi la sua radice rimanda alle festività demoniache celebrate in varie parti del mondo da entità occulte che ne hanno fatto il loro “capodanno” blasfemo. Invece di accendere una candela come si fa nella festa dei Santi, halloween festeggia ciò che di più tragico si possa immaginare e cioè l’incombere sull’umanità delle forze del male che vogliono spegnere proprio quella luce che Cristo ha portato sulla terra.

Vetrine, finestre degli asili e delle scuole, sono ricolme in questi giorni di raffigurazioni fintamente innocue di cadaveri deturpati, pagliacci horror, persino teschi insanguinati, in una macabra esaltazione della civiltà di morte. Addirittura, forse per sembrare al passo con i tempi, arrivano via whatsapp gli inviti per festicciole in istituti, palestre, fast food nei quali si mette “scherzosamente” in preventivo che possano accadere imprevisti, fuoriprogramma, visite di entità sovrannaturali. Ma cosa ci è successo? Invece di valorizzare ciò che di meglio la nostra cultura, la nostra fede e anche la nostra storia dell’arte hanno prodotto in duemila anni al cospetto e su ispirazione della santità, ci siamo ridotti a scimmiottare una pessima versione del paganesimo che mescola fantasy, new age, satanismo, spiritismo e la più volgare ricerca di guadagno consumistico. Come dire, tutto va bene purché si riempiano i negozi di gadget, dolciumi e regali per una festa che tale non è. Altro che “dolcetto o scherzetto”, di fatto per il mondo dell’occulto la reale domanda, da molti banalizzata o ignorata, è: offerta o maledizione?

Per gli operatori delle tenebre non importa la consapevolezza di chi si presta a questa mascherata. Per loro, cosciente o no, chiunque partecipi direttamente o indirettamente alle celebrazioni di oscure presenze, minimizzate sotto mentite spoglie, corrisponde pur sempre a una vittoria del maligno al quale si rende onore pur senza (spesso) saperlo.

C’è poi una tentazione snobistica di derubricare tutto a innocente trasgressione. Si, va bene, qualche ragazzo tirerà uova o pietre contro la casa di un anziano, qualcun altro si vestirà in modo kitsch per scopiazzare i telefilm americani o al cinema proietteranno l’ennesimo film che si burlerà delle anime dei defunti. Ecco, è proprio questa sottovalutazione che fa il gioco delle forze del male.

Facciano attenzione i genitori a quale porta bussano i loro figli. E i mass media riflettano su quali messaggi diffondere prima di dover piangere vittime e feriti di rituali satanici e di giochi horror come quello giustamente sventato dalle forze dell’ordine alla periferia di Milano.

Nelle città da secoli si prega nei Santuari per la “buona morte”, al contrario halloween si fa gioco (con la scusa di esorcizzarlo) del senso sacro del passaggio alla vita eterna.

E così è tutto un rimbalzare multi-mediatico di vampiri, zombi, pipistrelli, mostri e fantasmi, come se tra il mondo e l’aldilà esistessero e andassero omaggiate delle figure a loro modo metafisiche che, sotto sembianze di spiriti, turbano i sogni e la vita delle “persone perbene”. Insomma per duemila anni sono bastati i Santi e gli Angeli custodi, adesso c’è bisogno, per qualcuno ben informato, delle banalità volgari e diaboliche di una falsa ricorrenza creata e propagandata a uso e consumo del più squallido consumismo di riporto.

Quando si parla di crisi educativa, si immaginano edifici scolastici fatiscenti e abbandono delle aule. Eppure a forza di rendere liquido il pensiero corrente, si finisce per trasformare le nuove generazioni in spugne che assorbono tutto il veleno prodotto dagli adulti. La zucca va bene per cucinare il risotto, per favore in testa mettiamo le buone idee.

CURSO SOBRE EL MINISTERIO DEL EXORCISMO – ESPAÑA 2019

NOTA DE PRENSA

Asociación Internacional de Exorcistas

CURSO SOBRE EL MINISTERIO DEL EXORCISMO – ESPAÑA 2019

Del 22 al 28 de septiembre de 2019, en Guardamar del Segura (Alicante), se ha desarrollado un Curso Fundamental sobre el Ministerio del Exorcismo, organizado por la Asociación Internacional de Exorcistas, trámite la comunicación de la Conferencia Episcopal Española informando a todos los Obispos.

En el Curso participaron sacerdotes venidos de diversas diócesis españolas y de América que desempeñan el Ministerio del Exorcismo o se preparan para realizarlo.

En un ambiente de fraternidad y oración, la finalidad del Curso ha sido proporcionar una adecuada formación católica en los aspectos doctrinales, litúrgicos y pastorales de este «delicado y necesario ministerio» (Papa Francisco, 17 de maro de 2017), siguiendo las orientaciones aprobadas por la Congregación para el Clero y revisadas por las Congregaciones para la Doctrina de la Fe y para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos.

Se iniciaron los trabajos confiando el Curso a la Virgen María y a San Miguel Arcángel. La Santa Misa inaugural fue presidida por Mons. Jesús Murgui, Obispo de Orihuela-Alicante, quien alentó a «mostrar el rostro materno de la Iglesia que sabe acoger y defender a sus hijos llevándolos al encuentro con Jesús».

La formación fue impartida por el P. Francesco Bamonte, presidente de la Asociación Internacional de Exorcistas, y dos sacerdotes exorcistas, el P. Piermario Burgo y el P. José María Moriano, además del mutuo compartir de experiencias entre los exorcistas presentes en el Curso.

En la situación actual de creciente difusión del esoterismo, ocultismo y satanismo, los sacerdotes exorcistas son llamados por el Papa Francisco «buenos samaritanos para aliviar y curar las heridas causadas por la obra del Maligno, el cual presente de diversas formas en la vida de tantas personas, les hace dramática y más fatigosa la existencia cotidiana» (20 de septiembre de 2018).

Los participantes agradecieron este Curso y manifestaron el ánimo y la sólida formación recibida para continuar su servicio, en plena comunión eclesial, llevando la alegría de la esperanza en Jesucristo que «se manifestó para deshacer las obras del diablo» (1 Jn 3,8) y traer la paz de su misericordia.

 

Asociación Internacional de Exorcistas

Secretaría de habla hispana

Oficina de Prensa: aie.segr.esp@gmail.com

 

Messaggio di S. Em. Gualtiero Bassetti Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

IL CARDINALE ARCIVESCOVO DI PERUGIA – CITTA DELLA PIEVE PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Il vostro annuale convegno è sicuramente un’altra  bella occasione per riflettere sul tema del male e del maligno che fa parte del credo cristiano. Tanti infatti sono i riferimenti biblici e della tradizione su questo tema, come voi ben sapete. Ne cito due.

Primo: la preghiera di Gesù. Si apre con le parole: “Padre nostro che sei nei cieli… ” E si chiude con l’invocazione: “ma liberaci dal male”  che può essere perfettamente tradotta con: “liberaci dal maligno”.  Dunque  la preghiera  cristiana  che riassume  tutto  il Vangelo  si apre con il Padre e si chiude con il maligno.    Il Signore ci insegna a chiedere ogni giorno questa liberazione perché il potere del maligno non ci domini.   Gli uomini sono chiamati a scegliere con molta attenzione chi segmre.

Secondo. Il magistero di Papa Francesco.

Nella  Gaudete  et  exultate,  enciclica  apostolica  sulla  chiamata  alla  santità  nel mondo contemporaneo, un testo magisteriale che vi invito a tener presente nella vostra riflessione, l’ultimo capitolo  porta questo titolo: “combattimento,  vigilanza  e discernimento”.  Il Papa specifica che la lotta del cristiano  è contro la mondanità  che “ci inganna,  ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno senza gioia”, ma è anche una lotta contro la fragilità e le proprie inclinazioni ed infine una lotta costante contro il diavolo che è il principe del male.  Gesù si rallegrava con i suoi discepoli che ritornavano dalla loro prima esperienza missionaria dicendo: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore”  (Lc 10,18).  La missione  della Chiesa è anche questa,  perché è stata la missione di Gesù. Il potere maligno del principe di questo mondo è presente anche oggi.

Precisa ancora Papa Francesco: “Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia”, e lui, leone ruggente, ne  approfitta  per  distruggere  la  nostra  vita,  le  nostre  famiglie  e  le  nostre  comunità  (GE  n. 161).  L’esperienza di Giuda e dell’apostolo Pietro insegnano.

Mi permetto di raccomandarvi di tener presenti le Premesse generali del Rito degli esorcismi: sono indicazioni  molto  preziose,  sono  una  sorta  di  linee  guida  che  il  vostro  presidente  richiamerà certamente, come leggo nel programma.

Mentre vi ringrazio di cuore per il vostro servizio alla Chiesa, oggi particolarmente  necessario, vi ringrazio per quello che state facendo e vi benedico con affetto sincero.

Perugia, 14 settembre 2019

Festa dell‘Esaltazione  della Santa Croce

Testo originale:

Saluto Card. Gualtiero Bassetti al Conv Naz AIE ITALIA 2019

 

Comunicato Stampa Convegno Nazionale esorcisti italiani 2019

Associazione  Internazionale Esorcisti (A.I.E.)

Ufficio Stampa

Email:  aie.pressoffice@gmail.com

 

Comunicato stampa

Oggetto: Convegno Nazionale Esorcisti Italiani dell’Associazione Internazionale Esorcisti 2019.

 

Dal 16 al 20 settembre 2019, si sono svolti i lavori del Convegno Nazionale degli Esorcisti italiani organizzato dalla Segreteria Italiana dell’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE) e ospitato presso le strutture della “Fraterna Domus” di Sacrofano (Roma).

Il Convegno ha visto la partecipazione di un folto numero di sacerdoti esorcisti iscritti all’AIE provenienti dalle Diocesi di tutta Italia e di alcuni giunti anche dall’estero. L’articolato programma degli interventi ha visto  la trattazione di temi dottrinali e aspetti pastorali, l’approfondimento del dato liturgico e di quello spirituale, la presentazione di testimonianze legate al ministero dell’esorcistato e l’analisi dei fenomeni sotto il profilo psichiatrico e psicologico allo scopo di tracciare un corretto discernimento fra i disturbi del comportamento e l’azione straordinaria del Maligno.

I lavori si sono aperti con l’affidamento del Convegno a Maria Santissima e a san Michele Arcangelo, seguita dalla presentazione da parte del presidente AIE, padre Francesco Bamonte, delle Linee guida per il ministero dell’esorcismo, recentemente redatte. Era presente alla sessione inaugurale Sua Eccellenza Rev.ma Monsignor Stefano Russo, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ha poi presieduto la celebrazione eucaristica, votiva allo Spirito Santo.

Il presidente della CEI, Sua Eminenza Rev.ma il Cardinale Gualtiero Bassetti, ha fatto pervenire un messaggio di saluto ai partecipanti al Convegno, sottolineando l’importanza dell’evento quale significativa occasione per riflettere sull’insegnamento della sacra scrittura e del magistero della Chiesa sulla reale esistenza e attività del maligno come parte del credo cristiano. Il Cardinale Bassetti nel suo messaggio ha operato un duplice riferimento. Il primo contenuto nel vangelo, nella preghiera rivolta al Padre che Gesù ci ha insegnato e, in particolare, in quella invocazione conclusiva nella quale il Signore ci esorta a chiedere ogni giorno, nel Suo nome, la liberazione affinché il potere del diavolo non ci domini. Da qui il bisogno di un costante discernimento. Proprio la necessità di discernere, vigilare e combattere sul piano spirituale è al centro del rinvio al magistero di Papa Francesco, in particolare all’enciclica apostolica Gaudete et exultate, dove il Papa espressamente richiama la necessità di non credere che il diavolo sia “un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea” (GE n.161). Tale inganno, purtroppo ricorrente, porta infatti ad “abbassare la guardia” e ci espone, sul piano individuale, famigliare e comunitario, al progetto di distruzione del Nemico. La narrazione evangelica come la quotidianità del ministero esorcistico ce lo attestano con evidenza.

I lavori, con le dodici relazioni seguite da un attento e partecipato dibattito, si sono svolti in un clima di condivisione fraterna e di proficuo stimolo spirituale e intellettuale, a conferma della grande attualità pastorale delle problematiche affrontate, trattate alla luce della dottrina e della tradizione millenaria della Chiesa. Mai come oggi l’azione del demonio, nella sua azione, conferma quanto sia necessario il ministero dell’esorcismo a beneficio della salvezza del popolo di Dio che viene attaccato in modo straordinario dal demonio.

p. Paolo Carlin OFMCap

Associazione Internazionale Esorcisti

Ufficio Stampa

Comunicato alla Stampa dell A.I.E. sulla dichiarazione di padre Arturo Sosa Abascal al meeting di Rimini

Associazione Internazionale Esorcisti [A.I.E.]

Casella Postale 212

00120 Città del Vaticano SCV

Roma, 22 agosto 2019

 

Comunicato Stampa dell’Associazione Internazionale Esorcisti

L’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE) con il presente comunicato fa seguito alle dichiarazioni rese dal Preposito generale della Compagnia di Gesù padre Arturo Sosa Abascal nel corso di un’intervista apparsa sul periodico online “Tempi.it” (Meeting. «Il diavolo esiste solo come realtà simbolica», 21 agosto 2019).

Una delle domande rivolte nell’intervista al religioso, invitato a Rimini al Meeting di Comunione e Liberazione per tenere un incontro sul tema “Imparare a guardare il mondo con gli occhi di Papa Francesco”, ha avuto per oggetto l’esistenza del diavolo.

Padre Sosa Abascal ha fra l’altro così dichiarato: “Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale”.

Di fronte a queste gravi e disorientanti affermazioni, peraltro già espresse in passato da padre Sosa Abascal al supplemento di El Mundo, è doverosa qualche puntualizzazione dottrinale alla luce del magistero, anche dell’attuale Pontefice.

Se è vero che nei confronti del magistero ordinario bisogna rapportarsi con “ossequio di intelletto e volontà”, bisogna considerare, infatti, che il magistero solenne espresso nel Concilio Lateranense IV su angeli e demoni implica una vincolante adesione di fede. La posizione di Abascal, pertanto, si pone all’infuori del magistero ordinario e straordinario-solenne.

L’esistenza reale del diavolo, quale soggetto personale che pensa e agisce e che ha fatto la scelta di ribellione a Dio, è una verità di fede che fa parte da sempre della dottrina cristiana. Tale verità viene ribadita da un documento della Congregazione della fede, pubblicato da «L’Osservatore Romano» il 26 giugno 1975. Il testo esamina in maniera circostanziata la dichiarazione del concilio Lateranense IV, di cui riconosce l’importanza teologica, in relazione anche al diavolo e ai demoni: «L’enunciato che li concerne si presenta come un’affermazione indiscussa della coscienza cristiana». Esso, infatti, è inserito nel simbolo di fede, che il concilio ha riproposto a tutta la Chiesa, e, pertanto, appartiene alla regola universale della fede. Del resto tale insegnamento corrisponde a tutta la tradizione dei Padri della Chiesa e dei Papi.

In precedenza Paolo VI, il 15 novembre 1972, durante l’udienza generale del mercoledì, affronta il tema in questione. Partendo dal male esistente nel mondo, egli dichiara che esso è «occasione ed effetto di un intervento in noi e nel nostro mondo di un agente oscuro e nemico, il demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa». Prosegue affermando decisamente la necessità di credere che il diavolo è un essere creato da Dio (che successivamente con libera scelta, ha radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno) e non come un principio assoluto indipendente o come semplice simbolo del male: «Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscere» la realtà del demonio. A sostegno di questa tesi sono riportate numerose citazioni bibliche, dopo le quali il Papa ribadisce che il diavolo «è il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero».

Papa Francesco, dopo la sua elezione al soglio pontificio (2013), in diverse circostanze ha ribadito con insistenza e fortemente la realtà del demonio. Nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et exultate (19 marzo 2018) si è soffermato a lungo sulla tematica demoniaca, puntualizzando nel cap. 5 alcune brevi ma incisive delucidazioni. Il pontefice prende l’avvio dal fatto che la vita cristiana, nel suo cammino verso la santità, è un combattimento permanente (n.158), in cui occorre forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo. Ciò costituisce il dato concreto che non si può trascurare, anzi forma le condizioni per rafforzare la propria configurazione spirituale (n.159). Il Papa precisa che quando si parla della lotta contro il demonio, non si tratta di un contrasto con la mentalità mondana né con le inclinazioni personali verso il male, ma più puntualmente ci si riferisce a una lotta contro un essere reale, «che è il principe del male». Con questa espressione viene sottolineata la dimensione di soggetto o persona nella sua concretezza, cioè una entità sussistente reale, che si chiama ed è il Maligno. Gesù stesso lo ha sconfitto e se ne rallegra (Lc 10,18).

Il Papa spiega che ai tempi di Gesù si poteva intendere una malattia, quale l’epilessia, come un’azione demoniaca, tuttavia bisogna riconoscere che Gesù ha compiuto molteplici liberazioni di ossessi. L’azione diabolica conferma la reale esistenza del diavolo e la sua costante presenza, fin dall’inizio della creazione, come risulta dalle prime pagine delle Scritture, in riferimento al racconto genesiaco della seduzione del serpente verso la prima coppia umana, Adamo ed Eva. Quindi non si può sostenere che «il demonio non esiste o non agisce». Il pontefice dice che Gesù stesso, quando ha insegnato ai discepoli la preghiera del Padrenostro, ha posto come ultima richiesta di essere liberati dal male: «L’espressione che lì si utilizza non si riferisce al male in astratto», ma propriamente e concretamente si indica il Maligno, che è un essere personale, il tentatore.

Il Papa fa un accenno agli errori che si diffondono attorno alla figura di Satana (n.161): «Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti». L’affermazione è chiara e non ammette dubbi o discussioni sull’esistenza reale di Satana. Rientra nella dottrina della Chiesa che va accettata e creduta. Se si nega tale verità, prosegue il papa, si cade facilmente sotto le grinfie del diavolo, che «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5,8).

Quindi la Chiesa fondandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione Apostolica ufficialmente insegna che il demonio è una creatura e un essere personale, e mette in guardia da coloro che, come il padre Sosa lo ritengono solo un simbolo.

Come Associazione Internazionale Esorcisti, ci piace terminare riportando quanto affermato dalla Conferenza Episcopale Italiana al n. 5 della Presentazione della versione italiana nuovo Rito degli Esorcismi, promulgato dalla Santa Sede il 22 novembre 1998 (De exorcismis et supplicationibus quibusdam):

«Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini. Il Vangelo, infatti, descrive l’opera di Gesù come una lotta contro Satana (cf. Mc 1, 23-28; 32-34; 39; 3, 22-30 e passim). Anche la vita dei suoi discepoli comporta una battaglia che “non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male (Ef 6, 12)».

Infine, oltre a prendere atto della chiara posizione di Papa Francesco espressa nei saluti inviati ai partecipanti ai Convegni Internazionali degli Esorcisti, per approfondire la conoscenza dell’insegnamento della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa circa la reale esistenza e attività del mondo demoniaco, consigliamo la lettura delle seguenti relazioni riportate nel blog dell’Associazione Internazionale Esorcisti: aiepressoffice.com

  1. L’insegnamento sul diavolo nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC)

Relazione del Vescovo Mons. Raffaello Martinello.

  1. L’azione straordinaria di Satana nel mondo: aspetti teologici e magisteriali

Relazione del Vescovo Mons. Giovanni Rinaldi.

  1. L’esorcismo nella Pastorale ordinaria della Chiesa

Relazione del Cardinale Salvatore De Giorgi.

  1. L’origine del male nell’universo creato buono da Dio

Studio a cura dell’Associazione Internazionale Esorcista.

  1. San Martino Di Tours, Vescovo esorcista

Articolo a cura dell’Associazione Internazionale Esorcista.

 

 

Next Age: spiritualità del futuro?

Next Age: spiritualità del futuro?

di p. Paolo Carlin OFMCap

 

La next Age segna l’inizio di un’era post New Age. Nella relazione si cercherà di chiarire cosa sia il vasto mondo della New Age e le sue caratteristiche per poi guardare in particolare la next Age.

  1. Il contesto sociale e culturale odierno
  2. La spiritualità New Age e il suo messaggio
    1. Il nucleo della New Age
    2. La persona umana
    3. Dio e Cristo
    4. Il mondo
  3. La Next Age
  4. Le possibili porte aperte all’azione straordinaria del Diavolo
  5. Gesù Cristo ci offre l’acqua della vita

1.     Il contesto sociale e culturale odierno

Alcuni sono del parere che la religione cristiana sia patriarcale e autoritaria, che le istituzioni politiche siano incapaci di migliorare il mondo e che la medicina ufficiale (allopatica) non riesca a guarire efficacemente le persone. Il fatto che quelli che una volta erano elementi centrali nella società vengano ora percepiti come indegni di fiducia o privi di autentica autorità, ha creato un clima in cui le persone guardano dentro di sé, in se stesse, alla ricerca di senso e di forza. Si rivolgono anche a istituzioni alternative, nella speranza che possano soddisfare i loro bisogni più profondi. Il New Age è attraente soprattutto perché molto di quanto offre soddisfa aspirazioni, spesso non soddisfatte dalle istituzioni ufficiali.

Rinascimento e la Riforma hanno plasmato l’individuo occidentale moderno e le persone sentono sempre meno il bisogno di «far parte di» istituzioni e non sono inclini a sottoporsi a giudizi «ufficiali». Con il culto dell’uomo, la religione viene ricondotta alla sfera intima, ciò che prepara il terreno per una celebrazione della sacralità del sé. Per questo motivo il New Age influenza e cambia i valori di riferimento nella vita. Ciò si manifesta nel numero sempre più alto di persone che ritengono possibile mischiare cristianesimo e New Age, prendendo da ognuno quanto ritengono sia il meglio di entrambi. In alcune pratiche la New Age, Dio ha la funzione di promuovere lo sviluppo dell’individuo.

La libertà, l’autenticità, l’autonomia e altri valori simili sono considerati sacri dalla New Age che pretende di soddisfare le aspirazioni spirituali delle persone. Alcune versioni del New Age sfruttano le forze della natura e cercano di comunicare con un altro mondo per scoprire il destino degli individui, aiutandoli a sintonizzarsi sulla giusta frequenza energetica per trarre il meglio da sé e dalle circostanze.

La rivoluzione tecnologica nelle comunicazioni ha facilitato il diffondersi della New Age.

Il nome New Age, nuova era dell’Acquario, sembra essersi diffuso attraverso i Rosa Croce e la Massoneria, al tempo delle rivoluzioni francese e americana ma la realtà a cui si riferisce è una variante contemporanea dell’esoterismo occidentale. Quest’ultimo s’ispira ai gruppi gnostici che sorsero nei primi anni del cristianesimo e acquisì importanza in Europa nel periodo della Riforma. Si è sviluppato parallelamente alle visioni scientifiche del mondo e ha acquisito una giustificazione razionale nei secoli diciottesimo e diciannovesimo. Si è caratterizzato per il rifiuto progressivo di un Dio personale e per il concentrarsi su altre entità, che spesso fungono da intermediari fra Dio e l’uomo nel cristianesimo tradizionale, con adattamenti sempre più originali di questi ultimi e l’introduzione di altri. Fondamentalmente il terreno è stato preparato dallo sviluppo e dalla diffusione del relativismo e dall’antipatia o dall’indifferenza verso la fede cristiana.

L’esistenza ed il fervore del pensiero e della pratica New Age testimoniano le inestinguibili aspirazioni dello spirito umano verso la trascendenza e il senso religioso, che non è solo un fenomeno culturale contemporaneo, ma era già evidente nel mondo antico sia cristiano che pagano.

2.     La spiritualità New Age e il suo messaggio

I cristiani in molte società occidentali vengono in contatto con aspetti diversi del fenomeno New Age.

Il New Age essendo trasversale alle culture e presente in vari fenomeni quali la musica, il cinema, i seminari, i gruppi di studio, i ritiri, le terapie e molte altre attività ed eventi, è molto diffuso e informale, sebbene alcuni gruppi religiosi o para-religiosi incorporino consapevolmente elementi New Age. Secondo alcuni, questa corrente è stata una fonte di idee per varie sette religiose e parareligiose. Il New Age non è un movimento unico o uniforme, ma piuttosto una rete a maglie larghe di praticanti il cui approccio consiste nel pensare globalmente, ma agire localmente. Chi fa parte di questa rete non ne conosce necessariamente gli altri componenti e li incontra raramente, se non addirittura mai. Nel tentativo di evitare la confusione alcuni si riferiscono al New Age come a un « culto di ascoltatori » (audience cult),[1] una sfida deliberata alla cultura moderna. Si tratta di un struttura sincretica che incorpora molti elementi diversi, permettendo alle persone di condividere interessi o legami a gradi molto diversi e a vari livelli di impegno. Molte tendenze, pratiche e atteggiamenti che fanno in qualche maniera parte del New Age sono, di fatto, parte di una profonda reazione, facilmente identificabile, contro la cultura dominante.

La New Age non è una religione sebbene sia spesso una risposta a interrogativi e necessità di carattere religioso e il suo fascino si eserciti su persone che cercano di scoprire e riscoprire una dimensione spirituale nella propria vita. Nell’ambito della New Age alcuni fanno un’attenta distinzione fra « religione » e « spiritualità ». Nel New Age è fondamentale la convinzione che il tempo delle religioni particolari sia finito. Comunque, è abbastanza corretto porre il New Age nel contesto più ampio di religiosità esoterica, il cui fascino continua ad aumentare.

Questo testo pone un problema di fondo. È un tentativo di comprendere e valutare qualcosa che è fondamentalmente un’esaltazione della ricchezza e dell’esperienza umana.

Il termine New Age indica una svolta storica. Secondo alcuni astrologi, viviamo nell’Età dei Pesci, dominata dal cristianesimo, che verrà sostituita dalla Nuova Età dell’Acquario all’inizio del terzo millennio.14 L’Età dell’Acquario mantiene un posto importante nel movimento New Age per l’influenza della teosofia, dello spiritismo, dell’antroposofia e dei loro precedenti esoterici. Chi sottolinea il mutamento imminente nel mondo esprime spesso il desiderio di questo cambiamento, non tanto nel mondo stesso quanto nella nostra cultura e nel modo di rapportarsi al mondo. È un approccio affascinante perché le persone svolgono un ruolo attivo nel modificare la cultura e nel creare una nuova consapevolezza spirituale.

L’Età dell’Acquario è una visione, non una teoria. Quella del New Age è un’ampia tradizione che include molte idee. Vi si trovano visioni del futuro, moderate, ma piuttosto generalizzate, che prevedono una spiritualità planetaria accanto a religioni separate, ed analoghe istituzioni politiche planetarie a complemento di quelle locali, entità economiche globali più partecipative e democratiche, una maggiore enfasi sulla comunicazione e sull’educazione, un approccio misto alla salute che combini la medicina ufficiale con l’autoguarigione, una comprensione di sé più androgina e modi per integrare scienza, misticismo, tecnologia ed ecologia. Fra le tradizioni confluite nel New Age vi sono antiche pratiche occulte egiziane, la cabala, il primo gnosticismo cristiano, il sufismo, la sapienza dei druidi, il cristianesimo celtico, l’alchimia medievale, l’ermetismo rinascimentale, il buddismo zen, lo yoga, ecc…[2]

È impossibile conciliare quindi la prospettiva New Age e quella cristiana.

È evidente che scienza e tecnologia non sono riuscite a dare tutto ciò che un tempo sembravano promettere, così nella loro ricerca di significato e di liberazione le persone si sono rivolte alla spiritualità. Il New Age che conosciamo è nato dalla ricerca di qualcosa di più umano e più bello rispetto alla vita opprimente e alienante della società occidentale.

La New Age espose i temi principali nell’emblematica canzone « Aquarius ». L’idealismo degli anni ’60 e ’70 sopravvive ancora in alcuni ambienti, ma ora non sono coinvolti solo gli adolescenti. Sono svaniti i legami con l’ideologia politica di sinistra e le droghe psichedeliche non sono affatto importanti come una volta. Le tendenze « spirituali » e « mistiche », prima limitate alla controcultura, sono ora parte della cultura dominante e riguardano aspetti diversi della vita quali la medicina, la scienza, l’arte e la religione e la stessa concezione antropologica.

Uno degli elementi ricorrenti della « spiritualità » del New Age è il fascino esercitato da manifestazioni straordinarie e in particolare da entità paranormali. Le persone riconosciute come « medium » sostengono che un’altra entità prende il controllo della loro personalità durante il processo di « estasi » – fenomeno del New Age noto come « channeling » – durante il quale il « medium » può perdere il controllo del suo corpo e delle sue facoltà. Alcune persone che hanno assistito a questi eventi dichiarano che le manifestazioni sono davvero spirituali, ma non provengono da Dio, nonostante venga utilizzato quasi sempre un linguaggio d’amore e di luce. È probabilmente più corretto riferirsi ad esse come a forme di spiritismo piuttosto che di spiritualità in senso stretto. Altri amici e consiglieri del mondo dello spirito sono angeli ma « esistono molti livelli di guide, entità, energie e esseri in ogni angolo dell’universo. Sono tutti lì da cogliere e scegliere secondo i vostri meccanismi di attrazione/repulsione ».[3]

Queste entità spirituali sono spesso invocate per aiutare ad un rilassamento volto a esercitare un migliore controllo della propria vita e della propria carriera e ad agevolare il processo decisionale. La fusione con alcuni spiriti che insegnano attraverso persone particolari è un’altra esperienza del New Age, sostenuta da chi si definisce « mistico ». Alcuni spiriti della natura vengono descritti come energie potenti, esistenti nel mondo naturale e anche nei « piani interiori », ossia coloro ai quali si accede per mezzo di rituali, droghe e altre tecniche che inducono stati alterati di coscienza. È chiaro che nel New Age spesso non si riconosce alcuna autorità spirituale più elevata della propria esperienza personale interiore.

Fenomeni diversi come il giardino di Findhorn e il Feng Shui 23 illustrano in vario modo l’importanza di essere in sintonia con la natura e con il cosmo. Nel New Age non esiste distinzione fra bene e male. Le azioni umane sono il frutto sia dell’illuminazione sia dell’ignoranza. Quindi, non possiamo condannare nessuno e nessuno ha bisogno di perdono. Credere nell’esistenza del male può creare soltanto negatività e paura. La risposta alla negatività è l’amore. Tuttavia, non si tratta di tradurlo in azioni, ma di avere determinati atteggiamenti mentali. L’amore è energia, una vibrazione ad alta frequenza, e il segreto della felicità, della salute e del successo è essere in grado di trovare una sintonia, di trovare il proprio posto nella grande catena dell’essere. Gli insegnanti e le terapie del New Age pretendono di offrire la chiave cosicché le persone possano modulare il tono della propria vita e essere in armonia le une con le altre e con tutto ciò che le circonda.

La medicina ufficiale (allopatica) tende oggi a limitarsi alla cura di malattie particolari e isolate e non riesce a prestare attenzione al quadro più ampio della salute della persona.

La New Age offre le terapie alternative che sostengono di considerare la persona nella sua interezza e guariscono anziché curare. La salute olistica, come si sa, si concentra sull’importante ruolo che la mente svolge nella guarigione fisica. Si afferma che il legame fra aspetti spirituali e fisici della persona risiede nel sistema immunitario o nel sistema indiano dei chakra. Dal punto di vista New Age, la malattia e la sofferenza derivano dall’agire contro la natura. Quando si è in sintonia con la natura, ci si può aspettare una vita molto più sana e anche prosperità materiale. Secondo alcuni guaritori del New Age, in realtà non dovremmo neanche morire. Lo sviluppo del nostro potenziale umano ci metterà in contatto con la nostra divinità interiore e con quelle parti di noi stessi che sono state alienate o soppresse. Ciò si rivela soprattutto negli Stati Alterati di Coscienza (ASCs), spesso indotti da droghe o da varie tecniche di espansione della mente, in particolare in seno alla « psicologia transpersonale ». Lo sciamano è spesso considerato lo specialista degli stati alterati di coscienza, una persona che è in grado di mediare fra i regni transpersonali di spiriti o divinità e il mondo degli umani.

Esiste una straordinaria varietà di approcci che promuovono la salute olistica, alcuni derivanti da antiche tradizioni culturali, sia religiose sia esoteriche, altri legati a teorie psicologiche sviluppate a Esalen fra il 1960 e il 1970. Il New Age pubblicizza una vasta gamma di pratiche quali l’agopuntura, il biofeedback, la chiroterapia, la kinesiterapia, l’omeopatia, l’iridologia, il massaggio e vari tipi di «  bodywork » (ad esempio l’ergonomia, il metodo Feldenkrais, la riflessologia, il rolfing, il massaggio di polarità, il tocco terapeutico, ecc.), la meditazione e la visualizzazione, le terapie nutrizionali, la guarigione psichica, vari tipi di erboristeria, la cristalloterapia, la metalloterapia, la musicoterapia e la cromoterapia, le terapie legate alle corrispondenze mentre Jung relativizzò in maniera enfatica la causalità a favore di una visione esoterica del mondo basata sulle corrispondenze. alla reincarnazione e, infine, i programmi in dodici tappe e i gruppi di auto-aiuto. Il New Age ritiene che la fonte della guarigione sia dentro di noi e che possiamo raggiungerla entrando in contatto con la nostra energia interiore o energia cosmica.

Dal momento che la buona salute implica un prolungamento della vita, il New Age offre una formula orientale in termini occidentali. In origine la reincarnazione era parte del pensiero ciclico induista, basato sull’atman o nucleo divino della personalità (in seguito il concetto di jiva), che si muoveva da un corpo all’altro in un ciclo di sofferenza (samsara) determinato dalla legge del karma, legata al comportamento nelle vite passate. La speranza era riposta nella possibilità di nascere in una condizione migliore o infine nella liberazione dalla necessità di rinascere. Nella maggior parte delle tradizioni buddiste, invece, ciò che vaga da un corpo all’altro non è un’anima, ma un continuum di consapevolezza. La vita presente è prigioniera di un infinito processo cosmico che non risparmia neanche gli dei. In Occidente, dal tempo di Lessing, la reincarnazione è stata considerata molto più ottimisticamente come un processo di apprendimento e di progressiva realizzazione individuale. Lo spiritismo, la teosofia, l’antroposofia e il New Age considerano la reincarnazione una forma di partecipazione all’evoluzione cosmica. Questo approccio post-cristiano all’escatologia sembra rispondere a interrogativi di teodicea lasciati in sospeso ed elimina la nozione di Inferno. Quando l’anima si separa dal corpo, gli individui possono rivedere tutta la propria vita fin a quel punto, e una volta che l’anima si è unita al suo nuovo corpo vedono in anticipo qualcosa della fase successiva. Le persone hanno accesso alle loro vite precedenti attraverso i sogni e le tecniche di meditazione.26

Una delle preoccupazioni centrali del movimento New Age è la ricerca dell’ « integralità ». Esso incoraggia il superamento di tutte le forme di « dualismo », poiché tali divisioni sono un prodotto nocivo di un passato meno illuminato. Le divisioni che il New Age propone come necessarie da superare comprendono la distinzione reale fra Creatore e Creato, la reale distinzione fra uomo e natura, o spirito e materia, che sono tutte considerate forme di dualismo. Spesso si considerano queste tendenze dualistiche come radicate nella tradizione giudaico-cristiana della civiltà occidentale, mentre sarebbe più corretto collegarle al manicheismo. La rivoluzione scientifica e lo spirito del razionalismo moderno vengono criticati in particolare per la tendenza alla frammentazione, che tratta insiemi organici come meccanismi riducibili alle loro più piccole componenti e con esse spiegabili, e la tendenza a ridurre lo spirito alla materia, cosicché la realtà spirituale, inclusa l’anima, diviene semplicemente un « epifenomeno » contingente di processi essenzialmente materiali. In tutti questi ambiti, le alternative del New Age sono definite « olistiche ». L’olismo pervade tutto il movimento New Age, dalla sua preoccupazione per la salute olistica alla sua ricerca di coscienza unitiva, dalla sua consapevolezza ecologica all’idea di un « networking  » globale.

a.     Il nucleo della New Age

I principi fondamentali del pensiero New Age

Una religiosità cosmica, rituali e credi che molti ritenevano fossero stati soppiantati dal cristianesimo. In realtà, l’eterna questione filosofica dell’uno e dei molti assume una forma moderna e contemporanea nella tentazione di superare la divisione indebita, ma anche la reale differenza e distinzione, e la sua espressione più comune è l’olismo, un ingrediente essenziale del New.

Ad avere successo è stata la generalizzazione dell’ecologia come fascino della natura e risacralizzazione della Terra, della Madre Terra, o Gaia, l’agente esecutivo della Terra è tutta la razza umana. L‘armonia e la comprensione necessarie a una sua gestione responsabile sono sempre più pensate come un governo globale, con un inquadramento etico globale. Si crede che il calore della Madre Terra, la cui divinità pervade tutto il Creato, colmi il divario fra Creato e il Dio-Padre trascendente dell’Ebraismo e del Cristianesimo e elimini la prospettiva di essere giudicati da questo Essere.Cosicché è possibile un assorbimento dell’io umano nell’io divino.[4]

La matrice essenziale del pensiero New Age va ricercata nella tradizione esoterico-teosofica, ampiamente accettata dai circoli intellettuali europei nei secoli diciottesimo e diciannovesimo. È stata particolarmente presente nella massoneria, nello spiritismo, nell’occultismo e nella teosofia, che hanno in comune un certo tipo di cultura esoterica. In questa visione del mondo, gli universi visibili e invisibili sono collegati da una serie di corrispondenze, analogie e influenze fra il microcosmo e il macrocosmo, fra metalli e pianeti, fra pianeti e varie parti del corpo umano, fra cosmo visibile e regni invisibili della realtà. La natura è un essere vivente, attraversato da flussi di simpatia e antipatia, animato da una luce e da un fuoco segreti che gli esseri umani cercano di controllare. Le persone possono entrare in contatto con mondi superiori e inferiori mediante l’immaginazione (un organo dell’anima e dello spirito) oppure utilizzando mediatori (angeli, spiriti, demoni) o rituali.

Le persone possono essere iniziate ai misteri del cosmo, di Dio e del sé mediante un percorso spirituale di trasformazione. La vera meta è la gnosi, la forma più elevata di conoscenza, l’equivalente della salvezza. Essa implica una ricerca delle tradizioni più antiche e più elevate della filosofia (ciò che in maniera inappropriata viene denominato come philosophia perennis) e della religione (teologia primordiale) e una dottrina segreta (esoterica) che è la chiave di tutte le tradizioni « essoteriche » accessibili a chiunque. Gli insegnamenti esoterici vengono trasmessi da maestro a discepolo in un programma graduale di iniziazione.

Alcuni ritengono che l’esoterismo del XIX secolo sia totalmente secolarizzato. L’alchimia, l’astrologia e altri elementi di esoterismo tradizionale sono stati integrati da aspetti della cultura moderna, fra i quali la ricerca di leggi causali, l’evoluzionismo, la psicologia e lo studio delle religioni. Questo tipo di esoterismo ha assunto la sua forma più chiara nelle idee di Helena Blavatsky, una medium russa che nel 1875, a New York, fondò con Henry Olcott la Società Teosofica. La Società intendeva fondere elementi delle tradizioni orientale e occidentale in un tipo di spiritismo evoluzionistico e si prefisse tre scopi principali:

1).« Formare un nucleo della Fratellanza Universale dell’umanità, senza distinzione di razza, credo, casta o colore;

2) « Promuovere lo studio comparato di religione, filosofia e scienza;

3) « Indagare le leggi non ancora spiegate della natura e le forze latenti nell’uomo».

« Il significato di questi obiettivi… deve essere chiarito. Il primo obiettivo rifiuta implicitamente il « fanatismo irrazionale » e il « settarismo » del cristianesimo tradizionale così come lo percepiscono gli spiritisti e i teosofi… Tuttavia da questi obiettivi non appare subito chiaro che per « scienza » i teosofi intendevano scienze occulte e per filosofia la occulta philosophia, che le leggi di natura erano di natura occulta o psichica e che si aspettavano che la religione comparata rivelasse una « tradizione primordiale », modellata in maniera definitiva sulla philosophia perennis ermetista ».[5]

Un elemento molto importante degli scritti di Madame Blavatsky era l’emancipazione delle donne, che implicava un attacco al Dio « maschio » dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam. Si auspicava un ritorno alla Dea-Madre dell’induismo e alla pratica delle virtù femminili. Queste idee furono portate avanti da Annie Besant, figura di punta del movimento femminista. Oggi, la « Wicca » e la « Spiritualità delle Donne » continuano a combattere contro il cristianesimo « patriarcale ».

Marilyn Ferguson ha dedicato un capitolo del suo The Aquarian Conspiracy, « La Cospirazione dell’Acquario », ai precursori dell’Età dell’Acquario, che hanno ordito le trame di una visione trasformatrice basata sull’espansione della coscienza e sull’esperienza dell’autotrascendenza. Fra gli altri menziona lo psicologo americano Wiliam James e lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung. James definì la religione esperienza, non dogma, e insegnò che gli esseri umani possono cambiare i propri atteggiamenti mentali in modo tale da poter divenire artefici del proprio destino. Jung sottolineò il carattere trascendente della coscienza e introdusse l’idea dell’inconscio collettivo, una specie di magazzino di simboli e memorie comuni a persone di varie epoche e culture. Secondo Wouter Hanegraaff, entrambi gli studiosi contribuirono a una « sacralizzazione della psicologia », che è divenuta un importante elemento del pensiero e della pratica New Age. Jung, infatti, « non solo conferì all’esoterismo un carattere psicologico, ma sacralizzò la psicologia, riempiendola di contenuti tipici della speculazione esoterica. Il risultato è un corpo di teorie che ha permesso alle persone di parlare di Dio intendendo in realtà la propria psiche e della propria psiche pensando di fatto al divino. Se la psiche è « mente », e anche Dio è « mente », allora mettere in discussione l’una significa mettere in discussione l’altro ».[6] Centrale nel suo pensiero è il culto del sole, dove Dio è l’energia vitale (libido) all’interno di una persona ».[7] Come disse egli stesso: « questo paragone non è un mero gioco di parole ».[8] Jung si riferisce a un « dio interiore », la divinità essenziale che riteneva fosse presente in ogni essere umano. Il cammino verso l’universo interiore passa per l’inconscio. L’armonia fra mondo interiore e mondo esteriore sta nell’inconscio collettivo. 

