Next Age: spiritualità del futuro?

Next Age: spiritualità del futuro?

di p. Paolo Carlin OFMCap

 

La next Age segna l’inizio di un’era post New Age. Nella relazione si cercherà di chiarire cosa sia il vasto mondo della New Age e le sue caratteristiche per poi guardare in particolare la next Age.

  1. Il contesto sociale e culturale odierno
  2. La spiritualità New Age e il suo messaggio
    1. Il nucleo della New Age
    2. La persona umana
    3. Dio e Cristo
    4. Il mondo
  3. La Next Age
  4. Le possibili porte aperte all’azione straordinaria del Diavolo
  5. Gesù Cristo ci offre l’acqua della vita

1.     Il contesto sociale e culturale odierno

Alcuni sono del parere che la religione cristiana sia patriarcale e autoritaria, che le istituzioni politiche siano incapaci di migliorare il mondo e che la medicina ufficiale (allopatica) non riesca a guarire efficacemente le persone. Il fatto che quelli che una volta erano elementi centrali nella società vengano ora percepiti come indegni di fiducia o privi di autentica autorità, ha creato un clima in cui le persone guardano dentro di sé, in se stesse, alla ricerca di senso e di forza. Si rivolgono anche a istituzioni alternative, nella speranza che possano soddisfare i loro bisogni più profondi. Il New Age è attraente soprattutto perché molto di quanto offre soddisfa aspirazioni, spesso non soddisfatte dalle istituzioni ufficiali.

Rinascimento e la Riforma hanno plasmato l’individuo occidentale moderno e le persone sentono sempre meno il bisogno di «far parte di» istituzioni e non sono inclini a sottoporsi a giudizi «ufficiali». Con il culto dell’uomo, la religione viene ricondotta alla sfera intima, ciò che prepara il terreno per una celebrazione della sacralità del sé. Per questo motivo il New Age influenza e cambia i valori di riferimento nella vita. Ciò si manifesta nel numero sempre più alto di persone che ritengono possibile mischiare cristianesimo e New Age, prendendo da ognuno quanto ritengono sia il meglio di entrambi. In alcune pratiche la New Age, Dio ha la funzione di promuovere lo sviluppo dell’individuo.

La libertà, l’autenticità, l’autonomia e altri valori simili sono considerati sacri dalla New Age che pretende di soddisfare le aspirazioni spirituali delle persone. Alcune versioni del New Age sfruttano le forze della natura e cercano di comunicare con un altro mondo per scoprire il destino degli individui, aiutandoli a sintonizzarsi sulla giusta frequenza energetica per trarre il meglio da sé e dalle circostanze.

La rivoluzione tecnologica nelle comunicazioni ha facilitato il diffondersi della New Age.

Il nome New Age, nuova era dell’Acquario, sembra essersi diffuso attraverso i Rosa Croce e la Massoneria, al tempo delle rivoluzioni francese e americana ma la realtà a cui si riferisce è una variante contemporanea dell’esoterismo occidentale. Quest’ultimo s’ispira ai gruppi gnostici che sorsero nei primi anni del cristianesimo e acquisì importanza in Europa nel periodo della Riforma. Si è sviluppato parallelamente alle visioni scientifiche del mondo e ha acquisito una giustificazione razionale nei secoli diciottesimo e diciannovesimo. Si è caratterizzato per il rifiuto progressivo di un Dio personale e per il concentrarsi su altre entità, che spesso fungono da intermediari fra Dio e l’uomo nel cristianesimo tradizionale, con adattamenti sempre più originali di questi ultimi e l’introduzione di altri. Fondamentalmente il terreno è stato preparato dallo sviluppo e dalla diffusione del relativismo e dall’antipatia o dall’indifferenza verso la fede cristiana.

L’esistenza ed il fervore del pensiero e della pratica New Age testimoniano le inestinguibili aspirazioni dello spirito umano verso la trascendenza e il senso religioso, che non è solo un fenomeno culturale contemporaneo, ma era già evidente nel mondo antico sia cristiano che pagano.

2.     La spiritualità New Age e il suo messaggio

I cristiani in molte società occidentali vengono in contatto con aspetti diversi del fenomeno New Age.

Il New Age essendo trasversale alle culture e presente in vari fenomeni quali la musica, il cinema, i seminari, i gruppi di studio, i ritiri, le terapie e molte altre attività ed eventi, è molto diffuso e informale, sebbene alcuni gruppi religiosi o para-religiosi incorporino consapevolmente elementi New Age. Secondo alcuni, questa corrente è stata una fonte di idee per varie sette religiose e parareligiose. Il New Age non è un movimento unico o uniforme, ma piuttosto una rete a maglie larghe di praticanti il cui approccio consiste nel pensare globalmente, ma agire localmente. Chi fa parte di questa rete non ne conosce necessariamente gli altri componenti e li incontra raramente, se non addirittura mai. Nel tentativo di evitare la confusione alcuni si riferiscono al New Age come a un « culto di ascoltatori » (audience cult),[1] una sfida deliberata alla cultura moderna. Si tratta di un struttura sincretica che incorpora molti elementi diversi, permettendo alle persone di condividere interessi o legami a gradi molto diversi e a vari livelli di impegno. Molte tendenze, pratiche e atteggiamenti che fanno in qualche maniera parte del New Age sono, di fatto, parte di una profonda reazione, facilmente identificabile, contro la cultura dominante.

La New Age non è una religione sebbene sia spesso una risposta a interrogativi e necessità di carattere religioso e il suo fascino si eserciti su persone che cercano di scoprire e riscoprire una dimensione spirituale nella propria vita. Nell’ambito della New Age alcuni fanno un’attenta distinzione fra « religione » e « spiritualità ». Nel New Age è fondamentale la convinzione che il tempo delle religioni particolari sia finito. Comunque, è abbastanza corretto porre il New Age nel contesto più ampio di religiosità esoterica, il cui fascino continua ad aumentare.

Questo testo pone un problema di fondo. È un tentativo di comprendere e valutare qualcosa che è fondamentalmente un’esaltazione della ricchezza e dell’esperienza umana.

Il termine New Age indica una svolta storica. Secondo alcuni astrologi, viviamo nell’Età dei Pesci, dominata dal cristianesimo, che verrà sostituita dalla Nuova Età dell’Acquario all’inizio del terzo millennio.14 L’Età dell’Acquario mantiene un posto importante nel movimento New Age per l’influenza della teosofia, dello spiritismo, dell’antroposofia e dei loro precedenti esoterici. Chi sottolinea il mutamento imminente nel mondo esprime spesso il desiderio di questo cambiamento, non tanto nel mondo stesso quanto nella nostra cultura e nel modo di rapportarsi al mondo. È un approccio affascinante perché le persone svolgono un ruolo attivo nel modificare la cultura e nel creare una nuova consapevolezza spirituale.

L’Età dell’Acquario è una visione, non una teoria. Quella del New Age è un’ampia tradizione che include molte idee. Vi si trovano visioni del futuro, moderate, ma piuttosto generalizzate, che prevedono una spiritualità planetaria accanto a religioni separate, ed analoghe istituzioni politiche planetarie a complemento di quelle locali, entità economiche globali più partecipative e democratiche, una maggiore enfasi sulla comunicazione e sull’educazione, un approccio misto alla salute che combini la medicina ufficiale con l’autoguarigione, una comprensione di sé più androgina e modi per integrare scienza, misticismo, tecnologia ed ecologia. Fra le tradizioni confluite nel New Age vi sono antiche pratiche occulte egiziane, la cabala, il primo gnosticismo cristiano, il sufismo, la sapienza dei druidi, il cristianesimo celtico, l’alchimia medievale, l’ermetismo rinascimentale, il buddismo zen, lo yoga, ecc…[2]

È impossibile conciliare quindi la prospettiva New Age e quella cristiana.

È evidente che scienza e tecnologia non sono riuscite a dare tutto ciò che un tempo sembravano promettere, così nella loro ricerca di significato e di liberazione le persone si sono rivolte alla spiritualità. Il New Age che conosciamo è nato dalla ricerca di qualcosa di più umano e più bello rispetto alla vita opprimente e alienante della società occidentale.

La New Age espose i temi principali nell’emblematica canzone « Aquarius ». L’idealismo degli anni ’60 e ’70 sopravvive ancora in alcuni ambienti, ma ora non sono coinvolti solo gli adolescenti. Sono svaniti i legami con l’ideologia politica di sinistra e le droghe psichedeliche non sono affatto importanti come una volta. Le tendenze « spirituali » e « mistiche », prima limitate alla controcultura, sono ora parte della cultura dominante e riguardano aspetti diversi della vita quali la medicina, la scienza, l’arte e la religione e la stessa concezione antropologica.

Uno degli elementi ricorrenti della « spiritualità » del New Age è il fascino esercitato da manifestazioni straordinarie e in particolare da entità paranormali. Le persone riconosciute come « medium » sostengono che un’altra entità prende il controllo della loro personalità durante il processo di « estasi » – fenomeno del New Age noto come « channeling » – durante il quale il « medium » può perdere il controllo del suo corpo e delle sue facoltà. Alcune persone che hanno assistito a questi eventi dichiarano che le manifestazioni sono davvero spirituali, ma non provengono da Dio, nonostante venga utilizzato quasi sempre un linguaggio d’amore e di luce. È probabilmente più corretto riferirsi ad esse come a forme di spiritismo piuttosto che di spiritualità in senso stretto. Altri amici e consiglieri del mondo dello spirito sono angeli ma « esistono molti livelli di guide, entità, energie e esseri in ogni angolo dell’universo. Sono tutti lì da cogliere e scegliere secondo i vostri meccanismi di attrazione/repulsione ».[3]

Queste entità spirituali sono spesso invocate per aiutare ad un rilassamento volto a esercitare un migliore controllo della propria vita e della propria carriera e ad agevolare il processo decisionale. La fusione con alcuni spiriti che insegnano attraverso persone particolari è un’altra esperienza del New Age, sostenuta da chi si definisce « mistico ». Alcuni spiriti della natura vengono descritti come energie potenti, esistenti nel mondo naturale e anche nei « piani interiori », ossia coloro ai quali si accede per mezzo di rituali, droghe e altre tecniche che inducono stati alterati di coscienza. È chiaro che nel New Age spesso non si riconosce alcuna autorità spirituale più elevata della propria esperienza personale interiore.

Fenomeni diversi come il giardino di Findhorn e il Feng Shui 23 illustrano in vario modo l’importanza di essere in sintonia con la natura e con il cosmo. Nel New Age non esiste distinzione fra bene e male. Le azioni umane sono il frutto sia dell’illuminazione sia dell’ignoranza. Quindi, non possiamo condannare nessuno e nessuno ha bisogno di perdono. Credere nell’esistenza del male può creare soltanto negatività e paura. La risposta alla negatività è l’amore. Tuttavia, non si tratta di tradurlo in azioni, ma di avere determinati atteggiamenti mentali. L’amore è energia, una vibrazione ad alta frequenza, e il segreto della felicità, della salute e del successo è essere in grado di trovare una sintonia, di trovare il proprio posto nella grande catena dell’essere. Gli insegnanti e le terapie del New Age pretendono di offrire la chiave cosicché le persone possano modulare il tono della propria vita e essere in armonia le une con le altre e con tutto ciò che le circonda.

La medicina ufficiale (allopatica) tende oggi a limitarsi alla cura di malattie particolari e isolate e non riesce a prestare attenzione al quadro più ampio della salute della persona.

La New Age offre le terapie alternative che sostengono di considerare la persona nella sua interezza e guariscono anziché curare. La salute olistica, come si sa, si concentra sull’importante ruolo che la mente svolge nella guarigione fisica. Si afferma che il legame fra aspetti spirituali e fisici della persona risiede nel sistema immunitario o nel sistema indiano dei chakra. Dal punto di vista New Age, la malattia e la sofferenza derivano dall’agire contro la natura. Quando si è in sintonia con la natura, ci si può aspettare una vita molto più sana e anche prosperità materiale. Secondo alcuni guaritori del New Age, in realtà non dovremmo neanche morire. Lo sviluppo del nostro potenziale umano ci metterà in contatto con la nostra divinità interiore e con quelle parti di noi stessi che sono state alienate o soppresse. Ciò si rivela soprattutto negli Stati Alterati di Coscienza (ASCs), spesso indotti da droghe o da varie tecniche di espansione della mente, in particolare in seno alla « psicologia transpersonale ». Lo sciamano è spesso considerato lo specialista degli stati alterati di coscienza, una persona che è in grado di mediare fra i regni transpersonali di spiriti o divinità e il mondo degli umani.

Esiste una straordinaria varietà di approcci che promuovono la salute olistica, alcuni derivanti da antiche tradizioni culturali, sia religiose sia esoteriche, altri legati a teorie psicologiche sviluppate a Esalen fra il 1960 e il 1970. Il New Age pubblicizza una vasta gamma di pratiche quali l’agopuntura, il biofeedback, la chiroterapia, la kinesiterapia, l’omeopatia, l’iridologia, il massaggio e vari tipi di «  bodywork » (ad esempio l’ergonomia, il metodo Feldenkrais, la riflessologia, il rolfing, il massaggio di polarità, il tocco terapeutico, ecc.), la meditazione e la visualizzazione, le terapie nutrizionali, la guarigione psichica, vari tipi di erboristeria, la cristalloterapia, la metalloterapia, la musicoterapia e la cromoterapia, le terapie legate alle corrispondenze mentre Jung relativizzò in maniera enfatica la causalità a favore di una visione esoterica del mondo basata sulle corrispondenze. alla reincarnazione e, infine, i programmi in dodici tappe e i gruppi di auto-aiuto. Il New Age ritiene che la fonte della guarigione sia dentro di noi e che possiamo raggiungerla entrando in contatto con la nostra energia interiore o energia cosmica.

Dal momento che la buona salute implica un prolungamento della vita, il New Age offre una formula orientale in termini occidentali. In origine la reincarnazione era parte del pensiero ciclico induista, basato sull’atman o nucleo divino della personalità (in seguito il concetto di jiva), che si muoveva da un corpo all’altro in un ciclo di sofferenza (samsara) determinato dalla legge del karma, legata al comportamento nelle vite passate. La speranza era riposta nella possibilità di nascere in una condizione migliore o infine nella liberazione dalla necessità di rinascere. Nella maggior parte delle tradizioni buddiste, invece, ciò che vaga da un corpo all’altro non è un’anima, ma un continuum di consapevolezza. La vita presente è prigioniera di un infinito processo cosmico che non risparmia neanche gli dei. In Occidente, dal tempo di Lessing, la reincarnazione è stata considerata molto più ottimisticamente come un processo di apprendimento e di progressiva realizzazione individuale. Lo spiritismo, la teosofia, l’antroposofia e il New Age considerano la reincarnazione una forma di partecipazione all’evoluzione cosmica. Questo approccio post-cristiano all’escatologia sembra rispondere a interrogativi di teodicea lasciati in sospeso ed elimina la nozione di Inferno. Quando l’anima si separa dal corpo, gli individui possono rivedere tutta la propria vita fin a quel punto, e una volta che l’anima si è unita al suo nuovo corpo vedono in anticipo qualcosa della fase successiva. Le persone hanno accesso alle loro vite precedenti attraverso i sogni e le tecniche di meditazione.26

Una delle preoccupazioni centrali del movimento New Age è la ricerca dell’ « integralità ». Esso incoraggia il superamento di tutte le forme di « dualismo », poiché tali divisioni sono un prodotto nocivo di un passato meno illuminato. Le divisioni che il New Age propone come necessarie da superare comprendono la distinzione reale fra Creatore e Creato, la reale distinzione fra uomo e natura, o spirito e materia, che sono tutte considerate forme di dualismo. Spesso si considerano queste tendenze dualistiche come radicate nella tradizione giudaico-cristiana della civiltà occidentale, mentre sarebbe più corretto collegarle al manicheismo. La rivoluzione scientifica e lo spirito del razionalismo moderno vengono criticati in particolare per la tendenza alla frammentazione, che tratta insiemi organici come meccanismi riducibili alle loro più piccole componenti e con esse spiegabili, e la tendenza a ridurre lo spirito alla materia, cosicché la realtà spirituale, inclusa l’anima, diviene semplicemente un « epifenomeno » contingente di processi essenzialmente materiali. In tutti questi ambiti, le alternative del New Age sono definite « olistiche ». L’olismo pervade tutto il movimento New Age, dalla sua preoccupazione per la salute olistica alla sua ricerca di coscienza unitiva, dalla sua consapevolezza ecologica all’idea di un « networking  » globale.

a.     Il nucleo della New Age

I principi fondamentali del pensiero New Age

Una religiosità cosmica, rituali e credi che molti ritenevano fossero stati soppiantati dal cristianesimo. In realtà, l’eterna questione filosofica dell’uno e dei molti assume una forma moderna e contemporanea nella tentazione di superare la divisione indebita, ma anche la reale differenza e distinzione, e la sua espressione più comune è l’olismo, un ingrediente essenziale del New.

Ad avere successo è stata la generalizzazione dell’ecologia come fascino della natura e risacralizzazione della Terra, della Madre Terra, o Gaia, l’agente esecutivo della Terra è tutta la razza umana. L‘armonia e la comprensione necessarie a una sua gestione responsabile sono sempre più pensate come un governo globale, con un inquadramento etico globale. Si crede che il calore della Madre Terra, la cui divinità pervade tutto il Creato, colmi il divario fra Creato e il Dio-Padre trascendente dell’Ebraismo e del Cristianesimo e elimini la prospettiva di essere giudicati da questo Essere.Cosicché è possibile un assorbimento dell’io umano nell’io divino.[4]

La matrice essenziale del pensiero New Age va ricercata nella tradizione esoterico-teosofica, ampiamente accettata dai circoli intellettuali europei nei secoli diciottesimo e diciannovesimo. È stata particolarmente presente nella massoneria, nello spiritismo, nell’occultismo e nella teosofia, che hanno in comune un certo tipo di cultura esoterica. In questa visione del mondo, gli universi visibili e invisibili sono collegati da una serie di corrispondenze, analogie e influenze fra il microcosmo e il macrocosmo, fra metalli e pianeti, fra pianeti e varie parti del corpo umano, fra cosmo visibile e regni invisibili della realtà. La natura è un essere vivente, attraversato da flussi di simpatia e antipatia, animato da una luce e da un fuoco segreti che gli esseri umani cercano di controllare. Le persone possono entrare in contatto con mondi superiori e inferiori mediante l’immaginazione (un organo dell’anima e dello spirito) oppure utilizzando mediatori (angeli, spiriti, demoni) o rituali.

Le persone possono essere iniziate ai misteri del cosmo, di Dio e del sé mediante un percorso spirituale di trasformazione. La vera meta è la gnosi, la forma più elevata di conoscenza, l’equivalente della salvezza. Essa implica una ricerca delle tradizioni più antiche e più elevate della filosofia (ciò che in maniera inappropriata viene denominato come philosophia perennis) e della religione (teologia primordiale) e una dottrina segreta (esoterica) che è la chiave di tutte le tradizioni « essoteriche » accessibili a chiunque. Gli insegnamenti esoterici vengono trasmessi da maestro a discepolo in un programma graduale di iniziazione.

Alcuni ritengono che l’esoterismo del XIX secolo sia totalmente secolarizzato. L’alchimia, l’astrologia e altri elementi di esoterismo tradizionale sono stati integrati da aspetti della cultura moderna, fra i quali la ricerca di leggi causali, l’evoluzionismo, la psicologia e lo studio delle religioni. Questo tipo di esoterismo ha assunto la sua forma più chiara nelle idee di Helena Blavatsky, una medium russa che nel 1875, a New York, fondò con Henry Olcott la Società Teosofica. La Società intendeva fondere elementi delle tradizioni orientale e occidentale in un tipo di spiritismo evoluzionistico e si prefisse tre scopi principali:

1).« Formare un nucleo della Fratellanza Universale dell’umanità, senza distinzione di razza, credo, casta o colore;

2) « Promuovere lo studio comparato di religione, filosofia e scienza;

3) « Indagare le leggi non ancora spiegate della natura e le forze latenti nell’uomo».

« Il significato di questi obiettivi… deve essere chiarito. Il primo obiettivo rifiuta implicitamente il « fanatismo irrazionale » e il « settarismo » del cristianesimo tradizionale così come lo percepiscono gli spiritisti e i teosofi… Tuttavia da questi obiettivi non appare subito chiaro che per « scienza » i teosofi intendevano scienze occulte e per filosofia la occulta philosophia, che le leggi di natura erano di natura occulta o psichica e che si aspettavano che la religione comparata rivelasse una « tradizione primordiale », modellata in maniera definitiva sulla philosophia perennis ermetista ».[5]

Un elemento molto importante degli scritti di Madame Blavatsky era l’emancipazione delle donne, che implicava un attacco al Dio « maschio » dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam. Si auspicava un ritorno alla Dea-Madre dell’induismo e alla pratica delle virtù femminili. Queste idee furono portate avanti da Annie Besant, figura di punta del movimento femminista. Oggi, la « Wicca » e la « Spiritualità delle Donne » continuano a combattere contro il cristianesimo « patriarcale ».

Marilyn Ferguson ha dedicato un capitolo del suo The Aquarian Conspiracy, « La Cospirazione dell’Acquario », ai precursori dell’Età dell’Acquario, che hanno ordito le trame di una visione trasformatrice basata sull’espansione della coscienza e sull’esperienza dell’autotrascendenza. Fra gli altri menziona lo psicologo americano Wiliam James e lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung. James definì la religione esperienza, non dogma, e insegnò che gli esseri umani possono cambiare i propri atteggiamenti mentali in modo tale da poter divenire artefici del proprio destino. Jung sottolineò il carattere trascendente della coscienza e introdusse l’idea dell’inconscio collettivo, una specie di magazzino di simboli e memorie comuni a persone di varie epoche e culture. Secondo Wouter Hanegraaff, entrambi gli studiosi contribuirono a una « sacralizzazione della psicologia », che è divenuta un importante elemento del pensiero e della pratica New Age. Jung, infatti, « non solo conferì all’esoterismo un carattere psicologico, ma sacralizzò la psicologia, riempiendola di contenuti tipici della speculazione esoterica. Il risultato è un corpo di teorie che ha permesso alle persone di parlare di Dio intendendo in realtà la propria psiche e della propria psiche pensando di fatto al divino. Se la psiche è « mente », e anche Dio è « mente », allora mettere in discussione l’una significa mettere in discussione l’altro ».[6] Centrale nel suo pensiero è il culto del sole, dove Dio è l’energia vitale (libido) all’interno di una persona ».[7] Come disse egli stesso: « questo paragone non è un mero gioco di parole ».[8] Jung si riferisce a un « dio interiore », la divinità essenziale che riteneva fosse presente in ogni essere umano. Il cammino verso l’universo interiore passa per l’inconscio. L’armonia fra mondo interiore e mondo esteriore sta nell’inconscio collettivo. 

La psicologia transpersonale, fortemente influenzata dalle religioni orientali e da Jung, offriva un viaggio contemplativo in cui la scienza incontrava il misticismo. L’accento posto sulla corporeità, la ricerca di modi di espansione della coscienza e il coltivare i miti dell’inconscio collettivo erano tutti incoraggiamenti a ricercare un « dio all’interno di se stessi ». Per realizzare le proprie potenzialità, bisognava superare il proprio ego per divenire il dio che ognuno in fondo è. Per farlo bisognava scegliere la terapia adatta, la meditazione, esperienze parapsicologiche, l’uso di allucinogeni. Erano tutti modi per acquisire le « esperienze culmine », esperienze « mistiche » di fusione con Dio e con il cosmo.

Ciononostante, e malgrado l’immensa varietà in seno al New Age, si possono individuare alcuni punti comuni:

– Il cosmo è un tutto organico;

– È animato da un’Energia, che viene anche identificata come Anima o Spirito;

– Si crede molto nella mediazione di varie entità spirituali. Gli esseri umani sono capaci di ascendere a sfere superiori invisibili e di controllare la propria vita oltre la morte;

– Si sostiene l’esistenza di una « conoscenza perenne » che è antecedente e superiore a tutte le religioni e culture;

– Le persone seguono maestri illuminati…

b.    La persona umana

Il New Age crede nella perfettibilità della persona umana per mezzo di una vasta gamma di tecniche e terapie (in contrasto con la visione cristiana della cooperazione con la grazia divina). In generale concorda con Nietzsche, secondo il quale il cristianesimo ha impedito all’umanità autentica di manifestarsi pienamente. La perfezione, in questo contesto, significa raggiungere l’autorealizzazione, secondo un ordine di valori che noi stessi creiamo e che otteniamo con le nostre forze. Si può quindi parlare di un sé che si auto crea.

È utile distinguere fra esoterismo, ossia una ricerca di conoscenza, e magico, o occulto: quest’ultimo è uno strumento per ottenere potere. Alcuni gruppi sono sia esoterici sia occulti. Al centro dell’occultismo esiste una volontà di potere basata sul sogno di divenire divini. Le tecniche di espansione della mente intendono rivelare all’uomo il suo potere divino. Usando questo potere le persone preparano la via all’Età dell’Illuminazione. Questa esaltazione dell’umanità capovolge il giusto rapporto fra Creatore e creatura e una delle sue forme estreme è il satanismo. Satana diviene il simbolo della ribellione contro le convenzioni e le regole, un simbolo che spesso assume forme aggressive, egoistiche e violente.

Non sono solo i giovani a farne le spese. I temi fondamentali della cultura esoterica sono presenti anche nei campi della politica, dell’educazione e della legislazione.[9]

In quello che si può definire un tipico racconto New Age, gli uomini nascono con una scintilla divina, in un modo che ricorda l’antico gnosticismo. Questo li collega all’unità del Tutto. Sono considerati essenzialmente divini, sebbene partecipino alla divinità cosmica a diversi livelli di coscienza. Noi siamo co-creatori e creiamo la nostra realtà personale. Secondo una concezione che considera ogni individuo fonte creativa dell’universo, alcuni autori del New Age sostengono che scegliamo noi le circostanze della nostra vita (perfino la malattia e la morte). Tuttavia, per comprendere bene qual è il nostro posto nell’unità del cosmo dobbiamo compiere un viaggio. Il viaggio è la psicoterapia e la salvezza è il riconoscimento della coscienza universale. Il peccato non esiste. Esiste soltanto una conoscenza imperfetta. L’identità di ogni essere umano è diluita nell’essere universale e nel processo delle incarnazioni successive. Siamo soggetti a determinate influenze degli astri, ma possiamo aprirci alla divinità che vive dentro di noi, in una ricerca costante (mediante tecniche appropriate) di un’armonia sempre maggiore fra il sé e l’energia cosmica divina. Non è necessaria alcuna Rivelazione o Salvezza che provenga dal di fuori delle persone, ma soltanto il compimento dell’esperienza della salvezza che è dentro di noi (auto- salvezza), possibile mediante tecniche psico-fisiche che portano all’illuminazione definitiva.

Alcune fasi del percorso verso l’auto-redenzione sono preparatorie (meditazione, armonia fisica, liberazione di energie di auto- guarigione). Sono i punti di partenza di processi di spiritualizzazione, perfezione e illuminazione che aiutano le persone ad acquisire ulteriori autocontrollo e concentrazione psichica sulla « trasformazione » del sé individuale in « coscienza cosmica ». Il destino della persona umana è costituito da una serie di reincarnazioni dell’anima in diversi corpi. Non ci si riferisce a un ciclo di samsara, nel senso di purificazione come punizione, ma ad un’ascensione graduale verso lo sviluppo perfetto delle proprie potenzialità.

La psicologia è utilizzata per spiegare l’espansione della mente come esperienza « mistica ». Lo yoga, lo zen, la meditazione trascendentale e gli esercizi tantrici conducono all’autorealizzazione o illuminazione. Si crede che le « esperienze culmine » (rivivere la propria nascita, viaggiare fino ai confini della morte, il biofeedback, la danza e perfino gli stupefacenti, qualsiasi cosa che provochi uno stato alterato di coscienza), conducano all’unità e all’illuminazione.

Poiché c’è una sola Mente, alcune persone possono essere canali per raggiungere esseri superiori. Ogni parte di questo unico essere universale ha contatti con tutte le altre. L’approccio classico al New Age è la psicologia transpersonale, i cui concetti principali sono la Mente Universale, il Sé superiore, l’inconscio personale e collettivo e l’io individuale. Il Sé Superiore è la nostra identità reale, un ponte fra Dio, che è la mente divina, e l’umanità. Lo sviluppo spirituale è il contatto con il Sé Superiore che supera tutte le forme di dualismo fra soggetto e oggetto, vita e morte, psiche e soma, il sé e aspetti frammentari del sé. La nostra personalità limitata è come un’ombra o un sogno creato dal sé reale. Il Sé Superiore contiene i ricordi di precedenti (re-)incarnazioni.

c.      Dio e Cristo

Il New Age ha una preferenza marcata per le religioni orientali e precristiane, perché le considera incontaminate da distorsioni giudaico-cristiane. Quindi tributa grande rispetto agli antichi riti agresti e ai culti legati alla fertilità. « Gaia », la Madre Terra, viene proposta come alternativa a Dio Padre, la cui immagine viene collegata a una concezione patriarcale del dominio maschile sulla donna. Si parla di Dio, ma non di un Dio personale. Il Dio di cui parla il New Age non è né personale né trascendente. Non è né il libero Creatore né l’amorevole reggente dell’universo, ma un’« energia impersonale », immanente al mondo, con il quale costituisce una « unità cosmica »: « Tutto è uno ». Quest’unità è monistica, panteistica, o più precisamente, panenteistica. Dio è il « principio di vita », lo « spirito o anima del mondo », la somma totale della coscienza esistente nel mondo. In un certo senso, tutto è Dio. La presenza di Dio è più evidente negli aspetti spirituali della realtà, così ogni mente/spirito è, in un certo qual modo, Dio.

Quando uomini e donne la ricevono consciamente, « l’energia divina » è spesso descritta come « energia cristica ». Si parla anche di Cristo, ma non di Gesù di Nazaret. « Cristo » è un titolo conferito a qualcuno che ha raggiunto uno stato di coscienza nel quale percepisce la propria divinità e può quindi affermare di essere un « Maestro universale ». Gesù di Nazaret non era il Cristo, ma soltanto una delle figure storiche nelle quali questa natura « cristica » si è rivelata, come nel caso del Buddha e di altri. Ogni manifestazione storica del Cristo mostra chiaramente che tutti gli esseri umani sono celesti e divini e li conduce verso questa realizzazione.

Per il New Age il Cristo Cosmico è un modello che può ripetersi in molte persone, luoghi e tempi; è il portatore di un enorme mutamento di paradigmi; è, in definitiva, un potenziale dentro di noi.

Il New Age parla anche volentieri di una realtà che chiama “il Cristo” ma – seguendo tutta una tradizione esoterica e gnostica – ha cura di distinguere “il Cristo” da Gesù di Nazareth come personaggio storico. Gesù non era “il Cristo”, o almeno non lo era in modo diverso da Buddha o da chiunque sia in grado di entrare in contatto con la scintilla divina che porta dentro di sé. È questa scintilla, propriamente, che costituisce “il Cristo” come principio divino all’interno dell’uomo. Gesù di Nazareth – come Buddha e altri maestri – merita certamente rispetto perché è riuscito a entrare in contatto con il suo “Cristo” interiore in modo evidente e convincente per i suoi discepoli. Ma chiunque di noi può entrare in contatto con il “Cristo” che ciascuno porta – e quindi diventare “il Cristo” – attraverso gli stati alterati di coscienza e la molteplicità di tecniche che il New Age insegna.

Per la fede cristiana, Gesù Cristo non è un modello, ma una persona divina la cui figura umano-divina rivela il mistero dell’amore del Padre per ogni essere umano attraverso la storia (Gv. 3, 16). Egli vive in noi perché condivide con noi la sua vita, ma questo non è né imposto né automatico. Tutti gli uomini e tutte le donne sono invitati a partecipare alla sua vita, a vivere « in Cristo ».

Il livello più interiore e più personale (« psichico ») nel quale gli esseri umani « avvertono » questa « divina energia cosmica » è detto anche « Spirito Santo ».

Si ha una mistica cosmica basata sulla consapevolezza di un universo che si evolve con energie dinamiche. Quindi, l’energia cosmica, la vibrazione, la luce, Dio, l’amore, anche il Sé superiore, si riferiscono tutti alla stessa e unica realtà, la fonte primaria presente in ogni essere.

Questa spiritualità consta di due elementi distinti, uno metafisico e l’altro psicologico. La componente metafisica deriva dalle radici esoteriche e teosofiche del New Age e fondamentalmente è una nuova forma di gnosi. Si accede al divino svelando misteri nascosti grazie alla ricerca dell’individuo del « reale dietro ciò che è solo apparente, dell’origine al di là del tempo, del trascendente al di là di ciò che è mera fugacità, della tradizione primordiale oltre la tradizione semplicemente effimera, dell’altro al di là dell’io, della divinità cosmica al di là dell’individuo incarnato ». La spiritualità esoterica « è un’indagine dell’Essere al di là della separatezza degli esseri, una sorta di nostalgia dell’unità perduta ».[10]

« Qui si può vedere la matrice gnostica della spiritualità esoterica, che appare evidente quando i figli dell’Acquario cercano l’Unità Trascendente delle religioni. Delle religioni storiche tendono a cogliere soltanto il nucleo esoterico, di cui sostengono di essere i custodi. In un certo qual modo negano la storia e rifiutano l’idea che la spiritualità possa essere radicata nel tempo o in qualche istituzione. Gesù di Nazaret non è Dio, ma una delle numerose manifestazioni del Cristo universale e cosmico ».[11]

La componente psicologica di questo tipo di spiritualità scaturisce dall’incontro fra cultura esoterica e psicologia (cf. 2.32). Il New Age diviene quindi un’esperienza di trasformazione psico-spirituale personale, considerata analoga all’esperienza religiosa. Per alcuni questa trasformazione assume la forma di una profonda esperienza mistica, che segue una crisi personale o una lunga ricerca spirituale. Per altri scaturisce dalla pratica della meditazione o da qualche tipo di terapia o ancora da esperienze paranormali che alterano gli stati di coscienza e permettono di percepire l’unità della realtà.[12]

Per i cristiani la vita spirituale è un rapporto con Dio che gradualmente, attraverso la sua grazia, diviene più profondo e in questo processo illumina anche il nostro rapporto con il prossimo e con l’universo. Spiritualità, in termini New Age, significa sperimentare stati di coscienza dominati da un senso di armonia e fusione con il Tutto. Dunque la « mistica » non si riferisce all’incontro con un Dio trascendente nella pienezza dell’amore, ma all’esperienza scatenata dal rivolgersi a se stessi, da un senso esaltante di essere tutt’uno con l’universo, di lasciare affondare la propria individualità nel grande oceano dell’Essere.[13]

La via di purificazione della mistica New Age basa sulla consapevolezza del disagio o alienazione, da superare mediante quest’immersione nel Tutto. Per cambiare, bisogna utilizzare tecniche che portino all’esperienza dell’illuminazione. Quest’ultima trasforma la coscienza di una persona e la pone in contatto con la divinità, intesa come l’essenza più profonda della realtà.

