San Giovanni Calabria: “zero e miseria” vince il diavolo

San Giovanni Calabria: “zero e miseria” vince il diavolo[1]

  di Alberto Castaldini[2]

L’intera esistenza di Don Giovanni Calabria ci conferma che il santo, e, potremmo aggiungere, l’uomo e il sacerdote, è colui che fa dell’umiltà il tratto costitutivo della sua vocazione e la cifra principale della sua azione. Questa genuinità dello spirito, accompagnata a un animo sensibile e introspettivo, porta non solo a consolare i sofferenti, ma a farsi concretamente carico del loro dolore, ispirandosi a tal punto a Cristo da completare, giorno dopo giorno, quello che manca ai suoi patimenti “a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

San Giovanni Calabria (Verona 1873-1954), santo della Provvidenza e dell’Umiltà, che amava definirsi “zero e miseria”, beatificato nel 1988 e canonizzato nel 1999 da Papa Giovanni Paolo II, figura significativa nella vita ecclesiale italiana della prima metà del Novecento, sino alla fine della sua esistenza terrena fu consapevole che – come scrive san Paolo – “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno”, tanto che “li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8, 28-29). Proprio in ragione della sua conformità a Cristo, molte furono le prove e le sofferenze da lui sopportate in vita, inizialmente contrastato nella vocazione sacerdotale poiché i superiori non lo ritenevano di sufficiente ingegno (possedendo in realtà un’intelligenza intuitiva che nella maturità si manifestò fornendo risposte profonde e risolutive ai quesiti anche di intellettuali), e che invece si rivelò non solo zelante e ispirato fondatore della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (1932), come del suo ramo femminile, ma profetico esempio per la Chiesa italiana e universale (“apostolo dalle vedute sconfinate”, lo definì il gesuita P. Domenico Mondrone), stimato da protagonisti della vita ecclesiale del suo tempo, come il cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, o Padre Pio da Pietrelcina; fu inoltre pioniere nel dialogo ecumenico con i cosiddetti fratelli cristiani separati: come lo scrittore anglicano inglese Clive Staples Lewis e il metropolita ortodosso romeno Visarion Puiu. Don Calabria fu anche in speciale comunione fraterna con il mondo ebraico, che sempre stimò e amò dopo che da bambino aveva assistito alle cerimonie di culto nella sinagoga di Verona. Durante l’ultima guerra mondiale portò concreto conforto agli ebrei perseguitati e il rabbino di Verona, memore di questa vicinanza, partecipò al suo funerale cui concorse l’intera cittadinanza.

La sua multiforme dedizione apostolica, il primato della carità e l’abbandono alla Provvidenza divina, l’intuizione verace e lo slancio che animavano ogni suo gesto, la purezza della sua testimonianza spirituale non potevano perciò che unirlo nelle sofferenze a Cristo, supremo modello della sua missione sacerdotale, perché la strada di Gesù verso la gloria è la stessa dei suoi figli (Rm 8,17) e passa attraverso una porta stretta che non esclude il sacrificio. Di ciò il santo sacerdote veronese fu sempre consapevole, tanto da affermare che le nostre sofferenze, in unione a quelle di Gesù, impreziosiscono le nostre anime e vivificano le opere di Dio. Eppure, con la sua innata umiltà, assimilata nella modesta abitazione natale di Vicolo Disciplina a Verona, nella centralissima Contrada Santi Apostoli, dove vide la luce l’8 ottobre 1873, battezzato il giorno di Ognissanti, figlio di Luigi, calzolaio, e di Angela Foschio, sarta e stiratrice, Don Giovanni, già anziano, chiedeva ai confratelli di pregare affinché potesse comprendere il “dono della sofferenza”. Nel maggio del 1930 proprio lui aveva dato inizio alla sezione italiana dell’“Apostolato infermi”. I suoi furono dolori non solo fisici ma soprattutto spirituali, che, nonostante i frutti copiosi della sua Opera, gli cagionarono angoscia e disperazione, sia in ragione del male così diffuso nella società, culminato nelle due guerre mondiali le cui privazioni egli sperimentò personalmente, sia per una misteriosa prova interiore, un’offerta di sé per la riparazione dei peccati che lo accompagnò fin dalla giovinezza, e si perfezionò in modo esplicito e per un misterioso disegno pochi anni prima della morte.

A undici anni si ammalò gravemente, gettando nello sconforto la madre che aveva perso già quattro figli, ma guarì provvidenzialmente dopo essere stato in pericolo di morte. La sua vocazione sacerdotale fu a lungo osteggiata in modo a tratti incomprensibile, forse perché grande sarebbe stato il bene da essa scaturito per il riscatto degli orfani e dei giovani in difficoltà attraverso la Casa Buoni Fanciulli da lui fondata nel 1907. Ma la volontà di Dio non si ferma agli ostacoli umani o spirituali, col tempo sapientamente li aggira, e Giovanni venne infine ordinato nel 1901 dal cardinal Bartolomeo Bacilieri, vescovo di Verona. In compenso la sua missione non fu mai disgiunta da un personale calvario. Il cardinale Schuster, che con il sacerdote veronese scambiò – come vedremo – un folto epistolario, ebbe a dire: “Mi pare che in queste sofferenze di Don Calabria ci sia la mano di Dio. Quando vuole adoperare un’anima, la stritola”.

Don Calabria fu sempre consapevole che questo era il prezzo per accedere al Regno di Dio (Quaerite primum regnum Dei! fu il motto e impegno suo e dell’Opera, di cui era custode, casante, come ancora oggi si definisce il superiore generale della congregazione). Se la sofferenza – affermava cosciente Don Calabria – è “moneta di Dio”, ciò significa solamente che essa può essere elargita a garanzia dei percorsi misteriosi del suo provvidente disegno. Resta il fatto che ogni croce genera anche angoscia, abbandono, esclusione, e negli ultimi anni il santo veronese non temette di affermare che l’ora “terribile” da lui vissuta era “l’ora di Satana”, che induceva a tornare urgentemente al Vangelo nella consapevolezza che l’ora del dolore fisico e spirituale “è anche l’ora di Gesù: è l’ora delle grandi decisioni…Gesù non verrà meno alla sua parola”.

Nonostante le promesse divine, molte ore buie segnarono infatti l’esistenza del santo veronese fino al suo tramonto ed egli ne fu anche scosso, impaurito, nel suo animo così profondamente sensibile che conviveva, alimentandolo, con lo zelo apostolico del fondatore.  Fu lunga la sua “notte oscura”, segnata da stati ansiosi, depressivi e ossessivi, ma Don Calabria trovava la forza di affermare: “Accetto tutto in espiazione dei miei peccati, per l’Opera, per il mondo…”. Alla mente del sacerdote, anziano e fragile, si riaffacciavano forse le parole del suo direttore spirituale, il carmelitano Padre Natale di Gesù del convento veronese degli Scalzi: “Si ricordi che il demonio è uno dei più terribili avversari di Lei, e se potesse precipitarla nell’Adige, sarebbe per lui una grande vittoria e trionfo”. Quindi, egli fu sempre pronto a combattere la sua buona battaglia, sopportandone i colpi violentissimi, rivestito “dell’armatura di Dio” (Ef 6,11). Come san Paolo, Don Calabria comprese di essere stato “afferrato” da Gesù, ma in questa sua chiamata che presentava gioie e dolori non fu mai un alienato bensì un uomo in costante relazione con Dio e i fratelli.

L’antico Avversario di Genesi, lo spirito negatore e distruttore – Padre Natale ne era certo – fu sempre il suo “acerrimo nemico”, poiché Don Giovanni era “tanto amato da Gesù” in quanto “istrumento nelle mani di Dio per compiere opere a bene della Chiesa di Dio”. La purezza di Don Calabria, il profumo della sua santità già in vita (Padre Pio ai fedeli veneti che a lui si rivolgevano nel Gargano consigliava di recarsi dal sacerdote veronese), la genuinità della sua testimonianza scatenavano certamente la furia distruttiva del Maligno, a tal punto che la sua azione persecutoria non gli risparmiò le pene interiori più laceranti, angosciandolo per la temuta inutilità dell’intera sua vita. Come il Curato d’Ars egli non fu esorcista, ma con le sue opere e le sue sofferenze strappò molte anime al diavolo, che in ogni momento “come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare” (1Pt 5,8). Come Giobbe, anch’egli levò il suo grido a Dio, soffrendo ingiustamente ma rimanendo fedele nella speranza della consolazione, infine morendo “vecchio e sazio di giorni” (Gb 42,17). Non a caso, il carmelitano p. Cherubino della Vergine del Carmelo, che divenne suo confessore dopo la morte di p. Natale di Gesù, lo paragonò proprio a Giobbe.

Il citato scambio epistolare intercorso tra il beato Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, e san Giovanni Calabria, ci rivela non solo la comunanza di intenti pastorali fra questi due uomini di Dio (Schuster ebbe a cuore e promosse la presenza calabriana a Milano nel borgo periferico di Cimiano), ma sottolinea la condivisa consapevolezza verso l’azione del Maligno, soprattutto nell’ultima fase della vita del veronese, segnata da profonda, quasi inconsolabile sofferenza. Don Calabria cercò il conforto spirituale dell’arcivescovo, che condivise con lui un senso di smarrimento, di incertezza sullo stesso futuro della Chiesa, consapevole però che la disperazione è generata dall’inganno diabolico, dal verbo di falsità che ferisce e indebolisce l’animo dell’uomo. E Schuster non temeva di confidare al sacerdote veronese le sue timorose fragilità, anche nei confronti dell’azione di Satana, nel solco di quella humilitas che gli derivava dalla formazione benedettina (Regula Sancti Benedicti VII) ma che fu anche il motto di un suo illustre predecessore sulla cattedra ambrosiana: San Carlo Borromeo. Non fu solo stima amicale a unirli ma anche partecipazione alla passione del Signore, come esorta l’apostolo Paolo, in anni in cui entrambi vedevano maturare “l’ora di Satana” (complice la complessa situazione geopolitica) e, nel contempo, “l’ora di Gesù” per la divina volontà di purificare il presente e il futuro. Schuster ribadì spesso al suo corrispondente che l’unica arma efficace contro il demonio è la santità, che Satana “non potrà essere vinto che con armi soprannaturali. Egli è intangibile a tutto il resto. Ha paura solo della santità della Chiesa” (lettera del 7/7/1951). Soprende la sensibilissima attenzione del porporato al presbitero e alle sue sofferenze, tanto che l’arcivescovo gli consigliò, nel luglio del 1949, di indossare la medaglia di san Benedetto. Attenzione umana così significata da Don Calabria in un appunto scritto con mano malferma, quasi cieco: “Nella mia croce come sento la predilezione di Gesù per Lei. Per questo Satana freme” (lettera del 18/12/1950). L’anno successivo Don Giovanni confiderà al card. Schuster che dopo avergli spedito una lettera ebbe “grandi prove fisiche e spirituali”, ma a un certo punto gli parve di udire una voce dire “basta per ora”, cui seguirono pace e serenità interiori. Un concomitante dettaglio, il primo, molto significativo per cogliere le eventuali strategie vessatorie del Nemico (lettera del 10/12/1951).

La desolazione morale, la notte oscura dell’anima, una melanconia infinita, rivelarono i tratti della persecuzione spirituale protrattasi fino agli ultimi giorni terreni di Don Calabria, allorché una serenità interiore lo pervase a tal punto da indurlo a offrire la sua vita per la guarigione di Papa Pio XII gravemente ammalato (e ricordiamo per inciso come anche a Schuster stesse a cuore la salute del Pontefice, e che l’arcivescovo precedette nella morte Don Calabria, spirando il 30 agosto del 1954). I medici e i collaboratori di Don Calabria testimoniano come il sacerdote soffrisse nella persuasione di aver commesso gravi peccati, di essere lontano dal pentimento, ritenendosi perciò ancor più colpevole e meritevole di castigo. A ciò si aggiungeva anche la frequente impossibilità a pregare, con la mente deturpata da pensieri avversi al Signore e alla fede, come nel cosiddetto “delirio di colpa”, grave stato di melanconia che tormenta le anime, spesso le più elette, tanto da far supporre l’azione straordinaria di uno spirito infernale. Non sorprende il fatto che in questi casi la mente della persona (anche del sacerdote) può essere angustiata persino da imprecazioni blasfeme, come avvenne per Don Calabria. Non per caso, Don Gabriele Amorth, chiedendo al passionista Padre Candido Amantini, l’esorcista della Scala Santa e suo maestro, che nome avrebbe dato al demonio, si sentì rispondere: “Il suo nome è bestemmia”.

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Veniamo ora a illustrare la vicenda calabriana anche sotto il profilo fenomenologico. Don Giovanni Calabria patì duramente come molti altri santi. Tornano alla mente episodi della vita del Santo Curato d’Ars o di Padre Pio, di Santa Veronica Giuliani o di Santa Mariam Baouardy, ma le esperienze vissute dal sacerdote veronese sono forse assimilabili a quelle di Santa Gemma Galgani (1878-1903), la giovane passionista lucchese che abbracciò la croce assegnando alla propria esistenza un significato reale che mutasse il dolore sofferto nell’amore assoluto e incondizionato per Cristo. Non si trattò in entrambi di una conformazione ideale, ma di un patire concreto, che comprendeva pesantissime vessazioni spirituali e fisiche, culminanti in un’ossessione dello spirito che spingeva al dubbio insanabile, al senso di fallimento, alla disperazione, accompagnando Gesù in un doloroso Getsemani quotidiano al punto di superare persino il confine dell’insanabile smarrimento, sperimentando l’angoscia del non-ritorno.

L’esperienza di Santa Gemma può pertanto essere accostata a quella di San Giovanni Calabria (peraltro si vedrà come un filo passionista unisca le due figure), e ci aiuta a farlo il filosofo e teologo Cornelio Fabro, autore di un denso saggio sulla giovane lucchese. Un realismo costante attraversa la sperimentazione della sofferenza in Gemma, e lo stesso possiamo cogliere in Don Calabria. Esso, ha scritto Fabro, è nella sua crudezza tale “da porre problemi gravi di teologia”, ai quali, almeno sotto il profilo “esistenziale”, non è facile dare una risposta. Possiamo in tal senso cogliere una specularità tra le sofferenze di Gemma, quella del sacerdote veronese e la Passione di Cristo, in cui però il soprannaturale, sperimentato da una creatura umana e non da Dio che si è fatto carne, è – scrive Fabro – fonte di sofferenze per certi versi più intense. Le vessazioni cui fu sottoposto Don Calabria non furono accompagnate come nel caso della santa lucchese da locuzioni interiori con Gesù, che consolarono la giovane nei momenti di maggiore travaglio. Ma il rapporto di Don Calabria con Cristo non fu meno intenso per il tramite sacramentale dell’Eucarestia nella sua condizione sacerdotale (tanto che l’azione vessatoria nei suoi confronti era diretta ad impedirgli di celebrare la Messa).

La vessazione in entrambi i casi, allorché intaccava l’esercizio della libertà interiore sul piano psicologico, con un grave riflesso nella prostrazione fisica, preparò il terreno a un’ossessione pesante (altrimenti definibile vessazione demoniaca mentale o interna) che si manifestava come premessa o financo anticamera della possessione, giungendo sulla sua soglia, ma che, ad avviso di Fabro, in Gemma, e per quanto ci consta anche in Don Calabria, non ha mai intaccato la piena e duratura unione della libertà interiore con Dio, quantunque culminando in pensieri e gesti di disperazione oltre che in moti verbali di avversione al sacro. Così riporta la Positio super Virtutibus del sacerdote veronese, ampiamente citata dai suoi biografi: “La coscienza di don Giovanni rimase costantemente identica sia nel suo aspetto positivo di promozione della vita di fede e di morale, sia nel suo comportamento critico di ogni idea… Il profondo della sua personalità non fu mai compromesso e la sua attività raziocinante non scomparve mai”.

Tutto ciò ci conferma come la presenza oscura del Male non impedisca la misteriosa cooperazione delle anime al piano di salvezza, pur generando eventuali perplessità circa il prezzo di tale sofferenza. Ma il Dio vivente è ineffabile e la sua trascendenza calata nell’immanenza non ci rivela sempre chiaramente l’economia della sua strategia salvifica. Ogni spiegazione diviene in tal senso impossibile alla mente umana e ci riconduce al tema dell’umiltà creaturale. La semplicità d’animo di Don Calabria, che coesisteva con la progettualità profetica del fondatore, dell’infaticabile costruttore di opere, rappresentava un modello di vita per quanti lo conoscevano, e si accompagnava a un cuore introspettivo che si esprimeva nella relazione col prossimo. Questo atteggiamento, come accadde in altri santi, perfezionava una profonda empatia che sfociava nel comune soffrire, conformandosi a Cristo nell’atto della riparazione, camminando lungo quel percorso che conduce alla gloria futura ma che per tutti passa inevitabilmente dal Golgota. Don Calabria fece proprio un carico di sofferenza intimamente lacerante che giunse nei momenti di maggiore disperazione a offuscare persino quella prospettiva d’eternità che si colloca al centro delle promesse divine per l’uomo.

L’aneddotica calabriana riporta molti episodi in cui il confine tra il mondo spirituale e la dimensione terrena appare labile. Anche la documentazione del processo canonico, che elevò il prete veronese agli altari, ne reca puntuale testimonianza, a conferma di come – pur nella sofferenza – in Don Calabria rimanesse la vigilante responsabilità verso le macchinazioni del Maligno (2Cor 2,11) nella fedele adesione a Gesù Cristo.

Allorché all’avvio del suo ministero fu vicario cooperatore a Santo Stefano, antica chiesa di Verona nei pressi dell’Adige, nella casa in cui viveva con la madre e la nipote, dopo un periodo di iniziale tranquillità, seguirono inspiegabili fenomeni fisici. Oggetti e mobili si muovevano da soli, il campanello della porta non dava tregua senza che nessuno lo toccasse e invano si cercò di fissarne il tirante. Lo si avvolse persino con degli stracci, ma fu inutile. Testimoni oculari di questi eventi furono notabili cittadini come il marchese Da Lisca, il prof. Grancelli e Don Pietro Scapini, professore di matematica al Seminario. Anche mons. Luigi Peloso, vicario generale della diocesi, che abitava nei pressi, udì quegli strani rumori e frastuoni. Il parroco di Santo Stefano cercò di bloccare la corda metallica del campanello, avvolgendosi le mani con delle pezze. Mollò la presa prima che la corda gli ferisse i palmi. Anche Padre Natale di Gesù volle assistere ai fenomeni nella casa di Vicolo Fontanelle. Essi durarono alcuni mesi per poi cessare del tutto.

Pochi anni dopo i fatti di Santo Stefano, quando l’Opera dei Buoni Fanciulli, grazie alla generosità del conte Francesco Perez, era già stata avviata e il progetto iniziava a dare i frutti sperati, ecco che l’ansia, lo scoraggiamento, iniziarono a tormentare Don Calabria. Padre Natale di Gesù in una lettera del 21 settembre 1913 gli scrisse: “Per obbedienza poi Le comando e Le impongo di mettersi in pace, quieto e tranquillo e tutta la sua responsabilità, tutti i suoi peccati, lasci tutto a carico della mia coscienza, perché io devo rispondere della Sua anima dinanzi a Dio. Per carità, non la dia vinta al demonio…”. Ma notte e giorno non c’era pace per il giovane prete. Notti lunghissime, disperanti, l’impossibilità di raccogliersi nella preghiera, di lavorare per la Casa dell’Opera. In una missiva del 1914 p. Natale significò al presbitero la ragione ultima delle sue sofferenze: “Non dimentichi mai che S. Zeno in Monte [sede dell’Opera, ndr] è il suo Calvario, sopra il quale Gesù lo vuole immolato, a gloria Sua, a salute di tante anime, di milioni di anime, e per la santificazione dell’anima della Reverenza Vostra”.