La psicologia transpersonale, fortemente influenzata dalle religioni orientali e da Jung, offriva un viaggio contemplativo in cui la scienza incontrava il misticismo. L’accento posto sulla corporeità, la ricerca di modi di espansione della coscienza e il coltivare i miti dell’inconscio collettivo erano tutti incoraggiamenti a ricercare un « dio all’interno di se stessi ». Per realizzare le proprie potenzialità, bisognava superare il proprio ego per divenire il dio che ognuno in fondo è. Per farlo bisognava scegliere la terapia adatta, la meditazione, esperienze parapsicologiche, l’uso di allucinogeni. Erano tutti modi per acquisire le « esperienze culmine », esperienze « mistiche » di fusione con Dio e con il cosmo.

Ciononostante, e malgrado l’immensa varietà in seno al New Age, si possono individuare alcuni punti comuni:

– Il cosmo è un tutto organico;

– È animato da un’Energia, che viene anche identificata come Anima o Spirito;

– Si crede molto nella mediazione di varie entità spirituali. Gli esseri umani sono capaci di ascendere a sfere superiori invisibili e di controllare la propria vita oltre la morte;

– Si sostiene l’esistenza di una « conoscenza perenne » che è antecedente e superiore a tutte le religioni e culture;

– Le persone seguono maestri illuminati…

b.    La persona umana

Il New Age crede nella perfettibilità della persona umana per mezzo di una vasta gamma di tecniche e terapie (in contrasto con la visione cristiana della cooperazione con la grazia divina). In generale concorda con Nietzsche, secondo il quale il cristianesimo ha impedito all’umanità autentica di manifestarsi pienamente. La perfezione, in questo contesto, significa raggiungere l’autorealizzazione, secondo un ordine di valori che noi stessi creiamo e che otteniamo con le nostre forze. Si può quindi parlare di un sé che si auto crea.

È utile distinguere fra esoterismo, ossia una ricerca di conoscenza, e magico, o occulto: quest’ultimo è uno strumento per ottenere potere. Alcuni gruppi sono sia esoterici sia occulti. Al centro dell’occultismo esiste una volontà di potere basata sul sogno di divenire divini. Le tecniche di espansione della mente intendono rivelare all’uomo il suo potere divino. Usando questo potere le persone preparano la via all’Età dell’Illuminazione. Questa esaltazione dell’umanità capovolge il giusto rapporto fra Creatore e creatura e una delle sue forme estreme è il satanismo. Satana diviene il simbolo della ribellione contro le convenzioni e le regole, un simbolo che spesso assume forme aggressive, egoistiche e violente.

Non sono solo i giovani a farne le spese. I temi fondamentali della cultura esoterica sono presenti anche nei campi della politica, dell’educazione e della legislazione.[9]

In quello che si può definire un tipico racconto New Age, gli uomini nascono con una scintilla divina, in un modo che ricorda l’antico gnosticismo. Questo li collega all’unità del Tutto. Sono considerati essenzialmente divini, sebbene partecipino alla divinità cosmica a diversi livelli di coscienza. Noi siamo co-creatori e creiamo la nostra realtà personale. Secondo una concezione che considera ogni individuo fonte creativa dell’universo, alcuni autori del New Age sostengono che scegliamo noi le circostanze della nostra vita (perfino la malattia e la morte). Tuttavia, per comprendere bene qual è il nostro posto nell’unità del cosmo dobbiamo compiere un viaggio. Il viaggio è la psicoterapia e la salvezza è il riconoscimento della coscienza universale. Il peccato non esiste. Esiste soltanto una conoscenza imperfetta. L’identità di ogni essere umano è diluita nell’essere universale e nel processo delle incarnazioni successive. Siamo soggetti a determinate influenze degli astri, ma possiamo aprirci alla divinità che vive dentro di noi, in una ricerca costante (mediante tecniche appropriate) di un’armonia sempre maggiore fra il sé e l’energia cosmica divina. Non è necessaria alcuna Rivelazione o Salvezza che provenga dal di fuori delle persone, ma soltanto il compimento dell’esperienza della salvezza che è dentro di noi (auto- salvezza), possibile mediante tecniche psico-fisiche che portano all’illuminazione definitiva.

Alcune fasi del percorso verso l’auto-redenzione sono preparatorie (meditazione, armonia fisica, liberazione di energie di auto- guarigione). Sono i punti di partenza di processi di spiritualizzazione, perfezione e illuminazione che aiutano le persone ad acquisire ulteriori autocontrollo e concentrazione psichica sulla « trasformazione » del sé individuale in « coscienza cosmica ». Il destino della persona umana è costituito da una serie di reincarnazioni dell’anima in diversi corpi. Non ci si riferisce a un ciclo di samsara, nel senso di purificazione come punizione, ma ad un’ascensione graduale verso lo sviluppo perfetto delle proprie potenzialità.

La psicologia è utilizzata per spiegare l’espansione della mente come esperienza « mistica ». Lo yoga, lo zen, la meditazione trascendentale e gli esercizi tantrici conducono all’autorealizzazione o illuminazione. Si crede che le « esperienze culmine » (rivivere la propria nascita, viaggiare fino ai confini della morte, il biofeedback, la danza e perfino gli stupefacenti, qualsiasi cosa che provochi uno stato alterato di coscienza), conducano all’unità e all’illuminazione.

Poiché c’è una sola Mente, alcune persone possono essere canali per raggiungere esseri superiori. Ogni parte di questo unico essere universale ha contatti con tutte le altre. L’approccio classico al New Age è la psicologia transpersonale, i cui concetti principali sono la Mente Universale, il Sé superiore, l’inconscio personale e collettivo e l’io individuale. Il Sé Superiore è la nostra identità reale, un ponte fra Dio, che è la mente divina, e l’umanità. Lo sviluppo spirituale è il contatto con il Sé Superiore che supera tutte le forme di dualismo fra soggetto e oggetto, vita e morte, psiche e soma, il sé e aspetti frammentari del sé. La nostra personalità limitata è come un’ombra o un sogno creato dal sé reale. Il Sé Superiore contiene i ricordi di precedenti (re-)incarnazioni.

c.      Dio e Cristo

Il New Age ha una preferenza marcata per le religioni orientali e precristiane, perché le considera incontaminate da distorsioni giudaico-cristiane. Quindi tributa grande rispetto agli antichi riti agresti e ai culti legati alla fertilità. « Gaia », la Madre Terra, viene proposta come alternativa a Dio Padre, la cui immagine viene collegata a una concezione patriarcale del dominio maschile sulla donna. Si parla di Dio, ma non di un Dio personale. Il Dio di cui parla il New Age non è né personale né trascendente. Non è né il libero Creatore né l’amorevole reggente dell’universo, ma un’« energia impersonale », immanente al mondo, con il quale costituisce una « unità cosmica »: « Tutto è uno ». Quest’unità è monistica, panteistica, o più precisamente, panenteistica. Dio è il « principio di vita », lo « spirito o anima del mondo », la somma totale della coscienza esistente nel mondo. In un certo senso, tutto è Dio. La presenza di Dio è più evidente negli aspetti spirituali della realtà, così ogni mente/spirito è, in un certo qual modo, Dio.

Quando uomini e donne la ricevono consciamente, « l’energia divina » è spesso descritta come « energia cristica ». Si parla anche di Cristo, ma non di Gesù di Nazaret. « Cristo » è un titolo conferito a qualcuno che ha raggiunto uno stato di coscienza nel quale percepisce la propria divinità e può quindi affermare di essere un « Maestro universale ». Gesù di Nazaret non era il Cristo, ma soltanto una delle figure storiche nelle quali questa natura « cristica » si è rivelata, come nel caso del Buddha e di altri. Ogni manifestazione storica del Cristo mostra chiaramente che tutti gli esseri umani sono celesti e divini e li conduce verso questa realizzazione.

Per il New Age il Cristo Cosmico è un modello che può ripetersi in molte persone, luoghi e tempi; è il portatore di un enorme mutamento di paradigmi; è, in definitiva, un potenziale dentro di noi.

Il New Age parla anche volentieri di una realtà che chiama “il Cristo” ma – seguendo tutta una tradizione esoterica e gnostica – ha cura di distinguere “il Cristo” da Gesù di Nazareth come personaggio storico. Gesù non era “il Cristo”, o almeno non lo era in modo diverso da Buddha o da chiunque sia in grado di entrare in contatto con la scintilla divina che porta dentro di sé. È questa scintilla, propriamente, che costituisce “il Cristo” come principio divino all’interno dell’uomo. Gesù di Nazareth – come Buddha e altri maestri – merita certamente rispetto perché è riuscito a entrare in contatto con il suo “Cristo” interiore in modo evidente e convincente per i suoi discepoli. Ma chiunque di noi può entrare in contatto con il “Cristo” che ciascuno porta – e quindi diventare “il Cristo” – attraverso gli stati alterati di coscienza e la molteplicità di tecniche che il New Age insegna.

Per la fede cristiana, Gesù Cristo non è un modello, ma una persona divina la cui figura umano-divina rivela il mistero dell’amore del Padre per ogni essere umano attraverso la storia (Gv. 3, 16). Egli vive in noi perché condivide con noi la sua vita, ma questo non è né imposto né automatico. Tutti gli uomini e tutte le donne sono invitati a partecipare alla sua vita, a vivere « in Cristo ».

Il livello più interiore e più personale (« psichico ») nel quale gli esseri umani « avvertono » questa « divina energia cosmica » è detto anche « Spirito Santo ».

Si ha una mistica cosmica basata sulla consapevolezza di un universo che si evolve con energie dinamiche. Quindi, l’energia cosmica, la vibrazione, la luce, Dio, l’amore, anche il Sé superiore, si riferiscono tutti alla stessa e unica realtà, la fonte primaria presente in ogni essere.

Questa spiritualità consta di due elementi distinti, uno metafisico e l’altro psicologico. La componente metafisica deriva dalle radici esoteriche e teosofiche del New Age e fondamentalmente è una nuova forma di gnosi. Si accede al divino svelando misteri nascosti grazie alla ricerca dell’individuo del « reale dietro ciò che è solo apparente, dell’origine al di là del tempo, del trascendente al di là di ciò che è mera fugacità, della tradizione primordiale oltre la tradizione semplicemente effimera, dell’altro al di là dell’io, della divinità cosmica al di là dell’individuo incarnato ». La spiritualità esoterica « è un’indagine dell’Essere al di là della separatezza degli esseri, una sorta di nostalgia dell’unità perduta ».[10]

« Qui si può vedere la matrice gnostica della spiritualità esoterica, che appare evidente quando i figli dell’Acquario cercano l’Unità Trascendente delle religioni. Delle religioni storiche tendono a cogliere soltanto il nucleo esoterico, di cui sostengono di essere i custodi. In un certo qual modo negano la storia e rifiutano l’idea che la spiritualità possa essere radicata nel tempo o in qualche istituzione. Gesù di Nazaret non è Dio, ma una delle numerose manifestazioni del Cristo universale e cosmico ».[11]

La componente psicologica di questo tipo di spiritualità scaturisce dall’incontro fra cultura esoterica e psicologia (cf. 2.32). Il New Age diviene quindi un’esperienza di trasformazione psico-spirituale personale, considerata analoga all’esperienza religiosa. Per alcuni questa trasformazione assume la forma di una profonda esperienza mistica, che segue una crisi personale o una lunga ricerca spirituale. Per altri scaturisce dalla pratica della meditazione o da qualche tipo di terapia o ancora da esperienze paranormali che alterano gli stati di coscienza e permettono di percepire l’unità della realtà.[12]

Per i cristiani la vita spirituale è un rapporto con Dio che gradualmente, attraverso la sua grazia, diviene più profondo e in questo processo illumina anche il nostro rapporto con il prossimo e con l’universo. Spiritualità, in termini New Age, significa sperimentare stati di coscienza dominati da un senso di armonia e fusione con il Tutto. Dunque la « mistica » non si riferisce all’incontro con un Dio trascendente nella pienezza dell’amore, ma all’esperienza scatenata dal rivolgersi a se stessi, da un senso esaltante di essere tutt’uno con l’universo, di lasciare affondare la propria individualità nel grande oceano dell’Essere.[13]

La via di purificazione della mistica New Age basa sulla consapevolezza del disagio o alienazione, da superare mediante quest’immersione nel Tutto. Per cambiare, bisogna utilizzare tecniche che portino all’esperienza dell’illuminazione. Quest’ultima trasforma la coscienza di una persona e la pone in contatto con la divinità, intesa come l’essenza più profonda della realtà.

Le tecniche e i metodi offerti da questo sistema religioso immanentista, che non concepisce Dio come persona, procedono « dal basso ». Costituiscono un’impresa essenzialmente umana da parte di una persona che cerca di ascendere alla divinità mediante le proprie forze. Spesso si tratta di « un’ascesa » a livello di coscienza verso quanto è inteso come una consapevolezza liberatrice del « dio interiore ». Non tutti hanno accesso a queste tecniche, i cui benefici sono ristretti a una « aristocrazia » spirituale privilegiata.

Invece, l’elemento essenziale della fede cristiana è la discesa di Dio fra le creature, in particolare le più umili, deboli e meno dotate secondo i valori del « mondo ». Esistono tecniche spirituali che è utile apprendere, ma Dio è in grado di superarle o di farne a meno. « Il modo cristiano di avvicinarsi a Dio non si fonda su alcuna tecnica nel senso stretto della parola. Ciò contraddirebbe lo spirito d’infanzia richiesto dal Vangelo.

Molta letteratura New Age è pervasa dalla convinzione che non esista alcun essere divino « là fuori » o veramente distinto dal resto della realtà ma un « dio interiore ». Il nostro problema, secondo il New Age, è l’incapacità di riconoscere la nostra divinità, un’incapacità che si può superare con l’aiuto di una guida e con l’uso di una serie di tecniche volte a schiudere il nostro potenziale (divino) nascosto. L’idea fondamentale è che « Dio » è profondamente all’interno di noi. Siamo Dei e scopriamo il nostro potere illimitato eliminando strati e strati di inautenticità.63 Più riconosciamo questo potenziale più esso si realizza e in questo senso il New Age ha una propria idea di theosis, del divenire divini, più precisamente, del riconoscere e accettare la nostra natura divina. Nella Prefazione al Libro V dell’opera Adversus Haereses Sant’Ireneo fa riferimento a « Gesù Cristo, che, attraverso il Suo amore trascendente, è divenuto ciò che siamo, così da portarci ad essere perfino ciò che è egli stesso ». Qui la theosis, la comprensione cristiana della divinizzazione, non avviene soltanto grazie ai nostri sforzi, ma con l’assistenza della grazia di Dio che opera in noi e attraverso di noi. Ciò presuppone necessariamente la consapevolezza basilare di essere incompleti e persino peccatori e in nessun modo l’esaltazione del sé. Inoltre, si presenta come un’introduzione alla vita della Trinità, un caso perfetto di distinzione al centro dell’unità: una sinergia piuttosto che una fusione. Tutto ciò è frutto di un incontro personale, un’offerta di un nuovo tipo di vita. La vita in Cristo non è qualcosa di così personale e privato da essere limitato all’ambito della coscienza né si tratta soltanto di un nuovo livello di consapevolezza. Implica la trasformazione della nostra anima e del nostro corpo mediante la partecipazione alla vita sacramentale della Chiesa.

d.    Il mondo

Importantissimo per gran parte del pensiero New Age è il passaggio dal modello meccanicistico della fisica classica a quello « olistico » della fisica moderna atomica e subatomica, basato sul concetto di materia costituita da onde o energie invece che da particelle. L’universo è un oceano di energia, che è un tutto unico o una rete di legami. L’energia che anima quest’organismo unico che è l’universo è « spirito ». Non esiste alterità fra Dio e il mondo. Il mondo stesso è divino e subisce un processo evolutivo che porta dalla materia inerte a una « coscienza più elevata e perfetta ». Il mondo non è stato creato. Esso è eterno e autosufficiente. Il futuro del mondo dipende da un dinamismo interiore necessariamente positivo e porta all’unità (divina) riconciliata di tutto quanto esiste. Dio e il mondo, anima e corpo, intelligenza (razionalità) ed emotività, cielo e terra, sono un’unica immensa vibrazione di energia.

Per alcuni, l’ipotesi Gaia è « una strana sintesi di individualismo e collettivismo.

Nell’universo è tutto correlato. Infatti ogni parte è in sé immagine della totalità. Il tutto è in ogni cosa. Nella « grande catena dell’essere », tutti gli esseri sono intimamente legati e formano un’unica famiglia con differenti gradi di evoluzione. Ogni persona umana è un ologramma, un’immagine dell’insieme della creazione, in cui tutto vibra sulla propria frequenza. Ogni essere umano è un neurone del sistema nervoso centrale della Terra e tutte le entità individuali sono in rapporto di complementarietà le une con le altre.

Infatti, esiste una complementarietà interiore o androginia in tutta la creazione.[14]

Uno dei temi ricorrenti negli scritti e nel pensiero New Age è quello del « nuovo paradigma » introdotto dalla scienza contemporanea.

Il New Age nei confronti del mondo agisce per lo più a livello dei sentimenti, degli istinti e delle emozioni.

Chi utilizza l’aromaterapia o ascolta musica New Age, per esempio, in genere è semplicemente interessato agli effetti che essi hanno sulla propria salute e il proprio benessere. Solo una minoranza approfondisce lo studio del New Age e cerca di capire il suo significato teorico (« mistico »).

3.     La Next Age

(http://www.treccani.it/enciclopedia/next-age_(Lessico-del-XXI-Secolo)/

Espressione emersa tra la fine del 20° e l’inizio del 21° sec., soprattutto in Europa, per indicare la consapevolezza – ampiamente diffusa – del passaggio a una fase ulteriore del fenomeno un tempo noto come New age. È certamente sbagliato sostenere che N. a. sia un’etichetta statunitense, dal momento che negli Stati Uniti questa espressione è pressoché ignota al grande pubblico e usata soprattutto in ambito musicale; coesiste del resto con altre assai più popolari, Next Stage (“nuovo stadio”), Next Edge (“nuova angolazione”) e con altri termini ancora. Il termine più utilizzato negli Stati Uniti per descrivere il concetto è invece ascension (con riferimento all’ascesa dell’individuo a uno stato superiore), che difficilmente si potrebbe diffondere in paesi cattolici, dove sarebbe confuso con la festa liturgica.

L’espressione N. a. si è affermata invece soprattutto nell’Europa continentale; anche in Italia – dove è più facilmente comprensibile e traducibile – ha avuto successo anzitutto fra gli stessi new ager. Può essere descritta come il passaggio del New age dalla terza alla prima persona singolare. Per il New age il pianeta Terra, nel suo insieme, entrerà – o è già entrato – in un evo di superiore consapevolezza, felicità, benessere. Sulla scorta delle delusioni procurate dalle mancate trasformazioni planetarie che il New age aveva annunciato per trent’anni, il N. a. ammette che forse per la Terra, o per la società nel suo insieme, non è in vista alcuna gioiosa transizione; le cose, anzi, potrebbero perfino peggiorare. Il singolo, invece, può entrare nel suo N. a. personale e raggiungere uno stato superiore di prosperità, salute, soddisfazione – anche sul piano sessuale, che nel N. a. è spesso in primo piano. La società può anche andare alla rovina, ma la singola persona che ha accesso a determinate tecniche entrerà comunque in una sua età dell’oro personalissima e privata. Come ha notato acutamente lo storico statunitense J. Gordon Melton, questo passaggio è accompagnato da dichiarazioni – da parte di alcuni portavoce importanti del New age (ma non di tutti) – secondo cui, in realtà, il New age non ha mai promesso una trasformazione sociale, globale o planetaria. Nel New age l’elemento importante sarebbe sempre stato la trasformazione individuale. Si tratta, in realtà, di un semplice escamotage: uno sguardo anche superficiale alla letteratura del New age negli anni Ottanta e, soprattutto, Settanta, mostra una forte attesa di un’imminente età dell’oro. Nell’abbandono della fase utopica e nel ripiegamento sull’individualismo – con accenti spesso narcisistici – il N. a. è effettivamente ‘nuovo’ e diverso dal New age. Il N. a., naturalmente, è meno nuovo se si guarda alle tecniche e alle idee di fondo, che rimangono in gran parte le stesse. È anche vero che il N. a. – o la fase individualistica del New age – è, a sua volta, garantito e convalidato dalla forma di spiritismo detta channeling, in particolare attraverso le entità chiamate Pleiadiani, che si sono manifestate tramite una pluralità di ‘canali’ i cui messaggi sono tipici della nuova fase, e il cui contenuto, tra l’altro, è diventato negli ultimi anni sempre meno ottimistico, in quanto ha denunciato un grande complotto delle entità rivali, Rettiliani, cui sarebbero collegati altri complotti storici, fra cui quello, su cui esiste una vasta e spesso delirante letteratura (v. letteratura complottista), degli Illuminati. Il N. a. rappresenta una corrente da sempre presente nel New age, ma minoritaria nel New age classico, precisamente per il suo carattere individualistico, che si prestava ad accuse di disinteresse egoistico nei confronti delle prospettive utopistiche, planetarie e globali un tempo prevalenti. D’altro canto, il N. a. ha poi radici ancora più antiche, fra l’altro nel cosiddetto pensiero positivo e nel movimento del self-help.

4.     Le possibili porte aperte all’azione straordinaria del Diavolo

Quando una persona si trova ad affrontare un periodo difficile della propria vita ed è quindi psicologicamente debole, ecco che puntualmente il male fa la propria mossa attraverso la new age. Dal nulla compare miracolosamente un “guru” oppure “l’energia divina” che nelle loro molteplici forme iniziano a tenderti la mano e a prometterti la pace e il conforto, quella che non trovi da anni e che la Chiesa non riesce a darti, perchè l’hai abbandonata da anni, probabilmente perchè le pulsioni del mondo ti hanno attratto verso altri lidi e la Messa annoiava a morte.

L’energia divina invece non ti annoia, perchè non ti chiede sacrifici. Con una certa somma puoi partecipare ad un seminario e in un weekend magari diventare anche “maestro”. Puoi guarire le persone con la semplice imposizione delle mani e fare del bene.

Meditare ti aiuta a connetterti al Sè Divino, quel Sè che è onnipotente, perchè l’uomo è Dio e tutti i poteri sono dentro di noi, basta solo tirarli fuori.

Basta accostarsi ad un “guru”, seguirlo e servirlo, fare quello che dice e provare devozione assoluta nei suoi confronti.

Il “guru” ti insegnerà a ripetere un mantra di cui non devi assolutamente conoscere il significato e ti inizierà ad una forma di meditazione mirata a risvegliare la Kundalini, il serpente sacro (eh si, sempre lui cari amici, vedrete come ritornerà sempre) il quale ti porterà al Samadhi, l’unione finale con il divino, l’illuminazione.

 

Le conseguenze della New Age

E’ chiaro che buona parte dei benefici di queste discipline sono solo il frutto della nostra mente e del compiacimento che si prova nel praticarle.

Ma è anche vero che ci sono degli aspetti reali che non dipendono dal praticante, arrivano dall’esterno e solo apparentemente sono sotto il controllo di quest’ultimo.

Mi riferisco al calore del pranoterapeuta, alla beatitudine della meditazione, alla pace apparente che si avverte durante la pratica di queste tecniche e delle coincidenze che avvengono quando si inizia ad aprire certi canali.

Gesù ha detto chiaramente:

Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Lc 11, 15-26

Cosa significa questa frase?  Gesù l’ha pronunciata dopo aver scacciato un demone e voleva semplicemente dirci che tutto quello che non viene da lui è opera del male e il Male può anche travestirsi da angelo, ad una delle veggenti di Medjugorje è apparso addirittura travestito da Madonna, per cui possiamo immaginare quanto sia scaltro e ingannatore.

Gesù nei suoi insegnamenti non ha mai parlato di canalizzare energie o di meditare su serpenti per risvegliare le siddhi (i poteri straordinari che gli yogi si troverebbero a padroneggiare ad un certo livello della propria pratica).

Ci ha semplicemente detto di amarci come Lui ci ha amato e ci ha avvisato di stare alla larga dai falsi profeti:

«Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?  Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l’albero cattivo fa frutti cattivi.  Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo far frutti buoni.  Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco.  Li riconoscerete dunque dai loro frutti.”Mt 7:15

1Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano!”. Matteo 7:13-29

Queste discipline promettono la felicità con pochi sacrifici, tanti che le praticano asseriscono di aver abbandonato la Chiesa perchè noiosa e perchè i suoi insegnamenti non sarebbero al passo dei tempi.

In realtà si finisce per abbandonare la Chiesa perchè non abbiamo voglia di entrare per la porta stretta e il male finisce per sedurci con tutto il fascino e il mistero di queste pratiche orientaleggianti.

Il male si serve della New Age e di tutte le pratiche annesse per allontanarci con furbizia da Gesù e dal suo messaggio salvifico.

E lo fa abbagliandoci la vista, saziando il nostro ego e i nostri sensi fin quando saremo qui su questa terra e portandoci in maniera subdola ad odiare la Chiesa e tutti i suoi rappresentanti.

“Poi disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dall’avarizia, perché la vita di uno non consiste nell’abbondanza delle cose che possiede». Ed egli disse loro una parabola: «La tenuta di un uomo ricco diede un abbondante raccolto; ed egli ragionava fra sé dicendo: Che farò, perché non ho posto dove riporre i miei raccolti? E disse: “Questo farò, demolirò i miei granai e ne costruirò di più grandi, dove riporrò tutti i miei raccolti e i miei beni, poi dirò all’anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi e godi. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa stessa notte l’anima tua ti sarà ridomandata e di chi saranno le cose che tu hai preparato?”

Luca 12: 15-21

 

Tecniche e pratiche per ottenere l’illuminazione e il benessere

Le tecniche che stiamo analizzando possono essere distinte, in base a un primo criterio, tra quelle laiche e quelle religiose: le prime utilizzano il riferimento al concetto di energia, e si fondano sulla credenza di poter esercitare un controllo su di essa. Le seconde ritengono che tale energia sia di origine chiaramente spirituale, e si affidano a intermediari, cose o entità soprannaturali, per ottenere la guarigione. Entrambe sono tecniche corporee, nel senso che utilizzano questa “energia” canalizzandola attraverso il corpo del guaritore e/o dirigendola verso la persona da guarire, normalmente per un disturbo somatico.

Le prime, quelle laiche, pretendono di curare tramite una energia (non identificabile) presente nelle cose. Tra di esse possiamo ricordare i farmaci omeopatici, cristalli, pietre e minerali in genere, la cura attraverso i colori, i quali sono appunto costituiti di frequenze elettromagnetiche emesse da cose.

Alcune di esse, pur nella loro “laicità”, e cioè senza riferirsi allʼesistenza di entità soprannaturali, sostengono di curare tramite una energia che passerebbe, come un fluido, dalle mani o dal corpo del guaritore per andare a posarsi su punti precisi del corpo del sofferente, come lo shiatsu, la terapia craniosacrale, il Touch for Health, la pranoterapia, in parte il reiki (il quale è di derivazione religiosa, ma pare funzioni lo stesso anche se uno non ci crede).

Le seconde, tecniche fondate sullʼenergia spirituale, sostengono con molta più umiltà che il guaritore non è degno di canalizzare direttamente e controllare queste energie. Egli deve affidarsi al lavoro più specializzato di un tecnico sovrannaturale, di solito un subalterno nella gerarchia celeste, come un angelo, talvolta Gesù Cristo o la Madonna in persona.

Il guaritore, in questi casi, funge da tramite e intercede presso la divinità perché conceda graziosamente la sua benedizione e la grazia alla persona sofferente. Eʼ questo il caso della floriterapia (di ispirazione dichiaratamente cristiana nel caso di Bach, più genericamente spirituale per le altre floriterapie) che opera per il tramite di una energia divina racchiusa nei fiori; la cura con acque di luce o vibrazionali, dotate di potere terapeutico in quanto provenienti da luoghi sacri; quella caratterizzata da rituali di invocazione e devozione agli angeli custodi del theta Healing; la dieta alimentare di lunga vita serena attraverso le prescrizioni dietetiche ricavate dalla Bibbia, e, in genere, tutte le tecniche e i rituali di chiara impronta New age.

In questi casi, nel rispetto per le credenze altrui, non ci si può, in coscienza, qualificare come terapeuti, professionisti della salute, naturopati e tantomeno medici, quando si delega la guarigione a una sorta di divinità su cui non si ha altro potere se non quello di sottomettersi ad esso, ma si dovrebbe, per serietà e coerenza, qualificarsi come semplici credenti che si affidano a poteri soprannaturali che non conoscono e che non vogliono conoscere.

 

Alcuni strumenti di contatto energetico

Ci riferiamo precisamente a determinati oggetti che possono assumere vari nomi a seconda del creatore: convogliatore di energia, trasmutatore di energia, convertitore d’onda, riequilibratore energetico, vortex, accumulatore energetico, bio generatore e non ultimo il famoso braccialetto power balance.

Tutti questi oggetti possono cambiare nella forma, dal pendente al poster da appendere in camera, dalla stuoia ad un innocuo cilindretto da tenere accanto a se durante la meditazione ed anche durante il giorno se necessario.

Il concetto che li accomuna è però identico, tutti riportano una sorta di diagramma energetico (che ricorda i famosi Yantra o Mandala indo/buddhisti), tutti unici e tutti caricati con “formula segreta” dal creatore che ne detiene il progetto e che assicura guarigioni prodigiose, energia positiva e felicità.

Tali convogliatori sarebbero in grado infatti di convogliare l’energia dall’universo e concentrarla in prossimità del diagramma, in particolare sono osannati per la presunta capacità di pulire la casa ed anche i cibi e le bevande dalle energie negative.

IN SINTESI

Le aperture al Diavolo (condividere con l’assemblea)

  • Divinizzazione dell’uomo, centro della sua vita
  • L’uomo è creatore perché unito alla energia cosmica
  • Tecniche e pratiche per l’uso di energie e entità spirituali
  • Uso della medicina alternativa o sostitutiva
  • Rifiuto della relazione con Gesù visto come esempio di realizzazione di ogni uomo
  • Pensiero e mentalità umana divinizzati nell’individualismo a contatto con il cosmo
  • Dall’esoterismo iniziazione all’occultismo e al satanismo

 

5.     Gesù Cristo ci offre l’acqua della vita

L’unico fondamento della Chiesa è Gesù Cristo, il suo Signore. Egli è al centro di ogni atto cristiano e di ogni messaggio cristiano. Per questo la Chiesa ritorna continuamente all’incontro con il suo Signore. I Vangeli narrano di numerosi incontri con Lui. Tuttavia, un episodio che illustra eloquentemente quanto Egli ci offre è quello del suo incontro con la Samaritana presso il pozzo di Giacobbe, narrato nel quarto capitolo del Vangelo di Giovanni. È un episodio che è stato descritto come « paradigma del nostro impegno con la verità ».86 L’esperienza dell’incontro con lo straniero che ci offre l’acqua della vita illustra in che modo i cristiani possono e devono impegnarsi nel dialogo con chiunque non conosca ancora Gesù.

Un elemento di grande fascino della narrazione di Giovanni è che la donna impiega del tempo perfino a capire che cosa intende Gesù per acqua « di vita », o acqua « viva » (versetto 11). Ciononostante, la donna è affascinata, non solo dallo straniero in sé, ma anche dal suo messaggio, e resta ad ascoltarlo. Dopo un primo stupore nel capire che Gesù sa molto su di lei (« Hai detto bene non ho marito; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero », versetti 17-18), è disposta a conoscere la verità su se stessa: « Signore, vedo che tu sei un profeta » (versetto 19). Comincia il dialogo sull’adorazione di Dio: « Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei » (versetto 22). Gesù tocca il suo cuore e così la dispone ad ascoltare ciò che Egli dice di Se stesso in quanto Messia. Le parole « Sono io, che ti parlo » (versetto 26) la preparano ad aprire il cuore alla vera adorazione in Spirito e all’auto-rivelazione di Gesù come l’Unto di Dio.

La donna « intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente » tutto su quell’uomo (versetto 28). L’effetto notevole che l’incontro con lo straniero ha sulla donna rende gli altri curiosi a tal punto che anche loro « uscirono allora dalla città e andarono da lui » (versetto 30). Ben presto accettano la verità sulla sua identità: « Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo » (versetto 42). Passano dal sentir parlare di Gesù al conoscerlo personalmente, poi a comprendere il significato universale della sua identità. Tutto ciò avviene perché la loro mente e il loro cuore sono ben disposti.

Il fatto che l’episodio si svolga presso un pozzo è significativo. Gesù offre alla donna una « sorgente … che zampilla per la vita eterna » (versetto 14). Il modo gentile che ha Gesù nel trattare la donna è un esempio di efficienza pastorale nell’aiutare l’altro ad essere sincero senza difficoltà, nell’impegnativo processo di auto- revisione (« Mi ha detto tutto quello che ho fatto », versetto 39). Questo approccio potrebbe essere molto fruttuoso verso le persone che possono essere state attirate dall’Acquario (colui che porta l’acqua), ma che ricercano ancora la verità in modo autentico. Bisognerebbe invitarle ad ascoltare Gesù che non ci offre solo qualcosa che soddisfa la nostra sete quotidiana, ma anche la profonda e nascosta sete spirituale dell’ « acqua viva ». È importante riconoscere la sincerità delle persone che ricercano la verità. Non si tratta di inganno o di auto-inganno. Come ben sa ogni buon educatore, è anche importante essere pazienti. Una persona che incontra la verità si trova subito rinvigorita da un senso completamente nuovo di liberazione riguardo ai fallimenti e ai timori del passato, e « chi desidera conoscere se stesso, come la donna presso il pozzo, trasmetterà agli altri il desiderio di conoscere la verità che renderà liberi anche loro ».87

L’invito a incontrare Gesù Cristo, il portatore dell’acqua di vita, avrà un impatto maggiore se proverrà da parte di qualcuno che è stato profondamente colpito e in modo evidente dal suo incontro con Gesù, perché non viene fatto solo da qualcuno che ha semplicemente sentito parlare di Lui, ma da qualcuno che può star certo che « questi è veramente il Salvatore del mondo » (versetto 42). Bisogna permettere alle persone di reagire a loro modo, seguendo il proprio ritmo e permettere a Dio di fare il resto.

6.     In sintesi

Formulazione del New Age di William BLOOM, in HEELAS, p. 225 e seg.:

– Tutta la vita, tutta l’esistenza, è manifestazione dello Spirito, l’Inconoscibile, di quella suprema coscienza chiamata con tanti diversi nomi in molte e differenti culture.

– Lo scopo e la dinamica di tutta l’esistenza è di manifestare appieno Amore, Saggezza, Illuminazione.

– Tutte le religioni sono espressione della stessa realtà interiore.

– Tutta la vita, così come la percepiamo con i cinque sensi umani o con gli strumenti scientifici, è soltanto il velo esterno della realtà causale, interiore e invisibile.

– Parimenti, gli esseri umani sono creature duplici con: 1) una personalità temporanea esteriore e 2) un essere interiore pluridimensionale (anima o sé superiore).

– La personalità esteriore è limitata e tende all’amore.

– Lo scopo dell’incarnazione dell’essere interiore è di condurre le vibrazioni della personalità esteriore ad una risonanza d’amore.

– Tutte le anime incarnate sono libere di scegliere il proprio cammino spirituale.

– I nostri maestri spirituali sono coloro la cui anima è libera dal bisogno di incarnarsi ed esprimono amore incondizionato, saggezza e illuminazione. Alcuni di questi grandi esseri sono ben noti e hanno ispirato le religioni del mondo. Altri invece non sono conosciuti e operano in maniera invisibile.

– Tutta la vita, nelle sue differenti forme e nei suoi diversi stati, è energia interdipendente e ciò include i nostri atti, sentimenti e pensieri. Collaboriamo con lo Spirito e con queste energie alla creazione della nostra realtà.

– Sebbene sostenuti dalla dinamica dell’amore cosmico, siamo tutti responsabili della nostra condizione, del nostro ambiente e di tutta la vita.

– Durante questo periodo di tempo, l’evoluzione del pianeta e dell’umanità è arrivata a un punto in cui viviamo un mutamento spirituale fondamentale nella nostra coscienza individuale e collettiva. Per questo motivo parliamo di New Age. Questa nuova coscienza è il risultato dell’incarnazione sempre più positiva di quelle che alcuni definiscono energie d’amore cosmico. Questa nuova coscienza si manifesta con una comprensione istintiva della sacralità di tutta l’esistenza e, in particolare, della sua interdipendenza.

– Questa nuova coscienza e questa nuova comprensione dell’interdipendenza dinamica di tutta la vita indicano lo sviluppo di una cultura planetaria completamente nuova.

HEELAS cita (p. 226) la « formulazione complementare » di Jeremy TARCHER

  1. Il mondo, inclusa la razza umana, è espressione di una natura divina superiore e più completa.
  2. Nascosto in ogni essere umano vi è un Sé Superiore divino che è la manifestazione della natura divina superiore e più completa.
  3. Questa natura superiore può essere risvegliata e può divenire il centro della vita quotidiana dell’individuo.
  4. Questo risveglio è la ragione dell’esistenza di ogni vita individuale.

David SPANGLER è citato in « Actualité des religions » nº 8, settembre 1999, p. 43, sulle caratteristiche della visione del New Age, che è:

– Olistica (globalizzante, perché esiste una sola realtà-energia).

– Ecologica (La Terra, Gaia, è la nostra madre; ognuno di noi è un neurone del sistema nervoso centrale della Terra).

-Androgina (l’arcobaleno e lo Yin/Yang sono entrambi simboli del New Age e riguardano la complementarità dei contrari, in particolare maschile e femminile).

– Mistica (riscontra il sacro in tutte le cose, anche quelle più ordinarie).

– Planetaria (le persone devono essere sia radicate nella propria cultura sia aperte all’universale, capaci di promuovere l’amore, la compassione, la pace e persino lo stabilimento di un governo mondiale).

7.     Glossario

Androginia: non è ermafroditismo, ossia la contemporanea presenza delle caratteristiche fisiche di entrambi i sessi, ma la consapevolezza della presenza in ogni individuo di elementi maschili e femminili. È uno stato equilibrato di armonia interiore fra animus e anima. Nel New Age questo stato è il prodotto di una nuova consapevolezza di questo doppio modo di essere e di esistere, caratteristico di ogni uomo e di ogni donna. Più si diffonderà, più contribuirà alla trasformazione dei rapporti interpersonali.

Antroposofia: dottrina teosofica diffusa in origine dal croato Rudolf Steiner (1861-1925), che abbandonò la Società Teosofica dopo averne diretto il ramo tedesco dal 1902 al 1913. È una dottrina esoterica che intende iniziare le persone a una « conoscenza oggettiva » nella sfera spirituale-divina. Steiner credeva che ciò lo avrebbe aiutato a esplorare le leggi dell’evoluzione del cosmo e dell’umanità. Ogni essere fisico possiede un essere spirituale corrispondente. E la vita terrena è influenzata da energie astrali e da essenze spirituali. Si afferma che la Akasha Chronicle (Cronaca di Akasha) sia una «  memoria cosmica » accessibile agli iniziati.95

Channeling: i medium psichici sostengono di agire come canali di informazioni provenienti da altri esseri, generalmente entità disincarnate che vivono a un livello superiore. Ciò collega esseri diversi quali maestri ascesi, angeli, divinità, entità collettive, spiriti della natura e il Sé Superiore.

Coscienza planetaria: la visione del mondo sviluppatasi negli anni’80 promuove la fedeltà alla comunità umana piuttosto che alle nazioni, alle tribù o a gruppi sociali istituzionali. Si può considerare l’erede dei movimenti del primi anni del XX secolo che promuovevano un governo mondiale. La coscienza dell’unità dell’umanità ben si adatta all’ipotesi Gaia.

Cristalli: si pensa che vibrino a determinate frequenze. Quindi sono utili alla trasformazione di sé. Vengono utilizzati in varie terapie e nella meditazione, nella visualizzazione, nei « viaggi astrali » oppure come amuleti. Guardandoli dal di fuori, non hanno un potere intrinseco, ma sono semplicemente belli.