Le tecniche e i metodi offerti da questo sistema religioso immanentista, che non concepisce Dio come persona, procedono « dal basso ». Costituiscono un’impresa essenzialmente umana da parte di una persona che cerca di ascendere alla divinità mediante le proprie forze. Spesso si tratta di « un’ascesa » a livello di coscienza verso quanto è inteso come una consapevolezza liberatrice del « dio interiore ». Non tutti hanno accesso a queste tecniche, i cui benefici sono ristretti a una « aristocrazia » spirituale privilegiata.

Invece, l’elemento essenziale della fede cristiana è la discesa di Dio fra le creature, in particolare le più umili, deboli e meno dotate secondo i valori del « mondo ». Esistono tecniche spirituali che è utile apprendere, ma Dio è in grado di superarle o di farne a meno. « Il modo cristiano di avvicinarsi a Dio non si fonda su alcuna tecnica nel senso stretto della parola. Ciò contraddirebbe lo spirito d’infanzia richiesto dal Vangelo.

Molta letteratura New Age è pervasa dalla convinzione che non esista alcun essere divino « là fuori » o veramente distinto dal resto della realtà ma un « dio interiore ». Il nostro problema, secondo il New Age, è l’incapacità di riconoscere la nostra divinità, un’incapacità che si può superare con l’aiuto di una guida e con l’uso di una serie di tecniche volte a schiudere il nostro potenziale (divino) nascosto. L’idea fondamentale è che « Dio » è profondamente all’interno di noi. Siamo Dei e scopriamo il nostro potere illimitato eliminando strati e strati di inautenticità.63 Più riconosciamo questo potenziale più esso si realizza e in questo senso il New Age ha una propria idea di theosis, del divenire divini, più precisamente, del riconoscere e accettare la nostra natura divina. Nella Prefazione al Libro V dell’opera Adversus Haereses Sant’Ireneo fa riferimento a « Gesù Cristo, che, attraverso il Suo amore trascendente, è divenuto ciò che siamo, così da portarci ad essere perfino ciò che è egli stesso ». Qui la theosis, la comprensione cristiana della divinizzazione, non avviene soltanto grazie ai nostri sforzi, ma con l’assistenza della grazia di Dio che opera in noi e attraverso di noi. Ciò presuppone necessariamente la consapevolezza basilare di essere incompleti e persino peccatori e in nessun modo l’esaltazione del sé. Inoltre, si presenta come un’introduzione alla vita della Trinità, un caso perfetto di distinzione al centro dell’unità: una sinergia piuttosto che una fusione. Tutto ciò è frutto di un incontro personale, un’offerta di un nuovo tipo di vita. La vita in Cristo non è qualcosa di così personale e privato da essere limitato all’ambito della coscienza né si tratta soltanto di un nuovo livello di consapevolezza. Implica la trasformazione della nostra anima e del nostro corpo mediante la partecipazione alla vita sacramentale della Chiesa.

d.    Il mondo

Importantissimo per gran parte del pensiero New Age è il passaggio dal modello meccanicistico della fisica classica a quello « olistico » della fisica moderna atomica e subatomica, basato sul concetto di materia costituita da onde o energie invece che da particelle. L’universo è un oceano di energia, che è un tutto unico o una rete di legami. L’energia che anima quest’organismo unico che è l’universo è « spirito ». Non esiste alterità fra Dio e il mondo. Il mondo stesso è divino e subisce un processo evolutivo che porta dalla materia inerte a una « coscienza più elevata e perfetta ». Il mondo non è stato creato. Esso è eterno e autosufficiente. Il futuro del mondo dipende da un dinamismo interiore necessariamente positivo e porta all’unità (divina) riconciliata di tutto quanto esiste. Dio e il mondo, anima e corpo, intelligenza (razionalità) ed emotività, cielo e terra, sono un’unica immensa vibrazione di energia.

Per alcuni, l’ipotesi Gaia è « una strana sintesi di individualismo e collettivismo.

Nell’universo è tutto correlato. Infatti ogni parte è in sé immagine della totalità. Il tutto è in ogni cosa. Nella « grande catena dell’essere », tutti gli esseri sono intimamente legati e formano un’unica famiglia con differenti gradi di evoluzione. Ogni persona umana è un ologramma, un’immagine dell’insieme della creazione, in cui tutto vibra sulla propria frequenza. Ogni essere umano è un neurone del sistema nervoso centrale della Terra e tutte le entità individuali sono in rapporto di complementarietà le une con le altre.

Infatti, esiste una complementarietà interiore o androginia in tutta la creazione.[14]

Uno dei temi ricorrenti negli scritti e nel pensiero New Age è quello del « nuovo paradigma » introdotto dalla scienza contemporanea.

Il New Age nei confronti del mondo agisce per lo più a livello dei sentimenti, degli istinti e delle emozioni.

Chi utilizza l’aromaterapia o ascolta musica New Age, per esempio, in genere è semplicemente interessato agli effetti che essi hanno sulla propria salute e il proprio benessere. Solo una minoranza approfondisce lo studio del New Age e cerca di capire il suo significato teorico (« mistico »).

3.     La Next Age

(http://www.treccani.it/enciclopedia/next-age_(Lessico-del-XXI-Secolo)/

Espressione emersa tra la fine del 20° e l’inizio del 21° sec., soprattutto in Europa, per indicare la consapevolezza – ampiamente diffusa – del passaggio a una fase ulteriore del fenomeno un tempo noto come New age. È certamente sbagliato sostenere che N. a. sia un’etichetta statunitense, dal momento che negli Stati Uniti questa espressione è pressoché ignota al grande pubblico e usata soprattutto in ambito musicale; coesiste del resto con altre assai più popolari, Next Stage (“nuovo stadio”), Next Edge (“nuova angolazione”) e con altri termini ancora. Il termine più utilizzato negli Stati Uniti per descrivere il concetto è invece ascension (con riferimento all’ascesa dell’individuo a uno stato superiore), che difficilmente si potrebbe diffondere in paesi cattolici, dove sarebbe confuso con la festa liturgica.

L’espressione N. a. si è affermata invece soprattutto nell’Europa continentale; anche in Italia – dove è più facilmente comprensibile e traducibile – ha avuto successo anzitutto fra gli stessi new ager. Può essere descritta come il passaggio del New age dalla terza alla prima persona singolare. Per il New age il pianeta Terra, nel suo insieme, entrerà – o è già entrato – in un evo di superiore consapevolezza, felicità, benessere. Sulla scorta delle delusioni procurate dalle mancate trasformazioni planetarie che il New age aveva annunciato per trent’anni, il N. a. ammette che forse per la Terra, o per la società nel suo insieme, non è in vista alcuna gioiosa transizione; le cose, anzi, potrebbero perfino peggiorare. Il singolo, invece, può entrare nel suo N. a. personale e raggiungere uno stato superiore di prosperità, salute, soddisfazione – anche sul piano sessuale, che nel N. a. è spesso in primo piano. La società può anche andare alla rovina, ma la singola persona che ha accesso a determinate tecniche entrerà comunque in una sua età dell’oro personalissima e privata. Come ha notato acutamente lo storico statunitense J. Gordon Melton, questo passaggio è accompagnato da dichiarazioni – da parte di alcuni portavoce importanti del New age (ma non di tutti) – secondo cui, in realtà, il New age non ha mai promesso una trasformazione sociale, globale o planetaria. Nel New age l’elemento importante sarebbe sempre stato la trasformazione individuale. Si tratta, in realtà, di un semplice escamotage: uno sguardo anche superficiale alla letteratura del New age negli anni Ottanta e, soprattutto, Settanta, mostra una forte attesa di un’imminente età dell’oro. Nell’abbandono della fase utopica e nel ripiegamento sull’individualismo – con accenti spesso narcisistici – il N. a. è effettivamente ‘nuovo’ e diverso dal New age. Il N. a., naturalmente, è meno nuovo se si guarda alle tecniche e alle idee di fondo, che rimangono in gran parte le stesse. È anche vero che il N. a. – o la fase individualistica del New age – è, a sua volta, garantito e convalidato dalla forma di spiritismo detta channeling, in particolare attraverso le entità chiamate Pleiadiani, che si sono manifestate tramite una pluralità di ‘canali’ i cui messaggi sono tipici della nuova fase, e il cui contenuto, tra l’altro, è diventato negli ultimi anni sempre meno ottimistico, in quanto ha denunciato un grande complotto delle entità rivali, Rettiliani, cui sarebbero collegati altri complotti storici, fra cui quello, su cui esiste una vasta e spesso delirante letteratura (v. letteratura complottista), degli Illuminati. Il N. a. rappresenta una corrente da sempre presente nel New age, ma minoritaria nel New age classico, precisamente per il suo carattere individualistico, che si prestava ad accuse di disinteresse egoistico nei confronti delle prospettive utopistiche, planetarie e globali un tempo prevalenti. D’altro canto, il N. a. ha poi radici ancora più antiche, fra l’altro nel cosiddetto pensiero positivo e nel movimento del self-help.

4.     Le possibili porte aperte all’azione straordinaria del Diavolo

Quando una persona si trova ad affrontare un periodo difficile della propria vita ed è quindi psicologicamente debole, ecco che puntualmente il male fa la propria mossa attraverso la new age. Dal nulla compare miracolosamente un “guru” oppure “l’energia divina” che nelle loro molteplici forme iniziano a tenderti la mano e a prometterti la pace e il conforto, quella che non trovi da anni e che la Chiesa non riesce a darti, perchè l’hai abbandonata da anni, probabilmente perchè le pulsioni del mondo ti hanno attratto verso altri lidi e la Messa annoiava a morte.

L’energia divina invece non ti annoia, perchè non ti chiede sacrifici. Con una certa somma puoi partecipare ad un seminario e in un weekend magari diventare anche “maestro”. Puoi guarire le persone con la semplice imposizione delle mani e fare del bene.

Meditare ti aiuta a connetterti al Sè Divino, quel Sè che è onnipotente, perchè l’uomo è Dio e tutti i poteri sono dentro di noi, basta solo tirarli fuori.

Basta accostarsi ad un “guru”, seguirlo e servirlo, fare quello che dice e provare devozione assoluta nei suoi confronti.

Il “guru” ti insegnerà a ripetere un mantra di cui non devi assolutamente conoscere il significato e ti inizierà ad una forma di meditazione mirata a risvegliare la Kundalini, il serpente sacro (eh si, sempre lui cari amici, vedrete come ritornerà sempre) il quale ti porterà al Samadhi, l’unione finale con il divino, l’illuminazione.

 

Le conseguenze della New Age

E’ chiaro che buona parte dei benefici di queste discipline sono solo il frutto della nostra mente e del compiacimento che si prova nel praticarle.

Ma è anche vero che ci sono degli aspetti reali che non dipendono dal praticante, arrivano dall’esterno e solo apparentemente sono sotto il controllo di quest’ultimo.

Mi riferisco al calore del pranoterapeuta, alla beatitudine della meditazione, alla pace apparente che si avverte durante la pratica di queste tecniche e delle coincidenze che avvengono quando si inizia ad aprire certi canali.

Gesù ha detto chiaramente:

Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Lc 11, 15-26

Cosa significa questa frase?  Gesù l’ha pronunciata dopo aver scacciato un demone e voleva semplicemente dirci che tutto quello che non viene da lui è opera del male e il Male può anche travestirsi da angelo, ad una delle veggenti di Medjugorje è apparso addirittura travestito da Madonna, per cui possiamo immaginare quanto sia scaltro e ingannatore.

Gesù nei suoi insegnamenti non ha mai parlato di canalizzare energie o di meditare su serpenti per risvegliare le siddhi (i poteri straordinari che gli yogi si troverebbero a padroneggiare ad un certo livello della propria pratica).

Ci ha semplicemente detto di amarci come Lui ci ha amato e ci ha avvisato di stare alla larga dai falsi profeti:

«Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?  Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l’albero cattivo fa frutti cattivi.  Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo far frutti buoni.  Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco.  Li riconoscerete dunque dai loro frutti.”Mt 7:15

1Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano!”. Matteo 7:13-29

Queste discipline promettono la felicità con pochi sacrifici, tanti che le praticano asseriscono di aver abbandonato la Chiesa perchè noiosa e perchè i suoi insegnamenti non sarebbero al passo dei tempi.

In realtà si finisce per abbandonare la Chiesa perchè non abbiamo voglia di entrare per la porta stretta e il male finisce per sedurci con tutto il fascino e il mistero di queste pratiche orientaleggianti.

Il male si serve della New Age e di tutte le pratiche annesse per allontanarci con furbizia da Gesù e dal suo messaggio salvifico.

E lo fa abbagliandoci la vista, saziando il nostro ego e i nostri sensi fin quando saremo qui su questa terra e portandoci in maniera subdola ad odiare la Chiesa e tutti i suoi rappresentanti.

“Poi disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dall’avarizia, perché la vita di uno non consiste nell’abbondanza delle cose che possiede». Ed egli disse loro una parabola: «La tenuta di un uomo ricco diede un abbondante raccolto; ed egli ragionava fra sé dicendo: Che farò, perché non ho posto dove riporre i miei raccolti? E disse: “Questo farò, demolirò i miei granai e ne costruirò di più grandi, dove riporrò tutti i miei raccolti e i miei beni, poi dirò all’anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi e godi. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa stessa notte l’anima tua ti sarà ridomandata e di chi saranno le cose che tu hai preparato?”

Luca 12: 15-21

 

Tecniche e pratiche per ottenere l’illuminazione e il benessere

Le tecniche che stiamo analizzando possono essere distinte, in base a un primo criterio, tra quelle laiche e quelle religiose: le prime utilizzano il riferimento al concetto di energia, e si fondano sulla credenza di poter esercitare un controllo su di essa. Le seconde ritengono che tale energia sia di origine chiaramente spirituale, e si affidano a intermediari, cose o entità soprannaturali, per ottenere la guarigione. Entrambe sono tecniche corporee, nel senso che utilizzano questa “energia” canalizzandola attraverso il corpo del guaritore e/o dirigendola verso la persona da guarire, normalmente per un disturbo somatico.

Le prime, quelle laiche, pretendono di curare tramite una energia (non identificabile) presente nelle cose. Tra di esse possiamo ricordare i farmaci omeopatici, cristalli, pietre e minerali in genere, la cura attraverso i colori, i quali sono appunto costituiti di frequenze elettromagnetiche emesse da cose.

Alcune di esse, pur nella loro “laicità”, e cioè senza riferirsi allʼesistenza di entità soprannaturali, sostengono di curare tramite una energia che passerebbe, come un fluido, dalle mani o dal corpo del guaritore per andare a posarsi su punti precisi del corpo del sofferente, come lo shiatsu, la terapia craniosacrale, il Touch for Health, la pranoterapia, in parte il reiki (il quale è di derivazione religiosa, ma pare funzioni lo stesso anche se uno non ci crede).

Le seconde, tecniche fondate sullʼenergia spirituale, sostengono con molta più umiltà che il guaritore non è degno di canalizzare direttamente e controllare queste energie. Egli deve affidarsi al lavoro più specializzato di un tecnico sovrannaturale, di solito un subalterno nella gerarchia celeste, come un angelo, talvolta Gesù Cristo o la Madonna in persona.

Il guaritore, in questi casi, funge da tramite e intercede presso la divinità perché conceda graziosamente la sua benedizione e la grazia alla persona sofferente. Eʼ questo il caso della floriterapia (di ispirazione dichiaratamente cristiana nel caso di Bach, più genericamente spirituale per le altre floriterapie) che opera per il tramite di una energia divina racchiusa nei fiori; la cura con acque di luce o vibrazionali, dotate di potere terapeutico in quanto provenienti da luoghi sacri; quella caratterizzata da rituali di invocazione e devozione agli angeli custodi del theta Healing; la dieta alimentare di lunga vita serena attraverso le prescrizioni dietetiche ricavate dalla Bibbia, e, in genere, tutte le tecniche e i rituali di chiara impronta New age.

In questi casi, nel rispetto per le credenze altrui, non ci si può, in coscienza, qualificare come terapeuti, professionisti della salute, naturopati e tantomeno medici, quando si delega la guarigione a una sorta di divinità su cui non si ha altro potere se non quello di sottomettersi ad esso, ma si dovrebbe, per serietà e coerenza, qualificarsi come semplici credenti che si affidano a poteri soprannaturali che non conoscono e che non vogliono conoscere.

 

Alcuni strumenti di contatto energetico

Ci riferiamo precisamente a determinati oggetti che possono assumere vari nomi a seconda del creatore: convogliatore di energia, trasmutatore di energia, convertitore d’onda, riequilibratore energetico, vortex, accumulatore energetico, bio generatore e non ultimo il famoso braccialetto power balance.

Tutti questi oggetti possono cambiare nella forma, dal pendente al poster da appendere in camera, dalla stuoia ad un innocuo cilindretto da tenere accanto a se durante la meditazione ed anche durante il giorno se necessario.

Il concetto che li accomuna è però identico, tutti riportano una sorta di diagramma energetico (che ricorda i famosi Yantra o Mandala indo/buddhisti), tutti unici e tutti caricati con “formula segreta” dal creatore che ne detiene il progetto e che assicura guarigioni prodigiose, energia positiva e felicità.

Tali convogliatori sarebbero in grado infatti di convogliare l’energia dall’universo e concentrarla in prossimità del diagramma, in particolare sono osannati per la presunta capacità di pulire la casa ed anche i cibi e le bevande dalle energie negative.

IN SINTESI

Le aperture al Diavolo (condividere con l’assemblea)

  • Divinizzazione dell’uomo, centro della sua vita
  • L’uomo è creatore perché unito alla energia cosmica
  • Tecniche e pratiche per l’uso di energie e entità spirituali
  • Uso della medicina alternativa o sostitutiva
  • Rifiuto della relazione con Gesù visto come esempio di realizzazione di ogni uomo
  • Pensiero e mentalità umana divinizzati nell’individualismo a contatto con il cosmo
  • Dall’esoterismo iniziazione all’occultismo e al satanismo

 

5.     Gesù Cristo ci offre l’acqua della vita

L’unico fondamento della Chiesa è Gesù Cristo, il suo Signore. Egli è al centro di ogni atto cristiano e di ogni messaggio cristiano. Per questo la Chiesa ritorna continuamente all’incontro con il suo Signore. I Vangeli narrano di numerosi incontri con Lui. Tuttavia, un episodio che illustra eloquentemente quanto Egli ci offre è quello del suo incontro con la Samaritana presso il pozzo di Giacobbe, narrato nel quarto capitolo del Vangelo di Giovanni. È un episodio che è stato descritto come « paradigma del nostro impegno con la verità ».86 L’esperienza dell’incontro con lo straniero che ci offre l’acqua della vita illustra in che modo i cristiani possono e devono impegnarsi nel dialogo con chiunque non conosca ancora Gesù.

Un elemento di grande fascino della narrazione di Giovanni è che la donna impiega del tempo perfino a capire che cosa intende Gesù per acqua « di vita », o acqua « viva » (versetto 11). Ciononostante, la donna è affascinata, non solo dallo straniero in sé, ma anche dal suo messaggio, e resta ad ascoltarlo. Dopo un primo stupore nel capire che Gesù sa molto su di lei (« Hai detto bene non ho marito; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero », versetti 17-18), è disposta a conoscere la verità su se stessa: « Signore, vedo che tu sei un profeta » (versetto 19). Comincia il dialogo sull’adorazione di Dio: « Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei » (versetto 22). Gesù tocca il suo cuore e così la dispone ad ascoltare ciò che Egli dice di Se stesso in quanto Messia. Le parole « Sono io, che ti parlo » (versetto 26) la preparano ad aprire il cuore alla vera adorazione in Spirito e all’auto-rivelazione di Gesù come l’Unto di Dio.

La donna « intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente » tutto su quell’uomo (versetto 28). L’effetto notevole che l’incontro con lo straniero ha sulla donna rende gli altri curiosi a tal punto che anche loro « uscirono allora dalla città e andarono da lui » (versetto 30). Ben presto accettano la verità sulla sua identità: « Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo » (versetto 42). Passano dal sentir parlare di Gesù al conoscerlo personalmente, poi a comprendere il significato universale della sua identità. Tutto ciò avviene perché la loro mente e il loro cuore sono ben disposti.

Il fatto che l’episodio si svolga presso un pozzo è significativo. Gesù offre alla donna una « sorgente … che zampilla per la vita eterna » (versetto 14). Il modo gentile che ha Gesù nel trattare la donna è un esempio di efficienza pastorale nell’aiutare l’altro ad essere sincero senza difficoltà, nell’impegnativo processo di auto- revisione (« Mi ha detto tutto quello che ho fatto », versetto 39). Questo approccio potrebbe essere molto fruttuoso verso le persone che possono essere state attirate dall’Acquario (colui che porta l’acqua), ma che ricercano ancora la verità in modo autentico. Bisognerebbe invitarle ad ascoltare Gesù che non ci offre solo qualcosa che soddisfa la nostra sete quotidiana, ma anche la profonda e nascosta sete spirituale dell’ « acqua viva ». È importante riconoscere la sincerità delle persone che ricercano la verità. Non si tratta di inganno o di auto-inganno. Come ben sa ogni buon educatore, è anche importante essere pazienti. Una persona che incontra la verità si trova subito rinvigorita da un senso completamente nuovo di liberazione riguardo ai fallimenti e ai timori del passato, e « chi desidera conoscere se stesso, come la donna presso il pozzo, trasmetterà agli altri il desiderio di conoscere la verità che renderà liberi anche loro ».87

L’invito a incontrare Gesù Cristo, il portatore dell’acqua di vita, avrà un impatto maggiore se proverrà da parte di qualcuno che è stato profondamente colpito e in modo evidente dal suo incontro con Gesù, perché non viene fatto solo da qualcuno che ha semplicemente sentito parlare di Lui, ma da qualcuno che può star certo che « questi è veramente il Salvatore del mondo » (versetto 42). Bisogna permettere alle persone di reagire a loro modo, seguendo il proprio ritmo e permettere a Dio di fare il resto.

6.     In sintesi

Formulazione del New Age di William BLOOM, in HEELAS, p. 225 e seg.:

– Tutta la vita, tutta l’esistenza, è manifestazione dello Spirito, l’Inconoscibile, di quella suprema coscienza chiamata con tanti diversi nomi in molte e differenti culture.

– Lo scopo e la dinamica di tutta l’esistenza è di manifestare appieno Amore, Saggezza, Illuminazione.

– Tutte le religioni sono espressione della stessa realtà interiore.

– Tutta la vita, così come la percepiamo con i cinque sensi umani o con gli strumenti scientifici, è soltanto il velo esterno della realtà causale, interiore e invisibile.

– Parimenti, gli esseri umani sono creature duplici con: 1) una personalità temporanea esteriore e 2) un essere interiore pluridimensionale (anima o sé superiore).

– La personalità esteriore è limitata e tende all’amore.

– Lo scopo dell’incarnazione dell’essere interiore è di condurre le vibrazioni della personalità esteriore ad una risonanza d’amore.

– Tutte le anime incarnate sono libere di scegliere il proprio cammino spirituale.

– I nostri maestri spirituali sono coloro la cui anima è libera dal bisogno di incarnarsi ed esprimono amore incondizionato, saggezza e illuminazione. Alcuni di questi grandi esseri sono ben noti e hanno ispirato le religioni del mondo. Altri invece non sono conosciuti e operano in maniera invisibile.

– Tutta la vita, nelle sue differenti forme e nei suoi diversi stati, è energia interdipendente e ciò include i nostri atti, sentimenti e pensieri. Collaboriamo con lo Spirito e con queste energie alla creazione della nostra realtà.

– Sebbene sostenuti dalla dinamica dell’amore cosmico, siamo tutti responsabili della nostra condizione, del nostro ambiente e di tutta la vita.

– Durante questo periodo di tempo, l’evoluzione del pianeta e dell’umanità è arrivata a un punto in cui viviamo un mutamento spirituale fondamentale nella nostra coscienza individuale e collettiva. Per questo motivo parliamo di New Age. Questa nuova coscienza è il risultato dell’incarnazione sempre più positiva di quelle che alcuni definiscono energie d’amore cosmico. Questa nuova coscienza si manifesta con una comprensione istintiva della sacralità di tutta l’esistenza e, in particolare, della sua interdipendenza.

– Questa nuova coscienza e questa nuova comprensione dell’interdipendenza dinamica di tutta la vita indicano lo sviluppo di una cultura planetaria completamente nuova.

HEELAS cita (p. 226) la « formulazione complementare » di Jeremy TARCHER

  1. Il mondo, inclusa la razza umana, è espressione di una natura divina superiore e più completa.
  2. Nascosto in ogni essere umano vi è un Sé Superiore divino che è la manifestazione della natura divina superiore e più completa.
  3. Questa natura superiore può essere risvegliata e può divenire il centro della vita quotidiana dell’individuo.
  4. Questo risveglio è la ragione dell’esistenza di ogni vita individuale.

David SPANGLER è citato in « Actualité des religions » nº 8, settembre 1999, p. 43, sulle caratteristiche della visione del New Age, che è:

– Olistica (globalizzante, perché esiste una sola realtà-energia).

– Ecologica (La Terra, Gaia, è la nostra madre; ognuno di noi è un neurone del sistema nervoso centrale della Terra).

-Androgina (l’arcobaleno e lo Yin/Yang sono entrambi simboli del New Age e riguardano la complementarità dei contrari, in particolare maschile e femminile).

– Mistica (riscontra il sacro in tutte le cose, anche quelle più ordinarie).

– Planetaria (le persone devono essere sia radicate nella propria cultura sia aperte all’universale, capaci di promuovere l’amore, la compassione, la pace e persino lo stabilimento di un governo mondiale).

7.     Glossario

Androginia: non è ermafroditismo, ossia la contemporanea presenza delle caratteristiche fisiche di entrambi i sessi, ma la consapevolezza della presenza in ogni individuo di elementi maschili e femminili. È uno stato equilibrato di armonia interiore fra animus e anima. Nel New Age questo stato è il prodotto di una nuova consapevolezza di questo doppio modo di essere e di esistere, caratteristico di ogni uomo e di ogni donna. Più si diffonderà, più contribuirà alla trasformazione dei rapporti interpersonali.

Antroposofia: dottrina teosofica diffusa in origine dal croato Rudolf Steiner (1861-1925), che abbandonò la Società Teosofica dopo averne diretto il ramo tedesco dal 1902 al 1913. È una dottrina esoterica che intende iniziare le persone a una « conoscenza oggettiva » nella sfera spirituale-divina. Steiner credeva che ciò lo avrebbe aiutato a esplorare le leggi dell’evoluzione del cosmo e dell’umanità. Ogni essere fisico possiede un essere spirituale corrispondente. E la vita terrena è influenzata da energie astrali e da essenze spirituali. Si afferma che la Akasha Chronicle (Cronaca di Akasha) sia una «  memoria cosmica » accessibile agli iniziati.95

Channeling: i medium psichici sostengono di agire come canali di informazioni provenienti da altri esseri, generalmente entità disincarnate che vivono a un livello superiore. Ciò collega esseri diversi quali maestri ascesi, angeli, divinità, entità collettive, spiriti della natura e il Sé Superiore.

Coscienza planetaria: la visione del mondo sviluppatasi negli anni’80 promuove la fedeltà alla comunità umana piuttosto che alle nazioni, alle tribù o a gruppi sociali istituzionali. Si può considerare l’erede dei movimenti del primi anni del XX secolo che promuovevano un governo mondiale. La coscienza dell’unità dell’umanità ben si adatta all’ipotesi Gaia.

Cristalli: si pensa che vibrino a determinate frequenze. Quindi sono utili alla trasformazione di sé. Vengono utilizzati in varie terapie e nella meditazione, nella visualizzazione, nei « viaggi astrali » oppure come amuleti. Guardandoli dal di fuori, non hanno un potere intrinseco, ma sono semplicemente belli.

Cristo: per il New Age la figura storica di Gesù altro non è che l’incarnazione di un’idea o di un’energia o ancora di un insieme di vibrazioni. Per Alice Bailey, è necessario un grande giorno di supplica, in cui tutti i credenti creino una concentrazione tale di energia spirituale da dar luogo a una nuova incarnazione, che riveli in che modo ci si può salvare… Per molte persone, Gesù non è altro che un maestro spirituale che, come Buddha, Mosè e Maometto, è stato pervaso dal Cristo cosmico. Il Cristo cosmico è anche noto come energia cristica alla base di ogni essere e di tutto l’essere. Gli individui devono essere iniziati gradualmente alla consapevolezza di questa caratteristica cristica che tutti possiedono. Cristo, per il New Age, rappresenta lo stato più elevato di perfezione del sé.96

Enneagramma: (dal greco ennéa = nove + gramma = segno) il nome si riferisce a un diagramma composto da un cerchio con nove punti sulla sua circonferenza, collegati all’interno del cerchio da un triangolo e da una figura a sei angoli. In origine fu utilizzato a scopo divinatorio, ma è divenuto famoso come simbolo di un sistema di classificazione delle personalità che consta di nove tipi standard di carattere. È diventato celebre dopo la pubblicazione del libro di Helen Palmer The Enneagram.97 L’autrice riconosce di essere debitrice del pensatore esoterico russo G.I Gurdjieff, dello psicologo cileno Claudio Naranjo e dell’autore Oscar Ichazo, fondatore di Arica. L’origine dell’Enneagramma resta avvolta nel mistero, ma alcuni sostengono che derivi dal misticismo Sufi.

Ermetismo: insieme di pratiche religiose e speculazioni filosofiche legate agli scritti del Corpus Hermeticum e ai testi alessandrini attribuiti al mitico Ermete Trismegisto. Quando si diffusero per la prima volta durante il Rinascimento, si pensò che potessero rivelare le dottrine precristiane, ma studi successivi ne fissarono l’origine al primo secolo dell’era cristiana.98 L’ermetismo alessandrino è la fonte maggiore dell’esoterismo moderno, con il quale ha in comune l’eclettismo, il rifiuto del dualismo ontologico, l’affermazione del carattere positivo e simbolico dell’universo, l’idea della caduta e della successiva ripresa dell’umanità. La speculazione ermetica ha rafforzato il credo in un’antica tradizione fondamentale o philosophia perennis comune a tutte le tradizioni religiose. Le forme alte e cerimoniali del magico si svilupparono proprio a partire dall’ermetismo rinascimentale.

Esoterismo: (dal greco esotéros = interiore), si riferisce in genere a un antico e nascosto corpo di conoscenza accessibile solo a gruppi di iniziati, che si definiscono custodi delle verità nascoste alla maggior parte dell’umanità. Il processo di iniziazione porta gli individui da una conoscenza della realtà meramente esteriore e superficiale a una verità interiore e, contemporaneamente, risveglia la loro coscienza a un livello più profondo. Le persone sono invitate a intraprendere questo « viaggio interiore » per scoprire la « scintilla divina » dentro di sé. La salvezza, in questo contesto, coincide con una scoperta del sé.

Espansione della coscienza: se il cosmo è la catena ininterrotta dell’essere, tutti i livelli di esistenza, minerale, vegetale, animale, umano, cosmico e divino, sono interdipendenti. Gli esseri umani divengono consapevoli del loro posto in questa visione olistica di realtà globale espandendo la propria coscienza ben al di là dei suoi limiti normali. Il New Age offre una grandissima varietà di tecniche per aiutare le persone a raggiungere un livello superiore di percezione della realtà, un modo per superare la separazione fra soggetti e oggetti nel processo conoscitivo, sfociando in una fusione totale di ciò che la consapevolezza normale e inferiore considera realtà separate e distinte.

Età dell’Acquario: ogni età astrologica di circa 2.146 anni prende il nome da uno dei segni dello zodiaco, ma i « grandi giorni » procedono a ritroso, così l’attuale Età dei Pesci sta per finire e sta per subentrare l’Età dell’Acquario. Ogni età ha le proprie energie cosmiche. L’energia dei Pesci ha creato un’era di guerre e conflitti, ma quella dell’Acquario sarà un’era di armonia, pace e unità. Da questo punto di vista, il New Age accetta l’inevitabilità storica. Secondo alcuni l’Età dell’Ariete è stata l’era della religione ebraica, l’Età dei Pesci è quella del cristianesimo e l’Età dell’Acquario sarà quella di una religione universale.

Evoluzione: nel New Age c’è molto di più dell’evoluzione degli esseri viventi a forme superiori di vita. Il modello fisico è proiettato nell’ambito psichico cosicché una forza immanente negli esseri umani li spingerà a forme di vita spirituale superiore. Gli esseri umani non hanno il pieno controllo di questa forza, ma le loro buone o cattive azioni possono accelerare o ritardare il loro progresso. Tutta la creazione, inclusa l’umanità, si muove inesorabilmente verso la fusione con il divino. La reincarnazione occupa ovviamente un posto molto importante in questa visione di progressiva evoluzione spirituale che comincia con la nascita e continua dopo la morte.99

Feng-shui: è una forma di geomanzia, e precisamente un metodo cinese occulto di decifrazione della presenza nascosta di correnti positive o negative negli edifici e in altri luoghi sulla base della conoscenza delle forze terrestri e atmosferiche. « Proprio come il corpo umano o il cosmo, i vari siti sono attraversati da influssi il cui corretto bilanciamento è la fonte della salute e della vita ».100

Gnosi: in generale è una forma di conoscenza non intellettuale, ma visionaria o mistica, pensata per essere rivelata e capace di unire

l’essere umano al mistero divino. Nei primi secoli del cristianesimo, i Padri della Chiesa combatterono lo gnosticismo in quanto si opponeva alla fede. Alcuni scorgono la rinascita delle idee gnostiche in grande parte del pensiero del New Age e alcuni autori ad esso legati citano lo gnosticismo primitivo. Tuttavia, la grande enfasi posta dal New Age sul monismo e anche sul panteismo o panenteismo incoraggia l’uso del termine neo-gnosticismo per distinguere la gnosi del New Age dall’antico gnosticismo.

Grande Fratellanza Bianca: Madame Blavatsky sosteneva di essere in contatto con i mahatma o maestri, esseri elevati che insieme costituiscono la Grande Fratellanza Bianca. Li considerò guide dell’evoluzione della razza umana e dell’opera della Società Teosofica.

Iniziazione: nell’etnologia religiosa è il viaggio cognitivo e/o esperienziale durante il quale l’individuo è ammesso, o da solo o come membro di un gruppo, per mezzo di particolari rituali, a far parte di una comunità religiosa, di una società segreta (ad esempio la Massoneria) o di un’associazione di tipo misterico (magica, esoterica-occulta, teosofica, ecc.).

Karma: (dalla radice sanscrita Kri = azione, fatto), nozione chiave dell’Induismo, del Giainismo e del Buddismo, ma dal significato mutevole. Nell’antico periodo vedico indicava l’azione rituale, in particolare il sacrificio, per mezzo del quale una persona accedeva alla felicità o alla beatitudine dell’aldilà. Quando il Giainismo e il Buddismo fecero la loro apparizione (circa sei secoli prima di Cristo) il Karma perse il suo significato salvifico: la via della liberazione era la conoscenza dell’Atman o « sé ». Nella dottrina del samsara, il Karma divenne il ciclo incessante della nascita e della morte umane (Induismo) o della rinascita (Buddismo).101 Nel New Age, la « legge del Karma » viene spesso considerata come l’equivalente morale dell’evoluzione cosmica. Il Karma non ha dunque più nulla a che fare con il male o la sofferenza, che sono illusioni da sperimentare come parte di un « gioco cosmico », ma è la legge universale di causa ed effetto e fa parte della tendenza dell’universo interdipendente a muoversi verso un equilibrio morale.102

Misticismo: Il misticismo del New Age si rivolge al sé piuttosto che entrare in comunione con Dio che è « totalmente altro ». È fusione con l’universo, un annullamento definitivo dell’individuo nell’unità del tutto. L’esperienza del Sé è l’esperienza del divino, così si guarda dentro se stessi alla scoperta di saggezza, creatività e potere autentici.