In una notte del 1934 Don Calabria si rifugiò nel Convento degli Scalzi, presso P. Natale di Gesù, per trovare un po’ di pace. Ciò si era verificato già agli inizi dell’Opera, ma il suo confessore quella volta lo aveva rimandato a casa. Dopo averlo ospitato in una delle celle, i carmelitani udirono nella quiete notturna rumori e gemiti. Entrati nella stanza trovarono il prete tremante e pieno di lividi, tanto da indurli a benedirlo. L’episodio si ripeté quella stessa notte e la benedizione fu rinnovata. Poi Don Calabria si addormentò.

Le vessazioni fisiche di Don Calabria, così simili a quelle che patì Padre Pio, sorprendono, ma nello stesso tempo inducono a quella cautela che non è espressione di incredulità, ma di ponderata attenzione verso analoghi episodi straordinari, indizi di una vita intensamente spirituale, di una sensibilità certamente fuori dall’ordinario, nella consapevolezza che nulla, nemmeno il più feroce persecutore, “potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8, 39), giacché – per citare Papa Leone Magno –  “colui che è in noi è più forte di colui che è contro di noi, il nostro vigore è in lui, nel confidare nella sua forza. Per questo infatti il Signore ha voluto subire l’attacco del tentatore: per istruirci con il suo esempio e insieme difenderci con il suo aiuto” (Leo I, Homilia XXXIX, 3).

Una testimonianza contenuta nella Positio parrebbe indicare in Don Calabria anche la presenza di uno stato dissociativo grave. Racconta fratel Oliviero Prospero: “Ad un certo punto si divincolava, gesticolava, digrignava i denti, faceva boccacce”. Il fratello coadiutore cercava di portargli conforto, rinfrescando il viso e le mani infiammate dal calore con una pezzuola bagnata. Don Calabria in dialetto e con una voce alterata allora esclamava: “Cópelo (uccidilo) ‘sto prete, questo saco de carbon, questo assassino che mi ruba tante anime. Quando è che muore? Brucialo!”. Passata qualche ora Don Calabria tornava quieto, e talvolta capitava che predicesse l’ora in cui sarebbero cessati questi fenomeni. Questi eventi si verificarono a Villa Ugolini, sulle Torricelle – le colline alle spalle di Verona – dove il sacerdote visse negli anni della Prima guerra mondiale. In un’altra occasione preannunciò un prossimo attacco, ingiungendo al confratello di non interloquire in alcun modo con quella presenza. Verificatosi quanto previsto, quella voce che lo pervadeva chiese perentoria: “Cosa fa Don Calabria? Mi porta via tanti giovani…sarebbero tutti miei”. Consapevole di queste improvvise e pesanti vessazioni, il sacerdote ripeteva spesso giaculatorie e invocazioni.

Di fenomeni apparentemente inspiegabili, ma noti alla letteratura demonologica, fu testimone diretta anche una delle religiose della casa dell’Opera a San Pancrazio, rione nei pressi della città, la quale, ricevuta una telefonata da una voce minacciosa ma simile a quella del Fondatore, pochi istanti dopo trovò alla porta Don Calabria in visita che ascoltò profondamente scosso il racconto. Il sacerdote all’udire i dettagli si turbò in viso, e fu persino colto da un tremito, accasciandosi.

Pare di scorgere in tutte queste prove il “pungiglione nella carne” evocato da san Paolo nella Seconda lettera ai Corinzi (12,7), che lo tormentò per non indurlo in superbia. Tali gravi vessazioni, culminanti come già detto in pensieri ossessivi e fenomeni talora dissociativi, di profonda prostrazione psicologica, non furono comunque in grado di minare totalmente, in modo continuato e prolungato, le basi della volontà di Don Calabria, nemmeno quando gli assalti lo colpivano nel corso della Messa a tal punto da indurlo a sospenderla per poi riprenderla. Infatti, la personalità di Don Calabria univa a una spiccata sensibilità verso l’altro, il prossimo, i poveri della città, una convinta determinazione nella sua azione apostolica. Come riporta la Positio super Virtutibus: “Aveva ottime capacità di dominio… Sapeva anche andare contro corrente con un rifiuto od un “no” se non vedeva chiaramente”. Così in essa si sintetizza efficacemente la personalità calabriana: “Animo percettivo e volontà solida”. Certamente nell’ultima fase della sua esistenza questi tratti riconoscibili ebbero a mutare in ragione delle sofferenze quotidiane. Nel contempo, e la Positio lo attesta, nella sua emotività “potevano determinarsi, al di fuori delle intenzioni di don Giovanni, manifestazioni contrarie alla sua coscienza”. Che esse possano essere culminate in uno sdoppiamento temporaneo della personalità, in quello che si definisce momento della crisi nella possessione per l’azione straordinaria del maligno, va dimostrato, giacché “non necessariamente chi ha vessazioni od ossessioni demoniache è anche posseduto”, ha scritto P. Francesco Bamonte nel suo volume Possessioni diaboliche ed esorcismo. La vicenda calabriana presenta a tratti questa ambiguità e, va detto che, a quanto risulta, Don Calabria non fu mai sottoposto ad esorcismo.

Negli anni della vecchiaia si fece più profondo e radicato il senso di disperazione e abbandono nell’anziano sacerdote: “Non credo più a niente…ho le mani vuote…sono zero e miseria…cosa vuole Gesù da me?”. Egli inoltre lamentava che un “muro di divisione” lo separava da Cristo, tanto da credere di essere da Lui rifiutato per sempre, senza alcuna speranza. “Dio el me leva la presenza”, affermava sconsolato Don Calabria nel suo amato dialetto. L’inganno operava sull’umore e le ideazioni più fosche lo affliggevano, facendogli paventare lo smarrimento della ragione. Ma la vicinanza delle anime, la comunione dei santi lo confortavano: di ciò egli rimase sempre consapevole. Che Don Calabria abbia sperimentato tutto ciò per così molti anni non deve sorprendere, perché il dato della sofferenza umana per causa del Maligno è parte dell’annuncio cristiano, tanto che – come ha scritto Don Renzo Lavatori nel suo saggio Satana, l’angelo del male  – “non si può togliere tale aspetto dal vangelo, senza, con questo, cambiare il senso dell’essere e dell’opera di Cristo”. Gli esorcismi operati da Gesù e descritti dagli evangelisti non costituiscono un racconto simbolico, ma una battaglia personale, tanto che il Redentore ordina ai demoni di rivelare il loro nome, dopo che loro hanno osato fare il suo. Il nome nella Scrittura ha, come sappiamo, un significato profondo, che tocca l’essenza della persona.

Non si deve però considerare che Don Calabria attribuisse con facilità queste prove all’azione del demonio. Uomo e prete di antica quanto solida formazione, ragionava e si esprimeva con innato discernimento, e da queste esperienze sapeva trarre ammaestramenti che condivideva per il bene delle anime, affinché la sua palestra personale potesse irrobustire i fratelli. Per questo affermava che “il demonio tenta in modo speciale con lo scoraggiamento”, ma che proprio per questo occorreva farsi santi a suo dispetto. Ciò non significa demonizzare ogni fenomeno incomprensibile che coinvolge l’uomo (e che la scienza potrebbe un giorno spiegare), ma raccomandare criterio nel giudizio, non escludendo nel contempo le indicazioni di quella sensibilità spirituale che proviene solo dall’esercizio assiduo della vita cristiana e dalla pratica della preghiera. Padre Candido Amantini dal canto suo, nella presentazione del volume di Don Amorth Un esorcista racconta, osservò: “noi non neghiamo minimamente i progressi della scienza; ma è contro la realtà, da noi continuamente sperimentata, illudersi che la scienza possa spiegare tutto e voler ridurre ogni male alle sole cause naturali”.

Dunque, nulla di sorprendentemente “paranormale” nella vita del santo prete veronese, piuttosto molto di autenticamente spirituale e perciò non sempre spiegabile con categorie umane, ma comprensibile con quelle evangeliche e teologiche o grazie a metafore efficaci perché imbevute di quella saggezza popolare che Don Giovanni Calabria aveva respirato alla scuola domestica di mamma Angela: “Satana è in catena – amava dire il nostro santo – ma bisogna stare attenti, perché la catena è lunga”. Don Calabria, osservando e benedicendo come soleva fare al termine del giorno la sua città dal colle di San Zeno in Monte, era convinto che quella catena fosse in grado di imprigionare il mondo intero e con sensibilità escatologica visse le prove più tragiche dell’umanità nel Novecento. Uno scenario questo che viene riaffermato nei documenti del Concilio Vaticano II: “Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall’origine del mondo, destinata a durare, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio” (Cost. Gaudium et Spes, 37).

Tutte queste prove rientrarono comunque in un progetto divino a cui il santo veronese aveva più volte aderito consapevole. Sin dai primi anni di ministero Don Calabria – come ha scritto Don Luciano Squizzato – ebbe del suo sacerdozio una precisa concezione, quella del sacerdos alter Christus, ovvero a suo avviso il sacerdote doveva offrirsi come vittima perché il Signore è per lui “eredità” e “calice”. Giovane prete, egli si offrì da subito come vittima per la crescita dell’Opera, da poco fondata e nella quale aveva infuso tutto il suo zelo, intendendo questa offerta non come qualcosa di temporaneo ma come una scelta definitiva. Il 27 novembre 1907, il giorno seguente all’apertura della prima “Casa Buoni Fanciulli” nell’antico borgo di San Giovanni in Valle, Don Calabria scrisse in chiusura a una lettera indirizzata all’amico Don Pio Vesentini: “Prega perché possa amare il patire”. Naturalmente l’oblazione – che verrà ripetuta nel corso degli anni – implicava una conformazione radicale, financo una identificazione con il modello supremo della vittima, e la conseguente partecipazione al disegno di redenzione salvifica. Il prezzo non poteva che essere elevato: il Golgota personale di Don Calabria fu soprattutto la notte oscura iniziata nel 1949 e conclusasi nell’anno della morte del santo, il 1954. Nel suo diario, il 12 luglio 1950, nel pieno di quella quotidiana sofferenza – come ricorda Don Luigi Piovan, postulatore della Congregazione –, l’anziano sacerdote ribadì la sua offerta personale: “Io, povero ed ultimo servo, da alcuni mesi ho sofferto e soffro ciò che mente umana, così mi pare, non possa capire. […] Offro la mia povera anima alla divina misericordia”.

Squizzato ha sviluppato un raffronto tra l’esperienza calabriana e quella descritta con vertici di mistico afflato nonché di razionale consapevolezza, da san Giovanni della Croce (carmelitano come P. Natale di Gesù). Il quadro di sofferenze interiori che le testimonianze, rese nella Positio, delineano è dettagliato, confermando certe pagine del mistico spagnolo: tentazioni contro la fede, contro la speranza, prove cagionate dalla calunnia degli uomini o dall’incomprensione del mondo. Don Calabria, l’abbiamo già accennato, sperimentò anche la tentazione blasfema, come confidò al suo successore Don Luigi Pedrollo nel giorno dell’Addolorata del 1950 (“[…] ebbe l’ossessione di avere sulla punta della lingua parolacce, bestemmie; temette di essere abbandonato da Dio e di non essere compreso dai suoi stessi figli”). Tali sofferenze lo tormentarono sino alla fine della sua esistenza terrena, assieme a un conseguente senso di colpa e di oppressione della coscienza che non temeva di rivelare ai suoi collaboratori con atto di estrema umiltà.

Nell’ultima annotazione sul suo diario, il 29 maggio 1954, sei mesi prima della morte causata da emorragia cerebrale, Don Calabria ribadì la continua lotta interiore di fronte all’instancabile e pervicace azione diabolica: “Ora sono alla fine. Satana mi vuole nello scoraggiamento e miseria”. Nondimeno il vecchio sacerdote si affidava alla divina misericordia. Nel febbraio di quello stesso anno mariano, Don Pedrollo aveva registrato il suo smarrimento e la disperazione per l’indifferenza avvertita di fronte alla Messa: “Mi pare di essere perduto, sulla porta dell’Inferno!”.

Nel santo veronese non venne meno la cognizione che tutto quanto gli accadeva si collocava nella sequela di Cristo, quale intima offerta di sé per il suo piano redentivo e in opposizione al suo ministero. Proprio per la sua esperienza personale, a un prete conterraneo, il venerabile Don Giovanni Ciresola, suo figlio spirituale che aveva gettato le basi del Cenacolo della Carità, raccomandava perseveranza di fronte alle molte difficoltà patite perché gli ostacoli frapposti dal demonio erano il segno che l’opera era voluta dal Cielo.

Nonostante ciò in Don Calabria ci fu il desiderio di essere aiutato, supportato da “uomini di Dio”, da quelli che lui stesso chiamava “angeli del conforto”. Il card. Schuster fu certamente uno di loro. Agli inizi degli anni Cinquanta le sofferenze in lui si acuirono a tal punto che attraverso un medico di fiducia chiese aiuto a Padre Pio da Pietrelcina, il quale assicurò che avrebbe pregato “con tutta l’anima” per il prete veronese, aggiungendo però che Don Calabria era giunto, “vicino al Signore”, “sulla via della grazia”, a tali altezze difficilmente raggiungibili dalla scienza medica. Ad analoghe conclusioni giunse un illustre clinico che lo ebbe in cura, il prof. Cherubino Trabucchi, direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Verona, il quale diasgnosticò una “melanconia con associata una psiconevrosi ossessiva”, allorché nella testimonianza resa nella Positio definì Don Calabria “un martire dell’amore attraverso una sofferenza tragica di ordine psichico, potenziata spiritualmente”. Trabucchi, nella dichiarazione citata da Squizzato, osservò che in Don Calabria non riteneva “giustificate” le “drastiche cure, e ormonali e di elettroshock che gli furono applicate” e che mai vide soffrire un paziente come lui, in quanto – continuò – “i mali del mondo e soprattutto il peccato del mondo lo accasciavano tremendamente e lo facevano soffrire indicibilmente”. Pertanto, affermare, com’è accaduto anche di recente, che il santo veronese fosse affetto sostanzialmente da episodio depressivo maggiore e da nevrosi ossessiva, cui sarebbe stata di beneficio la terapia elettroconvulsivante, denota forse una prospettiva limitata sia della vicenda personale di Don Calabria, sia della stessa dimensione umana nella sua complessità antropologica.

Nella vicenda personale di Don Calabria si riscontrano i sintomi della cosiddetta depressione maggiore, con un persistente senso di colpa che generava autorecriminazioni di tipo morale e spirituale, con persistenti ideazioni ossessive che lo prostravano. Ma i sintomi non sembravano risolversi con le terapie, anzi parevano peggiorare, mentre il conforto della preghiera come della relazione/direzione spirituale ne attutiva gli effetti, sollevandolo temporaneamente. Si manifestavano inoltre i segni di un disturbo ossessivo:  una condizione di sofferenza che genera un senso di fallimento totale di sé, arrivando a includere impulsi autodistruttivi e al suicidio, blocco della preghiera e improvvisa avversione al sacro (oggetti, pratiche devozionali). Nella Positio si può ritrovare manifestazione di tutti questi sintomi. Che quella descritta dalla letteratura demonologica come “azione straordinaria del Maligno” abbia perciò trovato una breccia nella spiccata sensibilità, come nella sofferente fragilità, di Don Calabria («Diceva di se stesso di essere “una pianta sensitiva” che sente tutto», si afferma nella Positio) è più che probabile, ma appare semplicistico ricondurre a fattori esclusivamente organici o psichici episodi dolorosi così ricorrenti e radicati, nonché avvalorarne il loro rimedio attraverso terapie invasive. All’indagine scientifica – le parole del prof. Trabucchi lo confermano – non è possibile stabilire con argomentazioni teorico-empiriche che le ossessioni o le possessioni siano, ad esempio, problemi di scissione o proiezione. Essa può certamente fare luce, indagando, su queste fenomenologie, ma non può spiegarle in modo definitivo o generalizzato. La soggettività del caso, nella sua complessità interiorizzata, costituisce e resta un dato centrale.

In questi termini si espresse dal canto suo il card. Pietro Palazzini, prefetto della Congregazione dei Santi, nel corso  della plenaria del 1° dicembre 1985 alla presenza dei cardinali riunitisi per il voto sull’eroicità delle Virtù di don Calabria, e riportata da Don Piovan: “Il Suo scontro con Satana durò tutta la vita, ma sempre nell’ombra. L’affermazione che un influsso malefico demoniaco sia stato esercitato su Don Calabria, tenuta presente la sua personalità, non può essere considerata pretestuosa o diminutiva della sua grandezza spirituale. Per chi non accettasse l’influsso malefico del diavolo, rimane vero, ipoteticamente, che nel quadro psicofisico del Servo di Dio le sue convinzioni religiose abbiano raggiunto apici cosi alti da determinare momenti drammatici di sofferenza e di angoscia, nei quali l’idea satanica personificava tutte le difficoltà che si opponevano alla realizzazione dell’Opera che egli si sforzava di portare avanti. […] Se poi si tien presente che Don Calabria, pur non avendo avuto visioni di figure e simboli demoniaci (un dato però che alcune testimonianze sembrerebbero disconfermare, ndr), ebbe esperienze sensibili di realtà sataniche, l’interpretazione più ragionevole e maggiormente nella logica della fede è che l’intervento del maligno abbia accentuato i processi di alterazione fisica e psichica del Servo di Dio per gli stessi motivi per cui nell’ora delle tenebre si avvicinò a Cristo a rendergli più difficile il suo sacrificio”.

Concludendo, lungo la sofferenza di ogni uomo si snoda un sentiero di purificazione che introduce a una piena dimensione di grazia. Un vissuto come quello calabriano sotto il profilo teologico rappresenta una sintesi di dimensione antropologica, psicologia umana e tensione mistica. Esso costituisce un paradigma umano, creaturale, prima che un caso clinico e dovrebbe essere interpretato anche in questa arricchente prospettiva. Persino il Vangelo ci attesta lo stato di melanconia che assalì gli apostoli alla vigilia della Passione, esponendoli all’influsso dell’Iniquo, cui seguì però immediata l’esortazione liberatoria di Gesù: «Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”» (Lc 22, 45-46).

La sofferente e nel contempo gioiosa santità di Don Giovanni, che in vita ebbe sì a soffrire, ma di cui si ricorda anche l’arguzia nelle espressioni (e Mons. Franco Costa, vescovo di Crema, citato da Piovan, affermò: “Quando si usciva da don Calabria, si sentiva la gioia grande del santo, ma si sentiva il mistero della sofferenza”), va riconosciuta anche e soprattutto nella sua dedizione paterna verso l’uomo povero, il tutto svolto in quella piena consapevolezza della quale il Maligno è acerrimo nemico. Egli stesso ammonì che “il nemico si oppone a quello che domanda Gesù”, e “se ne ride dei nostri piani e delle nostre industrie separate dalla santità”, rimanendo consapevole che “il grande conduttore della grazia di Dio è il dolore”.

Negli ultimi anni della sua esistenza, a partire dal 1947, il santo ricevette una serie di lettere confortanti scritte da P. Adalberto Cerusico, un religioso passionista a conoscenza del suo stato, simili nello stile a quelle di P. Natale di Gesù, morto nel 1941. Una delle missive, riportate da Ottorino Foffano nella sua biografia calabriana, così recitava, spronandolo: “tutto ciò che l’opprime, sia che venga dai demoni, dagli uomini, dal Cielo: tutto è opera dell’Amore. Amore di Dio, Amore di Maria, per un disegno di amore salvifico, a gloria di Dio”. Padre Cerusico visitò di persona Don Calabria solo nel settembre del 1954, dopo essere stato a san Giovanni Rotondo da Padre Pio, il quale in quell’occasione gli disse che le sofferenze del prete veronese presto sarebbero cessate e che avrebbe ricevuto consolazione. Don Calabria morì il 4 dicembre di quello stesso anno, ultimo primo sabato del mese dell’Anno Mariano.