Cristo: per il New Age la figura storica di Gesù altro non è che l’incarnazione di un’idea o di un’energia o ancora di un insieme di vibrazioni. Per Alice Bailey, è necessario un grande giorno di supplica, in cui tutti i credenti creino una concentrazione tale di energia spirituale da dar luogo a una nuova incarnazione, che riveli in che modo ci si può salvare… Per molte persone, Gesù non è altro che un maestro spirituale che, come Buddha, Mosè e Maometto, è stato pervaso dal Cristo cosmico. Il Cristo cosmico è anche noto come energia cristica alla base di ogni essere e di tutto l’essere. Gli individui devono essere iniziati gradualmente alla consapevolezza di questa caratteristica cristica che tutti possiedono. Cristo, per il New Age, rappresenta lo stato più elevato di perfezione del sé.96

Enneagramma: (dal greco ennéa = nove + gramma = segno) il nome si riferisce a un diagramma composto da un cerchio con nove punti sulla sua circonferenza, collegati all’interno del cerchio da un triangolo e da una figura a sei angoli. In origine fu utilizzato a scopo divinatorio, ma è divenuto famoso come simbolo di un sistema di classificazione delle personalità che consta di nove tipi standard di carattere. È diventato celebre dopo la pubblicazione del libro di Helen Palmer The Enneagram.97 L’autrice riconosce di essere debitrice del pensatore esoterico russo G.I Gurdjieff, dello psicologo cileno Claudio Naranjo e dell’autore Oscar Ichazo, fondatore di Arica. L’origine dell’Enneagramma resta avvolta nel mistero, ma alcuni sostengono che derivi dal misticismo Sufi.

Ermetismo: insieme di pratiche religiose e speculazioni filosofiche legate agli scritti del Corpus Hermeticum e ai testi alessandrini attribuiti al mitico Ermete Trismegisto. Quando si diffusero per la prima volta durante il Rinascimento, si pensò che potessero rivelare le dottrine precristiane, ma studi successivi ne fissarono l’origine al primo secolo dell’era cristiana.98 L’ermetismo alessandrino è la fonte maggiore dell’esoterismo moderno, con il quale ha in comune l’eclettismo, il rifiuto del dualismo ontologico, l’affermazione del carattere positivo e simbolico dell’universo, l’idea della caduta e della successiva ripresa dell’umanità. La speculazione ermetica ha rafforzato il credo in un’antica tradizione fondamentale o philosophia perennis comune a tutte le tradizioni religiose. Le forme alte e cerimoniali del magico si svilupparono proprio a partire dall’ermetismo rinascimentale.

Esoterismo: (dal greco esotéros = interiore), si riferisce in genere a un antico e nascosto corpo di conoscenza accessibile solo a gruppi di iniziati, che si definiscono custodi delle verità nascoste alla maggior parte dell’umanità. Il processo di iniziazione porta gli individui da una conoscenza della realtà meramente esteriore e superficiale a una verità interiore e, contemporaneamente, risveglia la loro coscienza a un livello più profondo. Le persone sono invitate a intraprendere questo « viaggio interiore » per scoprire la « scintilla divina » dentro di sé. La salvezza, in questo contesto, coincide con una scoperta del sé.

Espansione della coscienza: se il cosmo è la catena ininterrotta dell’essere, tutti i livelli di esistenza, minerale, vegetale, animale, umano, cosmico e divino, sono interdipendenti. Gli esseri umani divengono consapevoli del loro posto in questa visione olistica di realtà globale espandendo la propria coscienza ben al di là dei suoi limiti normali. Il New Age offre una grandissima varietà di tecniche per aiutare le persone a raggiungere un livello superiore di percezione della realtà, un modo per superare la separazione fra soggetti e oggetti nel processo conoscitivo, sfociando in una fusione totale di ciò che la consapevolezza normale e inferiore considera realtà separate e distinte.

Età dell’Acquario: ogni età astrologica di circa 2.146 anni prende il nome da uno dei segni dello zodiaco, ma i « grandi giorni » procedono a ritroso, così l’attuale Età dei Pesci sta per finire e sta per subentrare l’Età dell’Acquario. Ogni età ha le proprie energie cosmiche. L’energia dei Pesci ha creato un’era di guerre e conflitti, ma quella dell’Acquario sarà un’era di armonia, pace e unità. Da questo punto di vista, il New Age accetta l’inevitabilità storica. Secondo alcuni l’Età dell’Ariete è stata l’era della religione ebraica, l’Età dei Pesci è quella del cristianesimo e l’Età dell’Acquario sarà quella di una religione universale.

Evoluzione: nel New Age c’è molto di più dell’evoluzione degli esseri viventi a forme superiori di vita. Il modello fisico è proiettato nell’ambito psichico cosicché una forza immanente negli esseri umani li spingerà a forme di vita spirituale superiore. Gli esseri umani non hanno il pieno controllo di questa forza, ma le loro buone o cattive azioni possono accelerare o ritardare il loro progresso. Tutta la creazione, inclusa l’umanità, si muove inesorabilmente verso la fusione con il divino. La reincarnazione occupa ovviamente un posto molto importante in questa visione di progressiva evoluzione spirituale che comincia con la nascita e continua dopo la morte.99

Feng-shui: è una forma di geomanzia, e precisamente un metodo cinese occulto di decifrazione della presenza nascosta di correnti positive o negative negli edifici e in altri luoghi sulla base della conoscenza delle forze terrestri e atmosferiche. « Proprio come il corpo umano o il cosmo, i vari siti sono attraversati da influssi il cui corretto bilanciamento è la fonte della salute e della vita ».100

Gnosi: in generale è una forma di conoscenza non intellettuale, ma visionaria o mistica, pensata per essere rivelata e capace di unire

l’essere umano al mistero divino. Nei primi secoli del cristianesimo, i Padri della Chiesa combatterono lo gnosticismo in quanto si opponeva alla fede. Alcuni scorgono la rinascita delle idee gnostiche in grande parte del pensiero del New Age e alcuni autori ad esso legati citano lo gnosticismo primitivo. Tuttavia, la grande enfasi posta dal New Age sul monismo e anche sul panteismo o panenteismo incoraggia l’uso del termine neo-gnosticismo per distinguere la gnosi del New Age dall’antico gnosticismo.

Grande Fratellanza Bianca: Madame Blavatsky sosteneva di essere in contatto con i mahatma o maestri, esseri elevati che insieme costituiscono la Grande Fratellanza Bianca. Li considerò guide dell’evoluzione della razza umana e dell’opera della Società Teosofica.

Iniziazione: nell’etnologia religiosa è il viaggio cognitivo e/o esperienziale durante il quale l’individuo è ammesso, o da solo o come membro di un gruppo, per mezzo di particolari rituali, a far parte di una comunità religiosa, di una società segreta (ad esempio la Massoneria) o di un’associazione di tipo misterico (magica, esoterica-occulta, teosofica, ecc.).

Karma: (dalla radice sanscrita Kri = azione, fatto), nozione chiave dell’Induismo, del Giainismo e del Buddismo, ma dal significato mutevole. Nell’antico periodo vedico indicava l’azione rituale, in particolare il sacrificio, per mezzo del quale una persona accedeva alla felicità o alla beatitudine dell’aldilà. Quando il Giainismo e il Buddismo fecero la loro apparizione (circa sei secoli prima di Cristo) il Karma perse il suo significato salvifico: la via della liberazione era la conoscenza dell’Atman o « sé ». Nella dottrina del samsara, il Karma divenne il ciclo incessante della nascita e della morte umane (Induismo) o della rinascita (Buddismo).101 Nel New Age, la « legge del Karma » viene spesso considerata come l’equivalente morale dell’evoluzione cosmica. Il Karma non ha dunque più nulla a che fare con il male o la sofferenza, che sono illusioni da sperimentare come parte di un « gioco cosmico », ma è la legge universale di causa ed effetto e fa parte della tendenza dell’universo interdipendente a muoversi verso un equilibrio morale.102

Misticismo: Il misticismo del New Age si rivolge al sé piuttosto che entrare in comunione con Dio che è « totalmente altro ». È fusione con l’universo, un annullamento definitivo dell’individuo nell’unità del tutto. L’esperienza del Sé è l’esperienza del divino, così si guarda dentro se stessi alla scoperta di saggezza, creatività e potere autentici.

Monismo: dottrina metafisica secondo la quale le differenze fra gli esseri sono illusorie. Esiste un unico essere universale di cui fa parte ogni cosa e ogni persona. Dato che il monismo del New Age include l’idea che la realtà sia fondamentalmente spirituale, si tratta di una forma contemporanea di panteismo (a volte anche un esplicito rifiuto del materialismo, in particolare del Marxismo). La sua pretesa di risolvere tutto il dualismo non lascia spazio a un Dio trascendente e quindi ogni cosa è Dio. Un problema ulteriore per il cristianesimo sorge quando si solleva la questione dell’origine del male. C.G. Jung vide il male come « zona d’ombra » di Dio, che, invece, per il teismo classico è solo bontà.

Movimento del Potenziale Umano: dalla sua nascita (Esalen, California, anni ’60) questo movimento ha sviluppato una rete di gruppi promotori della liberazione di un’innata capacità creativa umana mediante l’auto-realizzazione. Per banalissimi motivi economici un numero sempre più alto di società utilizza nei programmi di formazione di gestione aziendale varie tecniche di trasformazione personale. Tecnologie Transpersonali, il Movimento per la Consapevolezza Spirituale Interiore, lo Sviluppo Organizzativo e la Trasformazione Organizzativa sono tutti presentati come non religiosi, ma in realtà i dipendenti delle società possono ritrovarsi sottomessi a una « spiritualità » aliena, in una situazione che solleva problemi relativi alla libertà personale. Sono chiari i legami fra spiritualità orientale e psicoterapia, mentre la psicologia junghiana e il Movimento del Potenziale Umano hanno esercitato una notevole influenza sullo sciamanesimo e su forme « ricostruite » di paganesimo come il Druidismo e la Wicca. In generale, la « crescita personale » si può intendere come la forma assunta dalla « salvezza religiosa » nel movimento del New Age: la liberazione dalla sofferenza e dalla debolezza umane sarà possibile grazie allo sviluppo del potenziale umano, frutto di un contatto sempre maggiore con la nostra divinità interiore.103

Musica New Age: è un’industria molto florida. Questa musica viene molto spesso confezionata come strumento per raggiungere l’armonia con se stessi o con il mondo, e una parte di essa è « celtica » o druidica. Alcuni compositori del New Age sostengono che la loro musica edifichi ponti fra il conscio e l’inconscio, ma probabilmente ciò accade quando, oltre alle melodie, vi è la ripetizione ritmica e meditativa di frasi chiave. Al pari di altri elementi del fenomeno del New Age, parte di questa musica ha lo scopo di inserire ancor di più le persone nel Movimento, ma per lo più è solo una questione commerciale o artistica.

Neopaganesimo: titolo spesso rifiutato da coloro a cui viene attribuito, si riferisce a una corrente che scorre parallela al New Age e che con esso interagisce. Sulla grande onda della reazione alle religioni tradizionali, in particolare all’eredità giudaico-cristiana dell’Occidente, molti hanno rivisitato antiche religioni indigene, tradizionali e pagane. Qualunque cosa preceda nel tempo il cristianesimo è giudicata più autenticamente vicina allo spirito del Paese o della nazione, una forma incontaminata di religione naturale in contatto con le forze della natura, spesso matriarcale, magica o sciamanica. L’umanità sarà più sana se tornerà al ciclo naturale delle feste (agresti) e a una generale affermazione della vita. Alcune religioni « neopagane » sono recenti ricostruzioni il cui rapporto autentico con le forme originali è discutibile, soprattutto quando sono dominate da elementi ideologici moderni come l’ecologia, il femminismo o, in alcuni casi, miti di purezza razziale.104

New Thought: movimento religioso fondato nel XIX secolo negli Stati Uniti d’America. Ebbe origine dall’idealismo di cui fu una forma molto diffusa. Dio è totalmente buono e il male è soltanto un’illusione. La realtà fondamentale è la mente. Poiché ognuno causa

con la propria mente gli eventi nella propria vita, occorre che si assuma la responsabilità definitiva di ogni aspetto della propria condizione.

Occultismo: la conoscenza occulta (nascosta) delle forze nascoste della mente e della natura, che sono alla base dei credi e delle pratiche legate a una presunta « filosofia perenne » segreta derivata dalla magia e dall’alchimia greche antiche, da una parte, e dal misticismo ebraico dall’altro. Questi elementi sono tenuti nascosti da un codice segreto imposto agli iniziati riuniti in gruppi o società a guardia di questa conoscenza e di queste tecniche. Nel XIX secolo, lo Spiritismo e la Società Teosofica introdussero forme nuove di occultismo che a loro volta hanno influenzato varie correnti del New Age.

Olismo: concetto chiave nel « nuovo paradigma », che sostiene di offrire una cornice teorica che racchiude l’intera visione del mondo dell’uomo moderno. In contrasto con l’esperienza di una sempre maggiore frammentazione nella scienza e nella vita quotidiana, l’« integrità » (wholeness) è presentata come concetto metodologico e ontologico centrale. L’umanità è presente nell’universo come parte di un singolo organismo vivente, una rete armoniosa di rapporti dinamici. La distinzione classica fra soggetto e oggetto per la quale Cartesio e Newton vengono criticati, è sfidata da vari scienziati che offrono un ponte fra la scienza e la religione. L’umanità fa parte di una rete universale (ecosistema, famiglia) di natura e mondo, e deve cercare di essere in armonia con ogni elemento di questa autorità quasi trascendente. Quando si comprende qual è il proprio ruolo nella natura, nel cosmo che è anche divino, allora si comprende che « integrità » e « santità » sono un’unica cosa. L’articolazione più chiara del concetto di olismo è l’ipotesi « Gaia ».105

Panteismo: (dal greco pan = tutto e theos = Dio) il credo nel fatto che tutto sia Dio o, a volte, che tutto sia in Dio e che Dio sia in tutto (panenteismo). Ogni elemento dell’universo è divino e la divinità è ugualmente presente in tutte le cose. Questa visione non lascia spazio a Dio quale essere distinto così come lo intende il teismo classico.

Parapsicologia: si occupa di cose quali percezione extrasensoriale, telepatia, telecinesi, guarigione psichica e comunicazione con gli spiriti per mezzo di medium o del channeling. Nonostante le feroci critiche degli scienziati, la parapsicologia si è rafforzata sempre più e si adatta molto bene all’idea, diffusa in alcuni ambienti del New Age, che gli esseri umani abbiano straordinarie abilità psichiche, ma spesso non sviluppate.

Pensiero positivo: convinzione che gli individui abbiano la facoltà di cambiare fisicamente la realtà o le circostanze esterne modificando il proprio atteggiamento mentale, pensando in termini positivi e costruttivi. A volte, si tratta di divenire consapevoli di credenze mantenute a livello inconscio che determinano la nostra situazione di vita. I pensatori positivi si aspettano dal loro atteggiamento buona salute e pienezza, spesso prosperità e perfino l’immortalità.

Psicologia del Profondo: scuola di psicologia fondata da C.G. Jung, già allievo di Freud.

Jung riconobbe che la religione e le questioni spirituali erano importanti per la salute e l’integrità della persona. L’interpretazione dei sogni e l’analisi degli archetipi sono stati gli elementi chiave del suo metodo. Gli archetipi sono forme appartenenti alla struttura ereditata della psiche umana. Essi appaiono in motivi ricorrenti o immagini nei sogni, nelle fantasie, nel mito e nelle favole.

Rebirthing: nei primi anni ’70, Leonard Orr descrisse il « rebirthing » come processo mediante il quale una persona può identificare e isolare aree della sua coscienza irrisolte e fonte di problemi attuali.

Reincarnazione: nel New Age è legata al concetto di evoluzione ascendente fino a diventare divini. Al contrario delle religioni indiane o di quelle da esse derivate, il New Age vede la reincarnazione come progressione dell’anima individuale verso uno stato più perfetto. Ciò che si reincarna è immateriale o spirituale, più precisamente è la coscienza, quella scintilla di energia presente nell’individuo che partecipa all’energia cosmica o « cristica ». La morte non è altro che un passaggio dell’anima da un corpo a un altro.

Rosa Croce: Sono gruppi occulti occidentali che si occupano di alchimia, astrologia, teosofia e interpretazione cabalistica delle Scritture. L’Associazione Rosicruciana (Rosicrucian Fellowship) contribuì al ritorno dell’astrologia nel XX secolo e l’Antico e Mistico Ordine Rosae Crucis (AMORC) godette con successo della fama di riuscire a materializzare immagini mentali di salute, ricchezza e felicità.

Sciamanesimo: pratiche e credi legati alla comunicazione con gli spiriti della natura e con quelli dei morti mediante la possessione rituale (da parte degli spiriti) di uno sciamano che funge da medium. Ha avuto successo nei circoli del New Age perché sottolinea l’armonia con le forze della natura. Ha un ruolo anche l’immagine romantica di religioni indigene e della loro intimità con la Terra e con la natura.

Spiritismo: anche se si è sempre tentato di contattare gli spiriti dei defunti, lo spiritismo del XIX secolo è una delle correnti che confluiscono nel New Age. Si sviluppò sulla base delle idee di Swedenborg e di Mesmer e divenne un nuovo tipo di religione. Madame Blavatsky era una medium, e così lo spiritismo ebbe una grande influenza sulla Società Teosofica, sebbene si sottolineasse il contatto con entità di un lontano passato piuttosto che con persone morte da poco tempo. Allan Kardec contribuì molto alla diffusione dello spiritismo nelle religioni afro-brasiliane. Anche in alcuni Nuovi Movimenti Religiosi giapponesi esistono componenti spiritiche.

Teosofia: antico termine, che in origine indica un tipo di misticismo. È stato legato allo gnosticismo greco e al neoplatonismo, a Meister Eckhart, a Nicola di Cusa e a Jakob Boehme. A porre nuova enfasi su questo termine fu la Società Teosofica, fondata da Helena Petrovna Blavatsky e altri nel 1875. Il misticismo teosofico tende a essere monistico, sottolineando l’unità essenziale degli elementi spirituali e materiali dell’universo. Ricerca anche le forze nascoste che permettono l’interazione fra materia e spirito, in modo che finalmente si incontrino la mente divina e la mente umana. La teosofia offre una redenzione mistica o illuminazione.

Trascendentalismo: movimento del XIX secolo di scrittori e pensatori del New England, che condividevano un insieme idealistico di credenze nell’unità essenziale della creazione, nella bontà innata della persona umana e nella superiorità dell’intuizione sulla logica e sull’esperienza per la rivelazione delle verità più profonde. La sua figura di spicco è Ralph Waldo Emerson, che si allontanò dal cristianesimo ortodosso, conobbe l’Unitarismo e infine approdò a un nuovo misticismo che integrava idee tratte dall’induismo e idee americane popolari quali l’individualismo, la responsabilità personale e il bisogno di avere successo nella vita.

Wicca: forma contratta del termine inglese « witchcraft » (stregoneria), denominante il ritorno neo-pagano di alcuni elementi di magia rituale. Fu utilizzato per la prima volta in Inghilterra nel 1939 da Gerald Gardner, che lo trasse da alcuni testi accademici, secondo i quali la stregoneria europea medievale era un’antica religione naturale perseguitata dai cristiani. Chiamata « the Craft », negli anni ’60 si è rapidamente diffusa negli Stati Uniti, dove è stata collegata con la « spiritualità delle donne ».

8.     bibliografia

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[1] Cf. Rodney Stark and William Sims Bainbridge, The Future of Religion

[2] Alla fine del 1977, Marilyn Ferguson inviò un questionario a 210 « persone impegnate nella trasformazione sociale », che chiamò « Aquarian Conspirators » (Cospiratori dell’Acquario). Il seguente passaggio ci sembra piuttosto interessante: « Quando fu chiesto agli interpellati il nome di individui le cui idee avevano esercitato su di loro una qualche influenza, sia attraverso un contatto personale sia mediante i loro scritti, i più citati furono, in ordine di frequenza, Pierre Teilhard de Chardin, C.G. Jung, Abraham Maslow, Carl Rogers, Aldous Huxley, Roberto Assagioli e J. Krishnamurti. Altri personaggi citati spesso erano: Paul Tillich, Hermann Hesse, Alfred North Whitehead, Martin Buber, Ruth Benedict, Margaret Mead, Gregory Bateson, Tarthang Tulku, Alan Watts, Sri Aurobindo, Swami Muktananda, D.T. Suzuki, Thomas Merton, Willis Harman, Kenneth Boulding, Elise Boulding, Erich Fromm, Marshall McLuhan, Buckminster Fuller, Frederic Spiegelberg, Alfred Korzybski, Heinz von Foerster, John Lilly, Werner Erhard, Oscar Ichazo, Maharishi Mahesh Yogi, Joseph Chilton Pearce, Karl Pribram, Gardner Murphy, and Albert Einstein »: The Aquarian Conspiracy. Personal and Social Transformation in Our Time, Los Angeles (Tarcher) 1980, p. 50 (nota 1) e p. 434.

[3] Cf. Chris Griscom, Ecstasy is a New Frequency: Teachings of the Light Institute, New York (Simon & Schuster) 1987, p. 82.

[4] Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana (Orationis Formas), Città del Vaticano (Editrice Vaticana) 1989, 14. Cf. Gaudium et Spes, 19; Fides et Ratio, 22.

[5] W.J. Hanegraaff, op. cit., p. 448 e seg. Gli obiettivi sono citati dalla versione definitiva (1896) mentre le prime versioni sottolineavano l’irrazionalità del « fanatismo » e l’urgenza di promuovere un’educazione non settaria. Hanegraaff cita la descrizione che J. Gordon Melton fa della religione del New Age come radicata nella tradizione « occulta-metafisica » (ibid., p. 455).

[6] W.J. Hanegraaff, op. cit., p. 513.

[7] Cf. W.J. Hanegraaff, op. cit., p. 501 e seg.

[8] Carl Gustav Jung, Wandlungen und Symbole der Libido, citato in Hanegraaff, op. cit., p. 503.

[9] Su questo punto cf. Michel Schooyans, L’Evangile face au désordre mondial, con una prefazione del Cardinale Joseph Ratzinger, Parigi (Fayard) 1997. Testo citato dall’edizione italiana Nuovo disordine mondiale, Cinisello Balsano (San Paolo) 2000.

[10] Jean Vernette, « L’avventura spirituale dei figli dell’Acquario », in Religioni e Sette nel Mondo 1996/2, p. 42 e seg.

[11] Jean Vernette, loc. cit.

[12] Cf. J. Gordon Melton, New Age Encyclopedia, Detroit (Gale Research) 1990, pp. xiii-xiv.

[13] Cf. il documento pubblicato dalla Commissione per la Cultura della Conferenza Episcopale Argentina: Frente a una Nueva Era. Desafío a la pastoral en el horizonte de la Nueva Evangelización, 1993.

[14] Cf. la sezione dedicata alle idee di David Spangler in Actualité des Religions n. 8, settembre 1999, p. 43.

La diagnosi differenziale tra i disturbi psicopatologici e l’azione straordinaria del demonio (seconda parte)

LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE TRA I DISTURBI

PSICOPATOLOGICI E L’AZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO

Dr. Héctor de Ezcurra[1]

Ai medici insegnano per prima cosa le patologie esistenti, perché possano poi effettuare la diagnosi differenziale tra esse. Per questa ragione fin dall’inizio del mio lavoro ho raccolto (dalle opinioni di autori che leggevo o sentivo e sulla base dell’esperienza che stavo facendo) alcune delle diagnosi psichiatriche che più spesso generano confusione al momento del discernimento tra quadri psicopatologici e ASD.

Nel discernimento tra queste due situazioni (disturbi psicopatologici ed ASD) le caratteristiche di alcune patologie mentali possono talvolta generare confusione. Ciò potrebbe accadere con quasi tutti i disturbi mentali, ma in base ad alcuni autori ed all’esperienza del nostro team ho preparato questa tabella con i dodici quadri psichiatrici che più frequentemente richiedono una diagnosi differenziale con l’ASD. In sostanza, questi sono i quadri clinici che dovremo per prima cosa scartare durante il colloquio con una persona che riferisce sintomi di ASD.

Quadri psichiatrici che possono essere scambiati per ASD
Categoria Generale Diagnosi
Disturbi

Psicotici

(Psychotic Disorders)

1.      Schizofrenia (EN: Schizofrenia)

2.      Disturbi deliranti (EN: Delusional Disorder)

3.      Disturbo psicotico condiviso (“Folie à deux”) o Disturbo Delirante Indotto (EN: Shared Psychotic Disorder)

4.      Stati alterati per uso di sostanze (Disturbi da uso di sostanze psicoattive) (EN: Substance Use Disorders)

Forme di Dissociazione e “Isteria”

(Dissociation and Hysteria)

5.      Disturbo istrionico di personalitá (EN: Histrionic Personality Disorders)

6.      Disturbo da Conversione (Disturbo da sintomi neurologici funzionali) (EN: Conversion Disorder)

7.      Disturbo dissociativo dell’identità (“Personalità multipla”) (EN:Dissociative Identity Disorder)

Disturbi dell’umore

(Mood Disorders)

8.      Episodio Ipo/Maniacale (:EN: hypo/Manic Episode)

9.      Episodio Depressivo (EN: Depressive Episode)

Disturbi nevrotici

(Neurotic Disorders)

10.  Disturbo ossessivo-compulsivo (EN: Obsessive-Compulsive Disorder)

11.  Sindrome di Tourette (Disturbo con tic combinati motori multipli e vocali) (EN: Tourette’s Disorder)

Simulazione

(Simulation)

12.  Disturbo Fittizio (EN: Factitious Disorder)

In conformità a questa tabella, ho redatto, per mio uso personale e per condividerla con i colleghi e gli esorcisti, una Guida al discernimento, costituita da vari quadri comparativi in cui cerco di rispondere alla domanda: “Come distinguere questo quadro psicopatologico dalla possessione, la vessazione, l’ossessione o l’infestazione demoniaca?”.

C’è un quadro comparativo per ciascuna delle dodici situazioni cliniche. L’argomento è lungo e potrete leggerlo tranquillamente negli Atti del Convegno. Oggi, per ragioni di tempo, presenterò solo alcune diagnosi, confrontando i loro sintomi e segni con quelli dell’ASD. Il tentativo è stato quello di creare uno strumento in grado di aiutare nel discernimento tra una condizione e l’altra. 

Questa guida dovrebbe essere uno schema ed un lavoro in divenire, a cui vorrei che i miei colleghi con più esperienza facessero aggiunte, commenti o correzioni. Essa si rivolge principalmente ai professionisti della salute mentale, ma anche ad esorcisti ed ai loro ausiliari in modo che possano avere presente il genere di diagnosi differenziale che lo psichiatra compie e possano condividerla con i loro consulenti di salute mentale. Credo che possa essere molto utile ad un professionista della salute mentale che comincia la sua collaborazione nel team di un esorcista.

In ogni tabella, nella colonna di sinistra sono elencate alcune caratteristiche distintive di ogni diagnosi psicopatologica. Nella colonna a destra invece si riportano, per confronto, alcune peculiarità dell’ASD che favoriscono la diagnosi differenziale con quanto precede. È ovvio che in questa colonna sarà sempre presente, anche se è una ripetizione, una manifestazione di ASD, che potrebbe essere un segno (oggettivo, verificabile) oppure un sintomo (soggettivo), altrimenti non ci sarebbe motivo di pensare all’ASD.

Guida al discernimento tra alcuni quadri psicopatologici e l’ASD

I casi più frequenti di confusione con l’ASD avvengono in presenza di psicosi. I disturbi più rappresentativi da considerare sono la schizofrenia, i disturbi deliranti e, come caso particolarmente fuorviante, la psicosi condivisa.

1. SCHIZOFRENIA

Ci troviamo di fronte ad un paziente, che può essere maschio o femmina, che è nervoso, compie gesti bizzarri, parla in modo incoerente, urla, è aggressivo o minaccioso e deve essere tenuto fermo da più persone oppure, al contrario, un paziente che è rigido e non reattivo, che crede di vedere o sentire cose inesistenti (voci che gli parlano e gli controllano la mente, allucinazioni), che ride a crepapelle senza ragione o parla di cose assurde (delirio). Questo paziente può anche fare discorsi di natura mistica-religiosa. La famiglia dice che da qualche tempo si comporta in modo strano, è emotivamente isolato, irriconoscibile. I parenti domandano: “questo stato può essere il frutto dell’azione del demonio? Può essere la conseguenza di un maleficio? “ 

SCHIZOFRENIA ASD (Possessione)
Psicosi deteriorante, caratterizzata da deliri allucinazioni. Non c’è una psicosi né un deterioramento psichico. Al di fuori dei momenti di trance può avere una vita normale.
Delirio (bizzarro o disorganizzato).

Allucinazioni (soprattutto uditive).

Assenza di una struttura autocentrica del discorso.

“Allucinazioni” senza interpretazione delirante.

Isolamento sociale progressivo, impossibilità di una vita normale. Malattia permanente (deterioramento), con decompensazioni. Momenti di crisi (trance) e altri di calma.

Vita normale fuori dalla crisi.

 

Pensiero e discorso disorganizzato (disgregazione, incoerenza).

Comportamento molto disorganizzato o catatonico.

Eccitazione psicomotoria (che risponde ai farmaci).

Parlare e capire lingue sconosciute.

Reazione violenta (o letargica), all’improvvisto, in momenti particolari (come avversione al Sacro), e che non reagisce ai farmaci (o effetto paradossale). Può avere una forza superiore al normale.

Risate immotivate. Ci possono essere anche risate immotivate.
Espressività emotiva appiattita, abulia.  Espressività normale (fuori dalle crisi)
Precedente personalità schizoide (silenzioso, isolato, introverso, non ha relazioni sentimentali, non partecipa a sport di squadra). Qualsiasi personalità precedente.
Inizio in adolescenza o gioventù, evoluzione cronica, con deterioramento residuo post quadro acuto. Data d’inizio precisa (contatto con l’occultismo).

Non c’è deterioramento.

Miglioramento con farmaci antipsicotici. Non cambia o peggiora con farmaci antipsicotici.
Non cambia o peggiora con gli esorcismi. Miglioramento con esorcismi o preghiere di liberazione.
Assenza di fenomeni preternaturali. Ci sono altri segni tradizionali di possessione o indizi sospetti di ASD: chiaroveggenza, avversione al sacro, etc…
2. DISTURBI DELIRANTI

Se una persona si presenta con idee deliranti abbastanza credibili (ad esempio, crede di essere spiato, avvelenato, infetto, crede di essere vittima di un maleficio o che lo abbiano fatto ammalare) oppure sostiene di avere delle rivelazioni perché è un eletto, è speciale, ed attribuisce queste situazioni all’azione diretta del demonio, si può creare confusione tra un disordine delirante e l’ASD.Disturbi delirantiASD (Possessione o Vessazione)Psicosi non deterioranti caratterizzate da deliri.Assenza di delirio.Delirio verosimile (erotomane, megalomaniaco, di gelosia, persecutorio (paranoia), somatico).Assenza di una struttura autocentrica del discorso.Il soggetto non presenta un linguaggio disorganizzato.Parlare e capire lingue sconosciute.Il soggetto non presenta comportamento disorganizzato.Reazioni violente o letargiche di fronte al sacro.Niente appiattimento affettivo, niente abulia.Espressività normale (al di fuori della trance).Se ci sono allucinazioni, non sono importanti e sono legate al tema delirante (ad esempio l’infestazione, la possessione).“Allucinazioni” senza interpretazione delirante, legate all’azione demoniaca.Le relazioni sociali non sono particolarmente alterate ed il comportamento non è manifestamente stravagante o bizzarro.

Non c’è deterioramento. Data d’inizio precisa.

Vita normale fuori dalla crisi.

 

Miglioramento con farmaci antipsicotici.

Peggiora o non cambia con esorcismi.

Non cambia o peggiora con farmaci antipsicotici.

Miglioramento con gli esorcismi.

Assenza di fenomeni preternaturali.Presenza di altri fenomeni preternaturali.

 

3. PSICOSI CONDIVISA (Disturbo Delirante Indotto)

Si presentano due o più persone (coniugi o parenti stretti) che riferiscono segni che possono far pensare all’ASD, ma ciò che una di queste persone riferisce appare delirante, pur avendo il sostegno e la testimonianza dell’altra.

Dobbiamo distinguere l’ASD da una Psicosi Condivisa, per cui sarà opportuno parlare con le persone separatamente.

 

PSICOSI CONDIVISA

(“FOLIE À DEUX”)

AZIONE STAORDINARIA DEL DEMONIO
Psicosi insolita, in cui i sintomi si sviluppano in una persona (passiva) nel corso di una relazione di lunga durata con un’altra persona con sintomi psicotici (dominante). La difficoltà del discernimento si presenta se la Psicosi Condivisa si manifesta con un delirio a tema demoniaco, ed il familiare che accompagna cerca di dare credibilità ai fatti con la sua testimonianza.
I casi più frequenti sono sorella-sorella, marito-moglie o madre-figlio. Nessuna particolare configurazione interpersonale.
Più frequente nei livelli socioeconomici più bassi. Nessuna preferenza per il livello socioeconomico.
La separazione porta un miglioramento. La separazione non cambia nulla.
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza di Segni di ASD.
4. STATI DI COSCIENZA ALTERATI A CAUSA DELL’USO DI SOSTANZE (Disturbi di uso di sostanze psicoattive)

Stati di intossicazione o astinenza da sostanze, oppure disturbi psicotici e stati confusionali indotti dall’uso cronico di sostanze, che rendono la persona fuori di sé, sotto il controllo di forze apparentemente estranee alla sua volontà che possono far pensare all’ASD.USO DI SOSTANZEASDStoria di uso di sostanze (alcol, caffeina, cannabis, allucinogeni, inalanti, oppiacei, sedanti, ipnotici e ansiolitici, stimolanti (anfetamine, cocaina, ecc.).
Riscontri nei colloqui, negli esami clinici (analisi del sangue) che permettono la diagnosi differenziale.Esami clinici normali.
Frequenti situazioni nelle quali gli stati alterati di coscienza aprono la porta all’azione preternaturale (riti satanici ed afroamericani).

5. DISTURBO ISTRIONICO DELLA PERSONALITÀ

Quando si presenta una persona (più frequentemente una donna) che con i suoi atteggiamenti riesce a mettersi al centro dell’attenzione, ad ottenere una attenzione speciale, comportandosi in modo molto drammatico o teatrale (istrionico), inopportunamente provocatorio o seducente e che riferisce (particolarmente convinta dalla sua autosuggestione) di essere affetta da problemi spirituali e necessitare di aiuto urgente da parte del team o del sacerdote a causa di sintomi che imitano diverse condizioni (anche l’ASD), è necessario realizzare un attento discernimento per sapere cosa potrebbe essere frutto dell’ASD e cosa potrebbe essere il prodotto di questa patologia, ai tempi chiamata “isteria”.

DISTURBO ISTRIONICO DELLA PERSONALITA AZIONE STAORDINARIA DEL DEMONIO
Disturbo di personalità, riflesso nell’agire di un conflitto psichico (represso). Non ci sono lesioni neuronali. Vita normale al di fuori della crisi, può non esserci alcun disturbo di personalità.
Da sempre mostra un atteggiamento preponderante di emotività eccessiva e ricerca di attenzioni: vuole essere al centro degli sguardi, è provocante in modo inappropriato o sessualmente seducente. Utilizza costantemente il suo aspetto fisico per attirare l’attenzione. Ha una data di inizio precisa, dovuta al contatto con l’occultismo.

Può preferire la discrezione e la riservatezza.

Non ha bisogno di provocare o sedurre.

 

Mostra drammaticità, teatralità ed espressione esagerata di emozione.

 

Può avere diversi tipi di espressione affettiva.
Ha uno stile di comunicazione che è eccessivamente basato sulle impressioni e manca di dettagli.  È possibile avere diversi stili di comunicazione.
Presenta repentini cambiamenti e un’espressione impassibile verso le emozioni (“belle indifférence”). Può avere “episodi” di furia o letargia, ma emotività ed espressività normali al di fuori della crisi.
È suggestionabile e si prende troppa confidenza.
Migliora con la psicoterapia. Non risolve i sintomi con la psicoterapia.
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza de diversi fenomeni preternaturali.
6. DISTURBO CONVERSIVO

Se si presenta una persona con sintomi simili a crisi epilettiche, durante le quali il soggetto (più frequentemente una donna) talvolta cade a terra ed entra in uno stato ipnoide (simile ad un sogno) e presenta altri sintomi fisici funzionali, dovremmo differenziare uno stato di crisi dovuto ad una possessione da altro tipo di sintomi isterici.

DISTURBO CONVERSIVOAZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO Espressione simbolica nel corpo di un conflitto psichico (represso). Nessuna lesione neuronale.
Uno o più sintomi di alterazione della funzione motoria o della funzione sensoriale (sintomi neurologici funzionali): debolezze, paralisi, tremori, problemi nel camminare, nella deglutizione (globus o “bolo isterico”), nel discorso (disfonia, disartria, mutismo), anestesia o disturbi visivi, uditivi o olfattivi, o crisi simili alle epilettiche, senza patire una condizione neurologica o medica riconosciuta.Le vessazioni possono avere sintomi simili, ma di solito appaiono e scompaiono (talvolta in relazione all’esposizione al sacro), i sintomi possono mutare dall’uno all’altro e sono inspiegabili per i medici. I sintomi causano un malessere o un deterioramento clinicamente significativo nella dimensione sociale, lavorativa o altro ambito importante della vita.Idem.Caratteristiche nevrotiche fin dall’infanzia.Data d’inizio precisa (contatto con l’occultismo)Migliora con la psicoterapia.Non risolve i sintomi con la psicoterapia.Assenza di fenomeni preternaturali.Presenza di diversi fenomeni preternaturali. 

7. DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITÀ

Si tratta di una persona (più frequentemente una donna) con diversi problemi emozionali e fisici, che a tratti sembra essere un’altra persona, che ha degli atteggiamenti diversi rispetto a quelli dell’identità abituale.

La persona può avere la sensazione che qualcosa di estraneo la “invada” e la “prenda”.

Si tratta forse della diagnosi differenziale con la possessione più difficile da effettuare.

DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITÀ ASD (POSSESSIONE)
Intrusione involontaria nella coscienza che altera l’integrazione delle funzioni psichiche, porta confusione e distorsione dello schema corporeo. Non è una dissociazione dell’identità ma una sostituzione temporanea dell’identità.

Fuori dalla trance, non ci dovrebbero essere né confusione né una distorsione dello schema corporeo.

Si verifica in persone che non hanno raggiunto una buona integrazione dell’identità, per errori nell’educazione e/o eventi traumatici del loro vissuto. Disturbo di lunga data. Data precisa d’inizio (contatto con l’occultismo).
Statisticamente poco frequente. Idem.
A. Disturbo dell’identità che è caratterizzato da due o più stati della personalità bene differenziati, (di qualsiasi tipo) che può essere descritto in alcune culture come una esperienza di possessione.

Lo sconvolgimento dell’identità implica un’importante discontinuità nella percezione di sé e nella percezione di autocontrollo, accompagnata da alterazioni correlate di affetto, comportamento, coscienza, memoria, percezione, conoscenza e/o funzionamento sensoriale-motore.

Ad esempio: intense emozioni o impulsi, incluse parole o altre azioni che sorgono senza una sensazione di appartenenza personale o controllo (perfino un tentativo di suicidio).

Questi segni e sintomi possono essere osservati da altre persone o comunicati dalla persona stessa.

 

 

L’identità che sorge è specificamente di carattere malvagio, pieno di odio per il sacro, d’orgoglio e di rancore. È totalmente estranea alla persona (“Questa non è mia figlia.”). Ci possono essere furia e mutismo.

A volte l’identità della persona combatte contro l’identità demoniaca per riprendere il controllo del suo corpo e comunicare con l’esorcista.

Si tratta di una possessione, non una “esperienza di possessione”.

Deriva dall’azione esterna di un essere non umano, dotato della propria intelligenza e volontà, che sostituisce momentaneamente l’intelligenza e volontà della persona, causando una temporanea sospensione passiva delle attività intellettuali e volitive, esercitando un dominio dispotico sul corpo e sulle azioni della persona.

Sono prese in considerazione delle testimonianze affidabili.

B. Ricorrenti vuoti di memoria di: eventi quotidiani, importanti informazioni personali, e/o eventi traumatici, incompatibili con ordinarie dimenticanze. A volte ci sono lacune di memoria solo di quello che è successo durante lo stato di trance.

 

C. I sintomi causano un malessere o un deterioramento clinicamente significativo nella dimensione sociale, lavorativa o altro ambito importante della vita. Fuori degli stati di trance, di solito si può condurre una vita totalmente normale.

 

D. L’alterazione non è una parte normale di una pratica culturale o religiosa ampiamente accettata.

Le crisi si scatenano e si prolungano per le pressioni psicosociali. (DSM V – 2013)

C’è presenza di fenomeni preternaturali.

L’alterazione è prodotta da un’entità spirituale.

Le crisi possono essere scatenate e prolungate dalla presenza del sacro.

Migliora con vari psicofarmaci e psicoterapia.  I sintomi non si risolvono né con farmaci né con la psicoterapia (possono anche continuare a peggiorare).
8. DEPRESSIONE MAGGIORE

Se siamo in presenza di qualcuno con uno stato d’animo abbattuto, al quale si aggiungono senso di colpa e autorecriminazioni di natura morale o spirituale, con talvolta l’aggiunta di allucinazioni uditive e pensieri deliranti o del desiderio di morire, la persona è sotto l’effetto di una intensa forma di ossessione o vessazione demoniaca o si tratta di uno stato depressivo?

        

DEPRESSIONE MAGGIORE AZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO
Episodi di umore depresso, con perdita di interesse o di piacere che possono essere scambiati per un’ASD se sono presenti delirio (es. di condanna) e idee suicide.
Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (soggettivo o osservabile), con senso di colpa, senso di vuoto, sensazione di essere inutili, recriminazione, pessimismo, etc.

Si riscontra un calo significativo di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività, per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (come è chiaro dalle informazioni soggettive o di osservazione).