Monismo: dottrina metafisica secondo la quale le differenze fra gli esseri sono illusorie. Esiste un unico essere universale di cui fa parte ogni cosa e ogni persona. Dato che il monismo del New Age include l’idea che la realtà sia fondamentalmente spirituale, si tratta di una forma contemporanea di panteismo (a volte anche un esplicito rifiuto del materialismo, in particolare del Marxismo). La sua pretesa di risolvere tutto il dualismo non lascia spazio a un Dio trascendente e quindi ogni cosa è Dio. Un problema ulteriore per il cristianesimo sorge quando si solleva la questione dell’origine del male. C.G. Jung vide il male come « zona d’ombra » di Dio, che, invece, per il teismo classico è solo bontà.

Movimento del Potenziale Umano: dalla sua nascita (Esalen, California, anni ’60) questo movimento ha sviluppato una rete di gruppi promotori della liberazione di un’innata capacità creativa umana mediante l’auto-realizzazione. Per banalissimi motivi economici un numero sempre più alto di società utilizza nei programmi di formazione di gestione aziendale varie tecniche di trasformazione personale. Tecnologie Transpersonali, il Movimento per la Consapevolezza Spirituale Interiore, lo Sviluppo Organizzativo e la Trasformazione Organizzativa sono tutti presentati come non religiosi, ma in realtà i dipendenti delle società possono ritrovarsi sottomessi a una « spiritualità » aliena, in una situazione che solleva problemi relativi alla libertà personale. Sono chiari i legami fra spiritualità orientale e psicoterapia, mentre la psicologia junghiana e il Movimento del Potenziale Umano hanno esercitato una notevole influenza sullo sciamanesimo e su forme « ricostruite » di paganesimo come il Druidismo e la Wicca. In generale, la « crescita personale » si può intendere come la forma assunta dalla « salvezza religiosa » nel movimento del New Age: la liberazione dalla sofferenza e dalla debolezza umane sarà possibile grazie allo sviluppo del potenziale umano, frutto di un contatto sempre maggiore con la nostra divinità interiore.103

Musica New Age: è un’industria molto florida. Questa musica viene molto spesso confezionata come strumento per raggiungere l’armonia con se stessi o con il mondo, e una parte di essa è « celtica » o druidica. Alcuni compositori del New Age sostengono che la loro musica edifichi ponti fra il conscio e l’inconscio, ma probabilmente ciò accade quando, oltre alle melodie, vi è la ripetizione ritmica e meditativa di frasi chiave. Al pari di altri elementi del fenomeno del New Age, parte di questa musica ha lo scopo di inserire ancor di più le persone nel Movimento, ma per lo più è solo una questione commerciale o artistica.

Neopaganesimo: titolo spesso rifiutato da coloro a cui viene attribuito, si riferisce a una corrente che scorre parallela al New Age e che con esso interagisce. Sulla grande onda della reazione alle religioni tradizionali, in particolare all’eredità giudaico-cristiana dell’Occidente, molti hanno rivisitato antiche religioni indigene, tradizionali e pagane. Qualunque cosa preceda nel tempo il cristianesimo è giudicata più autenticamente vicina allo spirito del Paese o della nazione, una forma incontaminata di religione naturale in contatto con le forze della natura, spesso matriarcale, magica o sciamanica. L’umanità sarà più sana se tornerà al ciclo naturale delle feste (agresti) e a una generale affermazione della vita. Alcune religioni « neopagane » sono recenti ricostruzioni il cui rapporto autentico con le forme originali è discutibile, soprattutto quando sono dominate da elementi ideologici moderni come l’ecologia, il femminismo o, in alcuni casi, miti di purezza razziale.104

New Thought: movimento religioso fondato nel XIX secolo negli Stati Uniti d’America. Ebbe origine dall’idealismo di cui fu una forma molto diffusa. Dio è totalmente buono e il male è soltanto un’illusione. La realtà fondamentale è la mente. Poiché ognuno causa

con la propria mente gli eventi nella propria vita, occorre che si assuma la responsabilità definitiva di ogni aspetto della propria condizione.

Occultismo: la conoscenza occulta (nascosta) delle forze nascoste della mente e della natura, che sono alla base dei credi e delle pratiche legate a una presunta « filosofia perenne » segreta derivata dalla magia e dall’alchimia greche antiche, da una parte, e dal misticismo ebraico dall’altro. Questi elementi sono tenuti nascosti da un codice segreto imposto agli iniziati riuniti in gruppi o società a guardia di questa conoscenza e di queste tecniche. Nel XIX secolo, lo Spiritismo e la Società Teosofica introdussero forme nuove di occultismo che a loro volta hanno influenzato varie correnti del New Age.

Olismo: concetto chiave nel « nuovo paradigma », che sostiene di offrire una cornice teorica che racchiude l’intera visione del mondo dell’uomo moderno. In contrasto con l’esperienza di una sempre maggiore frammentazione nella scienza e nella vita quotidiana, l’« integrità » (wholeness) è presentata come concetto metodologico e ontologico centrale. L’umanità è presente nell’universo come parte di un singolo organismo vivente, una rete armoniosa di rapporti dinamici. La distinzione classica fra soggetto e oggetto per la quale Cartesio e Newton vengono criticati, è sfidata da vari scienziati che offrono un ponte fra la scienza e la religione. L’umanità fa parte di una rete universale (ecosistema, famiglia) di natura e mondo, e deve cercare di essere in armonia con ogni elemento di questa autorità quasi trascendente. Quando si comprende qual è il proprio ruolo nella natura, nel cosmo che è anche divino, allora si comprende che « integrità » e « santità » sono un’unica cosa. L’articolazione più chiara del concetto di olismo è l’ipotesi « Gaia ».105

Panteismo: (dal greco pan = tutto e theos = Dio) il credo nel fatto che tutto sia Dio o, a volte, che tutto sia in Dio e che Dio sia in tutto (panenteismo). Ogni elemento dell’universo è divino e la divinità è ugualmente presente in tutte le cose. Questa visione non lascia spazio a Dio quale essere distinto così come lo intende il teismo classico.

Parapsicologia: si occupa di cose quali percezione extrasensoriale, telepatia, telecinesi, guarigione psichica e comunicazione con gli spiriti per mezzo di medium o del channeling. Nonostante le feroci critiche degli scienziati, la parapsicologia si è rafforzata sempre più e si adatta molto bene all’idea, diffusa in alcuni ambienti del New Age, che gli esseri umani abbiano straordinarie abilità psichiche, ma spesso non sviluppate.

Pensiero positivo: convinzione che gli individui abbiano la facoltà di cambiare fisicamente la realtà o le circostanze esterne modificando il proprio atteggiamento mentale, pensando in termini positivi e costruttivi. A volte, si tratta di divenire consapevoli di credenze mantenute a livello inconscio che determinano la nostra situazione di vita. I pensatori positivi si aspettano dal loro atteggiamento buona salute e pienezza, spesso prosperità e perfino l’immortalità.

Psicologia del Profondo: scuola di psicologia fondata da C.G. Jung, già allievo di Freud.

Jung riconobbe che la religione e le questioni spirituali erano importanti per la salute e l’integrità della persona. L’interpretazione dei sogni e l’analisi degli archetipi sono stati gli elementi chiave del suo metodo. Gli archetipi sono forme appartenenti alla struttura ereditata della psiche umana. Essi appaiono in motivi ricorrenti o immagini nei sogni, nelle fantasie, nel mito e nelle favole.

Rebirthing: nei primi anni ’70, Leonard Orr descrisse il « rebirthing » come processo mediante il quale una persona può identificare e isolare aree della sua coscienza irrisolte e fonte di problemi attuali.

Reincarnazione: nel New Age è legata al concetto di evoluzione ascendente fino a diventare divini. Al contrario delle religioni indiane o di quelle da esse derivate, il New Age vede la reincarnazione come progressione dell’anima individuale verso uno stato più perfetto. Ciò che si reincarna è immateriale o spirituale, più precisamente è la coscienza, quella scintilla di energia presente nell’individuo che partecipa all’energia cosmica o « cristica ». La morte non è altro che un passaggio dell’anima da un corpo a un altro.

Rosa Croce: Sono gruppi occulti occidentali che si occupano di alchimia, astrologia, teosofia e interpretazione cabalistica delle Scritture. L’Associazione Rosicruciana (Rosicrucian Fellowship) contribuì al ritorno dell’astrologia nel XX secolo e l’Antico e Mistico Ordine Rosae Crucis (AMORC) godette con successo della fama di riuscire a materializzare immagini mentali di salute, ricchezza e felicità.

Sciamanesimo: pratiche e credi legati alla comunicazione con gli spiriti della natura e con quelli dei morti mediante la possessione rituale (da parte degli spiriti) di uno sciamano che funge da medium. Ha avuto successo nei circoli del New Age perché sottolinea l’armonia con le forze della natura. Ha un ruolo anche l’immagine romantica di religioni indigene e della loro intimità con la Terra e con la natura.

Spiritismo: anche se si è sempre tentato di contattare gli spiriti dei defunti, lo spiritismo del XIX secolo è una delle correnti che confluiscono nel New Age. Si sviluppò sulla base delle idee di Swedenborg e di Mesmer e divenne un nuovo tipo di religione. Madame Blavatsky era una medium, e così lo spiritismo ebbe una grande influenza sulla Società Teosofica, sebbene si sottolineasse il contatto con entità di un lontano passato piuttosto che con persone morte da poco tempo. Allan Kardec contribuì molto alla diffusione dello spiritismo nelle religioni afro-brasiliane. Anche in alcuni Nuovi Movimenti Religiosi giapponesi esistono componenti spiritiche.

Teosofia: antico termine, che in origine indica un tipo di misticismo. È stato legato allo gnosticismo greco e al neoplatonismo, a Meister Eckhart, a Nicola di Cusa e a Jakob Boehme. A porre nuova enfasi su questo termine fu la Società Teosofica, fondata da Helena Petrovna Blavatsky e altri nel 1875. Il misticismo teosofico tende a essere monistico, sottolineando l’unità essenziale degli elementi spirituali e materiali dell’universo. Ricerca anche le forze nascoste che permettono l’interazione fra materia e spirito, in modo che finalmente si incontrino la mente divina e la mente umana. La teosofia offre una redenzione mistica o illuminazione.

Trascendentalismo: movimento del XIX secolo di scrittori e pensatori del New England, che condividevano un insieme idealistico di credenze nell’unità essenziale della creazione, nella bontà innata della persona umana e nella superiorità dell’intuizione sulla logica e sull’esperienza per la rivelazione delle verità più profonde. La sua figura di spicco è Ralph Waldo Emerson, che si allontanò dal cristianesimo ortodosso, conobbe l’Unitarismo e infine approdò a un nuovo misticismo che integrava idee tratte dall’induismo e idee americane popolari quali l’individualismo, la responsabilità personale e il bisogno di avere successo nella vita.

Wicca: forma contratta del termine inglese « witchcraft » (stregoneria), denominante il ritorno neo-pagano di alcuni elementi di magia rituale. Fu utilizzato per la prima volta in Inghilterra nel 1939 da Gerald Gardner, che lo trasse da alcuni testi accademici, secondo i quali la stregoneria europea medievale era un’antica religione naturale perseguitata dai cristiani. Chiamata « the Craft », negli anni ’60 si è rapidamente diffusa negli Stati Uniti, dove è stata collegata con la « spiritualità delle donne ».

8.     bibliografia

Documenti del Magistero della Chiesa cattolica

Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi degli Stati Uniti dell’Iowa, del Kansas, del Missouri e del Nebraska in occasione della loro visita « Ad Limina », 28 Maggio 1993.

Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della Meditazione Cristiana (Orationis Formas), Città del Vaticano (Editrice Vaticana) 1989.

Commissione Teologica Internazionale, Alcune questioni attuali riguardanti l’escatologia, 1992, Nn. 9-10 (sulla reincarnazione).

Commissione Teologica Internazionale, Alcune questioni sulla teologia della Redenzione, 1995, I/29 e II/35-36.

Comitato per la Cultura della Conferenza Episcopale Argentina, Frente a una Nueva Era. Desafio a la pastoral en el horizonte de la Nueva Evangelización, 1993.

Commissione Teologica Irlandese, A New Age of the Spirit? A Catholic Response to the New Age Phenomenon, Dublino 1994.

Godfried Danneels, Au-delà de la mort: réincarnation et resurrection, Lettera Pastorale, Pasqua 1991.

Godfried Danneels, Le Christ ou le Verseau?, Lettera Pastorale, Natale 1990.

Carlo Maccari, « La ‘mistica cosmica’ del New Age », in Religioni e Sette nel Mondo 1996/2.

Carlo Maccari, La New Age di fronte alla fede cristiana, Torino (LDC) 1994.

Edward Anthony McCarthy, The New Age Movement, Istruzione Pastorale, 1992.

Paul Poupard, Felicità e fede cristiana, Casale Monferrato (Ed. Piemme) 1992.

Joseph Ratzinger, La fede e la teologia ai nostri giorni, Guadalajara, maggio 1996, in L’Osservatore Romano 27 ottobre 1996.

Norberto Rivera Carrera, Instrucción Pastoral sobre el New Age, 7 gennaio 1996.

Christoph von Schönborn, Risurrezione e reincarnazione, (traduzione italiana) Casale Monferrato (Piemme) 1990.

  1. Francis Stafford, Il movimento « New Age », in L’Osservatore Romano, 30 Ottobre 1992.

Gruppo di Studio sui Nuovi Movimenti Religiosi (ed.), Città del Vaticano, Sette e Nuovi Movimenti Religiosi. Un’antologia di testi della Chiesa Cattolica (1986-1994), Roma (Città Nuova) 1995.

PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA CULTURA, PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO, Gesù Cristo portatore dell’acqua viva, Una riflessione cristiana sul “New Age”, Libreria Editrice Vaticana, 2003.

Studi cristiani

Raúl Berzosa Martinez, Nueva Era y Cristianismo. Entre el diálogo y la ruptura, Madrid (BAC) 1995.

André Fortin, Les Galeries du Nouvel Age: un chrétien s’y promène, Ottawa (Novalis) 1993.

Claude Labrecque, Une religion américaine. Pistes de discernement chrétien sur les courants populaires du « Nouvel Age », Montréal (Médiaspaul) 1994.

The Methodist Faith and Order Committee, The New Age Movement Report to Conference 1994.

Aidan Nichols, « The New Age Movement », in The Month, march 1992, pp. 84-89.

Alessandro Olivieri Pennesi, Il Cristo del New Age. Indagine critica, Città del Vaticano (Libreria Editrice Vaticana) 1999.

Gruppo di Studio Ecumenico « Neue Religiöse Bewegungen in der Schweiz », New Age – aus christlicher Sicht, Friburgo (Paulusverlag) 1987.

Mitch Pacwa s.j., Catholics and the New Age. How Good People are being drawn into Jungian Psychology, the Enneagram and the New Age of Aquarius, Ann Arbor MI (Servant) 1992.

John Saliba, Christian Responses to the New Age Movement. A Critical Assessment, Londra (Chapman) 1999.

Josef Südbrack, SJ, Neue Religiosität – Herausforderung für die Christen, Mainz (Matthias-Grünewald-Verlag) 1987 = La nuova religiosità: una sfida per i cristiani, Brescia (Queriniana) 1988.

« Theologie für Laien » Secretariat, Faszination Esoterik, Zurigo (Teologia per i Laici) 1996.

David Toolan, Facing West from California’s Shores. A Jesuit’s Journey into New Age Consciousness, New York (Crossroad) 1987

Juan Carlos Urrea Viera, « New Age ». Visión Histórico-Doctrinal y Principales Desafíos, Santafé de Bogotá (CELAM) 1996.

Jean Vernette, « L’avventura spirituale dei figli dell’Acquario », in Religioni e Sette nel Mondo 1996/2.

Jean Vernette, Jésus dans la nouvelle religiosité, Parigi (Desclée) 1987.

Jean Vernette, Le New Age, Parigi (P.U.F.) 1992.

Centro Studi Sulle Nuove Religioni (CENSUR), Massimo Introvigne, PierLuigi Zoccatelli, (direzione di), Enciclopedia delle religioni in Italia, Elledici, 2013.

Alcuni libri del New Age

William Bloom, The New Age. An Anthology of Essential Writings, Londra (Rider) 1991.

Fritjof Capra, The Tao of Physics: An Exploration of the Parallels between Modern Physics and Eastern Mysticism, Berkeley (Shambhala) 1975.

Fritjof Capra, The Turning Point: Science, Society and the Rising Culture, Toronto (Bantam) 1983.

Benjamin Creme, The Reappearance of Christ and the Masters of Wisdom, Londra (Tara Press) 1979.

Marilyn Ferguson, The Aquarian Conspiracy. Personal and Social Transformation in Our Time, Los Angeles (Tarcher) 1980.

Chris Griscom, Ecstasy is a New Frequency: Teachings of the Light Institute, New York (Simon & Schuster) 1987.

Thomas Kuhn, The Structure of Scientific Revolutions, Chicago (University of Chicago Press) 1970.

David Spangler, The New Age Vision, Forres (Findhorn Publications) 1980.

David Spangler, Revelation: The Birth of a New Age, San Francisco (Rainbow Bridge) 1976.

David Spangler, Towards a Planetary Vision, Forres (Findhorn Publications) 1977.

David Spangler, The New Age, Issaquah (The Morningtown Press) 1988.

David Spangler, The Rebirth of the Sacred, Londra (Gateway Books) 1988.

Opere storiche, descrittive e analitiche

Christoph Bochinger, « New Age » und moderne Religion: Religionswissenschaftliche Untersuchungen, Gütersloh (Kaiser) 1994.

Bernard Franck, Lexique du Nouvel-Age, Limoges (Droguet-Ardant) 1993.

Hans Gasper, Joachim Müller and Friederike Valentin, Lexikon der Sekten, Sondergruppen und Weltanschauungen. Fakten, Hintergründe, Klärungen, edizione aggiornata, Friburgo-Basilea-Vienna (Herder) 2000. Vedi, inter alia, l’articolo « New Age » di Christoph Schorsch, Karl R. Essmann and Medard Kehl, and « Reinkarnation » by Reinhard Hümmel.

Manabu Haga and Robert J. Kisala (eds.), « The New Age in Japan », in Japanese Journal of Religious Studies, Autunno 1995, vol. 22, numeri 3 & 4.

Wouter Hanegraaff, New Age Religion and Western Culture. Esotericism in the Mirror of Nature, Leiden-New York-Colonia (Brill) 1996. Questo libro contiene una ricca bibliografia.

Paul Heelas, The New Age Movement. The Celebration of the Self and the Sacralization of Modernity, Oxford (Blackwell) 1996.

Massimo Introvigne, New Age & Next Age, Casale Monferrato (Piemme) 2000.

Michel Lacroix, L’Ideologia della New Age, Milano (Il Saggiatore) 1998.

  1. Gordon Melton, New Age Encyclopedia, Detroit (Gale Research Inc) 1990.

Elliot Miller, A Crash Course in the New Age, Eastbourne (Monarch) 1989.

Georges Minois, Histoire de l’athéisme, Parigi (Fayard) 1998.

Arild Romarheim, The Aquarian Christ. Jesus Christ as Portrayed by New Religious Movements, Hong Kong (Good Tiding) 1992.

Hans-Jürgen Ruppert, Durchbruch zur Innenwelt. Spirituelle Impulse aus New Age und Esoterik in kritischer Beleuchtung, Stoccarda (Quell Verlag) 1988.

Edwin Schur, The Awareness Trap. Self-Absorption instead of Social Change, New York (McGraw Hill) 1977.

Rodney Stark and William Sims Bainbridge, The Future of Religion. Secularisation, Revival and Cult Formation, Berkeley (University of California Press) 1985.

Steven Sutcliffe and Marion Bowman (eds.), Beyond the New Age. Exploring Alternative Spirituality, Edinburgo (Edinburgh University Press), 2000.

Charles Taylor, Sources of the Self. The Making of the Modern Identity, Cambridge (Cambridge University Press) 1989.

Charles Taylor, The Ethics of Authenticity, Londra (Harvard University Press) 1991.

Edênio Valle s.v.d., « Psicologia e energias da mente: teorias alternativas », in A Igreja Católica diante do pluralismo religioso do Brasil (III). Estudos da CNBB n. 71, San Paolo (paulus) 1994.

World Commission on Culture and Development, Our Creative Diversity. Report of the World Commission on Culture and Development, Parigi (UNESCO) 1995.

  1. York, « The New Age Movement in Great Britain », in Syzygy. Journal of Alternative Religion and Culture, 1:2-3 (1992) Stanford CA.

[1] Cf. Rodney Stark and William Sims Bainbridge, The Future of Religion

[2] Alla fine del 1977, Marilyn Ferguson inviò un questionario a 210 « persone impegnate nella trasformazione sociale », che chiamò « Aquarian Conspirators » (Cospiratori dell’Acquario). Il seguente passaggio ci sembra piuttosto interessante: « Quando fu chiesto agli interpellati il nome di individui le cui idee avevano esercitato su di loro una qualche influenza, sia attraverso un contatto personale sia mediante i loro scritti, i più citati furono, in ordine di frequenza, Pierre Teilhard de Chardin, C.G. Jung, Abraham Maslow, Carl Rogers, Aldous Huxley, Roberto Assagioli e J. Krishnamurti. Altri personaggi citati spesso erano: Paul Tillich, Hermann Hesse, Alfred North Whitehead, Martin Buber, Ruth Benedict, Margaret Mead, Gregory Bateson, Tarthang Tulku, Alan Watts, Sri Aurobindo, Swami Muktananda, D.T. Suzuki, Thomas Merton, Willis Harman, Kenneth Boulding, Elise Boulding, Erich Fromm, Marshall McLuhan, Buckminster Fuller, Frederic Spiegelberg, Alfred Korzybski, Heinz von Foerster, John Lilly, Werner Erhard, Oscar Ichazo, Maharishi Mahesh Yogi, Joseph Chilton Pearce, Karl Pribram, Gardner Murphy, and Albert Einstein »: The Aquarian Conspiracy. Personal and Social Transformation in Our Time, Los Angeles (Tarcher) 1980, p. 50 (nota 1) e p. 434.

[3] Cf. Chris Griscom, Ecstasy is a New Frequency: Teachings of the Light Institute, New York (Simon & Schuster) 1987, p. 82.

[4] Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana (Orationis Formas), Città del Vaticano (Editrice Vaticana) 1989, 14. Cf. Gaudium et Spes, 19; Fides et Ratio, 22.

[5] W.J. Hanegraaff, op. cit., p. 448 e seg. Gli obiettivi sono citati dalla versione definitiva (1896) mentre le prime versioni sottolineavano l’irrazionalità del « fanatismo » e l’urgenza di promuovere un’educazione non settaria. Hanegraaff cita la descrizione che J. Gordon Melton fa della religione del New Age come radicata nella tradizione « occulta-metafisica » (ibid., p. 455).

[6] W.J. Hanegraaff, op. cit., p. 513.

[7] Cf. W.J. Hanegraaff, op. cit., p. 501 e seg.

[8] Carl Gustav Jung, Wandlungen und Symbole der Libido, citato in Hanegraaff, op. cit., p. 503.

[9] Su questo punto cf. Michel Schooyans, L’Evangile face au désordre mondial, con una prefazione del Cardinale Joseph Ratzinger, Parigi (Fayard) 1997. Testo citato dall’edizione italiana Nuovo disordine mondiale, Cinisello Balsano (San Paolo) 2000.

[10] Jean Vernette, « L’avventura spirituale dei figli dell’Acquario », in Religioni e Sette nel Mondo 1996/2, p. 42 e seg.

[11] Jean Vernette, loc. cit.

[12] Cf. J. Gordon Melton, New Age Encyclopedia, Detroit (Gale Research) 1990, pp. xiii-xiv.

[13] Cf. il documento pubblicato dalla Commissione per la Cultura della Conferenza Episcopale Argentina: Frente a una Nueva Era. Desafío a la pastoral en el horizonte de la Nueva Evangelización, 1993.

[14] Cf. la sezione dedicata alle idee di David Spangler in Actualité des Religions n. 8, settembre 1999, p. 43.

La diagnosi differenziale tra i disturbi psicopatologici e l’azione straordinaria del demonio (seconda parte)

LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE TRA I DISTURBI

PSICOPATOLOGICI E L’AZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO

Dr. Héctor de Ezcurra[1]

Ai medici insegnano per prima cosa le patologie esistenti, perché possano poi effettuare la diagnosi differenziale tra esse. Per questa ragione fin dall’inizio del mio lavoro ho raccolto (dalle opinioni di autori che leggevo o sentivo e sulla base dell’esperienza che stavo facendo) alcune delle diagnosi psichiatriche che più spesso generano confusione al momento del discernimento tra quadri psicopatologici e ASD.

Nel discernimento tra queste due situazioni (disturbi psicopatologici ed ASD) le caratteristiche di alcune patologie mentali possono talvolta generare confusione. Ciò potrebbe accadere con quasi tutti i disturbi mentali, ma in base ad alcuni autori ed all’esperienza del nostro team ho preparato questa tabella con i dodici quadri psichiatrici che più frequentemente richiedono una diagnosi differenziale con l’ASD. In sostanza, questi sono i quadri clinici che dovremo per prima cosa scartare durante il colloquio con una persona che riferisce sintomi di ASD.

Quadri psichiatrici che possono essere scambiati per ASD
Categoria Generale Diagnosi
Disturbi

Psicotici

(Psychotic Disorders)

1.      Schizofrenia (EN: Schizofrenia)

2.      Disturbi deliranti (EN: Delusional Disorder)

3.      Disturbo psicotico condiviso (“Folie à deux”) o Disturbo Delirante Indotto (EN: Shared Psychotic Disorder)

4.      Stati alterati per uso di sostanze (Disturbi da uso di sostanze psicoattive) (EN: Substance Use Disorders)

Forme di Dissociazione e “Isteria”

(Dissociation and Hysteria)

5.      Disturbo istrionico di personalitá (EN: Histrionic Personality Disorders)

6.      Disturbo da Conversione (Disturbo da sintomi neurologici funzionali) (EN: Conversion Disorder)

7.      Disturbo dissociativo dell’identità (“Personalità multipla”) (EN:Dissociative Identity Disorder)

Disturbi dell’umore

(Mood Disorders)

8.      Episodio Ipo/Maniacale (:EN: hypo/Manic Episode)

9.      Episodio Depressivo (EN: Depressive Episode)

Disturbi nevrotici

(Neurotic Disorders)

10.  Disturbo ossessivo-compulsivo (EN: Obsessive-Compulsive Disorder)

11.  Sindrome di Tourette (Disturbo con tic combinati motori multipli e vocali) (EN: Tourette’s Disorder)

Simulazione

(Simulation)

12.  Disturbo Fittizio (EN: Factitious Disorder)

In conformità a questa tabella, ho redatto, per mio uso personale e per condividerla con i colleghi e gli esorcisti, una Guida al discernimento, costituita da vari quadri comparativi in cui cerco di rispondere alla domanda: “Come distinguere questo quadro psicopatologico dalla possessione, la vessazione, l’ossessione o l’infestazione demoniaca?”.

C’è un quadro comparativo per ciascuna delle dodici situazioni cliniche. L’argomento è lungo e potrete leggerlo tranquillamente negli Atti del Convegno. Oggi, per ragioni di tempo, presenterò solo alcune diagnosi, confrontando i loro sintomi e segni con quelli dell’ASD. Il tentativo è stato quello di creare uno strumento in grado di aiutare nel discernimento tra una condizione e l’altra. 

Questa guida dovrebbe essere uno schema ed un lavoro in divenire, a cui vorrei che i miei colleghi con più esperienza facessero aggiunte, commenti o correzioni. Essa si rivolge principalmente ai professionisti della salute mentale, ma anche ad esorcisti ed ai loro ausiliari in modo che possano avere presente il genere di diagnosi differenziale che lo psichiatra compie e possano condividerla con i loro consulenti di salute mentale. Credo che possa essere molto utile ad un professionista della salute mentale che comincia la sua collaborazione nel team di un esorcista.

In ogni tabella, nella colonna di sinistra sono elencate alcune caratteristiche distintive di ogni diagnosi psicopatologica. Nella colonna a destra invece si riportano, per confronto, alcune peculiarità dell’ASD che favoriscono la diagnosi differenziale con quanto precede. È ovvio che in questa colonna sarà sempre presente, anche se è una ripetizione, una manifestazione di ASD, che potrebbe essere un segno (oggettivo, verificabile) oppure un sintomo (soggettivo), altrimenti non ci sarebbe motivo di pensare all’ASD.

Guida al discernimento tra alcuni quadri psicopatologici e l’ASD

I casi più frequenti di confusione con l’ASD avvengono in presenza di psicosi. I disturbi più rappresentativi da considerare sono la schizofrenia, i disturbi deliranti e, come caso particolarmente fuorviante, la psicosi condivisa.

1. SCHIZOFRENIA

Ci troviamo di fronte ad un paziente, che può essere maschio o femmina, che è nervoso, compie gesti bizzarri, parla in modo incoerente, urla, è aggressivo o minaccioso e deve essere tenuto fermo da più persone oppure, al contrario, un paziente che è rigido e non reattivo, che crede di vedere o sentire cose inesistenti (voci che gli parlano e gli controllano la mente, allucinazioni), che ride a crepapelle senza ragione o parla di cose assurde (delirio). Questo paziente può anche fare discorsi di natura mistica-religiosa. La famiglia dice che da qualche tempo si comporta in modo strano, è emotivamente isolato, irriconoscibile. I parenti domandano: “questo stato può essere il frutto dell’azione del demonio? Può essere la conseguenza di un maleficio? “ 

SCHIZOFRENIA ASD (Possessione)
Psicosi deteriorante, caratterizzata da deliri allucinazioni. Non c’è una psicosi né un deterioramento psichico. Al di fuori dei momenti di trance può avere una vita normale.
Delirio (bizzarro o disorganizzato).

Allucinazioni (soprattutto uditive).

Assenza di una struttura autocentrica del discorso.

“Allucinazioni” senza interpretazione delirante.

Isolamento sociale progressivo, impossibilità di una vita normale. Malattia permanente (deterioramento), con decompensazioni. Momenti di crisi (trance) e altri di calma.

Vita normale fuori dalla crisi.

 

Pensiero e discorso disorganizzato (disgregazione, incoerenza).

Comportamento molto disorganizzato o catatonico.

Eccitazione psicomotoria (che risponde ai farmaci).

Parlare e capire lingue sconosciute.

Reazione violenta (o letargica), all’improvvisto, in momenti particolari (come avversione al Sacro), e che non reagisce ai farmaci (o effetto paradossale). Può avere una forza superiore al normale.

Risate immotivate. Ci possono essere anche risate immotivate.
Espressività emotiva appiattita, abulia.  Espressività normale (fuori dalle crisi)
Precedente personalità schizoide (silenzioso, isolato, introverso, non ha relazioni sentimentali, non partecipa a sport di squadra). Qualsiasi personalità precedente.
Inizio in adolescenza o gioventù, evoluzione cronica, con deterioramento residuo post quadro acuto. Data d’inizio precisa (contatto con l’occultismo).

Non c’è deterioramento.

Miglioramento con farmaci antipsicotici. Non cambia o peggiora con farmaci antipsicotici.
Non cambia o peggiora con gli esorcismi. Miglioramento con esorcismi o preghiere di liberazione.
Assenza di fenomeni preternaturali. Ci sono altri segni tradizionali di possessione o indizi sospetti di ASD: chiaroveggenza, avversione al sacro, etc…
2. DISTURBI DELIRANTI

Se una persona si presenta con idee deliranti abbastanza credibili (ad esempio, crede di essere spiato, avvelenato, infetto, crede di essere vittima di un maleficio o che lo abbiano fatto ammalare) oppure sostiene di avere delle rivelazioni perché è un eletto, è speciale, ed attribuisce queste situazioni all’azione diretta del demonio, si può creare confusione tra un disordine delirante e l’ASD.Disturbi delirantiASD (Possessione o Vessazione)Psicosi non deterioranti caratterizzate da deliri.Assenza di delirio.Delirio verosimile (erotomane, megalomaniaco, di gelosia, persecutorio (paranoia), somatico).Assenza di una struttura autocentrica del discorso.Il soggetto non presenta un linguaggio disorganizzato.Parlare e capire lingue sconosciute.Il soggetto non presenta comportamento disorganizzato.Reazioni violente o letargiche di fronte al sacro.Niente appiattimento affettivo, niente abulia.Espressività normale (al di fuori della trance).Se ci sono allucinazioni, non sono importanti e sono legate al tema delirante (ad esempio l’infestazione, la possessione).“Allucinazioni” senza interpretazione delirante, legate all’azione demoniaca.Le relazioni sociali non sono particolarmente alterate ed il comportamento non è manifestamente stravagante o bizzarro.

Non c’è deterioramento. Data d’inizio precisa.

Vita normale fuori dalla crisi.

 

Miglioramento con farmaci antipsicotici.

Peggiora o non cambia con esorcismi.

Non cambia o peggiora con farmaci antipsicotici.

Miglioramento con gli esorcismi.

Assenza di fenomeni preternaturali.Presenza di altri fenomeni preternaturali.

 

3. PSICOSI CONDIVISA (Disturbo Delirante Indotto)

Si presentano due o più persone (coniugi o parenti stretti) che riferiscono segni che possono far pensare all’ASD, ma ciò che una di queste persone riferisce appare delirante, pur avendo il sostegno e la testimonianza dell’altra.

Dobbiamo distinguere l’ASD da una Psicosi Condivisa, per cui sarà opportuno parlare con le persone separatamente.

 

PSICOSI CONDIVISA

(“FOLIE À DEUX”)

AZIONE STAORDINARIA DEL DEMONIO
Psicosi insolita, in cui i sintomi si sviluppano in una persona (passiva) nel corso di una relazione di lunga durata con un’altra persona con sintomi psicotici (dominante). La difficoltà del discernimento si presenta se la Psicosi Condivisa si manifesta con un delirio a tema demoniaco, ed il familiare che accompagna cerca di dare credibilità ai fatti con la sua testimonianza.
I casi più frequenti sono sorella-sorella, marito-moglie o madre-figlio. Nessuna particolare configurazione interpersonale.
Più frequente nei livelli socioeconomici più bassi. Nessuna preferenza per il livello socioeconomico.
La separazione porta un miglioramento. La separazione non cambia nulla.
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza di Segni di ASD.
4. STATI DI COSCIENZA ALTERATI A CAUSA DELL’USO DI SOSTANZE (Disturbi di uso di sostanze psicoattive)

Stati di intossicazione o astinenza da sostanze, oppure disturbi psicotici e stati confusionali indotti dall’uso cronico di sostanze, che rendono la persona fuori di sé, sotto il controllo di forze apparentemente estranee alla sua volontà che possono far pensare all’ASD.USO DI SOSTANZEASDStoria di uso di sostanze (alcol, caffeina, cannabis, allucinogeni, inalanti, oppiacei, sedanti, ipnotici e ansiolitici, stimolanti (anfetamine, cocaina, ecc.).
Riscontri nei colloqui, negli esami clinici (analisi del sangue) che permettono la diagnosi differenziale.Esami clinici normali.
Frequenti situazioni nelle quali gli stati alterati di coscienza aprono la porta all’azione preternaturale (riti satanici ed afroamericani).