Si è detto come Don Calabria vivesse queste esperienze fuori dall’ordinario con grande sofferenza, ma come nel contempo conservasse il necessario discernimento verso ogni fenomeno soprasensibile di natura religiosa. Egli visse un’epoca segnata da due conflitti mondiali con immense rovine, animata da grandi aspettative dopo i molti patimenti, e caratterizzata da frequenti episodi di misticismo. A Verona nell’immediato secondo dopoguerra si segnalarono ripetuti fenomeni mistici che Don Calabria osservò con scetticismo, tanto da dire: “trucco, isterismo e il demonio concorrono bene spesso in questi casi di pseudomisticismo e il demonio lavora sovente sulla povera natura malata”. Sulla “Rivista del Clero Italiano” (marzo 1953) intervenne infatti con un articolo contro il falso misticismo. Ma di fronte ai celebri fatti della Madonna delle lacrime di Siracusa (agosto-settembre 1953) il suo atteggiamento dubbioso scomparve.

Nel suo cuore – vogliamo così pensare – Don Calabria comprese, di fronte alle straordinarie manifestazioni della Madre di Dio, Mediatrice universale di grazie, l’importanza del sacrificio personale, delle proprie lacrime, sempre credendo, nonostante le molte traversìe patite, nel sacerdozio che tanto aveva desiderato, restando perciò, sino alla fine, saldo nelle parole accorate contenute nella Prima lettera di Pietro: “non siate sorpresi per l’incendio di persecuzione che si è acceso in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare” (1Pt 4, 12-13).

 

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Squizzato L., Il voto di vittima e la notte oscura di Don Calabria, in Id.,“Un incarico divino…”. Il “voto di vittima” e la riparazione in San Giovanni Calabria, “Rivista di Studi Calabriani”, Verona, a. VIII, 2007, vol. II.

Zonin S., D’Auria A., I disagi dell’anima e l’esorcismo. Liberazione e guarigione interiore nel percorso pastorale e terapeutico, SugarCo, Milano 2017.

 

[1] Questo intervento riprende il testo della relazione tenuta su invito al Convegno Nazionale 2019 dell’Associazione Internazionale Esorcisti AIE, Sacrofano – Roma, Fraterna Domus, 16-20 settembre 2019.

[2] Professore nella Facoltà di Teologia Greco-Cattolica dell’Università Babes-Bolyai di Cluj (Romania).

Linee guida per il ministero dell’esorcismo”, un vademecum di dottrina e prassi alla luce del nuovo Rituale

Copertina Linee Guida (aggiornata)

Da articolo di LA STAMPA: https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/libri/2020/07/14/news/linee-guida-per-il-ministero-dell-esorcismo-un-vademecum-di-dottrina-e-prassi-alla-luce-del-nuovo-rituale-1.39082435

Linee guida per il ministero dell’esorcismo”, un vademecum di dottrina e prassi alla luce del nuovo Rituale

Curato dall’Associazione Internazionale Esorcisti e pubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova un testo fondamentale per far luce sull’azione del maligno.

 

TORINO. Negli ultimi anni, l’azione diabolica è oggetto di notevole interesse nel mondo occidentale, in particolare riguardo al fenomeno della possessione e al ruolo che svolgono gli esorcisti nel ministero di liberazione. Come ha rilevato il cardinale Bassetti, presidente della CEI, «esistono nel mondo delle periferie esistenziali dove è sempre inverno, dove l’aria è impregnata di paura. Il boss di queste periferie è il maligno che, come ricorda papa Francesco, non è “un mito, una rappresentazione, ma un essere personale che ci tormenta” e riguardo al quale Gesù ci ha insegnato a chiedere ogni giorno di essere liberati “perché il suo potere non ci domini”». Tuttavia, molto spesso la percezione dell’azione del maligno è distorta e l’esorcismo cattolico è visto come «una realtà scabrosa, violenta, oscura quasi quanto la pratica della magia, […] sullo stesso piano delle pratiche occulte».

Il libro “Linee guida per il ministero dell’esorcismo”, pubblicato inizialmente in forma riservata per i membri dell’Associazione Internazionale Esorcisti, è ora disponibile in un volume pubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova (EMP). Il testo, curato dall’Associazione Internazionale Esorcisti, fornisce anzitutto ai sacerdoti esorcisti gli elementi fondamentali per esercitare il loro servizio. Si tratta di uno strumento prezioso, frutto dello studio e dell’esperienza di molti esorcisti, il quale, pur non essendo un documento magisteriale, è stato esaminato e corretto dai Dicasteri competenti della Santa Sede. La decisione di rendere il testo fruibile a tutti offre l’occasione di mettere ordine sulla questione dell’azione diabolica e della liberazione da essa, per evitare di cadere in pericolosi inganni e illusioni; questa trattazione è di particolare interesse e andrebbe raccomandata a tutti i sacerdoti che esercitano il servizio pastorale nelle comunità.

Il punto fondamentale dal quale parte l’attività esorcistica è la Divina Provvidenza: Dio si prende cura in modo concreto e immediato di tutte le sue creature. Tuttavia, il male è presente nel mondo, favorito e stimolato dall’azione diabolica che avviene in modo ordinario (attraverso la tentazione) e in modo straordinario (attraverso fenomeni come la possessione, l’ossessione, la vessazione e l’infestazione, di cui viene fatta un’adeguata trattazione). Questo non deve spaventare, perché Dio è il più forte; anche le azioni straordinarie del maligno sono da Dio permesse per manifestare la Sua misericordia, la quale, come ricorda san Giovanni Paolo II, «non consiste soltanto nello sguardo, fosse pure il più penetrante e compassionevole, rivolto verso il male morale, fisico o materiale: la misericordia si manifesta nel suo aspetto vero e proprio quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme di male esistenti nel mondo e nell’uomo» (cfr. Dives in misericordia, n. 6).

Il testo si sofferma, con spiegazioni ed esempi, su alcuni comportamenti che possono diventare causa occasionale per l’azione straordinaria del maligno, in particolare la superstizione e i malefìci. Non sempre tale azione si verifica: spesso, però, di fronte ai guai della vita, alcuni concludono che “tutto va storto” perché “qualcuno ci sta facendo qualcosa”… ma questo può essere un alibi che distoglie dall’insegnamento più importante. Infatti, come sosteneva il famoso esorcista padre Gabriele Amorth, «il primo e autentico male per l’uomo è il peccato; salvaguardare e accrescere la propria comunione con Dio, per mezzo di una vita di fede, di preghiera, di sacramenti e di carità operosa, è la vittoria contro l’azione ordinaria del demonio ed è insieme la migliore prevenzione contro la sua azione straordinaria».

La parte centrale è dedicata al discernimento dei segni dell’azione straordinaria del maligno; questo richiede una formazione specifica, in particolare per l’accertamento della presenza del maligno (azione preternaturale) e l’accompagnamento del paziente, soprattutto nel coltivare un’autentica vita spirituale. Infatti, come ha affermato Papa Francesco, il pericolo maggiore per il cristiano è la corruzione spirituale: «Coloro che non si accorgono di commettere gravi mancanze contro la Legge di Dio possono lasciarsi andare ad una specie di stordimento o torpore. Dato che non trovano niente di grave da rimproverarsi, non avvertono quella tiepidezza che a poco a poco si va impossessando della loro vita spirituale e finiscono per logorarsi e corrompersi. La corruzione spirituale è peggiore della caduta di un peccatore, perché si tratta di una cecità comoda e autosufficiente dove alla fine tutto sembra lecito: l’inganno, la calunnia, l’egoismo e tante sottili forme di autoreferenzialità, poiché “anche Satana si maschera da angelo della luce” (2 Cor 11,14)» (cfr. Gaudete et exultate, nn. 164-165).

Infine, nel libro viene anche spiegato il rito dell’esorcismo, di esclusiva competenza del sacerdote esorcista: evitando ogni genere di sensazionalismi, si mette in luce il fatto che l’agente principale è Cristo Dio, mentre l’esorcista è uno strumento che agisce secondo il rito stabilito dalla Chiesa. Non è la ricerca della formula esorcistica più potente, né particolari “poteri” del sacerdote che ne determinano l’efficacia, sulla quale vengono fornite rilevanti argomentazioni teologiche.

“Linee guida per il ministero dell’esorcismo. Alla luce del rituale vigente”, Associazione Internazionale Esorcisti (a cura), 1a edizione 2020, pagine 306, in Libreria da Maggio 2020.

Vai alle edizioni Messaggero Padova:

http://www.edizionimessaggero.it/ita/catalogo/scheda.asp?ISBN=978-88-250-5206-0

 

 

 

 

Circa la beatificazione del dott. José Gregorio Hernandez e la strumentalizzazione da parte della Santeria

CIRCA LA BEATIFICAZIONE

DEL DOTT. JOSÉ GREGORIO HERNANDEZ

E LA STRUMENTALIZZAZIONE DA PARTE DELLA SANTERIA

 

A cura dell’Associazione Internazionale Esorcisti

11 luglio 2020

È dello scorso mese di giugno 2020 la bella notizia della prossima beatificazione del grande medico venezuelano, il Venerabile José Gregorio Hernández Cisneros[1]. Tra coloro che più si sono rallegrati per questo gioioso evento figura, a buon diritto, il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo Metropolita emerito di Caracas (Venezuela)[2], il quale ha, con il futuro Beato, uno stretto legame: in primo luogo come venezuelano, ma soprattutto per aver lavorato come vice-postulatore della sua causa di canonizzazione, dal giugno 1984 al maggio 1990, e in seguito come attore principale di questa causa in qualità di arcivescovo di Caracas da novembre 2005 a luglio 2018.

Il sito della Conferenza Episcopale Venezuelana ha riportato una sua recente intervista in cui, tra l’altro, in relazione al dottor Hernández Cisneros ha affermato: «La sua condotta può essere classificata come un’esperienza eroica delle virtù proprio perché ha vissuto intensamente unito a Dio. Questo è importante che lo sottolineiamo, poiché molte volte ci soffermiamo a sottolineare l’esatto adempimento dei suoi compiti professionali e dei suoi doveri civici, e non evidenziamo sufficientemente ciò che costituisce l’essenza della santità: la viva unione con Dio, il seguire e imitare Gesù Cristo intensamente nell’adempimento della volontà divina. In una parola, essere una donna o un uomo di Dio. Così è stato José Gregorio. Senza dubbio è stato un cittadino esemplare, un grande professore, un eccellente ricercatore, un medico accurato e generoso, pieno di carità. Ma anche molto di più di questo: un uomo di Dio. Prepariamoci, quindi, nei prossimi mesi a celebrare la sua beatificazione. Sentiamo il desiderio di imitarlo nell’esperienza dell’amore per Dio, della nostra fede cristiana e cattolica, con una intensa pietà, con la pratica religiosa, con l’esperienza dei 10 comandamenti, con l’ascolto e il compimento della Parola di Dio. È questo il percorso verso la santità e la felicità. José Gregorio è stato, tra altre cose, un uomo di Dio. Imitiamolo!»[3].

Anche se la beatificazione di un Servo o di una Serva di Dio interessa, per sé, l’ambito di una Chiesa particolare o di un Istituto di vita consacrata, non ci meraviglieremmo se in un futuro, che speriamo vicino, il culto del dottor José Gregorio Hernández Cisneros venisse esteso all’intera Chiesa Cattolica attraverso la sua canonizzazione, come è avvenuto per altri suoi illustri colleghi, quali Giuseppe Moscati o Riccardo Pampuri. Il prossimo Beato José Gregorio Hernández Cisneros ha infatti, a nostro parere, tutti i requisiti per essere proposto a tutti i fedeli come modello da seguire e come intercessore da invocare.

C’è però un aspetto che riguarda il culto di quest’uomo di Dio che, a nostro parere, deve essere preso in considerazione per evitare che ne soffra la sua vera immagine e, insieme, ne patisca la fede delle persone umili e semplici, oggetto particolare delle sue cure e della sua carità ed è l’uso che è stato fatto sino ad oggi della figura di questo grande medico cristiano da parte della Santeria (una forma di stregoneria, molto diffusa in Sudamerica, che richiede il sacrificio di animali e, in casi estremi, anche mutilazioni umane e “donazioni” da parte di chi presiede il rito).

Il dottor José Gregorio Hernandez è considerato infatti, dai cultori della Santeria, capo della “Corte medica”. Ciò ha generato grave confusione intorno alla figura di questo medico e ancor più ne produrrà nel popolo latinoamericano, se non verrà chiarita l’appropriazione indebita che essi hanno fatto della sua figura.

Per inquadrare meglio la questione, riteniamo opportuno dare un rapido sguardo alla gerarchia dello spiritismo venezuelano.

La Santeria ha ventuno “Corti spiritiche”, con a capo le tre grandi “potenze” dello spiritismo: Reina Maria Lionza, considerata a capo di tutte le Corti spiritiche e affiancata da Negro Felipe e Guaicaipuro.

santeria potenze spiritiche

Le statue delle tre “potenze spiritiche”.

Tra le ventuno Corti troviamo anche una “Corte medica” in cui la Santeria ha messo a capo abusivamente, dissacrandone la figura il dottor José Gregorio Hernandez. Per ottenere guarigioni e interventi, sia a livello fisico che spirituale, gli spiriti di questa Corte vengono invocati dalle sciamane, dai medium e dai maghi tramite sedute spiritiche e con dei rituali, nel corso dei quali vengono usate candele sia di colore bianco che verde (da essi precedentemente “consacrate” agli spiriti).  La sciamana o il medium o il mago chiede alla persona ammalata di portarle una bottiglia d’acqua, una di alcool, cotone, garze, la statua o l’immagine dello stesso dottore, lenzuola bianche, fiori (alcuni chiedono anche tabacco). Questi oggetti verranno da essi sottoposti a dei rituali nel corso dei quali li consacreranno agli spiriti e poi saranno riconsegnati alla persona ammalata con le seguenti istruzioni: preparare nella propria casa un altare in onore del dottor José Gregorio Hernandez sul quale depositare questi oggetti, eccetto le lenzuola che, invece, dovrà porre nel letto nel quale dormirà quella notte, che sarà la notte dell’“intervento”.  L’acqua e l’alcool dovrà depositarli sull’altare in un bicchiere. La mattina seguente, la persona che nella notte sarà stata “operata” dal dottor Gregorio, dovrà bere l’acqua che era nel bicchiere sull’altare.

La gente bisognosa, pensa che sia intervenuto veramente il dottore, esistito storicamente, che per permissione di Dio opera miracoli, ma in realtà sono intervenuti gli spiriti della Corte che operano pseudo guarigioni, chiedendo però allo sciamano, al medium o al mago di dare loro in cambio l’anima del “paziente”, senza che egli ne sappia nulla. Più precisamente la sciamana, il medium o il mago offrono e consacrano agli spiriti non solo gli oggetti che avevano chiesto di portare, ma anche la persona che si è rivolta a loro. E ciò a insaputa della persona stessa.

dottor José Gregorio Hernandez

Una immagine del dottor José Gregorio Hernandez

Come sappiamo, gli schiavi africani, al tempo della loro deportazione in Sudamerica, camuffarono gli spiriti in cui credevano con le immagini dei santi cristiani per poter proseguire le loro invocazioni e i loro riti agli spiriti. Un fatto analogo accade ora con la persona del dottor Josè Gregorio da parte di sciamani, maghi e medium.

Nelle immagini che riportiamo di seguito, apparentemente cristiane, sono rappresentate in realtà gli spiriti della Santeria africana, sotto forma di Santi e anche di Gesù.

santeria olofi

Anche quella che segue, apparentemente sembra una immagine sacra cattolica, perché sono rappresentati: Sant’Anna, la Vergine Maria, il Bambino Gesù, San Giuseppe, San Gioacchino. Sotto di essi è rappresentata una mano. Alla gente viene detto che è la mano di Cristo: in realtà è la mano delle cinque “potenze” dello spiritismo, ovvero di “cinque spiriti”. Si noti come l’agnello immolato è per terra, sottomesso a questa mano misteriosa; inoltre quasi tutti gli altri agnelli sono rivolti non verso Cristo ma verso la mano “miracolosa”.

santeria mano di dio

Davanti a questa immagine vengono proferite delle formule, che hanno come scopo di ottenere abbondanza di beni e anche protezione da ogni tipo di magia.

Quella che riportiamo, nell’immagine di seguito, è invece la stessa mano a forma di candela da usare nei diversi rituali di stregoneria. Alla gente viene però falsamente detto che è la mano di Cristo o di Dio.

santeria mano di dio rito

Le seguenti immagini sono presenti su internet e ci aiutano a comprendere come gli operatori dell’occulto usano la figura del dottor Josè Gregorio per circuire le persone umili e semplici.

santeria operatore

santeria potenze spiritiche 2

santeria potenze spiritiche 3

Servendosi di queste immagini, sciamane, medium e maghi ingannano il popolo dicendo di operare magia bianca o addirittura dicendo che Dio ha permesso che essi fossero mediatori tra il santo e le persone che si sono rivolte a loro. Sappiamo bene, però, che la magia è in assoluta antitesi con la fede cristiana e non esiste una “magia buona”.

Molte persone sono state irretite da questo mondo di stregoneria e spiritismo senza accorgersene.  In modo speciale descriviamo brevemente il caso di una suora che soffriva di diversi problemi di salute. Giacché sua madre era una sciamana e praticava la magia nera della Santeria venezuelana e tante altre forme di magia, invitò l’altra figlia a portarla in una “farmacia” per essere curata da un uomo che diceva essere un “fratello mediatore” tra il santo dottor Gregorio Hernandez e gli ammalati. Ella ricorda che, arrivando in quella presunta farmacia, c’erano tante statue e immagini come quelle che sono state riportate nelle immagini precedenti. Venne quindi invitata da quell’uomo a mettersi su un lettino ospedaliero e chiudere gli occhi, perché avrebbe pregato su di lei per ottenerle la guarigione.  La suora, non solo non è guarita, ma ha subito ulteriori danni sia a livello di salute fisica che spirituale, che ancora oggi le provocano grandi sofferenze.

Si consideri che quando la gente soffre e non ha le idee chiare e non ha una fede cristiana ben formata (e questo può incredibilmente accadere anche a una suora che ha un genitore sciamano), si fida di chiunque promette di ottenerle la salute e la guarigione e non si accorge che sta cadendo in una trappola del maligno.

È certo, pertanto, che gli operatori dell’occulto strumentalizzeranno enormemente la beatificazione del dottor José Gregorio per confondere ancora di più quei cristiani cattolici del Sudamerica, quasi analfabeti nella propria fede. E molti di essi, ingannati da sciamani, medium e maghi, faranno spiritismo senza saperlo, credendo di pregare un nuovo santo cattolico.

Sarebbe cosa molto conveniente che la Chiesa latinoamericana si preparasse a questo importante evento della beatificazione del dottor José Gregorio con una grande opera di purificazione dell’immagine della sua persona presentata dagli operatori dell’occulto, smascherando le loro falsità … solo così questa beatificazione sarà davvero un momento di grazia per tutta la Chiesa e non di ulteriore inciampo e confusione per le persone semplici.