Perdita significativa di peso, senza alcuna dieta, o perdita dell’appetito.

Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.

Agitazione o rallentamento psicomotorio (osservabili).

Affaticamento o perdita di energia quasi ogni giorno.

Sentimenti d’indegnità, inutilità o colpa eccessiva o inappropriata (che possono essere deliranti).

Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o prendere decisioni, quasi ogni giorno (soggettivo o riferito).

Possono essere presenti sentimenti intensi di disperazione, impotenza o tristezza, come conseguenza dell’ASD. Ma non è impermeabile alla preghiera, e con questa, migliora.

 

 

Pensieri ricorrenti di morte, idee di suicidio ricorrenti senza un piano determinato, tentativo di suicidio o un piano specifico per portarlo a termine. Possono essere presenti gesti apparentemente “autolesivi” che, in realtà, sono del demonio verso la sua vittima.
I sintomi causano un malessere o un deterioramento clinicamente significativo nella dimensione sociale, lavorativa o altro ambito importante della vita. Fuori degli stati di trance, di solito si può condurre una vita totalmente normale.
I sintomi normalmente migliorano in poche settimane con gli antidepressivi e la psicoterapia. I sintomi non si risolvono né con farmaci né con la psicoterapia (possono anche continuare a peggiorare).
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza di fenomeni preternaturali.
9. EPISODIO MANIACALE

Al contrario, se abbiamo dinnanzi una persona che non smette di parlare, è euforica, ha un’ipereccitazione psicomotoria ed è mutevole, talvolta è aggressiva o addirittura furiosa e sembra impazzita, fuori di sé e mostra una straordinaria forza fisica, si tratta di una possessione o di un quadro maniacale?

 

MANIA AZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO
Episodio di espansione affettiva, che imita ciò che popolarmente definirebbe la possessione: eccessiva energia fisica, scomparsa di stanchezza e sonno, presenza di disibinizione, spese eccessive, oscenità, urli, ipererotismo, violenza.

Questo episodio, se si alterna con episodi depressivi, costituisce un Disturbo bipolare.

Ci possono essere agitazione e violenza nei momenti di crisi, ma raramente con un umore espansivo o euforico. 
Un periodo ben definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espansivo o irritabile, e un aumento anormale e persistente di attività o di energia diretta a un obiettivo.
Eccitazione psicomotoria. Momenti di agitazione, ma in relazione a fattori scatenanti spirituali (avversione al sacro).
Migliora con stabilizzanti dell’umore e antipsicotici sedativi. Non migliora con psicofarmaci sedativi.
Notevole cambiamento del comportamento abituale, con:

·        Autostima aumentata o sentimento di onnipotenza.

·        Diminuzione della necessità di dormire.

·        Maggiore loquacità del solito. Pensiero accelerato. Distraibilità.

·        Maggiore attività indirizzata ad un obiettivo (sociale o sessuale) o agitazione psicomotoria.

·        Comportamenti rischiosi (acquisti, baldoria, comportamenti sessuali imprudenti o investimenti scriteriati di danaro).

Fuori dei momenti di crisi, non ci sono cambiamenti evidenti nel comportamento abituale.

Al momento della trance, quando il demonio parla, può mostrare grande arroganza e superbia: “adorami, io sono il tuo re”.

Grave deterioramento della vita lavorativa o delle attività sociali abituali (ricovero). Fuori dalla crisi, non c’è alcun deterioramento in ambito lavorativo o sociale.
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza di fenomeni preternaturali.

 

10. DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO       

La persona riferisce ossessioni intense, o peggio, di natura morale o spirituale. Si sente “costretto” dalla sua mente ad eseguire comportamenti compulsivi o rituali e a volte può provare una vera “esperienza di possessione”. È un disturbo ossessivo-compulsivo o un’ossessione demoniaca? (Quadri che condividono lo stesso nome, ma le cui nature sono totalmente diverse).

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO (D.O.C.) ASD: OSSESSIONE DEMONIACA
Disturbo d’ansia, caratterizzato da ossessioni e compulsioni.

Precedenti ossessivi fin dall’infanzia.

Molte volte associato a un DOC.

 

Dato preciso dell’esordio (contatto con l’occultismo).

Presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe:

Le ossessioni sono definite da:

·        Pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, che vengono vissute dalla persona, ad un certo punto nel corso della malattia, come se fossero intrusi o indesiderati, e che nella maggior parte dei soggetti causano ansia o un malessere importante.

·        L’individuo cerca di ignorare o sopprimere questi pensieri, impulsi o immagini, o neutralizzarli con qualche altro pensiero o atto, cioè, realizzando una compulsione.

Le compulsioni sono definite da:

·        Comportamenti ripetitivi (ad esempio, lavarsi le mani, ordinare, controllare le cose) o atti mentali (ad esempio, pregare, contare, ripetere parole in silenzio) che il soggetto svolge come risposta a un’ossessione o secondo le regole che deve applicare rigidamente.

·        Lo scopo dei comportamenti o atti mentali  è quello di prevenire o ridurre l’ansia o il malessere, o evitare qualsiasi successo o situazione temuta. Tuttavia, questi comportamenti o atti mentali non sono connessi in modo realistico con quelli destinati a neutralizzare o prevenire, o sono chiaramente eccessivi.

Ossessione demoniaca: invasione di pensieri e desideri negativi e peccaminosi, sentimenti di stanchezza psichica, sfiducia, scoraggiamento e perfino disperazione, impulsi autodistruttivi, sacrilegi, e perfino idee suicide.

 

Non è detto che ci siano compulsioni.

 

Il soggetto si sente impazzire. A volte le ossessioni cercano di convincerlo a fare un patto con il diavolo, a profanare l’Eucaristia, lo fanno sentire già condannato o cercano di spingerlo ad uccidersi.

La persona può avere la sensazione di essere già cadavere, di avere un odore ripugnante.

Di solito c’è un blocco della preghiera, o anche odio, senza motivazione, per tutto ciò che è sacro.

 

 

Ci sono fenomeni preternaturali presenti.

I temi non si limitano ad aspetti spirituali, (serrature, gas, contagi, numeri, ecc.).  I temi sono di solito limitati all’ambito spirituale.
Le ossessioni o le compulsioni richiedono molto tempo (per esempio, occupano più di un’ora al giorno) o causano un malessere clinico.
Migliora con farmaci ansiolitici o antidepressivi. Non cambia con l’esorcismo. Il farmaco non risolve i sintomi.

Migliora con la preghiera di liberazione o l’esorcismo.

11. SINDROME DI TOURETTE

Una persona descrive una condizione simile a quella del quadro precedente, alla quale si aggiungono i tic: non può fare a meno di sniffare, fare gesti osceni, smorfie, dire parole oscene o emettere grugniti, talvolta anche di fronte a oggetti sacri. È un disordine di Gilles de la Tourette o una possessione?

SINDROME DI TOURETTE A. S. D.: OSSESSIONE DEMONIACA
Disturbi da tic motori multipli e uno o più tic vocali, incominciati nell’infanzia. Possono essere intermittenti, ma sono persistenti.

I tic sono vocalizzazioni o movimenti improvvisi, rapidi, ripetitivi, vocalizzazioni non ritmiche.

 

L’esordio è legato al contatto con l’occulto.

Tic motori (saltare, sniffare, picchiare, accucciarsi, fare gesti osceni, smorfie).
Emissione compulsiva di parole oscene, tosse, grugniti, schiarire nervosamente la gola, abbaiare, sbuffare, urlare, fischiare, schioccare la lingua, emettere suoni inarticolati.

Sintomi ossessivo-compulsivi.

Tutti i sintomi aumentano con l’ansia (non limitati ai momenti di esposizione al sacro).

Le smorfie, rumori, movimenti, oscenità sono limitate all’esposizione al sacro.
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza di fenomeni preternaturali. 
12.  DISTURBO FITTIZIO

Il soggetto falsifica segni o sintomi fisici o psicologici, si provoca lesioni o infermità, consapevole dell’inganno.

A differenza della suggestione di un disturbo istrionico, o del delirio di un disturbo psicotico, la persona sa di stare mentendo e lo fa per qualche beneficio secondario (ricevere attenzioni dalla famiglia o un permesso dal lavoro, evitare una responsabilità, un problema giuridico, ecc.).

 

DISTURBO FITTIZIO AZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO
L’individuo si presenta davanti ad altri come ammalato, disabile, o ferito.

Il comportamento ingannevole è evidente anche in assenza di una ricompensa esterna evidente.

Il comportamento non può essere meglio qualificato come un altro disturbo mentale, come il disturbo delirante o un altro disturbo psicotico.
Assenza di veri fenomeni preternaturali. Presenza di fenomeni preternaturali oggettivi (prove varie con oggetti benedetti o sacri, senza che la persona lo sappia).

Un paio di esempi per mostrare l’uso della guida: 

  • Laura

Laura è una donna di 37 anni che ci è stata condotta dalla famiglia e principalmente dalla cognata che è donna di grande fede. Ci ha raccontato che da sei anni si sente come se avesse il corpo legato, come se avesse un grande peso addosso. Tutto è iniziato quando la sua famiglia ha comprato una casa nuova: da quel momento Laura ha cominciato a sentirsi a disagio in casa, a sentirsi osservata. In seguito ha iniziato a vedere un’ombra, simile ad una persona. Le pareva di scorgere gente che la guardava dalle finestre o di assistere ad una sorta di veglia funebre della persona che aveva vissuto in quella casa e soleva partecipare a degli “incontri Tao”. Laura credeva di star impazzendo: ha iniziato a non mangiare ed a perdere peso, a non voler più vivere e ad avere propositi suicidi. È andata da vari psichiatri che le hanno diagnosticato una depressione e prescritto farmaci per curarla, ma senza alcun effetto. I farmaci le davano sonnolenza e due anni prima aveva smesso di prenderli.

Accanto, molto vicino, alla casa in cui Laura viveva con la famiglia, abitavano alcune persone seguaci del culto dell’Umbanda (un culto afrobrasiliano). Ad un certo punto la famiglia di Laura si è trasferita in un’altra casa e lei si è sentita meglio. I nuovi affittuari della sua vecchia casa, invece, hanno iniziato a sentirsi male ed hanno dovuto trasferirsi altrove.

Laura ha sofferto anche di crisi simili all’epilessia, ma in un prestigioso centro di neurologia, in Argentina, hanno completamente escluso che si trattasse di epilessia.

Lo psichiatra che l’ha visitata le ha diagnosticato depressione e stress e le ha prescritto dei farmaci per queste condizioni. Ragionevolmente, uno psichiatra potrebbe dire che si tratta di un caso di depressione maggiore con tratti psicotici (delirio persecutorio ed allucinazioni), tuttavia la cognata, assidua frequentatrice delle Messe del rinnovamento carismatico, si è accorta che Laura non riusciva a pregare, ad entrare in chiesa o a partecipare alla Messa, anche se provava ad andarci. Ha provato a portarla da un sacerdote molto conosciuto, di grande carisma, che celebra Messe e riti di guarigione. In quell’occasione, durante la Messa, Laura, appena si è avvicinata al Santissimo Sacramento, ha messo le mani in avanti ed ha detto “No!! No!! No!! “. Dopo la Messa il sacerdote ha loro raccomandato di vedere un esorcista ed ha dato loro il contatto.

Quando si è trovata davanti all’esorcista Laura ha guardato in basso (non avrebbe potuto guardarlo in faccia neppure volendo) ed ha dichiarato che il corpo che doleva e che sentiva sempre come un peso quando si avvicinava ad una chiesa. È poi andata in trance e con una voce maschile ha detto “Non potrete contro di me!!”. Da quel momento Laura ha iniziato a ricevere gli esorcismi ed il suo funzionamento nella vita quotidiana è migliorato. Ogni volta che si reca alla preghiera, mentre si avvicina alla chiesa, comincia ad andare in trance, lotta, fatica ad entrare e ci vogliono due o tre parenti ed altre quattro persone per obbligarla ad entrare e tenerla ferma sulla barella.

Durante la preghiera mostra una grande rabbia ed una grande forza, graffia persino gli ausiliari con le unghie, ma una volta terminata la preghiera torna in sé e saluta, è stanca, tranquilla, gentile e riconoscente.

Se vediamo il quadro comparativo tra Depressione e ASD, notiamo che:

  • La diagnosi di depressione non spiega i momenti di trance in cui parla con una voce non sua, né una resistenza ed un malessere che non le sono propri ogni volta che prova ad entrare in una chiesa, volendo farlo.
  • Le trance si scatenano solo in presenza del sacro.
  • Non è migliorata con antidepressivi e antipsicotici.
  • Sta migliorando molto con le preghiere di esorcismo.
  • Marina

Marina è una giovane di ventotto anni, nubile. Stava per sposarsi, ma, entrata in una chiesa per fissare la data delle nozze, ha iniziato a sentirsi male ed a tremare. In quella parrocchia si celebrano Messe carismatiche. L’hanno invitata ad un gruppo di preghiera e durante le riunioni di preghiera del gruppo Marina cadeva a terra e piangeva molto. Ad un certo punto tutto ciò ha iniziato a succederle anche a Messa.

Un diacono ha iniziato a pregare su di lei preghiere di liberazione. Quando era di fronte al S. Sacramento esposto Marina cadeva come in un sogno e mentre si trovava in quella condizione, parlava, tremava, minacciava. Durante la trance Marina ascoltava e vedeva ciò che accadeva ma non poteva impedirlo. Era a conoscenza di cose che non potrebbe sapere.

Tutto ciò è iniziato un giorno in cui stava facendo il bagno e le sono spuntate come delle piume rosse dalla testa e successivamente delle piume nere. Da lì sono iniziati tutti i problemi.

La famiglia dello sposo non vorrebbe che lui la sposasse. I familiari hanno visitato l’appartamento del fidanzato di Marina per “curarlo” (spiritualmente ) ed hanno portato del “cibo speciale per lei”. Inoltre hanno gettato più volte di fronte al suo negozio oggetti di stregoneria.

Marina ha cancellato il matrimonio, ha iniziato a pregare il Rosario e la coroncina a San Michele Arcangelo ed è migliorata.

Quando è davanti all’esorcista Marina entra in trance, si getta su una poltrona e con voce sensuale rivolge frasi beffarde e provocatorie all’esorcista. Quando questi le ordina di dire il suo nome lei risponde: “Astarot”, “la Bestia” e “Lucifero”. Cosparsa di acqua esorcizzata, urla di dolore: “Mi brucia!!”. Quando l’esorcista prega, la voce lo sfida: “Sono forte!!”, “Non ho paura di te!!”, “Zitto!!”, “Trattami con rispetto! Sono dio”, “È mia, me l’hanno regalata”, “Non me ne vado, capisci?”.

I suoi sintomi potrebbero far pensare ad un Disturbo istrionico, con tratti di disturbo da conversione, come dice un referto psicologico che ha portato, o anche un Disturbo dissociativo dell’identità, ma:

  • Al di fuor delle crisi non sembra una persona teatrale, eccessivamente emotiva o con la “belle indifférence”. Non sembra che desideri richiamare l’attenzione sul suo aspetto fisico, non pare nè suggestionabile nè una persona che suole prendersi troppa confidenza.
  • Non c’è deterioramento lavorativo né sociale.
  • Al di fuori dei momenti di crisi, vive normalmente.
  • Non mostra disturbi neurologici funzionali, salvo che durante le crisi (durante le quali presenta cadute, sonnolenza, tremore, che iniziano e finiscono bruscamente, e solo durante i momenti di preghiera).
  • I segni e sintomi si verificano solo in presenza del sacro.
  • Si osserva l’emergere di un’identità estranea, senza punti di contatto con l’identità abituale di Marina, che controlla le sue azioni e la sua voce, senza il suo consenso, anche se lei mantiene la coscienza e la percezione di quanto accade.
  • C’è una data di esordio precisa dei sintomi, relativa al contatto con l’occultismo. Non ha sofferto di disturbi psichici durante l’infanzia e l’adolescenza.

 

Conclusione

Durante gli ultimi otto anni ho cercato intensamente risposta alla moltitudine di domande che mi sono sorte durante il mio lavoro come psichiatra consulente all’interno del gruppo di ausiliari. Tuttavia, per ogni risposta che trovo, mi sorgono sempre nuove domande: Qual è il rapporto tra il male e l’influenza demoniaca?”, “Questo stato stuporoso può essere causato dall’azione di un maleficio?”, “Come fai a sapere fino a che punto un sintomo è un tratto psicopatologico della personalità o conseguenza dell’azione malefica?”, “Quando una persona afflitta, fuori dallo stato di trance, maltratta l’esorcista è la persona afflitta che lo fa o è un effetto della possessione che soffre?”, “Quanto può il demonio usare la patologia preesistente?”, “Quanto influisce la cultura o la personalità della persona afflitta nel modo di manifestarsi del demonio?”, “Perché tanti afflitti hanno una storia di capacità di divinazione o visioni fin da bambini?”, “Quanto possono gli afflitti controllare le manifestazioni demoniache?”, etc. In questo campo di coesistenza così stretta con il mistero, non è così facile trovare le risposte vere e fondate.

Vorrei che altri colleghi iniziassero a collaborare con gli esorcisti, affinché una persona afflitta dall’azione straordinaria del demonio non sia mai ricoverata in un ospedale psichiatrico, bollata come malata mentale, né che un paziente malato mentale con un delirio mistico riceva erroneamente degli esorcismi che possono aggravarne la condizioni psichica. Questa collaborazione andrebbe a beneficio non solo di coloro che sono afflitti, ma anche degli esorcisti, e del ministero dell’esorcista in generale, ed al contempo collaborerebbe con l’azione evangelizzatrice della Chiesa.

Penso che il professionista della salute mentale che si sente chiamato a collaborare con questo ministero, e s’impegna a farlo, abbia anche bisogno di essere (citando il rituale) “preparato appositamente per questo compito”. Questa difficile preparazione, per ora è un compito solitario e pieno di ostacoli, e non dovrebbe essere così.

Sono stato contento di trovare di nuovo in una nota giornalistica[2], le opinioni del Dr. Walter Cascioli che cito qui di seguito: “Tra psichico e spirituale c’è una terra di nessuno. Non esiste ancora una scuola di formazione a livello universitario. Manca un approccio interdisciplinare in cui le scienze umane si incontrino con quelle religiose e la psichiatria con la demonologia e l’esorcistica. Per comprendere le dinamiche dello spirito serve la formazione personale in specifici corsi negli atenei pontifici. Va promossa una maggior collaborazione tra persone esperte in medicina e psichiatria che siano competenti anche nelle realtà spirituali”.

So che questa è un’idea ambiziosa, ma sono assolutamente d’accordo. All’inizio della conferenza ho parlato della mancanza d’informazioni tecniche e serie. Le poche volte che i colleghi mi hanno chiesto una bibliografia specifica, ho potuto solo dare loro le note che ho scritto in questi anni. I libri e le lezioni che ho trovato più utili non sono nemmeno tradotte in spagnolo. Voglio riprendere questo punto ora, perché penso anche che l’Associazione Internazionale Esorcisti possa svolgere un ruolo molto importante in questo, attraverso tre azioni fondamentali:

1) Mettendo in contatto i colleghi di salute mentale che stanno lavorando in questo ministero in varie parti del mondo, incoraggiandoli a conoscersi, a scambiarsi esperienze ed aiutarsi a vicenda nella loro formazione (ad esempio organizzando incontri di colleghi in coincidenza con i convegni dell’AIE).

2) Organizzando momenti di formazione per i professionisti della salute mentale che vogliono collaborare con il Ministero dell’esorcismo, (sotto forma di Corsi o Giornate di formazione). So che alcuni colleghi stanno già facendo questo e lo trovo molto prezioso.

3) Incoraggiando la pubblicazione di bibliografia sul discernimento tra A.S.D. e Psicopatologia, in diverse lingue, che possa finire nelle mani anche di professionisti che si trovano nei paesi più lontani e che non hanno l’opportunità di partecipare a un convegno come questo.

Queste azioni sarebbero di grande importanza per preparare noi psicoterapeuti, psichiatri e psicologi, al delicato compito di collaborare con voi esorcisti nel prezioso e necessario lavoro che per mandato di Cristo portate avanti, accompagnando e intervenendo a favore dei nostri fratelli feriti dall’azione crudele del maligno.

Grazie mille.

Dr. Héctor de Ezcurra

Equipo de la Pastoral de la Consolación

Diócesis de San Isidro (Argentina)

E-Mail: hectorezcurra@gmail.com

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Bibliografia

 

  • ”Possessioni diaboliche ed esorcismo”, Francesco Bamonte, Paoline, Milano, 2006.
  • “Diario di un exorcista”, René Chenesseau, Nova Millennium Romae, Roma, 2007.
  • “Diabolical Possession and Exorcism”, P. Francesco Bamonte, Bertie-John (Nig.) Printers, Lagos, 2008.
  • “El maleficio en su realidad y fundamento diabólico”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.
  • “Influencias demoníacas: Infestación, Opresión, Vejación, Obsesión y Posesión demoníaca”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.
  • “Aspetti Medici”, Clase del Dr. Francesco Cecere, Curso “Esorcismo e preghiera di liberazione”, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma, 7/mayo/2014.
  • “Esorcistica e Psichiatria a confronto, Modalità di dialogo. Problemi interpretativi di diagnosi differenziale”, Conferencia del Dr. Valter Cascioli, Octubre 2014.
  • “Guía de consulta de los criterios diagnósticos del DSM V“, Asociación Americana de Psiquiatría, 2014.
  • “Psiquiatría y posesión diabólica”, Prof. Dr. Aquilino Polaino-Lorente, Catedrático de Psicopatología de la Universidad Complutense de Madrid.
  • “El diablo existe. ¡Yo lo encontré!”, Fray Benigno, Ediciones Paulinas, México, 2011.
  • “Compendio de Teología Ascética y Mística”, P. Adolphe Tanquerey, Editorial Desclée, Madrid, 1930.
  • Nuevo Ritual de Exorcismos – De Exorcismis et Supplicationibus Quibusdam.

 

[1] Medico, Specialista in Psicologia Medica, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta. Membro del Gruppo della Pastorale della Consolazione della Diocesi di San Isidro (Argentina).

[2] “Lo psichiatra: le università pontificie creino corsi per esorcisti”, Lorenzo Cresci e Giacomo Galeazzi, La Stampa/Vatican Insider, 26 settembre 2016.

Il compito di uno psichiatra all’interno del gruppo di ausiliari di un esorcista (prima parte)

IL COMPITO DI UNO PSICHIATRA ALL’INTERNO DEL GRUPPO DI AUSILIARI DI UN ESORCISTA

Dr. Héctor de Ezcurra[1]

“Non ammetteremo l’esistenza del diavolo se ci ostiniamo a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale. […] È vero che gli autori biblici avevano un bagaglio concettuale limitato per esprimere alcune realtà e che ai tempi di Gesù si poteva confondere, ad esempio, un’epilessia con la possessione demoniaca. Tuttavia, questo non deve portarci a semplificare troppo la realtà affermando che tutti i casi narrati nei vangeli erano malattie psichiche e che in definitiva il demonio non esiste o non agisce.”

                                                        (Papa Francesco, Gaudete et Exsultate, N°160.)

La mia relazione sarà divisa in due parti:

1)    La prima parte riguarda la mia testimonianza come psichiatra che accompagna il ministero di un esorcista (ed è ciò che mi è stato chiesto) ed alcune considerazioni generali sul compito dello psichiatra all’interno del gruppo di ausiliari di un esorcista.

2)    Nel pomeriggio, invece, parlerò del discernimento tra i disturbi psicopatologici e quelli prodotti dall’azione straordinaria del demonio.

1.     La mia esperienza

Più di trentaquattro anni fa ho preso la laurea in medicina e da poco tempo dopo la laurea mi sono dedicato principalmente alla Psicoterapia, e, in minor misura, alla Psichiatria Clinica.

Il prossimo 20 ottobre saranno otto anni da quando sono stato invitato a far parte del team di padre Cristián Cabrini, esorcista della mia diocesi di San Isidro, in Argentina. Per me si tratta di una data importante perché ha rappresentato una cesura all’interno della mia vita.

Senza che coloro che mi avevano invitato lo sapessero, poco tempo prima il mio confessore (che a quel tempo era esorcista in un’altra diocesi), mi aveva chiesto di presenziare ad un esorcismo e dargli la mia opinione professionale su un caso ed io avevo accettato. Anche se non avevo ancora presenziato, la coincidenza mi aveva fatto pensare ad un invito di Dio ad accompagnare questo ministero, ed in questi otto anni la mia impressione è stata confermata.

Ricordo perfettamente che in quel primo pomeriggio assistetti ad un colloquio di discernimento che i due esorcisti della diocesi stavano svolgendo con una donna disturbata. In quel momento rimasi molto colpito sia dall’istantaneo cambiamento che si verificò nell’espressione e nella condotta della donna nel momento in cui i sacerdoti iniziarono semplicemente a pregare sia la lingua incomprensibile in cui parlava, il grido di un nome strano quando le venne ordinato in latino di dire il suo nome, così come l’espressione di smarrimento e sofferenza di quella donna dopo il colloquio, quando uscì dalla trance.

Venne poi compiuto un esorcismo su un’altra donna.

Venni molto colpito da comportamenti per i quali non trovavo nessuna spiegazione convincente dal un punto di vista psicopatologico. Ciò che vidi quel pomeriggio sfuggiva alle categorie di salute o di malattia mentale. Era qualcosa di totalmente diverso.

Quella prima notte tornai a casa con l’impressione che qualcosa fosse cambiato per sempre, che mi fosse caduto un velo da davanti agli occhi e che fosse apparso davanti a me un aspetto della realtà fino a quel momento sconosciuto. Stranamente, invece di provare paura o desiderio di fuggire, provai un grande entusiasmo, ed anche gioia, al pensare che stavo partecipando ad un progetto provvidenziale.

Mi sentivo a mio agio. Ero stupito, incuriosito, eccitato, ansioso di capire e collaborare in tutto ciò che potevo.

Provavo anche rabbia nei confronti dei professori e degli autori dei libri che avevo letto. Mi domandavo: “Come può essere che se questa realtà esiste non se ne parli di più? Come può esistere un mondo intero che quasi nessuno conosce, a cui nessuno presta attenzione, anche se ci sono persone che sono profondamente colpite? Come possono i miei colleghi attribuire a influenze culturali qualcosa che va chiaramente al di là di questa spiegazione?”.

Pensavo alle migliaia di volte in cui avevo udito o letto i passaggi della Bibbia che si riferiscono all’esistenza dei demoni e agli esorcismi compiuti da Gesù e dai suoi apostoli. Non che non ci credessi, ma per me erano realtà lontane, ci credevo intellettualmente, ma a livello esperienziale erano per me irrilevanti, non avevano un’importanza esistenziale: erano insegnamenti teorici. Quelle realtà non mi avevano mai colpito prima (o almeno così pensavo).

Al mio ritorno a casa, la prima cosa che feci fu cercare informazioni su Internet. Abituato com’ero a soddisfare la mia curiosità, trovando informazioni su qualsiasi argomento tramite questo mezzo, non potevo credere a quanto fosse difficile trovare articoli seri e professionali in materia.

Era soprattutto arduo trovare informazioni tecniche, scritte da medici e psichiatri con esperienza sull’argomento e con una formazione cattolica. Mi preme sottolineare questo punto, che riprenderò alla fine.

Da quando sono entrato nel team, ho cercato avidamente informazioni e ho letto tutto ciò che ho potuto trovare (mi è stato estremamente utile imparare l’italiano, lingua in cui sono pubblicati la maggior parte dei testi). Sono stato in grado di partecipare a convegni in Messico ed al corso sull’argomento che si è tenuto all’Ateneo Regina Apostolorum di Roma, ma erano più le domande che avevo che le risposte che trovavo. Ancora oggi, mi pongo costantemente delle domande durante gli esorcismi ed i colloqui, domande a cui non riesco a dare risposta.

Nel 2016 ho potuto partecipare al precedente Convegno dell’AIE ed incontrare personalmente altri colleghi che stavano svolgendo un compito simile al mio, ma con un’esperienza molto più ampia della mia.

Da quel giorno del 2010 fino ad oggi sono successi molti avvenimenti interessanti.

Personalmente, aprire gli occhi su un aspetto completamente nuovo del mondo spirituale ha favorito la mia conversione.

Partecipare a questo compito pastorale ha fatto sì che per me tutto acquistasse un nuovo colore, un nuovo sapore: la preghiera, l’Eucaristia, l’Adorazione del Santissimo Sacramento, la Riconciliazione, il Battesimo, la Liturgia, il Santo Rosario. Mi ha reso più evidente l’azione del demonio, ma anche dello Spirito Santo, la compagnia e la protezione della Beata Vergine, l’intercessione dei Santi, il valore dei sacramentali, dei gesti di benedizione, l’importanza dell’ascoltare, contenere e consolare i sofferenti. Tutto ha acquisito un altro valore e un altro senso, più profondo, più bello e più pieno. Il mondo invisibile, con i suoi protagonisti sia santi che malvagi, ha assunto contorni più precisi nel mondo visibile.

Cominciai quindi ad assistere a tutti gli esorcismi; da quel momento ad oggi, ho presenziato ad alcune migliaia di esorcismi compiuti da P. Cristiàn, a volte coadiuvato da altri sacerdoti, e a molte preghiere di liberazione.

Poco tempo dopo, iniziai anche a partecipare ai colloqui di discernimento di ciò che noi chiamiamo “lo studio” (non si tratta di una consulenza psicologica o psichiatrica, ma di un’attività di discernimento riguardante le persone sospettate di soffrire di un’ASD).

Inizialmente la curiosità ed il desiderio di imparare mi portarono a considerare il mio compito come un’attività volta ad individuare i casi di influenza demoniaca. Questo m’induceva erroneamente a considerare i numerosi casi in cui questa non era presente, come una sorta di perdita di tempo. Oggi invece vedo la mia attività come un momento di ascolto, consolazione ed evangelizzazione, ci sia o non ci sia la presenza dell’ASD.

Certamente, quando questa è presente, fornire un parere professionale è a maggior ragione utile e necessario e diventa anche, dal mio punto di vista, più interessante.

È incredibile come, anche in questo nuovo campo, con gli anni si vada sviluppando il “fiuto clinico”: osservando con attenzione la persona durante la preghiera, uno sguardo che devia, uno sbadiglio, un rutto, possono dare un indizio che qualcosa sta agendo in lei e che questo qualcosa non è naturale.

2.     La confusione

Quando, dopo pochi mesi che facevo parte del team, ho iniziato a parlare del lavoro che stavo svolgendo con la famiglia e gli amici, mi ha molto colpito scoprire come la maggior parte delle persone, professioniste o meno, dessero per scontato che tutti i candidati all’esorcismo fossero persone con disturbi mentali.

Avevo salutato ogni settimana le persone colpite, avevo chiaccherato con loro, le avevo conosciute, le avevo sentite raccontare le loro sofferenze, avevo pregato accanto a loro, le avevo contenute nella loro sofferenza, e molte volte avevo contribuito a tenerle sulla barella quando erano agitate o quando avevano conati di vomito, avevo asciugato le loro lacrime, sudore e secrezioni con tovagliolini di carta. Nella maggior parte dei casi mi ero affezionato a loro ed ero stato contraccambiato, dopo ogni esorcismo, da un saluto grato di addio. Di loro direi che mi sembravano persone abbastanza normali e gentili.

Sapevo che quello che stavano soffrendo non era esattamente un disturbo mentale.

Il dubbio sulla salute mentale di una persona, solo per il fatto che è stata colpita dall’azione del maligno, è un fatto molto frequente, ed una grande ingiustizia, che raddoppia la sofferenza della persona colpita, che ai dolori propri della vessazione, dell’infestazione o della possessione deve aggiungere lo stigma sociale della follia, che scredita la sua testimonianza (“sono sue follie, crede di essere posseduta”).

Ancora oggi sono indignato da questa confusione e dall’ingiustizia che genera e mi sento chiamato a fare chiarezza su questo punto preciso: cosa sia la malattia mentale e cosa sia l’azione straordinaria del maligno. Entrambe possono naturalmente coesistere, ma non dovrebbero mai essere considerate la stessa cosa.

Ho recentemente letto una dichiarazione di P. Arturo Sosa Abascal, Generale dei Gesuiti nella rivista Papel del giornale El mundo (del 31/05/2017). Lui diceva “abbiamo creato delle figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male”. Mi provoca molta rabbia e tristezza leggere dichiarazioni del genere che provengono da sacerdoti o  da teologi, persone da cui ci si aspetterebbe chiarezza su queste realtà spirituali.

Anche quando sento omelie in cui s’insiste sull’idea che “il demonio non è un essere personale, ma una forma simbolica che hanno i Vangeli di rappresentare il male”, che “il demonio indica i nostri demoni interiori, i nostri conflitti e i complessi emotivi”, che “i posseduti sono epilettici o malati mentali” che “la medicina moderna e la psichiatria hanno contribuito a superare un concetto anacronistico come quello della «Possessione», così come lo sviluppo della teologia ha già lasciato dietro il concetto antiquato di «Demonio»”.

Mi viene la voglia di portare coloro che hanno questo modo di pensare a un esorcismo e domandare loro: “Perché questa persona reagisce in questo modo per alcune semplici gocce d’acqua del rubinetto che sono state esorcizzate?; Perché quest’acqua la brucia e quella che non è benedetta, no?”, “Che cosa rende questa persona in grado di capire che il sacerdote ha una teca nella tasca del cappotto con un’ostia consacrata?”, “Cosa fa sì che ad un’altra persona si dilati l’addome come se fosse incinta di otto mesi solo per pochi minuti di preghiera?; e perché l’addome sobbalza e fa rumori, e si sgonfia e si calma quando la preghiera finisce?”, “Cos’è che fa sì che nella bocca di questa donna si materializzino mollette per capelli di metallo e pezzi intrecciati di filo?” ,”Perché questa persona con cui stavamo chiacchierando, e che non aveva alcuna secrezione bronchiale, dopo pochi minuti di preghiera sputa una schiuma bianco-giallastra, emette una forte eruttazione, ed ha l’alito con un odore putrido, quando pochi minuti fa non l’aveva e quando la preghiera finisce non ha nessuna delle due cose?”; “Perché questa persona di basso livello culturale può scrivere messaggi con il cellulare in greco che significano: «il terzo giorno»?”; “E perché questa stessa donna, che in un primo momento aveva un brutto aspetto e profonde occhiaie nere, e sul petto, tratteggiate, delle croci invertite, dopo che, dopo tre mesi di esorcismi, le è apparsa, delineata sul petto, una grande croce a destra, rimastale impressa per tre giorni, si è sentita liberata e quando è ritornata si era trasfigurata in una donna piacevole e felice?”; “Com’è possibile che un’altra persona, che non conosce l’esistenza dell’AIE, possa sapere, prima dei giornali, della morte di padre Gramolazzo?”; “Perché le manifestazioni cambiano secondo il tempo liturgico e le solennità che vengono celebrate?”; “E soprattutto: perché in tutto il mondo e in momenti diversi si verificano sequenze di sintomi e segni simili?”.

Inviterei coloro che parlano di “figura simbolica” a guardare quei volti sfigurati, quegli sguardi profondi e viscerali di odio, che mostrano come la persona sia chiaramente sotto il dominio di una realtà estranea che la costringe a bestemmiare, a sputare sul crocifisso, profanandolo, ed a minacciare di morte l’esorcista ed il suo gruppo in un modo che altrimenti non avrebbero mai osato. A quelle persone direi “ecco la tua figura simbolica! Sta parlando!”.

Credo che lo psichiatria e lo psicologo abbiano, all’interno di questo ministero, un compito importante: fornire argomenti psichiatrici e psicologici che impediscano di qualificare, alla leggera, come problemi psichici, i segni e sintomi prodotti dall’azione demoniaca. Noi, specialisti della salute mentale, siamo le voci chiamate a dare una testimonianza controcorrente: “non sono pazzi, non hanno alcuna malattia mentale: soffrono per l’azione del demonio”, anche se sappiamo che chi non vuole credere all’esistenza ed all’azione del demonio “non sarebbe persuaso nemmeno se uno risorgesse dai morti” (Lc 16, 31b).

A volte, contro lo scetticismo è più utile la preghiera che la scienza, ma è sempre bene che ci sia la competenza professionale.

So di esorcisti che visitano le case di cura psichiatrica per pregare per gli ammalati e che sono convinti che tra questi forse più d’uno sia sottoposto a qualche tipo d’influenza demoniaca e si trovi lì a causa di un errore di discernimento. Sulla base delle cartelle psichiatriche delle persone affette che ho potuto visionare (che, ad esempio, attribuivano ad una psicosi quello che era in realtà un’ASD), non ne sarei affatto sorpreso. 

Abbiamo anche visto casi di persone con evidenti disturbi psichiatrici, che sono state erroneamente sottoposte a preghiere di liberazione e/o esorcismi di altre religioni, il cui unico risultato è stato l’aggravarsi della loro condizione mentale.

Così come ogni studente di medicina ha l’opportunità, durante la formazione, di assistere a diverse nascite, esperienza indispensabile per il futuro medico perché gli permette di capire la sua professione e anche la vita stessa, quanto sarebbe bello che ogni seminarista o sacerdote potesse avere l’opportunità di essere presente ad almeno alcuni esorcismi, per conoscere meglio il nemico che dovrà affrontare per il resto della vita personale e pastorale! Quanto sarebbe salutare, per il suo ministero e per la sua predicazione, avere la convinzione dell’esistenza del demonio e della sua azione ordinaria e straordinaria, avere fiducia nella forza della preghiera e nel potere superiore di Cristo, realtà queste che si possono palpare chiaramente durante gli esorcismi! Presenziando a qualche esorcismo, un ministro di Dio si convincerebbe dell’esistenza dei demoni come esseri personali, e della loro pericolosa capacità di agire sulle persone. Senza questa convinzione, noi cristiani trascorriamo la vita senza preoccuparci del combattimento spirituale al quale ci chiama San Paolo, esponendoci così a gravi rischi, e talvolta anche esponendo gli altri.

 

3.     Il mio ruolo nel gruppo

La prima cosa che ho tentato di definire all’inizio del mio lavoro è stato quale fosse mio ruolo, in quanto psichiatra, all’interno del gruppo. Come sapete, esorcisti come p. Gabriele Amorth, p. Cipriano di Meo o p. René Chennesseau, nei loro libri, scrivono che il discernimento definitivo è sempre solo nelle mani dell’esorcista, che si serve della sua preghiera. Quindi: quale dovrebbe essere il mio ruolo, come professionista della salute mentale che funge da consulente nel gruppo di ausiliari dell’esorcista?

Ho imparato che noi, professionisti della salute mentale, non siamo chiamati ad affermare la presenza o meno dell’ASD, ma a mantenerci all’interno del nostro campo professionale: in sostanza, la funzione dello psichiatra è rispondere alle seguenti domande: “Ciò che riferisce la persona, o che si può osservare, può avere una causa psichica? Ed in caso di risposta positiva, quale potrebbe essere il disturbo psichiatrico?”. (Più tardi vedremo come rispondere a queste domande).

Per essere di aiuto nel discernimento:

a)     Lo psichiatra chiarisce (per iscritto):

  •  La presenza o meno di problemi di salute mentale e l’eventuale diagnosi.
  • Se ci sia una spiegazione naturale o meno di ciò che osserva o gli viene raccontato.

b)    Lo psicologo chiarisce:

  • Le caratteristiche della personalità o diagnosi di personalità (normalmente sulla base di test).
  • Se ci sia una spiegazione naturale o meno di ciò che osserva o gli viene raccontato.

Il fatto che lo psichiatra o lo psicologo dica all’esorcista “ciò che questa persona soffre non è spiegabile con una malattia mentale” (o viceversa) è di aiuto all’esorcista per il suo discernimento. Questi prende nota di questo dato e continua con il discernimento fino ad giungere alla certezza morale (alla quale può arrivare moltissime volte anche senza il bisogno del nostro intervento).

Questi rapporti del professionista della salute mentale sono archiviati insieme alla scheda d’iscrizione, evitando così ciò che io chiamo “l’erosione della memoria”, quel fenomeno per cui si affievoliscono nella memoria le ragioni che in quel momento avevano convinto l’esorcista ad affermare la presenza di un’ASD – soprattutto quando poi questa migliora – e sorge un inutile dubbio (che tanto piace al demonio): “e se la persona non fosse mai stata sotto l’influenza di un’ASD? Se fosse solo una qualche causa psichica?”. Basta tornare alle note del primo colloquio per dissipare quei dubbi.

Come il demonio cerca di ostacolare il lavoro dell’esorcista, così ho osservato che tenta di fare anche in me stesso ed in altri membri del team, semplicemente usando le sue armi ordinarie: generando la tentazione dello scetticismo, del dubbio, dell’evasione, distrazioni, discordanze impreviste od una competizione con i membri del gruppo o con l’esorcista stesso, oltre alla sopramenzionata “erosione della memoria”.

Personalmente credo che si debbano affrontare queste azioni non solo con la preghiera, i sacramenti, l’invocazione permanente dello Spirito Santo e la richiesta d’intercessione alla Beata Vergine, ma anche con una buona comunicazione tra i membri del gruppo durante gli incontri di lavoro, con letture di formazione, ritiri spirituali di gruppo, corsi e convegni, incontri con altri gruppi e mediante la possibilità per ogni membro di cercare un direttore spirituale che conosca questi argomenti. Tutti questi sono strumenti per divincolarsi poco a poco dalle trappole che il demonio cercherà certamente di porre nel nostro cammino durante il nostro lavoro in questo ministero.