5. DISTURBO ISTRIONICO DELLA PERSONALITÀ

Quando si presenta una persona (più frequentemente una donna) che con i suoi atteggiamenti riesce a mettersi al centro dell’attenzione, ad ottenere una attenzione speciale, comportandosi in modo molto drammatico o teatrale (istrionico), inopportunamente provocatorio o seducente e che riferisce (particolarmente convinta dalla sua autosuggestione) di essere affetta da problemi spirituali e necessitare di aiuto urgente da parte del team o del sacerdote a causa di sintomi che imitano diverse condizioni (anche l’ASD), è necessario realizzare un attento discernimento per sapere cosa potrebbe essere frutto dell’ASD e cosa potrebbe essere il prodotto di questa patologia, ai tempi chiamata “isteria”.

DISTURBO ISTRIONICO DELLA PERSONALITA AZIONE STAORDINARIA DEL DEMONIO
Disturbo di personalità, riflesso nell’agire di un conflitto psichico (represso). Non ci sono lesioni neuronali. Vita normale al di fuori della crisi, può non esserci alcun disturbo di personalità.
Da sempre mostra un atteggiamento preponderante di emotività eccessiva e ricerca di attenzioni: vuole essere al centro degli sguardi, è provocante in modo inappropriato o sessualmente seducente. Utilizza costantemente il suo aspetto fisico per attirare l’attenzione. Ha una data di inizio precisa, dovuta al contatto con l’occultismo.

Può preferire la discrezione e la riservatezza.

Non ha bisogno di provocare o sedurre.

 

Mostra drammaticità, teatralità ed espressione esagerata di emozione.

 

Può avere diversi tipi di espressione affettiva.
Ha uno stile di comunicazione che è eccessivamente basato sulle impressioni e manca di dettagli.  È possibile avere diversi stili di comunicazione.
Presenta repentini cambiamenti e un’espressione impassibile verso le emozioni (“belle indifférence”). Può avere “episodi” di furia o letargia, ma emotività ed espressività normali al di fuori della crisi.
È suggestionabile e si prende troppa confidenza.
Migliora con la psicoterapia. Non risolve i sintomi con la psicoterapia.
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza de diversi fenomeni preternaturali.
6. DISTURBO CONVERSIVO

Se si presenta una persona con sintomi simili a crisi epilettiche, durante le quali il soggetto (più frequentemente una donna) talvolta cade a terra ed entra in uno stato ipnoide (simile ad un sogno) e presenta altri sintomi fisici funzionali, dovremmo differenziare uno stato di crisi dovuto ad una possessione da altro tipo di sintomi isterici.

DISTURBO CONVERSIVOAZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO Espressione simbolica nel corpo di un conflitto psichico (represso). Nessuna lesione neuronale.
Uno o più sintomi di alterazione della funzione motoria o della funzione sensoriale (sintomi neurologici funzionali): debolezze, paralisi, tremori, problemi nel camminare, nella deglutizione (globus o “bolo isterico”), nel discorso (disfonia, disartria, mutismo), anestesia o disturbi visivi, uditivi o olfattivi, o crisi simili alle epilettiche, senza patire una condizione neurologica o medica riconosciuta.Le vessazioni possono avere sintomi simili, ma di solito appaiono e scompaiono (talvolta in relazione all’esposizione al sacro), i sintomi possono mutare dall’uno all’altro e sono inspiegabili per i medici. I sintomi causano un malessere o un deterioramento clinicamente significativo nella dimensione sociale, lavorativa o altro ambito importante della vita.Idem.Caratteristiche nevrotiche fin dall’infanzia.Data d’inizio precisa (contatto con l’occultismo)Migliora con la psicoterapia.Non risolve i sintomi con la psicoterapia.Assenza di fenomeni preternaturali.Presenza di diversi fenomeni preternaturali. 

7. DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITÀ

Si tratta di una persona (più frequentemente una donna) con diversi problemi emozionali e fisici, che a tratti sembra essere un’altra persona, che ha degli atteggiamenti diversi rispetto a quelli dell’identità abituale.

La persona può avere la sensazione che qualcosa di estraneo la “invada” e la “prenda”.

Si tratta forse della diagnosi differenziale con la possessione più difficile da effettuare.

DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITÀ ASD (POSSESSIONE)
Intrusione involontaria nella coscienza che altera l’integrazione delle funzioni psichiche, porta confusione e distorsione dello schema corporeo. Non è una dissociazione dell’identità ma una sostituzione temporanea dell’identità.

Fuori dalla trance, non ci dovrebbero essere né confusione né una distorsione dello schema corporeo.

Si verifica in persone che non hanno raggiunto una buona integrazione dell’identità, per errori nell’educazione e/o eventi traumatici del loro vissuto. Disturbo di lunga data. Data precisa d’inizio (contatto con l’occultismo).
Statisticamente poco frequente. Idem.
A. Disturbo dell’identità che è caratterizzato da due o più stati della personalità bene differenziati, (di qualsiasi tipo) che può essere descritto in alcune culture come una esperienza di possessione.

Lo sconvolgimento dell’identità implica un’importante discontinuità nella percezione di sé e nella percezione di autocontrollo, accompagnata da alterazioni correlate di affetto, comportamento, coscienza, memoria, percezione, conoscenza e/o funzionamento sensoriale-motore.

Ad esempio: intense emozioni o impulsi, incluse parole o altre azioni che sorgono senza una sensazione di appartenenza personale o controllo (perfino un tentativo di suicidio).

Questi segni e sintomi possono essere osservati da altre persone o comunicati dalla persona stessa.

 

 

L’identità che sorge è specificamente di carattere malvagio, pieno di odio per il sacro, d’orgoglio e di rancore. È totalmente estranea alla persona (“Questa non è mia figlia.”). Ci possono essere furia e mutismo.

A volte l’identità della persona combatte contro l’identità demoniaca per riprendere il controllo del suo corpo e comunicare con l’esorcista.

Si tratta di una possessione, non una “esperienza di possessione”.

Deriva dall’azione esterna di un essere non umano, dotato della propria intelligenza e volontà, che sostituisce momentaneamente l’intelligenza e volontà della persona, causando una temporanea sospensione passiva delle attività intellettuali e volitive, esercitando un dominio dispotico sul corpo e sulle azioni della persona.

Sono prese in considerazione delle testimonianze affidabili.

B. Ricorrenti vuoti di memoria di: eventi quotidiani, importanti informazioni personali, e/o eventi traumatici, incompatibili con ordinarie dimenticanze. A volte ci sono lacune di memoria solo di quello che è successo durante lo stato di trance.

 

C. I sintomi causano un malessere o un deterioramento clinicamente significativo nella dimensione sociale, lavorativa o altro ambito importante della vita. Fuori degli stati di trance, di solito si può condurre una vita totalmente normale.

 

D. L’alterazione non è una parte normale di una pratica culturale o religiosa ampiamente accettata.

Le crisi si scatenano e si prolungano per le pressioni psicosociali. (DSM V – 2013)

C’è presenza di fenomeni preternaturali.

L’alterazione è prodotta da un’entità spirituale.

Le crisi possono essere scatenate e prolungate dalla presenza del sacro.

Migliora con vari psicofarmaci e psicoterapia.  I sintomi non si risolvono né con farmaci né con la psicoterapia (possono anche continuare a peggiorare).
8. DEPRESSIONE MAGGIORE

Se siamo in presenza di qualcuno con uno stato d’animo abbattuto, al quale si aggiungono senso di colpa e autorecriminazioni di natura morale o spirituale, con talvolta l’aggiunta di allucinazioni uditive e pensieri deliranti o del desiderio di morire, la persona è sotto l’effetto di una intensa forma di ossessione o vessazione demoniaca o si tratta di uno stato depressivo?

        

DEPRESSIONE MAGGIORE AZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO
Episodi di umore depresso, con perdita di interesse o di piacere che possono essere scambiati per un’ASD se sono presenti delirio (es. di condanna) e idee suicide.
Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (soggettivo o osservabile), con senso di colpa, senso di vuoto, sensazione di essere inutili, recriminazione, pessimismo, etc.

Si riscontra un calo significativo di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività, per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (come è chiaro dalle informazioni soggettive o di osservazione).

Perdita significativa di peso, senza alcuna dieta, o perdita dell’appetito.

Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.

Agitazione o rallentamento psicomotorio (osservabili).

Affaticamento o perdita di energia quasi ogni giorno.

Sentimenti d’indegnità, inutilità o colpa eccessiva o inappropriata (che possono essere deliranti).

Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o prendere decisioni, quasi ogni giorno (soggettivo o riferito).

Possono essere presenti sentimenti intensi di disperazione, impotenza o tristezza, come conseguenza dell’ASD. Ma non è impermeabile alla preghiera, e con questa, migliora.

 

 

Pensieri ricorrenti di morte, idee di suicidio ricorrenti senza un piano determinato, tentativo di suicidio o un piano specifico per portarlo a termine. Possono essere presenti gesti apparentemente “autolesivi” che, in realtà, sono del demonio verso la sua vittima.
I sintomi causano un malessere o un deterioramento clinicamente significativo nella dimensione sociale, lavorativa o altro ambito importante della vita. Fuori degli stati di trance, di solito si può condurre una vita totalmente normale.
I sintomi normalmente migliorano in poche settimane con gli antidepressivi e la psicoterapia. I sintomi non si risolvono né con farmaci né con la psicoterapia (possono anche continuare a peggiorare).
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza di fenomeni preternaturali.
9. EPISODIO MANIACALE

Al contrario, se abbiamo dinnanzi una persona che non smette di parlare, è euforica, ha un’ipereccitazione psicomotoria ed è mutevole, talvolta è aggressiva o addirittura furiosa e sembra impazzita, fuori di sé e mostra una straordinaria forza fisica, si tratta di una possessione o di un quadro maniacale?

 

MANIA AZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO
Episodio di espansione affettiva, che imita ciò che popolarmente definirebbe la possessione: eccessiva energia fisica, scomparsa di stanchezza e sonno, presenza di disibinizione, spese eccessive, oscenità, urli, ipererotismo, violenza.

Questo episodio, se si alterna con episodi depressivi, costituisce un Disturbo bipolare.

Ci possono essere agitazione e violenza nei momenti di crisi, ma raramente con un umore espansivo o euforico. 
Un periodo ben definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espansivo o irritabile, e un aumento anormale e persistente di attività o di energia diretta a un obiettivo.
Eccitazione psicomotoria. Momenti di agitazione, ma in relazione a fattori scatenanti spirituali (avversione al sacro).
Migliora con stabilizzanti dell’umore e antipsicotici sedativi. Non migliora con psicofarmaci sedativi.
Notevole cambiamento del comportamento abituale, con:

·        Autostima aumentata o sentimento di onnipotenza.

·        Diminuzione della necessità di dormire.

·        Maggiore loquacità del solito. Pensiero accelerato. Distraibilità.

·        Maggiore attività indirizzata ad un obiettivo (sociale o sessuale) o agitazione psicomotoria.

·        Comportamenti rischiosi (acquisti, baldoria, comportamenti sessuali imprudenti o investimenti scriteriati di danaro).

Fuori dei momenti di crisi, non ci sono cambiamenti evidenti nel comportamento abituale.

Al momento della trance, quando il demonio parla, può mostrare grande arroganza e superbia: “adorami, io sono il tuo re”.

Grave deterioramento della vita lavorativa o delle attività sociali abituali (ricovero). Fuori dalla crisi, non c’è alcun deterioramento in ambito lavorativo o sociale.
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza di fenomeni preternaturali.

 

10. DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO       

La persona riferisce ossessioni intense, o peggio, di natura morale o spirituale. Si sente “costretto” dalla sua mente ad eseguire comportamenti compulsivi o rituali e a volte può provare una vera “esperienza di possessione”. È un disturbo ossessivo-compulsivo o un’ossessione demoniaca? (Quadri che condividono lo stesso nome, ma le cui nature sono totalmente diverse).

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO (D.O.C.) ASD: OSSESSIONE DEMONIACA
Disturbo d’ansia, caratterizzato da ossessioni e compulsioni.

Precedenti ossessivi fin dall’infanzia.

Molte volte associato a un DOC.

 

Dato preciso dell’esordio (contatto con l’occultismo).

Presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe:

Le ossessioni sono definite da:

·        Pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, che vengono vissute dalla persona, ad un certo punto nel corso della malattia, come se fossero intrusi o indesiderati, e che nella maggior parte dei soggetti causano ansia o un malessere importante.

·        L’individuo cerca di ignorare o sopprimere questi pensieri, impulsi o immagini, o neutralizzarli con qualche altro pensiero o atto, cioè, realizzando una compulsione.

Le compulsioni sono definite da:

·        Comportamenti ripetitivi (ad esempio, lavarsi le mani, ordinare, controllare le cose) o atti mentali (ad esempio, pregare, contare, ripetere parole in silenzio) che il soggetto svolge come risposta a un’ossessione o secondo le regole che deve applicare rigidamente.

·        Lo scopo dei comportamenti o atti mentali  è quello di prevenire o ridurre l’ansia o il malessere, o evitare qualsiasi successo o situazione temuta. Tuttavia, questi comportamenti o atti mentali non sono connessi in modo realistico con quelli destinati a neutralizzare o prevenire, o sono chiaramente eccessivi.

Ossessione demoniaca: invasione di pensieri e desideri negativi e peccaminosi, sentimenti di stanchezza psichica, sfiducia, scoraggiamento e perfino disperazione, impulsi autodistruttivi, sacrilegi, e perfino idee suicide.

 

Non è detto che ci siano compulsioni.

 

Il soggetto si sente impazzire. A volte le ossessioni cercano di convincerlo a fare un patto con il diavolo, a profanare l’Eucaristia, lo fanno sentire già condannato o cercano di spingerlo ad uccidersi.

La persona può avere la sensazione di essere già cadavere, di avere un odore ripugnante.

Di solito c’è un blocco della preghiera, o anche odio, senza motivazione, per tutto ciò che è sacro.

 

 

Ci sono fenomeni preternaturali presenti.

I temi non si limitano ad aspetti spirituali, (serrature, gas, contagi, numeri, ecc.).  I temi sono di solito limitati all’ambito spirituale.
Le ossessioni o le compulsioni richiedono molto tempo (per esempio, occupano più di un’ora al giorno) o causano un malessere clinico.
Migliora con farmaci ansiolitici o antidepressivi. Non cambia con l’esorcismo. Il farmaco non risolve i sintomi.

Migliora con la preghiera di liberazione o l’esorcismo.

11. SINDROME DI TOURETTE

Una persona descrive una condizione simile a quella del quadro precedente, alla quale si aggiungono i tic: non può fare a meno di sniffare, fare gesti osceni, smorfie, dire parole oscene o emettere grugniti, talvolta anche di fronte a oggetti sacri. È un disordine di Gilles de la Tourette o una possessione?

SINDROME DI TOURETTE A. S. D.: OSSESSIONE DEMONIACA
Disturbi da tic motori multipli e uno o più tic vocali, incominciati nell’infanzia. Possono essere intermittenti, ma sono persistenti.

I tic sono vocalizzazioni o movimenti improvvisi, rapidi, ripetitivi, vocalizzazioni non ritmiche.

 

L’esordio è legato al contatto con l’occulto.

Tic motori (saltare, sniffare, picchiare, accucciarsi, fare gesti osceni, smorfie).
Emissione compulsiva di parole oscene, tosse, grugniti, schiarire nervosamente la gola, abbaiare, sbuffare, urlare, fischiare, schioccare la lingua, emettere suoni inarticolati.

Sintomi ossessivo-compulsivi.

Tutti i sintomi aumentano con l’ansia (non limitati ai momenti di esposizione al sacro).

Le smorfie, rumori, movimenti, oscenità sono limitate all’esposizione al sacro.
Assenza di fenomeni preternaturali. Presenza di fenomeni preternaturali. 
12.  DISTURBO FITTIZIO

Il soggetto falsifica segni o sintomi fisici o psicologici, si provoca lesioni o infermità, consapevole dell’inganno.

A differenza della suggestione di un disturbo istrionico, o del delirio di un disturbo psicotico, la persona sa di stare mentendo e lo fa per qualche beneficio secondario (ricevere attenzioni dalla famiglia o un permesso dal lavoro, evitare una responsabilità, un problema giuridico, ecc.).

 

DISTURBO FITTIZIO AZIONE STRAORDINARIA DEL DEMONIO
L’individuo si presenta davanti ad altri come ammalato, disabile, o ferito.

Il comportamento ingannevole è evidente anche in assenza di una ricompensa esterna evidente.

Il comportamento non può essere meglio qualificato come un altro disturbo mentale, come il disturbo delirante o un altro disturbo psicotico.
Assenza di veri fenomeni preternaturali. Presenza di fenomeni preternaturali oggettivi (prove varie con oggetti benedetti o sacri, senza che la persona lo sappia).

Un paio di esempi per mostrare l’uso della guida: 

  • Laura

Laura è una donna di 37 anni che ci è stata condotta dalla famiglia e principalmente dalla cognata che è donna di grande fede. Ci ha raccontato che da sei anni si sente come se avesse il corpo legato, come se avesse un grande peso addosso. Tutto è iniziato quando la sua famiglia ha comprato una casa nuova: da quel momento Laura ha cominciato a sentirsi a disagio in casa, a sentirsi osservata. In seguito ha iniziato a vedere un’ombra, simile ad una persona. Le pareva di scorgere gente che la guardava dalle finestre o di assistere ad una sorta di veglia funebre della persona che aveva vissuto in quella casa e soleva partecipare a degli “incontri Tao”. Laura credeva di star impazzendo: ha iniziato a non mangiare ed a perdere peso, a non voler più vivere e ad avere propositi suicidi. È andata da vari psichiatri che le hanno diagnosticato una depressione e prescritto farmaci per curarla, ma senza alcun effetto. I farmaci le davano sonnolenza e due anni prima aveva smesso di prenderli.

Accanto, molto vicino, alla casa in cui Laura viveva con la famiglia, abitavano alcune persone seguaci del culto dell’Umbanda (un culto afrobrasiliano). Ad un certo punto la famiglia di Laura si è trasferita in un’altra casa e lei si è sentita meglio. I nuovi affittuari della sua vecchia casa, invece, hanno iniziato a sentirsi male ed hanno dovuto trasferirsi altrove.

Laura ha sofferto anche di crisi simili all’epilessia, ma in un prestigioso centro di neurologia, in Argentina, hanno completamente escluso che si trattasse di epilessia.

Lo psichiatra che l’ha visitata le ha diagnosticato depressione e stress e le ha prescritto dei farmaci per queste condizioni. Ragionevolmente, uno psichiatra potrebbe dire che si tratta di un caso di depressione maggiore con tratti psicotici (delirio persecutorio ed allucinazioni), tuttavia la cognata, assidua frequentatrice delle Messe del rinnovamento carismatico, si è accorta che Laura non riusciva a pregare, ad entrare in chiesa o a partecipare alla Messa, anche se provava ad andarci. Ha provato a portarla da un sacerdote molto conosciuto, di grande carisma, che celebra Messe e riti di guarigione. In quell’occasione, durante la Messa, Laura, appena si è avvicinata al Santissimo Sacramento, ha messo le mani in avanti ed ha detto “No!! No!! No!! “. Dopo la Messa il sacerdote ha loro raccomandato di vedere un esorcista ed ha dato loro il contatto.

Quando si è trovata davanti all’esorcista Laura ha guardato in basso (non avrebbe potuto guardarlo in faccia neppure volendo) ed ha dichiarato che il corpo che doleva e che sentiva sempre come un peso quando si avvicinava ad una chiesa. È poi andata in trance e con una voce maschile ha detto “Non potrete contro di me!!”. Da quel momento Laura ha iniziato a ricevere gli esorcismi ed il suo funzionamento nella vita quotidiana è migliorato. Ogni volta che si reca alla preghiera, mentre si avvicina alla chiesa, comincia ad andare in trance, lotta, fatica ad entrare e ci vogliono due o tre parenti ed altre quattro persone per obbligarla ad entrare e tenerla ferma sulla barella.

Durante la preghiera mostra una grande rabbia ed una grande forza, graffia persino gli ausiliari con le unghie, ma una volta terminata la preghiera torna in sé e saluta, è stanca, tranquilla, gentile e riconoscente.

Se vediamo il quadro comparativo tra Depressione e ASD, notiamo che:

  • La diagnosi di depressione non spiega i momenti di trance in cui parla con una voce non sua, né una resistenza ed un malessere che non le sono propri ogni volta che prova ad entrare in una chiesa, volendo farlo.
  • Le trance si scatenano solo in presenza del sacro.
  • Non è migliorata con antidepressivi e antipsicotici.
  • Sta migliorando molto con le preghiere di esorcismo.
  • Marina

Marina è una giovane di ventotto anni, nubile. Stava per sposarsi, ma, entrata in una chiesa per fissare la data delle nozze, ha iniziato a sentirsi male ed a tremare. In quella parrocchia si celebrano Messe carismatiche. L’hanno invitata ad un gruppo di preghiera e durante le riunioni di preghiera del gruppo Marina cadeva a terra e piangeva molto. Ad un certo punto tutto ciò ha iniziato a succederle anche a Messa.

Un diacono ha iniziato a pregare su di lei preghiere di liberazione. Quando era di fronte al S. Sacramento esposto Marina cadeva come in un sogno e mentre si trovava in quella condizione, parlava, tremava, minacciava. Durante la trance Marina ascoltava e vedeva ciò che accadeva ma non poteva impedirlo. Era a conoscenza di cose che non potrebbe sapere.

Tutto ciò è iniziato un giorno in cui stava facendo il bagno e le sono spuntate come delle piume rosse dalla testa e successivamente delle piume nere. Da lì sono iniziati tutti i problemi.

La famiglia dello sposo non vorrebbe che lui la sposasse. I familiari hanno visitato l’appartamento del fidanzato di Marina per “curarlo” (spiritualmente ) ed hanno portato del “cibo speciale per lei”. Inoltre hanno gettato più volte di fronte al suo negozio oggetti di stregoneria.

Marina ha cancellato il matrimonio, ha iniziato a pregare il Rosario e la coroncina a San Michele Arcangelo ed è migliorata.

Quando è davanti all’esorcista Marina entra in trance, si getta su una poltrona e con voce sensuale rivolge frasi beffarde e provocatorie all’esorcista. Quando questi le ordina di dire il suo nome lei risponde: “Astarot”, “la Bestia” e “Lucifero”. Cosparsa di acqua esorcizzata, urla di dolore: “Mi brucia!!”. Quando l’esorcista prega, la voce lo sfida: “Sono forte!!”, “Non ho paura di te!!”, “Zitto!!”, “Trattami con rispetto! Sono dio”, “È mia, me l’hanno regalata”, “Non me ne vado, capisci?”.

I suoi sintomi potrebbero far pensare ad un Disturbo istrionico, con tratti di disturbo da conversione, come dice un referto psicologico che ha portato, o anche un Disturbo dissociativo dell’identità, ma:

  • Al di fuor delle crisi non sembra una persona teatrale, eccessivamente emotiva o con la “belle indifférence”. Non sembra che desideri richiamare l’attenzione sul suo aspetto fisico, non pare nè suggestionabile nè una persona che suole prendersi troppa confidenza.
  • Non c’è deterioramento lavorativo né sociale.
  • Al di fuori dei momenti di crisi, vive normalmente.
  • Non mostra disturbi neurologici funzionali, salvo che durante le crisi (durante le quali presenta cadute, sonnolenza, tremore, che iniziano e finiscono bruscamente, e solo durante i momenti di preghiera).
  • I segni e sintomi si verificano solo in presenza del sacro.
  • Si osserva l’emergere di un’identità estranea, senza punti di contatto con l’identità abituale di Marina, che controlla le sue azioni e la sua voce, senza il suo consenso, anche se lei mantiene la coscienza e la percezione di quanto accade.
  • C’è una data di esordio precisa dei sintomi, relativa al contatto con l’occultismo. Non ha sofferto di disturbi psichici durante l’infanzia e l’adolescenza.

 

Conclusione

Durante gli ultimi otto anni ho cercato intensamente risposta alla moltitudine di domande che mi sono sorte durante il mio lavoro come psichiatra consulente all’interno del gruppo di ausiliari. Tuttavia, per ogni risposta che trovo, mi sorgono sempre nuove domande: Qual è il rapporto tra il male e l’influenza demoniaca?”, “Questo stato stuporoso può essere causato dall’azione di un maleficio?”, “Come fai a sapere fino a che punto un sintomo è un tratto psicopatologico della personalità o conseguenza dell’azione malefica?”, “Quando una persona afflitta, fuori dallo stato di trance, maltratta l’esorcista è la persona afflitta che lo fa o è un effetto della possessione che soffre?”, “Quanto può il demonio usare la patologia preesistente?”, “Quanto influisce la cultura o la personalità della persona afflitta nel modo di manifestarsi del demonio?”, “Perché tanti afflitti hanno una storia di capacità di divinazione o visioni fin da bambini?”, “Quanto possono gli afflitti controllare le manifestazioni demoniache?”, etc. In questo campo di coesistenza così stretta con il mistero, non è così facile trovare le risposte vere e fondate.

Vorrei che altri colleghi iniziassero a collaborare con gli esorcisti, affinché una persona afflitta dall’azione straordinaria del demonio non sia mai ricoverata in un ospedale psichiatrico, bollata come malata mentale, né che un paziente malato mentale con un delirio mistico riceva erroneamente degli esorcismi che possono aggravarne la condizioni psichica. Questa collaborazione andrebbe a beneficio non solo di coloro che sono afflitti, ma anche degli esorcisti, e del ministero dell’esorcista in generale, ed al contempo collaborerebbe con l’azione evangelizzatrice della Chiesa.

Penso che il professionista della salute mentale che si sente chiamato a collaborare con questo ministero, e s’impegna a farlo, abbia anche bisogno di essere (citando il rituale) “preparato appositamente per questo compito”. Questa difficile preparazione, per ora è un compito solitario e pieno di ostacoli, e non dovrebbe essere così.

Sono stato contento di trovare di nuovo in una nota giornalistica[2], le opinioni del Dr. Walter Cascioli che cito qui di seguito: “Tra psichico e spirituale c’è una terra di nessuno. Non esiste ancora una scuola di formazione a livello universitario. Manca un approccio interdisciplinare in cui le scienze umane si incontrino con quelle religiose e la psichiatria con la demonologia e l’esorcistica. Per comprendere le dinamiche dello spirito serve la formazione personale in specifici corsi negli atenei pontifici. Va promossa una maggior collaborazione tra persone esperte in medicina e psichiatria che siano competenti anche nelle realtà spirituali”.

So che questa è un’idea ambiziosa, ma sono assolutamente d’accordo. All’inizio della conferenza ho parlato della mancanza d’informazioni tecniche e serie. Le poche volte che i colleghi mi hanno chiesto una bibliografia specifica, ho potuto solo dare loro le note che ho scritto in questi anni. I libri e le lezioni che ho trovato più utili non sono nemmeno tradotte in spagnolo. Voglio riprendere questo punto ora, perché penso anche che l’Associazione Internazionale Esorcisti possa svolgere un ruolo molto importante in questo, attraverso tre azioni fondamentali:

1) Mettendo in contatto i colleghi di salute mentale che stanno lavorando in questo ministero in varie parti del mondo, incoraggiandoli a conoscersi, a scambiarsi esperienze ed aiutarsi a vicenda nella loro formazione (ad esempio organizzando incontri di colleghi in coincidenza con i convegni dell’AIE).

2) Organizzando momenti di formazione per i professionisti della salute mentale che vogliono collaborare con il Ministero dell’esorcismo, (sotto forma di Corsi o Giornate di formazione). So che alcuni colleghi stanno già facendo questo e lo trovo molto prezioso.

3) Incoraggiando la pubblicazione di bibliografia sul discernimento tra A.S.D. e Psicopatologia, in diverse lingue, che possa finire nelle mani anche di professionisti che si trovano nei paesi più lontani e che non hanno l’opportunità di partecipare a un convegno come questo.

Queste azioni sarebbero di grande importanza per preparare noi psicoterapeuti, psichiatri e psicologi, al delicato compito di collaborare con voi esorcisti nel prezioso e necessario lavoro che per mandato di Cristo portate avanti, accompagnando e intervenendo a favore dei nostri fratelli feriti dall’azione crudele del maligno.

Grazie mille.

Dr. Héctor de Ezcurra

Equipo de la Pastoral de la Consolación

Diócesis de San Isidro (Argentina)

E-Mail: hectorezcurra@gmail.com

————————————————————–

Bibliografia

 

  • ”Possessioni diaboliche ed esorcismo”, Francesco Bamonte, Paoline, Milano, 2006.
  • “Diario di un exorcista”, René Chenesseau, Nova Millennium Romae, Roma, 2007.
  • “Diabolical Possession and Exorcism”, P. Francesco Bamonte, Bertie-John (Nig.) Printers, Lagos, 2008.
  • “El maleficio en su realidad y fundamento diabólico”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.
  • “Influencias demoníacas: Infestación, Opresión, Vejación, Obsesión y Posesión demoníaca”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.
  • “Aspetti Medici”, Clase del Dr. Francesco Cecere, Curso “Esorcismo e preghiera di liberazione”, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma, 7/mayo/2014.
  • “Esorcistica e Psichiatria a confronto, Modalità di dialogo. Problemi interpretativi di diagnosi differenziale”, Conferencia del Dr. Valter Cascioli, Octubre 2014.
  • “Guía de consulta de los criterios diagnósticos del DSM V“, Asociación Americana de Psiquiatría, 2014.
  • “Psiquiatría y posesión diabólica”, Prof. Dr. Aquilino Polaino-Lorente, Catedrático de Psicopatología de la Universidad Complutense de Madrid.
  • “El diablo existe. ¡Yo lo encontré!”, Fray Benigno, Ediciones Paulinas, México, 2011.
  • “Compendio de Teología Ascética y Mística”, P. Adolphe Tanquerey, Editorial Desclée, Madrid, 1930.
  • Nuevo Ritual de Exorcismos – De Exorcismis et Supplicationibus Quibusdam.

 

[1] Medico, Specialista in Psicologia Medica, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta. Membro del Gruppo della Pastorale della Consolazione della Diocesi di San Isidro (Argentina).

[2] “Lo psichiatra: le università pontificie creino corsi per esorcisti”, Lorenzo Cresci e Giacomo Galeazzi, La Stampa/Vatican Insider, 26 settembre 2016.

Il compito di uno psichiatra all’interno del gruppo di ausiliari di un esorcista (prima parte)

IL COMPITO DI UNO PSICHIATRA ALL’INTERNO DEL GRUPPO DI AUSILIARI DI UN ESORCISTA

Dr. Héctor de Ezcurra[1]

“Non ammetteremo l’esistenza del diavolo se ci ostiniamo a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale. […] È vero che gli autori biblici avevano un bagaglio concettuale limitato per esprimere alcune realtà e che ai tempi di Gesù si poteva confondere, ad esempio, un’epilessia con la possessione demoniaca. Tuttavia, questo non deve portarci a semplificare troppo la realtà affermando che tutti i casi narrati nei vangeli erano malattie psichiche e che in definitiva il demonio non esiste o non agisce.”

                                                        (Papa Francesco, Gaudete et Exsultate, N°160.)

La mia relazione sarà divisa in due parti:

1)    La prima parte riguarda la mia testimonianza come psichiatra che accompagna il ministero di un esorcista (ed è ciò che mi è stato chiesto) ed alcune considerazioni generali sul compito dello psichiatra all’interno del gruppo di ausiliari di un esorcista.

2)    Nel pomeriggio, invece, parlerò del discernimento tra i disturbi psicopatologici e quelli prodotti dall’azione straordinaria del demonio.

1.     La mia esperienza

Più di trentaquattro anni fa ho preso la laurea in medicina e da poco tempo dopo la laurea mi sono dedicato principalmente alla Psicoterapia, e, in minor misura, alla Psichiatria Clinica.

Il prossimo 20 ottobre saranno otto anni da quando sono stato invitato a far parte del team di padre Cristián Cabrini, esorcista della mia diocesi di San Isidro, in Argentina. Per me si tratta di una data importante perché ha rappresentato una cesura all’interno della mia vita.

Senza che coloro che mi avevano invitato lo sapessero, poco tempo prima il mio confessore (che a quel tempo era esorcista in un’altra diocesi), mi aveva chiesto di presenziare ad un esorcismo e dargli la mia opinione professionale su un caso ed io avevo accettato. Anche se non avevo ancora presenziato, la coincidenza mi aveva fatto pensare ad un invito di Dio ad accompagnare questo ministero, ed in questi otto anni la mia impressione è stata confermata.

Ricordo perfettamente che in quel primo pomeriggio assistetti ad un colloquio di discernimento che i due esorcisti della diocesi stavano svolgendo con una donna disturbata. In quel momento rimasi molto colpito sia dall’istantaneo cambiamento che si verificò nell’espressione e nella condotta della donna nel momento in cui i sacerdoti iniziarono semplicemente a pregare sia la lingua incomprensibile in cui parlava, il grido di un nome strano quando le venne ordinato in latino di dire il suo nome, così come l’espressione di smarrimento e sofferenza di quella donna dopo il colloquio, quando uscì dalla trance.

Venne poi compiuto un esorcismo su un’altra donna.

Venni molto colpito da comportamenti per i quali non trovavo nessuna spiegazione convincente dal un punto di vista psicopatologico. Ciò che vidi quel pomeriggio sfuggiva alle categorie di salute o di malattia mentale. Era qualcosa di totalmente diverso.

Quella prima notte tornai a casa con l’impressione che qualcosa fosse cambiato per sempre, che mi fosse caduto un velo da davanti agli occhi e che fosse apparso davanti a me un aspetto della realtà fino a quel momento sconosciuto. Stranamente, invece di provare paura o desiderio di fuggire, provai un grande entusiasmo, ed anche gioia, al pensare che stavo partecipando ad un progetto provvidenziale.

Mi sentivo a mio agio. Ero stupito, incuriosito, eccitato, ansioso di capire e collaborare in tutto ciò che potevo.

Provavo anche rabbia nei confronti dei professori e degli autori dei libri che avevo letto. Mi domandavo: “Come può essere che se questa realtà esiste non se ne parli di più? Come può esistere un mondo intero che quasi nessuno conosce, a cui nessuno presta attenzione, anche se ci sono persone che sono profondamente colpite? Come possono i miei colleghi attribuire a influenze culturali qualcosa che va chiaramente al di là di questa spiegazione?”.

Pensavo alle migliaia di volte in cui avevo udito o letto i passaggi della Bibbia che si riferiscono all’esistenza dei demoni e agli esorcismi compiuti da Gesù e dai suoi apostoli. Non che non ci credessi, ma per me erano realtà lontane, ci credevo intellettualmente, ma a livello esperienziale erano per me irrilevanti, non avevano un’importanza esistenziale: erano insegnamenti teorici. Quelle realtà non mi avevano mai colpito prima (o almeno così pensavo).