Segnaliamo alcuni siti internet sui quali si possono trovare video con finte preghiere e rituali spiritici che vengono indirizzati al falso dottore:

https://www.youtube.com/watch?v=MkqgECHII7o

https://youtu.be/-tEDDIujRxg

https://youtu.be/_RfP5CTB26g

https://youtu.be/j4Vhbguhojw

Circa il culto di Maria Lionza, regina di tutte le Corti spiritiche, si può vedere invece:

https://youtu.be/lNafMgt9QLM

https://youtu.be/rWXv44h0tyY

Davanti alle agghiaccianti immagini delle automutilazioni del culto a Maria Lionza che sono una gravissima violazione della dignità umana e che si possono vedere in questi ultimi due link segnalati e davanti alla distorsione del vero culto al nostro prossimo beato, il Venerabile dottor José Gregorio Hernández Cisneros, non ci resta che affidare pertanto la Chiesa del continente latinoamericano allo Spirito Santo, perché la guidi e illumini in questo momento di preparazione e attesa…

[1] Si veda, al riguardo, l’intervista al Card. Becciu in http://www.causesanti.va/it/notizie/notizie-2020/intervista-al-card-becciu-sulla-beatificazione-di-jose-cisneros.html

[2] https://press.vatican.va/content/salastampa/it/documentation/cardinali_biografie/cardinali_bio_urosa-savino_jl.html

[3] «Su conducta se puede catalogar de vivencia heroica de las virtudes precisamente porque vivió intensamente unido a Dios. Esto es importante que lo destaquemos, pues muchas veces nos quedamos en señalar el exacto cumplimiento de sus tareas profesionales y sus deberes cívicos, y no destacamos suficientemente lo que constituye la esencia de la santidad: la viva unión con Dios, el seguir e imitar a Jesucristo intensamente en el cumplimiento de la divina voluntad. En una palabra, ser una mujer o un hombre de Dios. Así fue José Gregorio. Sin duda él fue un ciudadano ejemplar, un gran profesor, excelente investigador, médico certero y generoso, lleno de caridad. Pero también mucho más que eso: un hombre de Dios. Preparémonos, pues, en los próximos meses para celebrar su beatificación. Sintamos el deseo de imitarlo en la vivencia del amor a Dios, de nuestra fe cristiana y católica, con una intensa piedad, con la práctica religiosa, con la vivencia de los 10 mandamientos, con la escucha y cumplimiento de la Palabra de Dios. Ese es el camino hacia la santidad y la felicidad. José Gregorio fue, entre otras cosas, un hombre de Dios. ¡Imitémoslo!» https://conferenciaepiscopalvenezolana.com/cardenal-urosa-jose-gregorio-hernandez-fue-realmente-un-hombre-de-dios

Testimonianze circa l’uso dell’esorcismo di Leone XIII da parte di chi non ne ha ricevuto facoltà dalla Chiesa

Testimonianze circa l’uso dell’esorcismo di Leone XIII

da parte di chi non ne ha ricevuto facolta’ dalla Chiesa.

 

Testimonianza n. 1

Una volta venne da me una donna che sembrava soffrire di violenti attacchi demoniaci. Le preghiere di liberazione non le recavano alcun sollievo. Nel colloquio mi raccontò che, esortata da un sacerdote, recitava ogni giorno l’esorcismo di Leone XIII per perorare la liberazione della sua nazione dalle forze del male.

Le risposi che recitando quell’esorcismo aveva ingaggiato una lotta spirituale più grande di lei. Se lei attaccava il nemico, senza il mandato della Chiesa, doveva anche aspettarsi che il nemico «rispondesse al fuoco».

Ho usato un esempio per illustrare questo concetto.

Immagini di essere un soldato davanti al fronte nemico. Si trova senza alcuna protezione in pieno campo di battaglia. Ha lasciato la trincea e per sua iniziativa personale corre da sola con una mitragliatrice incontro al fronte nemico che avanza verso di lei con diversi carri armati. Pensa di poter abbattere i carri armati nemici con la sola mitragliatrice?

Cosa pensa che accadrà a lei? I carri armati nemici prenderanno la mira e la abbatteranno.

In che modo avrebbe dovuto quindi reagire? Il suo posto non è in prima linea. A lei spetta un altro compito: da un terreno sicuro, deve sostenere a modo suo i combattenti di prima linea. Se lei lavora lì, i combattenti di prima linea, che hanno una maggiore esperienza, saranno più forti, più protetti e con una maggior capacità offensiva da dispiegare al fronte.

Esprimo ora il concetto in modo analogo: se lei recita l’esorcismo di Leone XIII, si schiera sul fronte di battaglia e ingaggia una lotta solitaria contro le forze del demonio. Ma questa lotta non è un gioco: il nemico è reale e al tempo stesso non innocuo, come scrive l’apostolo Paolo: «Poiché non abbiamo a combattere contro carne e sangue, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti maligni che sono nei luoghi celesti» (Ef 6,12). Lei combattendo nel posto che non le compete, rischia grandemente perché affronta un nemico che è più forte di lei da una posizione in cui può essere facilmente sconfitta.

Quindi, cosa deve fare?

«Nella battaglia spirituale dobbiamo applicare gli stessi principi di una guerra terrena. I combattenti di prima linea nell’esercito di Dio, sono i Vescovi e i Sacerdoti esorcisti. Hanno un equipaggiamento diverso e godono di una speciale di protezione di tutta la Chiesa.

Lei è una semplice fedele e non può attaccare direttamente e personalmente il nemico con armi che non sono destinate a lei. Non può recitare quindi l’esorcismo di Leone XIII che è un sacramentale della Chiesa e nel quale si usa una forma imperativa nei confronti del demonio che solo i Vescovi e i Sacerdoti che ne hanno ricevuto autorizzazione dai propri Vescovi Ordinari possono usare.

Sostenga i combattenti di prima linea con le sue preghiere. Preghi Dio perché sconfigga il nemico. Si accontenti di recitare la preghiera a san Michele Arcangelo e lo supplichi di lottare per noi contro il nemico. E preghi la Beata Vergine Maria, vincitrice di tutte le battaglie di Dio, che porterà alla vittoria. Reciti il Rosario. Si confessi e partecipi alla Santa Messa regolarmente, e cerchi di vivere la sua vita cristiana mantenendosi salda nella fermezza della fede. Questo è il suo posto nella lotta spirituale».

Di lì a poco, questa donna tornò da me per raccontarmi che stava già molto meglio e non molto tempo più tardi mi riferì che i fenomeni di cui mi aveva parlato erano scomparsi.

Ho così imparato che il documento del 29 settembre 1985 redatto dal Cardinale Ratzinger, rappresenta un grande aiuto per alcuni credenti per evitare che si espongano con negligenza o incautamente agli attacchi del demonio ritenendo erroneamente, anche se con le migliori intenzioni, che usando l’esorcismo di Leone XIII possano liberare il mondo dalle potenze del male. Quando il Cardinale Ratzinger vieta ai fedeli di recitarlo, intende quindi proteggerli e difenderli dagli attacchi del nemico, per loro imprevedibili.

Nei casi summenzionati, è stato per me un valido aiuto porre la seguente domanda: «A chi volete obbedire: a un Sacerdote che vi dice che potete usare l’esorcismo di Leone XIII per combattere il demonio o all’Autorità della Chiesa che ve lo vieta?». Questa domanda ha aiutato numerose persone a liberarsi da un grande peso.

(Don Martin Ramoser)

 

Testimonianza n. 2

Per motivi di riservatezza manteniamo l’anonimato dell’autrice della presente testimonianza e omettiamo quei riferimenti che permetterebbero di identificarla.

 

Reverendo Padre Francesco Bamonte, ho seguito la vicenda circa l’uso dell’esorcismo di Leone XIII e spero con queste poche righe di aiutare tutti a riflettere.

Vorrei con molta semplicità e umiltà, ma soprattutto nella verità, condividere la mia esperienza di vita.

Il dono della vita mi è stato dato da Dio in un paese dell’America Latina e oggi sono una Consacrata nella Vita Religiosa. Come è ben risaputo, in tante zone di questo bellissimo continente si pratica largamente la stregoneria, la magia nera, la santeria, lo spiritismo e tante altre pratiche esoteriche.

Sono nata in una famiglia nella quale si esercitava tranquillamente la magia nera, lo spiritismo e addirittura erano stati realizzati patti con il demonio: uno lo aveva fatto la mia nonna materna, un altro mio padre. Sono nata e cresciuta in questa realtà aberrante, come se fosse la cosa più normale del mondo. All’età di 5 anni ho subito la prima violenza sessuale, in un rituale di iniziazione -con profanazione dell’Eucaristia- al quale fui costretta a partecipare e a cui ne seguirono molti altri per 5-6 anni.

Sin dall’inizio fui considerata la prescelta, l’ “eletta”, colei che alla morte della nonna avrebbe dovuto continuare le sue opere di stregoneria. Dato l’ambiente familiare nel quale vivevo imparai gradualmente, come se fosse un fatto del tutto normale l’uso del pendolino, della tavola ouija per evocare i defunti, la consacrazione dei bambini agli spiriti nel ventre delle donne in gravidanza, come fare malefici e tante altre cose di questo genere.

Nella mia classe ero l’unica bambina a non aver ricevuto il Battesimo e questo, spesso, diventava per me motivo di disagio, perché mi sentivo diversa dagli altri alunni. Cominciai a desiderare di ricevere il Battesimo, ma senza manifestarlo ai miei genitori. Il desiderio del Battesimo, però, era motivato anche da un sincero sentimento d’amore che stava crescendo nel mio cuore nei confronti di Gesù e dal desiderio di diventare cristiana, entrando a far parte della Chiesa.

Un giorno -avevo 6 anni- seppi di un grande raduno organizzato da un sacerdote in una parrocchia, un po’ distante dalla mia. In quella occasione sarebbero state battezzate tante persone, bambini e adulti.

Celebrazioni collettive di Battesimi, amministrati ad adulti e a bambini, circa 40 anni fa erano molto usuali in alcune zone del Sud America, da parte di sacerdoti missionari, proprio perché il Sud America era considerata da loro “terra di missione”.

All’insaputa dei miei genitori e di mia nonna, riuscii a convincere il cugino di mio padre e sua moglie ad accompagnarmi a quel raduno, dove chiunque, non battezzato (sia i bambini portati dai genitori, sia gli adulti), poteva ricevere questo sacramento, senza alcuna preparazione previa e senza nemmeno che il parroco lo conoscesse.

Al momento del Battesimo, che si svolse in una cattedrale (che era anche chiesa parrocchiale), mi confusi con tutti gli altri battezzandi e ricevetti anch’io, con grande gioia, il sacramento. Mio cugino e la moglie mi fecero da padrino e madrina.

Al termine della celebrazione tutti i battezzati venivano censiti nel registro parrocchiale dei Battesimi.

Dopo il Battesimo, cominciai a frequentare spontaneamente la Santa Messa festiva nella mia parrocchia, ma vi andavo da sola, perché i miei genitori non vi partecipavano. Dopo un anno circa volli iniziare il cammino di preparazione alla Prima Confessione e alla Prima Comunione, che ho ricevuto all’età di 9 anni. I miei genitori non parteciparono alla Messa in cui ricevetti la Prima Comunione e non permisero che io fossi festeggiata da alcuno. Nonostante ciò, da quel momento cominciai a sentire nel mio cuore un amore sempre più grande per Gesù; e, sebbene continuassi a essere coinvolta nella realizzazione delle pratiche magiche, provavo un disagio crescente, ogni volta che le facevo. Mi sentivo, al contempo, attratta dalle attività parrocchiali e, all’età di 10 anni, mi resi disponibile per aiutare alla mensa dei poveri e al dispensario farmaceutico della parrocchia. Entrai anche a far parte del coro parrocchiale.

Il senso di disagio crescente, che sentivo nei confronti delle pratiche magiche, giunse a un punto tale che, all’età di 11 anni, rinunciai definitivamente ad esse. Nel mio cuore entrò in abbondanza la pace e la serenità, che scaturiscono dal sentirsi accolti, amati e perdonati da Dio. Contemporaneamente, però, in seguito al mio rifiuto di prestarmi ancora alle pratiche magiche e ai riti di stregoneria, si scatenò una fortissima reazione da parte dei miei familiari, che si manifestò in un continuo tentativo di farmi desistere dalla scelta fatta: mi parlavano sempre del demonio come di un “buon amico”, al quale si doveva obbedire; lui, in cambio, mi avrebbe fatto dono di tante cose, compresa la salute. Dovevo solo consegnargli continuamente la mia anima e servirlo fedelmente. Mi rifiutai decisamente e, insieme alle persecuzioni familiari, si aggiunse quasi subito una guerra aperta e tremenda nei miei confronti da parte del demonio, che di notte mi assaliva con vessazioni fisiche: cercava di soffocarmi, mi bloccava nel letto; oppure mi procurava un peso tremendo sul petto, tanto che mi sentivo schiacciare; mi appariva sotto forme mostruose e mi diceva che ero sua e non mi avrebbe mai lasciata; altre volte provocava forti rumori in casa per impedirmi di dormire. Reagivo con la preghiera e, dopo una lotta estenuante, finalmente desisteva. Potrei raccontare ancora tante altre cose che mi rendevano la vita assai difficile, però ritengo che non sia qui né il luogo né il momento adatto. È importante, però, sapere che nel frattempo ero diventata catechista dei piccoli e nel mio cuore cominciò a manifestarsi il desiderio di donarmi totalmente a Gesù nella Vita consacrata, in un Istituto religioso. Tale desiderio si realizzò all’età di 17 anni, quando entrai nell’Aspirandato di un Istituto religioso. Per la mia famiglia fu una vergogna, un disonore, un’onta che ancora oggi desiderano farmi pagare, operando rituali di maledizione contro di me. Questo gesto, infatti, fu considerato anche un sacrilegio, ed essi, nei loro riti, mi offrono continuamente a satana, chiedendogli tutto il male possibile nei miei confronti. Sono trascorsi 23 anni da allora: nel frattempo sono diventata Suora, consacrandomi per sempre a Gesù con la professione perpetua dei voti religiosi. Attualmente offro a Lui l’esperienza di continui malesseri fisici -che i medici non sanno diagnosticare- e di visite notturne del maligno, che prosegue a tormentarmi con le sue vessazioni. La preghiera e gli esorcismi della Chiesa mi sono però di grande aiuto in questa lotta.

Mi chiederete: che c’entrano queste cose con l’uso dell’esorcismo di Leone XIII?

Vi narro un fatto che, a mio parere, dimostra come non possiamo sfidare il demonio con iniziative personali o con armi che la Chiesa mette solo nelle mani dei Vescovi e di Sacerdoti che ne hanno ricevuto legittima facoltà dai propri Vescovi.

Nella casa di mia nonna si svolgevano messe nere e rituali in cui venivano sacrificati animali e profanate le Ostie consacrate che si procurava tramite dei bambini che le portavano via di nascosto al momento della distribuzione eucaristica e che ella ricompensava con denaro (a quest’ultima nefandezza della nonna io non mi sono mai voluta prestare, nonostante me lo avesse chiesto più volte). Un giorno alcuni di questi fatti che accadevano in casa di mia nonna arrivarono alle orecchie del nuovo parroco, giovane e inesperto. Senza preavviso, si presentò immediatamente in casa di mia nonna con un secchiello di acqua benedetta e l’aspersorio in mano. «Cosa fate in questa casa? Adesso ci penso io!», esclamò l’ingenuo sacerdote. Mia nonna lo lasciò entrare, gli permise di benedire e di fare tutte le sue preghiere. Alla fine, con un sorriso perfido, gli domandò come stavano i suoi parenti e gli raccomandò di salutarli. Il parroco era appena giunto in canonica, quando ricevette una telefonata: veniva informato che suo padre, recatosi in campagna, non era più tornato ed era introvabile. Trascorsero sei giorni di inutili ricerche, quando fu ritrovato morto. Sul terreno e sul suo corpo vi erano evidenti tracce di un rituale satanico. Eppure, in quel luogo, coloro che erano alla sua ricerca erano passati in precedenza diverse volte, ma non avevano notato nulla. Il giovane parroco, poco tempo dopo, cadde in una tremenda depressione e dovette essere rimosso dalla guida della parrocchia.

Vengo ora a me. Da anni sono sottoposta regolarmente ad esorcismi per essere aiutata nelle continue vessazioni del maligno, che sperimento nella mia carne e so quanto sono delicate e umilianti le cose che possono venire alla luce o accadere durante un esorcismo.

Immagino, anzitutto, i possibili traumi psicologici che ne conseguirebbero se l’esorcismo fosse qualcosa che ogni persona, senza aver ricevuto una preparazione adeguata e senza che sia stata verificata la sua capacità ad assumersi un tale compito, facesse senza un mandato espresso da parte della Chiesa.

Inoltre, temo, per la mia esperienza, che si aprirebbero delle porte, attraverso le quali queste persone sarebbero attaccate in maniera molto forte dal demonio, divenendo a loro volta sue vittime e bisognose anch’esse di esorcismi.

Spesso, infatti, giungono alle Comunità monastiche richieste di preghiere in favore di persone sottoposte a esorcismi da Sacerdoti autorizzati. Queste richieste danno molto fastidio ai demoni, i quali cercano di vendicarsi su quelle Comunità e non è raro che Dio, per i fini misteriosi della sua Provvidenza, a volte permetta delle loro azioni di disturbo. Ora, se questi “disturbi” si verificano quando si fanno semplici preghiere quotidiane nelle quali si affidano le persone tormentate dal maligno alla Madonna e si offrono per loro sacrifici giornalieri, mi chiedo che cosa potrebbe accadere se qualcuno, senza godere della protezione assicurata da un mandato ufficiale della Chiesa, cominciasse a fare esorcismi, anche senza rivolgersi direttamente al demonio, ma semplicemente invocando l’aiuto di Dio servendosi di quelle che nel rito degli esorcismi della Chiesa sono definite “formule deprecative!”.

Nel mandato ricevuto dal Sacerdote esorcista scorgo la figura materna della Chiesa, che non abbandona mai i suoi figli e vi vedo la cura e la preghiera di tutta la Chiesa: non del singolo che opera in maniera privata e autonoma, ma l’unità e la forza della comunione ecclesiale.

Affido alla Madonna queste poche righe, che spero possano servire al bene di tante anime, nel desiderio che questo bene possa in qualche modo ridondare anche per la salvezza dei miei famigliari, ai quali ho sempre perdonato e di cuore perdono. Con questa intenzione concludo con l’antica preghiera per mezzo della quale i primi cristiani chiedevano l’intervento della Madre celeste:

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,

Santa Madre di Dio, non disprezzare le suppliche

di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo,

o Vergine gloriosa e benedetta.

 

 

Circa l’articolo-inchiesta di Maria Sorbi “Liberaci dal Male” su “Il Giornale” 08 giugno 2020

AIE Logo blogAssociazione Internazionale Esorcisti [A.I.E.]

Ufficio Stampa

Roma, 10 giugno 2020

 

A seguito di diverse segnalazioni in merito, con la presente intendiamo correggere alcune inesattezze apparse nell’articolo-inchiesta di Maria Sorbi “Liberaci dal Male” su “Il Giornale” l’08 giugno 2020 (https://www.ilgiornale.it/news/liberaci-male-1868751.html) circa il quale dobbiamo anzitutto precisare che l’Associazione Internazionale Esorcisti e il suo Presidente (citato varie volte nell’articolo) non sono stati in alcun modo contattati dalla giornalista. Tuttavia, circa il contenuto ci sembra doveroso apprezzarne il tono rispettoso nonché l’intento positivo verso il ministero esorcistico.

In Italia i sacerdoti esorcisti, nominati con licenza dai propri Ordinari ed iscritti alla nostra Associazione, sono, circa 400. A questi si aggiungono altri sacerdoti non iscritti all’A.I.E., ma regolarmente nominati dal loro Ordinario a svolgere il ministero di esorcista. Gli uni e gli altri sono rintracciabili tramite le segreterie delle curie episcopali di appartenenza.