È mia impressione che avere un professionista della salute mentale come parte integrante del gruppo acceleri il discernimento. Al contrario, quando lo psichiatra consultato è esterno (fornito dalla sua assicurazione, senza relazione né con il Ministero dell’esorcismo né con la Chiesa), solitamente questo segue i propri pregiudizi e le sue diagnosi ed indicazioni terapeutiche contribuiscono a creare confusione, rendendo più complicato il discernimento. Diagnosi come “paziente con delirio”, “quadro dissociativo”, “non dovrebbe partecipare alle preghiere nella parrocchia perché aggrava il suo stato dissociativo”, quando sono causate solo dalla mancanza di accettazione dell’esistenza di ASD, creano grande ansia, scoraggiamento ed incertezza nei soggetti colpiti e nelle loro famiglie.

È forse a causa di questo genere di esperienze frustranti che alcuni esorcisti non richiedono più spesso il parere dei professionisti della salute mentale. Solo che, (a differenza dei requisiti del punto 17 del Præenotanda dell’ultimo rituale di esorcismo[2]), non tutti gli psichiatri sono “competenti anche nelle realtà spirituali”.

4.     Diagnosi differenziale

Se si pone la diagnosi differenziale con l’ASD, è sicuramente perché ci sono uno o più sintomi o segni per i quali non si trova alcuna spiegazione basata solo su fenomeni naturali, altrimenti sarebbe inutile, davanti ad un fenomeno naturale come la malattia mentale, cercare una spiegazione di causa demoniaca.

In questo senso, aderisco alla regola proposta da p. Adolphe Tanquerey nel 1930, molto utile per il nostro lavoro nello studio parrocchiale: “Per mantenere il giusto equilibrio, si deve seguire la regola di non accettare come fenomeni diabolici, bensì quelli che, per il loro carattere straordinario per l’insieme delle circostanze, indicano chiaramente l’azione dello spirito maligno”[3]. Questa regola evita di vedere il demonio ovunque, il che non è un atteggiamento né sano né razionale.

La presenza di questo carattere straordinario (preternaturale) è ciò che giustifica il discernimento tra fenomeni di causa psicopatologica e fenomeni di causa demoniaca.

A seconda delle disfunzioni fisiche e psichiche sofferte da coloro che sono affetti dall’ASD, si dovrebbero effettuare diverse diagnosi differenziali:

1.     Se le persone soffrono di sintomi generali o in varie parti del corpo, lo specialista dovrà effettuare una diagnosi differenziale con diversi disturbi medici (gastrointestinali, osteoarticolari, traumatici, oncologici, etc.).

2.     In presenza di disordini neurologici apparenti (possibili convulsioni, mal di testa, o eventuali disturbi che colpiscono il Sistema Nervoso Centrale generando quadri stuporosi o sindromi confusionali), sarà il neurologo ad effettuare la diagnosi differenziale su queste patologie.

3.     In molti casi di ASD, si dovranno escludere diversi disturbi psichiatrici. Vedremo questo più nel dettaglio nel pomeriggio.

Purtroppo, la diagnosi differenziale è di maggiore semplicità nei casi più gravi di possessione o di vessazione e di malattia mentale, mentre nei casi più lievi di disturbi psichici come nel caso di ASD occulte, diventa più difficile e dobbiamo riconoscere che a volte è impossibile fare una netta distinzione tra un disordine di origine psichica e uno di origine demoniaca.

Naturalmente la presenza di ASD non esclude la presenza di disturbi psichici (e viceversa), ma accertare l’esistenza di ASD può chiarire una situazione fino a quel momento inconcepibile dal punto di vista delle categorie psichiatriche. Questo è il motivo per cui personalmente do valore alle prove semplici che può eseguire un’esorcista, confrontando la reazione delle persone colpite davanti all’acqua esorcizzata e davanti all’acqua comune, così come la reazione nei confronti di una preghiera di liberazione rispetto ad una falsa preghiera e test simili, e specialmente la recita di una fervente preghiera di liberazione.

Inversamente, la constatazione di un quadro psichiatrico specifico, ci obbliga a ricevere alla luce di quello ritrovamento, le manifestazioni che riferisce il paziente, con l’affidabilità corrispondente al suo stato di salute e personalità, non potendo dare lo stesso credito a qualcuno che ci sembra delirante, o mitomane, che a uno che è più sano e più affidabile.

D’altro canto, quando lo psichiatra rileva alcuni disturbi psichici, può dare alcune raccomandazioni all’esorcista su come rapportarsi con quella persona in particolare, tenendo conto delle sue caratteristiche e difficoltà (tendenza al legame simbiotico, pensiero persecutorio, modi seducenti, manipolazione, ecc.).

a.     Alcuni concetti da considerare nel discernimento tra il disturbo mentale e l’ASD

1)    Non ogni “esperienza di possessione” è una vera possessione

Solitamente sperimentiamo una “sensazione di controllo”, quella coscienza soggettiva di essere uno che inizia, esegue e controlla le azioni volitive nel mondo. Ci sono diverse condizioni psicopatologiche in cui si può sperimentare, ad un certo punto, la perdita di questa “sensazione di controllo”, che viene sostituita dalla sensazione che “qualcosa”, che le persone sentono al di fuori del loro controllo, li domina e li costringe a certi comportamenti non scelti volontariamente.

Non deve confondersi questa “esperienza di possessione” (che è un’esperienza emozionale soggettiva, immaginaria, cioè un fenomeno psicologico), con una vera e propria possessione (che è un vero e proprio fenomeno spirituale), che l’esorcista mai considererà vera solo in base alla sensazione della persona in questione, ma in base a segni oggettivi (come quelli citati nel rituale: conoscere le cose nascoste, forze superiori a quella normale, capacità di capire e parlare lingue sconosciute), sia osservati personalmente, sia testimoniati da persone affidabili.

Naturalmente in una vera e propria possessione la persona vivrà anche una “esperienza di possessione”, ma in quel caso di causa spirituale, vera. I professionisti che non credono nell’ASD attribuiscono questi casi di vera possessione alle suddette “esperienze di possessione”, riconducendole a cause psichiche.

Queste “esperienze di possessione” possono darsi, ad esempio, in questi casi:

1.        Disturbo Ossessivo Compulsivo e Disturbo di Gilles de la Tourette (i tic, i comportamenti compulsivi e ossessivi).

2.        Disturbo Istrionico e Disturbo di Conversione (comportamenti impulsivi e “trance”).

3.        Schizofrenia, Disturbi Deliranti (allucinazioni, delirio di possessione).

4.        Disturbo Dissociativo dell’Identità (comportamenti dissociati “dell’altra identità”).

5.        Epilessia temporale (comportamenti automatici).

6.        Sonnambulismo (isterico o epilettico).

7.        Attacco di panico (improvviso, inspiegabile, angoscia irrefrenabile).

8.        Episodio Maniacale del disturbo bipolare.

9.        Stati alterati di coscienza, da farmaci allucinogeni (LSD, mescalina, ayahuasca, psilocibina, fenciclidina), provocati dalla fame, dalla sete, da alcuni tipi di meditazione e di ritmi musicali, da un isolamento prolungato, dalla privazione del sonno, dal lavaggio del cervello, o dai riti afro-americani.

2)    Psicosi

Psicosi è il nome tecnico della follia. È definita dall’incapacità di distinguere la realtà (esterna, condivisa) dalla fantasia (interna), dal fallimento della prova della realtà (valutazione oggettiva e giudizio del mondo esterno al soggetto) e dalla creazione di una nuova realtà (psicotica).

Nella psicosi possiamo osservare 1) disturbi della percezione, come le allucinazioni, e 2) disturbi del pensiero, come il delirio (di cui il Dott. Cascioli ha già parlato al Congresso AIE 2014, quindi li ripasseremo brevemente, solo per capire il seguito).

  • Allucinazione: falsa percezione sensoriale, non associata ad un adeguato stimolo esterno reale (“percezione senza oggetto”, Esquirol, 1837).

Questa percezione potrebbe avere o meno un’interpretazione delirante. Ad esempio, una persona può sentire semplicemente una voce che dice una certa parola, oppure può anche convincersi che quella voce le stia dicendo una parola in codice perché si renda conto che è un eletto che ha una certa missione (interpretazione delirante). Le allucinazioni possono essere uditive, visive, olfattive, gustative, tattili, somatiche.

Cause delle allucinazioni

L’allucinazione è una proiezione generata nella mente della persona da cause psichiche, fisiche, chimiche o metaboliche.
Altre situazioni apparentemente simili:

Visioni e locuzioni.

Anche queste non hanno un fondamento materiale, ma la causa dell’apparizione è un’azione soprannaturale o preternaturale.
·        Senza psicopatologia: sonno, veglia, privazione sensoriale, privazione del sonno, lutto, febbre.

·        Psicosi e disturbi deliranti acuti.

·        Depressione o mania.

·        Farmaci (antiparkinsoniani).

·        Narcotici e alcolismo.

·        Disturbi mentali, organici.

·        Epilessia temporale.

·        Sindrome confusionale.
·        Fenomeni mistici.

·        Azione Straordinaria Demoniaca.
 

  • Altri disturbi della percezione:
  1. Allucinazioni: percezioni senza oggetto, ma di cui il soggetto è cosciente, tanto che critica il fenomeno correttamente. Possono essere dovute all’intossicazione (da alcool o droghe). Ad esempio, un alcolizzato che vede insetti (inesistenti) che camminano sui muri.
  2. Illusione: distorsione o interpretazione errata di un reale stimolo sensoriale esterno (esistente). Per esempio, per effetto della paura vedere una persona con una pistola in agguato dove c’è solo un tronco con un ramo.

Delirio

Falsa credenza, basata su inferenze false della realtà esterna, non coerente con l’intelligenza della persona, né con l’ambiente culturale e che non può essere corretta dal ragionamento.

I tre criteri fondamentali per diagnosticare un delirio, sono:

1)                Certezza soggettiva: una straordinaria convinzione con la quale si sostiene la credenza.

2)                Incorreggibilità (intransigenza cognitiva): incapacità di essere influenzato dall’esperienza concreta (prova) o dalla confutazione logica, impermeabilità di fronte alla critica.

3)                Impossibilità di contenuto della certezza soggettiva (in opposizione al gruppo sociale di appartenenza). Per esempio, nel nostro gruppo sociale di appartenenza (cattolicesimo), per fede possiamo credere nella maternità verginale della Beata Vergine senza essere psicotici, nonostante la mancanza di verifica medica di questa possibilità. Il contenuto dell’idea è presumibilmente impossibile, ma non nel suo contesto sociale.

4)                Possiamo anche aggiungere la struttura autocentrica: l’universo soggettivo include la realtà esterna, quindi i temi deliranti sono incentrati sul soggetto.  Egli è il protagonista, diventa il centro di gravitazione tematica, dal quale irradiano le interpretazioni sulla realtà esterna.

Per essere in presenza un delirio, i tre criteri devono verificarsi contemporaneamente: un’idea si manifesta con assoluta certezza, non è modificabile in alcun modo ed ha un contenuto in opposizione alle evidenze ed alla realtà.

Nella seconda parte del nostro incontro, vedremo come possiamo articolare questi concetti per differenziare i disturbi psicopatologici da quelli causati dall’ASD.

Dr. Héctor de Ezcurra

Equipo de la Pastoral de la Consolación

Diócesis de San Isidro (Argentina)

E-Mail: hectorezcurra@gmail.com

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Bibliografia

·        ”Possessioni diaboliche ed esorcismo”, P. Francesco Bamonte, Paoline, Milano, 2006.

·        “Diario di un exorcista”, René Chenesseau, Nova Millennium Romae, Roma, 2007.

·        “Diabolical Possession and Exorcism”, P. Francesco Bamonte, Bertie-John (Nig.) Printers, Lagos, 2008.

·         “El maleficio en su realidad y fundamento diabólico”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.

·        “Influencias demoníacas: Infestación, Opresión, Vejación, Obsesión y Posesión demoníaca”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.

·        “Aspetti Medici”, Clase del Dr. Francesco Cecere, Curso “Esorcismo e preghiera di liberazione”, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma, 7/mayo/2014.

·        “Esorcistica e Psichiatria a confronto, Modalità di dialogo. Problemi interpretativi di diagnosi differenziale”, Conferencia del Dr. Valter Cascioli, Octubre 2014.

·        “Guía de consulta de los criterios diagnósticos del DSM V“, Asociación Americana de Psiquiatría, 2014.

·        “Psiquiatría y posesión diabólica”, Prof. Dr. Aquilino Polaino-Lorente, Catedrático de Psicopatología de la Universidad Complutense de Madrid.

·        “El diablo existe. ¡Yo lo encontré!”, Fray Benigno, Ediciones Paulinas, México, 2011.

·        “Compendio de Teología Ascética y Mística”, P. Adolphe Tanquerey, Editorial Desclée, Madrid, 1930.

·        Nuevo Ritual de Exorcismos – De Exorcismis et Supplicationibus Quibusdam.

·        Exhortación Apostólica Gaudete Et Exsultate, del Santo Padre Francisco, Conferencia Episcopal Argentina, Oficina del Libro, Buenos Aires, 2018.

[1] Medico. Specialista in Psicologia Medica, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta, parte del Gruppo della Pastorale della Consolazione della Diocesi di San Isidro (Argentina).
[2] 17. “Della necessità di ricorrere al Rito dell’ esorcismo l’ esorcista deciderà con prudenza dopo attento esame, salvo sempre il segreto della Confessione, e dopo aver consultato, per quanto è possibile, persone esperte in questioni di vita spirituale e, se necessario, persone esperte in medicina e psichiatria, competenti anche nelle realtà spirituali.”
[3] Tanquerey, P. Adolphe, “Compendio di teologia ascetica e mistica”, capitolo III, Art. II, sezione 1531.

La forma demoniaca del male. Dalla realtà quotidiana al Magistero della Chiesa.

La forma demoniaca del male

Dalla realtà quotidiana al Magistero della Chiesa

di don Alberto Cozzi

Ciò a cui mira questa riflessione è un approccio teologico alla questione del «mondo demoniaco». L’intento è proprio quello di studiare qual è la ragione di pertinenza della questione del diavolo per la ricerca teologica: perché, in che prospettiva e in base a cosa la teologia si dovrebbe occupare seriamente del diavolo? Ci si propone quindi di evitare quelle facili scorciatoie che fuggono con falsa eleganza a ogni seria considerazione del problema. Ci riferiamo a quelle «battute di spirito» o risposte diplomatiche che evitano la domanda con affermazioni del tipo: «Non credo nel diavolo, ma in Gesù Cristo, che ha vinto il demonio ossia il male». Il retro-pensiero potrebbe essere che, se è stato vinto, è ormai inutile parlarne. E comunque è sempre meglio tacere. Ma la questione seria rimane: il demoniaco è una forma del male costitutiva del mondo che Gesù abita con la sua azione salvifica? È possibile comprendere il dono di Dio in Cristo senza includere la lotta al diavolo? E tale lotta, in cui si sperimenta la vittoria di Cristo, impegna ancora i suoi discepoli e quindi la Chiesa?

Alla luce di questo livello di assunzione della sfida dobbiamo precisare che il compito della teologia è quello di sostenere criticamente l’operazione della fede che si appropria dell’evangelo nella cultura data. Non si tratta solo di comprendere o spiegare una tradizione ormai consolidata che il soggetto può accettare o rifiutare. La sfida oggi consiste nell’appropriarsi della verità di Gesù Cristo nel nostro contesto storico e culturale[1]. Si intuisce perciò la possibile tensione: da un lato c’è chi sostiene che la teologia deve assumere i contenuti della fede che risultano compatibili con la cultura del tempo, in nome di una sana «inculturazione» o in base alle esigenze del «dialogo»; dall’altro c’è chi raccomanda di tutelare l’integrità del dato di fede tradizionale, evitando semplificazioni compiacenti con la mentalità del mondo. Si delinea così una posizione più progressista o innovativa e una più tradizionalista o integralista. Già in questa tensione il tema della forma demoniaca del male sembra segnata da un insanabile conflitto: la tradizione raccomanda un contenuto di fede che nell’attuale visione della realtà non sarebbe più sostenibile. Dobbiamo rinunciarvi proprio nel nome della nuova evangelizzazione, se vogliamo trovare ancora udienza presso l’opinione pubblica[2]? Ma una simile strategia comunicativa è davvero efficace? Non perde una parte importante del Vangelo e dell’esperienza spirituale di sempre? Si può intuire come il problema che affrontiamo non possa rimanere chiuso in un tipo di argomentazione marginale o «di nicchia». Si tratta di una di quelle questioni che mettono in gioco una visione complessiva del significato del vangelo, del suo rapporto con la cultura e con la tradizione, in particolare con la preghiera della Chiesa. Il teologo si trova quindi da subito preso in una serie di domande e questioni ermeneutiche di un certo spessore e condizionanti la sua esegesi e i suoi procedimenti argomentativi. Queste precisazioni d’apertura dovrebbero far comprendere il tipo di impostazione che proponiamo: partiamo da quell’esperienza che sta alla base del discorso teologico sulla forma demoniaca del male.

  1. Una scelta di impostazione

1.1. La riflessione teologica sul demoniaco parte da una base antropologica precisa, ossia dall’esperienza del male nelle sue varie forme, tra le quali si impone quella di una potenza negativa che rovina la vita sia a livello fisico che morale. Il diavolo appare in questa prospettiva come una possibile identificazione di questa dimensione negativa e una spiegazione della sua origine. Il punto di attacco del cammino di ricerca sul demoniaco non può che essere una fenomenologia dell’esperienza del male nelle sue forme, alla luce della fede nell’avvenimento di Gesù Cristo. Questa impostazione vuole evitare una riduzione della ricerca teologica sul diavolo a quelle forme di «dottrinalismo» che si limitano a cercare e commentare i passi biblici e i pronunciamenti magisteriali che documentano l’esistenza del demonio e la sua azione quali dati di fede a cui aderire[3]. In realtà la fede trova nella Scrittura e nel Magistero utili strumenti di indagine riguardo ad una forma di esperienza del male ancora attuale e viva, che non può essere compresa senza la fede della Chiesa riguardo al diavolo e alla sua azione.

1.2. La sfida per il teologo sta perciò nel mostrare che non si può venire a capo di certi fenomeni ed esperienze del male se non si ipotizza precisamente una figura come quella del diavolo e se non si imposta una lotta al male come resistenza al Maligno e lotta a Satana (con preghiere di guarigione, esorcismi e quant’altro). In questa direzione, peraltro, spinge la testimonianza apostolica sulla vita di Gesù, che lo presenta costantemente impegnato, fin dall’origine del suo ministero, in una strenua lotta col demonio, culminata sulla croce. Il male che Gesù affronta non può pertanto essere inteso «al neutro», ma va compreso al maschile, così che la grande invocazione del cristiano assume proprio il tono della preghiera di liberazione «dal Maligno»:

Nei Principati e Potestà presenti nel Nuovo Testamento (NT) si ravvisa un fenomeno che si impone all’uomo, e propriamente al cristiano, in tutta la sua intensità. Esso viene fissato in un numero rilevante di nomi, che il NT non fa che adottare; e questo mostra che, propriamente parlando, nessuno di questi nomi rende il fatto in maniera adeguata. In fondo si tratta certamente di un fenomeno unico, ma diffuso e tale che a noi si presenta in una gran moltitudine di energie. […] Una più precisa descrizione dei fenomeni singoli, una più netta differenziazione o una sistematizzazione dei singoli nomi e delle singole apparizioni non si trovano in nessun passo del NT; qui non abbiamo dei trattati di angelologia sul tipo di 1 Enoc 6-36, né una demonologia ben sviluppata. … Il NT si interessa della regione delle potenze e dei demoni solo in quanto deve difendere e proteggere contro di essi il mondo. Perciò – se così si può dire – percepisce la natura delle apparizioni demoniache solo nella misura in cui questa si traduce in esperienza di attacco e difesa… Un solo tratto distintivo delle potenze viene fissato con esattezza, ed è là dove i demoni, o spiriti o anche angeli, o principati e potestà, sono le forze innumerevoli di Satana o del demonio, a lui sono sottomesse e ne spiegano tutto il potere[4].

Dunque la prima testimonianza apostolica da un lato non esita ad accogliere i nomi e quindi le esperienze della tradizione giudaica e di altre contemporanee, ma dall’altro non mostra alcun interesse a una teoria o speculazione in rapporto a tali fenomeni[5]. I nomi a volte appaiono interscambiabili e se i vari agiografi hanno preferenze per alcuni, l’impressione è che alla fine tutti rimandino a una figura principale, personale e potente, da cui quei fenomeni provengono. Diventa strategico saper interpretare bene il funzionamento dei vari modi di rappresentare il demoniaco, per non cadere in inutili speculazioni gnostiche o magiche. L’esperienza spirituale di lotta al demonio e di liberazione dal male deve rimanere l’orizzonte del sapere proprio della fede riguardo a queste cose.

1.3. Alla luce di queste prime considerazioni è opportuno relativizzare la domanda, troppo radicale, se il diavolo esista oppure no. Non è difficile intuire che una simile domanda è ingenua e troppo semplice. Il problema andrebbe infatti sposato più a monte per chiedersi: cosa esiste come angelo o diavolo? Si comprende perciò l’importanza della «rappresentazione» del diavolo. Vi sono infatti rappresentazioni troppo ingenue, infantili, mitologiche o ridicole, che ne escludono una seria considerazione, portando a giudizi del tipo: «Se il diavolo è quella cosa, è bene che non esista e comunque è difficile credere che si debbano sprecare tempo ed energie per lottare con una simile realtà»[6]. Per questo chi si occupa di angelologia o demonologia si preoccupa di precisare con cura cosa dicono la Scrittura e la fede della Chiesa. Si tratta di purificare l’immaginazione.

È nota, del resto, l’oscillazione che negli ultimi tempi ha conosciuto la problematica riguardo all’esistenza o meno del diavolo. Si è passati dallo «sfratto illuminista e razionalista», che ha cercato di liquidare la questione come inutile e comunque irrilevante nel nostro mondo attuale, al superamento della domanda nell’ambito delle correnti della «deminitizzazione»[7]. Non sarebbe solo l’esperienza scientifica e la sua visione della realtà ma la stessa fede in Cristo a propiziare una liquidazione del mondo mitico dell’antichità, animato da forze misteriose e imprevedibili. Cristo non ci libera semplicemente dal demonio. Ci libererebbe anche dal bisogno di credere nella sua esistenza[8]. Ne è derivato un certo orientamento dubitativo dei teologi, secondo i quali non possiamo dire con certezza se e in che misura la Bibbia e la fede della Chiesa affermino l’esistenza del diavolo come creatura spirituale personale[9]. Qualcuno addirittura avanza il sospetto che simili creature angeliche ostruiscano quello spazio aperto alla relazione immediata con Dio, che Cristo è venuto a dischiudere a nostro favore[10]. Per altri, invece, non è possibile fare esperienza della potenza liberatrice e guaritrice del vangelo di Gesù in tutta la sua forza senza considerare l’azione dell’Avversario. È così venuta sfumando la negazione radicale che voleva «liquidare Satana»[11]. In questa oscillazione domina oggi un orientamento affermativo critico, che tiene aperto il discorso come possibile e non insensato, in considerazione degli aspetti ancora oscuri dell’esperienza umana complessiva[12]. Del resto ogni negazione radicale esprime più un disagio culturale che un’istanza pertinente della fede[13]. Di fatto, però, alla fine, questa oscillazione di posizioni è stata spiazzata dal rifiorire di interesse nella cultura postmoderna, per cui si è potuto parlare di un passaggio dal «blackout moderno alla deregulation postmoderna»:

In sostanza la postmodernità offre ad angeli e demoni un habitat di nuovo favorevole, ma non privo di insidie e ambiguità. Viviamo infatti in un tempo assetato di invisibile, ma propenso a mescolare nel suo calderone religione e magia, miracolo e superstizione, soprannaturale e paranormale, il mistero e l’irrazionale, l’esorcista con lo stregone… Così nell’attuale rivival sembra che la raffigurazione dell’angelo conservi ben poco della sua connotazione religiosa originaria … Questi angeli con la minuscola, direi “angeli feriali”, che proteggono l’uomo dai pericoli di un incidente, che lo salvano dalla morte e magari suggeriscono i numeri per vincere una lotteria… paiono molto lontani dalla raffigurazione biblica. […] Osservazioni analoghe possono essere fatte sul revival demoniaco… Il demonio ora in auge è l’esaltazione della ribellione, della trasgressione, dall’autonomia da Dio, del disordine. È in sostanza la semplice proiezione degli istinti distruttivi e delle pulsioni represse dalla religione e dalla cultura[14].

Il magistero della Chiesa ha mantenuto una costante ospitalità al tema, rilanciando periodicamente moniti forti (ma discreti) a non sottovalutare questa dimensione dell’esperienza di fede. Tutti ricordano quando Paolo VI, nell’udienza del 29 giugno 1972, confidava di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di satana nel tempio di Dio», ove per «fumo di satana» intendeva «il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Aggiungeva nell’udienza del 15 novembre 1972:

Il demonio e l’influenza che può esercitare su ciascun individuo, sulla comunità, sulle società intere o sugli avvenimenti, potrebbero fare l’oggetto di un capitolo importante della dottrina cattolica che bisognerebbe studiare di nuovo. Alcuni credono di trovare una risposta negli studi psicanalitici o ancora nello spiritismo, oggi ahimé! Così diffuso in alcuni paesi. Si teme di ricadere in vecchie teorie manichee o in spaventose divagazioni fantastiche e superstiziose. Si preferisce oggi mostrarsi forti e senza pregiudizi, darsi arie di positivisti, salvo poi a credere a dei capricci magici o popolari gratuiti o, peggio ancora ad aprire la propria anima ad esperienze licenziose dei sensi, alle esperienze nefaste della droga, alle seduzioni ideologiche degli errori di moda oggi. È attraverso queste brecce che il Maligno penetra per alterare la mentalità dell’uomo. […] Noi sappiamo anche che quell’essere tenebroso e conturbante esiste realmente e che con una terribile astuzia agisce ancora. È il nemico occulto che semina errori e disgrazie nella storia umana.

In tal senso si veda il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, Fede cristiana e Demonologia, del 26 giugno 1975. Papa Francesco, col suo stile di predicazione ignaziano, fa talvolta riferimento al Nemico o al Tentatore senza particolari complessi o difficoltà. Così questa presenza dannosa è tornata nei discorsi di fede senza troppo clamore[15].

Partendo da questa base di riferimento raccogliamo alcune dimensioni certe del fenomeno demoniaco, per come la fede in Cristo lo percepisce.

  1. Gesù e l’intensificazione della presenza e dell’azione del diavolo

A differenza delle figure angeliche, si deve dire dei demoni che essi costituiscono un ingrediente ineliminabile della testimonianza apostolica sull’azione salvifica di Gesù. Si tratta quindi di un «personaggio costitutivo» di quel dramma salvifico che raggiunge in Cristo il suo vertice e il suo momento di svolta:

Noi non cessiamo di meravigliarci – e la cosa appare a prima vista strana – nel vedere il gran numero di ossessi che si trovavano allora in Giudea e in Galilea; non è mancato nemmeno chi attribuisse la cosa a un’esagerazione tendenziosa degli evangelisti. Ma questa gran moltitudine trova una spiegazione negli stessi evangelisti, i quali lasciano intendere che all’apparire di Gesù Cristo, l’obbediente, l’essere tirannico prende coscienza di essere scosso e portato in giudizio. Ci basti fare attenzione a una delle narrazioni paradigmatiche, che segnala il modo col quale Gesù vince i demoni. In Mc 1,21-28… È un racconto semplice e popolare; ma ci fa veder chiaro che là dove appare Gesù a insegnare con autorità la «nuova dottrina»… si presenta chi è posseduto dallo spirito immondo. Anche se non viene detto espressamente, è questa parola di Gesù che lo tira in ballo. Ma il demonio che abita in lui capisce subito che la presenza di Gesù lo tormenta, e fiuta immediatamente il pericolo che per lui comporta questo Gesù e lo Spirito del Dio Santo… Il grido dell’indemoniato di Gerasa: «Che vuoi tu da noi, Figlio di Dio? sei venuto a tormentarci prima del tempo?» (Mt 8,29) lascia intendere che il demonio avverte l’eschaton, «ciò che è estremo, ultimo», che in Gesù ha avuto inizio e che segna la fine per lo spirito della tirannia[16].

Di fatto la presenza e l’azione di Gesù hanno scatenato la reazione del Nemico, proprio mentre ne hanno svelato l’identità. Conferma questo dato storico la notazione biblica di un altro teologo:

Il Nuovo Testamento opera rispetto all’Antico Testamento una drastica inversione di rotta: anziché assecondarne il movimento di concentrazione sulla dottrina degli angeli, pone in primo piano la demonologia e sullo sfondo l’angelologia… Diciamo subito che nei Vangeli e in Atti, mentre l’azione degli angeli si polarizza sugli albori e sulla conclusione della comparsa di Gesù sulla terra, quella del diavolo e dei demoni riempie il tempo intermedio del ministero pubblico di Gesù e della missione post-pasquale della Chiesa. Ciò stabilisce una netta distinzione di ambiti cronologici che pare dar voce, per un verso, all’intuizione dello strapotere del bene sul male (l’avvio e la conclusione sono nelle mani di chi sta con Dio), e per l’altro alla percezione della drammatica serietà di un tempo, quale quello presente, ancora sottoposto alla minaccia dei nemici di Dio[17].

L’ammissione dell’esistenza e dell’azione dei demoni è elemento essenziale della comprensione cristiana della salvezza. Anzi è un elemento caratterizzante la novità del suo avvenimento. Gesù comparve sanando e scacciando i demoni (Mc 1,34) e conferì il potere di scacciare demoni agli apostoli, quale segno della venuta del Regno (Mt 10,1). La consegna di tale potere è rinnovata dopo la Pasqua, nella missione che il Risorto affida ai suoi (Mc 16,17). La lotta al diavolo non fu solo parte costitutiva del ministero pre-pasquale di Gesù, ma rimane elemento importante anche dell’esperienza del Risorto. Non è quindi possibile liquidare la pratica esorcistica di Gesù come una concessione alla mentalità del tempo. Si tratta di qualcosa che ha a che fare con l’esperienza cristiana di sempre. Anzi, si può dire che se c’è stato un ampliamento dell’attenzione alla lotta al diavolo nella letteratura apostolica dopo Pasqua (Ef e Col, 1Pt e 2Pt e Apocalisse), ciò è dovuto proprio all’importanza di tale scontro anche nello spazio della vita col Risorto[18].

2.1. Questo dato di base sull’esperienza di Gesù prima e del Risorto poi, è stato commentato con sagacia da un teologo del calibro di H.U. von Balthasar laddove tratta delle dimensioni del dramma salvifico che Gesù ha vissuto. Prendendo le distanze dalle intuizioni (pur interessanti) del teologo calvinista K. Barth, come pure da altre possibili riduzioni, Balthasar delinea la sua posizione:

Il Nemico o avversario o Satana non può essere pensato come una qualità divina negativa o come un principio del male anonimo, prodotto dalla «noluntas Dei», dal non-volere efficiente di Dio (das Nichtige): Tutte e due queste strade offuscano lo sguardo sul cristologico quale appare nella testimonianza biblica: il faccia-a-faccia di Gesù col suo avversario, il quale deriva la sua concretezza non soltanto dal no di Dio e dall’ombra gettata da Gesù. La testimonianza biblica e la sua figurazione infinitamente concreta ha il sovrappeso su ogni speculazione. Il “tu” apostrofato negli esorcismi di Gesù non è assolutamente un puro abstractum, qualora non si ammetta che Gesù era la vittima di una fede popolare primitiva… Con tutto questo noi ci ritroviamo, ci piaccia o non ci piaccia, in una concezione di “spiriti buoni” (angeli) e di “spiriti cattivi” (demoni); questi ultimi però devono essere diventati cattivi mediante una libera decisione (di ribellione a Dio), non potendo in ogni caso essere stati creati cattivi[19].

Il suggerimento che emerge dal testo è quello di non perdere nessun personaggio del dramma salvifico, pena la perdita del senso stesso e delle dimensioni dell’esperienza salvifica. L’azione che si sviluppa con Gesù include il suo «faccia a faccia» col Nemico. Tale scontro dischiude un certo «spazio vitale di esperienza», che non può essere semplificato. Ma per abitare in modo giusto questo spazio di esperienza (o sfera vitale della vita redenta, come direbbe H. Schlier) bisogna aver percepito lo sguardo misericordioso di Dio sulla sua creatura, che la separa dal «male che fa male» e permette di identificare il vero nemico da combattere[20].

2.2. In questa prospettiva ci sembra ancora attuale e utile l’originale posizione di K. Barth sul confronto tra la misericordia di Dio e il Niente (das Nichtige)[21]. L’azione del Dio misericordioso che custodisce e difende la sua creatura assume un carattere agonico, drammatico: la misericordia lotta contro il male che minaccia l’uomo. Anzi, questo male riceve il suo carattere negativo e minaccioso proprio dall’opposizione divina, cioè per il fatto che Dio non lo vuole, lo esclude, lo supera, eppure lo patisce a favore della sua creatura, per vincerlo dall’interno della condizione creaturale (Pasqua). È il mistero del “Niente”. L’espressione tedesca «das Nichtige» implica l’idea di nocività, di attività negativa:

Il Niente è ciò che Dio Creatore non ha né scelto, né voluto, il caos che ha lasciato dietro di sé, secondo Gen 1,2, senza donargli essere e consistenza: esso non ha realtà se non nel carattere negativo che gli è attribuito dalla decisione divina, per la sua esclusione dall’ambito creaturale; se ci è permessa l’espressione, esso esiste per Dio nella mano sinistra, ma, proprio per questo fatto, è a suo modo una potenza vera e anche molto attiva… Si tratta della realtà che non può essere descritta adeguatamente se non in quanto è la possibilità che Dio, nel suo eterno decreto, ha rigettato una volta per tutte, e che non può essere reale e non può avere realtà se non in virtù del No! efficace che Dio le ha opposto. Ma, sotto la potenza di questo No! divino, essa ha ed è una realtà. È il luogo del potere del diavolo, “il padre della menzogna”, del mondo dei demoni, del peccato, del male e della morte: non della morte come conseguenza naturale della vita, ma della morte eterna, la nemica e l’annihilator della vita. Dio regna anche su questo mondo oscuro, poiché è unicamente la sua azione creatrice che gli conferisce una realtà negativa. Da tutta l’eternità Dio ha pronunciato ed eseguito il suo giudizio su di lui. Ma la creatura… è al contrario minacciata dall’impero del nulla, dalla potenza del caos che la assedia, per così dire. Essa non è fatta per distinguersi da questa potenza, né per mantenere questa distinzione. Non può proteggersi da se stessa[22].

Il “Niente” che minaccia la creatura non è il “nulla” dei filosofi, l’ombra delle creature, la notte rispetto al giorno. Non è questo il nemico, il male. Il Niente è ciò che si oppone alla volontà misericordiosa di Dio, ciò che le è estraneo, ovvero “ciò che Dio non vuole” proprio mentre vuole il bene della sua creatura, ciò che Dio ha escluso, e quindi superato, giudicato, lasciato indietro. È ciò che si oppone a Dio e alla sua volontà piena di misericordia, perché escluso, non voluto. Di questo Niente l’uomo deve avere paura, sapendo però che Dio lo vince, anzi lo ha già vinto in Cristo risorto, e vuole renderci partecipi di tale vittoria. La non comprensione del potere maligno del Niente porta alla sua coordinazione col bene: il male esisterebbe in funzione del bene in un’armonia complessiva più grande (è la posizione di certi filosofi della religione come F. Schleiermacher). Ma questo è un errore: il male è ciò che Dio non vuole per la sua creatura e come tale è la potenza del Niente, il negativo, ciò che non deve essere e che Dio vuole assolutamente vincere nella morte e risurrezione di Gesù. Solo chi incontra la misericordia di Dio in Gesù riconosce il vero male nella sua forza «nullificante», proprio mntre scopre la sua dignità di figlio nello sguardo di Dio. Al di fuori di questo incontro, non si riesce a dare il giusto peso e valore al male e al Nemico del genere umano. Proprio la misericordia dà quella tonalità escatologica all’opposizione al male (che non è difetto o limite o errore scusabile, ma è peccato o schiavitù o rischio di dannazione).

  1. Il demonio nell’orizzonte del problema del male

Riprendiamo pertanto la questione del diavolo nella prospettiva dell’esperienza di una forma di «male radicale», che proprio la presenza di Gesù ha in qualche modo scatenato. Da sempre il terreno di coltura della demonologia è stata l’esperienza del male. Un’esperienza complessa e problematica. E il demonio è solo una delle risposte. L’uomo non può sfuggire agli interrogativi che nascono dalla constatazione del male nel mondo e dentro di lui.

3.1. La rappresentazione di queste creature spirituali ha subito notevoli variazioni nelle diverse epoche culturali e nei vari sistemi di pensiero: in una visione apocalittica dell’esperienza salvifica domina una certa figura di angelo-demonio che è diversa da quella inclusa in una mentalità più cosmologica e centrata sugli ordini gerarchici del reale; la concettualizzazione metafisica di una «sostanza spirituale pura» è diversa dall’attuale visione evolutiva della realtà materiale e spirituale. A questo livello del discorso lo studio del tema deve essere meno preoccupato della compatibilità logica o della coerenza delle singole rappresentazioni, quanto piuttosto del loro funzionamento, della logica che le struttura e del contributo che può offrire alla lettura dell’esperienza salvifica[23]. Di fronte a questa complessità di discorsi e linguaggi è bene ricordare sempre che la fede è meno preoccupata della natura del diavolo (cos’è?) quanto invece di riconoscerne l’azione (come opera? Come si conosce?). Le domande sulla natura e forma sono funzionali all’adeguato riconoscimento dell’azione e quindi all’esperienza. Si tratta di studiare se e in che misura la comprensione che la fede ha del diavolo aiuti a decifrare alcune esperienze del male e della salvezza, interpretandone adeguatamente proprio la connotazione demoniaca. In questa prospettiva è significativo il fatto che certe rappresentazioni del diavolo impediscono di leggere sensatamente l’esperienza in quanto creano tensioni insolubili con la libertà e responsabilità dell’uomo piuttosto che con la misericordia di Dio[24].

La soluzione di tali tensioni però non implica la pura e semplice negazione del diavolo e della sua azione, quanto piuttosto una revisione della sua rappresentazione, nella misura in cui questa si mostra inadeguata a sillabare l’esperienza. Un criterio irrinunciabile per valutare questa proporzione tra rappresentazione e azione redentrice è costituito dal nesso inscindibile tra «lex orandi» e «lex credendi». Ogni autentica appropriazione degli articoli del credo deve sempre essere confrontata con la preghiera della Chiesa (e quindi coi sacramenti e i sacramentali). Ogni sana teologia aiuta a pensare correttamente ciò che la Chiesa crede e quindi ciò che prega. Non si limita a semplificare e togliere, soprattutto se il criterio di selezione dei contenuti di fede fosse l’indice di gradimento della mentalità mondana. Certo, ciò non toglie che di certe cose è bene parlare nei luoghi e modi giusti. Non si deve trovare la forma demoniaca del male ovunque, terrorizzando bambini inermi e digiuni da certe cose fin dai primi anni del catechismo. Viene il momento, in un sano cammino spirituale, in cui è bene fare discernimento sulle forme del male, per poterlo combattere con più efficacia. Ma su questo non pare che manchino alla Chiesa attuale avvertenze prudenziali e lontane da forme di fanatismo. Del resto il lavoro degli esorcisti è animato da criteri di grande buon senso e da norme procedurali estremamente ragionevoli e ben ponderate.

3.2. L’esperienza del male è caratterizzata anzitutto dalla confusione e quindi dalla fatica a capire, a spiegare o comunque a dare un significato a ciò che si sta sperimentando. Fa parte di questa modalità dell’esperienza del male la fatica a dare un nome al diavolo/demonio/principe di questo mondo, insomma al Nemico o Avversario di Dio e dell’uomo. Perciò un’indicazione preziosa della tradizione spirituale (monastica) per la lotta al diavolo è quella di cercare il nome del demone che ci assale, in modo da smascherarlo. Non è sempre possibile farlo subito, mentre ci assale. Ma è utile cercare di ricostruire l’origine di certi pensieri, così da smascherarne la natura e il fine. Questa ricerca dell’origine o dei motivi dei pensieri negativi è ciò che la tradizione chiama la ricerca del nome:

Domandare il nome del demone mette in evidenza che non ci si lascia semplicemente trascinare da un pensiero, ma che si possiede un proprio punto di vista, a partire dal quale si può giudicare ciò che si riversa su noi… [è bene] giudicare i pensieri davanti al tribunale del proprio cuore e metterli alla prova sottoponendoli a una contestazione. Se fuggono di fronte a essa, significa che sono demoniaci; se invece resistono, allora sono buoni… Se un pensiero sopravvive anche di fronte a resistenze, difficoltà e sofferenze previste, allora deve venire da Dio. In caso contrario, ciò significa che un demone voleva turbarci… Non appena abbiamo dato il giusto nome a un pensiero, una passione, un sentimento, un’intenzione, abbiamo già preso distanza da esso così da giudicarne la natura[25].

Questa fatica a comprendere e a dare un nome si manifesta nella pluralità di linguaggi e rappresentazioni che accompagnano l’unica grande esperienza del male. La tentazione è quella di semplificare il più possibile i termini del problema, le figure e i nomi, riconducendo tutto a un neutro «principio del male» che possa contenere tutto. Ma è sufficiente? La capacità di dare il nome giusto permette di cogliere il tipo di rapporto che certe esperienze o situazioni o pensieri intrattengono con Dio e con l’uomo nel grande dramma della storia della salvezza, facendo spazio all’azione liberatrice di Cristo, che sempre sostiene la lotta spirituale dei suoi discepoli.