Al mio ritorno a casa, la prima cosa che feci fu cercare informazioni su Internet. Abituato com’ero a soddisfare la mia curiosità, trovando informazioni su qualsiasi argomento tramite questo mezzo, non potevo credere a quanto fosse difficile trovare articoli seri e professionali in materia.

Era soprattutto arduo trovare informazioni tecniche, scritte da medici e psichiatri con esperienza sull’argomento e con una formazione cattolica. Mi preme sottolineare questo punto, che riprenderò alla fine.

Da quando sono entrato nel team, ho cercato avidamente informazioni e ho letto tutto ciò che ho potuto trovare (mi è stato estremamente utile imparare l’italiano, lingua in cui sono pubblicati la maggior parte dei testi). Sono stato in grado di partecipare a convegni in Messico ed al corso sull’argomento che si è tenuto all’Ateneo Regina Apostolorum di Roma, ma erano più le domande che avevo che le risposte che trovavo. Ancora oggi, mi pongo costantemente delle domande durante gli esorcismi ed i colloqui, domande a cui non riesco a dare risposta.

Nel 2016 ho potuto partecipare al precedente Convegno dell’AIE ed incontrare personalmente altri colleghi che stavano svolgendo un compito simile al mio, ma con un’esperienza molto più ampia della mia.

Da quel giorno del 2010 fino ad oggi sono successi molti avvenimenti interessanti.

Personalmente, aprire gli occhi su un aspetto completamente nuovo del mondo spirituale ha favorito la mia conversione.

Partecipare a questo compito pastorale ha fatto sì che per me tutto acquistasse un nuovo colore, un nuovo sapore: la preghiera, l’Eucaristia, l’Adorazione del Santissimo Sacramento, la Riconciliazione, il Battesimo, la Liturgia, il Santo Rosario. Mi ha reso più evidente l’azione del demonio, ma anche dello Spirito Santo, la compagnia e la protezione della Beata Vergine, l’intercessione dei Santi, il valore dei sacramentali, dei gesti di benedizione, l’importanza dell’ascoltare, contenere e consolare i sofferenti. Tutto ha acquisito un altro valore e un altro senso, più profondo, più bello e più pieno. Il mondo invisibile, con i suoi protagonisti sia santi che malvagi, ha assunto contorni più precisi nel mondo visibile.

Cominciai quindi ad assistere a tutti gli esorcismi; da quel momento ad oggi, ho presenziato ad alcune migliaia di esorcismi compiuti da P. Cristiàn, a volte coadiuvato da altri sacerdoti, e a molte preghiere di liberazione.

Poco tempo dopo, iniziai anche a partecipare ai colloqui di discernimento di ciò che noi chiamiamo “lo studio” (non si tratta di una consulenza psicologica o psichiatrica, ma di un’attività di discernimento riguardante le persone sospettate di soffrire di un’ASD).

Inizialmente la curiosità ed il desiderio di imparare mi portarono a considerare il mio compito come un’attività volta ad individuare i casi di influenza demoniaca. Questo m’induceva erroneamente a considerare i numerosi casi in cui questa non era presente, come una sorta di perdita di tempo. Oggi invece vedo la mia attività come un momento di ascolto, consolazione ed evangelizzazione, ci sia o non ci sia la presenza dell’ASD.

Certamente, quando questa è presente, fornire un parere professionale è a maggior ragione utile e necessario e diventa anche, dal mio punto di vista, più interessante.

È incredibile come, anche in questo nuovo campo, con gli anni si vada sviluppando il “fiuto clinico”: osservando con attenzione la persona durante la preghiera, uno sguardo che devia, uno sbadiglio, un rutto, possono dare un indizio che qualcosa sta agendo in lei e che questo qualcosa non è naturale.

2.     La confusione

Quando, dopo pochi mesi che facevo parte del team, ho iniziato a parlare del lavoro che stavo svolgendo con la famiglia e gli amici, mi ha molto colpito scoprire come la maggior parte delle persone, professioniste o meno, dessero per scontato che tutti i candidati all’esorcismo fossero persone con disturbi mentali.

Avevo salutato ogni settimana le persone colpite, avevo chiaccherato con loro, le avevo conosciute, le avevo sentite raccontare le loro sofferenze, avevo pregato accanto a loro, le avevo contenute nella loro sofferenza, e molte volte avevo contribuito a tenerle sulla barella quando erano agitate o quando avevano conati di vomito, avevo asciugato le loro lacrime, sudore e secrezioni con tovagliolini di carta. Nella maggior parte dei casi mi ero affezionato a loro ed ero stato contraccambiato, dopo ogni esorcismo, da un saluto grato di addio. Di loro direi che mi sembravano persone abbastanza normali e gentili.

Sapevo che quello che stavano soffrendo non era esattamente un disturbo mentale.

Il dubbio sulla salute mentale di una persona, solo per il fatto che è stata colpita dall’azione del maligno, è un fatto molto frequente, ed una grande ingiustizia, che raddoppia la sofferenza della persona colpita, che ai dolori propri della vessazione, dell’infestazione o della possessione deve aggiungere lo stigma sociale della follia, che scredita la sua testimonianza (“sono sue follie, crede di essere posseduta”).

Ancora oggi sono indignato da questa confusione e dall’ingiustizia che genera e mi sento chiamato a fare chiarezza su questo punto preciso: cosa sia la malattia mentale e cosa sia l’azione straordinaria del maligno. Entrambe possono naturalmente coesistere, ma non dovrebbero mai essere considerate la stessa cosa.

Ho recentemente letto una dichiarazione di P. Arturo Sosa Abascal, Generale dei Gesuiti nella rivista Papel del giornale El mundo (del 31/05/2017). Lui diceva “abbiamo creato delle figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male”. Mi provoca molta rabbia e tristezza leggere dichiarazioni del genere che provengono da sacerdoti o  da teologi, persone da cui ci si aspetterebbe chiarezza su queste realtà spirituali.

Anche quando sento omelie in cui s’insiste sull’idea che “il demonio non è un essere personale, ma una forma simbolica che hanno i Vangeli di rappresentare il male”, che “il demonio indica i nostri demoni interiori, i nostri conflitti e i complessi emotivi”, che “i posseduti sono epilettici o malati mentali” che “la medicina moderna e la psichiatria hanno contribuito a superare un concetto anacronistico come quello della «Possessione», così come lo sviluppo della teologia ha già lasciato dietro il concetto antiquato di «Demonio»”.

Mi viene la voglia di portare coloro che hanno questo modo di pensare a un esorcismo e domandare loro: “Perché questa persona reagisce in questo modo per alcune semplici gocce d’acqua del rubinetto che sono state esorcizzate?; Perché quest’acqua la brucia e quella che non è benedetta, no?”, “Che cosa rende questa persona in grado di capire che il sacerdote ha una teca nella tasca del cappotto con un’ostia consacrata?”, “Cosa fa sì che ad un’altra persona si dilati l’addome come se fosse incinta di otto mesi solo per pochi minuti di preghiera?; e perché l’addome sobbalza e fa rumori, e si sgonfia e si calma quando la preghiera finisce?”, “Cos’è che fa sì che nella bocca di questa donna si materializzino mollette per capelli di metallo e pezzi intrecciati di filo?” ,”Perché questa persona con cui stavamo chiacchierando, e che non aveva alcuna secrezione bronchiale, dopo pochi minuti di preghiera sputa una schiuma bianco-giallastra, emette una forte eruttazione, ed ha l’alito con un odore putrido, quando pochi minuti fa non l’aveva e quando la preghiera finisce non ha nessuna delle due cose?”; “Perché questa persona di basso livello culturale può scrivere messaggi con il cellulare in greco che significano: «il terzo giorno»?”; “E perché questa stessa donna, che in un primo momento aveva un brutto aspetto e profonde occhiaie nere, e sul petto, tratteggiate, delle croci invertite, dopo che, dopo tre mesi di esorcismi, le è apparsa, delineata sul petto, una grande croce a destra, rimastale impressa per tre giorni, si è sentita liberata e quando è ritornata si era trasfigurata in una donna piacevole e felice?”; “Com’è possibile che un’altra persona, che non conosce l’esistenza dell’AIE, possa sapere, prima dei giornali, della morte di padre Gramolazzo?”; “Perché le manifestazioni cambiano secondo il tempo liturgico e le solennità che vengono celebrate?”; “E soprattutto: perché in tutto il mondo e in momenti diversi si verificano sequenze di sintomi e segni simili?”.

Inviterei coloro che parlano di “figura simbolica” a guardare quei volti sfigurati, quegli sguardi profondi e viscerali di odio, che mostrano come la persona sia chiaramente sotto il dominio di una realtà estranea che la costringe a bestemmiare, a sputare sul crocifisso, profanandolo, ed a minacciare di morte l’esorcista ed il suo gruppo in un modo che altrimenti non avrebbero mai osato. A quelle persone direi “ecco la tua figura simbolica! Sta parlando!”.

Credo che lo psichiatria e lo psicologo abbiano, all’interno di questo ministero, un compito importante: fornire argomenti psichiatrici e psicologici che impediscano di qualificare, alla leggera, come problemi psichici, i segni e sintomi prodotti dall’azione demoniaca. Noi, specialisti della salute mentale, siamo le voci chiamate a dare una testimonianza controcorrente: “non sono pazzi, non hanno alcuna malattia mentale: soffrono per l’azione del demonio”, anche se sappiamo che chi non vuole credere all’esistenza ed all’azione del demonio “non sarebbe persuaso nemmeno se uno risorgesse dai morti” (Lc 16, 31b).

A volte, contro lo scetticismo è più utile la preghiera che la scienza, ma è sempre bene che ci sia la competenza professionale.

So di esorcisti che visitano le case di cura psichiatrica per pregare per gli ammalati e che sono convinti che tra questi forse più d’uno sia sottoposto a qualche tipo d’influenza demoniaca e si trovi lì a causa di un errore di discernimento. Sulla base delle cartelle psichiatriche delle persone affette che ho potuto visionare (che, ad esempio, attribuivano ad una psicosi quello che era in realtà un’ASD), non ne sarei affatto sorpreso. 

Abbiamo anche visto casi di persone con evidenti disturbi psichiatrici, che sono state erroneamente sottoposte a preghiere di liberazione e/o esorcismi di altre religioni, il cui unico risultato è stato l’aggravarsi della loro condizione mentale.

Così come ogni studente di medicina ha l’opportunità, durante la formazione, di assistere a diverse nascite, esperienza indispensabile per il futuro medico perché gli permette di capire la sua professione e anche la vita stessa, quanto sarebbe bello che ogni seminarista o sacerdote potesse avere l’opportunità di essere presente ad almeno alcuni esorcismi, per conoscere meglio il nemico che dovrà affrontare per il resto della vita personale e pastorale! Quanto sarebbe salutare, per il suo ministero e per la sua predicazione, avere la convinzione dell’esistenza del demonio e della sua azione ordinaria e straordinaria, avere fiducia nella forza della preghiera e nel potere superiore di Cristo, realtà queste che si possono palpare chiaramente durante gli esorcismi! Presenziando a qualche esorcismo, un ministro di Dio si convincerebbe dell’esistenza dei demoni come esseri personali, e della loro pericolosa capacità di agire sulle persone. Senza questa convinzione, noi cristiani trascorriamo la vita senza preoccuparci del combattimento spirituale al quale ci chiama San Paolo, esponendoci così a gravi rischi, e talvolta anche esponendo gli altri.

 

3.     Il mio ruolo nel gruppo

La prima cosa che ho tentato di definire all’inizio del mio lavoro è stato quale fosse mio ruolo, in quanto psichiatra, all’interno del gruppo. Come sapete, esorcisti come p. Gabriele Amorth, p. Cipriano di Meo o p. René Chennesseau, nei loro libri, scrivono che il discernimento definitivo è sempre solo nelle mani dell’esorcista, che si serve della sua preghiera. Quindi: quale dovrebbe essere il mio ruolo, come professionista della salute mentale che funge da consulente nel gruppo di ausiliari dell’esorcista?

Ho imparato che noi, professionisti della salute mentale, non siamo chiamati ad affermare la presenza o meno dell’ASD, ma a mantenerci all’interno del nostro campo professionale: in sostanza, la funzione dello psichiatra è rispondere alle seguenti domande: “Ciò che riferisce la persona, o che si può osservare, può avere una causa psichica? Ed in caso di risposta positiva, quale potrebbe essere il disturbo psichiatrico?”. (Più tardi vedremo come rispondere a queste domande).

Per essere di aiuto nel discernimento:

a)     Lo psichiatra chiarisce (per iscritto):

  •  La presenza o meno di problemi di salute mentale e l’eventuale diagnosi.
  • Se ci sia una spiegazione naturale o meno di ciò che osserva o gli viene raccontato.

b)    Lo psicologo chiarisce:

  • Le caratteristiche della personalità o diagnosi di personalità (normalmente sulla base di test).
  • Se ci sia una spiegazione naturale o meno di ciò che osserva o gli viene raccontato.

Il fatto che lo psichiatra o lo psicologo dica all’esorcista “ciò che questa persona soffre non è spiegabile con una malattia mentale” (o viceversa) è di aiuto all’esorcista per il suo discernimento. Questi prende nota di questo dato e continua con il discernimento fino ad giungere alla certezza morale (alla quale può arrivare moltissime volte anche senza il bisogno del nostro intervento).

Questi rapporti del professionista della salute mentale sono archiviati insieme alla scheda d’iscrizione, evitando così ciò che io chiamo “l’erosione della memoria”, quel fenomeno per cui si affievoliscono nella memoria le ragioni che in quel momento avevano convinto l’esorcista ad affermare la presenza di un’ASD – soprattutto quando poi questa migliora – e sorge un inutile dubbio (che tanto piace al demonio): “e se la persona non fosse mai stata sotto l’influenza di un’ASD? Se fosse solo una qualche causa psichica?”. Basta tornare alle note del primo colloquio per dissipare quei dubbi.

Come il demonio cerca di ostacolare il lavoro dell’esorcista, così ho osservato che tenta di fare anche in me stesso ed in altri membri del team, semplicemente usando le sue armi ordinarie: generando la tentazione dello scetticismo, del dubbio, dell’evasione, distrazioni, discordanze impreviste od una competizione con i membri del gruppo o con l’esorcista stesso, oltre alla sopramenzionata “erosione della memoria”.

Personalmente credo che si debbano affrontare queste azioni non solo con la preghiera, i sacramenti, l’invocazione permanente dello Spirito Santo e la richiesta d’intercessione alla Beata Vergine, ma anche con una buona comunicazione tra i membri del gruppo durante gli incontri di lavoro, con letture di formazione, ritiri spirituali di gruppo, corsi e convegni, incontri con altri gruppi e mediante la possibilità per ogni membro di cercare un direttore spirituale che conosca questi argomenti. Tutti questi sono strumenti per divincolarsi poco a poco dalle trappole che il demonio cercherà certamente di porre nel nostro cammino durante il nostro lavoro in questo ministero.

È mia impressione che avere un professionista della salute mentale come parte integrante del gruppo acceleri il discernimento. Al contrario, quando lo psichiatra consultato è esterno (fornito dalla sua assicurazione, senza relazione né con il Ministero dell’esorcismo né con la Chiesa), solitamente questo segue i propri pregiudizi e le sue diagnosi ed indicazioni terapeutiche contribuiscono a creare confusione, rendendo più complicato il discernimento. Diagnosi come “paziente con delirio”, “quadro dissociativo”, “non dovrebbe partecipare alle preghiere nella parrocchia perché aggrava il suo stato dissociativo”, quando sono causate solo dalla mancanza di accettazione dell’esistenza di ASD, creano grande ansia, scoraggiamento ed incertezza nei soggetti colpiti e nelle loro famiglie.

È forse a causa di questo genere di esperienze frustranti che alcuni esorcisti non richiedono più spesso il parere dei professionisti della salute mentale. Solo che, (a differenza dei requisiti del punto 17 del Præenotanda dell’ultimo rituale di esorcismo[2]), non tutti gli psichiatri sono “competenti anche nelle realtà spirituali”.

4.     Diagnosi differenziale

Se si pone la diagnosi differenziale con l’ASD, è sicuramente perché ci sono uno o più sintomi o segni per i quali non si trova alcuna spiegazione basata solo su fenomeni naturali, altrimenti sarebbe inutile, davanti ad un fenomeno naturale come la malattia mentale, cercare una spiegazione di causa demoniaca.

In questo senso, aderisco alla regola proposta da p. Adolphe Tanquerey nel 1930, molto utile per il nostro lavoro nello studio parrocchiale: “Per mantenere il giusto equilibrio, si deve seguire la regola di non accettare come fenomeni diabolici, bensì quelli che, per il loro carattere straordinario per l’insieme delle circostanze, indicano chiaramente l’azione dello spirito maligno”[3]. Questa regola evita di vedere il demonio ovunque, il che non è un atteggiamento né sano né razionale.

La presenza di questo carattere straordinario (preternaturale) è ciò che giustifica il discernimento tra fenomeni di causa psicopatologica e fenomeni di causa demoniaca.

A seconda delle disfunzioni fisiche e psichiche sofferte da coloro che sono affetti dall’ASD, si dovrebbero effettuare diverse diagnosi differenziali:

1.     Se le persone soffrono di sintomi generali o in varie parti del corpo, lo specialista dovrà effettuare una diagnosi differenziale con diversi disturbi medici (gastrointestinali, osteoarticolari, traumatici, oncologici, etc.).

2.     In presenza di disordini neurologici apparenti (possibili convulsioni, mal di testa, o eventuali disturbi che colpiscono il Sistema Nervoso Centrale generando quadri stuporosi o sindromi confusionali), sarà il neurologo ad effettuare la diagnosi differenziale su queste patologie.

3.     In molti casi di ASD, si dovranno escludere diversi disturbi psichiatrici. Vedremo questo più nel dettaglio nel pomeriggio.

Purtroppo, la diagnosi differenziale è di maggiore semplicità nei casi più gravi di possessione o di vessazione e di malattia mentale, mentre nei casi più lievi di disturbi psichici come nel caso di ASD occulte, diventa più difficile e dobbiamo riconoscere che a volte è impossibile fare una netta distinzione tra un disordine di origine psichica e uno di origine demoniaca.

Naturalmente la presenza di ASD non esclude la presenza di disturbi psichici (e viceversa), ma accertare l’esistenza di ASD può chiarire una situazione fino a quel momento inconcepibile dal punto di vista delle categorie psichiatriche. Questo è il motivo per cui personalmente do valore alle prove semplici che può eseguire un’esorcista, confrontando la reazione delle persone colpite davanti all’acqua esorcizzata e davanti all’acqua comune, così come la reazione nei confronti di una preghiera di liberazione rispetto ad una falsa preghiera e test simili, e specialmente la recita di una fervente preghiera di liberazione.

Inversamente, la constatazione di un quadro psichiatrico specifico, ci obbliga a ricevere alla luce di quello ritrovamento, le manifestazioni che riferisce il paziente, con l’affidabilità corrispondente al suo stato di salute e personalità, non potendo dare lo stesso credito a qualcuno che ci sembra delirante, o mitomane, che a uno che è più sano e più affidabile.

D’altro canto, quando lo psichiatra rileva alcuni disturbi psichici, può dare alcune raccomandazioni all’esorcista su come rapportarsi con quella persona in particolare, tenendo conto delle sue caratteristiche e difficoltà (tendenza al legame simbiotico, pensiero persecutorio, modi seducenti, manipolazione, ecc.).

a.     Alcuni concetti da considerare nel discernimento tra il disturbo mentale e l’ASD

1)    Non ogni “esperienza di possessione” è una vera possessione

Solitamente sperimentiamo una “sensazione di controllo”, quella coscienza soggettiva di essere uno che inizia, esegue e controlla le azioni volitive nel mondo. Ci sono diverse condizioni psicopatologiche in cui si può sperimentare, ad un certo punto, la perdita di questa “sensazione di controllo”, che viene sostituita dalla sensazione che “qualcosa”, che le persone sentono al di fuori del loro controllo, li domina e li costringe a certi comportamenti non scelti volontariamente.

Non deve confondersi questa “esperienza di possessione” (che è un’esperienza emozionale soggettiva, immaginaria, cioè un fenomeno psicologico), con una vera e propria possessione (che è un vero e proprio fenomeno spirituale), che l’esorcista mai considererà vera solo in base alla sensazione della persona in questione, ma in base a segni oggettivi (come quelli citati nel rituale: conoscere le cose nascoste, forze superiori a quella normale, capacità di capire e parlare lingue sconosciute), sia osservati personalmente, sia testimoniati da persone affidabili.

Naturalmente in una vera e propria possessione la persona vivrà anche una “esperienza di possessione”, ma in quel caso di causa spirituale, vera. I professionisti che non credono nell’ASD attribuiscono questi casi di vera possessione alle suddette “esperienze di possessione”, riconducendole a cause psichiche.

Queste “esperienze di possessione” possono darsi, ad esempio, in questi casi:

1.        Disturbo Ossessivo Compulsivo e Disturbo di Gilles de la Tourette (i tic, i comportamenti compulsivi e ossessivi).

2.        Disturbo Istrionico e Disturbo di Conversione (comportamenti impulsivi e “trance”).

3.        Schizofrenia, Disturbi Deliranti (allucinazioni, delirio di possessione).

4.        Disturbo Dissociativo dell’Identità (comportamenti dissociati “dell’altra identità”).

5.        Epilessia temporale (comportamenti automatici).

6.        Sonnambulismo (isterico o epilettico).

7.        Attacco di panico (improvviso, inspiegabile, angoscia irrefrenabile).

8.        Episodio Maniacale del disturbo bipolare.

9.        Stati alterati di coscienza, da farmaci allucinogeni (LSD, mescalina, ayahuasca, psilocibina, fenciclidina), provocati dalla fame, dalla sete, da alcuni tipi di meditazione e di ritmi musicali, da un isolamento prolungato, dalla privazione del sonno, dal lavaggio del cervello, o dai riti afro-americani.

2)    Psicosi

Psicosi è il nome tecnico della follia. È definita dall’incapacità di distinguere la realtà (esterna, condivisa) dalla fantasia (interna), dal fallimento della prova della realtà (valutazione oggettiva e giudizio del mondo esterno al soggetto) e dalla creazione di una nuova realtà (psicotica).

Nella psicosi possiamo osservare 1) disturbi della percezione, come le allucinazioni, e 2) disturbi del pensiero, come il delirio (di cui il Dott. Cascioli ha già parlato al Congresso AIE 2014, quindi li ripasseremo brevemente, solo per capire il seguito).

  • Allucinazione: falsa percezione sensoriale, non associata ad un adeguato stimolo esterno reale (“percezione senza oggetto”, Esquirol, 1837).

Questa percezione potrebbe avere o meno un’interpretazione delirante. Ad esempio, una persona può sentire semplicemente una voce che dice una certa parola, oppure può anche convincersi che quella voce le stia dicendo una parola in codice perché si renda conto che è un eletto che ha una certa missione (interpretazione delirante). Le allucinazioni possono essere uditive, visive, olfattive, gustative, tattili, somatiche.

Cause delle allucinazioni

L’allucinazione è una proiezione generata nella mente della persona da cause psichiche, fisiche, chimiche o metaboliche.
Altre situazioni apparentemente simili:

Visioni e locuzioni.

Anche queste non hanno un fondamento materiale, ma la causa dell’apparizione è un’azione soprannaturale o preternaturale.
·        Senza psicopatologia: sonno, veglia, privazione sensoriale, privazione del sonno, lutto, febbre.

·        Psicosi e disturbi deliranti acuti.

·        Depressione o mania.

·        Farmaci (antiparkinsoniani).

·        Narcotici e alcolismo.

·        Disturbi mentali, organici.

·        Epilessia temporale.

·        Sindrome confusionale.
·        Fenomeni mistici.

·        Azione Straordinaria Demoniaca.
 

  • Altri disturbi della percezione:
  1. Allucinazioni: percezioni senza oggetto, ma di cui il soggetto è cosciente, tanto che critica il fenomeno correttamente. Possono essere dovute all’intossicazione (da alcool o droghe). Ad esempio, un alcolizzato che vede insetti (inesistenti) che camminano sui muri.
  2. Illusione: distorsione o interpretazione errata di un reale stimolo sensoriale esterno (esistente). Per esempio, per effetto della paura vedere una persona con una pistola in agguato dove c’è solo un tronco con un ramo.

Delirio

Falsa credenza, basata su inferenze false della realtà esterna, non coerente con l’intelligenza della persona, né con l’ambiente culturale e che non può essere corretta dal ragionamento.

I tre criteri fondamentali per diagnosticare un delirio, sono:

1)                Certezza soggettiva: una straordinaria convinzione con la quale si sostiene la credenza.

2)                Incorreggibilità (intransigenza cognitiva): incapacità di essere influenzato dall’esperienza concreta (prova) o dalla confutazione logica, impermeabilità di fronte alla critica.

3)                Impossibilità di contenuto della certezza soggettiva (in opposizione al gruppo sociale di appartenenza). Per esempio, nel nostro gruppo sociale di appartenenza (cattolicesimo), per fede possiamo credere nella maternità verginale della Beata Vergine senza essere psicotici, nonostante la mancanza di verifica medica di questa possibilità. Il contenuto dell’idea è presumibilmente impossibile, ma non nel suo contesto sociale.

4)                Possiamo anche aggiungere la struttura autocentrica: l’universo soggettivo include la realtà esterna, quindi i temi deliranti sono incentrati sul soggetto.  Egli è il protagonista, diventa il centro di gravitazione tematica, dal quale irradiano le interpretazioni sulla realtà esterna.

Per essere in presenza un delirio, i tre criteri devono verificarsi contemporaneamente: un’idea si manifesta con assoluta certezza, non è modificabile in alcun modo ed ha un contenuto in opposizione alle evidenze ed alla realtà.

Nella seconda parte del nostro incontro, vedremo come possiamo articolare questi concetti per differenziare i disturbi psicopatologici da quelli causati dall’ASD.

Dr. Héctor de Ezcurra

Equipo de la Pastoral de la Consolación

Diócesis de San Isidro (Argentina)

E-Mail: hectorezcurra@gmail.com

————————————————————–

Bibliografia

·        ”Possessioni diaboliche ed esorcismo”, P. Francesco Bamonte, Paoline, Milano, 2006.

·        “Diario di un exorcista”, René Chenesseau, Nova Millennium Romae, Roma, 2007.

·        “Diabolical Possession and Exorcism”, P. Francesco Bamonte, Bertie-John (Nig.) Printers, Lagos, 2008.

·         “El maleficio en su realidad y fundamento diabólico”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.

·        “Influencias demoníacas: Infestación, Opresión, Vejación, Obsesión y Posesión demoníaca”, Conferencia del P. Gabriele Nanni, V Congreso Nacional de Exorcistas, CEAM, México, septiembre 2011.

·        “Aspetti Medici”, Clase del Dr. Francesco Cecere, Curso “Esorcismo e preghiera di liberazione”, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma, 7/mayo/2014.

·        “Esorcistica e Psichiatria a confronto, Modalità di dialogo. Problemi interpretativi di diagnosi differenziale”, Conferencia del Dr. Valter Cascioli, Octubre 2014.

·        “Guía de consulta de los criterios diagnósticos del DSM V“, Asociación Americana de Psiquiatría, 2014.

·        “Psiquiatría y posesión diabólica”, Prof. Dr. Aquilino Polaino-Lorente, Catedrático de Psicopatología de la Universidad Complutense de Madrid.

·        “El diablo existe. ¡Yo lo encontré!”, Fray Benigno, Ediciones Paulinas, México, 2011.

·        “Compendio de Teología Ascética y Mística”, P. Adolphe Tanquerey, Editorial Desclée, Madrid, 1930.

·        Nuevo Ritual de Exorcismos – De Exorcismis et Supplicationibus Quibusdam.

·        Exhortación Apostólica Gaudete Et Exsultate, del Santo Padre Francisco, Conferencia Episcopal Argentina, Oficina del Libro, Buenos Aires, 2018.

[1] Medico. Specialista in Psicologia Medica, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta, parte del Gruppo della Pastorale della Consolazione della Diocesi di San Isidro (Argentina).
[2] 17. “Della necessità di ricorrere al Rito dell’ esorcismo l’ esorcista deciderà con prudenza dopo attento esame, salvo sempre il segreto della Confessione, e dopo aver consultato, per quanto è possibile, persone esperte in questioni di vita spirituale e, se necessario, persone esperte in medicina e psichiatria, competenti anche nelle realtà spirituali.”
[3] Tanquerey, P. Adolphe, “Compendio di teologia ascetica e mistica”, capitolo III, Art. II, sezione 1531.

La forma demoniaca del male. Dalla realtà quotidiana al Magistero della Chiesa.

La forma demoniaca del male

Dalla realtà quotidiana al Magistero della Chiesa

di don Alberto Cozzi

Ciò a cui mira questa riflessione è un approccio teologico alla questione del «mondo demoniaco». L’intento è proprio quello di studiare qual è la ragione di pertinenza della questione del diavolo per la ricerca teologica: perché, in che prospettiva e in base a cosa la teologia si dovrebbe occupare seriamente del diavolo? Ci si propone quindi di evitare quelle facili scorciatoie che fuggono con falsa eleganza a ogni seria considerazione del problema. Ci riferiamo a quelle «battute di spirito» o risposte diplomatiche che evitano la domanda con affermazioni del tipo: «Non credo nel diavolo, ma in Gesù Cristo, che ha vinto il demonio ossia il male». Il retro-pensiero potrebbe essere che, se è stato vinto, è ormai inutile parlarne. E comunque è sempre meglio tacere. Ma la questione seria rimane: il demoniaco è una forma del male costitutiva del mondo che Gesù abita con la sua azione salvifica? È possibile comprendere il dono di Dio in Cristo senza includere la lotta al diavolo? E tale lotta, in cui si sperimenta la vittoria di Cristo, impegna ancora i suoi discepoli e quindi la Chiesa?

Alla luce di questo livello di assunzione della sfida dobbiamo precisare che il compito della teologia è quello di sostenere criticamente l’operazione della fede che si appropria dell’evangelo nella cultura data. Non si tratta solo di comprendere o spiegare una tradizione ormai consolidata che il soggetto può accettare o rifiutare. La sfida oggi consiste nell’appropriarsi della verità di Gesù Cristo nel nostro contesto storico e culturale[1]. Si intuisce perciò la possibile tensione: da un lato c’è chi sostiene che la teologia deve assumere i contenuti della fede che risultano compatibili con la cultura del tempo, in nome di una sana «inculturazione» o in base alle esigenze del «dialogo»; dall’altro c’è chi raccomanda di tutelare l’integrità del dato di fede tradizionale, evitando semplificazioni compiacenti con la mentalità del mondo. Si delinea così una posizione più progressista o innovativa e una più tradizionalista o integralista. Già in questa tensione il tema della forma demoniaca del male sembra segnata da un insanabile conflitto: la tradizione raccomanda un contenuto di fede che nell’attuale visione della realtà non sarebbe più sostenibile. Dobbiamo rinunciarvi proprio nel nome della nuova evangelizzazione, se vogliamo trovare ancora udienza presso l’opinione pubblica[2]? Ma una simile strategia comunicativa è davvero efficace? Non perde una parte importante del Vangelo e dell’esperienza spirituale di sempre? Si può intuire come il problema che affrontiamo non possa rimanere chiuso in un tipo di argomentazione marginale o «di nicchia». Si tratta di una di quelle questioni che mettono in gioco una visione complessiva del significato del vangelo, del suo rapporto con la cultura e con la tradizione, in particolare con la preghiera della Chiesa. Il teologo si trova quindi da subito preso in una serie di domande e questioni ermeneutiche di un certo spessore e condizionanti la sua esegesi e i suoi procedimenti argomentativi. Queste precisazioni d’apertura dovrebbero far comprendere il tipo di impostazione che proponiamo: partiamo da quell’esperienza che sta alla base del discorso teologico sulla forma demoniaca del male.

  1. Una scelta di impostazione

1.1. La riflessione teologica sul demoniaco parte da una base antropologica precisa, ossia dall’esperienza del male nelle sue varie forme, tra le quali si impone quella di una potenza negativa che rovina la vita sia a livello fisico che morale. Il diavolo appare in questa prospettiva come una possibile identificazione di questa dimensione negativa e una spiegazione della sua origine. Il punto di attacco del cammino di ricerca sul demoniaco non può che essere una fenomenologia dell’esperienza del male nelle sue forme, alla luce della fede nell’avvenimento di Gesù Cristo. Questa impostazione vuole evitare una riduzione della ricerca teologica sul diavolo a quelle forme di «dottrinalismo» che si limitano a cercare e commentare i passi biblici e i pronunciamenti magisteriali che documentano l’esistenza del demonio e la sua azione quali dati di fede a cui aderire[3]. In realtà la fede trova nella Scrittura e nel Magistero utili strumenti di indagine riguardo ad una forma di esperienza del male ancora attuale e viva, che non può essere compresa senza la fede della Chiesa riguardo al diavolo e alla sua azione.

1.2. La sfida per il teologo sta perciò nel mostrare che non si può venire a capo di certi fenomeni ed esperienze del male se non si ipotizza precisamente una figura come quella del diavolo e se non si imposta una lotta al male come resistenza al Maligno e lotta a Satana (con preghiere di guarigione, esorcismi e quant’altro). In questa direzione, peraltro, spinge la testimonianza apostolica sulla vita di Gesù, che lo presenta costantemente impegnato, fin dall’origine del suo ministero, in una strenua lotta col demonio, culminata sulla croce. Il male che Gesù affronta non può pertanto essere inteso «al neutro», ma va compreso al maschile, così che la grande invocazione del cristiano assume proprio il tono della preghiera di liberazione «dal Maligno»:

Nei Principati e Potestà presenti nel Nuovo Testamento (NT) si ravvisa un fenomeno che si impone all’uomo, e propriamente al cristiano, in tutta la sua intensità. Esso viene fissato in un numero rilevante di nomi, che il NT non fa che adottare; e questo mostra che, propriamente parlando, nessuno di questi nomi rende il fatto in maniera adeguata. In fondo si tratta certamente di un fenomeno unico, ma diffuso e tale che a noi si presenta in una gran moltitudine di energie. […] Una più precisa descrizione dei fenomeni singoli, una più netta differenziazione o una sistematizzazione dei singoli nomi e delle singole apparizioni non si trovano in nessun passo del NT; qui non abbiamo dei trattati di angelologia sul tipo di 1 Enoc 6-36, né una demonologia ben sviluppata. … Il NT si interessa della regione delle potenze e dei demoni solo in quanto deve difendere e proteggere contro di essi il mondo. Perciò – se così si può dire – percepisce la natura delle apparizioni demoniache solo nella misura in cui questa si traduce in esperienza di attacco e difesa… Un solo tratto distintivo delle potenze viene fissato con esattezza, ed è là dove i demoni, o spiriti o anche angeli, o principati e potestà, sono le forze innumerevoli di Satana o del demonio, a lui sono sottomesse e ne spiegano tutto il potere[4].