Circa l’iniziativa del GRIS di cui si accenna all’inizio dell’articolo, a noi risulta che NON si tratta di un censimento dei sacerdoti esorcisti e dei loro assistiti, né, tantomeno, di qualcosa che comporti la divulgazione di dati sensibili dei singoli sacerdoti esorcisti e dei loro assistiti, ma di una ricerca sulla diffusione e la prassi dell’esorcismo in diversi paesi del mondo a cui partecipano anche l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” e il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. Quando tale ricerca sarà ultimata, l’AIE si riserva di offrire al GRIS precisazioni sui dati raccolti e sulla loro lettura.

Da alcuni anni l’Associazione Internazionale Esorcisti ha creato un blog, il cui indirizzo è: https://aiepressoffice.com

Nelle pagine del blog è possibile trovare, oltre all’insegnamento della Sacra Scrittura e del magistero della Chiesa circa l’esistenza e l’attività del mondo demoniaco, anche indicazioni sulla corretta prassi del ministero dell’esorcismo, articoli e comunicati ufficiali.

Circa la tipologia e le percentuali delle persone assistite di cui all’articolo in questione, segnaliamo che sono dati di libera raccolta della giornalista e per nostra esperienza non quantificabili in facili categorie e numeri. Lo stesso dicasi delle cause di azione straordinaria del maligno e delle varie tipologie di situazione di partenza o di storia delle persone.

È affermazione non chiara dire che le suggestioni “solletichino” la presenza del diavolo. Meglio dire che possono generare la convinzione della sua azione straordinaria, che poi può non essere riscontrata dal sacerdote esorcista.

Il diavolo NON è la personificazione del maligno; il diavolo È il maligno. Sono due nomi che indicano la stessa realtà spirituale, individuale e personale dell’angelo ribelle a Dio. Ce lo insegna Gesù nel Vangelo, il Magistero della Chiesa espresso nel Catechismo e nei pronunciamenti dei Papi, come anche l’esperienza e gli scritti di molti Santi.

L’Associazione Internazionale Esorcisti NON è organizzatrice del “Corso su esorcismo e preghiere di liberazione” che si svolge al Pontificio Ateneo “Regina Apostolorum” in Roma.

Essa collabora, tuttavia, con l’Ateneo e con il GRIS nel proporre alcune tematiche e offrire suoi relatori.

Purtroppo tra i sedicenti maghi o sensitivi, se alcuni sono ciarlatani, altri sono consapevolmente veri servi di satana e oltre alla truffa pecuniaria ci sono implicazioni molto più gravi a livello spirituale per chi ricorre a tali soggetti.

Il sacerdote esorcista, per essere tale, deve avere una licenza espressa rilasciatagli dall’Ordinario diocesano, il quale la può concedere per un periodo indeterminato o per un periodo determinato. Nel caso in cui il sacerdote esorcista appartenga ad un Istituto religioso, detta licenza è rilasciata in accordo con l’Ordinario della famiglia religiosa a cui il sacerdote appartiene.

Chi opera esoterismo, occultismo, satanismo, come possono essere maghi, cartomanti, sensitivi, medium, ecc., sono, di fatto, operatori del male e servono alla causa del diavolo, non certo a quella di Dio, anche quando professano un’apparente religiosità e cercano di accreditarsi usando simboli e richiami ispirati alla fede cristiana.

Se è vero che molte persone che pensano di essere disturbate in modo straordinario dal diavolo sono, in realtà, soltanto vittime di disagi psicologici o addirittura di disturbi psichiatrici, va ribadito che, al contrario di quanto l’articolo afferma, le persone veramente attaccate in modo straordinario dal diavolo possono essere SIA individui perfettamente sani sotto l’aspetto fisico e psicologico, SIA individui affetti da disturbi psicologici o, addirittura, da vere malattie psichiatriche. In quest’ultimo caso siamo in presenza di persone che soffrono contemporaneamente di problemi psichici e di difficoltà spirituali reali.

Chi è vittima di quell’azione diabolica straordinaria indicata comunemente come possessione, non soffre di personalità multipla, come nel caso della corrispondente malattia psichiatrica, ma patisce una sostituzione da parte di un altro “io” nel controllo del proprio corpo. Detto con termini diversi, nei casi di vera possessione diabolica il demonio prende possesso in modo dispotico del corpo della persona (non della sua anima) agendo come se fosse suo. Ciò non avviene in modo continuato, ma solo in determinati momenti, per lo più imprevedibili, durante i quali la vittima può trovarsi in diverse situazioni di consapevolezza: alle volte è cosciente di ciò che le accade, mentre altre volte non lo è del tutto, con numerose varianti tra questi due estremi. In tutti i casi, comunque, la persona non è responsabile di quanto dice o fa perché, qualunque sia il grado di consapevolezza che possiede, nei “momenti di possessione” la sua volontà non è in grado di gestire il suo corpo.

Nel caso di vere azioni diaboliche straordinarie, i fenomeni che in esse si verificano devono essere qualificati come preternaturali e NON preterintenzionali. Ed è proprio questa nota di preternaturalità, ossia il non poterli interpretare come fenomeni soprannaturali (dovuti, cioè, ad un intervento divino) o naturali (dovuti a cause naturali) che permette di spiegarli come azione straordinaria del demonio.

Altro errore da correggere nell’articolo è l’affermazione che “il rito [dell’esorcismo] non va immaginato come una lotta del bene contro il male ma come una liberazione dell’anima da qualcosa di negativo e opprimente”. La realtà è che nel rito dell’esorcismo si attua una vera lotta tra il bene (che è Cristo) e il male (che è il demonio) sul campo di battaglia che è il corpo della persona tormentata dal maligno. Da un lato, la Chiesa con sua la fede in Cristo Dio; dall’altro, il nemico con la sua ribellione a Dio. Con la preghiera di esorcismo viene liberato il corpo di una persona che è aggredita da qualcuno e non da qualcosa.

Il demonio può solo attaccare il corpo nel tentativo di arrivare indirettamente all’anima con la paura, il dubbio, la rabbia da lui alimentati mediante la sofferenza arrecata al corpo e ai sensi interni dell’uomo, allo scopo di fiaccare la fede e corrompere l’anima rendendola ribelle a Dio. Se questo accade è solo per scelta dell’uomo che si lascia liberamente trascinare nel peccato, cedendo alle seduzioni di satana. Dio, da parte sua, non permette mai che il maligno agisca oltre le forze dell’uomo sostenuto dalla Sua grazia. Satana, come insegna la Chiesa, è legato ad una catena. Vivendo in grazia di Dio, l’uomo si mette a debita distanza e satana non lo può toccare. Peccando, invece, gli si avvicina e a questo punto non importa più che la catena sia lunga o sia corta.

Il film “Libera nos, IL TRIONFO DEL BENE SUL MALE” (e non del male sul bene, come è scritto nell’articolo) racconta la vittoria sul Male di Cristo risorto e come la fede in Lui dà alla Chiesa la vittoria sulle forze del Male, che mai prevarranno su di essa. Gli strumenti della buona battaglia sono la Parola di Dio, la preghiera, i Sacramenti e, nei casi straordinari, gli esorcismi della Chiesa, che vengono in aiuto alla fede e alla preghiera del fedele attaccato.

Confidiamo di poter essere stati utili nel chiarire e correggere le inesattezze e gli errori presenti nell’articolo sopra citato.

 

Comunicato del Presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti in riferimento alla lettera di Mons. Carlo Maria Viganò pubblicata sul blog del dott. Aldo Maria Valli in data 20 aprile 2020

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Comunicato

del Presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti

in riferimento alla lettera di Mons. Carlo Maria Viganò pubblicata sul blog del dott. Aldo Maria Valli in data 20 aprile 2020

In ordine a ciò che Mons. Carlo Maria Viganò esprime, sul blog del dott. Aldo Maria Valli, in data 20 aprile 2020[1] riporto i seguenti rilievi.

1) Nella sua lettera, Mons. Viganò scrive che “chi ha voluto aggiungere ulteriori precisazioni al primo comunicato [dell’Associazione Internazionale Esorcisti] ha completamente travisato le mie intenzioni, poiché né ho mai voluto coinvolgere i laici in una preghiera pubblica, né chiedere ai Vescovi e ai sacerdoti di esorcizzare degli ossessi, né tantomeno voler in qualche modo «esorcizzare» il Coronavirus.”

Ebbene, il nostro comunicato del 9 aprile 2020 iniziava con le seguenti parole: In queste ultime settimane sono giunte alla nostra Presidenza numerose richieste di chiarimento circa la possibilità di impiegare l’esorcismo di Leone XIII per far fronte alla grave tribolazione in cui oggi versa l’intera umanità”[2]. Con questa premessa facevamo riferimento a quanto avevamo già pubblicato pressoché un mese prima sul nostro blog nel comunicato del 13 marzo 2020: “Circa qualche proposta di preghiera di liberazione o addirittura di esorcismo contro il coronavirus – che in questi giorni è circolata sul web – esortiamo a stare molto attenti. Tali proposte, se da una parte sembrano attribuire direttamente la situazione presente ad un’azione straordinaria del demonio – da affrontare perciò con gli esorcismi – dall’altra lasciano intravedere come sottofondo una mentalità magica della realtà, spingendo le persone a risolvere le loro difficoltà ricercando le formule «più potenti ed efficaci»”[3].

Chi segue il nostro blog non ha avuto difficoltà a comprendere questa connessione, mentre Mons. Viganò e gli altri, che al pari di lui interpretano come nostro travisamento la sua iniziativa, sembrano ignorare quel primo comunicato dell’Associazione Internazionale Esorcisti del 13 marzo. E siccome il comunicato del 13 marzo non è bastato a far desistere diversi sacerdoti dall’idea di ricorrere all’esorcismo per far fronte alla pandemia da Covid-19, ricorrendo alla nostra Associazione per sapere se a tale scopo era possibile utilizzare anche l’esorcismo di Leone XIII, il 9 aprile, quando abbiamo letto dell’invito di Mons. Viganò a Vescovi e Sacerdoti di fare un esorcismo collettivo alle ore 15.00 del Sabato Santo 11 aprile 2020, pur avendo compreso che il fine dell’esorcismo proposto da Mons. Viganò non era il coronavirus e pur non condividendo tale iniziativa per i suoi aspetti incongruenti con la normativa ecclesiale e anche perché nel frattempo eravamo venuti a conoscenza che alcuni Fedeli Laici intendevano unirsi ai Vescovi e ai Sacerdoti nella recita esplicita dell’esorcismo di Leone XIII, abbiamo prodotto un ulteriore comunicato, affinché l’iniziativa di Mons. Viganò non gettasse ulteriore confusione circa l’utilizzo di questo sacramentale, dando in esso alcuni chiarimenti sulla sua natura, su chi ne è il ministro e precisando: “nelle grandi pestilenze che in passato hanno afflitto larghi strati della società, la Chiesa in genere non si è mai impegnata in azioni esorcistiche, ma, insieme alla carità fattiva nei confronti delle persone bisognose, ha sempre ritenuto necessaria la preghiera di riparazione dei peccati, l’impegno per la conversione personale e comunitaria, la manifestazione pubblica del pentimento, la richiesta di perdono a Dio, la supplica per la fine delle epidemie, le preci per i medici, gli ammalati e i moribondi e il suffragio per i defunti”[4].

2) Mons. Viganò, che conclude la sua lettera dicendosi certo che “Padre Francesco Bamonte vorrà quindi prendere atto dello sconcerto e della confusione provocata nei laici e nei chierici dal gesto avventato dell’Associazione, provvedendo con spirito di cristiana umiltà a scusarmi pubblicamente con loro, così come pubblicamente non ha esitato a disorientarli”, fonda le sue affermazioni su una lettera del 3 dicembre 1987 firmata da Mons. Josef Clemens, a quel tempo segretario particolare del Cardinale Ratzinger, in cui si afferma, per incarico dello stesso Cardinale, che “nulla osta da parte del Magistero della Chiesa affinché i fedeli recitino privatamente l’Esorcismo di Leone XIII a proprio beneficio spirituale”.

Faccio notare che la lettera dattilografata del 3 dicembre 1987 non è protocollata, non si può leggere a chi è indirizzata e, soprattutto, non si comprende a quale quesito esattamente voglia rispondere.

Senza entrare in discussioni circa il valore giuridico di un documento del genere, che per sé rappresenta una risposta privata ad una persona privata e che dal 1987 ad oggi non è mai apparso in alcuna pubblicazione ufficiale della Chiesa, rilevo ancora una volta che l’esorcismo di Leone XIII non è una pia oratio, bensì un sacramentale vero e proprio, la cui finalità è quella di contrastare, impedire o attenuare l’azione di satana e degli altri angeli apostati, o in generale, quando questa azione si manifesta come persecuzione alla Chiesa (universale o in una delle sue espressioni locali), o in particolare, quando l’azione del maligno prende di mira, in forma straordinaria, cose date in uso all’uomo (infestazione di luoghi, abitazioni, animali, ecc.). Questo sacramentale, poi, è costituito da preci, in cui ci si rivolge direttamente a Dio o a San Michele Arcangelo invocando il loro intervento, e da comandi e obiurgationes (riprensioni) con cui si apostrofa direttamente il demonio.

Tenendo presente questo, se la lettera del 3 dicembre 1987 è autentica, ritengo che il Cardinale Ratzinger abbia voluto semplicemente affermare che i Fedeli possono recitare privatamente l’esorcismo di Leone XIII a proprio beneficio spirituale allo stesso modo con cui, ad esempio, un Fedele, stando a casa sua, può leggere e pregare per proprio conto i testi della Santa Messa (letture, orazioni, prefazio, canone, ecc.) a vantaggio della sua vita di fede, ma non certo con l’intenzione di celebrare il Sacrificio Eucaristico.

Non ritengo, invece, plausibile che il Cardinale Ratzinger abbia voluto affermare che i Fedeli (Laici e anche Sacerdoti, visto che il termine “Fedele” senza altra specificazione comprende entrambi) sono autorizzati a proferire l’esorcismo di Leone XIII in quanto sacramentale, ossia secondo le finalità che la Chiesa gli assegna e che sopra ho richiamato. Nessun sacramentale, infatti, può essere proferito in forma “privata”, in quanto per sua natura esso è sempre “pubblico”, ossia fatto a nome della Chiesa e il sacramentale in questione, fino a dichiarazione contraria dell’Autorità competente, è espressamente riservato solo ai Vescovi e ai Sacerdoti che ne hanno ricevuto facoltà dai loro Vescovi.

Diversamente il Cardinale Ratzinger si sarebbe messo in contraddizione con ciò che chiaramente affermavano e affermano le rubriche relative all’esorcismo di Leone XIII e ciò che lui stesso ha dichiarato e disposto, come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella “Lettera agli Ordinari” del 29 settembre 1985[5].

3) Tornando poi alla lettera di Mons. Viganò, leggendo attentamente la richiesta che egli aveva fatto a tutti i Vescovi e Sacerdoti per lo scorso Sabato Santo di recitare l’esorcismo di Leone XIII alle 15.00 del pomeriggio, faccio notare che egli lo ha proposto non come pia oratio, ma come sacramentale, per di più potente.

Queste le sue parole: «Chiedo a tutti i Confratelli nell’Episcopato e ai Sacerdoti di unirsi nella preghiera dell’Esorcismo, consapevoli che questo potente sacramentale – soprattutto se recitato con tutti gli altri Pastori – aiuterà la Chiesa e il mondo nella lotta contro Satana». Ebbene, solo i Vescovi ordinari di luogo possono chiedere una cosa simile ai Sacerdoti della propria Diocesi e non un Vescovo privo di giurisdizione nei loro confronti.

4) Resto, poi, molto perplesso quando nei siti che propugnano un uso privato dell’esorcismo di Leone XIII da parte di Sacerdoti sprovvisti di autorizzazione del proprio Vescovo e addirittura di Fedeli Laici, si argomenta che si tratta di una preghiera “molto efficace” contro il demonio. Da dove trarrebbe questa efficacia? Dalle parole di cui è composta? Se sì, non sarebbe questo superstizione? O l’esorcismo di Leone XIII è un vero sacramentale e, come tale, trae la sua efficacia dell’essere fatto in nomine Ecclesiae (ex opere operantis Ecclesiae), come del resto avviene per ogni altra preghiera pubblica della Chiesa, oppure non lo è, e allora la sua efficacia dipende esclusivamente dall’ex opere operantis. In quest’ultimo caso, perché la recita di detto esorcismo sarebbe “molto efficace” e da preferirsi ad altre semplici preghiere di uso comune, come il Santo Rosario, pronunciate con l’intenzione di essere liberati dal male diabolico?

Concludendo, visto che i nostri chiarimenti e le nostre argomentazioni non erano stati da alcuni ritenuti soddisfacenti, adducendo argomentazioni e finanche “prove” in contrario[6], al fine di essere certi, come Associazione Internazionale Esorcisti, di aver offerto un insegnamento sicuro e conforme al vero pensiero della Chiesa, come anche per il bene dei Fedeli (Sacerdoti e Laici) che ricorrono al nostro ministero, avevo già in data 20 aprile 2020 inviato alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti una lettera nella quale, chiedevo a quel Dicastero una risposta d’autorità che risolva definitivamente la questione.

Considerando l’intervento fatto il 21 aprile 2020 da Mons. Viganò sul blog di Aldo Maria Valli che ha affermato di perdonarmi, ma sollecita in qualche modo le mie pubbliche scuse per lo sconcerto e la confusione che a suo dire abbiamo provocato nei Laici e nei Chierici con i nostri comunicati, la richiesta precedentemente fatta alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti si è rivelata quanto mai opportuna.

Certamente Mons. Viganò ha ragione nel dire che la nostra Associazione non ha alcuna autorità né disciplinare né dottrinale delegatale dalla Sede Apostolica, ma prima di lui lo abbiamo sempre ribadito noi. Basta leggere al riguardo ciò che dichiarano circa il loro valore le stesse Linee guida per il ministero dell’esorcismo alle pp. 10-11, lettera b e c[7].

Ma se è verissimo che non abbiamo, né possiamo avere, alcuna autorità magisteriale e disciplinare da esercitare in nomine Ecclesiae, non ci si può negare di avere una competenza dottrinale, frutto di studio e di esperienza, quantomeno al pari di quella che può essere riconosciuta a tante altre realtà ecclesiali. Ne sono prova i non pochi biblisti, teologi, liturgisti e canonisti che sono membri dell’Associazione Internazionale Esorcisti; i nostri Convegni, che vedono la partecipazione anche di Vescovi e di Cardinali; i corsi di formazione che ci sono richiesti da singoli Vescovi e da Conferenze Episcopali; le Linee guida per il ministero dell’esorcismo, passate al vaglio e giudicate positivamente dalle Congregazioni vaticane per la Dottrina della Fede, per il Culto Divino e per il Clero e che a breve saranno pubblicate in seconda edizione.

Con questo, spero di essere stato chiaro nella mia esposizione e di aver aggiornato in modo esauriente su questa seria questione.

Concludo questa lettera con la serenità che attingiamo dalla consapevolezza di non aver detto nulla di nostro, ma di esserci basati nelle nostre considerazioni su testi ufficiali della Chiesa, e con la fiducia che ci viene dall’aver fatto quello che in coscienza era nostro dovere compiere dal momento che la nostra Associazione ha tra i suoi fini statutari anche quello di promuovere  la  prima formazione  di base  e  la  successiva  formazione permanente degli esorcisti, nonché  la  retta  conoscenza  di questo  ministero  nel popolo  di Dio (cfr. Statuto AIE, Art. 3 par. 1 e 4).

L’Immacolata Madre di Dio custodisca tutti nel suo Cuore materno.