3.3. In questa prospettiva va compresa e valutata la scelta di collocare il diavolo sullo sfondo di una dottrina della creazione, così come emerge al Lateranense IV:

Noi crediamo fermamente e professiamo con semplicità… un principio unico dell’universo, creatore di tutte le cose visibili e invisibili, spirituali e corporee: con la sua onnipotenza all’inizio del tempo egli creò insieme dal nulla l’una e l’altra creatura, la spirituale e la corporea, cioè gli angeli e il mondo, poi la creatura umana, che appartiene in qualche modo all’una e all’altra, composta di spirito e corpo. Perché il diavolo e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma sono diventati cattivi da se stessi, per propria iniziativa; quanto all’uomo, egli ha peccato per istigazione del diavolo (Lateranense IV: COD, n. 800).

L’azione di Dio all’origine contiene un dramma di caduta e peccato che turba la situazione del creato in cui l’uomo è posto. La realtà non offre un ambiente neutro, pacificato, senza venti o tempeste che spingono o respingono… Ma non si tratta neppure di affrontare una divinità malvagia o un principio eterno del male. Si possono già identificare le tensioni che, in sede di rappresentazione, caratterizzano il principio del male demoniaco. Le analizziamo attraverso un testo attribuito a Eusebio di Vercelli, nel quale si leggono tre anatematismi interessanti:

Se qualcuno professa che l’angelo apostata è in una natura, che non è opera di Dio, ma che egli esiste da se stesso, giungendo fino ad attribuirgli di trovare in se stesso il proprio principio, sia anatema.

Se qualcuno professa che l’angelo apostata è stato fatto da Dio con una natura cattiva, e non dice che egli ha concepito il male da se stesso per suo proprio volere, sia anatema.

Se qualcuno professa che l’angelo di satana ha fatto il mondo – non sia mai! – e non avrà dichiarato che ogni peccato è invenzione sua, sia anatema (De Trinitate VI, 17, 1-3: PL: 62,280-281).

La tensione che si crea è evidente: da un lato il diavolo è responsabile del male senza però poter diventare un anti-dio, pur possedendo un potere reale sul male/morte/peccato, da comporre con la provvidenza onnipotente di Dio. D’altro lato il diavolo è responsabile del male dell’uomo (il peccato), senza però poterlo deresponsabilizzare completamente. In verità ogni esperienza del male rimanda ad un’alterità misteriosa che l’uomo non controlla totalmente (l’uomo è artefice ma anche sempre vittima del male, anche di quello che compie). Oltre a queste tensioni si pone il problema se il diavolo, in quanto origine del male, sia una realtà unica, solitaria e potente o una molteplicità di enti o creature malvagie. Anche la rappresentazione paolina di «principati e potestà» lascia aperta la questione. Ne deriva anche il problema se tale principio del male sia una realtà personale o anonima/neutra. La soluzione cristiana è ancora una volta paradossale: da un lato si afferma che si tratta di una creatura spirituale libera e personale, decaduta per sua libera colpa. D’altra parte si sottolinea come tale creatura sia una non-persona, uno spirito spersonalizzato: «Qui si chiarifica una particolarità tutta specifica del demoniaco, cioè la sua assenza di fisionomia, la sua anonimità. Quando si chiede se il diavolo sia persona, si dovrebbe giustamente rispondere che egli è la non-persona, la disgregazione, la dissoluzione dell’essere persona e perciò costituisce la sua peculiarità il fatto di presentarsi senza faccia, il fatto che l’inconoscibilità sia la sua forza vera e propria»[26].

3.4. Una conferma di queste tensioni la si può trovare nella grande visione paolina delle potestà-potenze (soprattutto in Efesini e Colossesi), uno dei modi con cui Paolo e la sua scuola designano le potenze demoniache:

Da un lato… le potenze del NT sono una sorta di esseri personali, come risulta dagli stessi nomi ben definiti che esse portano… Ma che significa «essere personale»? Significa, se vediamo bene, che le potenze sono esseri che sono percepiti dall’intelligenza e dalla volontà come interlocutori, che ci si presentano come un interlocutore intenzionale, razionale e dotato di volontà. Va detto che non sempre si presentano come individui, ma come esemplari di una specie… come esemplari del principio diabolico… Questo ci porta già all’altro aspetto del fenomeno. Le nostre potenze non sono solo una sorta di esseri personali, o, per essere più chiari, non sono esemplari di una specie di esseri dotati di intelligenza e volontà ai quali possiamo rivolgerci, ma sono anche esseri dotati di potere… Non sono qualcuno o qualcosa che possegga quelle doti, ma esistono come potenze, potere, forza ecc., e, se portano quei nomi, è perché come tali manifestano se stesse e la propria natura… Come si vede, le nostre potenze non si limitano ad avere potere, ma sono potere esse stesse e in ogni caso esistono come potere… Per indicare la loro natura si deve dire che esse sono un’intelligente volontà di potenza che tende ad attuarsi… Per designare questo fenomeno di una manifestazione molteplice di una potenza invisibile e personale che si annuncia al di là di questo ordine visibile il NT non ha che il nome di «spirito»… Se ci domandiamo in quale maniera queste potenze posseggano questa loro natura, la prima e generica risposta è questa: esse la posseggono impadronendosi del mondo e dell’uomo, per mostrare in essi e per mezzo di essi la loro natura di potenze[27].

Ne deriva che certi elementi della natura (le costellazioni e il loro influsso) o certe situazioni e istituzioni (l’Impero in Ap 13) si presentano come l’ambiente, il mezzo e gli strumenti di tali potenze demoniache. È quanto emerge da alcune esperienze di Paolo (1Ts 2,18; Rm 8,35-38) e soprattutto nelle visioni dell’Apocalisse:

Possiamo dunque vedere come, secondo il NT, la natura di Satana e dei suoi ministri, cioè le molteplici manifestazioni e disseminazioni dello spirito del maligno – che è intelligenza e volontà di potenza – si manifesta nel dominio che essi assumono del mondo e degli uomini in tutti i campi e in tutti gli strati, facendone i portatori e i mezzi del loro potere. Nel mondo non vi è nulla che sia completamente e per sempre al sicuro della loro potenza[28].

In quanto potenze e potestà i demoni hanno consistenza per noi proprio nel potere che esercitano su di noi, sulle nostre istituzioni o su elementi cosmici che ci toccano, ma di cui non abbiamo completo dominio. È l’azione degli spiriti che «si concretizzano» nel potere che esercitano e proprio lì vanno intercettati e combattuti.

3.5. Queste ultime osservazioni ci ricordano che non dobbiamo né possiamo «andare a combattere il diavolo nell’al di là»… nel «suo mondo». Ci chiedono piuttosto di affrontarlo nel nostro, coi piedi ben piantati nella realtà. Nessuno può o deve fare una «crociata contro Satana». L’elemento demoniaco del male non spinge a battaglie cosmiche al di sopra delle nostre possibilità. Ciò però non toglie la dimensione escatologica del combattimento col Nemico che Gesù ha inaugurato e di cui testimoniano le visioni dell’Apocalisse. È un’ulteriore tensione da tenere presente. Da un lato la lotta al Maligno si gioca nel nostro mondo, come influsso indiretto (e raramente diretto nelle possessioni, infestazioni, vessazioni). Dall’altro la lotta al Maligno ha un tono escatologico, ossia definitivo e radicale, che accentua il carattere drammatico della vita cristiana. È una battaglia ogni volta decisiva. Lo è proprio perché la forma demoniaca del male ha una connotazione ultima e definitiva, che lascia presentire una condanna inderogabile, di cui però non sappiamo molto. Si tratta di confrontarsi con una forma di male che contiene una disperazione, una rassegnazione e una rabbia, che possono essere comprese solo alla luce di un rifiuto definitivo e irrevocabile dell’amore di Dio, con tutte le sue drammatiche conseguenze. Da qui il suo carattere radicale, cioè senza mezze misure o compromessi accomodanti[29]. Non si tratta di teorizzare un «male assoluto», ma di prendere atto di una possibilità della libertà, che col suo rifiuto dell’amore di Dio può entrare nel campo dell’indurimento del cuore che si allontana da Dio fino in fondo, ovvero fino alla fine. E forse proprio in questa «tonalità radicale», in questa atmosfera di «anti-relazione» che giunge all’odio di Dio, si può riconoscere uno dei tratti qualificanti della forma demoniaca del male. Perché odiare Dio con tanta forza? Eppure c’è una forma della «città dell’uomo» che giunge all’amore di sé fino al disprezzo di Dio. Risuona in questa possibilità il veleno del serpente antico. Questa connotazione escatologica della forma demoniaca del male spiega la serietà dell’impegno della Chiesa in un tipo di lotta che chiede grazie speciali e gesti particolari, nonché una preghiera costante per la «perseveranza finale» e la liberazione dal Maligno.

  1. Approccio fenomenologico: le forme dell’azione demoniaca

Su questo sfondo cerchiamo di caratterizzare l’esperienza del male demoniaco. Le due forme principali di esperienza del demoniaco sono la possessione e la tentazione. La prima fa appello ad un potere esterno all’uomo e che si impone a lui involontariamente, facendogli violenza. La seconda rimanda all’esperienza del male morale e quindi chiama in causa la scelta dell’uomo. Nel primo caso il diavolo fa il male, mentre nel secondo induce al male. La prima è la forma straordinaria, mentre la seconda è ordinaria. Articolando, in prima approssimazione, queste due forme dell’esperienza diabolica, possiamo dividere in quattro ambiti la presenza e l’azione del diavolo.

4.1. La Possessione

Rispetto a questa forma estrema di esperienza del demoniaco ci limitiamo a due sottolineature. La prima riguarda la fatica della diagnosi e la seconda l’intuizione riguardo all’«atmosfera spirituale» o «tonalità umana» che caratterizza l’esperienza demoniaca del male[30].

  1. La fatica della diagnosi va collegata all’atteggiamento del Nemico che tende a nascondersi nelle cose, situazioni o anche nell’uomo, per esercitare meglio il suo potere, comunicando la sua percezione della realtà:

Penetrando in tal modo nel mondo e nell’uomo, per servirsene nell’esercizio del loro potere, queste potenze vi si occultano pure; o, se si vuole, quando le si incontra – esse e il loro potere, negli uomini e per mezzo di essi, come pure in determinati elementi e istituzioni – si nota pure vi si appiattiscono dentro, così che una loro nota essenziale è quella di non tradire la loro presenza (Ap 2,13)… Per una vista corta esse [le potenze] non sono che elementi naturali; ma ciò equivale a una limitazione della realtà, poiché questa, nella sua totale entità – cioè nella sua realtà storica concreta – comporta, dietro a ciò che si vede, l’esistenza degli elementi che rispondono all’appello di Dio o a quello del demonio. Ma questo appello, questo spirito, è nascosto nelle cose. Questa proprietà delle potenze di essere nascoste… spicca ancor più chiaramente in quanto l’uomo non percepisce la ragione della loro presenza. Nessuno sa il motivo per cui aggrediscono questo o quell’uomo, opprimono l’uno o l’altro aspetto della vita umana, o per cui invadono un tempo più che un altro… Sotto la grande e misteriosa tenda che lo spirito stende sul mondo c’è tutto un andirivieni, un’incessante inquietudine, e tutto, illuminazione illusoria e improvvisi offuscamenti, sorprendenti usurpazioni e strani sviamenti, tutto cela lo spirito allo sguardo dell’uomo, impedendogli di individuarlo, e serve solo a mostrare il predominio di uno spirito trascendente, su cui l’uomo non ha alcun potere[31].

Questo nascondersi delle potenze del Nemico nelle cose o nelle persone sembra avere come scopo la comunicazione della loro visione della realtà, della loro luce o aura di influenza:

Ecco il modo e la maniera concreta con cui esse attuano la loro essenza: esse fanno apparire e presentano nella propria luce e alla propria maniera il mondo e la realtà concretamente esistente di cui si impossessano. La loro natura consiste in questo: che uomini, elementi, situazioni e istituzioni della storia, come pure le realtà spirituali di tutto ciò, in breve tutti i fattori cosmici e umani di cui esse si impadroniscono, possono comparire nella luce che esse conferiscono loro. Hanno questo di essenziale: che interpretano il mondo e l’esistenza umana a loro immagine… Tale interpretazione dà ad esempio agli idoli il fascino di esseri supremi – sebbene in realtà essi non siano nulla… Sempre la stessa interpretazione fa sì che le costellazioni appaiano come delle divinità o angeli e accampino delle pretese con cui attirano a sé gli uomini…Finalmente, questa interpretazione induce il singolo a vedere se stesso e il proprio mondo in una falsa luce, nella quale trova la rovina… Sotto l’azione delle potenze, il mondo e l’esistenza appaiono essenzialmente nella prospettiva della morte, giacché, impadronendosene, esse li avviano alla morte. Sono dunque esseri di morte, che per essi si fa presente nel mondo[32].

  1. Ne deriva che molti sintomi del demoniaco possano essere intesi come semplici fenomeni naturali o come dinamiche tipiche dell’esperienza religiosa universale. In effetti le possessioni si presentano come un dato dell’esperienza religiosa con valenza differenziata. Esistono varie forme di possessione. Questo dato è significativo in quanto conferma che non si tratta di un fenomeno indotto dalle credenze cristiane, bensì di un dato dell’esperienza religiosa universale, che la fede cristiana interpreta in una certa prospettiva e all’interno di una certa prassi (di liberazione). Possiamo distinguere queste diverse forme di possessione: la possessione rituale e/o personale; la possessione spiritica e/o demoniaca; la possessione terapeutica o di protesta; il medium e gli stati di trance; lo sciamano e gli spiriti guida.

La possessione nel contesto dei rituali voo-doo assume una funzione catartica e di alleviamento delle tensioni psichiche oltre che di difesa psicologica per far fronte alle frustrazioni e ai conflitti, malgrado disturbi che ad essa si accompagnano (emicrania, insonnia, disturbi digestivi, difficoltà di relazioni sociali). […] La possessione rituale dei popoli somali dell’Africa nord-occidentale assolve funzione di protesta socialmente accettata nel caso di frustrazioni amorose… Nello sciamanesimo la possessione risulta spogliata dei caratteri negativi che la nostra società contemporanea è solita attribuirgli. Essa infatti assume un ruolo fondamentale nell’ambito della carriera dello sciamano; dimostrando di avere la capacità di controllare tale evento, riesce ad ottenere un controllo su quegli spiriti i quali, prima della possessione, una volta assoggettati al suo volere, lo accompagneranno come spiriti guida nella sua futura professione, finalizzata appunto a controllare le forze soprannaturali a beneficio della comunità».

  1. Il Conflitto delle interpretazioni: il difficile discernimento tra psichiatria e parapsicologia. Già i differenti significati che possono assumere le possessioni aprono a diverse interpretazioni degli indizi. Il conflitto delle interpretazioni diventa più forte nel confronto con la psicologia. Un esempio: un segno importante di possessione demoniaca è l’avversione al sacro e la bestemmia. Ma questo comportamento può essere letto anche alla luce di fenomeni compulsivi-coercitivi oppure come forme di trasgressioni e ribellioni (rock satanico).

Verifichiamo questa diversa lettura dei sintomi. G. Amorth racconta tre casi significativi. «Suor Angela, quando venne da me, benché giovane era già ridotta in condizioni pietose: quasi non riusciva a parlare, tanto meno a pregare. Soffriva evidentemente in tutto il corpo, non c’era parte in lei che non dimostrasse sofferenza. Le rintronavano in testa continue bestemmie e spesso si udivano rumori strani, che anche le altre suore sentivano. All’inizio di tutti i guai c’era stata la maledizione di un sacerdote indegno…». Ma forse C. Balducci annoterebbe: «L’atto compulsivo è quello che più di ogni altro si presta a simulare la fenomenologia psichica della possessione. Idee e azioni che si presentano col carattere dell’incoercibilità al paziente possono rafforzare in lui la credenza di essere posseduto. L’impulso a bestemmiare in chiesa o l’essere costretti a uscirne quando si è al suo interno, la spinta ad aggredire le persone, a compiere azioni malvagie o atti ritenuti peccaminosi o impuri. Il non riuscire a pregare senza avere pensieri osceni verso le figure sacre, sono tutti fattori che possono concorrere a far sì che l’individuo, peraltro consapevole dell’estraneità di tali sentimenti che egli cerca di combattere per scacciare da sé, possa effettivamente credere di essere vittima del demonio» (citato in M. Sodi, Tra maleficio, patologie…, 39). Più difficile è il discernimento sugli altri due casi citati da Amorth: «Due genitori dubitavano che un loro figlio fosse posseduto dal demonio. A causa di certe stranezze che faceva, di certe contrarietà alle immagini sacre. Un giorno che erano a tavola, chiaccheravano e mangiavano, il padre mentalmente ha cominciato a dire”Ave, o Maria…”; dopo le prime parole, di scatto, il giovanotto è saltato: papà, smettila! Senza che il padre avesse aperto bocca». L’ultimo caso: «Una mamma era affranta per le stranezze che notava in un suo figlio: in certi momenti si arrabbiava con urla pazzesche, bestemmiava e poi, quando ritornava calmo non ricordava nulla di questo suo comportamento. Non pregava e mai avrebbe accettato di farsi benedire da un sacerdote. Un giorno, mentre il figlio era al lavoro e, come al solito era uscito indossando la sua tuta da meccanico, la madre fece benedire i vestiti con l’apposita preghiera del rituale. Di ritorno dal lavoro il figlio si tolse la tuta e si rivestì senza nulla sospettare. Dopo pochi secondi si tolse i vestiti con furia, quasi se li strappò di dosso e si rimise la tuta da lavoro senza dire nulla. Non ci fu verso che indossasse più quei vestiti benedetti, distinguendoli bene dagli altri del suo guardaroba».

  1. Balducci sostiene però che «la presenza in uno stesso individuo della fenomenologia psichica e parapsicologica è già di per sé un indizio di possessione diabolica», e, rimandano al Rituale romano del 1614 (nell’edizione valida fino al 1952), offre un criterio utile:

Concludendo, una presentazione del criterio diagnostico sulla falsariga del Rituale potrebbe essere formulata nella seguente maniera: Non si creda con facilità alla possessione, potendo un tale stato essere simulato e da anomalie di ordine psichico e da possibilità di ordine cosiddetto paranormale. La presenza nello stesso individuo della duplice fenomenologia (orientata, come è ovvio, a una forte avversione al sacro) rappresenta già un forte indizio di possessione; la certezza apparirà dalla tonalità particolare delle suddette manifestazioni, nell’attuarsi cioè in maniera indipendente da quelle modalità che ne condizionano il verificarsi naturale. Questa certezza potrà avere una ulteriore conferma nella presenza di altri fenomeni, difficilmente riconducibili all’ordine psichico e paranormale[33].

Invece G. Amorth ritiene impossibile giungere a una diagnosi certa se non si è tentato qualche esorcismo, poiché è nella reazione all’esorcismo che si può smascherare, peraltro con fatica, la presenza del demonio.

  1. L’idea di una «tonalità particolare di certe manifestazioni» è interessante nella misura in cui corrisponde all’idea delle «potenze dell’aria» presente nel NT (Ef 2,2 e 6,12). Le immagini della lotta contro tali potenze lascia intendere che si tratta meno di cose del mondo quanto piuttosto di una sorta di «atmosfera spirituale particolare», che si insinua tra le cose e distorce la realtà ingannando, mentendo e tentando:

Ma che cos’è l’aria per Paolo? … qui intende l’aria come «lo spirito che ora sta all’opera nei figli della disobbedienza», cioè gli uomini che hanno rifiutato il vangelo (Ef 2,2)… È lo spirito universale dell’incredulità o della disobbedienza, che si è impadronito di essi. Con una formula cristallizzata: è il complesso dell’aria, abitata dagli spiriti, che esercita un’influenza sugli uomini; l’atmosfera popolata dagli spiriti, nella quale vivono gli uomini che la respirano e se ne lasciano determinare nel pensiero, nella volontà e nell’azione. Da essa, che ne è il dominio, e per mezzo di essa, lo spirito esercita la propria signoria sugli uomini. E se in essi entra e afferma il suo potere, lo fa attraverso l’atmosfera spirituale che è la sua dimensione, la dimensione della sua potenza, mediante la quale si impone agli uomini e penetra in essi. Aprendosi a questa atmosfera gli uomini se ne fanno portatori e, a loro volta, contribuiscono a diffonderla[34].

Quest’idea di «atmosfera spirituale» è interessante anche sul versante positivo, per immaginare l’azione della Chiesa come spazio di atmosfera spirituale sana e sanante:

Questi innumerevoli uomini pii, noti e sconosciuti, grandi e piccoli, creano non solo in se stessi e per se stessi, ma anche per gli altri e per il mondo, dei cuori, degli ambienti, dei tempi e delle sfere in cui viene posto termine al dominio del demonio e ha inizio il Regno di Dio: regno di giustizia, di verità e di pace nello Spirito Santo[35].

4.2. Il Maleficio e l’occultismo: dalla patologia alla causa scatenante

La ricerca dell’origine della presenza e dell’azione straordinaria del Maligno, rimanda al mondo dell’occulto e in particolare al maleficio (stregoneria) e all’occultismo (negromanzia, spiritismo, divinazione). Potremmo parlare di una specie di «porta privilegiata» di accesso del demoniaco nel nostro mondo di esperienza e in particolare nella vita delle persone[36].

(1) Il Maleficio e la magia. È indubbiamente la forma più dannosa di pratica magica, soprattutto per la sua connessione con forme di odio, rivalità, cattiveria. Già a questo livello si tratta di una pratica che esprime sentimenti e valori antievangelici e quindi demoniaci[37]. La presenza di influssi malefici (prodotti da fatture o da maledizioni) è ritenuta essere la causa più frequente di possessione. Molti segnalano (soprattutto per esperienza) che in molti casi di possessione ci sia all’origine di tutto un maleficio subìto o procurato:

Sono quattro i metodi grazie ai quali il demonio entra nelle anime. Due rarissimi. Uno riguarda i santi. C’è un’iniziativa del demonio per tentare una persona che vede santa, e per cercare di farla rinunciare alle vie di Dio. Rarissimo. Altro caso rarissimo è quello di un complesso di peccati gravissimi in cui uno si indurisce in maniera irreversibile… Il caso più frequente, di gran lunga, e lo metto la novanta per cento, è quello del maleficio. Avviene quando qualcuno subisce un male causato dal demonio o provocato da qualche persona che si è rivolta a satana, o ha agito con perfidia satanica. Il resto – dieci, quindici per cento, non sono stato esatto nelle cifre, riguarda persone che hanno fatto pratiche di occultismo. Ossia: sedute spiritiche, partecipazione a sette sataniche, e magari hanno frequentato maghi e cartomanti. Sono queste le forme oggi più diffuse. Pensi che in Italia ci sono almeno ottocento sètte sataniche… La maggior parte dei malefici non ha effetto; soprattutto perché la persona è ben corazzata dalla preghiera e dalla frequenza alla Chiesa; quando uno vive unito a Dio è difficilissimo che un maleficio lo colpisca. Se uno è in stato di peccato mortale, è più facile che il maleficio raggiunga il suo scopo[38].

Ma il Nuovo Rituale sconsiglia l’esorcismo in caso di sospetto maleficio. Eppure il maleficio è ritenuto la causa più diffusa di possessioni. Come conciliare le due cose? È evidente che non si deve esorcizzare ogni volta che c’è un sospetto di maleficio. Né è ritenuto valido il ricorso a «guaritori»:

Il Rituale per prima cosa, al n. 8 delle norme, mette in guardia affinché, in caso di maleficio, la persona non venga indirizzata a maghi, o a streghe o ad altri, che non siano ministri della Chiesa; e che l’interessato non ricorra a nessuna forma di superstizione o ad altri mezzi illeciti. Che l’ammonimento sia necessario ce lo dice l’esperienza. I maghi sono molti, mentre gli esorcisti sono pochissimi. E addirittura un esperto come mons. Corrado Balducci in tutti e tre i suoi libri consiglia, come rimedio al maleficio, il ricorso a un mago, anche se si prevede che farà un altro maleficio (vedi ad esempio «Il Diavolo», p. 326). È un errore imperdonabile in un autore tanto meritevole in altre parti dei suoi volumi. Parlando di lui con d. Pellegrino Ernetto ci siamo trovati d’accordo nel condannare la pertinacia con cui mons. Balducci insiste nel consigliare il ricorso ai maghi. Ci aspettavamo una correzione nella nuova edizione del suo libro «Il Diavolo», e vi abbiamo trovato, invece, una maggiore insistenza. Si vede la sua scarsa sensibilità pastorale, che lo pone decisamente contro la dottrina della Chiesa e la prassi ecclesiastica di tutti i tempi nel dare tale consiglio[39].

Il testo incriminato di Balducci è il seguente:

Dopo aver senza alcun esito consultato, a seconda del tipo di disturbi, o il medico o il neurologo o lo psicologo o lo psichiatra, si provi ad avvicinare un sensitivo o chi viene indicato comunemente ancora come mago, purché persona seria, onesta, e di cui ci si possa fidare. Nel caso esista un maleficio, gli si può chiedere come rimediarvi o di provvedere lui stesso, qualora lo faccia, o almeno lo possa fare, in modo lecito; e ciò, al limite, anche se si prevedesse che lo farà con un nuovo maleficio, purché tale previsione non renda illecito il ricorso. Altro, infatti, è servirsi del peccato altrui per uno scopo buono e altro è cooperare al peccato di un altro… Si possono presentare situazioni in cui certi segni di maleficio potrebbero o notarsi con facilità o venir scoperti da un’indagine sommaria, effettuata nella stanza o nell’abitazione del paziente. In tali casi riuscirà inutile pensare a medici o specialisti e converrà avvicinare subito un sensitivo o il cosiddetto mago. Esistono a volte nei paesi (nelle città è più difficile venirne a conoscenza) delle persone semplici, una specie di guaritori con metodi tradizionali, che sanno come togliere il maleficio… Sempre nell’ipotesi demoniaca la distruzione dei segni di maleficio non comporta un atto di culto al demonio…»[40].

La posizione di Balducci può forse essere giustificata con l’idea che la lotta al demonio sia un potere accordato a tutta la comunità, che presenta spesso doni carismatici donati a singoli «guaritori». In tal senso la soluzione proposta da Balducci rimanda meno a questioni dottrinali quanto piuttosto al problema pastorale di discernere in quali casi e a quali condizioni un guaritore «di paese» possa essere riconosciuto come uno strumento della Chiesa, a servizio della liberazione da malefici e da altri effetti del demonio[41]. Di fatto lo sviluppo di gruppi di preghiera carismatici ha spostato il problema sul valore e sulla liceità delle preghiera di liberazione praticata in questi gruppi. L’elemento importante è l’attenzione al bisogno delle persone. In caso di maleficio non si devono abbandonare i fratelli bisognosi alle loro eventuali frustrazioni, sofferenze e superstizioni. Un possibile rimedio sembra essere offerto proprio dal ricorso a preghiere di liberazione, che come tali non sono riservate ai sacerdoti, ma sono un dono carismatico dello Spirito per il bene dei fratelli. Ma qual è la posizione della Chiesa di fronte ai «guaritori», sensitivi o carismatici?

(2) Spunti di discernimento. Certe figure di «guaritori» dotati di poteri paranormali possono essere riconosciuti come strumento dell’azione dello Spirito per la lotta ai demoni? A quali condizioni questi personaggi possono essere utilizzati da fedeli afflitti da malefici o altre sofferenze causate da fenomeni occulti? Quali criteri garantiscono che i loro poteri siano doni dello Spirito e non inganni del demonio? La maggiore difficoltà in questo discernimento appare oggi il giudizio negativo della Chiesa – a partire dagli stessi esorcisti – su ogni forma di pratica occultistica e di magia[42]. Il mondo della magia è sospettato di essere un mondo di imbroglioni, nel migliore dei casi, o di servi più o meno consapevoli del demonio (nel senso che mentre pensano di sfruttare poteri donati dall’al di là, questi personaggi sono in verità usati dal demonio per i suoi fini). Al di là dell’intenzione con cui è praticata, ogni forma di arte magica legata all’occulto espone al pericoloso influsso dei demoni[43]. Si tratta di un mondo fatto da maghi, cartomanti, spiritisti, medium, operatori dell’occulto in genere che si diffonde sempre di più[44]. Il sospetto è che molti di questi personaggi operino «con l’aiuto di Satana». In verità si sa che il demonio non è vincolato al volere dell’uomo, neppure attraverso pratiche magiche o riti dell’occulto. Piuttosto è il diavolo a servirsi dell’uomo e delle sue superstizioni (benché molti pretendano di avere ricevuto certi poteri da Satana o mediante patti formulati e firmati o in occasione di sedute spiritiche o in seguito a particolari esperienze). Resta forte il sospetto che certe pratiche magiche espongano le persone all’influsso del Maligno, soprattutto se la magia è fondata sul culto a Satana o su patti col demonio. È significativo infatti che da un lato la magia-stregoneria si basi su valori contrari al Vangelo (ricchezza, potere, dominio, sregolatezza e trasgressione, relazioni basate su odio, invidia, vendetta; sfruttamento del bisogno degli altri per il proprio tornaconto; distacco dalla pratica di fede) e d’altro lato che lo stile di vita degli operatori dell’occulto presenti le stesse caratteristiche di tristezza, depressione, chiusura su di sé e separazione dagli altri, che segnano la vita dei posseduti o vessati dal demonio[45].

(3) Possiamo ricavare da questi interventi una regola minimale: il mondo della magia vive di una logica «antievangelica» che si trova in contrasto con le beatitudini e con le virtù della fede in Dio e nella sua Provvidenza. Pertanto ci vuole una grande prudenza e occorre diffidare dell’origine dei doni preternaturali messi a servizio di simili valori antievangelici. Si tratta infatti di strumenti messi a servizio di una logica di vita incompatibile con la verità sull’uomo portata da Gesù Cristo.

Interessante in questa direzione la nota pastorale della Conferenza Episcopale Toscana, A proposito di magia e demonologia (1 giugno 1994)[46]. La magia viene intesa biblicamente come un atto di apostasia dal Signore. Significativa la notazione al n. 11: «[I cristiani devono essere] cauti nel giudicare la magia come un effetto diretto – sempre e in ogni circostanza – del demonio. Dal punto di vista teologico, peraltro, non si può razionalisticamente ricondurre la realtà delle pratiche magiche solo a un fenomeno psichico deviante o a un semplice atto peccaminoso dell’uomo. In tali pratiche non si può escludere un’azione o dipendenza da satana». Lo stesso giudizio prudenziale riguarda l’efficacia demoniaca del maleficio: «La risposta è certamente difficile per i singoli casi, ma non si può escludere… una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo demoniaco e viceversa» (n. 13). La lettura di questi documenti aiuta a comprendere l’incompatibilità tra fede e magia: «Magia e stregoneria sono di per sé peccato grave… Esse disconoscono la provvidenza, la bontà di Dio Padre, l’amore infinito con cui, in Cristo, ci è stato rivelato tutto ciò che è necessario per la nostra salvezza e la nostra felicità»[47]. Ma molto più interessante è la ricostruzione della mentalità che sta dietro a questo mondo magico, una mentalità che appare, nei suoi tratti peculiari, molto distante dai valori evangelici. Così la logica del «tutto e subito» inscritta nelle pratiche magiche, la paura del futuro inteso come minaccia più che come luogo di esperienza della fedeltà provvidente di Dio, implicata nella cartomanzia o nella lettura della mano, il desiderio di possedere tanti beni e di controllate le altre persone, espresso nella spasmodica ricerca di vincete favolose o nelle fatture d’amore, il continuo sospetto di invidie, odi più o meno nascosti, risentimenti e vendette, presente nei malefici, sono tutte esperienze che non possono comporsi con l’amore di Dio rivelato da Gesù.

(4) Lo spiritismo: il fenomeno di occultismo più diffuso e più dannoso. Un’attenzione a parte merita, in questo settore, il fenomeno dello spiritismo, ovvero la pratica di evocare i morti per riattivare una comunicazione capace di tranquillizzare i parenti sofferenti. Si tratta di un fenomeno pericoloso, perché facilmente praticabile da chiunque, soprattutto da giovani curiosi e inesperti. Il sospetto è che si tratti di un’altra froma pericolosa di esposizione a influssi malefici del demonio, anche qualora fosse praticato per scherzo o come passatempo. È soprattutto F. Bamonte ad attirare l’attenzione sui danni dello spiritismo[48]. La sua pericolosità deriva dal fatto che il presunto contatto con gli spiriti, anche con spiriti dei defunti, è in verità una forma di contatto coi demoni. Tale discernimento è legato all’esperienza. L’incontro coi propri cari defunti è possibile solo come un libero dono, una grazia di Dio in vista di qualche bene o servizio speciale. Mentre qualunque pratica di evocazione dei defunti porta con sé un contatto col demoniaco o con presenze malefiche, che causano gravi danni all’equilibrio psichico e anche fisico delle persone (ansie, depressioni, stati d’angoscia, perdita del gusto della vita fino al desiderio di suicidio).

(5) Ricaviamo da queste considerazioni tre conclusioni:

(a) Se la magia o il talismano è a fin di bene perché non usarli? La ricerca della salute, del denaro e dell’amore tramite la magia esprime una sfiducia radicale nella volontà provvidente di Dio e una confusione inaccettabile tra i fini e i mezzi. La Chiesa non intende certo impedire forme di cura alternative e metodi utili per migliorare il proprio benessere fisico e psichico, ma vuole mantenere vigili sulla differenza che c’è tra l’accogliere la vita come dono dalla provvidenza divina, cercandovi la volontà di Dio su di noi, e il ricercare ansiosamente pratiche e stratagemmi per condizionare il proprio destino o quello degli altri. Il monito della Chiesa si fa invece severo quando la ricerca della salute, del denaro e dell’amore diventa il fine ultimo di tutto, l’evidenza prima indiscutibile per la quale si è disposti a tutto. La domanda che il magistero rivolge è se le pratiche magiche, di qualunque tipo, non presuppongano e non inducano precisamente simili confusioni tra fini e mezzi, che diventano idolatria. La precisazione della Chiesa è che la religione (e tanto meno la fede) non può essere considerata un mezzo efficace per ottenere e garantirsi quei beni (spesso idolatrati). Si tratta invece di una sfida a ripensare il valore di quei beni e quindi a rivedere il senso della pratica magica.

(b) Il contattare i propri cari defunti per sentirli ancora vicini o per essere rassicurati sul loro stato nell’al di là non è forse compatibile con la fede cristiana in una vita dopo la morte? Sullo sfondo di una mentalità secolarizzata sembra in effetti che anche lo spiritismo e altre forme di evocazione del defunti siano espressioni positive di speranza in quanto presuppongono l’esistenza del al di là. Indubbiamente, da questo punto di vista, si tratta di un contributo consolante. Il problema, a livello di discernimento pastorale, è quello di verificare se certe false immagini dell’al di là non espongano al pericolo di essere ingannati sul senso della vita nell’al di qua. Ma il ricorso a medium che pretendono di essere dotati di poteri o tecniche capaci di mettere in contatto con l’al di là va considerato un segno di smarrimento di fronte al mistero della morte. In tal senso leggono il fenomeno i vescovi dell’Emilia Romagna nella loro nota pastorale del 2000 dal titolo «La Chiesa e l’al di là». Il desiderio di mettersi in contatto coi cari defunti per verificarne il perdurare nell’esistenza e la presenza è contrario alla speranza cristiana ed espressione di una mancanza di fiducia nella Parola del Dio della vita che ci rassicura sulla nostra sorte eterna. I messaggi presunti o reali dei defunti diventano nuovi oracoli alternativi alla Parola di Dio. Né si deve dimenticare che simili contatti con l’al di là espongono all’incontro con presenze maligne. Se dunque si deve rispettare il forte dolore di chi ricorre a simili metodi di comunicazione coi defunti, occorre dire francamente che la Chiesa vede con sospetto e diffidenza questo tipo di pratiche. Nuovi contatti coi cari defunti sono possibili al modo di grazie concesse, doni di Dio in vista di qualche messaggio, che però non potrà mai essere alternativo alla Parola di Dio e alla speranza cristiana. In particolare, l’idea di anime vaganti in un al di là indeterminato e neutro è contraria alla fede nel Cristo glorificato, che dischiude il Regno dei cieli per le anime dei defunti. È pertanto in Cristo Gesù, primogenito dei risorti, che noi restiamo in contatto coi nostri cari defunti.

(c) Come valutare il ritorno di racconti, films e libri su maghi, streghe e mitologia? Si tratta di realtà negative per l’educazione dei ragazzi? La questione posta da alcuni operatori della pastorale è quella dell’impatto sulla mentalità dei ragazzi di esaltazioni della magia e dell’occultismo come Harry Potter o di gruppi rock inneggianti ai poteri satanici. Ma pare di dover ridimensionare l’ansia educativa. Anzitutto si tratta di un tipo di linguaggio immaginario e fantastico facilmente decodificato anche dai più piccoli. In secondo luogo non si rileva un nesso tra frequentazione di letteratura e films sulla magina in età infantile e adesione a sètte magiche in età adulta. Infine bisogna ricordare che l’immaginario infantile è sempre stato abitato da maghi e streghe senza che questo implicasse una mentalità anticristiana o antireligiosa. Perciò possiamo dire: attenzione sì, ma non ossessione.

4.3. La tentazione

Entriamo ora nell’ambito dell’azione ordinaria del diavolo[49]. Occorre subito precisare, con la teologia spirituale, che non ogni tentazione è «demoniaca». Siamo tentati dalla nostra concupiscenza (e quindi dalla carne e dalle sue paure, insicurezze, possessività), dalla mentalità del mondo, dalla tirannia del nostro «io».

Non c’è una norma fissa o un segno chiaro che ci permetta di riconoscere quando una tentazione proviene dal demonio o da un’altra causa. Tuttavia, quando essa è repentina, violenta e tenace; quando non si è posta nessuna causa prossima o remota capace di suscitarla, quando turba profondamente l’anima, suggerisce il desiderio di cose straordinarie e appariscenti o spinge a diffidare degli altri, a tacere col direttore spirituale, la si può ritenere come un intervento più o meno diretto del demonio[50].

Eppure il cammino spirituale implica la lotta col diavolo e le sue potenze:

L’uomo, quando si dà all’ascolto del messaggio evangelico nell’obbedienza e si tiene in esso, passa attraverso la nebbia delle illusioni, con la quale le potenze coprono il mondo, impedendo soprattutto di vedere l’esistenza umana, riconosce e soppesa per quel che sono le minacce e le lusinghe con cui esse offrono all’uomo la vita e così, si svincola dal laccio del diavolo (1Tm 3,7), ben sapendo, perché glielo dice il vangelo, che dopo Cristo il diavolo ha solo quel potere che gli dà la ribellione… Il combattimento contro le potenze maligne al quale l’Apostolo invita i cristiano [in Ef 6,10ss], non è da intendersi alla maniera umana, alla stregua delle solite battaglie: in esso non si ricorre né tanto né poco a quelle armi che noi prendiamo dalle nostre forze  vitali o morali. Non si tratta nemmeno di un combattimento in cui io mi misuri… contro un nemico esterno, o tale che differisca da me stesso. Infine, in questa battaglia non è in gioco una vittoria esteriore. No: contro le potenze si combatte mettendo in movimento la fede, in una battaglia che fondamentalmente non posso combattere se non contro me stesso, dal momento che le potenze – che sono i miei nemici – hanno sempre un alleato che sta dentro di me, cioè il peccato, che io mi porto in quanto discendente di Adamo; esso è l’inclinazione egoista verso me stesso, che sorge di continuo anche in chi è battezzato, è l’avversione  misconoscente che fa volgere le spalle a Dio e al prossimo… L’alleato delle potenze in me è l’arbitraria propensione verso me stesso e l’avversione ingrata contro Dio e il prossimo… L’uomo, seguendo la sua concupiscenza egoistica, si dà in braccio a quel mondo e a quella vita…delle potenze[51].

Dunque, anche il battezzato, che pure trova in sé il fondamento della vita nuova, del nuovo spazio di esistenza in Cristo risorto, che ha vinto il Nemico, deve sempre di nuovo riprendere la lotta, decidere a chi appartenere, per superare quella «atmosfera spirituale avversa», che domina questo mondo.

  1. Riguardo all’azione del demonio nella tentazione, ricordiamo alcune semplici regole[52].

(a) Il male va affrontato ora, nel presente, cercando di capirne il modo di entrare nella vita e di agire in noi. È questione di responsabilità attuale, da vivere con realismo, senza mistificazioni. Si tenga sempre presente che il cammino verso Dio fa entrare in modo speciale nella lotta col demonio. Di solito i demoni esercitano la loro influenza al presentarsi di cose o persone al nostro spirito. Infatti, spesso, si presentano a noi alcuni pensieri (ricordi, immagini) senza che noi possiamo capirne la ragione. Se tali pensieri sono accompagnati da forti emozioni di rabbia, bramosia, desolazione e quindi ansia o tristezza si deve sospettare che vengano dai demoni. È attraverso le risonanze negative di tali pensieri che i demoni condizionano le nostre azioni, spingendoci a comportamenti sbagliati. Occorre vigilare su tali pensieri e non lasciarli entrare. L’azione dei demoni si riconosce dai frutti che produce nell’animo e quindi nell’azione. Va ricordato che le cose come le persone e le situazioni non sono mai in sé e per sé demoniache, ma possono provocare in noi reazioni che minano l’equilibrio e spingono a pensare e ad agire in una direzione che rende vulnerabili all’intervento del demonio. Decisiva è sempre la reazione dell’uomo agli eventi esteriori: se reagiamo lasciandoci trascinare dalle passioni, allora ci lasciamo influenzare dai demoni. Se consideriamo le cose alla luce dei nostri desideri e delle nostre pretese, se gettiamo le nostre proiezioni sulle cose, allora i demoni agiscono su di noi, ci ingannano e ci tengono prigionieri. Se invece consideriamo le cose e gli avvenimenti esteriori alla luce di Dio, da Lui donati e offerti a noi, allora tutto contribuisce alla nostra salvezza».