Dunque la prima testimonianza apostolica da un lato non esita ad accogliere i nomi e quindi le esperienze della tradizione giudaica e di altre contemporanee, ma dall’altro non mostra alcun interesse a una teoria o speculazione in rapporto a tali fenomeni[5]. I nomi a volte appaiono interscambiabili e se i vari agiografi hanno preferenze per alcuni, l’impressione è che alla fine tutti rimandino a una figura principale, personale e potente, da cui quei fenomeni provengono. Diventa strategico saper interpretare bene il funzionamento dei vari modi di rappresentare il demoniaco, per non cadere in inutili speculazioni gnostiche o magiche. L’esperienza spirituale di lotta al demonio e di liberazione dal male deve rimanere l’orizzonte del sapere proprio della fede riguardo a queste cose.

1.3. Alla luce di queste prime considerazioni è opportuno relativizzare la domanda, troppo radicale, se il diavolo esista oppure no. Non è difficile intuire che una simile domanda è ingenua e troppo semplice. Il problema andrebbe infatti sposato più a monte per chiedersi: cosa esiste come angelo o diavolo? Si comprende perciò l’importanza della «rappresentazione» del diavolo. Vi sono infatti rappresentazioni troppo ingenue, infantili, mitologiche o ridicole, che ne escludono una seria considerazione, portando a giudizi del tipo: «Se il diavolo è quella cosa, è bene che non esista e comunque è difficile credere che si debbano sprecare tempo ed energie per lottare con una simile realtà»[6]. Per questo chi si occupa di angelologia o demonologia si preoccupa di precisare con cura cosa dicono la Scrittura e la fede della Chiesa. Si tratta di purificare l’immaginazione.

È nota, del resto, l’oscillazione che negli ultimi tempi ha conosciuto la problematica riguardo all’esistenza o meno del diavolo. Si è passati dallo «sfratto illuminista e razionalista», che ha cercato di liquidare la questione come inutile e comunque irrilevante nel nostro mondo attuale, al superamento della domanda nell’ambito delle correnti della «deminitizzazione»[7]. Non sarebbe solo l’esperienza scientifica e la sua visione della realtà ma la stessa fede in Cristo a propiziare una liquidazione del mondo mitico dell’antichità, animato da forze misteriose e imprevedibili. Cristo non ci libera semplicemente dal demonio. Ci libererebbe anche dal bisogno di credere nella sua esistenza[8]. Ne è derivato un certo orientamento dubitativo dei teologi, secondo i quali non possiamo dire con certezza se e in che misura la Bibbia e la fede della Chiesa affermino l’esistenza del diavolo come creatura spirituale personale[9]. Qualcuno addirittura avanza il sospetto che simili creature angeliche ostruiscano quello spazio aperto alla relazione immediata con Dio, che Cristo è venuto a dischiudere a nostro favore[10]. Per altri, invece, non è possibile fare esperienza della potenza liberatrice e guaritrice del vangelo di Gesù in tutta la sua forza senza considerare l’azione dell’Avversario. È così venuta sfumando la negazione radicale che voleva «liquidare Satana»[11]. In questa oscillazione domina oggi un orientamento affermativo critico, che tiene aperto il discorso come possibile e non insensato, in considerazione degli aspetti ancora oscuri dell’esperienza umana complessiva[12]. Del resto ogni negazione radicale esprime più un disagio culturale che un’istanza pertinente della fede[13]. Di fatto, però, alla fine, questa oscillazione di posizioni è stata spiazzata dal rifiorire di interesse nella cultura postmoderna, per cui si è potuto parlare di un passaggio dal «blackout moderno alla deregulation postmoderna»:

In sostanza la postmodernità offre ad angeli e demoni un habitat di nuovo favorevole, ma non privo di insidie e ambiguità. Viviamo infatti in un tempo assetato di invisibile, ma propenso a mescolare nel suo calderone religione e magia, miracolo e superstizione, soprannaturale e paranormale, il mistero e l’irrazionale, l’esorcista con lo stregone… Così nell’attuale rivival sembra che la raffigurazione dell’angelo conservi ben poco della sua connotazione religiosa originaria … Questi angeli con la minuscola, direi “angeli feriali”, che proteggono l’uomo dai pericoli di un incidente, che lo salvano dalla morte e magari suggeriscono i numeri per vincere una lotteria… paiono molto lontani dalla raffigurazione biblica. […] Osservazioni analoghe possono essere fatte sul revival demoniaco… Il demonio ora in auge è l’esaltazione della ribellione, della trasgressione, dall’autonomia da Dio, del disordine. È in sostanza la semplice proiezione degli istinti distruttivi e delle pulsioni represse dalla religione e dalla cultura[14].

Il magistero della Chiesa ha mantenuto una costante ospitalità al tema, rilanciando periodicamente moniti forti (ma discreti) a non sottovalutare questa dimensione dell’esperienza di fede. Tutti ricordano quando Paolo VI, nell’udienza del 29 giugno 1972, confidava di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di satana nel tempio di Dio», ove per «fumo di satana» intendeva «il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Aggiungeva nell’udienza del 15 novembre 1972:

Il demonio e l’influenza che può esercitare su ciascun individuo, sulla comunità, sulle società intere o sugli avvenimenti, potrebbero fare l’oggetto di un capitolo importante della dottrina cattolica che bisognerebbe studiare di nuovo. Alcuni credono di trovare una risposta negli studi psicanalitici o ancora nello spiritismo, oggi ahimé! Così diffuso in alcuni paesi. Si teme di ricadere in vecchie teorie manichee o in spaventose divagazioni fantastiche e superstiziose. Si preferisce oggi mostrarsi forti e senza pregiudizi, darsi arie di positivisti, salvo poi a credere a dei capricci magici o popolari gratuiti o, peggio ancora ad aprire la propria anima ad esperienze licenziose dei sensi, alle esperienze nefaste della droga, alle seduzioni ideologiche degli errori di moda oggi. È attraverso queste brecce che il Maligno penetra per alterare la mentalità dell’uomo. […] Noi sappiamo anche che quell’essere tenebroso e conturbante esiste realmente e che con una terribile astuzia agisce ancora. È il nemico occulto che semina errori e disgrazie nella storia umana.

In tal senso si veda il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, Fede cristiana e Demonologia, del 26 giugno 1975. Papa Francesco, col suo stile di predicazione ignaziano, fa talvolta riferimento al Nemico o al Tentatore senza particolari complessi o difficoltà. Così questa presenza dannosa è tornata nei discorsi di fede senza troppo clamore[15].

Partendo da questa base di riferimento raccogliamo alcune dimensioni certe del fenomeno demoniaco, per come la fede in Cristo lo percepisce.

  1. Gesù e l’intensificazione della presenza e dell’azione del diavolo

A differenza delle figure angeliche, si deve dire dei demoni che essi costituiscono un ingrediente ineliminabile della testimonianza apostolica sull’azione salvifica di Gesù. Si tratta quindi di un «personaggio costitutivo» di quel dramma salvifico che raggiunge in Cristo il suo vertice e il suo momento di svolta:

Noi non cessiamo di meravigliarci – e la cosa appare a prima vista strana – nel vedere il gran numero di ossessi che si trovavano allora in Giudea e in Galilea; non è mancato nemmeno chi attribuisse la cosa a un’esagerazione tendenziosa degli evangelisti. Ma questa gran moltitudine trova una spiegazione negli stessi evangelisti, i quali lasciano intendere che all’apparire di Gesù Cristo, l’obbediente, l’essere tirannico prende coscienza di essere scosso e portato in giudizio. Ci basti fare attenzione a una delle narrazioni paradigmatiche, che segnala il modo col quale Gesù vince i demoni. In Mc 1,21-28… È un racconto semplice e popolare; ma ci fa veder chiaro che là dove appare Gesù a insegnare con autorità la «nuova dottrina»… si presenta chi è posseduto dallo spirito immondo. Anche se non viene detto espressamente, è questa parola di Gesù che lo tira in ballo. Ma il demonio che abita in lui capisce subito che la presenza di Gesù lo tormenta, e fiuta immediatamente il pericolo che per lui comporta questo Gesù e lo Spirito del Dio Santo… Il grido dell’indemoniato di Gerasa: «Che vuoi tu da noi, Figlio di Dio? sei venuto a tormentarci prima del tempo?» (Mt 8,29) lascia intendere che il demonio avverte l’eschaton, «ciò che è estremo, ultimo», che in Gesù ha avuto inizio e che segna la fine per lo spirito della tirannia[16].

Di fatto la presenza e l’azione di Gesù hanno scatenato la reazione del Nemico, proprio mentre ne hanno svelato l’identità. Conferma questo dato storico la notazione biblica di un altro teologo:

Il Nuovo Testamento opera rispetto all’Antico Testamento una drastica inversione di rotta: anziché assecondarne il movimento di concentrazione sulla dottrina degli angeli, pone in primo piano la demonologia e sullo sfondo l’angelologia… Diciamo subito che nei Vangeli e in Atti, mentre l’azione degli angeli si polarizza sugli albori e sulla conclusione della comparsa di Gesù sulla terra, quella del diavolo e dei demoni riempie il tempo intermedio del ministero pubblico di Gesù e della missione post-pasquale della Chiesa. Ciò stabilisce una netta distinzione di ambiti cronologici che pare dar voce, per un verso, all’intuizione dello strapotere del bene sul male (l’avvio e la conclusione sono nelle mani di chi sta con Dio), e per l’altro alla percezione della drammatica serietà di un tempo, quale quello presente, ancora sottoposto alla minaccia dei nemici di Dio[17].

L’ammissione dell’esistenza e dell’azione dei demoni è elemento essenziale della comprensione cristiana della salvezza. Anzi è un elemento caratterizzante la novità del suo avvenimento. Gesù comparve sanando e scacciando i demoni (Mc 1,34) e conferì il potere di scacciare demoni agli apostoli, quale segno della venuta del Regno (Mt 10,1). La consegna di tale potere è rinnovata dopo la Pasqua, nella missione che il Risorto affida ai suoi (Mc 16,17). La lotta al diavolo non fu solo parte costitutiva del ministero pre-pasquale di Gesù, ma rimane elemento importante anche dell’esperienza del Risorto. Non è quindi possibile liquidare la pratica esorcistica di Gesù come una concessione alla mentalità del tempo. Si tratta di qualcosa che ha a che fare con l’esperienza cristiana di sempre. Anzi, si può dire che se c’è stato un ampliamento dell’attenzione alla lotta al diavolo nella letteratura apostolica dopo Pasqua (Ef e Col, 1Pt e 2Pt e Apocalisse), ciò è dovuto proprio all’importanza di tale scontro anche nello spazio della vita col Risorto[18].

2.1. Questo dato di base sull’esperienza di Gesù prima e del Risorto poi, è stato commentato con sagacia da un teologo del calibro di H.U. von Balthasar laddove tratta delle dimensioni del dramma salvifico che Gesù ha vissuto. Prendendo le distanze dalle intuizioni (pur interessanti) del teologo calvinista K. Barth, come pure da altre possibili riduzioni, Balthasar delinea la sua posizione:

Il Nemico o avversario o Satana non può essere pensato come una qualità divina negativa o come un principio del male anonimo, prodotto dalla «noluntas Dei», dal non-volere efficiente di Dio (das Nichtige): Tutte e due queste strade offuscano lo sguardo sul cristologico quale appare nella testimonianza biblica: il faccia-a-faccia di Gesù col suo avversario, il quale deriva la sua concretezza non soltanto dal no di Dio e dall’ombra gettata da Gesù. La testimonianza biblica e la sua figurazione infinitamente concreta ha il sovrappeso su ogni speculazione. Il “tu” apostrofato negli esorcismi di Gesù non è assolutamente un puro abstractum, qualora non si ammetta che Gesù era la vittima di una fede popolare primitiva… Con tutto questo noi ci ritroviamo, ci piaccia o non ci piaccia, in una concezione di “spiriti buoni” (angeli) e di “spiriti cattivi” (demoni); questi ultimi però devono essere diventati cattivi mediante una libera decisione (di ribellione a Dio), non potendo in ogni caso essere stati creati cattivi[19].

Il suggerimento che emerge dal testo è quello di non perdere nessun personaggio del dramma salvifico, pena la perdita del senso stesso e delle dimensioni dell’esperienza salvifica. L’azione che si sviluppa con Gesù include il suo «faccia a faccia» col Nemico. Tale scontro dischiude un certo «spazio vitale di esperienza», che non può essere semplificato. Ma per abitare in modo giusto questo spazio di esperienza (o sfera vitale della vita redenta, come direbbe H. Schlier) bisogna aver percepito lo sguardo misericordioso di Dio sulla sua creatura, che la separa dal «male che fa male» e permette di identificare il vero nemico da combattere[20].

2.2. In questa prospettiva ci sembra ancora attuale e utile l’originale posizione di K. Barth sul confronto tra la misericordia di Dio e il Niente (das Nichtige)[21]. L’azione del Dio misericordioso che custodisce e difende la sua creatura assume un carattere agonico, drammatico: la misericordia lotta contro il male che minaccia l’uomo. Anzi, questo male riceve il suo carattere negativo e minaccioso proprio dall’opposizione divina, cioè per il fatto che Dio non lo vuole, lo esclude, lo supera, eppure lo patisce a favore della sua creatura, per vincerlo dall’interno della condizione creaturale (Pasqua). È il mistero del “Niente”. L’espressione tedesca «das Nichtige» implica l’idea di nocività, di attività negativa:

Il Niente è ciò che Dio Creatore non ha né scelto, né voluto, il caos che ha lasciato dietro di sé, secondo Gen 1,2, senza donargli essere e consistenza: esso non ha realtà se non nel carattere negativo che gli è attribuito dalla decisione divina, per la sua esclusione dall’ambito creaturale; se ci è permessa l’espressione, esso esiste per Dio nella mano sinistra, ma, proprio per questo fatto, è a suo modo una potenza vera e anche molto attiva… Si tratta della realtà che non può essere descritta adeguatamente se non in quanto è la possibilità che Dio, nel suo eterno decreto, ha rigettato una volta per tutte, e che non può essere reale e non può avere realtà se non in virtù del No! efficace che Dio le ha opposto. Ma, sotto la potenza di questo No! divino, essa ha ed è una realtà. È il luogo del potere del diavolo, “il padre della menzogna”, del mondo dei demoni, del peccato, del male e della morte: non della morte come conseguenza naturale della vita, ma della morte eterna, la nemica e l’annihilator della vita. Dio regna anche su questo mondo oscuro, poiché è unicamente la sua azione creatrice che gli conferisce una realtà negativa. Da tutta l’eternità Dio ha pronunciato ed eseguito il suo giudizio su di lui. Ma la creatura… è al contrario minacciata dall’impero del nulla, dalla potenza del caos che la assedia, per così dire. Essa non è fatta per distinguersi da questa potenza, né per mantenere questa distinzione. Non può proteggersi da se stessa[22].

Il “Niente” che minaccia la creatura non è il “nulla” dei filosofi, l’ombra delle creature, la notte rispetto al giorno. Non è questo il nemico, il male. Il Niente è ciò che si oppone alla volontà misericordiosa di Dio, ciò che le è estraneo, ovvero “ciò che Dio non vuole” proprio mentre vuole il bene della sua creatura, ciò che Dio ha escluso, e quindi superato, giudicato, lasciato indietro. È ciò che si oppone a Dio e alla sua volontà piena di misericordia, perché escluso, non voluto. Di questo Niente l’uomo deve avere paura, sapendo però che Dio lo vince, anzi lo ha già vinto in Cristo risorto, e vuole renderci partecipi di tale vittoria. La non comprensione del potere maligno del Niente porta alla sua coordinazione col bene: il male esisterebbe in funzione del bene in un’armonia complessiva più grande (è la posizione di certi filosofi della religione come F. Schleiermacher). Ma questo è un errore: il male è ciò che Dio non vuole per la sua creatura e come tale è la potenza del Niente, il negativo, ciò che non deve essere e che Dio vuole assolutamente vincere nella morte e risurrezione di Gesù. Solo chi incontra la misericordia di Dio in Gesù riconosce il vero male nella sua forza «nullificante», proprio mntre scopre la sua dignità di figlio nello sguardo di Dio. Al di fuori di questo incontro, non si riesce a dare il giusto peso e valore al male e al Nemico del genere umano. Proprio la misericordia dà quella tonalità escatologica all’opposizione al male (che non è difetto o limite o errore scusabile, ma è peccato o schiavitù o rischio di dannazione).

  1. Il demonio nell’orizzonte del problema del male

Riprendiamo pertanto la questione del diavolo nella prospettiva dell’esperienza di una forma di «male radicale», che proprio la presenza di Gesù ha in qualche modo scatenato. Da sempre il terreno di coltura della demonologia è stata l’esperienza del male. Un’esperienza complessa e problematica. E il demonio è solo una delle risposte. L’uomo non può sfuggire agli interrogativi che nascono dalla constatazione del male nel mondo e dentro di lui.

3.1. La rappresentazione di queste creature spirituali ha subito notevoli variazioni nelle diverse epoche culturali e nei vari sistemi di pensiero: in una visione apocalittica dell’esperienza salvifica domina una certa figura di angelo-demonio che è diversa da quella inclusa in una mentalità più cosmologica e centrata sugli ordini gerarchici del reale; la concettualizzazione metafisica di una «sostanza spirituale pura» è diversa dall’attuale visione evolutiva della realtà materiale e spirituale. A questo livello del discorso lo studio del tema deve essere meno preoccupato della compatibilità logica o della coerenza delle singole rappresentazioni, quanto piuttosto del loro funzionamento, della logica che le struttura e del contributo che può offrire alla lettura dell’esperienza salvifica[23]. Di fronte a questa complessità di discorsi e linguaggi è bene ricordare sempre che la fede è meno preoccupata della natura del diavolo (cos’è?) quanto invece di riconoscerne l’azione (come opera? Come si conosce?). Le domande sulla natura e forma sono funzionali all’adeguato riconoscimento dell’azione e quindi all’esperienza. Si tratta di studiare se e in che misura la comprensione che la fede ha del diavolo aiuti a decifrare alcune esperienze del male e della salvezza, interpretandone adeguatamente proprio la connotazione demoniaca. In questa prospettiva è significativo il fatto che certe rappresentazioni del diavolo impediscono di leggere sensatamente l’esperienza in quanto creano tensioni insolubili con la libertà e responsabilità dell’uomo piuttosto che con la misericordia di Dio[24].

La soluzione di tali tensioni però non implica la pura e semplice negazione del diavolo e della sua azione, quanto piuttosto una revisione della sua rappresentazione, nella misura in cui questa si mostra inadeguata a sillabare l’esperienza. Un criterio irrinunciabile per valutare questa proporzione tra rappresentazione e azione redentrice è costituito dal nesso inscindibile tra «lex orandi» e «lex credendi». Ogni autentica appropriazione degli articoli del credo deve sempre essere confrontata con la preghiera della Chiesa (e quindi coi sacramenti e i sacramentali). Ogni sana teologia aiuta a pensare correttamente ciò che la Chiesa crede e quindi ciò che prega. Non si limita a semplificare e togliere, soprattutto se il criterio di selezione dei contenuti di fede fosse l’indice di gradimento della mentalità mondana. Certo, ciò non toglie che di certe cose è bene parlare nei luoghi e modi giusti. Non si deve trovare la forma demoniaca del male ovunque, terrorizzando bambini inermi e digiuni da certe cose fin dai primi anni del catechismo. Viene il momento, in un sano cammino spirituale, in cui è bene fare discernimento sulle forme del male, per poterlo combattere con più efficacia. Ma su questo non pare che manchino alla Chiesa attuale avvertenze prudenziali e lontane da forme di fanatismo. Del resto il lavoro degli esorcisti è animato da criteri di grande buon senso e da norme procedurali estremamente ragionevoli e ben ponderate.

3.2. L’esperienza del male è caratterizzata anzitutto dalla confusione e quindi dalla fatica a capire, a spiegare o comunque a dare un significato a ciò che si sta sperimentando. Fa parte di questa modalità dell’esperienza del male la fatica a dare un nome al diavolo/demonio/principe di questo mondo, insomma al Nemico o Avversario di Dio e dell’uomo. Perciò un’indicazione preziosa della tradizione spirituale (monastica) per la lotta al diavolo è quella di cercare il nome del demone che ci assale, in modo da smascherarlo. Non è sempre possibile farlo subito, mentre ci assale. Ma è utile cercare di ricostruire l’origine di certi pensieri, così da smascherarne la natura e il fine. Questa ricerca dell’origine o dei motivi dei pensieri negativi è ciò che la tradizione chiama la ricerca del nome:

Domandare il nome del demone mette in evidenza che non ci si lascia semplicemente trascinare da un pensiero, ma che si possiede un proprio punto di vista, a partire dal quale si può giudicare ciò che si riversa su noi… [è bene] giudicare i pensieri davanti al tribunale del proprio cuore e metterli alla prova sottoponendoli a una contestazione. Se fuggono di fronte a essa, significa che sono demoniaci; se invece resistono, allora sono buoni… Se un pensiero sopravvive anche di fronte a resistenze, difficoltà e sofferenze previste, allora deve venire da Dio. In caso contrario, ciò significa che un demone voleva turbarci… Non appena abbiamo dato il giusto nome a un pensiero, una passione, un sentimento, un’intenzione, abbiamo già preso distanza da esso così da giudicarne la natura[25].

Questa fatica a comprendere e a dare un nome si manifesta nella pluralità di linguaggi e rappresentazioni che accompagnano l’unica grande esperienza del male. La tentazione è quella di semplificare il più possibile i termini del problema, le figure e i nomi, riconducendo tutto a un neutro «principio del male» che possa contenere tutto. Ma è sufficiente? La capacità di dare il nome giusto permette di cogliere il tipo di rapporto che certe esperienze o situazioni o pensieri intrattengono con Dio e con l’uomo nel grande dramma della storia della salvezza, facendo spazio all’azione liberatrice di Cristo, che sempre sostiene la lotta spirituale dei suoi discepoli.

3.3. In questa prospettiva va compresa e valutata la scelta di collocare il diavolo sullo sfondo di una dottrina della creazione, così come emerge al Lateranense IV:

Noi crediamo fermamente e professiamo con semplicità… un principio unico dell’universo, creatore di tutte le cose visibili e invisibili, spirituali e corporee: con la sua onnipotenza all’inizio del tempo egli creò insieme dal nulla l’una e l’altra creatura, la spirituale e la corporea, cioè gli angeli e il mondo, poi la creatura umana, che appartiene in qualche modo all’una e all’altra, composta di spirito e corpo. Perché il diavolo e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma sono diventati cattivi da se stessi, per propria iniziativa; quanto all’uomo, egli ha peccato per istigazione del diavolo (Lateranense IV: COD, n. 800).

L’azione di Dio all’origine contiene un dramma di caduta e peccato che turba la situazione del creato in cui l’uomo è posto. La realtà non offre un ambiente neutro, pacificato, senza venti o tempeste che spingono o respingono… Ma non si tratta neppure di affrontare una divinità malvagia o un principio eterno del male. Si possono già identificare le tensioni che, in sede di rappresentazione, caratterizzano il principio del male demoniaco. Le analizziamo attraverso un testo attribuito a Eusebio di Vercelli, nel quale si leggono tre anatematismi interessanti:

Se qualcuno professa che l’angelo apostata è in una natura, che non è opera di Dio, ma che egli esiste da se stesso, giungendo fino ad attribuirgli di trovare in se stesso il proprio principio, sia anatema.

Se qualcuno professa che l’angelo apostata è stato fatto da Dio con una natura cattiva, e non dice che egli ha concepito il male da se stesso per suo proprio volere, sia anatema.

Se qualcuno professa che l’angelo di satana ha fatto il mondo – non sia mai! – e non avrà dichiarato che ogni peccato è invenzione sua, sia anatema (De Trinitate VI, 17, 1-3: PL: 62,280-281).

La tensione che si crea è evidente: da un lato il diavolo è responsabile del male senza però poter diventare un anti-dio, pur possedendo un potere reale sul male/morte/peccato, da comporre con la provvidenza onnipotente di Dio. D’altro lato il diavolo è responsabile del male dell’uomo (il peccato), senza però poterlo deresponsabilizzare completamente. In verità ogni esperienza del male rimanda ad un’alterità misteriosa che l’uomo non controlla totalmente (l’uomo è artefice ma anche sempre vittima del male, anche di quello che compie). Oltre a queste tensioni si pone il problema se il diavolo, in quanto origine del male, sia una realtà unica, solitaria e potente o una molteplicità di enti o creature malvagie. Anche la rappresentazione paolina di «principati e potestà» lascia aperta la questione. Ne deriva anche il problema se tale principio del male sia una realtà personale o anonima/neutra. La soluzione cristiana è ancora una volta paradossale: da un lato si afferma che si tratta di una creatura spirituale libera e personale, decaduta per sua libera colpa. D’altra parte si sottolinea come tale creatura sia una non-persona, uno spirito spersonalizzato: «Qui si chiarifica una particolarità tutta specifica del demoniaco, cioè la sua assenza di fisionomia, la sua anonimità. Quando si chiede se il diavolo sia persona, si dovrebbe giustamente rispondere che egli è la non-persona, la disgregazione, la dissoluzione dell’essere persona e perciò costituisce la sua peculiarità il fatto di presentarsi senza faccia, il fatto che l’inconoscibilità sia la sua forza vera e propria»[26].

3.4. Una conferma di queste tensioni la si può trovare nella grande visione paolina delle potestà-potenze (soprattutto in Efesini e Colossesi), uno dei modi con cui Paolo e la sua scuola designano le potenze demoniache:

Da un lato… le potenze del NT sono una sorta di esseri personali, come risulta dagli stessi nomi ben definiti che esse portano… Ma che significa «essere personale»? Significa, se vediamo bene, che le potenze sono esseri che sono percepiti dall’intelligenza e dalla volontà come interlocutori, che ci si presentano come un interlocutore intenzionale, razionale e dotato di volontà. Va detto che non sempre si presentano come individui, ma come esemplari di una specie… come esemplari del principio diabolico… Questo ci porta già all’altro aspetto del fenomeno. Le nostre potenze non sono solo una sorta di esseri personali, o, per essere più chiari, non sono esemplari di una specie di esseri dotati di intelligenza e volontà ai quali possiamo rivolgerci, ma sono anche esseri dotati di potere… Non sono qualcuno o qualcosa che possegga quelle doti, ma esistono come potenze, potere, forza ecc., e, se portano quei nomi, è perché come tali manifestano se stesse e la propria natura… Come si vede, le nostre potenze non si limitano ad avere potere, ma sono potere esse stesse e in ogni caso esistono come potere… Per indicare la loro natura si deve dire che esse sono un’intelligente volontà di potenza che tende ad attuarsi… Per designare questo fenomeno di una manifestazione molteplice di una potenza invisibile e personale che si annuncia al di là di questo ordine visibile il NT non ha che il nome di «spirito»… Se ci domandiamo in quale maniera queste potenze posseggano questa loro natura, la prima e generica risposta è questa: esse la posseggono impadronendosi del mondo e dell’uomo, per mostrare in essi e per mezzo di essi la loro natura di potenze[27].

Ne deriva che certi elementi della natura (le costellazioni e il loro influsso) o certe situazioni e istituzioni (l’Impero in Ap 13) si presentano come l’ambiente, il mezzo e gli strumenti di tali potenze demoniache. È quanto emerge da alcune esperienze di Paolo (1Ts 2,18; Rm 8,35-38) e soprattutto nelle visioni dell’Apocalisse:

Possiamo dunque vedere come, secondo il NT, la natura di Satana e dei suoi ministri, cioè le molteplici manifestazioni e disseminazioni dello spirito del maligno – che è intelligenza e volontà di potenza – si manifesta nel dominio che essi assumono del mondo e degli uomini in tutti i campi e in tutti gli strati, facendone i portatori e i mezzi del loro potere. Nel mondo non vi è nulla che sia completamente e per sempre al sicuro della loro potenza[28].

In quanto potenze e potestà i demoni hanno consistenza per noi proprio nel potere che esercitano su di noi, sulle nostre istituzioni o su elementi cosmici che ci toccano, ma di cui non abbiamo completo dominio. È l’azione degli spiriti che «si concretizzano» nel potere che esercitano e proprio lì vanno intercettati e combattuti.

3.5. Queste ultime osservazioni ci ricordano che non dobbiamo né possiamo «andare a combattere il diavolo nell’al di là»… nel «suo mondo». Ci chiedono piuttosto di affrontarlo nel nostro, coi piedi ben piantati nella realtà. Nessuno può o deve fare una «crociata contro Satana». L’elemento demoniaco del male non spinge a battaglie cosmiche al di sopra delle nostre possibilità. Ciò però non toglie la dimensione escatologica del combattimento col Nemico che Gesù ha inaugurato e di cui testimoniano le visioni dell’Apocalisse. È un’ulteriore tensione da tenere presente. Da un lato la lotta al Maligno si gioca nel nostro mondo, come influsso indiretto (e raramente diretto nelle possessioni, infestazioni, vessazioni). Dall’altro la lotta al Maligno ha un tono escatologico, ossia definitivo e radicale, che accentua il carattere drammatico della vita cristiana. È una battaglia ogni volta decisiva. Lo è proprio perché la forma demoniaca del male ha una connotazione ultima e definitiva, che lascia presentire una condanna inderogabile, di cui però non sappiamo molto. Si tratta di confrontarsi con una forma di male che contiene una disperazione, una rassegnazione e una rabbia, che possono essere comprese solo alla luce di un rifiuto definitivo e irrevocabile dell’amore di Dio, con tutte le sue drammatiche conseguenze. Da qui il suo carattere radicale, cioè senza mezze misure o compromessi accomodanti[29]. Non si tratta di teorizzare un «male assoluto», ma di prendere atto di una possibilità della libertà, che col suo rifiuto dell’amore di Dio può entrare nel campo dell’indurimento del cuore che si allontana da Dio fino in fondo, ovvero fino alla fine. E forse proprio in questa «tonalità radicale», in questa atmosfera di «anti-relazione» che giunge all’odio di Dio, si può riconoscere uno dei tratti qualificanti della forma demoniaca del male. Perché odiare Dio con tanta forza? Eppure c’è una forma della «città dell’uomo» che giunge all’amore di sé fino al disprezzo di Dio. Risuona in questa possibilità il veleno del serpente antico. Questa connotazione escatologica della forma demoniaca del male spiega la serietà dell’impegno della Chiesa in un tipo di lotta che chiede grazie speciali e gesti particolari, nonché una preghiera costante per la «perseveranza finale» e la liberazione dal Maligno.

  1. Approccio fenomenologico: le forme dell’azione demoniaca

Su questo sfondo cerchiamo di caratterizzare l’esperienza del male demoniaco. Le due forme principali di esperienza del demoniaco sono la possessione e la tentazione. La prima fa appello ad un potere esterno all’uomo e che si impone a lui involontariamente, facendogli violenza. La seconda rimanda all’esperienza del male morale e quindi chiama in causa la scelta dell’uomo. Nel primo caso il diavolo fa il male, mentre nel secondo induce al male. La prima è la forma straordinaria, mentre la seconda è ordinaria. Articolando, in prima approssimazione, queste due forme dell’esperienza diabolica, possiamo dividere in quattro ambiti la presenza e l’azione del diavolo.

4.1. La Possessione

Rispetto a questa forma estrema di esperienza del demoniaco ci limitiamo a due sottolineature. La prima riguarda la fatica della diagnosi e la seconda l’intuizione riguardo all’«atmosfera spirituale» o «tonalità umana» che caratterizza l’esperienza demoniaca del male[30].

  1. La fatica della diagnosi va collegata all’atteggiamento del Nemico che tende a nascondersi nelle cose, situazioni o anche nell’uomo, per esercitare meglio il suo potere, comunicando la sua percezione della realtà:

Penetrando in tal modo nel mondo e nell’uomo, per servirsene nell’esercizio del loro potere, queste potenze vi si occultano pure; o, se si vuole, quando le si incontra – esse e il loro potere, negli uomini e per mezzo di essi, come pure in determinati elementi e istituzioni – si nota pure vi si appiattiscono dentro, così che una loro nota essenziale è quella di non tradire la loro presenza (Ap 2,13)… Per una vista corta esse [le potenze] non sono che elementi naturali; ma ciò equivale a una limitazione della realtà, poiché questa, nella sua totale entità – cioè nella sua realtà storica concreta – comporta, dietro a ciò che si vede, l’esistenza degli elementi che rispondono all’appello di Dio o a quello del demonio. Ma questo appello, questo spirito, è nascosto nelle cose. Questa proprietà delle potenze di essere nascoste… spicca ancor più chiaramente in quanto l’uomo non percepisce la ragione della loro presenza. Nessuno sa il motivo per cui aggrediscono questo o quell’uomo, opprimono l’uno o l’altro aspetto della vita umana, o per cui invadono un tempo più che un altro… Sotto la grande e misteriosa tenda che lo spirito stende sul mondo c’è tutto un andirivieni, un’incessante inquietudine, e tutto, illuminazione illusoria e improvvisi offuscamenti, sorprendenti usurpazioni e strani sviamenti, tutto cela lo spirito allo sguardo dell’uomo, impedendogli di individuarlo, e serve solo a mostrare il predominio di uno spirito trascendente, su cui l’uomo non ha alcun potere[31].

Questo nascondersi delle potenze del Nemico nelle cose o nelle persone sembra avere come scopo la comunicazione della loro visione della realtà, della loro luce o aura di influenza:

Ecco il modo e la maniera concreta con cui esse attuano la loro essenza: esse fanno apparire e presentano nella propria luce e alla propria maniera il mondo e la realtà concretamente esistente di cui si impossessano. La loro natura consiste in questo: che uomini, elementi, situazioni e istituzioni della storia, come pure le realtà spirituali di tutto ciò, in breve tutti i fattori cosmici e umani di cui esse si impadroniscono, possono comparire nella luce che esse conferiscono loro. Hanno questo di essenziale: che interpretano il mondo e l’esistenza umana a loro immagine… Tale interpretazione dà ad esempio agli idoli il fascino di esseri supremi – sebbene in realtà essi non siano nulla… Sempre la stessa interpretazione fa sì che le costellazioni appaiano come delle divinità o angeli e accampino delle pretese con cui attirano a sé gli uomini…Finalmente, questa interpretazione induce il singolo a vedere se stesso e il proprio mondo in una falsa luce, nella quale trova la rovina… Sotto l’azione delle potenze, il mondo e l’esistenza appaiono essenzialmente nella prospettiva della morte, giacché, impadronendosene, esse li avviano alla morte. Sono dunque esseri di morte, che per essi si fa presente nel mondo[32].

  1. Ne deriva che molti sintomi del demoniaco possano essere intesi come semplici fenomeni naturali o come dinamiche tipiche dell’esperienza religiosa universale. In effetti le possessioni si presentano come un dato dell’esperienza religiosa con valenza differenziata. Esistono varie forme di possessione. Questo dato è significativo in quanto conferma che non si tratta di un fenomeno indotto dalle credenze cristiane, bensì di un dato dell’esperienza religiosa universale, che la fede cristiana interpreta in una certa prospettiva e all’interno di una certa prassi (di liberazione). Possiamo distinguere queste diverse forme di possessione: la possessione rituale e/o personale; la possessione spiritica e/o demoniaca; la possessione terapeutica o di protesta; il medium e gli stati di trance; lo sciamano e gli spiriti guida.