Roma, 23 aprile 2020

Padre Francesco Bamonte, icms

Presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti

[1] https://www.aldomariavalli.it/2020/04/20/lesorcismo-di-leone-xiii-il-nulla-osta-del-cardinale-ratzinger-e-una-lettera-di-monsignor-vigano/amp/

[2] https://aiepressoffice.com/it/2020/04/09/comunicato-dellassociazione-internazionale-esorcisti-circa-lutilizzo-dellesorcismo-di-leone-xiii/

[3] https://aiepressoffice.com/it/2020/03/13/corona-virus-comunicazione-della-presidenza-dellassociazione-internazionale-esorcisti-a-i-e/

[4] https://aiepressoffice.com/it/2020/04/09/comunicato-dellassociazione-internazionale-esorcisti-circa-lutilizzo-dellesorcismo-di-leone-xiii/

[5] https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19850924_exorcism_lt.html

[6] https://cooperatores-veritatis.org/2020/04/18/mons-vigano-e-don-morselli-avevano-ragione-lesorcismo-di-leone-xiii-si-puo-fare/

[7] «b) Le Linee Guida sono e restano un documento privato, destinato all’uso interno della nostra Associazione. Esse non costituiscono un’interpretazione autentica della disciplina della Chiesa in materia di esorcismi, essendo essa riservata alla sola Autorità ecclesiastica competente. Alle Linee Guida va attribuito soltanto un valore dottrinale, aperto a possibili correzioni, miglioramenti ed integrazioni. c) La terza, conseguenza di quanto sopra detto, è che le Linee Guida cedono di fronte a eventuali disposizioni con le quali singoli Vescovi o Conferenze Episcopali intendessero regolare l’esercizio del ministero degli esorcisti nell’ambito del territorio di loro competenza. Questo significa, concretamente, che l’esorcista membro della nostra Associazione dovrà attenersi a quelle disposizioni qualora si differenziassero dalle indicazioni delle Linee Guida». [Associazione Internazionale Esorcisti, Linee guida per il ministero degli esorcismi, Edizioni Messaggero Padova, 2019, pp. 10-11].

A.I.E. ITALIA Segreteria – Come ricevere la comunione spirituale

Pace e bene.

            Stiamo attraversando un delicato tempo di sofferenza fisica e spirituale causata dall’epidemia che attanaglia l’umanità. Non poter essere insieme ad altri per non favorire il contagio, ci impedisce anche di poter ricevere i Sacramenti necessari alla nostra vita di cristiani. Essi infatti ci permettono di incontrare l’azione di Dio ed avere conforto spirituale.

           La Segreteria Italiana dell’Associazione Internazionale Esorcisti, per rispondere alla richiesta di poter incontrare il Signore Gesù, desidera offrire un piccolo aiuto ai fratelli e sorelle laici, rammentando loro la preghiera per la comunione spirituale assunta dalla tradizione della Chiesa e formulata da Sant’ Alfonso Maria de Liguori.

Possiamo ricevere Gesù spiritualmente nella comunione di desiderio, una volta veramente pentiti dei peccati (se si può dopo essersi confessati, altrimenti col deciso proposito di confessarsi appena possibile).

Sant’Alfonso spesso ricorreva alla comunione spirituale, al pari di tanti altri Santi come Tommaso d’Aquino, Francesco di Sales, Caterina da Siena, Josemaría Escrivá e Margherita Maria Alacoque. Secondo lo stesso San Tommaso, questa pratica, autorevolmente confermata dal Concilio di Trento, consiste in un desiderio ardente di ricevere Gesù sacramentato e in un abbraccio amoroso, come già fosse ricevuto. «Non posso ricevere la Santa Comunione così spesso come lo desidero – ripeteva Santa Teresa di Gesù Bambino – ma, Signore, tu non sei l’Onnipotente? Rimani in me, come nel tabernacolo, non allontanarti mai dalla tua piccola ostia».

In comunione con Gesù e uniti alla Chiesa preghiamo:

“Gesù mio, io credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento.

Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia.

Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,

vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.

(piccola pausa di silenzio e raccoglimento)

Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te;

non permettere che mi abbia mai a separare da te”. Amen.

Sant’ Alfonso Maria de Liguori

Chiarimenti sull’esorcismo di Leone XIII

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Comunicato dell’Associazione Internazionale Esorcisti (A.I.E.)

Roma, 14 aprile 2020

 

In questi ultimi giorni la nostra Associazione Internazionale Esorcisti (A.I.E.) è stata oggetto di diversi attacchi mediatici da parte di soggetti che, senza averne l’autorità, senza godere di alcuna competenza in materia e, soprattutto, senza avere l’onestà di chiederci dei chiarimenti o, quanto meno, di pubblicare per intero le nostre affermazioni, hanno mosso accuse, fatto illazioni, pronunciato offese e offerto giudizi inaccettabili sul piano dottrinale e disciplinare. Per questa ragione riteniamo opportuno porgere a tutti i Soci dell’A.I.E. e a quanti ne vorranno trarre profitto, i seguenti chiarimenti.

[A] Quando si parla di “esorcismo di Leone XIII” a cosa ci si può riferire?

Quando si parla di “esorcismo di Leone XIII” ci si può riferire:

  • sia al testo originale Exorcismus in satanam et angelos apostaticos iussu Leonis XIII P. M. editus, pubblicato in Acta Sanctae Sedis, XXIII (1890-91), pp. 743-746;
  • sia al successivo adattamento operato dal Rituale Romano nelle diverse edizioni tipiche pubblicate nel corso del secolo XX. Nell’ultima di esse, pubblicata nel 1952 sotto il pontificato di Papa Pio XII e in uso comune fino al 1998, esso occupa il Caput III col titolo Exorcismus in satanam et angelos apostaticos;
  • sia all’ulteriore elaborazione operata nel nuovo Rituale del 1998, De exorcismis et supplicationibus quibusdam (DESQ), ove occupa l’Appendice I col titolo Supplicatio et exorcismus qui adhiberi possunt in peculiaribus adiunctis Ecclesiae.

[B] Qual è la natura dell’esorcismo di Leone XIII considerato in ognuna delle tre versioni suddette?

L’esorcismo di Leone XIII, in tutte e tre le versioni suddette appartiene al genere dei sacramentali, ossia a quei segni sacri mediante i quali, come si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1667, “in aliquam sacramentorum imitationem, effectus praesertim spirituales significantur et ex Ecclesiae impetratione obtinentur”[1]. Questa peculiare natura dell’esorcismo di Leone XIII la si evince soprattutto da ciò che per tutte e tre le sue versioni l’Autorità ecclesiastica afferma circa i suoi ministri legittimamente deputati ad usarlo (vedi più sotto paragrafo D).

[C] Qual è la finalità dell’esorcismo di Leone XIII?

La finalità dell’esorcismo di Leone XIII, che tra l’altro giustifica il suo legittimo impiego è la seguente:

  • in generale, contrastare, impedire o attenuare l’azione di satana e degli altri angeli apostati quando questa azione si manifesta come persecuzione alla Chiesa (universale o in una delle sue espressioni locali);
  • in particolare, quando l’azione del maligno prende di mira, in forma straordinaria, cose date in uso all’uomo (infestazione di luoghi, abitazioni, animali, ecc.).

[D] Chi è il ministro di questo sacramentale, ossia chi può lecitamente usarlo?

L’utilizzo di questo sacramentale è, fin dall’inizio, riservato ai singoli Vescovi e ai soli Sacerdoti che abbiano ricevuto il permesso di usarlo. Su questo non esistono dubia iuris (dubbi di diritto), essendo assai chiare le indicazioni date a riguardo dall’Autorità ecclesiastica.

  • In ordine all’Exorcismus in satanam et angelos apostaticos iussu Leonis XIII P. M. editus[2], pubblicato in Acta Sanctae Sedis, XXIII (1890-91), pp. 743-746, anzitutto si ricava chiaramente dal testo che si tratta di qualcosa riservato a chi è insignito dell’Ordine sacro. Lo dimostrano le parole della prece “Hinc tuo confisi præsidio ac tutela, sacri ministerii nostri auctoritate, ad infestationes diabolicæ fraudis repellendas in nomine Iesu Christi Dei et Domini nostri fidentes et securi aggredimur”[3] e la formula liturgica Dominus vobiscum. Et cum spiritu tuo[4] impiegata nel responsorio che la segue. Inoltre, dalla nota Ex audientia Sanctissimi. Die 18 Maii 1890, posta a pag. 747 in Acta Sanctae Sedis, XXIII (1890-91), a proposito delle indulgenze annesse all’impiego del sopraddetto esorcismo, si evince in modo incontestabile che esso è riservato esclusivamente ai Vescovi e ai Sacerdoti che legittimamente hanno ricevuto dai propri Ordinari l’autorità per proferirlo (Santissimus D.N. LEO divina providentia PP. XIII omnibus Reverendissimis Episcopis, nec non Sacerdotibus ab Ordinariis suis legitime ad id auctoritatem habentibus[5]).
  • In ordine all’Exorcismus in satanam et angelos apostaticos del Caput III del titolo dedicato agli esorcismi del Rituale Romano fino all’ultima edizione tipica del 1952, impiegata nella Chiesa latina fino al 1998, nella rubrica posta a sua premessa si legge: “Sequens exorcismus recitari potest ab Episcopis, nec non a Sacerdotibus, qui ab Ordinariis suis ad id auctoritatem habeant”[6].
  • Quanto alla Supplicatio et exorcismus qui adhiberi possunt in peculiaribus adiunctis Ecclesiae[7] dell’Appendice I del nuovo Rituale, la rubrica posta a sua premessa dice espressamente: “Si Episcopus dioecesanus, in peculiaribus rerum adiunctis, opportunum iudicat indicere adunationes fidelium ad orandum, sub ductu et moderamine sacerdotis …”[8].

Per le ragioni sopra esposte e salvo diverso giudizio dato dall’Autorità competente (che in merito a questa questione è la sola Sede Apostolica), è da ritenersi privo di legittimità fare uso dell’esorcismo di Leone XIII senza essere insigniti dell’Ordine sacro nel grado del presbiterato e senza godere del debito permesso dell’Ordinario.

[E] Gli esorcisti necessitano di un permesso da parte del loro Vescovo per usare questo esorcismo?

No, in quanto è per sé incluso nella licenza che viene loro conferita. Ciò lo si giustifica dal fatto che l’esorcismo di Leone XIII era incluso nel Titolo del Rituale Romano relativo agli esorcismi e continua ad esserlo nel nuovo Rituale De exorcismis et supplicationibus quibusdam (DESQ). Si tenga presente che nessun fine è raggiungibile senza i mezzi adeguati e che le finalità particolari di cui sopra al punto C, l’esorcista le consegue grazie all’impiego di questo esorcismo, al cui utilizzo viene perciò necessariamente deputato con il conferimento della licenza di esorcizzare.

[F] Esistono abusi nell’impiego di questo esorcismo?

Ne esistono parecchi. Tra questi il reiterato invito fatto ai laici di usarlo come “preghiera privata”[9].

In alcuni casi, poi, si ricorre addirittura ad una falsificazione dell’esorcismo di Leone XIII, introducendo una falsa rubrica (si fuerit clericus), assente nel testo originale, e dando quindi ad intendere che anche un laico lo può usare, essendogli sufficiente omettere le parti riservate ai chierici, come si può vedere dagli esempi sotto riportati.

Senza titolo-1

Senza titolo-2

Senza titolo-3

[G] Ma dal momento che Papa Leone XIII prescrisse al termine della S. Messa la recita della preghiera a San Michele, non aveva con questo già conferito ai laici la possibilità di recitare l’esorcismo da lui composto?

Assolutamente no, in quanto si tratta di atti totalmente differenti. Nel 1884 Papa Leone XIII decretò che le preghiere, che già dal 1859 il Beato Papa Pio IX aveva stabilito fossero recitate in Italia dopo la S. Messa a motivo degli attacchi a cui lo Stato Pontificio era sottoposto, venissero recitate da tutti i cattolici del mondo, sempre dopo la S. Messa, per difendere la Chiesa nella crisi apertasi dopo la caduta di Roma nel 1870 e l’aprirsi della “Questione Romana”. Dette preci, note come “Preci leonine”, comprendono tre Ave Maria, una Salve Regina seguita da un versetto e un responsorio, e una colletta che, dal 1886, chiede la conversione dei peccatori e “la libertà e l’esaltazione della santa Madre Chiesa”. Sempre nel 1886 da Papa Leone XIII fu introdotta la preghiera a San Michele e nel 1904 papa Pio X aggiunse “Cuore santissimo di Gesù. Abbi pietà di noi” da recitare tre volte facoltativamente. La preghiera a San Michele introdotta da Papa Leone XIII nel 1886 e che in tutta la Chiesa tutti hanno recitato fino al 1964 (quando con la riforma della liturgia romana le Preci leonine vennero eliminate), non è quindi da confondersi con l’esorcismo da lui composto, riservato ai Vescovi e ai Sacerdoti forniti di facoltà e pubblicato in Acta Sanctae Sedis, XXIII (1890-91), pp. 743-746.

[H] Ci sono altre voci a proposito del ministro dell’esorcismo di Leone XIII in linea con quanto scritto sopra, specie su chi è il ministro di questo esorcismo?

Sì, tra questi si veda:

  • Ciò che esprime la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, nella pagina dedicata all’esorcismo http://www.usccb.org/prayer-and-worship/sacraments-and-sacramentals/sacramentals-blessings/exorcism.cfm alla domanda: When would the rites contained in the appendices be used, and by whom? risponde in ordine all’Appendice I: «The prayers of supplication and exorcism found in Appendix I (“A Supplication and Exorcism which May be Used in Particular Circumstances of the Church”) may be likened to the prayers that Pope Leo XIII appended to the previous rite of exorcism in 1890. The focus of these prayers is to address and remedy any demonic influence on places and things in particular, as well as to remedy attacks against the Church in a more general way. As in the case of a “major exorcism,” the ordinary minister of these prayers would be a priest appointed for this purpose or the bishop himself.» (Come nel caso dell’“esorcismo maggiore”, il ministro ordinario di queste preghiere dovrà essere un sacerdote nominato a questo scopo o lo stesso vescovo).
  • https://www.amicidomenicani.it/se-si-possa-recitare-privatamente-l-esorcismo-di-leone-xiii/

 

NOTA CONCLUSIVA

La proibizione per i fedeli cristiani dell’uso dell’esorcismo di Leone XIII, implicita nelle rubriche che lo accompagnano e ribadita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nella Lettera agli Ordinari riguardante le norme sugli esorcismi del 29 settembre 1985, non li priva in alcun modo di un’arma di difesa di cui servirsi nella lotta contro il maligno perché sin dall’inizio il suddetto esorcismo fu pensato e pubblicato dalla Santa Sede come destinato esclusivamente al ministero dei Vescovi e dei Sacerdoti aventi facoltà di impiegarlo. Esso quindi non è mai stata un’“arma” protettiva utilizzabile dai fedeli cristiani che, tuttavia, come si legge nella suddetta Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede, sono sempre tenuti «a pregare affinché, come ci ha insegnato Gesù, siano liberati dal male (cf. Mt 6,13)», nella quale si rammenta inoltre ai Pastori il dovere di aiutarli in questa lotta «richiamando quanto la tradizione della Chiesa insegna circa la funzione che hanno propriamente i sacramenti e l’intercessione della B.V. Maria, degli angeli e dei santi circa la lotta spirituale dei cristiani contro gli spiriti maligni».

Ribadiamo che quanto sopra esposto sulla questione del cosiddetto esorcismo di Leone XIII costituisce un giudizio dottrinale, i cui elementi sono in sé così chiari da non permettere che si sollevi un dubium iuris (dubbio di diritto). Nel caso si persistesse a pensare il contrario di quanto qui è stato esposto, l’unica strada onesta per risolvere definitivamente il problema è rivolgersi alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Facciamo, infine, presente, sulla base della comune esperienza esorcistica, che l’uso illegittimo e improprio da parte di Sacerdoti e fedeli laici di ogni formula esorcistica riservata all’ambito liturgico, incluso l’esorcismo di Leone XIII, può avere conseguenze spirituali più o meno gravi, compreso il divenire causa occasionale di disturbi diabolici straordinari.

 

[1] “con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati soprattutto effetti spirituali e, per impetrazione della Chiesa, ottenuti” [la traduzione è nostra].

[2]     Esorcismo contro Satana e gli angeli apostati, pubblicato per ordine di Papa Leone XIII [la traduzione è nostra].

[3]     “Da ciò, contando sulla tua protezione e la tua tutela, per l’autorità del nostro sacro ministero, al fine di respingere gli assalti dell’inganno diabolico, nel nome del nostro Dio e Signore Gesù Cristo, fiduciosi e sicuri muoviamo all’attacco” [la traduzione è nostra].

[4]       Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito.

[5]       “Il Santissimo Signore Nostro LEONE, per divina provvidenza Papa XIII, a tutti i Reverendissimi Vescovi, e così pure ai Sacerdoti che, a questo fine, hanno legittimamente ricevuto dai loro Ordinari l’autorità…” [la traduzione è nostra].

[6]     “Il seguente esorcismo può essere recitato dai Vescovi, e così pure dai Sacerdoti che, a questo fine, abbiano ricevuto dai loro Ordinari l’autorità” [la traduzione è nostra].

[7]    Supplica ed esorcismo che possono essere usati in particolari circostanze della Chiesa [la traduzione è nostra].

[8]      “Se il Vescovo diocesano, in particolari circostanze giudica opportuno indire riunioni di fedeli per pregare sotto la guida e la direzione del sacerdote …” [la traduzione è nostra].

[9]     L’esorcismo privato è lecito a tutti e specialmente ai ministri della Chiesa. La sua efficacia non deriva dall’impetrazione della Chiesa, ma unicamente dal beneplacito di Dio, in considerazione delle promesse di Cristo e dei meriti di chi lo proferisce. È lecito usarlo quando il demonio tormenta con tentazioni o causa vessazioni. Non esistono formule “ufficiali” di esorcismo privato. Non rientra tra gli esorcismi privati la formula dell’esorcismo contro satana e gli angeli ribelli, estratta da quella pubblicata per ordine del sommo pontefice Leone XIII. Ai fedeli non è pertanto lecito usare tale formula «e molto meno è lecito ad essi usare il testo integrale di questo esorcismo» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera agli Ordinari riguardante le norme sugli esorcismi, 29 settembre 1985), in https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19850924_exorcism_it.html) .

Circa l’utilizzo dell’esorcismo di Leone XIII.

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Comunicato dell’Associazione Internazionale Esorcisti

Roma, 9 aprile 2020

 

In queste ultime settimane sono giunte alla nostra Presidenza numerose richieste di chiarimento circa la possibilità di impiegare l’esorcismo di Leone XIII per far fronte alla grave tribolazione in cui oggi versa l’intera umanità.

Come Associazione Internazionale Esorcisti facciamo anzitutto notare che l’esorcismo di Leone XIII, sia nella versione originale [cfr. Exorcismus in satanam et angelos apostaticos iussu Leonis XIII P. M. editus, in Acta Sanctae Sedis, XXIII (1890-91), pp. 743-746], sia nei successivi adattamenti operati dal Rituale Romano (cfr. Caput III dell’ultima edizione tipica del 1952) e dal nuovo Rituale del 1998, De exorcismis et supplicationibus quibusdam (cfr. Appendice I), è un vero e proprio sacramentale, la cui finalità è quella di contrastare, impedire o attenuare l’azione di satana e degli altri angeli apostati: o in generale, quando essa si manifesta come persecuzione alla Chiesa (universale o in una delle sue espressioni locali), o in particolare, quando essa prende di mira, in forma straordinaria, cose date in uso all’uomo (infestazione di luoghi, abitazioni, animali, ecc.).

In secondo luogo, come Associazione Internazionale Esorcisti, poniamo in rilievo che l’utilizzo di questo sacramentale è, fin dall’inizio, riservato ai singoli Vescovi e ai soli sacerdoti che abbiano ricevuto il permesso di usarlo.