(b) La lotta coi demoni si svolge dunque principalmente come lotta coi propri pensieri negativi. I pensieri suggeriti da Dio riguardano il perché le cose siano state create, il loro scopo, la loro essenza e il loro potenziale simbolico. I pensieri puramente umani sono in grado solo di riprodurre la forma di una cosa nello spirito. I pensieri che vengono dai demoni considerano le cose sempre con passione ed emozione, inducendo, per esempio, a riflettere sul modo in cui si possa venire in possesso di beni determinati, su quale piacere tali beni possano portare con sé o se possano procurare la fama. Uno dei segnali di quest’azione demoniaca è la mancanza di misura, ossia l’incapacità a valutare con discretio la propria condizione, il momento più opportuno, le scelte possibili e prudenti: «Ogni eccesso proviene dai demoni». Un altro segno sicuro è la tendenza a proiettare sugli altri i propri difetti o errori, in modo da sottrarre lo sguardo dal proprio cuore.

(c) Per vincere il demonio occorre agganciarsi alla realtà con equilibrio, evitando di gettare sugli altri e sulle cose le proprie proiezioni, che ingannano, impedendo di incontrare le cose e le persone così come sono. La lotta ai demoni passa attraverso la modificazione del proprio atteggiamento verso le cose e le persone: non posso dipendere dalle cose, dalle persone, dai beni posseduti o dal successo. Se la mia consolazione dipende da tutte queste condizioni, sono esposto all’azione dei demoni. Se esercito il distacco, invece, divento una «fortezza inattaccabile». In tal senso l’ideale del cristiano è quello dell’imperturbabilità (o impassibilità o ancora la «santa indifferenza»): «Come lo specchio non viene macchiato dalle immagini che riflette, così l’anima che ha raggiunto l’impassibilità non viene macchiata dalle cose di questo mondo» (Evagrio Pontico). L’uomo che vede le cose senza proiettarvi sopra le proprie emozioni e i propri desideri è libero dall’assalto dei demoni. Si comprende perché la fede è cammino di realismo nella percezione della vita, mentre il demonio è il grande seduttore, menzognero fin da principio.

Il criterio che emerge da queste regole è che i pensieri provenienti dal demonio provocano sempre inquietudine e turbamento, mentre quelli donati da Dio portano serenità, pace e gioia, che durano nel tempo (non effimere). I pensieri del demonio, direbbe S. Ignazio, entusiasmano immediatamente ma inaridiscono, mentre quelli di Dio possono all’inizio sembrare duri, ma poi donano pace e serenità, anche senza una causa apparente.

4.4. La trasgressione

Cataloghiamo queste forme di esperienza del male nell’azione ordinaria del Nemico. Certo, ci sono forme di rock satanico piuttosto che esperienze in sètte sataniche che mediante l’uso di pratiche magiche o occultistiche trascinano nell’esperienza dell’azione straordinaria del demonio. Ma in molti casi si tratta di una sorta di gioco alla ribellione e alla trasgressione per divertimento o per protesta… il cui rischio maggiore ci pare essere quella distorsione della realtà, in cui il grande Mentitore può giocare brutti scherzi. La risposta, in questi casi, si trova nella coltivazione nel sano equilibrio in cui consiste la virtù: «in medio stat virus».

  • Se l’azione del demonio consiste nel distorcere la realtà, puntando all’eccesso, alla reazione smisurata e senza criterio, si comprende perché una forma pericolosa di esposizione all’azione del demonio sia proprio quella voglia di trasgressione, di ribellione, di contestazione che si manifesta in esperienze eccessive, esagerate e «al limite». La cultura delle emozioni forti, degli stati mentali alterati (da droghe, alcool, scariche esagerate di adrenalina, musica forte) diventa un possibile terreno favorevole all’azione del demonio. È in questa direzione che ci pare di poter valutare l’impatto negativo del satanismo, del rock stanico e delle connesse proposte di vita trasgressive e dissacranti[53].
  • L’azione del maligno starebbe meno nei messaggi antireligiosi e nichilisti o anarchici, che hanno significato sintomatico più per ciò che combattono a livello di protesta che non per ciò che di fatto in positivo propongono. Sono di fatto espressioni di un disagio che legittima la fuga dalla realtà, senza un reale interesse per modificarla o migliorarla. In tal senso vanno valutate le immagini sataniche, il cui contenuto negativo sta tutto nella negazione dell’ordine, dell’equilibrio che permette progetti di vita a lunga scadenza. Si tratta insomma di semplici forme di eccitazione collettiva, tese a esaltare le emozioni, l’«uscire di testa» come forma di divertimento o fuga. Non è sempre facile, peraltro, distinguere fino a che punto di tratti di strategie commerciali e quindi di trovate pubblicitarie per vendere i prodotti (musiche, vestiti, tatuaggi, amuleti), piuttosto che di un vero e proprio «credo anticristiano». Certo però l’inclinazione a vivere dell’immediato e dell’effimero, ad esaltare oltre misura sentimenti ed emozioni porta aridità di cuore e superficialità di vita e tutto ciò non favorisce certo una sintonia coi valori del Vangelo.
  • L’esposizione all’azione del demonio andrebbe quindi cercata in quella sregolatezza ed esagerazione emotiva nella percezione delle cose, che rischia di inaridire il gusto della vita, esponendo a stati di ansia, frustrazione, tristezza o anche di violenza che sono sempre dannosi, soprattutto nella misura in cui isolano e spingono ad abitare in un mondo irreale.

Conclusioni

Il percorso proposto voleva essenzialmente precisare il livello e il senso della riflessione teologica sul mondo angelico e demoniaco. Non si tratta, infatti, di cercare chissà quale linguaggio nuovo per parlare di un mondo invisibile e «da credere», in modo da rendere plausibili dottrine strane per l’uomo moderno. Ciò che c’è in gioco è piuttosto la corretta interpretazione di fenomeni ed esperienze che attraversano la storia dell’umanità, soprattutto l’esperienza religiosa. La vera sfida è quella di esibire una rappresentazione del mondo angelico e demoniaco che sia all’altezza dei fenomeni da interpretare e soprattutto che sappia cogliere ciò che Dio in essi sta operando. In tal senso la grande provocazione cristiana è quella di mostrare che la rappresentazione degli angeli e dei diavoli che la sua dottrina tradizionale propone aiuta veramente a cogliere le dimensioni dell’evento salvifico che Dio realizza per noi in Cristo, mentre la negazione di queste realtà compromette un’adeguata appropriazione del senso della salvezza offerta da Gesù.

La questione non è tanto quella di trovare uno strumento di pensiero e di linguaggio per pensare e dire un mondo invisibile in cui credere, un mondo che «non si vede, ma c’è!» La sfida è piuttosto quella di cogliere quelle dimensioni dell’esperienza connesse al mondo angelico e demoniaco, per verificare quanto siano costitutive del dato di fede originario e quindi quanto siano importanti per cogliere ciò che c’è in gioco nell’avvenimento salvifico realizzato in Cristo. Si tratta di dimensione dell’esperienza in cui la testimonianza scritturistica invita ad entrare e in cui è possibile abitare anche oggi. Basta prima cercare dove e come anche nel nostro mondo si dischiudono tali dimensioni e con quale tipo di interpretazione possiamo entrarci. In questo modo è rispettata la gerarchia delle verità, poiché l’indagine sul mondo angelico e demoniaco resta funzionale alla scoperta dell’altezza e della profondità, della larghezza e della lunghezza del mistero di Dio in Cristo Gesù.

[1] Su questo si veda il recente documento della Commissione Teologica Internazionale, La Teologia oggi: prospettive, principi e criteri, in La Civiltà Cattolica 163 (2012) 213-219.

[2] È la posizione assunta da Carlo Molari nella prefazione all’opera di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, Cittadella, Assisi 2017, 5-10. Teniamo questo lavoro come termine di confronto in tutta la nostra riflessione, facendo le dovute precisazioni per chiarire la nostra posizione rispetto all’autore.

[3] Troviamo qui un primo limite dell’impostazione del discorso di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”. È strano che tutto il discorso parta da una certa rappresentazione dottrinale del diavolo, ossia dalla dottrina della creazione del mondo angelico e dalla caduta dei demoni, un’impostazione dottrinale che le recenti teorie evoluzioniste e materialiste, legate peraltro a un certo scientismo, avrebbero reso obsoleta. La conclusione è che non c’è più posto per angeli decaduti nella nostra visione della realtà. Eppure, di fatto, migliaia di battezzati sperimentano certe forme del male, da cui chiedono di essere liberati proprio combattendo con figure angeliche ribelli. Che rapporto esiste tra i problemi legati a quella dottrina e l’esperienza di tante persone?

[4] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, Morcelliana, Brescia 1967 (originale tedesco del 1963), p. 13.15.16.

[5] Questa precisazione è importante per ridimensionare la portata delle affermazioni di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, 43-77, che sembra far dipendere la fede della Chiesa dalle speculazioni del giudaismo intertestamentario su angeli e demoni e quindi dagli scritti apocrifi. Che una certa visione del mondo abbia influito sulla teologia è indiscutibile. Invece non è dimostrabile che la fede della Chiesa dipenda da quelle rappresentazioni, che in verità non sono entrate massicciamente nel NT, ma restano marginali e funzionali alla lotta col diavolo inaugurata da Gesù. È la sua azione esorcistica a fondare l’interesse per il tema. Non si può quindi comprendere l’azione contro il diavolo a partire da certe speculazioni apocrife, ma bisogna interpretare quelle speculazioni a partire da una certa esperienza di liberazione fatta dai discepoli di Cristo. Di fatto l’assunzione di quelle speculazioni è stata sobria e funzionale alla pratica di Gesù e agli effetti del mistero pasquale.

[6] L’istanza critica delle scienze chiede oggi di pensare con maggior serietà e senza fantasticherie infantili alla forma demoniaca del male. Non ci sembra invece che implichi semplicemente la negazione del problema, come invece suggerisce P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, 77-88; 114-120; 156-158.

[7] R. Bultmann, Nuovo Testamento e mitologia, Queriniana, Brescia 1970, p. 109-110.

[8] J. Quinlan, Angeli e diavoli, in Aa. Vv. Angeli e Diavoli, Morcelliana, Brescia 1972.

[9] Ch. Duquoc, Satan: symbole ou réalité?, in Lumière et Vie 15 (1966) p. 78.99-105.

[10] M. Limbeck, Satana, in Dizionario Teologico, Cittadella, Assisi 1974, p. 54.

[11] H. Haag, La liquidazione del diavolo, Queriniana, Brescia 1970.

[12] A.M. Kothgasser, Alle prese con satana, diavoli e demoni, in Salesianum 38 (1976) p. 361-371.

[13] J. Ratzinger, Liquidazione del Diavolo?, in Dogma e predicazione, Queriniana, Brescia 1974, p. 189-197.

[14] G. Panteghini, Angeli e demoni. Il ritorno dell’invisibile, Messaggero, Padova 1997, p. 21-22. Queste precisazioni relativizzano molto il giudizio di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 140-141, secondo cui nella coscienza ecclesiale diffusa e nella cultura ambiente il tema non avrebbe più spazio rilevante.

[15] Non si deve sottovalutare questa notazione. In effetti nella tradizione cristiana la lotta al Nemico appare come una dimensione inevitabile della vita spirituale. E questa lotta non ha né diminuito la libertà dell’uomo, né tanto meno relativizzato l’azione della grazia divina. Anzi, ha dato maggior peso all’una e all’altra. Non si comprendono quindi le difficoltà di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, 120-152. Vedremo peraltro che molte tensioni antropologiche nell’esperienza del male sono legate proprio alla natura del male. L’uomo ne è protagonista e quindi responsabile, eppure ne è sempre anche vittima.

[16] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 41-42. Nelle pagine successive, oltre alle interessanti notazioni su come Gesù faccia sua e comunichi questa potenza santa che sconfigge il demonio, ovvero mediante la preghiera, l’obbedienza totale a Dio e l’amore per l’uomo ferito, merita una rilettura la parte sulla diffusa percezione di una sorta di accelerazione del tempo verso la fine, una percezione che tormenta il demonio dopo la venuta di Cristo e che il diavolo comunica all’atmosfera in cui viviamo ora, alla nostra storia, nella forma dell’angoscia: «L’angoscia del tempo riempie sempre più l’atmosfera della storia. Espressione di tale angoscia è anche e appunto il tentativo di sorvolare la propria temporalità, attuato nonostante la consapevolezza della propria condizione temporale, come pure il sogni di assicurarsi l’eternità. L’angoscia del tempo, che riempie l’atmosfera del mondo con lo spirito che la domina, è qualcosa che ciascuno respira e che poi ritrasmette ne pensiero e nell’azione… La coscienza del tempo perduto e il tentativo di recuperarlo, come pure l’illusione di trovarlo e di fermarlo, riempie l’aria e i cuori degli uomini. Poiché non lo si vuole lasciar andare così perduto, né si accetta di perdersi per salvarsi, il terrore del tempo si traduce in quella rabbia che è una caratteristica del tempo dopo Cristo… Questa rabbia di cui è pervaso lo spirito di tirannia ridotto all’impotenza, con la quale ispira il mondo e che riversa in tutto quanto pensa e fa, è diretta, nel senso più vero, contro Colui che possiede il tempo e lo concede, cioè contro Dio, come pure contro la Chiesa, la nuova creazione che, mossa dalla speranza, già sulla terra partecipa al tempo di Dio», p. 48-49.

[17] G. Gozzelino, Angeli e demoni. L’invisibile creato e la vicenda umana, San Paolo, Cinisello B. 2000, p. 31-32.

[18] Anche su questo sospetto di un’esagerazione post-pasquale si veda P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, 225-288. La teoria esegetica per cui l’origine di tale esagerazione deriverebbe dall’identificazione del demonio con le potenze politiche avverse alla Chiesa (persecutori, imperatore, Roma), meriterebbe una miglior diagnosi. Già nel giudaismo la lotta coi nemici di Israele diventa sempre più una battaglia cosmica e apocalittica (Og e Magog), nella quale Dio stesso si schiera a difesa del popolo eletto. Ma ogni linguaggio apocalittico è assunto per esprimere ormai la portata e le dimensioni della salvezza realizzata nell’azione e nella risurrezione/parusia di Cristo.

[19] H.U. von Balthasar, Teodrammatica III. Le persone del dramma: l’uomo in Cristo, Jaca Book, Milano 1992, p. 455.

[20] Vedremo che questo elemento è strategico nell’esperienza del male. Dare il nome giusto al male, identificare chi è il vero nemico e non combattere coi mulini a vento, rimane una sfida notevole per i discepoli. La tradizione monastica ce lo ricorda sin dall’inizio. Si comprende il pericolo dell’illusione di poter venire a patti con il male, la morte o il diavolo, cercando privilegi o favori (Sap 2). Ne deriva la pericolosità di esperienze in sette sataniche.

[21] Rimandiamo a Die Kirchliche Dogmatik III/3: Gott und das Nichtige, § 50; versione francese: Dogmatique III, 3/2, tome 14, Genève, 1962, p. 1-81. Per questa seziona abbiamo a disposizione una traduzione italiana: K. Barth, Dio e il Niente, Brescia, 2000.

[22] K. Barth, Dogmatique III, 3/1, tome 14, p. 73-74.

[23] Questa precisazione è decisiva per chi si occupa di questioni filosofiche sul male. L’esperienza del male è segnata da paradossi e tensioni non facilmente componibili in un quadro logico coerente e lineare. Il male, per definizione, non ha un «logos» che lo renda pienamente intelligibile. Al punto che il discorso simbolico e mitico restano mediatori di senso insostituibili, come ha mirabilmente mostrato P. Ricoeur, Finitudine e colpa II: la simbolica del male, Il Mulino, Bologna 1960. Si comprende come ogni dottrina sul male vada interpretata in funzione dell’azione di liberazione e non solo in astratto e in base a una presunta coerenza logica o teoretica. È buffo quel razionalismo che pretende di dire: se non lo posso pensare, non può esistere!

[24] Alludiamo a domande del tipo: può esistere veramente una creatura già condannata da Dio eppure attiva nella storia? Dio può davvero «non perdonare in eterno» una creatura? Perché Dio permette l’azione del demonio a nostro danno? La forma demoniaca del male chiede gesti di guarigione più che risposte a domande speculative di questo genere. Soprattutto occorre vigilare sulla presunzione di chi dice: può esistere solo se riesco a pensarlo in modo coerente. La conoscenza «rappresentazionista» va sempre composta con la conoscenza simbolica, soprattutto se si tratta di zone al limite dell’esperienza ordinaria. Ciò non toglie che bisogna comprendere bene il tipo di male da combattere, per poterlo vincere.

[25] A. Grün, Per vincere il male. La lotta contro i demoni, San Paolo 2012, p. 31.

[26] J. Ratzinger, Liquidazione del Diavolo?, in Dogma e predicazione, Queriniana, Brescia 1974, p. 189-197.

[27] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 17-22.

[28] Ivi, p. 27.

[29] Si comprende la serietà dell’obiezione di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 288-300, quando si interroga provocatoriamente sulla «salvezza di Satana»: è pensabile una creatura definitivamente condannata dal Dio della misericordia? A tale questione però occorre opporre da un lato le considerazioni su esposte di K. Barth riguardo alla «noluntas Dei», a ciò che Dio ha escluso come «ciò che non vuole»; dall’altro vale la precisazione fatta sopra: su alcune questioni occorre sfumare la riflessione perché si tratta di cose che sfuggono alla nostra comprensione. Quando stiamo ai margini del nostro mondo di esperienza, nell’al di là, non abbiamo mezzi per rispondere a tutte le domande. Ci sono cose che riguardano solo Dio e il mistero della sua volontà. Noi possiamo solo combattere per la nostra parte, con le armi che Dio ha affidato alla preghiera della Chiesa. L’unico vettore di esplorazione dell’al di là è la risurrezione di Cristo e la sua discesa agli inferi e ascensione al cielo. Un viaggio salvifico da Lui compiuto, che non ci autorizza a esplorare quei mondi coordinandoli al nostro mondo di esperienza in una visione unitaria. Valga in sintesi il monito di un grande teologo: «E se gli angeli hanno il compito di agire dal cielo e di rappresentare così il modo di essere del cielo… tutto ciò significa che essi possono comparire unicamente come coloro che si sono decisi per Dio, dove però è chiaro che questo stato decisionale presuppone un atto di decisione. Fissare questo atto in un punto del tempo riferibile al tempo del nostro mondo è impossibile e irrilevante» (H.U. von Balthasar, Teodrammatica III, p. 455-456).

[30] C. Balducci, La possessione diabolica, Ed. Mediterranee, Roma 1988; Il Diavolo, Mondadori, Milano 1994; Gli indemoniati, Coletti editore, Roma 1959. G. Amorth, Un esorcista racconta, Dehoniane, Roma 1990; Nuovi racconti di un esorcista, EDB, Bologna 2002; M. Tosatti (incontra) G. Amorth, Inchiesta sul demonio, Piemme, Casale 2003, M. Tosatti, Padre Pio e il diavolo. Gabriele Amorth racconta, Piemme, Casale 2003. W. Kasper – K. Lehmann (ed), Diavolo, demoni, possessione. Sulla realtà del male, Queriniana, Brescia 1985. Se non abbiamo capito male lo stesso P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 172-173, si mostra possibilista su questa forma di esperienza del male, nel senso che vi riconosce un’esperienza reale che fa soffrire non poche persone e quindi chiede una risposta “simbolica e rituale” da parte della Chiesa. La cosa è interessante. Forse valeva proprio la pena di partire nell’indagine da questo dato di esperienza, per verificare in che misura le rappresentazioni e le pratiche che la fede offre riescono a venire a capo di simili fenomeni.

[31] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 27-28.

[32] Ivi, p. 30-31.

[33] C. Balducci cita a documentazione il caso dei bambini di Illfurt del 1864-69, riprendendo in sintesi un ampio dossier già pubblicato nell’opera «Gli Indemoniati».

[34] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 29. Questa modalità dell’azione del Nemico in alcune forme di esperienza del male comporta che l’esperienza che ne deriva sia complicata da diversi fattori che interagiscono insieme. Ciò però sconsiglia la spiegazione dei fenomeni mediante riduzione a un solo fattore (psicologico e culturale o superstizioso-religioso). Del resto il discernimento della vera natura di certi fenomeni è possibile solo con la fede e alla luce della fede nell’amore potente di Dio (la fede avrà pure una sua competenza conoscitiva in un certi ambito di esperienza! Altrimenti a cosa serve?). Diversamente il discernimento del male in gioco risulta impossibile. Si veda quanto suggerisce K. Barth su «das Nichtige».

[35] Ivi, p. 62.

[36] Credere Oggi 138/6 (2003): Magia e stregoneria (con articoli di A. Pavese, A. Menegotto, A.N. Terrin, R. Grégoire, A. Ratti, A. Maggioni); M. Sodi (ed), Tra Maleficio, patologie e possessione demoniaca. Teologia e pastorale dell’esorcismo, Padova, Edizioni Messaggero, 2003; J. Vernette, Maghi e stregoni. Il mondo dell’occultismo e il discernimento cristiano, Cinisello B., San Paolo, 1998; F. Bamonte, I danni dello spiritismo. L’azione occulta del Maligno nelle presunte comunicazioni con l’al di là, Milano, Ancora, 2003.

[37] Ampi capitoli sono dedicati al maleficio da tutti i maggiori studiosi del demoniaco. Si veda a titolo di esempio C. Balducci, Il Diavolo, p. 309-338; G. Amorth, Un esorcista racconta, 141-169. Le classificazioni delle pratiche malefiche e le valutazioni cambiano di poco nei diversi autori, che convergono in un giudizio sostanzialmente negativo. Una descrizione analitica delle diverse «fatture» si trova in M. Sodi (ed), Tra maleficio, patologie e possessione demoniaca, 79-126. Si tratta uno studio molto ben documentato di M. Fiori.

[38] M. Tosatti, Inchiesta sul demonio, Piemme, Casale M. 2003, p. 31-33.

[39] G. Amorth, Un esorcista racconta, p. 151.

[40] C. Balducci, Il Diavolo, p. 326.

[41] Lo stesso M. Tosatti, Inchiesta sul demonio, 93-124, riporta il caso di un laico, Rolando Lucchetta, che nel trevigiano lotta col demonio attraverso la lotta alle fatture e ai malefici.

[42] Conferenza episcopale Toscana, Nota pastorale «A proposito di magia e di demonologia», aprile 1994 (si veda il Regno Documenti 1994); P.A. Gramaglia, Spiritismo. Dimensioni occulte della realtà?, Piemme, Casale 1986; P. Giovetti, Medium, veggenti e guaritori, Rizzoli, Milano 1984; A. Pavese, Il libro nero della magia. Maghi, truffatori, ciarlatani e cialtroni in Italia oggi, Piemme, Casale 2003.

[43] L’immagine dell’esporsi a un pericoloso influsso come ci si espone a un contagio frequentando certi ambienti ci sembra la più pertinente nel tradurre il timore prudenziale della Chiesa riguardo a questi fenomeni. Gli studi di F. Bamonte mirano peraltro proprio a documentare questa tesi di un’involontaria, ma non per questo meno dannosa, esposizione al contagio del maligno.

[44] La letteratura, sia in ambito pastorale-teologico che sociologico, segnala con preoccupazione che almeno dodici milioni di italiani frequentano o hanno frequentato maghi, cartomanti, chiromanti, sedute spiritiche o cose del genere, per un giro d’affari di milioni di euro. Il rapporto con un simile mondo però è generalmente quello di clienti più o meno occasionali. E’ molto più limitato il caso di vere e proprie affiliazioni a sètte sataniche o club di magia e stregoneria, almeno a detta di un esperto come Introvigne.

[45] A questo livello dell’esperienza si può recuperare quel valore simbolico, più che magico, a cui fa appello P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 164-172. Risulta incomprensibile però la richiesta di chiarire a livello scientifico quale tipo di causalità o influsso ci sarebbe in gioco nei malefici o in altre pratiche magiche. Qui emerge un presupposto non chiarito della sua ricerca: l’esperienza può avere solo spiegazioni naturalistiche e scientifiche? La teologia può lavorare solo quando utilizza categorie delle scienze empiriche o dure? Ma allora, in che senso si può ancora parlare di miracoli o di guarigioni? È possibile ridurre la spiegazione dell’amore a processi chimico-ormonali o l’esperienza religiosa al funzionamento di una certa area della corteccia cerebrale? Certo, si può obiettare che nei miracoli c’è un potere simbolico dell’amore di Dio in Gesù che guarisce e dona pace. Ma in tal caso perché la cosa non dovrebbe valere per la lotta al demonio? L’amore di Dio può solo sanare il corpo o anche liberare da potenze negative, che proprio tale amore sa svelare?

[46] Ora in Il Regno Documenti 17 (1994) p. 528-536.

[47] Conferenza Episcopale Campana, “Io sono il Signore vostro Dio”. Nota pastorale a proposito di superstizione, magia e satanismo, in Il Regno Documenti 11 (1995) p. 356-362.

[48] Si veda F. Bamonte, I danni dello spiritismo. L’azione occulta del Maligno nelle presunte comunicazioni con l’Aldilà, Ancora, Milano 2003.

[49] Per quanto segue ci rifacciamo in sostanza alle considerazioni di A. Grün, Per vincere il male. La lotta contro i demoni, Cinisello B., San Paolo, 2003, che ci sono parse utili per chiarezza e sinteticità.

[50] A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, San Paolo, 1960, p. 382.

[51] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 59-60. Anche in questo ambito di esperienza dell’azione ordinaria del demonio ci pare che le obiezioni di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 120-152, siano in fondo ingiuste. La tradizione spirituale ha sempre distinto tra tentazioni che vengono dal diavolo e tentazioni originate dalla fragilità, debolezza o influenza del mondo. Del resto la ricerca del principio maligno di tali tentazioni era funzionale al discernimento della loro natura e degli effetti: dove porta un pensiero che viene dal Nemico? Che segni lascia? Perché alcuni pensieri o immagini lasciano amaro, sconforto, depressione o disperazione, mentre altri pensieri, anche più impegnativi, lasciano pace, voglia di vivere e comunione? Capire da dove viene un pensiero negativo aiuta a dare il peso giusto a ciò che si sente e a collocare meglio una certa emozione o sentimento o riflessione nel contesto del cammino spirituale del battezzato. L’atmosfera dice tanto. Un simile discernimento non limita la libertà, anzi la valorizza al massimo grado: chiedendo di decidere se una certa sofferenza viene da Dio o dal nemico, il soggetto è in grado di capire dove sta andando e quindi può scegliere di nuovo il cammino. Non si vede perché l’introduzione di una libertà altra comprometta la libertà dell’uomo di fronte a Dio. La rimette piuttosto in gioco come decisione su di sé e sul proprio destino a fronte di certe reazioni o pensieri o emozioni da interpretare.

[52] A. Grün, Per vincere il male. La lotta contro i demoni, San Paolo 2012.

[53] Autore di riferimento in quest’ambito è M. Introvigne: Lo spiritismo, LDC Leumann, Torino 1989; Studi scientifici recenti sul satanismo, Quadrivium, Genova 1989; Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici dallo spiritismo al satanismo, Milano, Sugarco, 1990; Il ritorno del satanismo, Mondadori, Milano 1994. C. Balducci, Adoratori del diavolo e rock satanico, Piemme, Casale 1991.

Esoterismo, divinazione, occultismo nell’era degli smartphone e dei tablet di p. Paolo Carlin OFMCap

esoterismo e occultismo

Non è sbagliato coltivare delle passioni o ambire a qualcosa, diventa però pericoloso quando vengono trasformate in vera e propria ragione di vita e finiscono per condizionare la nostra esistenza, la nostra crescita spirituale e umana. Oggi ci troviamo di fronte la realtà esoterica ed occulta cercata e usata anche con strumenti tecnologici. Da sempre l’uomo cerca di andare oltre le sue facoltà umane e la dove supera il limite cade nel preternaturale. Quando questo passo è frutto di una ricerca o disciplina si è nel pieno della caduta di fronte a Dio. Si arriva per curiosità ma anche per scelta nel prendere strade che allontanano da Dio e si finisce per attaccare, sotto diversi fronti, Gesù, la Chiesa e tutto ciò che attiene alla fede cristiana. Non mancano nuove proposte di Dio, ma tutte si preoccupano in maniera più o meno sottile di tenerci ben lontani dai Sacramenti, la maggior parte di esse ci offre una dottrina in cui viene ben accettata qualsiasi credenza, con l’intento di allontanarci completamente dal Dio che Gesù ci ha manifestato.

 

Alcune trappole sataniche nel mondo di oggi

– Il consumismo, gli idoli

– Le pseudo religioni alternative e il buonismo spirituale

– I poteri

 

Il consumismo, gli idoli.

Sono tutte quelle attrazioni che tengono occupati il nostro tempo e le nostre menti, che incatenano i nostri sensi perchè diventano come una droga di cui non possiamo fare a meno. Ma la cosa più triste è che la massa si muove in questa direzione, di conseguenza andare controtendenza risulta davvero difficile, ci si sente diversi e a nessuno piace apparire diverso dal proprio gruppo di appartenenza o addirittura escluso. Questo modo di pensare porta inevitabilmente al consumismo frenetico, smodato, eccessivo nell’adeguarsi alla moda, modus vivendi e logica comuni. La definizione “falsi idoli” fa riferimento proprio al modo in cui mettiamo queste distrazioni al centro della nostra vita, escludendo totalmente la nostra vita spirituale e vivendo cercando di non pensare che un giorno moriremo e ci ritroveremo da qualche parte. In pratica viviamo per quello che durerà in media 80/90 anni di vita, ma non ci poniamo il problema di quello che viene dopo. A mio parere siamo come mammiferi consapevoli che andremo in letargo, ma che non si preoccupano di fare la scorta necessaria di cibo per l’inverno.

Le “religioni” alternative e il buonismo spirituale:

Qui non parliamo delle religioni a sè stanti (Islam, Induismo, Buddhismo etc.), ma delle presunte pseudo religioni nate in seno a quelle principali e che si collocano in maniera molto scaltra all’interno delle religioni dalle quali prendono spunto (spesso prendendone in prestito anche il nome), ma che sono in realtà delle vere e proprie correnti settarie.

La maggior parte di esse insegna la non violenza e l’amore verso tutte le creature ponendo un accento particolare sul vegetarianismo e sull’ecologia.

Alcune di esse (prevalentemente quelle derivate dall’induismo e dal buddhismo) richiedono spesso la devozione verso il guru, un essere umano come noi che avrebbe però raggiunto l’illuminazione e che sarebbe in grado di traghettarci al di fuori dell’oceano delle illusioni e delle regole sociali e anche naturali.

Particolare enfasi viene data all’apertura mentale e filosofica, sono ben accette persone da qualsiasi estrazione religiosa, in quanto si tratta di spiritualità universale.
Attraverso coercizione psicologica (solitamente in questi gruppi la maggior parte degli adepti proviene da situazioni di disagio sia personale che sociale), abili tecniche comunicative e purtoppo anche potenti tecniche esoteriche, si viene pian piano plagiati e inconsapevolmente imprigionati.

 

I poteri

I poteri (in sanscrito “siddhi”), sono un’arma a doppio taglio. Anche i santi ad un certo punto li incontrano (ma li usano solo se autorizzati da Dio e quando Dio glielo permette) e spesso il male li mette sulla nostra strada per confonderci e gonfiare il nostro ego, nonchè per attirarci nella sua rete.

E’ così che ci si ritrova a sperimentare poteri quali la chiaroveggenza, la scrittura automatica, i sogni premonitori, i viaggi astrali, la capacità di vedere gli spiriti e di comunicare con i morti o entità non meglio identificate.

Tali fenomeni provocano in taluni individui spavento, altri sono felici e li considerano come un dono, ma una cosa è certa: si tratta di esperienze che segnano a livello spirituale e più gli viene data importanza, più aumentano di intensità e numero.
Assecondando questi fenomeni si finisce nella trappola del male: ci si costruisce una religione fatta su misura, si pensa di essere forti e carismatici e si abbandona di conseguenza il messaggio salvifico di Gesù ritenendolo antiquato e menzoniero.
In certe pratiche, come per esempio il viaggio astrale, si sperimenta la diretta intromissione dei guru e si ha la conferma che certe forme di O.B.E. (Out of Body Experience, altra definizione per definire il viaggio astrale) sono indotte direttamente dagli aiutanti dei guru stessi, che all’apparenza si spacciano da innocui monaci (swami o brahmachari), ma che non sono altro che pericolosi operatori esoterici al servizio consapevole o inconsapevole del male. Incontrare i guru stessi o qualsiasi altra entità a questi livelli mette a nudo quello che sono realmente: per quanto cerchino di mascherarsi, la loro freddezza, sensualità e talvolta perfidia diabolica viene sempre a galla ed un individuo, dotato di fede sincera e protetto dalla Madonna e Gesù, riesce sempre a smascherarli prima o poi.
Certe altre volte è proprio il Maligno a presentarsi, ovviamente ben camuffato.
Non esita a lusingarci e a dispensare indicazioni e può apparire sotto forma di un maestro o guida spirituale o di un parente defunto.

Questi incontri lasciano un senso di pace apparente, specie se avvengono in sogno o durante un viaggio astrale, ma si tratta del Maligno che lavora lentamente e con il tempo riuscirà a corrompere l’anima e il cuore della sua vittima se questa non si ravvederà in tempo attraverso un cammino di sincera conversione.
Per questo è fondamentale stare bene attenti qualora si presentino fenomeni del genere, la soluzione migliore è essere sempre in grazia di Dio attraverso la Parola di Dio, la preghiera assidua, la Riconciliazione, la Comunione.

Occorre diffidare sempre di chi afferma di avere poteri, i veri carismatici non chiedono soldi e chiariscono sempre che i loro poteri non gli appartengono, ma provengono da Dio. Diffidare delle voci che parlano nei sogni perchè durante il sonno siamo vulnerabili e se ci troviamo lontano dalla grazia di Dio possiamo essere facilmente avvicinati, sedotti e ingannati. Diffidare sempre dei poteri che fanno sentire forti, diversi dagli altri, quasi divini. Se fossero naturali li avrebbero tutti. Diffidare anche da chi afferma di guarire attraverso l’energia, le vere guarigioni le può fare solo Dio che può cambiare la natura. Le presunte energie canalizzate dall’uomo invece, non hanno mai guarito nessuno, ma illuso togliendo i sintomi. Questa è opera ingannevole di Satana, tanto che bisogna tornare per altri trattamenti.

Diffidare sempre della via facile per ottenere qualcosa. Gesù e la Madonna, soltanto possono salvare la nostra anima e guidarci lungo il vero sentiero che conduce a Dio.

Esoterismo e occultismo tecnologici.

Rimanere al passo con la frenetica evoluzione delle nuove tecnologie e della comunicazione digitale diviene oggi compito arduo persino ai più giovani, costretti ad essere up-to-date ogni momento per non rimanere esclusi dal mondo dei nuovi media. Il marketing degli ultimi anni ha concentrato le proprie forze verso il mercato dei tablet e degli smartphone a scapito di quello degli ormai “datati” notebook: le preferenze dei consumatori sembrano spostarsi verso dei prodotti sempre più portatili, mini e alla mano.

In questo contesto per alcuni versi caotico, un elemento che non manca mai d’essere aggiornato – e non dovremmo stupircene in fondo – è la magia, nel caso in questione la divinazione e lo spiritismo.

Chiunque abbia uno smartphone o un tablet è ormai familiare con le cosiddette app, le applicazioni simili ai più comuni programmi di Windows (o Apple) che possono essere giochi, browsers, antivirus, lettori di vario tipo e così discorrendo, facilmente e gratuitamente (alcune d’esse) reperibili attraverso gli online stores Google Play o AppStore.
Nei negozi virtuali appena citati, tra le numerosissime app di varia utilità e natura, non mancano ovviamente anche quelle dedicate alla lettura delle carte, alla divinazione tramite gli astri, al contatto con i defunti, all’interpretazione delle rune celtiche, gli oroscopi, i grimori e le tavole ouija.

In sostanza: magia portatile accessibile a tutti, in qualsiasi momento, delle app che si presentano come giochi per passare le ore di noia, elementi particolari per rendere il proprio smartphone ancor più personalizzato, un tentativo di routinizzazione delle arti occulte nella vita di tutti i giorni.

Alcune applicazioni di spiritismo e divinazione

La divinazione

Le applicazioni che vantano maggiore popolarità ed uso son quelle riguardanti le varie forme di divinazione, che può esser dunque effettuata attraverso gli astri, tarocchi, animali, sfere di vetro, rune celtiche, pendoli, colori o bot pre-impostati.
La prima di cui vale la pena parlare si chiama Compendium of Divination.

compendium of divination

Vero e proprio social network per divinatori, offre diverse possibilità d’azione: attraverso lo scuotimento dell’apparecchio possiamo estrarre a sorte una runa che ci rivelerà se il fato ci è avverso o ci sorride; in alternativa possiamo tracciare delle linee a piacimento e il “ching” (“Libro dei Mutamenti“, testo cinese di magia), i tarocchi o alcune letture di geomanzia ci forniranno una linea da seguire per il futuro lavorativo e amoroso. 

La peculiarità del Compendium risiede nel fatto che, oltre ai sopracitati metodi, è presente una rete online di divinatori (con tanto di punteggio) alla quale è possibile inviare la propria domanda concernente il futuro. Da notare che chiunque può iscriversi e tentare di fornire responsi ad altri utenti al fine d’ottenere punti – essenzialmente un invito a divenire aruspice.

Il secondo in ordine di rilevanza è Oroscopo e Cartomanzia.

Grafica ben realizzata, navigazione molto intuitiva. Le applicazioni consentono con estrema facilità di consultare le carte, l’oroscopo o scoprire la tanto famosa goddess tarot           oroscopo e cartomanzia.jpg

affinità di coppia già diffusa un decennio fa attraverso l’invio di sms a determinati numeri a pagamento. V’è accluso inoltre un test per “scoprire chi sei“.

Anche in questo caso in alcuni momenti è necessario scuotere lo smartphone per ricevere il responso.

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Simile a quella appena citata è anche Fortune Teller.

 Le opzioni sono ridotte e i responsi molto fumosi, si tratta perlopiù d’un manuale per poter interpretare i segni, le rune e le carte.

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Altra app di nota, un incrocio tra divinazione e magia rossa, è The Ladies’ Oracle.

 La struttura è semplice: appena avviata presenta un database di domande “femminili” pre-impostate riguardanti il futuro sentimentale. Una volta selezionata la domanda desiderata sullo schermo alcuni simboli random iniziano a scorrere a grande velocità e, a seconda di quello scelto, la risposta viene data.

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Molto più diretto è invece Ask Oracle.

In questo caso l’unica azione da compiere è, ancora, scuotere l’apparecchio per far apparire dei responsi random (sarebbe forse meglio dire delle “massime” molto generiche) alle domande pensate.

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Praticamente identico risulta essere Stellar Oracle, con l’unica differenza che per ottenere le risposte – infinitamente banali, del tipo “Tutte le cose prima o poi finiscono” et similia – è richiesto il semplice tocco dello schermo.

Non mancano versioni decisamente meno serie come L’oracolo dei fondi di caffè, sebbene la pratica in sé è discretamente diffusa in Italia.

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Per quanto riguarda la cartomanzia troviamo un’applicazione chiamata Facciamo Tarocchi, la quale fornisce due opzioni: si può estrarre a sorte dal mazzo quattro carte per riuscire a scrutare il proprio futuro o, nel caso si voglia solamente imparare, si può consultare la lista degli arcani corredata di minuziose descrizioni.
In questo caso non è necessario scuotere lo smartphone.

Chiaramente quelle appena listate sono solamente una piccola parte della nutrita fornitura presente nel negozio virtuale ma il campione analizzato può donarci una visione soddisfacentemente adeguata dell’argomento, un contesto ove qualcosa di pericoloso (qual’è la magia) viene mascherato da gioco innocuo e reso facilmente accessibile a tutti.

Lo spiritismo

In maniera complementare alle app oracolari si posizionano quelle inerenti allo spiritismo.
La quantità risulta grandemente inferiore ed un consistente numero sembrerebbe piuttosto essere un semplice “rilevatore di fantasmi, poltergeist e spiriti“.

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A tal riguardo si può citare Ghost map lite,  una sorta di mappa sulla falsa riga di Google Maps volta ad indicare i luoghi misteriosi del mondo dove vengono segnalati avvistamenti di vario genere.

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Spiriti notturni cam lite è invece uno strumento, disegnato in  maniera tale da conferirgli una parvenza di professionalità, concepito per rilevare presenze spiritiche nelle vicinanze attraverso le onde magnetiche.