La possessione nel contesto dei rituali voo-doo assume una funzione catartica e di alleviamento delle tensioni psichiche oltre che di difesa psicologica per far fronte alle frustrazioni e ai conflitti, malgrado disturbi che ad essa si accompagnano (emicrania, insonnia, disturbi digestivi, difficoltà di relazioni sociali). […] La possessione rituale dei popoli somali dell’Africa nord-occidentale assolve funzione di protesta socialmente accettata nel caso di frustrazioni amorose… Nello sciamanesimo la possessione risulta spogliata dei caratteri negativi che la nostra società contemporanea è solita attribuirgli. Essa infatti assume un ruolo fondamentale nell’ambito della carriera dello sciamano; dimostrando di avere la capacità di controllare tale evento, riesce ad ottenere un controllo su quegli spiriti i quali, prima della possessione, una volta assoggettati al suo volere, lo accompagneranno come spiriti guida nella sua futura professione, finalizzata appunto a controllare le forze soprannaturali a beneficio della comunità».

  1. Il Conflitto delle interpretazioni: il difficile discernimento tra psichiatria e parapsicologia. Già i differenti significati che possono assumere le possessioni aprono a diverse interpretazioni degli indizi. Il conflitto delle interpretazioni diventa più forte nel confronto con la psicologia. Un esempio: un segno importante di possessione demoniaca è l’avversione al sacro e la bestemmia. Ma questo comportamento può essere letto anche alla luce di fenomeni compulsivi-coercitivi oppure come forme di trasgressioni e ribellioni (rock satanico).

Verifichiamo questa diversa lettura dei sintomi. G. Amorth racconta tre casi significativi. «Suor Angela, quando venne da me, benché giovane era già ridotta in condizioni pietose: quasi non riusciva a parlare, tanto meno a pregare. Soffriva evidentemente in tutto il corpo, non c’era parte in lei che non dimostrasse sofferenza. Le rintronavano in testa continue bestemmie e spesso si udivano rumori strani, che anche le altre suore sentivano. All’inizio di tutti i guai c’era stata la maledizione di un sacerdote indegno…». Ma forse C. Balducci annoterebbe: «L’atto compulsivo è quello che più di ogni altro si presta a simulare la fenomenologia psichica della possessione. Idee e azioni che si presentano col carattere dell’incoercibilità al paziente possono rafforzare in lui la credenza di essere posseduto. L’impulso a bestemmiare in chiesa o l’essere costretti a uscirne quando si è al suo interno, la spinta ad aggredire le persone, a compiere azioni malvagie o atti ritenuti peccaminosi o impuri. Il non riuscire a pregare senza avere pensieri osceni verso le figure sacre, sono tutti fattori che possono concorrere a far sì che l’individuo, peraltro consapevole dell’estraneità di tali sentimenti che egli cerca di combattere per scacciare da sé, possa effettivamente credere di essere vittima del demonio» (citato in M. Sodi, Tra maleficio, patologie…, 39). Più difficile è il discernimento sugli altri due casi citati da Amorth: «Due genitori dubitavano che un loro figlio fosse posseduto dal demonio. A causa di certe stranezze che faceva, di certe contrarietà alle immagini sacre. Un giorno che erano a tavola, chiaccheravano e mangiavano, il padre mentalmente ha cominciato a dire”Ave, o Maria…”; dopo le prime parole, di scatto, il giovanotto è saltato: papà, smettila! Senza che il padre avesse aperto bocca». L’ultimo caso: «Una mamma era affranta per le stranezze che notava in un suo figlio: in certi momenti si arrabbiava con urla pazzesche, bestemmiava e poi, quando ritornava calmo non ricordava nulla di questo suo comportamento. Non pregava e mai avrebbe accettato di farsi benedire da un sacerdote. Un giorno, mentre il figlio era al lavoro e, come al solito era uscito indossando la sua tuta da meccanico, la madre fece benedire i vestiti con l’apposita preghiera del rituale. Di ritorno dal lavoro il figlio si tolse la tuta e si rivestì senza nulla sospettare. Dopo pochi secondi si tolse i vestiti con furia, quasi se li strappò di dosso e si rimise la tuta da lavoro senza dire nulla. Non ci fu verso che indossasse più quei vestiti benedetti, distinguendoli bene dagli altri del suo guardaroba».

  1. Balducci sostiene però che «la presenza in uno stesso individuo della fenomenologia psichica e parapsicologica è già di per sé un indizio di possessione diabolica», e, rimandano al Rituale romano del 1614 (nell’edizione valida fino al 1952), offre un criterio utile:

Concludendo, una presentazione del criterio diagnostico sulla falsariga del Rituale potrebbe essere formulata nella seguente maniera: Non si creda con facilità alla possessione, potendo un tale stato essere simulato e da anomalie di ordine psichico e da possibilità di ordine cosiddetto paranormale. La presenza nello stesso individuo della duplice fenomenologia (orientata, come è ovvio, a una forte avversione al sacro) rappresenta già un forte indizio di possessione; la certezza apparirà dalla tonalità particolare delle suddette manifestazioni, nell’attuarsi cioè in maniera indipendente da quelle modalità che ne condizionano il verificarsi naturale. Questa certezza potrà avere una ulteriore conferma nella presenza di altri fenomeni, difficilmente riconducibili all’ordine psichico e paranormale[33].

Invece G. Amorth ritiene impossibile giungere a una diagnosi certa se non si è tentato qualche esorcismo, poiché è nella reazione all’esorcismo che si può smascherare, peraltro con fatica, la presenza del demonio.

  1. L’idea di una «tonalità particolare di certe manifestazioni» è interessante nella misura in cui corrisponde all’idea delle «potenze dell’aria» presente nel NT (Ef 2,2 e 6,12). Le immagini della lotta contro tali potenze lascia intendere che si tratta meno di cose del mondo quanto piuttosto di una sorta di «atmosfera spirituale particolare», che si insinua tra le cose e distorce la realtà ingannando, mentendo e tentando:

Ma che cos’è l’aria per Paolo? … qui intende l’aria come «lo spirito che ora sta all’opera nei figli della disobbedienza», cioè gli uomini che hanno rifiutato il vangelo (Ef 2,2)… È lo spirito universale dell’incredulità o della disobbedienza, che si è impadronito di essi. Con una formula cristallizzata: è il complesso dell’aria, abitata dagli spiriti, che esercita un’influenza sugli uomini; l’atmosfera popolata dagli spiriti, nella quale vivono gli uomini che la respirano e se ne lasciano determinare nel pensiero, nella volontà e nell’azione. Da essa, che ne è il dominio, e per mezzo di essa, lo spirito esercita la propria signoria sugli uomini. E se in essi entra e afferma il suo potere, lo fa attraverso l’atmosfera spirituale che è la sua dimensione, la dimensione della sua potenza, mediante la quale si impone agli uomini e penetra in essi. Aprendosi a questa atmosfera gli uomini se ne fanno portatori e, a loro volta, contribuiscono a diffonderla[34].

Quest’idea di «atmosfera spirituale» è interessante anche sul versante positivo, per immaginare l’azione della Chiesa come spazio di atmosfera spirituale sana e sanante:

Questi innumerevoli uomini pii, noti e sconosciuti, grandi e piccoli, creano non solo in se stessi e per se stessi, ma anche per gli altri e per il mondo, dei cuori, degli ambienti, dei tempi e delle sfere in cui viene posto termine al dominio del demonio e ha inizio il Regno di Dio: regno di giustizia, di verità e di pace nello Spirito Santo[35].

4.2. Il Maleficio e l’occultismo: dalla patologia alla causa scatenante

La ricerca dell’origine della presenza e dell’azione straordinaria del Maligno, rimanda al mondo dell’occulto e in particolare al maleficio (stregoneria) e all’occultismo (negromanzia, spiritismo, divinazione). Potremmo parlare di una specie di «porta privilegiata» di accesso del demoniaco nel nostro mondo di esperienza e in particolare nella vita delle persone[36].

(1) Il Maleficio e la magia. È indubbiamente la forma più dannosa di pratica magica, soprattutto per la sua connessione con forme di odio, rivalità, cattiveria. Già a questo livello si tratta di una pratica che esprime sentimenti e valori antievangelici e quindi demoniaci[37]. La presenza di influssi malefici (prodotti da fatture o da maledizioni) è ritenuta essere la causa più frequente di possessione. Molti segnalano (soprattutto per esperienza) che in molti casi di possessione ci sia all’origine di tutto un maleficio subìto o procurato:

Sono quattro i metodi grazie ai quali il demonio entra nelle anime. Due rarissimi. Uno riguarda i santi. C’è un’iniziativa del demonio per tentare una persona che vede santa, e per cercare di farla rinunciare alle vie di Dio. Rarissimo. Altro caso rarissimo è quello di un complesso di peccati gravissimi in cui uno si indurisce in maniera irreversibile… Il caso più frequente, di gran lunga, e lo metto la novanta per cento, è quello del maleficio. Avviene quando qualcuno subisce un male causato dal demonio o provocato da qualche persona che si è rivolta a satana, o ha agito con perfidia satanica. Il resto – dieci, quindici per cento, non sono stato esatto nelle cifre, riguarda persone che hanno fatto pratiche di occultismo. Ossia: sedute spiritiche, partecipazione a sette sataniche, e magari hanno frequentato maghi e cartomanti. Sono queste le forme oggi più diffuse. Pensi che in Italia ci sono almeno ottocento sètte sataniche… La maggior parte dei malefici non ha effetto; soprattutto perché la persona è ben corazzata dalla preghiera e dalla frequenza alla Chiesa; quando uno vive unito a Dio è difficilissimo che un maleficio lo colpisca. Se uno è in stato di peccato mortale, è più facile che il maleficio raggiunga il suo scopo[38].

Ma il Nuovo Rituale sconsiglia l’esorcismo in caso di sospetto maleficio. Eppure il maleficio è ritenuto la causa più diffusa di possessioni. Come conciliare le due cose? È evidente che non si deve esorcizzare ogni volta che c’è un sospetto di maleficio. Né è ritenuto valido il ricorso a «guaritori»:

Il Rituale per prima cosa, al n. 8 delle norme, mette in guardia affinché, in caso di maleficio, la persona non venga indirizzata a maghi, o a streghe o ad altri, che non siano ministri della Chiesa; e che l’interessato non ricorra a nessuna forma di superstizione o ad altri mezzi illeciti. Che l’ammonimento sia necessario ce lo dice l’esperienza. I maghi sono molti, mentre gli esorcisti sono pochissimi. E addirittura un esperto come mons. Corrado Balducci in tutti e tre i suoi libri consiglia, come rimedio al maleficio, il ricorso a un mago, anche se si prevede che farà un altro maleficio (vedi ad esempio «Il Diavolo», p. 326). È un errore imperdonabile in un autore tanto meritevole in altre parti dei suoi volumi. Parlando di lui con d. Pellegrino Ernetto ci siamo trovati d’accordo nel condannare la pertinacia con cui mons. Balducci insiste nel consigliare il ricorso ai maghi. Ci aspettavamo una correzione nella nuova edizione del suo libro «Il Diavolo», e vi abbiamo trovato, invece, una maggiore insistenza. Si vede la sua scarsa sensibilità pastorale, che lo pone decisamente contro la dottrina della Chiesa e la prassi ecclesiastica di tutti i tempi nel dare tale consiglio[39].

Il testo incriminato di Balducci è il seguente:

Dopo aver senza alcun esito consultato, a seconda del tipo di disturbi, o il medico o il neurologo o lo psicologo o lo psichiatra, si provi ad avvicinare un sensitivo o chi viene indicato comunemente ancora come mago, purché persona seria, onesta, e di cui ci si possa fidare. Nel caso esista un maleficio, gli si può chiedere come rimediarvi o di provvedere lui stesso, qualora lo faccia, o almeno lo possa fare, in modo lecito; e ciò, al limite, anche se si prevedesse che lo farà con un nuovo maleficio, purché tale previsione non renda illecito il ricorso. Altro, infatti, è servirsi del peccato altrui per uno scopo buono e altro è cooperare al peccato di un altro… Si possono presentare situazioni in cui certi segni di maleficio potrebbero o notarsi con facilità o venir scoperti da un’indagine sommaria, effettuata nella stanza o nell’abitazione del paziente. In tali casi riuscirà inutile pensare a medici o specialisti e converrà avvicinare subito un sensitivo o il cosiddetto mago. Esistono a volte nei paesi (nelle città è più difficile venirne a conoscenza) delle persone semplici, una specie di guaritori con metodi tradizionali, che sanno come togliere il maleficio… Sempre nell’ipotesi demoniaca la distruzione dei segni di maleficio non comporta un atto di culto al demonio…»[40].

La posizione di Balducci può forse essere giustificata con l’idea che la lotta al demonio sia un potere accordato a tutta la comunità, che presenta spesso doni carismatici donati a singoli «guaritori». In tal senso la soluzione proposta da Balducci rimanda meno a questioni dottrinali quanto piuttosto al problema pastorale di discernere in quali casi e a quali condizioni un guaritore «di paese» possa essere riconosciuto come uno strumento della Chiesa, a servizio della liberazione da malefici e da altri effetti del demonio[41]. Di fatto lo sviluppo di gruppi di preghiera carismatici ha spostato il problema sul valore e sulla liceità delle preghiera di liberazione praticata in questi gruppi. L’elemento importante è l’attenzione al bisogno delle persone. In caso di maleficio non si devono abbandonare i fratelli bisognosi alle loro eventuali frustrazioni, sofferenze e superstizioni. Un possibile rimedio sembra essere offerto proprio dal ricorso a preghiere di liberazione, che come tali non sono riservate ai sacerdoti, ma sono un dono carismatico dello Spirito per il bene dei fratelli. Ma qual è la posizione della Chiesa di fronte ai «guaritori», sensitivi o carismatici?

(2) Spunti di discernimento. Certe figure di «guaritori» dotati di poteri paranormali possono essere riconosciuti come strumento dell’azione dello Spirito per la lotta ai demoni? A quali condizioni questi personaggi possono essere utilizzati da fedeli afflitti da malefici o altre sofferenze causate da fenomeni occulti? Quali criteri garantiscono che i loro poteri siano doni dello Spirito e non inganni del demonio? La maggiore difficoltà in questo discernimento appare oggi il giudizio negativo della Chiesa – a partire dagli stessi esorcisti – su ogni forma di pratica occultistica e di magia[42]. Il mondo della magia è sospettato di essere un mondo di imbroglioni, nel migliore dei casi, o di servi più o meno consapevoli del demonio (nel senso che mentre pensano di sfruttare poteri donati dall’al di là, questi personaggi sono in verità usati dal demonio per i suoi fini). Al di là dell’intenzione con cui è praticata, ogni forma di arte magica legata all’occulto espone al pericoloso influsso dei demoni[43]. Si tratta di un mondo fatto da maghi, cartomanti, spiritisti, medium, operatori dell’occulto in genere che si diffonde sempre di più[44]. Il sospetto è che molti di questi personaggi operino «con l’aiuto di Satana». In verità si sa che il demonio non è vincolato al volere dell’uomo, neppure attraverso pratiche magiche o riti dell’occulto. Piuttosto è il diavolo a servirsi dell’uomo e delle sue superstizioni (benché molti pretendano di avere ricevuto certi poteri da Satana o mediante patti formulati e firmati o in occasione di sedute spiritiche o in seguito a particolari esperienze). Resta forte il sospetto che certe pratiche magiche espongano le persone all’influsso del Maligno, soprattutto se la magia è fondata sul culto a Satana o su patti col demonio. È significativo infatti che da un lato la magia-stregoneria si basi su valori contrari al Vangelo (ricchezza, potere, dominio, sregolatezza e trasgressione, relazioni basate su odio, invidia, vendetta; sfruttamento del bisogno degli altri per il proprio tornaconto; distacco dalla pratica di fede) e d’altro lato che lo stile di vita degli operatori dell’occulto presenti le stesse caratteristiche di tristezza, depressione, chiusura su di sé e separazione dagli altri, che segnano la vita dei posseduti o vessati dal demonio[45].

(3) Possiamo ricavare da questi interventi una regola minimale: il mondo della magia vive di una logica «antievangelica» che si trova in contrasto con le beatitudini e con le virtù della fede in Dio e nella sua Provvidenza. Pertanto ci vuole una grande prudenza e occorre diffidare dell’origine dei doni preternaturali messi a servizio di simili valori antievangelici. Si tratta infatti di strumenti messi a servizio di una logica di vita incompatibile con la verità sull’uomo portata da Gesù Cristo.

Interessante in questa direzione la nota pastorale della Conferenza Episcopale Toscana, A proposito di magia e demonologia (1 giugno 1994)[46]. La magia viene intesa biblicamente come un atto di apostasia dal Signore. Significativa la notazione al n. 11: «[I cristiani devono essere] cauti nel giudicare la magia come un effetto diretto – sempre e in ogni circostanza – del demonio. Dal punto di vista teologico, peraltro, non si può razionalisticamente ricondurre la realtà delle pratiche magiche solo a un fenomeno psichico deviante o a un semplice atto peccaminoso dell’uomo. In tali pratiche non si può escludere un’azione o dipendenza da satana». Lo stesso giudizio prudenziale riguarda l’efficacia demoniaca del maleficio: «La risposta è certamente difficile per i singoli casi, ma non si può escludere… una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo demoniaco e viceversa» (n. 13). La lettura di questi documenti aiuta a comprendere l’incompatibilità tra fede e magia: «Magia e stregoneria sono di per sé peccato grave… Esse disconoscono la provvidenza, la bontà di Dio Padre, l’amore infinito con cui, in Cristo, ci è stato rivelato tutto ciò che è necessario per la nostra salvezza e la nostra felicità»[47]. Ma molto più interessante è la ricostruzione della mentalità che sta dietro a questo mondo magico, una mentalità che appare, nei suoi tratti peculiari, molto distante dai valori evangelici. Così la logica del «tutto e subito» inscritta nelle pratiche magiche, la paura del futuro inteso come minaccia più che come luogo di esperienza della fedeltà provvidente di Dio, implicata nella cartomanzia o nella lettura della mano, il desiderio di possedere tanti beni e di controllate le altre persone, espresso nella spasmodica ricerca di vincete favolose o nelle fatture d’amore, il continuo sospetto di invidie, odi più o meno nascosti, risentimenti e vendette, presente nei malefici, sono tutte esperienze che non possono comporsi con l’amore di Dio rivelato da Gesù.

(4) Lo spiritismo: il fenomeno di occultismo più diffuso e più dannoso. Un’attenzione a parte merita, in questo settore, il fenomeno dello spiritismo, ovvero la pratica di evocare i morti per riattivare una comunicazione capace di tranquillizzare i parenti sofferenti. Si tratta di un fenomeno pericoloso, perché facilmente praticabile da chiunque, soprattutto da giovani curiosi e inesperti. Il sospetto è che si tratti di un’altra froma pericolosa di esposizione a influssi malefici del demonio, anche qualora fosse praticato per scherzo o come passatempo. È soprattutto F. Bamonte ad attirare l’attenzione sui danni dello spiritismo[48]. La sua pericolosità deriva dal fatto che il presunto contatto con gli spiriti, anche con spiriti dei defunti, è in verità una forma di contatto coi demoni. Tale discernimento è legato all’esperienza. L’incontro coi propri cari defunti è possibile solo come un libero dono, una grazia di Dio in vista di qualche bene o servizio speciale. Mentre qualunque pratica di evocazione dei defunti porta con sé un contatto col demoniaco o con presenze malefiche, che causano gravi danni all’equilibrio psichico e anche fisico delle persone (ansie, depressioni, stati d’angoscia, perdita del gusto della vita fino al desiderio di suicidio).

(5) Ricaviamo da queste considerazioni tre conclusioni:

(a) Se la magia o il talismano è a fin di bene perché non usarli? La ricerca della salute, del denaro e dell’amore tramite la magia esprime una sfiducia radicale nella volontà provvidente di Dio e una confusione inaccettabile tra i fini e i mezzi. La Chiesa non intende certo impedire forme di cura alternative e metodi utili per migliorare il proprio benessere fisico e psichico, ma vuole mantenere vigili sulla differenza che c’è tra l’accogliere la vita come dono dalla provvidenza divina, cercandovi la volontà di Dio su di noi, e il ricercare ansiosamente pratiche e stratagemmi per condizionare il proprio destino o quello degli altri. Il monito della Chiesa si fa invece severo quando la ricerca della salute, del denaro e dell’amore diventa il fine ultimo di tutto, l’evidenza prima indiscutibile per la quale si è disposti a tutto. La domanda che il magistero rivolge è se le pratiche magiche, di qualunque tipo, non presuppongano e non inducano precisamente simili confusioni tra fini e mezzi, che diventano idolatria. La precisazione della Chiesa è che la religione (e tanto meno la fede) non può essere considerata un mezzo efficace per ottenere e garantirsi quei beni (spesso idolatrati). Si tratta invece di una sfida a ripensare il valore di quei beni e quindi a rivedere il senso della pratica magica.

(b) Il contattare i propri cari defunti per sentirli ancora vicini o per essere rassicurati sul loro stato nell’al di là non è forse compatibile con la fede cristiana in una vita dopo la morte? Sullo sfondo di una mentalità secolarizzata sembra in effetti che anche lo spiritismo e altre forme di evocazione del defunti siano espressioni positive di speranza in quanto presuppongono l’esistenza del al di là. Indubbiamente, da questo punto di vista, si tratta di un contributo consolante. Il problema, a livello di discernimento pastorale, è quello di verificare se certe false immagini dell’al di là non espongano al pericolo di essere ingannati sul senso della vita nell’al di qua. Ma il ricorso a medium che pretendono di essere dotati di poteri o tecniche capaci di mettere in contatto con l’al di là va considerato un segno di smarrimento di fronte al mistero della morte. In tal senso leggono il fenomeno i vescovi dell’Emilia Romagna nella loro nota pastorale del 2000 dal titolo «La Chiesa e l’al di là». Il desiderio di mettersi in contatto coi cari defunti per verificarne il perdurare nell’esistenza e la presenza è contrario alla speranza cristiana ed espressione di una mancanza di fiducia nella Parola del Dio della vita che ci rassicura sulla nostra sorte eterna. I messaggi presunti o reali dei defunti diventano nuovi oracoli alternativi alla Parola di Dio. Né si deve dimenticare che simili contatti con l’al di là espongono all’incontro con presenze maligne. Se dunque si deve rispettare il forte dolore di chi ricorre a simili metodi di comunicazione coi defunti, occorre dire francamente che la Chiesa vede con sospetto e diffidenza questo tipo di pratiche. Nuovi contatti coi cari defunti sono possibili al modo di grazie concesse, doni di Dio in vista di qualche messaggio, che però non potrà mai essere alternativo alla Parola di Dio e alla speranza cristiana. In particolare, l’idea di anime vaganti in un al di là indeterminato e neutro è contraria alla fede nel Cristo glorificato, che dischiude il Regno dei cieli per le anime dei defunti. È pertanto in Cristo Gesù, primogenito dei risorti, che noi restiamo in contatto coi nostri cari defunti.

(c) Come valutare il ritorno di racconti, films e libri su maghi, streghe e mitologia? Si tratta di realtà negative per l’educazione dei ragazzi? La questione posta da alcuni operatori della pastorale è quella dell’impatto sulla mentalità dei ragazzi di esaltazioni della magia e dell’occultismo come Harry Potter o di gruppi rock inneggianti ai poteri satanici. Ma pare di dover ridimensionare l’ansia educativa. Anzitutto si tratta di un tipo di linguaggio immaginario e fantastico facilmente decodificato anche dai più piccoli. In secondo luogo non si rileva un nesso tra frequentazione di letteratura e films sulla magina in età infantile e adesione a sètte magiche in età adulta. Infine bisogna ricordare che l’immaginario infantile è sempre stato abitato da maghi e streghe senza che questo implicasse una mentalità anticristiana o antireligiosa. Perciò possiamo dire: attenzione sì, ma non ossessione.

4.3. La tentazione

Entriamo ora nell’ambito dell’azione ordinaria del diavolo[49]. Occorre subito precisare, con la teologia spirituale, che non ogni tentazione è «demoniaca». Siamo tentati dalla nostra concupiscenza (e quindi dalla carne e dalle sue paure, insicurezze, possessività), dalla mentalità del mondo, dalla tirannia del nostro «io».

Non c’è una norma fissa o un segno chiaro che ci permetta di riconoscere quando una tentazione proviene dal demonio o da un’altra causa. Tuttavia, quando essa è repentina, violenta e tenace; quando non si è posta nessuna causa prossima o remota capace di suscitarla, quando turba profondamente l’anima, suggerisce il desiderio di cose straordinarie e appariscenti o spinge a diffidare degli altri, a tacere col direttore spirituale, la si può ritenere come un intervento più o meno diretto del demonio[50].

Eppure il cammino spirituale implica la lotta col diavolo e le sue potenze:

L’uomo, quando si dà all’ascolto del messaggio evangelico nell’obbedienza e si tiene in esso, passa attraverso la nebbia delle illusioni, con la quale le potenze coprono il mondo, impedendo soprattutto di vedere l’esistenza umana, riconosce e soppesa per quel che sono le minacce e le lusinghe con cui esse offrono all’uomo la vita e così, si svincola dal laccio del diavolo (1Tm 3,7), ben sapendo, perché glielo dice il vangelo, che dopo Cristo il diavolo ha solo quel potere che gli dà la ribellione… Il combattimento contro le potenze maligne al quale l’Apostolo invita i cristiano [in Ef 6,10ss], non è da intendersi alla maniera umana, alla stregua delle solite battaglie: in esso non si ricorre né tanto né poco a quelle armi che noi prendiamo dalle nostre forze  vitali o morali. Non si tratta nemmeno di un combattimento in cui io mi misuri… contro un nemico esterno, o tale che differisca da me stesso. Infine, in questa battaglia non è in gioco una vittoria esteriore. No: contro le potenze si combatte mettendo in movimento la fede, in una battaglia che fondamentalmente non posso combattere se non contro me stesso, dal momento che le potenze – che sono i miei nemici – hanno sempre un alleato che sta dentro di me, cioè il peccato, che io mi porto in quanto discendente di Adamo; esso è l’inclinazione egoista verso me stesso, che sorge di continuo anche in chi è battezzato, è l’avversione  misconoscente che fa volgere le spalle a Dio e al prossimo… L’alleato delle potenze in me è l’arbitraria propensione verso me stesso e l’avversione ingrata contro Dio e il prossimo… L’uomo, seguendo la sua concupiscenza egoistica, si dà in braccio a quel mondo e a quella vita…delle potenze[51].

Dunque, anche il battezzato, che pure trova in sé il fondamento della vita nuova, del nuovo spazio di esistenza in Cristo risorto, che ha vinto il Nemico, deve sempre di nuovo riprendere la lotta, decidere a chi appartenere, per superare quella «atmosfera spirituale avversa», che domina questo mondo.

  1. Riguardo all’azione del demonio nella tentazione, ricordiamo alcune semplici regole[52].

(a) Il male va affrontato ora, nel presente, cercando di capirne il modo di entrare nella vita e di agire in noi. È questione di responsabilità attuale, da vivere con realismo, senza mistificazioni. Si tenga sempre presente che il cammino verso Dio fa entrare in modo speciale nella lotta col demonio. Di solito i demoni esercitano la loro influenza al presentarsi di cose o persone al nostro spirito. Infatti, spesso, si presentano a noi alcuni pensieri (ricordi, immagini) senza che noi possiamo capirne la ragione. Se tali pensieri sono accompagnati da forti emozioni di rabbia, bramosia, desolazione e quindi ansia o tristezza si deve sospettare che vengano dai demoni. È attraverso le risonanze negative di tali pensieri che i demoni condizionano le nostre azioni, spingendoci a comportamenti sbagliati. Occorre vigilare su tali pensieri e non lasciarli entrare. L’azione dei demoni si riconosce dai frutti che produce nell’animo e quindi nell’azione. Va ricordato che le cose come le persone e le situazioni non sono mai in sé e per sé demoniache, ma possono provocare in noi reazioni che minano l’equilibrio e spingono a pensare e ad agire in una direzione che rende vulnerabili all’intervento del demonio. Decisiva è sempre la reazione dell’uomo agli eventi esteriori: se reagiamo lasciandoci trascinare dalle passioni, allora ci lasciamo influenzare dai demoni. Se consideriamo le cose alla luce dei nostri desideri e delle nostre pretese, se gettiamo le nostre proiezioni sulle cose, allora i demoni agiscono su di noi, ci ingannano e ci tengono prigionieri. Se invece consideriamo le cose e gli avvenimenti esteriori alla luce di Dio, da Lui donati e offerti a noi, allora tutto contribuisce alla nostra salvezza».

(b) La lotta coi demoni si svolge dunque principalmente come lotta coi propri pensieri negativi. I pensieri suggeriti da Dio riguardano il perché le cose siano state create, il loro scopo, la loro essenza e il loro potenziale simbolico. I pensieri puramente umani sono in grado solo di riprodurre la forma di una cosa nello spirito. I pensieri che vengono dai demoni considerano le cose sempre con passione ed emozione, inducendo, per esempio, a riflettere sul modo in cui si possa venire in possesso di beni determinati, su quale piacere tali beni possano portare con sé o se possano procurare la fama. Uno dei segnali di quest’azione demoniaca è la mancanza di misura, ossia l’incapacità a valutare con discretio la propria condizione, il momento più opportuno, le scelte possibili e prudenti: «Ogni eccesso proviene dai demoni». Un altro segno sicuro è la tendenza a proiettare sugli altri i propri difetti o errori, in modo da sottrarre lo sguardo dal proprio cuore.

(c) Per vincere il demonio occorre agganciarsi alla realtà con equilibrio, evitando di gettare sugli altri e sulle cose le proprie proiezioni, che ingannano, impedendo di incontrare le cose e le persone così come sono. La lotta ai demoni passa attraverso la modificazione del proprio atteggiamento verso le cose e le persone: non posso dipendere dalle cose, dalle persone, dai beni posseduti o dal successo. Se la mia consolazione dipende da tutte queste condizioni, sono esposto all’azione dei demoni. Se esercito il distacco, invece, divento una «fortezza inattaccabile». In tal senso l’ideale del cristiano è quello dell’imperturbabilità (o impassibilità o ancora la «santa indifferenza»): «Come lo specchio non viene macchiato dalle immagini che riflette, così l’anima che ha raggiunto l’impassibilità non viene macchiata dalle cose di questo mondo» (Evagrio Pontico). L’uomo che vede le cose senza proiettarvi sopra le proprie emozioni e i propri desideri è libero dall’assalto dei demoni. Si comprende perché la fede è cammino di realismo nella percezione della vita, mentre il demonio è il grande seduttore, menzognero fin da principio.

Il criterio che emerge da queste regole è che i pensieri provenienti dal demonio provocano sempre inquietudine e turbamento, mentre quelli donati da Dio portano serenità, pace e gioia, che durano nel tempo (non effimere). I pensieri del demonio, direbbe S. Ignazio, entusiasmano immediatamente ma inaridiscono, mentre quelli di Dio possono all’inizio sembrare duri, ma poi donano pace e serenità, anche senza una causa apparente.

4.4. La trasgressione

Cataloghiamo queste forme di esperienza del male nell’azione ordinaria del Nemico. Certo, ci sono forme di rock satanico piuttosto che esperienze in sètte sataniche che mediante l’uso di pratiche magiche o occultistiche trascinano nell’esperienza dell’azione straordinaria del demonio. Ma in molti casi si tratta di una sorta di gioco alla ribellione e alla trasgressione per divertimento o per protesta… il cui rischio maggiore ci pare essere quella distorsione della realtà, in cui il grande Mentitore può giocare brutti scherzi. La risposta, in questi casi, si trova nella coltivazione nel sano equilibrio in cui consiste la virtù: «in medio stat virus».

  • Se l’azione del demonio consiste nel distorcere la realtà, puntando all’eccesso, alla reazione smisurata e senza criterio, si comprende perché una forma pericolosa di esposizione all’azione del demonio sia proprio quella voglia di trasgressione, di ribellione, di contestazione che si manifesta in esperienze eccessive, esagerate e «al limite». La cultura delle emozioni forti, degli stati mentali alterati (da droghe, alcool, scariche esagerate di adrenalina, musica forte) diventa un possibile terreno favorevole all’azione del demonio. È in questa direzione che ci pare di poter valutare l’impatto negativo del satanismo, del rock stanico e delle connesse proposte di vita trasgressive e dissacranti[53].
  • L’azione del maligno starebbe meno nei messaggi antireligiosi e nichilisti o anarchici, che hanno significato sintomatico più per ciò che combattono a livello di protesta che non per ciò che di fatto in positivo propongono. Sono di fatto espressioni di un disagio che legittima la fuga dalla realtà, senza un reale interesse per modificarla o migliorarla. In tal senso vanno valutate le immagini sataniche, il cui contenuto negativo sta tutto nella negazione dell’ordine, dell’equilibrio che permette progetti di vita a lunga scadenza. Si tratta insomma di semplici forme di eccitazione collettiva, tese a esaltare le emozioni, l’«uscire di testa» come forma di divertimento o fuga. Non è sempre facile, peraltro, distinguere fino a che punto di tratti di strategie commerciali e quindi di trovate pubblicitarie per vendere i prodotti (musiche, vestiti, tatuaggi, amuleti), piuttosto che di un vero e proprio «credo anticristiano». Certo però l’inclinazione a vivere dell’immediato e dell’effimero, ad esaltare oltre misura sentimenti ed emozioni porta aridità di cuore e superficialità di vita e tutto ciò non favorisce certo una sintonia coi valori del Vangelo.
  • L’esposizione all’azione del demonio andrebbe quindi cercata in quella sregolatezza ed esagerazione emotiva nella percezione delle cose, che rischia di inaridire il gusto della vita, esponendo a stati di ansia, frustrazione, tristezza o anche di violenza che sono sempre dannosi, soprattutto nella misura in cui isolano e spingono ad abitare in un mondo irreale.

Conclusioni

Il percorso proposto voleva essenzialmente precisare il livello e il senso della riflessione teologica sul mondo angelico e demoniaco. Non si tratta, infatti, di cercare chissà quale linguaggio nuovo per parlare di un mondo invisibile e «da credere», in modo da rendere plausibili dottrine strane per l’uomo moderno. Ciò che c’è in gioco è piuttosto la corretta interpretazione di fenomeni ed esperienze che attraversano la storia dell’umanità, soprattutto l’esperienza religiosa. La vera sfida è quella di esibire una rappresentazione del mondo angelico e demoniaco che sia all’altezza dei fenomeni da interpretare e soprattutto che sappia cogliere ciò che Dio in essi sta operando. In tal senso la grande provocazione cristiana è quella di mostrare che la rappresentazione degli angeli e dei diavoli che la sua dottrina tradizionale propone aiuta veramente a cogliere le dimensioni dell’evento salvifico che Dio realizza per noi in Cristo, mentre la negazione di queste realtà compromette un’adeguata appropriazione del senso della salvezza offerta da Gesù.