Si evince, infatti, dalla nota Ex audientia Sanctissimi. Die 18 Maii 1890, posta a pag. 747 in Acta Sanctae Sedis, XXIII (1890-91), a proposito delle indulgenze annesse all’impiego del sopraddetto esorcismo, che esso è riservato esclusivamente ai Vescovi e ai sacerdoti che legittimamente hanno ricevuto dai propri Ordinari l’autorità per proferirlo (Santissimus D.N. LEO divina providentia PP. XIII omnibus Reverendissimis Episcopis, nec non Sacerdotibus ab Ordinariis suis legitime ad id auctoritatem habentibus …).

Non diversamente si esprimono le rubriche del Caput III del titolo dedicato agli esorcismi del Rituale Romano fino all’ultima edizione tipica del 1952, impiegata nella Chiesa latina fino al 1998, ove si legge: “Sequens exorcismus recitari potest ab Episcopis, nec non a Sacerdotibus, qui ab Ordinariis suis ad id auctoritatem habeant” (Il seguente esorcismo può essere recitato dai Vescovi, e così pure dai Sacerdoti che dai loro Ordinari ne abbiano l’autorizzazione).

Anche le rubriche dell’Appendice I del nuovo Rituale, Supplicatio et exorcismus qui adhiberi possunt in peculiaribus adiunctis Ecclesiae, rimandano al giudizio del Vescovo diocesano l’utilizzo, quantomeno pubblico, dell’esorcismo di cui ivi si tratta da parte di sacerdoti all’interno del territorio sottoposto alla sua giurisdizione.

Per le ragioni sopra esposte e salvo diverso giudizio dato dall’Autorità competente, riteniamo perciò che i sacerdoti, possano usare l’esorcismo di Leone XIII solo dietro autorizzazione dell’Ordinario del luogo.

Infine, ricordiamo ancora una volta che nelle grandi pestilenze che in passato hanno afflitto larghi strati della società, la Chiesa in genere non si è mai impegnata in azioni esorcistiche, ma, insieme alla carità fattiva nei confronti delle persone bisognose, ha sempre ritenuto necessaria la preghiera di riparazione dei peccati, l’impegno per la conversione personale e comunitaria, la manifestazione pubblica del pentimento, la richiesta di perdono a Dio, la supplica per la fine delle epidemie, le preci per i medici, gli ammalati e i moribondi e il suffragio per i defunti.

 

L’esorcista contro la t-shirt con satana di madonna: “Insulto blasfemo a ciò che hanno di più sacro migliaia di malati”

Pubblicato su «La Stampa» l’8 aprile 2020 [1].

Intervista di Giacomo Galeazzi a don Aldo Buonaiuto.

madonna maglietta satana

La cantante Madonna indossa una maglietta con il diavolo in croce al posto di Gesù mentre lancia una raccolta fondi per la pandemia. «Strumentalizza e offende la fede», stigmatizza don Aldo Buonaiuto, responsabile del Servizio Antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Nell’appello della raccolta fondi per la pandemia, Madonna indossa nella settimana santa una maglia con Satana in croce al posto di Gesù, suscitando proteste nel mondo cattolico. “Un gesto offensivo e irridente compiuto a Pasqua e con migliaia di innocenti crocifissi dal coronavirus”, afferma l’esorcista don Aldo Buonaiuto, responsabile del Servizio Antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Satana al posto di Gesù. Qual è il significato di questa provocazione di Madonna?

“Sono tentativi di strumentalizzare la fede per attirare l’attenzione mediatica. È la stessa cantante che si è fatta crocifiggere sul palco dello stadio Olimpico durante un concerto a Roma. Stamattina poi ha invocato Dio di proteggere l’Italia, mentre da Youtube rimbalza in tutto il mondo la sua immagine con la t-shirt blasfema. Ancora una volta questa signora offende e insulta il sentimento religioso di miliardi di cristiani e in più lo fa in un momento tragico nel quale l’unità e la condivisione dei valori devono avere un ruolo fondamentale nella resistenza all’emergenza sanitaria”.

A quale messaggio si riferisce?

“In una situazione difficilissima nella quale c’è bisogno di testimoni credibili proprio oggi il Papa ha richiamato la figura eroica di Enea per esortare l’umanità a prendere le proprie radici culturali e religiose per andare oltre la pandemia superando insieme l’emergenza. Tutto il contrario di quanto fanno coloro che strumentalizzano la fede per scandalizzare e umiliare il sentimento religioso individuale e collettivo, come è nell’etimologia stessa della parola “diavolo”, cioè il separatore, colui che provoca divisione”.

Perché ora ritiene più grave il gesto di Madonna?

“In questo momento sulla croce ci sono molte migliaia di ammalati a causa del coronavirus. È in atto una strage degli innocenti che fino all’ultimo respiro hanno accanto il volto luminoso e autentico di Gesù, rimasto accanto a loro mentre l’emergenza sanitaria tiene lontani i loro affetti più cari. Morire senza la vicinanza e il sostegno della propria famiglia è atroce. Sfregiare addirittura nella settimana santa il simbolo fondante del cristianesimo e del bimillenario umanesimo che ne è scaturito è tanto più deprecabile quando lo si fa ancora una volta per incassare un attimo di visibilità beffandosi di quanto c’è di più sacro nel cuore della gente”.

Nel videomessaggio, però, Madonna raccoglie fondi per la pandemia…

“Come ci insegna la sociologia della comunicazione, il mezzo è il messaggio. Se si promuovere una condivisibile campagna ma lo si fa calpestando l’altrui sensibilità religiosa si contraddice la finalità stessa dell’iniziativa. E ciò smaschera le reali intenzioni che hanno nell’animo coloro che fomentano in questo modo le divisioni. Al contrario sono la condivisione, l’amore e il rispetto le vere testimonianze di chi credibilmente può far sentire tutta la propria vicinanza alle persone più esposte a questa tremenda prova collettiva che stiamo vivendo nel mondo intero. Sono i più fragili ad essere crocefissi dalla pandemia e loro meritano la nostra attenzione non le solite velleità mediatiche di incalliti provocatori al servizio del dio denaro e dell’ossessiva bulimia di celebrità”.

[1] https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2020/04/08/news/coronavirus-l-esorcista-contro-la-t-shirt-con-satana-di-madonna-insulto-blasfemo-a-cio-che-hanno-di-piu-sacro-migliaia-di-malati-1.38694443

Riflessione e incoraggiamento su come affrontare spiritualmente la difficile e delicata situazione mondiale a seguito della diffusione del Covid-19, comunemente detto Coronavirus

ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI

Riflessione e incoraggiamento

su come affrontare spiritualmente la difficile e delicata situazione mondiale a seguito della diffusione del Covid-19, comunemente detto Coronavirus

 

Desideriamo offrire delle indicazioni affinché impostiamo in maniera corretta la nostra riflessione teologica e il nostro atteggiamento spirituale nei confronti del grave avvenimento della diffusione del Covid-19, comunemente detto Coronavirus, che sta affliggendo il mondo intero in questo momento.

Come ci insegna la sana teologia, tutte le volte che si ci si interroga sul perché una cosa succede (e quindi ci si interroga sulle sue cause), ogni discorso, per essere corretto, deve partire dalla Causa prima, cioè da Dio, il Quale le cose o le vuole in sé, agendo perché avvengano, oppure le vuole per accidens, cioè le permette. Non sempre è dato di cogliere le ragioni che giustificano l’agire provvidente di Dio (i cosiddetti “motivi di convenienza”); anzi, alla luce della Rivelazione e dell’esperienza possiamo affermare che la maggior parte di esse Dio le mantiene celate fino al giorno del Giudizio, bastandoci per ora la certezza di fede che la Provvidenza di Dio si estende da un confine all’altro con forza e governa con bontà eccellente ogni cosa (cfr. Sap 8,1), che di cinque passeri, che si vendono per due soldi, nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio (cfr. Lc 12,6); che anche i capelli del nostro capo sono tutti contati e che noi valiamo più di molti passeri (cfr. Lc, 12,7); che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (cfr. Rm 8,28); e che Dio onnipotente, essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene (cfr. Catechismo Chiesa Cattolica n. 311).

Dopo Dio, Causa prima, nell’interrogarsi sul perché una cosa succede, occorre prendere in considerazione le cause seconde, ossia le creature che Lui ha fatto, tra le quali va ricercata la causa efficiente, cioè quella che ha prodotto l’effetto sul quale stiamo indagando.

Sappiamo, per fede, che alcune volte dietro determinati avvenimenti c’è, come causa efficiente, Satana, il quale, comunque, si muove sempre e soltanto per permissione divina e, quando da Dio gli è concesso di agire, pur desiderando compiere il male, di fatto opera a suo dispetto il bene. Un esempio molto pregnante ci è offerto nella vicenda di Giobbe, le cui sventure hanno come causa efficiente Satana.

Che le sofferenze di Giobbe abbiano come causa immediata il Maligno, noi lo sappiamo solo per rivelazione, perché non è affatto evidente, all’osservatore esterno, che sia stato Satana a provocarle. Neanche allo stesso Giobbe questo era, per sé, evidente. Comunque che dietro l’immenso dolore di Giobbe ci fosse o non ci fosse come causa efficiente Satana, alla fine questo è irrilevante. E questo vale anche per noi, oggi, di fronte al Coronavirus.

In ordine al Coronavirus non abbiamo, infatti, una evidenza che il demonio ne sia la causa efficiente, o agendo sulle forze della natura per produrlo e per diffonderlo, o ispirando degli uomini a realizzarlo (qualora fosse vero, come alcuni sostengono, che esso sia stato prodotto in laboratorio e poi diffuso di proposito oppure sfuggito al controllo). In ogni caso, anche se un giorno dovessimo avere questa evidenza, essa sarebbe sempre di secondaria importanza, in quanto riguarderebbe solo la causa seconda del Coronavirus e non darebbe elementi sufficienti per rispondere ai perché relativi alla Causa prima. La domanda più importante infatti resterebbe: “Perché Dio lo ha permesso?”.

Se guardiamo a Giobbe, noi notiamo che egli non si interroga se uno spirito cattivo lo ha colpito e, se sì, perché lo abbia fatto. Questo a Giobbe non importa, mentre gli importa sapere perché Dio ha permesso tutto quel male nella sua vita. Tutto il dramma di Giobbe (la perdita dei beni, la morte dei figli, il mettersi contro di lui della moglie e dei suoi stessi amici e quella piaga che lo sconvolge nel corpo da cima a piedi) ruota attorno alla domanda: “Perché Dio ha permesso questo?”. Ed è soltanto quando, con il soccorso di Dio, Giobbe trova una risposta adeguata a questo interrogativo lancinante che il suo dramma si risolve: la sua giustizia è confermata, la sua fede diventa maggiore rispetto a quella che aveva prima e il suo amore per Dio e il suo abbandono in Lui diventano veramente totali.

Di conseguenza, scagliarsi sul demonio affermando, o anche solo ipotizzando, che sia lui la causa efficiente, immediata del Coronavirus, non centra l’obiettivo, anzi, sbaglia la mira, perché l’interrogativo più importante da porsi non è sulle cause seconde, ma sulla Causa prima: “Perché Dio lo ha voluto o lo ha permesso?”. A cui segue necessariamente l’altra domanda: “In questa situazione, cosa vuole Dio da me?”

E la risposta è quella che ci viene data dalla Chiesa in maniera, diremmo, autorevole, attraverso il recente Decreto della Penitenzieria Apostolica circa la concessione di speciali Indulgenze ai fedeli nell’attuale situazione di pandemia, ove siamo esortati a considerare con spirito di fede l’epidemia attualmente in corso, per viverla in chiave di conversione personale.

E non può che essere così. Gesù stesso (basta leggere i primi nove versetti di Lc 13), ci fa capire che di fronte a tutti i disastri causati da eventi naturali o dall’uomo, la cosa più importante da fare è convertirtici a Dio, tornare a Lui.

Tirare in ballo il diavolo in queste occasioni è sbagliare mira; è, soprattutto, mettersi e mettere in un atteggiamento spirituale molto pericoloso, perché provoca solo scoraggiamento e perdita di forze. Il diavolo esiste, certamente, ma è invisibile per natura e tende a nascondersi per scelta strategica. Abbiamo quindi a che fare con un nemico dal quale, umanamente parlando, non sappiamo difenderci, problema, tuttavia, risolto, se imparassimo a stare come bambini tra le braccia della Mamma, cioè della Madonna; come agnelli sulle spalle del Buon Pastore, cioè di Gesù; come figli, nel seno paterno di Dio. Quando stiamo lì, chi ci può toccare, chi ci può fare veramente del male? “Se il Signore è con noi, chi sarà contro di noi?” Non è forse vero che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”?

La strategia vincente è, in tutti i casi, intendere il Coronavirus come un appello che il Signore ci sta facendo perché torniamo veramente a Lui con tutto il cuore, convertendoci alla vita buona del Vangelo. Quanti accoglieranno questo appello non riceveranno alcun danno da questo morbo, anche quelli che, per sua causa, dovessero morire. Del resto, è Gesù che lo dice: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina sé stesso?” (cfr. Lc 9,25) “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (cfr. Mt 6,33).

Fissiamo dunque lo sguardo dove Dio vuole che in questo momento lo fissiamo e cioè su di Lui, sul volto di Gesù, sulla sua Croce, sul suo Vangelo.

Valgano anche per la presente situazione le parole messe da Guareschi sulla bocca di don Camillo nella predica fatta durante l’alluvione: “Le acque escono tumultuose dal letto del fiume e tutto travolgono: ma un giorno esse torneranno placate nel loro alveo e ritornerà a splendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete perso la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa”.

Cogliamo l’occasione per invitare a pregare in famiglia e singolarmente, tutti unanimi nell’implorare Gesù, affinché per intercessione di Maria Immacolata e di San Michele Arcangelo ci doni la luce e la forza della Fede e la Grazia della liberazione da ogni male.

 

Roma, 25 marzo 2020

Annunciazione del Signore

 

La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi

DEMONOLOGIA OGGI: 

FONDAMENTI TEOLOGICI E ASPETTI PRATICI  

Convegno Internazionale

 Blaj, Sede della Facoltà, Piața 1848, nr. 1

Venerdì 18 ottobre 2019

 

LA VERGINE MARIA E IL DIAVOLO NEGLI ESORCISMI

Relazione di padre Francesco Bamonte, esorcista nella diocesi di Roma e presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti

 

Saluti

Porgo un caro e fraterno saluto agli organizzatori di questo Convegno sui fondamenti teologici e aspetti pratici di demonologia e li ringrazio di avermi invitato a offrirvi una relazione che, a motivo dei miei numerosi impegni di questi giorni, vi presenterò tramite questo collegamento via Skype.

Porgo un caro e fraterno saluto anche al Cardinale Lucian Muresan, al Vescovo Claudio Lucian Pop, ai relatori e a ciascuno di voi, che siete intervenuti a questo Convegno. Auspico che questo evento possa contribuire efficacemente a ripristinare un vero interesse per le tematiche proposte, la cui esclusione, dal programma degli studi teologici, ha provocato gravi ripercussioni anche sul piano pastorale.

Presentazione dell’Associazione Internazionale Esorcisti

Come concordato con il professor Alberto Castaldini e il professor William Bleizzifer, prima di descrivere la mia esperienza mariana nel ministero degli esorcismi, vi presento l’Associazione Internazionale Esorcisti [A.I.E.] che è stata fondata a Roma il 30 giugno 1994 da don Gabriele Amorth in collaborazione con il Sacerdote esorcista francese padre René Chenessau. Configuratasi nella Chiesa come associazione di fatto sin dalla fondazione, dopo venti anni di cammino, il 13 giugno 2014, con Decreto della Congregazione per il Clero, l’Associazione Internazionale Esorcisti, ha ricevuto l’approvazione degli Statuti e il riconoscimento ufficiale da parte della Santa Sede come associazione privata internazionale di fedeli con personalità giuridica, a norma del can. 322 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Come riportato all’Art. 3 degli Statuti, gli obiettivi dell’Associazione Internazionale Esorcisti, sono:

  • 1 promuovere la prima formazione di base e la successiva formazione permanente degli esorcisti;
  • 2 favorire gli incontri tra gli esorcisti soprattutto a livello nazionale e internazionale, perché condividano le proprie esperienze e riflettano insieme sul ministero loro conferito;
  • 3 favorire l’inserimento del ministero dell’esorcista nella dimensione comunitaria e nella pastorale ordinaria della chiesa locale;
  • 4 promuovere la retta conoscenza di questo ministero nel popolo di Dio;
  • 5 promuovere studi sull’esorcismo nei suoi aspetti dogmatici, biblici, liturgici, storici, pastorali e spirituali;
  • 6 promuovere una collaborazione con persone esperte in medicina e psichiatria che siano competenti anche nelle realtà spirituali.

La formazione iniziale e permanente dei Sacerdoti esorcisti, viene realizzata dall’Associazione Internazionale Esorcisti, mediante:

  1. un «Corso fondamentale iniziale sul ministero dell’esorcismo»;
  2. un «Convegno» annuale (nazionale negli anni dispari e internazionale negli anni pari);
  3. un sussidio formativo quadrimestrale: “Quaderni AIE” che riporta approfondimenti, aggiornamenti, studi e articoli sul ministero degli esorcismi, nei suoi vari aspetti;
  4. una “Lettera Circolare” a cura del Presidente, trasmessa varie volte durante l’anno con informazioni e avvisi vari riguardanti la vita dell’Associazione;
  5. gli Atti dei Convegni annuali.

 

Circa la formazione iniziale per i nuovi Sacerdoti esorcisti e per i Sacerdoti candidati al ministero degli esorcismi, l’Associazione Internazionale Esorcisti organizza un Corso che ha lo scopo di:

  • offrire loro principi ben fondati e degli indirizzi sicuri di comportamento nell’esercizio del loro ministero preservandoli da errori di teoria e di prassi;
  • conseguire una capacità di discernimento accurato dei casi in esame;
  • imparare a soccorrere adeguatamente con il ministero dell’esorcistato, coloro che sono soggetti all’azione straordinaria del demonio e guidarli ad acquisire le disposizioni necessarie per conseguire la liberazione.

L’Associazione Internazionale Esorcisti ha concluso nell’aprile 2019 l’iter di preparazione di un importantissimo testo dal titolo «Linee Guida per il ministero dell’esorcismo». Data la vastità e la delicatezza della materia trattata, la redazione del testo ha richiesto molto tempo e parecchio lavoro.

Il Dicastero della Congregazione per il Clero, al quale avevamo sottoposto il testo, lo ha esaminato, avvalendosi anche dell’apporto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e della Congregazione per la Dottrina della Fede, sulla base delle rispettive competenze.

Le «Linee Guida» potranno contribuire alla formazione iniziale dei candidati al ministero di esorcista tutte le volte che i loro Ordinari riterranno bene servirsi della nostra Associazione per assicurare loro principi ben fondati e indirizzi sicuri di comportamento nell’attuazione di questo delicato e difficile servizio ecclesiale che non consiste solo nell’azione liturgica dell’esorcismo, ma anche nell’apprendere quei criteri di discernimento fondamentali, per capire se i disturbi, i fenomeni, i sintomi, le manifestazioni, i disagi e le sofferenze esposte da alcuni fedeli necessitano del ministero dell’esorcismo, sia per accompagnarli – qualora essi avessero effettivamente bisogno dell’intervento degli esorcismi – con i consigli necessari ad acquisire quelle disposizioni interiori necessarie per giungere alla liberazione.

L’Associazione Internazionale Esorcisti Durante organizza il «Convegno internazionale degli esorcisti» che si svolge ogni due anni in Italia, a Roma, negli anni pari. I sacerdoti esorcisti possono così approfondire la loro formazione personale ascoltando relatori di grande esperienza nel campo pastorale dell’esorcismo, condividere le proprie esperienze, chiedere consiglio ai più esperti fra di loro, scambiarsi notizie, stringere una più stretta fraternità sacerdotale nel loro specifico ministero e vivere momenti di preghiera in comune, tutto con il fine di aiutarsi e sostenersi l’un l’altro nel ministero esorcistico e per andare incontro in maniera adeguata ai fratelli e sorelle afflitti da una particolare azione del maligno.