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 V’è poi il kit completo per il ghostbuster, Paranormal Investigations, un portale fornito di feeds, ebooks e manuali per essere sempre aggiornati sul mondo dei fantasmi e gli avvistamenti sospetti.

Tuttavia la reale e gravissima minaccia risiede in due applicazioni: Ghost Detector e Ouija Table

La prima, all’apparenza uno dei tanti rilevatori di fantasmi, aggiunge alla funzione standard la possibilità di comunicare e ricevere messaggi dall’anima d’un deceduto più vicina. Naturalmente di per sé si tratta solamente d’un programma basato su calcoli e algoritmi, ma l’interesse malsano verso lo spiritismo che potrebbe inculcare nella mente di un qualche giocatore incauto di certo lo rende estremamente insidioso.

real ghost detec

Ancor più pericolosa è la seconda, Ouija Table.

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La tavola Ouija è una superficie piatta sulla quale sono disegnate tutte le lettere dell’alfabeto, i numeri dallo 0 al 9, spesso un “” ed un “no” ed altri simboli, il cui utilizzo è abbinato ad una lancetta mobile chiamata “planchette“. Lo scopo è porre delle domande alle anime dei defunti che, attraverso un medium, farebbero sì che la lancetta si muova sulla tavola e componga, utilizzando le lettere, la risposta.
Non si conta il numero di vessazioni e possessioni demoniache dovute all’utilizzo di questo oggetto. L’applicazione in questione recita in modo chiaro nella sezione informazioni: “Ouija Table non è un giochino, non è controllabile. Qualora sentiate una strana sensazione, fermatevi“.

Sembrerebbero senza dubbio parole di beffa data la natura già misteriosa della tavola unita ad una musica inquietante, il tutto mentre la planchette gira tenendo in ansia il giocatore. Lo stesso autore dell’App afferma: “a seguito di diversi test eseguiti da utenti vi invitiamo ad usare l’app Ouija Table con maggiore accortenza e consapevolezza che questo NON È UN GIOCO“.

Di tutte le app descritte sino ad ora non esito a definire la Ouija Table la più sconsigliabile, nociva e pericolosa, il peggior elemento della magia che potesse essere trasportato su dispositivo mobile.

Sarà poi veramente cosi nociva?

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Evidentemente non bastavano le centinaia di persone all’anno – perlopiù giovanissime – tormentate dai demoni a causa di questo strumento reperibile in molti negozi, ed è proprio la sconsideratezza di voler fare soldi e la curiosità dilagante che oggi sospinge l’inarrestabile espansione delle arti occulte attraverso i nuovi media.

La Sacra Scrittura avverte:

“Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; nè chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te. Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore tuo Dio.”  (Deuteronomio 18: 10-15)

“Entrate per la porta stretta, poichè larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano.” (Matteo 7:13-14)

La lotta vittoriosa contro il «Tignoso d’inferno» di s. Veronica Giuliani (1660-1727) di don Renzo Lavatori

LA LOTTA VITTORIOSA CONTRO IL «TIGNOSO D’INFERNO»

DI S. VERONICA GIULIANI (1660-1727)

di don Renzo Lavatori [1]

 

Tra i vari santi perseguitati dal demonio Santa Veronica è forse detentrice di un primato. I demoni si sono resi presenti nella sua vita con vessazioni fastidiose, manifestazioni in vari modi e forme, maltrattamenti fisici spesso dolorosi, tentazioni e continue minacce, dispetti e combattimenti. Dio ha permesso l’aggressione di Satana contro di lei al fine di perfezionare le virtù e in particolare quella dell’umiltà. In mezzo a numerose e svariate sofferenze Veronica ha vissuto la grande consolazione che le veniva dalla consapevolezza di collaborare con Gesù per la salvezza delle anime. Ella, registrando nel Diario tutto quello che le accadeva, ha descritto anche gli innumerevoli assalti subiti da parte del demonio e le modalità con cui si è contrapposta alle sue insidie.[2]

1. Gli attacchi satanici e le reazioni di Veronica
L’azione del maligno si dispiega su tre campi in cui si cimenta l’ascesa spirituale di Veronica: uno è dato dalla stessa composizione dell’andamento claustrale e della convivenza in comunità; il secondo concerne il tempo della preghiera e del raccoglimento nell’intimità con Dio; il terzo consiste in uno stato interiore di noia e di insofferenza brutale.

a. Durante la vita monastica dovette sopportare parecchie contrarietà, che superò accettando le croci e le pene. Il demonio approfittava di queste situazioni di fastidio per riuscire meglio nei suoi intenti: “il tignoso d’inferno”, come la Santa denomina il demonio, non lasciava intentato nessun mezzo per abbatterla; prima agiva con la menzogna, e poi, visti inutili le sue mire, sfogava il suo livore con violenze brutali. Veronica dovette sostenere frequenti fastidi, tentazioni, ripugnanze e assalti del maligno, che la insultava e la percuoteva. Le tensioni più difficoltose furono quelle contro la fede e la vocazione monastica, sollecitando anche gli scrupoli sulle confessioni fatte. Ella lo annota con realismo e umile consapevolezza:

“L’andare all’orazione mi pareva fosse tormento e non trovavo altro che tenebre. Oh, quanto mi scottava di non poter ritrovare il mio Sommo Bene! Stavo tra tenebre, tra timori, senza sussidio nessuno. Già vedevo tutto perduto, né potevo aiutarmi con preghiere, perché per me non vi era né Dio né Santi. Stando io fra l’oscurità, se mi venivano per il pensiero i lumi e le aspirazioni avute per il passato, tutto serviva per più patire; perché tutto parevami fosse stato illusione diabolica e cose di propria immaginazione. Mi vennero tali tentazioni e con tale offuscazione di mente, che tosto divenne ogni cosa tenebre. Tutto questo giorno, con la notte e il giorno veniente, lo passai così senza sentimento nessuno. Altro non restava nella mia mente, che tutto il mio operare fosse operazione di satanasso e che il voler imitare le sante, era vera superbia; ché tanto per me non vi è più rimedio”(D. II, 601.604)

Le manovre sataniche si muovevano su tre fronti principali: il primo, il più evidente e tormentoso, è quello di travolgere la Santa dall’oscurità spirituale a causa dell’oscurarsi della fede. Per lei non esisteva altro che nebbia densa o, peggio ancora, la tenebra interiore, nella quale non si poteva vedere alcuna realtà, perché tutto era sovrastato dal buio denso. Lo stesso Bene sommo, che costituiva il suo riferimento basilare, era come scomparso. Anche la preghiera, di cui si alimentava il suo animo, appariva inutile e insignificante, priva di luci che potessero farle intravedere il senso e il valore dell’orazione.

            Il secondo fronte dell’attacco demoniaco è posto nella mente, per suscitare pensieri non solo di offuscamento ma anche di demolizione attorno a quelle realtà spirituali che Veronica aveva ricevuto dalla divina Bontà come fossero pure costruzioni umane e non già frutto della grazia. In un attimo erano vanificate e perse nel nulla quale illusione menzognera del demonio. Questa seconda tentazione cerca di distruggere il cammino fatto, causando scoraggiamento e depressione.

            La prova più grande e faticosa avviene sul terzo fronte, quando la Santa non solo si vede derubata delle fatiche e dei doni dello Spirito Santo, ma addirittura le sue esperienze mistiche le apparivano come opera satanica per provocare in lei l’orgoglio spirituale di voler imitare le Sante e perciò essere destinata alla condanna eterna. La superbia costituisce l’elemento più rilevante per l’allontanamento da Dio e la perdita del Bene sommo. Quest’ultima tentazione genera in lei una vera tortura e la prostra in una profonda afflizione. Probabilmente si tratta dell’aspetto più amaro e angosciante.

            Le tre situazioni tornano in un crescendo di potenze negative che si abbattono su Veronica: la notte interiore, che la avvolge totalmente e la copre di tenebra, determina la combinazione generica e desolante; la perdita del patrimonio spirituale la fa cadere nella totale nullità e le insinua il dubbio dell’inganno e dell’illusione; infine si fa pungente la malignità di essere mossa dalla propria vanagloria nel ricercare la sequela di Cristo, proiettandola nello spavento del fallimento finale. Sotto tale ossessione si forgia tuttavia il suo animo, mentre la fede e l’amore si irrobustiscono nella purificazione da ogni possibile infiltrazione malvagia e peccaminosa.

b. Veronica inoltre veniva ostacolata nell’orazione. Il demonio, puntando sulla debolezza della sua umanità, non perdeva occasione nel tentarla ad abbandonare il sacrificio della preghiera.

La aizzava perché tralasciasse le pratiche di pietà e con parole suadenti la invitava a concedersi riposo:

“In questo mentre, mi è parso di sentire una voce, ivi vicina a me, che così mi diceva: O pazza che tu sei! Non vedi che ti eleggi un inferno, in questa vita? Ti basti quello che avrai, nell’altra, che, ti assicuro, sarà grande. Va un poco a riposare; non ti prendere tanta pena, perché già l’avrai, nell’altra vita. Questa voce che sentivo, mi faceva tutta travagliare e mettere sossopra; ma mi sono accorta che era il nemico infernale. Non si faceva vedere con vista, ma bensì lo sentivo bene; e mi attizzava molto che io tralasciassi l’orazione” (D. I, 548).

            L’insinuazione satanica appare allettante e per certi aspetti anche prudente: perché cercare tante tribolazioni su questa terra, quando ce ne saranno molte di più e più pesanti nell’aldilà? Un po’ di riposo e di quiete fa bene al corpo e all’anima senza doversi agitare per inventare penitenze eccessivamente gravose che potrebbero provocare malanni fisici. In fondo il buon senso deve moderare le esagerazioni ascetiche. Il consiglio dunque poteva essere ben accetto. Veronica però non si lascia ingannare e istintivamente opera un discernimento riconoscendo essere una tattica demoniaca per allontanarla dalla preghiera. Questa invece deve avere il primo posto nella vita monastica e nella crescita spirituale. La tentazione viene allontanata, con una lucida dichiarazione scaturita dall’animo di Veronica:

“Di nuovo, ho preso un poco di animo e gli ho detto: O bestia infernale, per te non ho cominciato la mia orazione e per te non la voglio lasciare. Viva il mio Dio! Esso è il trionfatore di tutte le vittorie. In lui confido, di me diffido. E poi, rivolta verso il Signore, così gli andavo dicendo: Mio Gesù, aiutatemi. Vostra sono; Voi solo voglio amare. Questo cuore altro non brama che di unirsi a Voi. Trattatemi come volete; sono contenta di darvi gusto. Questa notte, altro riposo non voglio, che di perseverare e fare la vostra volontà adesso e sempre” (D. I, 548).

            La reazione di Veronica non si fa attendere, ma con prontezza e lucidità getta davanti a Satana un ragionamento così logico da non fare una piega e non ammettere appigli. Ella ripropone decisamente il primato da dare a Dio, perché è Lui che deve adorare, servire e pregare; a Lui ha rivolto la sua orazione e da Lui non può distaccarsi per assecondare le insulse richieste del tentatore. Poi fa un esplicito atto di affidamento al suo Signore, da cui soltanto attende protezione e grazia riproponendo con forza l’appartenenza totale a Lui. Solo Gesù ella deve amare con tutte le energie e per amor suo è pronta ad affrontare ogni pena. Ribadisce con convinzione la teoria che l’amare non può dissociarsi dal patire. In tal modo Veronica mostra non solo la coerenza interiore ma si fa autentica maestra di fedeltà assoluta alla divina volontà. Questa sua certezza diventa un ostacolo insuperabile dalle insidie del maligno che se ne va sconfitto e smascherato nella propria viltà menzognera.

“Mentre così dicevo, mi è venuta quella agonia di morte e parevami che il Signore fosse molto più nascosto. Le tenebre crescevano, le tentazioni rincalzavano, l’umanità si abbatteva e più non potevo respirare. Sono stata, buon tempo, così col puro atto di fede, e con gran patire. Sia tutto per amore di Dio! Il tutto è poco!” (D. I, 548).

            Alla fine sopraggiunge impietosa la prostrazione dell’anima che la imprigiona nuovamente nelle tenebre e nella solitudine angosciosa fino a mancarle il respiro. Eppure resiste eroicamente, aggrappandosi unicamente alla pura e cruda fede e alla dedizione amorosa a Dio. Veronica rivela una grande forza interiore, restando ancorata saldamente alla solidarietà del patire con l’amare. Si resta sorpresi e ammirati. Grazie alla sua obbedienza di scrivere le esperienze mistiche, ella ha lasciato una testimonianza impareggiabile di fermezza e di coerenza.

 

c. Spesso Veronica si sentiva invasa da una noia inesplicabile, da un senso di vuoto, di tristezza, di nausea; provava astio verso il monastero, dichiarando di non riuscire a sopportare neanche se stessa; il vedersi con l’abito addosso le dà tormento, lo scrive con sincerità:

“Questa notte, sono stata travagliata, di molto, con tutte le sorte tentazioni. Non potevo aiutarmi con niente; mi sentivo un’afflizione di morte. Fra le altre pene che avevo, il tentatore mi metteva un aborrimento e tedio a tutte le cose della Religione. Il vedermi quest’abito addosso, mi dava tormento. O Dio! Che pena, che dolore mi apportava! Non avrei voluto avere tali cose, per non offendere Iddio. Così dicevo: Mio Signore, se volete che tali cose servano per più patire, e sia la vostra volontà che io le senta, ma non consenta, eccomi pronta a patire questo e tutto quello che Voi volete. Purché, di volontà, non vi offenda mai e poi mai, questo mi basta. E poi, rivolta a me stessa, dicevo: O Veronica, che badi Che fai? Che non ti dài, del tutto, in tutto, ad amare il Sommo Bene? Ora è tempo. Fra tenebre, fra il patire si trova il vero amore. Ora io baciavo il santo abito, ora le mura …” (D. I, 304).

            In questo brano possono rilevarsi tre pennellate interessanti che offrono ulteriormente un quadro suggestivo della spiritualità veronichiana. Anzitutto ella fa vedere come il diavolo le mette addosso una specie di fastidio, che poi si tramuta in rifiuto e riluttanza verso le cose sacre proprie della vita monastica e in particolare verso l’abito religioso, che pur ella indossava con profonda venerazione e rispetto. Strano sovvertimento! Esso le causa una dolorosa angoscia, che tuttavia riconosce provenire dal tentatore. Allora si rianima rivolgendosi confidenzialmente al Signore.

            In questa invocazione appare un secondo tratto della sua anima, la quale distingue le sensazioni provate contro la vita religiosa dal consenso a tali sentimenti. Ella lo indica quando dice di sentire ma non di approvare o acconsentire. Non avrebbe voluto neanche percepire simili malvagie impressioni, che le arrecano tanta pena, ma tutto offre alla divina volontà. Trasforma il patimento in offerta di amore. L’importante è che la sua libera adesione resti sottomessa a Dio.

            Giunge infine al terzo tocco di elevata spiritualità, in cui si sprofonda nell’amore al sommo Bene. Adesso si affida totalmente a Lui e lì trova la pace suprema, perché nel patire si trova il vero amore. Grande animo quello di Veronica! E’ vero che ha sofferto tremendamente, ma è anche vero che ha assaporato la tenerezza e la beatitudine della Bontà infinita.

Il demonio interveniva con insistenza, per accrescere le difficoltà. Giova ascoltare ancora alcune considerazioni nelle quali appare la maestria di Veronica nel superare le insidie del nemico e che possono dare luce a tante anime, le quali si trovano a dover attraversare il medesimo cunicolo:

“Questa notte, vi sono stati di molti travagli; in specie, fra tre volte, ho sentito una voce spaventevole che così mi andava dicendo: O pazza che tu sei! Non vedi che tutte le grazie e doni che hai ricevuto, sono cose diaboliche? Se fosse Iddio, saresti santa perché sono cose grandi. In questo punto mi metteva una fine tentazione di vanagloria. Con atti interni di umiltà e con ricorrere alla B. Vergine, ho vinto. Ogni volta, mi rincalzava più. Alla fine mi ha messa una grande tentazione di disperazione. Questa ancora l’ho vinta con atti di speranza fede in Dio. Quando sentivo quella voce, vedevo anche un fantasma di orribile aspetto che mi dava urtoni, e diceva: Non occorre che tu cerchi altro; non vi è rimedio per te; sei nostra” (D. II, 738).

            Questa volta il diavolo mette alla prova Veronica sotto tre funeste menzogne: la prima cerca di confondere il bene con il male, suggerendo l’idea che le grazie e i doni in lei sono stati originati dai demoni e non da Dio, altrimenti sarebbe una santa. Da qui nasce la menzogna della vanagloria per far credere a Veronica di aver raggiunto un alto grado di perfezione e di potersi considerare una donna colma di santità. Infine la terza menzogna, la più grave e impertinente, vuole ispirare nell’animo di Veronica la convinzione di essere posseduta da Satana, di appartenere al suo dominio ed essere sua schiava. Ciò provoca in lei un senso di demoralizzazione fino a pensare di essere dannata. Povera Veronica! Quanta amarezza ha dovuto provare. D’altronde si sa che il diavolo è menzognero e padre della menzogna, come lo definisce Gesù stesso. Da lui certamente non può uscire alcunché di vero e di buono.

“Dopo il Mattutino, mentre volevo fare un atto di obbedienza di scrivere per un quarto d’ora, ebbi all’improvviso un gran pugno in un occhio e sentii una voce che disse: Maledetti scritti! Con furia, voleva levarmi la tavoletta e il calamaro; ma li ritenni. Mi fece ridere; ma sentivo tanto il gran dolore nell’occhio; e mi lagrimava tanto. Pensavo fosse crepato. Non potei farci altro. Offerivo a Dio la pena che sentivo. (I demoni) fecero gran rumore in cella; e lasciarono un puzzore così grande, che mi faceva venir meno. Sia tutto per amore di Dio!” (D. II, 738)

            Altra circostanza sconvolgente e dolorosa è quella in cui le si avvicina il diavolo in persona per impedirle di scrivere il Diario, definito “i maledetti scritti”, e distoglierla dall’impegno assunto. Lei reagisce con prontezza ed energia. Tuttavia rimane con l’occhio offeso per il pugno ricevuto dal demonio, pensando che fosse accecata. La vittoria tuttavia è dovuta a Veronica che in ultimo, come di consueto, sa congiungere la grande sofferenza con altrettanto immenso amore verso Dio. L’amore dunque vince e trasforma il dolore. Qui va posto il suo successo contro gli attacchi del tignoso d’inferno.

2. La malignità diabolica e la visione dell’inferno

Sono significativi due episodi che mostrano la perfidia del maligno nella lotta con la Santa.

Il primo fatto è veramente curioso. Assumendo le sembianze di Veronica, il demonio entrò un giorno nella camera di una compagna, con la quale iniziò un discorso dicendo tutto il male possibile della Madre maestra. Sorpresa e scandalizzata, in preda a grande agitazione, la suora si recò subito dalla Madre per metterla al corrente del fatto. La maestra ne rimase addolorata e per quattro giorni non degnò di una parola Veronica. La cosa venne poi in chiaro: si poté conoscere che proprio nella stessa ora del colloquio, Veronica si trovava nella camera della stessa maestra a parlarle di cose spirituali: “e così si conobbe ch’era stato il demonio” (D. I, 418-419).

Il secondo caso appare ancora più subdolo. Il demonio nuovamente prende le sembianze della Madre maestra per consigliare alla Santa di non aprirsi al confessore. Un giorno ella sentì bussare alla porta della cella e dal modo di bussare le sembrò che fosse la maestra. Appena entrata, Veronica provò una ribellione istintiva, mentre un senso di ribrezzo le serpeggiava nel cuore. La finta maestra iniziò il discorso prendendo le cose molto alla lontana: prometteva e domandava il più rigoroso silenzio, sotto la scusa che si trattava di delicata questione; ostentava vivo interesse per il bene della suddita, mostrando il più sentito rammarico per ciò che avrebbe detto; e venne al nocciolo:

“Mi è arrivato alle orecchie un certo discorso sopra di voi e del vostro confessore; si dice che tra voi e il confessore vi sia amicizia così intrinseca, che coi medesimi discorsi spirituali venite ad avere il vostro intento di peccare. Io vi ho difeso col dire che non è vero niente, ma pensate: la cosa è tanto avanti che domani (e questo era vero) verrà l’avviso e sarà dato lo sfratto al Padre. Tutta la comunità è scandalizzata, e il disonore cadrà su tutta la comunità se non vi mettete rimedio. Vi impongo dunque in virtù di santa ubbidienza che non andiate più a confessarvi, se non nel caso di colpa gravissima, e che non parliate più con nessuno delle cose del vostro interno, né col confessore ordinario, né con lo straordinario e nemmeno con me” (D. I. 409).

            Il discorso demoniaco si presenta in modo untuoso e falsamente veritiero, come se si trattasse di argomento alquanto scabroso e imbarazzante, che richiede attenzione e molta prudenza. Di fatto tocca un punto malizioso e vergognoso, quello della sensualità e del peccato contro il voto di castità. La cosa singolare sta nel modo di parlare che imita bene le raccomandazioni fatte dai responsabili nei confronti dei sudditi con un tono sommesso, pacato e in parte misterioso ma che pur dev’essere svelato con conseguente scandalo pubblico. L’insieme dell’esortazione suscita sospensione di respiro e l’attesa trepidante di quello che potrebbe scatenarsi da simili premesse non certamente benevole.

            Lo scopo che il diavolo intende raggiungere è quello di imporre a Veronica di tacere sulle sue esperienze mistiche per evitare il bene che potrebbero suscitare e diffondere nelle anime. Quei maledetti scritti sono odiati dal demonio e, se fosse possibile, sarebbero da mettere al bando ed essere bruciati. La malignità consiste nel far passare per sani consigli ciò che invece è una depravata distrazione dalla volontà di Dio. Veronica è in conflitto tra due sentimenti. L’uno le causa la riprovazione di ciò che le viene suggerito sia perché contrario a quanto le è stato chiesto per obbedienza sia perché ella subodora l’inganno del nemico; l’altro sentimento la invita alla sottomissione in quanto ritiene l’obbedienza una virtù fondamentale della vita cristiana. Che fare?

Vincendo l’inquietudine che le gravava l’animo, Veronica rispose:

“Non parlerò con nessuno, solo manderò per Monsignor Vescovo. A lui dirò tutto quello di cui ho parlato col confessore; lui sarà il giudice! “lo vi dico e di nuovo vi ridico che non parliate con nessuno-riprese con tono autoritario la falsa maestra -né con il Vescovo, Dio ne guardi se ciò andasse alle sue orecchie! Fate quanto vi ho detto io e vivete posata”.

(D. I, 415).

Ciò detto, il demonio camuffato andò via. Veronica rimase sbalordita e passò la notte in profonda agitazione. Al mattino poté chiarire la cosa: la Madre non era andata in cella sua, né ombra di verità esisteva in tutto il racconto; il diavolo veniva così smascherato. Lo scopo del nemico era manifesto: impedire la direzione spirituale della Santa e metterla in cattiva luce nel monastero, suscitando avversione anche contro la Madre maestra. Di fatto ella ne rimase intimamente ferita e fece fatica a superare le ombre che il maligno aveva addensato nella sua mente:

“Il tentatore mi mise una avversità così grande verso la madre maestra e con il confessore, che non mi fidavo né dell’una né dell’altro: nemmeno con nessuna sorella; benché tanto non potevo parlare, stantecché l’anno del noviziato non si parla con alcuna. L’istesso avevo con la superiora; ma però conoscevo che era tentazione. Così cercavo di vincermi quando potevo, e delle volte dicevo qualche cosa” (D. V, 719).

Il Diario è pieno delle sue lotte con i demoni e delle sue visite e descrizioni dell’inferno, che viene dipinto come “una regione bassa, nera, fetida e piena di urla animalesche e di lampi sinistri”. Accompagnata dai suoi angeli custodi e dalla Madonna, quasi tutti i giorni vede l’inferno in cui si trova una montagna piena di aspidi e basilischi che incatenavano le persone. Ai fianchi della montagna c’era una moltitudine di anime e di demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni tormentavano le anime dei dannati e nel fondo dell’abisso c’era un trono mostruoso. Al centro una sedia formata dai diavoli capi dell’abisso. Satana vi stava seduto sopra in tutto il suo indescrivibile orrore. La visione di Satana costituisce il grande tormento dell’inferno come la visione di Dio causa la delizia del paradiso.

L’inferno è il risultato disastroso di chi rifiuta l’amore di Dio e la purificazione dai peccati e sceglie volutamente di rimanere nello stato di durezza di cuore. Veronica comprende che il peccato conduce alla dannazione, mentre la sofferenza espia le colpe e l’amore unisce a Gesù e porta alla beatitudine eterna. Ella offre un grande contributo al “trionfo dell’amore”. Proprio dalla visione dell’inferno ebbe la percezione esatta e drammatica in cosa consista la perversità del peccato e a quale tremenda condanna esso conduca le creature umane. Da qui ebbe l’impulso di patire per riparare tante cattiverie e poter evitare agli uomini l’inferno, cooperando all’opera redentrice di Cristo. I suoi tormenti dunque vanno incastonati dentro la cornice tragica del peccato e insieme vanno sopportati e ravvivati con l’amore per Gesù e per l’umanità. In questo contesto Veronica accoglie con apertura di cuore le numerose pene disseminate sul suo cammino con l’entusiasmo di chi si rende conto di compiere un prezioso servizio per il bene di tutti.

Il 22 febbraio 1696 ella annota sul Diario:

“La scorsa notte l’ho passata con più sorta di tentazioni, in particolare sopra la fede: di non credere che vi sia altra vita che questa; e mi battevo sopra il non credere nel Santissimo Sacramento; e anche mi tentavano che io non credessi che noi creature avessimo l’anima: e che questa, morto che sia il corpo, abbia da andare in luogo alcuno; e che, per questo poco tempo che mi resta, mi dessi bel tempo e che delle volte mi pigliassi qualche sollievo. Da queste tentazioni cominciarono anche a venire fantasmi visibili. Mi feci animo e dissi loro: O pazzi che siete! Che pretendete da me?.Se venite per aiutarmi a patire, eccomi pronta a tutto. Voi fate quanto vi è permesso da Dio: e io non voglio che la sua santa volontà! E poi, rivolta al mio Signore, così gli dissi:-Mio sommo bene, Gesù mio caro: vostra sono!..Altro non voglio che Voi: in Voi credo, in Voi confido, di me diffido! Mentre così dicevo io al Signore, quegli spiriti infernali fecero così gran strepito, in cella nostra, che mi pareva che ci fosse tutto l’inferno!” (D. I, 531).

            Nelle varie descrizioni Veronica sperimenta ciò che succedeva nell’antichità ai Padri nel deserto, in perfetta consonanza con le loro accanite lotte verso il nemico infernale. Ciò comprova che ella si pone sulle orme della tradizione spirituale della Chiesa e nella fedeltà alla dottrina demonologica sostenuta e professata dall’autorità magisteriale dei concili e dei papi.

            In particolare nel presente racconto, dopo aver delineato le tentazioni circa la fede, che toccano gli aspetti essenziali del credo ecclesiale, ella afferma anche di vedere fantasmi e figure mostruose. Di fronte a tali aggressori si fa animo e scaglia contro di loro le verità professate dalla e nella Chiesa, affinché tornino in se stessi e non pretendano di fare più di quanto è concesso loro dalla volontà divina. Dimostra così di riconoscerli creature inferiori a Dio e anch’esse sottoposte alla sua signoria. Non possiedono un potere assoluto e sono ben delimitati nella sfera delle loro azioni. Giustamente ella non li teme, anzi li accetta se sono strumenti provvidenziali per farle esercitare la volontà e rafforzare la fede. Altrimenti li apostrofa ordinando di allontanarsi; si prende beffa di loro e li schernisce ridendo. In fondo sono esseri meschini, buffoni e deboli, pur volendo apparire altezzosi e impetuosi:

“Alla fine, mi ha incominciato a travagliare con fantasmi di più sorte, in particolare di mia figura; e mi persuadeva, che, per la mia gentilezza (delicatezza), non avrei potuto durare col rigore di vita intrapreso. Qui anche mi ha fatto ridere di questi pensieri che piglia verso di me. Io gli ho detto, che, in quanto a questo, conosco da me quello che posso fare, e sono sicura che io, come io, non potrei muovere un dito, ma che, tutta posta nelle mani di Dio, Esso opera tutto in me, e di Lui mi fido, e tutto si ha da fare per sua gloria, e per adempire la sua santa volontà. Qui voglio stare, e questa sarà sempre la prima in pigliare tutte le mie operazioni; perché tutte hanno ad esser fatte colla volontà di Dio, e col gusto suo. E poi, rivolta al tentatore, gli ho detto: Vattene pure, o tizzone d’inferno. Non li do retta a niente. Sei bugiardo, e porti teco tutti i mali. Però con essi ritorna alle tue stanze d’abisso. P. Confessore, mi creda che, detto che ebbi questo, mi parve di vedere il demonio tutto infuriato; e, se avesse potuto, mi avrebbe tolto la vita. Ma mi fece di nuovo ridere, perché tosto fuggì. Dopo mi quietai un poco, e potei applicare un po’ all’orazione” (D. I, 245).

L’aggressività di Satana si è scatenata contro di lei fino a tentare di ucciderla facendola precipitare per le scale. Una volta fu oggetto di una scarica di sassi, che si conservano ancora nel monastero e sono chiamati i mattoni del diavolo. Il demonio voleva strozzarla, la tentava di fuggire dal convento, di fingersi pazza e, siccome resisteva, la scaraventava per terra causandole molto dolore; la faceva mordere da vari animali feroci, le poneva sporcizia nelle vivande. Insomma una continua persecuzione. Il Signore permetteva tutto ciò perché il tentatore ne avesse scorno peggiore, per dare a lei meriti maggiori, e perché la sua virtù fosse meglio conosciuta ed apprezzata. Lei stessa ne riceveva un vantaggio spirituale per ravvivare la fede, mantenere l’umiltà e accettare le sofferenze per amore del suo Sposo.

3. L’amare e il patire per Gesù quale fonte di gioia

La guerra spietata mossa dal demonio a Veronica ebbe come risultato un amore sempre più profondo per Gesù e per la croce, impastata mirabilmente di amore, obbedienza e unione con Dio.

”Questa notte, dalle cinque ore sino alle 10 ore, ho avuto varie pene e molti contrasti. Il demonio volevami inquietare sopra la mia vita passata; e poi, mi tentava che io facessi un atto risoluto di non volere accettare più patimenti. Ma io ho fatto tutto l’opposto; ho rinnovato le mie proteste, ed ho dato un nuovo consentimento, ché si adempia in me la divina volontà, con esibirmi alle pene, alle croci ed ai tormenti, per puro amore di Dio e per fare la sua volontà ss.ma. L’anima mia si è posta tutta nelle mani di Dio, con aver fatto la rinunzia di tutte le cose transitorie di questa vita” (D. IV, 32).

            Veronica mette in luce il singolare duello che deve esplicare contro l’accanito avversario. Sono posti uno di contro all’altro i due contendenti. Dapprima ella espone le mosse sferrate dal demonio in due attacchi successivi: il primo si avventa direttamente sulla persona antagonista, cercando di colpirla nel modo più vasto, percorrendo perfidamente le tappe più umilianti della sua storia; il secondo assalto più feroce tenta di sgretolare e demolire le armi con cui la nemica si difende e che per il demonio sono spaventosamente impenetrabili e rocciose, cioè le sofferenze.

            Di rimpetto Veronica usa un metodo del tutto inverso: anziché avventarsi contro l’odioso nemico, si trincera dentro le proprie sicurezze e in tal modo lo indispettisce e lo irrita; rinnova la sua totale adesione e obbedienza a Dio; acconsente di accogliere penitenze e sacrifici, insaporendo ogni cosa con l’amore. Ella si pone serenamente e fiduciosamente nelle braccia del Signore. Tale comportamento non solo la difende dagli assalti malvagi, ma la rende così salda e invulnerabile che scatena la stizza dell’avversario, il quale si vede fallito nell’impresa bellica e miseramente sconfitto. Ella ne esce vittoriosa non per la propria validità, ma unicamente per la potenza di Colui a cui si è affidata.

Ne risulta che ella in tutte queste situazioni di lotta infernale permesse da Dio, in cui il demonio si scagliava con tutta la sua rabbia contro di lei, la malediceva e la minacciava di mali e trattamenti peggiori, proseguiva tranquilla nella sua strada. Sapeva che al principe della superbia non vi è miglior modo di rispondere che col disprezzo. Alle volte però, come si è visto, arrivava ad aizzarlo contro di sé per mostrargli che non ne aveva alcun timore, ora ridendosi delle sue maledizioni e schernendolo con i titoli più obbrobriosi.

Nel Diario alla data del 15 Marzo 1696 scrive:

“In questa notte, l’ho passata con più travagli e sono stata, di continuo, in tenebre e sempre con tentazioni: in particolare, sopra il terzo voto e contro la fede. Vi sono stati i fantasmi, ma non visibili. Solo hanno fatto gran rumore, ché mi pareva volessero gettare a terra la nostra cella. A tutto mi sono fatta animo, ed andavo dicendo: Mio Signore, siate benedetto! Eccomi a tutto pronta. Si faccia la vostra volontà! Questa bramo, questa vi chiedo” (D. I, 547).

Sperimenta uno stato di sofferenza estrema che chiama la nuda croce e il puro patire, in corrispondenza a quello che i mistici definiscono “la notte dello spirito” cioè la privazione assoluta di ogni conforto spirituale. Sperimenta anche il sentimento doloroso di essere lontana da Dio e il sentimento acuto dell’abbandono divino. Dall’altro canto prova un desiderio ardente di immergersi in Dio e di stare unita a Lui, mentre avverte l’angoscia di essere sola senza di Lui; sente il bisogno di un possesso definitivo dell’amore e nello stesso tempo Dio si nasconde; viene attratta potentemente verso Dio ed è spinta a cercarlo, ma quando si slancia verso di Lui non trova che vuoto e silenzio, si dibatte nella notte più profonda dello spirito soffrendo il silenzio del cuore. Tuttavia non le mancano momenti di indescrivibile gioia e serenità dell’animo, che l’appagano di tutte le contrarietà. Anzi le fanno capire che ogni altra allegrezza è nulla rispetto alla sua pace interiore:

“In questo mentre mi misi a considerare la pretiosità del patire; andavo, colla mia mente, per il mondo tutto, per vedere se trovavo gioie simili a questa. Ma indarno mi affatigavo; perché non vi è corona, né di papa, né di imperatore, né di re, né di monarca nissuno, a gioie così pregiate, che si possa paragonare alla gioia pretiosa del puro patire” (D. V, 40).

            Le espressioni di Veronica assumono un sapore di straordinaria profondità e di inaudita sorpresa. Non solo le gioie succedono alle pene, come due momenti distinti e distaccati uno dall’altro. Ella arriva ad affermare che il patire stesso si fa portatore di gioia. Una novità assoluta e incredibile. Anzi il patire si identifica con la gioia, che dona al patire una eccellente preziosità. Ha l’ardire di fare un paragone con tutte le felicità vissute nel mondo dalle persone più eccelse e ricche. Eppure ella dichiara che non ne ha trovata alcuna simile alla beatitudine della sofferenza. Ci si chiede quale sia la ragione di una affermazione umanamente così assurda e insieme così decisa e indiscutibile. Come può Veronica azzardare una asserzione di tale portata inverosimile e di esserne così convinta da non ammettere obiezioni di sorta, ma restare tranquilla e imperterrita? Non esiste al mondo una delizia tanto grande come il soffrire.

            Lo sostiene lei ma ne dà anche la spiegazione illuminante:

“In questo mentre, parvemi che il Signore mi desse a conoscere la bellezza di questa gioia. Ma io non la posso paragonare a niente di questa vita, perché tutte le più pregiate gioie che si possono mai trovare, poste con questa, divengono nulla. È tale la sua bellezza, che, godendo; l’anima di avere tal gioia, le pare di godere un paradiso qui in terra; tanto è bella e desiderabile! Basta dire che l’ha formata, l’ha abbellita lo stesso Amore. Anzi è comprata ad un prezzo infinito, e vale più questa che tutti i tesori del mondo tutto. Divengono essi come niente o, per dir meglio, sono come fango. La sua bellezza supera tutte le bellezze dell’universo; la sua grandezza fa divenire ogni cosa un nulla; la sua chiarezza e splendore ci fa vedere che tutti i gusti e contenti di questa vita sono tenebre ed oscurità ben grandi” (D. V, 41).

            Si tratta dell’inno alla gioia del patire nell’amare. Con una incantevole lirica Veronica canta l’elogio della sofferenza contemplandola nello splendore della sua bellezza. Una bellezza che sorpassa qualsiasi altra bellezza creata. E ciò è dovuto alla causa da cui ha origine un tale fulgore: l’Amore l’ha formata e l’ha abbellita. In tali parole Veronica esplode nell’ammirazione estatica di fronte a tanta leggiadria. Non resta altro che fissare lo sguardo su di essa per cogliere gli aspetti più attraenti. L’Amore costituisce la fonte suprema e ineffabile che ha reso il patire così amabile e piacevole. Quell’Amore di Cristo ha trasformato con il sacrificio della croce il soffrire in salvezza. La crocifissione di Gesù rivela l’evento redentore molto prezioso e costoso, che ha avuto il potere e il merito di far risplendere la sofferenza nella luminosità dell’amore.

            Veronica esprime con lirismo il fulcro del mistero salvifico, assommando insieme il dolore con l’amore da cui emana il fascino di una bellezza incomparabile. Teologia, fede, contemplazione e poesia si amalgamano mirabilmente per inneggiare all’Amore di Cristo immolato. Ella ne è totalmente coinvolta e si lascia irradiare per esplodere nell’esclamazione finale di gioia:

“O gioia preziosa! io ti vo’ tenere appresso di me. E nissuno mi stia a nominare più patire; ma si dica e si nomini sempre gioia. E, se per sorte venisse persona alcuna tribolata da V. R., le dia questa nova, che non vi è più il nome di patire, ma che le tribolationi e i travagli si hanno da chiamare gusti e contenti, e si hanno da tenere cari, come gioie pretiosissime. Così sia” (D. V, 41).

            Si giunge così alla conclusione sublime che identifica totalmente il patire con il gioire. Ambedue formano una identità piena, tanto che non si può pensare alla sofferenza senza affermare contemporaneamente l’allegrezza: le tribolazioni e i travagli si devono chiamare gusti e contenti. A questo punto si può dire che l’esperienza veronichiana diventa teoria comprovata e vissuta del patire e dell’amare.

Ammaestramenti questi che fanno comprendere come il patire per amore è uno stato di natura spirituale di altissimo valore, perché rivela il cuore e la vitalità del cristianesimo:

“II patire è un tesoro che in sé serra tutti gli altri tesori; è un mare dal quale si fanno molti fiumi e rivi, per innaffiare tutti gli orti e i giardini di ciascun’anima. Questo patire è un fonte, ma fonte sigillato con l’amore. Che più? E’ un convito nel quale vi sono tutte le sorte di vivande, e tutte acconcie e condite col puro amore. Dunque, il patire si può chiamare banchetto e convito di amore” (D. V, 87).

            Ancora delle pennellate significative e brillanti sulla configurazione del patire. Veronica usa alcune immagini e similitudini che esprimono bene la concezione che ella possiede attorno alla sofferenza, per darne una delucidazione inequivocabile, la quale non ha niente a che fare con forme di masochismo e o di isterismo emotivo. Ella rivela una viva lucidità mentale e insieme una vivace espressività verbale con rilevanti tocchi di acutezza. Il patire è indicato come il tesoro che raccoglie in sé tutti gli altri desideri, in modo da doverlo valorizzare come si conviene e non lasciarsi ingannare dai pregiudizi che esso porta con sé; è come un mare da cui nascono fiumi e ruscelli per portare l’acqua refrigerante ad ogni anima, in quanto dal patire sorgono effetti benefici per la maturazione della propria personalità e sensibilità.

             Tuttavia Veronica precisa, coerentemente il suo modo di vedere, che la sorgente del soffrire non ha una propria validità se non viene irrorata e purificata dall’amore. Proprio l’amare dona al patire il sapore appetitoso che invita alla mensa della vita e della bontà, dove tutti possono rallegrarsi e godere di cibi succulenti, conditi saporosamente dall’amore. Veronica conclude con una frase riassuntiva: il patire è il banchetto e il convito di amore. Sta qui il succo fragrante della sua esperienza mistica e del suo solido pensiero. Lì si concentrano la sua vita e la sua santità.

[1] Laureato in teologia dogmatica al Laterano, Dottore in filosofia ad Urbino. Membro della Pontificia Accademia Teologica.

[2] I brani riportati si riferiscono ai volumi pubblicati e sono citati con la sigla D., il volume I–VII, il numero delle pagine: Fioruccio (a cura di), “Un tesoro nascosto” ossia il Diario di S. Veronica Giuliani, Nuova edizione I-IV, Monastero delle Cappuccine, Città di Castello 1969-1974; Iriarte L.-De Felice A. (a cura di), Diario di S. Veronica Giuliani, V, Monastero delle Cappuccine, Città di Castello 1987; Cittadini Fulvi M.–Iriarte L. (a cura di), Diario di S. Veronica Giuliani, VI, Ed. critica Porziuncola, S. Maria degli Angeli, Assisi 1989; Iriarte L. (a cura di), Diario di S. Veronica Giuliani, VII, Ed. Porziuncola, S. Maria degli Angeli, Assisi 1991. Chi volesse una visione più ampia rimando al mio volume: Il patire e l’amare, Ed. Monastero San Silvestro Abate, Fabriano 2013.