Un aspetto rilevante che l’Associazione Internazionale Esorcisti si impegna a promuovere è il consolidamento e la crescita di un sano e doveroso rapporto di dipendenza dell’esorcista dal proprio Vescovo e dalla Gerarchia episcopale.

Nessun ministero, come quello dell’esorcistato, richiede di essere svolto nella piena comunione ecclesiale. Questa comunione si esprime soprattutto in un rapporto fiducioso e sereno con il proprio Vescovo diocesano.

Un altro ambito che l’Associazione Internazionale Esorcisti promuove è quello di favorire le condizioni necessarie affinché l’esorcista trovi nei propri confronti un Presbiterio solidale, amorevole e comprensivo, così che egli non si senta isolato e si possa realizzare una collaborazione fruttuosa tra lui e gli altri confratelli Sacerdoti della diocesi.

L’Associazione Internazionale Esorcisti ha tra i suoi scopi, secondo l’Art. 3 § 4, quello di promuovere la retta conoscenza del ministero dell’esorcismo nel popolo di Dio, curando un blog destinato sia ai comunicati ufficiali alla stampa sia a catechesi e articoli che -fra tante pubblicazioni dubbie e inattendibili presenti sull’argomento in internet- offrano ai fedeli cattolici riferimenti sicuri sui temi correlati al contenuto della Rivelazione e della dottrina della Chiesa riguardo il confronto tra la fede cristiana e il mistero del male nel mondo e nella vita dell’uomo. L’indirizzo è: aiepressoffice.com

Stiamo anche curando la realizzazione di un film-documentario che mostri il vero volto del ministero esorcistico, inteso e praticato nell’ambito della Chiesa Cattolica. Si tratta di un’opera che, contribuirà a restituire dignità al delicato e difficile servizio di esorcisti, fugando malintesi, preconcetti ed errori, che troppo spesso circolano su di esso perfino in campo ecclesiale, e, insieme, a mostrarne tutta la validità e necessità per il nostro tempo così tribolato.

Aprendo il link, https://www.sinesolecinema.com/portfolio-item/libera-nos/

oltre a una descrizione del progetto, si può anche prendere visione del Trailer ufficiale del film-documentario.

La mia esperienza mariana di esorcista

Secondo l’elenco del programma di questo Convegno che mi è stato inviato, dopo la mia relazione don Matteo De Meo parlerà dell’esorcismo nel rito latino e don William Bleizferr parlerà dell’esorcista e dell’esorcismo nella disciplina canonica della Chiesa. A me è stato chiesto di parlarvi invece di quel particolare e affascinante aspetto dell’esorcismo che è la presenza e l’intervento materno della Vergine Maria durante il ministero degli esorcismi.

La prima cosa che mi colpisce, nell’esercizio del ministero dell’esorcismo, è il confronto tra l’azione del demonio, da una parte e quella di Dio dall’altra. Il demonio è prepotente, la sua furia distruttiva lo rende appariscente e sembra assorbire tutta la nostra attenzione; l’azione di Dio, invece, è nascosta, silenziosa, risanante, ma è quella che, alla fine, se si persevera, risulta efficace e vigorosa, imponendosi in modo invincibile. Mi consola grandemente, all’interno di questa esperienza, toccare quasi con mano l’intervento e l’azione materna della Madonna, la sua incessante e quasi tangibile presenza e protezione, ulteriore prova dell’insanabile conflitto tra Lei e le forze avverse del male. Gli atteggiamenti  e le reazioni dei demoni attestano la verità delle parole che Dio rivolse a Satana: «Porrò inimicizia tra te e la Donna tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15) e confermano la materna intercessione  della Vergine, che, con amorevole e speciale sollecitudine e con immensa tenerezza di Madre, interviene accanto ai suoi figli sofferenti, lottando per essi e con essi contro Satana[1].

Preservata da ogni macchia di peccato sin dal primo momento della sua esistenza, la Vergine Maria è stata, è e sarà sino alla fine dei tempi la prima alleata di Dio e dell’uomo contro Satana e il male, coinvolta come nessun’altra creatura umana e angelica in tale lotta. Il suo è un ruolo unico, singolare e speciale.

Questo ruolo emerge in tutta la sua portata proprio durante il ministero degli esorcismi quando i demoni, urlando, si rivolgono a Lei con odio indicibile e, senza osare chiamarla per nome, se non rarissime volte, la apostrofano con tono sprezzante, dicendo: «quella», oppure «lei» aggiungendo un cumulo di volgarità e d’ingiurie contro la sua persona. Ma la santità e lo splendore di Maria la pongono così in alto tra tutte le creature, umane e angeliche, che spesso i demoni sono costretti a elogiarla per la grandezza, la potenza e il fulgore divino che splende in Lei. Questi momenti sono straordinariamente toccanti, perché i demoni, trovandosi accecati da così tanto splendore, che per essi è dolorosissimo, sono obbligati a testimoniare la dignità straordinaria della Madre di Dio tra tutte le creature umane e angeliche, ad affermare tutta la verità su di Lei e ad ammettere la loro completa impotenza di fronte ai voleri di Colei che, Dio, onnipotente per natura, avendola proclamata Regina dell’universo, ha reso onnipotente per grazia. C’è allora un curioso alternarsi di espressioni sprezzanti e volgari e di catechesi e lodi, che loro malgrado, i demoni sono costretti a pronunciare sulla Vergine Maria, con grandissimo disgusto.

Naturalmente, questo non aggiunge nulla a quello che già sappiamo e crediamo; tuttavia, per noi è estremamente consolante ed edificante constatare, in maniera così evidente, la validità e la forza delle verità della nostra fede a proposito della Vergine Maria, della sua santità incommensurabile e dei dogmi che la riguardano e riconoscere come Ella vince i demoni non con la violenza, né con discorsi persuasivi, ma con la sua umiltà e santità, con il suo essere tutta di Dio, e quindi in netto e assoluto contrasto al loro essere e al loro agire malefico.

Un giorno, durante un esorcismo il demonio disse urlando: «Io odio l’umiltà e odio tutti coloro che lo sono, Lei per prima! La sua umiltà mi umilia più che la potenza di Lui» (dicendo “Lui” si riferiva a Dio e dicendo “Lei” si riferiva alla Madonna). E aggiunse: «Lei non ha smesso un attimo di essere così stupidamente umile. Quanto non la sopporto! Quanto non la sopporto! Anche ora che è stata incoronata, che è la regina e ha intorno a sé angeli, arcangeli, serafini, è tra tutti sempre la più umile!».

Molti santi c’insegnano che la preghiera mariana è un’arma potente contro il demonio. Anche la nostra esperienza di esorcisti testimonia ad esempio che quando tra un esorcismo e l’altro preghiamo il Santo Rosario, il demonio inveisce violentemente persino contro la corona che abbiamo fra le mani, che definisce «catena maledetta, con la Croce in fondo» e io invece ripeto ogni volta la bella espressione del beato Bartolo Longo: «O catena dolce che ci unisci a Dio». Una volta, mentre il demonio -tramite la persona da lui posseduta- cercava di strapparmi dalle mani la corona del Rosario, esclamò con rabbia: “Chi si aggrappa a questa catena non si perderà mai”. Il demonio sa benissimo che il Rosario è una efficace pregheria che ci affida all’intercessione potente di Maria e ottiene la grazia che ci salva.

Un’altra volta, mentre stavo mettendo la corona del Rosario al collo di una persona posseduta, il demonio gridò, tentando di fermarmi: «Togli quelle rose: puzzano, puzzano quelle rose!». E io istintivamente ho detto: «Dove sono quelle rose?». E il demonio: «Le hai buttate sopra di lei! (si riferiva alla persona posseduta)». Quella persona, dopo l’esorcismo, mi ha riferito di non ricordare nulla di quello che le era accaduto, eccetto che, a un certo momento, si era sentita come avvolta da una corona di rose.

Un altro aspetto mariano che mi colpisce, durante gli esorcismi, negli atteggiamenti e nelle espressioni dei demoni, è il loro temere e odiare terribilmente l’offerta che facciamo di tutto noi stessi a Dio, per amore, in particolare se fatta in spirito di riparazione dei nostri peccati e dei peccati degli altri, porgendo previamente questa offerta nelle mani di Maria, affinché sia Lei stessa a presentarla a Dio. Ho sperimentato frequentemente la forza di tale offerta. Mi è capitato spesso, infatti, sia nel corso degli esorcismi, sia nel mio ministero sacerdotale, mentre ero a colloquio con la persona posseduta e le insegnavo come si vive l’offerta di sé a Dio, che il demonio, fino a quel momento nascosto, all’improvviso si manifestasse infuriato, poiché non sopportava che facessi tale catechesi. La stessa cosa accade quando, durante l’esorcismo, invito la persona – se è in grado di sentirmi – di offrire nel suo cuore a Dio, per le mani della Vergine, ciò che sta soffrendo: sempre, il demonio, a questo punto, s’infuria grandemente. Non sopporta questa offerta, che è per lui una grande sconfitta, perché quel male che lui ha fatto si trasforma in un bene per quella persona e per tante altre. Questa esperienza conferma dunque, con chiarezza, che tale offerta a Dio è un mezzo efficacissimo, non solo per sottrarre ai demoni i corpi da loro posseduti, ma anche – e soprattutto – per strappare ai loro artigli tante anime che vivono nel peccato.

Ho descritto diffusamente la mia esperienza personale sull’aspetto mariano degli esorcismi nel volume: “La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi” che ho pubblicato nel 2010 ed è stato successivamente tradotto in varie lingue tra cui il rumeno. Quindi rimando alla lettura di quel volume chi vorrà conoscere più ampiamente questa mia esperienza che in questa sede del Convegno, per motivi di tempo ho potuto descrivervi brevemente.

Con questo libro ho voluto unirmi al corteo delle anime di ogni tempo, innamorate della Vergine Maria, e spronare tutti a ricorrere con grande fiducia alla sua intercessione materna, in particolare mediante la conoscenza e l’esperienza dell’affidamento al suo Cuore Immacolato, al fine di cooperare con Lei, nella lotta che conduce con Cristo suo Figlio contro Satana e gli angeli ribelli, per il trionfo del Regno di Dio.

Ho inteso, inoltre, contribuire con questo testo a promuovere nei credenti una sempre più viva devozione mariana, animata dalla consapevolezza dell’inscindibile legame tra Cristo e la sua Madre Santissima nell’opera della Redenzione e ho cercato di favorire una esperienza personale sempre più viva della maternità della Madonna nei nostri confronti, incoraggiando ciascuno a rafforzare il proprio rapporto filiale verso di Lei chiedendo a Gesù di renderlo partecipe del suo stesso amore filiale per la Madre.

Auguro a tutti un buon proseguimento del Convegno. Dio vi benedica e la Vergine Maria vi custodisca sempre nel suo Cuore Materno.

[1] Ho riportato ampiamente la mia testimonianza su questo particolare e affascinante aspetto degli esorcismi in un volume, pubblicato con le Paoline Editoriali Libri, dal titolo: «La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi».

CORONA VIRUS. COMUNICAZIONE DELLA PRESIDENZA DELL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI (A.I.E)

Roma, 13 marzo 2020

 COMUNICAZIONE DELLA PRESIDENZA

DELL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI (A.I.E)

 

In un momento di particolare prova ormai per il mondo intero, a causa del cosiddetto “coronavirus”, che tra le molte e dolorose conseguenze ha impedito in Italia anche la partecipazione alla Santa Messa – per cui i fedeli possono seguirla solo per radio o per la televisione – da più parti anche all’Associazione Internazionale Esorcisti è stato richiesto un intervento orientativo, per sollevare gli animi e offrire motivi di speranza.

In questa grave situazione, dovremmo tutti intensificare i momenti di lettura e di meditazione della Sacra Scrittura nelle nostre case, in particolare dei Vangeli; pregare quotidianamente – se possibile riunendo tutta la famiglia – la Liturgia delle Ore; fare la “Comunione spirituale”; pregare il Santo Rosario e la Coroncina della Divina Misericordia. Sarebbe opportuno anche consacrare le nostre famiglie all’Immacolata Madre di Dio, pregando la Madonna con quella che è la più antica preghiera mariana: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta», come anche meditare e offrire la Passione del Signore, attraverso il pio esercizio della Via Crucis, particolarmente adatto al tempo quaresimale.

Circa qualche proposta di preghiera di liberazione o addirittura di esorcismo contro il coronavirus – che in questi giorni è circolata sul web – esortiamo a stare molto attenti. Tali proposte, se da una parte sembrano attribuire direttamente la situazione presente ad un’azione straordinaria del demonio – da affrontare perciò con gli esorcismi – dall’altra lasciano intravedere come sottofondo una mentalità magica della realtà, spingendo le persone a risolvere le loro difficoltà ricercando le formule “più potenti ed efficaci”. Da parte nostra, siamo convinti che i gravi problemi dell’ora presente si possono risolvere innanzitutto volgendosi a Dio con il cuore, perché ci sostenga nel cammino di un’autentica conversione a Lui, cosa per la quale sono più che sufficienti i mezzi ordinari della Grazia, cui si aggiunge la responsabilità e l’impegno civile di tutti nel seguire le indicazioni igienico-sanitarie che ci sono state date dalle autorità preposte alla salvaguardia della salute dei cittadini.

Ricordiamo, inoltre, che in Italia l’Ufficio Liturgico della Conferenza Episcopale Italiana ha prodotto un sussidio: «Pregare e celebrare in tempo di epidemia». In esso, oltre a suggerire anche la preghiera della Liturgia delle Ore, usufruendo – se lo si ritiene opportuno – dell’App Liturgia delle Ore della CEI, scaricabile gratuitamente, si propongono testi con riflessioni e preghiere da vivere in famiglia, in comunione con tutta la Chiesa, non potendo i fedeli partecipare alla Celebrazione eucaristica.

Accogliamo, poi, con soddisfazione l’iniziativa della CEI -fissata per giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia- che ha promosso alle ore 21.00 di quella sera un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora. TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera in diretta.

Ci permettiamo, infine, di esortare a non dimenticare di pregare, soprattutto in questo periodo, anche per i nostri governanti, perché Dio li sostenga nel difficilissimo compito di prendere le decisioni migliori per il bene comune e perché abbiano il coraggio di chiedere umilmente e pubblicamente non solo l’appello alla responsabilità di ogni cittadino, ma anche l’aiuto di Dio nell’emergenza del momento presente. Fino ad oggi sembra che nessuno di loro abbia rivolto pubblicamente questa richiesta a Dio, richiesta che non è un’esclusiva dei Vescovi e dei Sacerdoti, ma anche di coloro che governano le nazioni. Preghiamo ancora per i medici, gli infermieri e i volontari, che con tanta generosità, sacrificio, fatica e rischio assistono i malati. Preghiamo per i nostri fratelli contagiati, perché trovino nella nostra e nella loro preghiera personale la forza per affrontare la malattia, valutando dove sia possibile con le dovute precauzioni, come ha indicato papa Francesco, l’eventualità di accostarli per offrire loro il conforto dei Sacramenti.  Preghiamo, infine, anche perché questo momento di prova sia, per tanti fratelli e sorelle lontani da Dio, tempo propizio di riscoperta di Cristo nella propria vita.

 

Il Presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti

Padre Francesco Bamonte, icms

Il Vicepresidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti

Mons. Larry Hogan

Chi giustifica la blasfemia aiuta il diavolo

da: IN TERRIS, 5 marzo 2020

Il capo mondiale degli esorcisti, padre Francesco Bamonte, mette in guardia dalle giustificazioni e dagli elogi di certi uomini di fede al video choc di Achile Lauro

di padre Francesco Bamonte

 

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In un momento critico per la nostra collettività è fondamentale poter contare su radici e valori granitici. Mentre la salute pubblica è messa a repentaglio da un virus ancora sconosciuto e quindi temibile, addolora dover registrare una grave legittimazione di condotte blasfeme e distruttive per l’identità religiosa e la dignità culturale di una bimillenaria civiltà cristiana come l’Italia.

All’Angelus, Papa Francesco ha messo in guardia dalla tentazione di dialogare con il male, chiarendo che l’argomento esclusivo del Vangelo è la Parola di Dio. Guai perciò a chi confonde l’opinione pubblica scandalizzando la sensibilità dei fedeli attraverso un inverecondo insulto a quanto esiste di più sacro. Proprio perché “Gesù non dialoga con il diavolo” va respinta fermamente “l’ebbrezza della tentazione”, come ha ribadito il Pontefice, quindi sconcerta e rattrista quando, addirittura tra coloro dai quali è doveroso attendersi parole di verità, si sparano pubblicamente elogi vergognosi per chi calpesta la dignità del credente.

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E c’è anche chi si permette malignamente di raffigurare in un video musicale la Vergine Maria come un’invasata discinta che sembra presiedere a condotte orgiastiche in un mucchio di corpi nudi e allucinati come in una messa nera. Ettore Petrolini, un secolo fa, fulminò ironicamente con una battuta uno scalmanato che tra il pubblico disturbava il suo avanspettacolo: “io non ce l’ho con te, ma con quello accanto a te che non ti butta di sotto”. Insomma il problema non è un improvvisato imitatore di rockstar sataniste e neppure il successo commerciale che incontra, bensì l’incredibile e scandaloso avallo ottenuto a sorpresa da chi istituzionalmente è tenuto a difendere e tramandare il “depositum fidei”.

Indossare il sacro abito (oggi persino deriso da chi dovrebbe farne la propria carta d’identità) comporta responsabilità sostanziali ma anche formali. Gesù condanna senza mezze misure chi suscita scandalo ai semplici, perciò non si riesce a capire come possa essere spacciata per “opera d’arte” una blasfema, volgare e gratuita offesa alla religione. Un vilipendio innanzitutto alla vera cultura e poi al senso religioso della vita che soprattutto in un momento collettivo così difficile rappresenta il collante morale della società. Non si adduca a pretesto la libertà di espressione artistica proprio nell’istante in cui si rade al suolo il significato più umano e personale della coscienza individuale e condivisa.

Viene da chiedersi quale sia la finalità di un’azione di sistematico elogio e di strumentale protezione nei confronti di un’operazione di marketing che ridicolizza, sporca e banalizza la caratura salvifica del sacrificio di un Figlio pianto da una Madre che da sola è rimasta ai piedi della Croce quando tutti gli altri erano scappati per viltà e ignavia. Ecco il punto: l’artista non è chi sfregia il sacro ma chi sa farlo emergere da un blocco di marmo fino a farne il proprio testamento spirituale divenuto l’emblema di un’umanità debitrice a Cristo del sacrificio da cui tutto è scaturito.

Il vero problema non sono i corpi nudi (ce ne sono ovunque nell’arte più sublime) bensì l’uso satanico di simboli religiosi per farsi notare, persino con l’ipocrisia di richiamare, fuori da ogni contesto plausibile, esempi altissimi di santità come quella del Poverello di Assisi. E non si venga a dire che giustificare ambiguamente, quando si è consacrata la propria vita al Signore, spudorate campagne autopromozionali, serva a redimere o ad avvicinare i giovani e i lontani.

Perché mai dovrebbe essere credibile chi svende quelli che dovrebbero essere i propri valori di riferimento? Un ex-baby detenuto al quale è stato chiesto il motivo dei propri crimini giovanili ha risposto: “Lo facevo per mancanza di adulti meritevoli di essere ascoltati”. Per questo nobilitare l’ignominia significa uccidere il sacro che è dentro ognuno di noi.