La questione non è tanto quella di trovare uno strumento di pensiero e di linguaggio per pensare e dire un mondo invisibile in cui credere, un mondo che «non si vede, ma c’è!» La sfida è piuttosto quella di cogliere quelle dimensioni dell’esperienza connesse al mondo angelico e demoniaco, per verificare quanto siano costitutive del dato di fede originario e quindi quanto siano importanti per cogliere ciò che c’è in gioco nell’avvenimento salvifico realizzato in Cristo. Si tratta di dimensione dell’esperienza in cui la testimonianza scritturistica invita ad entrare e in cui è possibile abitare anche oggi. Basta prima cercare dove e come anche nel nostro mondo si dischiudono tali dimensioni e con quale tipo di interpretazione possiamo entrarci. In questo modo è rispettata la gerarchia delle verità, poiché l’indagine sul mondo angelico e demoniaco resta funzionale alla scoperta dell’altezza e della profondità, della larghezza e della lunghezza del mistero di Dio in Cristo Gesù.

[1] Su questo si veda il recente documento della Commissione Teologica Internazionale, La Teologia oggi: prospettive, principi e criteri, in La Civiltà Cattolica 163 (2012) 213-219.

[2] È la posizione assunta da Carlo Molari nella prefazione all’opera di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, Cittadella, Assisi 2017, 5-10. Teniamo questo lavoro come termine di confronto in tutta la nostra riflessione, facendo le dovute precisazioni per chiarire la nostra posizione rispetto all’autore.

[3] Troviamo qui un primo limite dell’impostazione del discorso di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”. È strano che tutto il discorso parta da una certa rappresentazione dottrinale del diavolo, ossia dalla dottrina della creazione del mondo angelico e dalla caduta dei demoni, un’impostazione dottrinale che le recenti teorie evoluzioniste e materialiste, legate peraltro a un certo scientismo, avrebbero reso obsoleta. La conclusione è che non c’è più posto per angeli decaduti nella nostra visione della realtà. Eppure, di fatto, migliaia di battezzati sperimentano certe forme del male, da cui chiedono di essere liberati proprio combattendo con figure angeliche ribelli. Che rapporto esiste tra i problemi legati a quella dottrina e l’esperienza di tante persone?

[4] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, Morcelliana, Brescia 1967 (originale tedesco del 1963), p. 13.15.16.

[5] Questa precisazione è importante per ridimensionare la portata delle affermazioni di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, 43-77, che sembra far dipendere la fede della Chiesa dalle speculazioni del giudaismo intertestamentario su angeli e demoni e quindi dagli scritti apocrifi. Che una certa visione del mondo abbia influito sulla teologia è indiscutibile. Invece non è dimostrabile che la fede della Chiesa dipenda da quelle rappresentazioni, che in verità non sono entrate massicciamente nel NT, ma restano marginali e funzionali alla lotta col diavolo inaugurata da Gesù. È la sua azione esorcistica a fondare l’interesse per il tema. Non si può quindi comprendere l’azione contro il diavolo a partire da certe speculazioni apocrife, ma bisogna interpretare quelle speculazioni a partire da una certa esperienza di liberazione fatta dai discepoli di Cristo. Di fatto l’assunzione di quelle speculazioni è stata sobria e funzionale alla pratica di Gesù e agli effetti del mistero pasquale.

[6] L’istanza critica delle scienze chiede oggi di pensare con maggior serietà e senza fantasticherie infantili alla forma demoniaca del male. Non ci sembra invece che implichi semplicemente la negazione del problema, come invece suggerisce P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, 77-88; 114-120; 156-158.

[7] R. Bultmann, Nuovo Testamento e mitologia, Queriniana, Brescia 1970, p. 109-110.

[8] J. Quinlan, Angeli e diavoli, in Aa. Vv. Angeli e Diavoli, Morcelliana, Brescia 1972.

[9] Ch. Duquoc, Satan: symbole ou réalité?, in Lumière et Vie 15 (1966) p. 78.99-105.

[10] M. Limbeck, Satana, in Dizionario Teologico, Cittadella, Assisi 1974, p. 54.

[11] H. Haag, La liquidazione del diavolo, Queriniana, Brescia 1970.

[12] A.M. Kothgasser, Alle prese con satana, diavoli e demoni, in Salesianum 38 (1976) p. 361-371.

[13] J. Ratzinger, Liquidazione del Diavolo?, in Dogma e predicazione, Queriniana, Brescia 1974, p. 189-197.

[14] G. Panteghini, Angeli e demoni. Il ritorno dell’invisibile, Messaggero, Padova 1997, p. 21-22. Queste precisazioni relativizzano molto il giudizio di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 140-141, secondo cui nella coscienza ecclesiale diffusa e nella cultura ambiente il tema non avrebbe più spazio rilevante.

[15] Non si deve sottovalutare questa notazione. In effetti nella tradizione cristiana la lotta al Nemico appare come una dimensione inevitabile della vita spirituale. E questa lotta non ha né diminuito la libertà dell’uomo, né tanto meno relativizzato l’azione della grazia divina. Anzi, ha dato maggior peso all’una e all’altra. Non si comprendono quindi le difficoltà di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, 120-152. Vedremo peraltro che molte tensioni antropologiche nell’esperienza del male sono legate proprio alla natura del male. L’uomo ne è protagonista e quindi responsabile, eppure ne è sempre anche vittima.

[16] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 41-42. Nelle pagine successive, oltre alle interessanti notazioni su come Gesù faccia sua e comunichi questa potenza santa che sconfigge il demonio, ovvero mediante la preghiera, l’obbedienza totale a Dio e l’amore per l’uomo ferito, merita una rilettura la parte sulla diffusa percezione di una sorta di accelerazione del tempo verso la fine, una percezione che tormenta il demonio dopo la venuta di Cristo e che il diavolo comunica all’atmosfera in cui viviamo ora, alla nostra storia, nella forma dell’angoscia: «L’angoscia del tempo riempie sempre più l’atmosfera della storia. Espressione di tale angoscia è anche e appunto il tentativo di sorvolare la propria temporalità, attuato nonostante la consapevolezza della propria condizione temporale, come pure il sogni di assicurarsi l’eternità. L’angoscia del tempo, che riempie l’atmosfera del mondo con lo spirito che la domina, è qualcosa che ciascuno respira e che poi ritrasmette ne pensiero e nell’azione… La coscienza del tempo perduto e il tentativo di recuperarlo, come pure l’illusione di trovarlo e di fermarlo, riempie l’aria e i cuori degli uomini. Poiché non lo si vuole lasciar andare così perduto, né si accetta di perdersi per salvarsi, il terrore del tempo si traduce in quella rabbia che è una caratteristica del tempo dopo Cristo… Questa rabbia di cui è pervaso lo spirito di tirannia ridotto all’impotenza, con la quale ispira il mondo e che riversa in tutto quanto pensa e fa, è diretta, nel senso più vero, contro Colui che possiede il tempo e lo concede, cioè contro Dio, come pure contro la Chiesa, la nuova creazione che, mossa dalla speranza, già sulla terra partecipa al tempo di Dio», p. 48-49.

[17] G. Gozzelino, Angeli e demoni. L’invisibile creato e la vicenda umana, San Paolo, Cinisello B. 2000, p. 31-32.

[18] Anche su questo sospetto di un’esagerazione post-pasquale si veda P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, 225-288. La teoria esegetica per cui l’origine di tale esagerazione deriverebbe dall’identificazione del demonio con le potenze politiche avverse alla Chiesa (persecutori, imperatore, Roma), meriterebbe una miglior diagnosi. Già nel giudaismo la lotta coi nemici di Israele diventa sempre più una battaglia cosmica e apocalittica (Og e Magog), nella quale Dio stesso si schiera a difesa del popolo eletto. Ma ogni linguaggio apocalittico è assunto per esprimere ormai la portata e le dimensioni della salvezza realizzata nell’azione e nella risurrezione/parusia di Cristo.

[19] H.U. von Balthasar, Teodrammatica III. Le persone del dramma: l’uomo in Cristo, Jaca Book, Milano 1992, p. 455.

[20] Vedremo che questo elemento è strategico nell’esperienza del male. Dare il nome giusto al male, identificare chi è il vero nemico e non combattere coi mulini a vento, rimane una sfida notevole per i discepoli. La tradizione monastica ce lo ricorda sin dall’inizio. Si comprende il pericolo dell’illusione di poter venire a patti con il male, la morte o il diavolo, cercando privilegi o favori (Sap 2). Ne deriva la pericolosità di esperienze in sette sataniche.

[21] Rimandiamo a Die Kirchliche Dogmatik III/3: Gott und das Nichtige, § 50; versione francese: Dogmatique III, 3/2, tome 14, Genève, 1962, p. 1-81. Per questa seziona abbiamo a disposizione una traduzione italiana: K. Barth, Dio e il Niente, Brescia, 2000.

[22] K. Barth, Dogmatique III, 3/1, tome 14, p. 73-74.

[23] Questa precisazione è decisiva per chi si occupa di questioni filosofiche sul male. L’esperienza del male è segnata da paradossi e tensioni non facilmente componibili in un quadro logico coerente e lineare. Il male, per definizione, non ha un «logos» che lo renda pienamente intelligibile. Al punto che il discorso simbolico e mitico restano mediatori di senso insostituibili, come ha mirabilmente mostrato P. Ricoeur, Finitudine e colpa II: la simbolica del male, Il Mulino, Bologna 1960. Si comprende come ogni dottrina sul male vada interpretata in funzione dell’azione di liberazione e non solo in astratto e in base a una presunta coerenza logica o teoretica. È buffo quel razionalismo che pretende di dire: se non lo posso pensare, non può esistere!

[24] Alludiamo a domande del tipo: può esistere veramente una creatura già condannata da Dio eppure attiva nella storia? Dio può davvero «non perdonare in eterno» una creatura? Perché Dio permette l’azione del demonio a nostro danno? La forma demoniaca del male chiede gesti di guarigione più che risposte a domande speculative di questo genere. Soprattutto occorre vigilare sulla presunzione di chi dice: può esistere solo se riesco a pensarlo in modo coerente. La conoscenza «rappresentazionista» va sempre composta con la conoscenza simbolica, soprattutto se si tratta di zone al limite dell’esperienza ordinaria. Ciò non toglie che bisogna comprendere bene il tipo di male da combattere, per poterlo vincere.

[25] A. Grün, Per vincere il male. La lotta contro i demoni, San Paolo 2012, p. 31.

[26] J. Ratzinger, Liquidazione del Diavolo?, in Dogma e predicazione, Queriniana, Brescia 1974, p. 189-197.

[27] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 17-22.

[28] Ivi, p. 27.

[29] Si comprende la serietà dell’obiezione di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 288-300, quando si interroga provocatoriamente sulla «salvezza di Satana»: è pensabile una creatura definitivamente condannata dal Dio della misericordia? A tale questione però occorre opporre da un lato le considerazioni su esposte di K. Barth riguardo alla «noluntas Dei», a ciò che Dio ha escluso come «ciò che non vuole»; dall’altro vale la precisazione fatta sopra: su alcune questioni occorre sfumare la riflessione perché si tratta di cose che sfuggono alla nostra comprensione. Quando stiamo ai margini del nostro mondo di esperienza, nell’al di là, non abbiamo mezzi per rispondere a tutte le domande. Ci sono cose che riguardano solo Dio e il mistero della sua volontà. Noi possiamo solo combattere per la nostra parte, con le armi che Dio ha affidato alla preghiera della Chiesa. L’unico vettore di esplorazione dell’al di là è la risurrezione di Cristo e la sua discesa agli inferi e ascensione al cielo. Un viaggio salvifico da Lui compiuto, che non ci autorizza a esplorare quei mondi coordinandoli al nostro mondo di esperienza in una visione unitaria. Valga in sintesi il monito di un grande teologo: «E se gli angeli hanno il compito di agire dal cielo e di rappresentare così il modo di essere del cielo… tutto ciò significa che essi possono comparire unicamente come coloro che si sono decisi per Dio, dove però è chiaro che questo stato decisionale presuppone un atto di decisione. Fissare questo atto in un punto del tempo riferibile al tempo del nostro mondo è impossibile e irrilevante» (H.U. von Balthasar, Teodrammatica III, p. 455-456).

[30] C. Balducci, La possessione diabolica, Ed. Mediterranee, Roma 1988; Il Diavolo, Mondadori, Milano 1994; Gli indemoniati, Coletti editore, Roma 1959. G. Amorth, Un esorcista racconta, Dehoniane, Roma 1990; Nuovi racconti di un esorcista, EDB, Bologna 2002; M. Tosatti (incontra) G. Amorth, Inchiesta sul demonio, Piemme, Casale 2003, M. Tosatti, Padre Pio e il diavolo. Gabriele Amorth racconta, Piemme, Casale 2003. W. Kasper – K. Lehmann (ed), Diavolo, demoni, possessione. Sulla realtà del male, Queriniana, Brescia 1985. Se non abbiamo capito male lo stesso P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 172-173, si mostra possibilista su questa forma di esperienza del male, nel senso che vi riconosce un’esperienza reale che fa soffrire non poche persone e quindi chiede una risposta “simbolica e rituale” da parte della Chiesa. La cosa è interessante. Forse valeva proprio la pena di partire nell’indagine da questo dato di esperienza, per verificare in che misura le rappresentazioni e le pratiche che la fede offre riescono a venire a capo di simili fenomeni.

[31] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 27-28.

[32] Ivi, p. 30-31.

[33] C. Balducci cita a documentazione il caso dei bambini di Illfurt del 1864-69, riprendendo in sintesi un ampio dossier già pubblicato nell’opera «Gli Indemoniati».

[34] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 29. Questa modalità dell’azione del Nemico in alcune forme di esperienza del male comporta che l’esperienza che ne deriva sia complicata da diversi fattori che interagiscono insieme. Ciò però sconsiglia la spiegazione dei fenomeni mediante riduzione a un solo fattore (psicologico e culturale o superstizioso-religioso). Del resto il discernimento della vera natura di certi fenomeni è possibile solo con la fede e alla luce della fede nell’amore potente di Dio (la fede avrà pure una sua competenza conoscitiva in un certi ambito di esperienza! Altrimenti a cosa serve?). Diversamente il discernimento del male in gioco risulta impossibile. Si veda quanto suggerisce K. Barth su «das Nichtige».

[35] Ivi, p. 62.

[36] Credere Oggi 138/6 (2003): Magia e stregoneria (con articoli di A. Pavese, A. Menegotto, A.N. Terrin, R. Grégoire, A. Ratti, A. Maggioni); M. Sodi (ed), Tra Maleficio, patologie e possessione demoniaca. Teologia e pastorale dell’esorcismo, Padova, Edizioni Messaggero, 2003; J. Vernette, Maghi e stregoni. Il mondo dell’occultismo e il discernimento cristiano, Cinisello B., San Paolo, 1998; F. Bamonte, I danni dello spiritismo. L’azione occulta del Maligno nelle presunte comunicazioni con l’al di là, Milano, Ancora, 2003.

[37] Ampi capitoli sono dedicati al maleficio da tutti i maggiori studiosi del demoniaco. Si veda a titolo di esempio C. Balducci, Il Diavolo, p. 309-338; G. Amorth, Un esorcista racconta, 141-169. Le classificazioni delle pratiche malefiche e le valutazioni cambiano di poco nei diversi autori, che convergono in un giudizio sostanzialmente negativo. Una descrizione analitica delle diverse «fatture» si trova in M. Sodi (ed), Tra maleficio, patologie e possessione demoniaca, 79-126. Si tratta uno studio molto ben documentato di M. Fiori.

[38] M. Tosatti, Inchiesta sul demonio, Piemme, Casale M. 2003, p. 31-33.

[39] G. Amorth, Un esorcista racconta, p. 151.

[40] C. Balducci, Il Diavolo, p. 326.

[41] Lo stesso M. Tosatti, Inchiesta sul demonio, 93-124, riporta il caso di un laico, Rolando Lucchetta, che nel trevigiano lotta col demonio attraverso la lotta alle fatture e ai malefici.

[42] Conferenza episcopale Toscana, Nota pastorale «A proposito di magia e di demonologia», aprile 1994 (si veda il Regno Documenti 1994); P.A. Gramaglia, Spiritismo. Dimensioni occulte della realtà?, Piemme, Casale 1986; P. Giovetti, Medium, veggenti e guaritori, Rizzoli, Milano 1984; A. Pavese, Il libro nero della magia. Maghi, truffatori, ciarlatani e cialtroni in Italia oggi, Piemme, Casale 2003.

[43] L’immagine dell’esporsi a un pericoloso influsso come ci si espone a un contagio frequentando certi ambienti ci sembra la più pertinente nel tradurre il timore prudenziale della Chiesa riguardo a questi fenomeni. Gli studi di F. Bamonte mirano peraltro proprio a documentare questa tesi di un’involontaria, ma non per questo meno dannosa, esposizione al contagio del maligno.

[44] La letteratura, sia in ambito pastorale-teologico che sociologico, segnala con preoccupazione che almeno dodici milioni di italiani frequentano o hanno frequentato maghi, cartomanti, chiromanti, sedute spiritiche o cose del genere, per un giro d’affari di milioni di euro. Il rapporto con un simile mondo però è generalmente quello di clienti più o meno occasionali. E’ molto più limitato il caso di vere e proprie affiliazioni a sètte sataniche o club di magia e stregoneria, almeno a detta di un esperto come Introvigne.

[45] A questo livello dell’esperienza si può recuperare quel valore simbolico, più che magico, a cui fa appello P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 164-172. Risulta incomprensibile però la richiesta di chiarire a livello scientifico quale tipo di causalità o influsso ci sarebbe in gioco nei malefici o in altre pratiche magiche. Qui emerge un presupposto non chiarito della sua ricerca: l’esperienza può avere solo spiegazioni naturalistiche e scientifiche? La teologia può lavorare solo quando utilizza categorie delle scienze empiriche o dure? Ma allora, in che senso si può ancora parlare di miracoli o di guarigioni? È possibile ridurre la spiegazione dell’amore a processi chimico-ormonali o l’esperienza religiosa al funzionamento di una certa area della corteccia cerebrale? Certo, si può obiettare che nei miracoli c’è un potere simbolico dell’amore di Dio in Gesù che guarisce e dona pace. Ma in tal caso perché la cosa non dovrebbe valere per la lotta al demonio? L’amore di Dio può solo sanare il corpo o anche liberare da potenze negative, che proprio tale amore sa svelare?

[46] Ora in Il Regno Documenti 17 (1994) p. 528-536.

[47] Conferenza Episcopale Campana, “Io sono il Signore vostro Dio”. Nota pastorale a proposito di superstizione, magia e satanismo, in Il Regno Documenti 11 (1995) p. 356-362.

[48] Si veda F. Bamonte, I danni dello spiritismo. L’azione occulta del Maligno nelle presunte comunicazioni con l’Aldilà, Ancora, Milano 2003.

[49] Per quanto segue ci rifacciamo in sostanza alle considerazioni di A. Grün, Per vincere il male. La lotta contro i demoni, Cinisello B., San Paolo, 2003, che ci sono parse utili per chiarezza e sinteticità.

[50] A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, San Paolo, 1960, p. 382.

[51] H. Schlier, Principati e potestà nel Nuovo Testamento, p. 59-60. Anche in questo ambito di esperienza dell’azione ordinaria del demonio ci pare che le obiezioni di P. Maranesi, Figure del male. Questioni aperte sul “diabolo”, p. 120-152, siano in fondo ingiuste. La tradizione spirituale ha sempre distinto tra tentazioni che vengono dal diavolo e tentazioni originate dalla fragilità, debolezza o influenza del mondo. Del resto la ricerca del principio maligno di tali tentazioni era funzionale al discernimento della loro natura e degli effetti: dove porta un pensiero che viene dal Nemico? Che segni lascia? Perché alcuni pensieri o immagini lasciano amaro, sconforto, depressione o disperazione, mentre altri pensieri, anche più impegnativi, lasciano pace, voglia di vivere e comunione? Capire da dove viene un pensiero negativo aiuta a dare il peso giusto a ciò che si sente e a collocare meglio una certa emozione o sentimento o riflessione nel contesto del cammino spirituale del battezzato. L’atmosfera dice tanto. Un simile discernimento non limita la libertà, anzi la valorizza al massimo grado: chiedendo di decidere se una certa sofferenza viene da Dio o dal nemico, il soggetto è in grado di capire dove sta andando e quindi può scegliere di nuovo il cammino. Non si vede perché l’introduzione di una libertà altra comprometta la libertà dell’uomo di fronte a Dio. La rimette piuttosto in gioco come decisione su di sé e sul proprio destino a fronte di certe reazioni o pensieri o emozioni da interpretare.

[52] A. Grün, Per vincere il male. La lotta contro i demoni, San Paolo 2012.

[53] Autore di riferimento in quest’ambito è M. Introvigne: Lo spiritismo, LDC Leumann, Torino 1989; Studi scientifici recenti sul satanismo, Quadrivium, Genova 1989; Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici dallo spiritismo al satanismo, Milano, Sugarco, 1990; Il ritorno del satanismo, Mondadori, Milano 1994. C. Balducci, Adoratori del diavolo e rock satanico, Piemme, Casale 1991.

Esoterismo, divinazione, occultismo nell’era degli smartphone e dei tablet

esoterismo e occultismo

di p. Paolo Carlin OFMCap

 

Non è sbagliato coltivare delle passioni o ambire a qualcosa, diventa però pericoloso quando vengono trasformate in vera e propria ragione di vita e finiscono per condizionare la nostra esistenza, la nostra crescita spirituale e umana. Oggi ci troviamo di fronte la realtà esoterica ed occulta cercata e usata anche con strumenti tecnologici. Da sempre l’uomo cerca di andare oltre le sue facoltà umane e la dove supera il limite cade nel preternaturale. Quando questo passo è frutto di una ricerca o disciplina si è nel pieno della caduta di fronte a Dio. Si arriva per curiosità ma anche per scelta nel prendere strade che allontanano da Dio e si finisce per attaccare, sotto diversi fronti, Gesù, la Chiesa e tutto ciò che attiene alla fede cristiana. Non mancano nuove proposte di Dio, ma tutte si preoccupano in maniera più o meno sottile di tenerci ben lontani dai Sacramenti, la maggior parte di esse ci offre una dottrina in cui viene ben accettata qualsiasi credenza, con l’intento di allontanarci completamente dal Dio che Gesù ci ha manifestato.

 

Alcune trappole sataniche nel mondo di oggi

– Il consumismo, gli idoli

– Le pseudo religioni alternative e il buonismo spirituale

– I poteri

 

Il consumismo, gli idoli.

Sono tutte quelle attrazioni che tengono occupati il nostro tempo e le nostre menti, che incatenano i nostri sensi perchè diventano come una droga di cui non possiamo fare a meno. Ma la cosa più triste è che la massa si muove in questa direzione, di conseguenza andare controtendenza risulta davvero difficile, ci si sente diversi e a nessuno piace apparire diverso dal proprio gruppo di appartenenza o addirittura escluso. Questo modo di pensare porta inevitabilmente al consumismo frenetico, smodato, eccessivo nell’adeguarsi alla moda, modus vivendi e logica comuni. La definizione “falsi idoli” fa riferimento proprio al modo in cui mettiamo queste distrazioni al centro della nostra vita, escludendo totalmente la nostra vita spirituale e vivendo cercando di non pensare che un giorno moriremo e ci ritroveremo da qualche parte. In pratica viviamo per quello che durerà in media 80/90 anni di vita, ma non ci poniamo il problema di quello che viene dopo. A mio parere siamo come mammiferi consapevoli che andremo in letargo, ma che non si preoccupano di fare la scorta necessaria di cibo per l’inverno.

Le “religioni” alternative e il buonismo spirituale:

Qui non parliamo delle religioni a sè stanti (Islam, Induismo, Buddhismo etc.), ma delle presunte pseudo religioni nate in seno a quelle principali e che si collocano in maniera molto scaltra all’interno delle religioni dalle quali prendono spunto (spesso prendendone in prestito anche il nome), ma che sono in realtà delle vere e proprie correnti settarie.

La maggior parte di esse insegna la non violenza e l’amore verso tutte le creature ponendo un accento particolare sul vegetarianismo e sull’ecologia.

Alcune di esse (prevalentemente quelle derivate dall’induismo e dal buddhismo) richiedono spesso la devozione verso il guru, un essere umano come noi che avrebbe però raggiunto l’illuminazione e che sarebbe in grado di traghettarci al di fuori dell’oceano delle illusioni e delle regole sociali e anche naturali.

Particolare enfasi viene data all’apertura mentale e filosofica, sono ben accette persone da qualsiasi estrazione religiosa, in quanto si tratta di spiritualità universale.
Attraverso coercizione psicologica (solitamente in questi gruppi la maggior parte degli adepti proviene da situazioni di disagio sia personale che sociale), abili tecniche comunicative e purtoppo anche potenti tecniche esoteriche, si viene pian piano plagiati e inconsapevolmente imprigionati.

 

I poteri

I poteri (in sanscrito “siddhi”), sono un’arma a doppio taglio. Anche i santi ad un certo punto li incontrano (ma li usano solo se autorizzati da Dio e quando Dio glielo permette) e spesso il male li mette sulla nostra strada per confonderci e gonfiare il nostro ego, nonchè per attirarci nella sua rete.

E’ così che ci si ritrova a sperimentare poteri quali la chiaroveggenza, la scrittura automatica, i sogni premonitori, i viaggi astrali, la capacità di vedere gli spiriti e di comunicare con i morti o entità non meglio identificate.

Tali fenomeni provocano in taluni individui spavento, altri sono felici e li considerano come un dono, ma una cosa è certa: si tratta di esperienze che segnano a livello spirituale e più gli viene data importanza, più aumentano di intensità e numero.
Assecondando questi fenomeni si finisce nella trappola del male: ci si costruisce una religione fatta su misura, si pensa di essere forti e carismatici e si abbandona di conseguenza il messaggio salvifico di Gesù ritenendolo antiquato e menzoniero.
In certe pratiche, come per esempio il viaggio astrale, si sperimenta la diretta intromissione dei guru e si ha la conferma che certe forme di O.B.E. (Out of Body Experience, altra definizione per definire il viaggio astrale) sono indotte direttamente dagli aiutanti dei guru stessi, che all’apparenza si spacciano da innocui monaci (swami o brahmachari), ma che non sono altro che pericolosi operatori esoterici al servizio consapevole o inconsapevole del male. Incontrare i guru stessi o qualsiasi altra entità a questi livelli mette a nudo quello che sono realmente: per quanto cerchino di mascherarsi, la loro freddezza, sensualità e talvolta perfidia diabolica viene sempre a galla ed un individuo, dotato di fede sincera e protetto dalla Madonna e Gesù, riesce sempre a smascherarli prima o poi.
Certe altre volte è proprio il Maligno a presentarsi, ovviamente ben camuffato.
Non esita a lusingarci e a dispensare indicazioni e può apparire sotto forma di un maestro o guida spirituale o di un parente defunto.

Questi incontri lasciano un senso di pace apparente, specie se avvengono in sogno o durante un viaggio astrale, ma si tratta del Maligno che lavora lentamente e con il tempo riuscirà a corrompere l’anima e il cuore della sua vittima se questa non si ravvederà in tempo attraverso un cammino di sincera conversione.
Per questo è fondamentale stare bene attenti qualora si presentino fenomeni del genere, la soluzione migliore è essere sempre in grazia di Dio attraverso la Parola di Dio, la preghiera assidua, la Riconciliazione, la Comunione.

Occorre diffidare sempre di chi afferma di avere poteri, i veri carismatici non chiedono soldi e chiariscono sempre che i loro poteri non gli appartengono, ma provengono da Dio. Diffidare delle voci che parlano nei sogni perchè durante il sonno siamo vulnerabili e se ci troviamo lontano dalla grazia di Dio possiamo essere facilmente avvicinati, sedotti e ingannati. Diffidare sempre dei poteri che fanno sentire forti, diversi dagli altri, quasi divini. Se fossero naturali li avrebbero tutti. Diffidare anche da chi afferma di guarire attraverso l’energia, le vere guarigioni le può fare solo Dio che può cambiare la natura. Le presunte energie canalizzate dall’uomo invece, non hanno mai guarito nessuno, ma illuso togliendo i sintomi. Questa è opera ingannevole di Satana, tanto che bisogna tornare per altri trattamenti.

Diffidare sempre della via facile per ottenere qualcosa. Gesù e la Madonna, soltanto possono salvare la nostra anima e guidarci lungo il vero sentiero che conduce a Dio.

Esoterismo e occultismo tecnologici.

Rimanere al passo con la frenetica evoluzione delle nuove tecnologie e della comunicazione digitale diviene oggi compito arduo persino ai più giovani, costretti ad essere up-to-date ogni momento per non rimanere esclusi dal mondo dei nuovi media. Il marketing degli ultimi anni ha concentrato le proprie forze verso il mercato dei tablet e degli smartphone a scapito di quello degli ormai “datati” notebook: le preferenze dei consumatori sembrano spostarsi verso dei prodotti sempre più portatili, mini e alla mano.

In questo contesto per alcuni versi caotico, un elemento che non manca mai d’essere aggiornato – e non dovremmo stupircene in fondo – è la magia, nel caso in questione la divinazione e lo spiritismo.

Chiunque abbia uno smartphone o un tablet è ormai familiare con le cosiddette app, le applicazioni simili ai più comuni programmi di Windows (o Apple) che possono essere giochi, browsers, antivirus, lettori di vario tipo e così discorrendo, facilmente e gratuitamente (alcune d’esse) reperibili attraverso gli online stores Google Play o AppStore.
Nei negozi virtuali appena citati, tra le numerosissime app di varia utilità e natura, non mancano ovviamente anche quelle dedicate alla lettura delle carte, alla divinazione tramite gli astri, al contatto con i defunti, all’interpretazione delle rune celtiche, gli oroscopi, i grimori e le tavole ouija.

In sostanza: magia portatile accessibile a tutti, in qualsiasi momento, delle app che si presentano come giochi per passare le ore di noia, elementi particolari per rendere il proprio smartphone ancor più personalizzato, un tentativo di routinizzazione delle arti occulte nella vita di tutti i giorni.

Alcune applicazioni di spiritismo e divinazione

La divinazione

Le applicazioni che vantano maggiore popolarità ed uso son quelle riguardanti le varie forme di divinazione, che può esser dunque effettuata attraverso gli astri, tarocchi, animali, sfere di vetro, rune celtiche, pendoli, colori o bot pre-impostati.
La prima di cui vale la pena parlare si chiama Compendium of Divination.

compendium of divination

Vero e proprio social network per divinatori, offre diverse possibilità d’azione: attraverso lo scuotimento dell’apparecchio possiamo estrarre a sorte una runa che ci rivelerà se il fato ci è avverso o ci sorride; in alternativa possiamo tracciare delle linee a piacimento e il “ching” (“Libro dei Mutamenti“, testo cinese di magia), i tarocchi o alcune letture di geomanzia ci forniranno una linea da seguire per il futuro lavorativo e amoroso. 

La peculiarità del Compendium risiede nel fatto che, oltre ai sopracitati metodi, è presente una rete online di divinatori (con tanto di punteggio) alla quale è possibile inviare la propria domanda concernente il futuro. Da notare che chiunque può iscriversi e tentare di fornire responsi ad altri utenti al fine d’ottenere punti – essenzialmente un invito a divenire aruspice.

Il secondo in ordine di rilevanza è Oroscopo e Cartomanzia.

Grafica ben realizzata, navigazione molto intuitiva. Le applicazioni consentono con estrema facilità di consultare le carte, l’oroscopo o scoprire la tanto famosa goddess tarot           oroscopo e cartomanzia.jpg

affinità di coppia già diffusa un decennio fa attraverso l’invio di sms a determinati numeri a pagamento. V’è accluso inoltre un test per “scoprire chi sei“.

Anche in questo caso in alcuni momenti è necessario scuotere lo smartphone per ricevere il responso.

fortune teller.jpg

Simile a quella appena citata è anche Fortune Teller.

 Le opzioni sono ridotte e i responsi molto fumosi, si tratta perlopiù d’un manuale per poter interpretare i segni, le rune e le carte.

ladies oracle.jpg

Altra app di nota, un incrocio tra divinazione e magia rossa, è The Ladies’ Oracle.

 La struttura è semplice: appena avviata presenta un database di domande “femminili” pre-impostate riguardanti il futuro sentimentale. Una volta selezionata la domanda desiderata sullo schermo alcuni simboli random iniziano a scorrere a grande velocità e, a seconda di quello scelto, la risposta viene data.

ask oracle.jpg

Molto più diretto è invece Ask Oracle.

In questo caso l’unica azione da compiere è, ancora, scuotere l’apparecchio per far apparire dei responsi random (sarebbe forse meglio dire delle “massime” molto generiche) alle domande pensate.

stellar oracle.jpg

Praticamente identico risulta essere Stellar Oracle, con l’unica differenza che per ottenere le risposte – infinitamente banali, del tipo “Tutte le cose prima o poi finiscono” et similia – è richiesto il semplice tocco dello schermo.

Non mancano versioni decisamente meno serie come L’oracolo dei fondi di caffè, sebbene la pratica in sé è discretamente diffusa in Italia.

tarot divinazione.jpg

Per quanto riguarda la cartomanzia troviamo un’applicazione chiamata Facciamo Tarocchi, la quale fornisce due opzioni: si può estrarre a sorte dal mazzo quattro carte per riuscire a scrutare il proprio futuro o, nel caso si voglia solamente imparare, si può consultare la lista degli arcani corredata di minuziose descrizioni.
In questo caso non è necessario scuotere lo smartphone.

Chiaramente quelle appena listate sono solamente una piccola parte della nutrita fornitura presente nel negozio virtuale ma il campione analizzato può donarci una visione soddisfacentemente adeguata dell’argomento, un contesto ove qualcosa di pericoloso (qual’è la magia) viene mascherato da gioco innocuo e reso facilmente accessibile a tutti.

Lo spiritismo

In maniera complementare alle app oracolari si posizionano quelle inerenti allo spiritismo.
La quantità risulta grandemente inferiore ed un consistente numero sembrerebbe piuttosto essere un semplice “rilevatore di fantasmi, poltergeist e spiriti“.

fantasmi mappa.jpg

A tal riguardo si può citare Ghost map lite,  una sorta di mappa sulla falsa riga di Google Maps volta ad indicare i luoghi misteriosi del mondo dove vengono segnalati avvistamenti di vario genere.

ghost night 1.jpg       ghost night 2.jpg

Spiriti notturni cam lite è invece uno strumento, disegnato in  maniera tale da conferirgli una parvenza di professionalità, concepito per rilevare presenze spiritiche nelle vicinanze attraverso le onde magnetiche.

entity sensor.jpg

 V’è poi il kit completo per il ghostbuster, Paranormal Investigations, un portale fornito di feeds, ebooks e manuali per essere sempre aggiornati sul mondo dei fantasmi e gli avvistamenti sospetti.

Tuttavia la reale e gravissima minaccia risiede in due applicazioni: Ghost Detector e Ouija Table

La prima, all’apparenza uno dei tanti rilevatori di fantasmi, aggiunge alla funzione standard la possibilità di comunicare e ricevere messaggi dall’anima d’un deceduto più vicina. Naturalmente di per sé si tratta solamente d’un programma basato su calcoli e algoritmi, ma l’interesse malsano verso lo spiritismo che potrebbe inculcare nella mente di un qualche giocatore incauto di certo lo rende estremamente insidioso.

real ghost detec

Ancor più pericolosa è la seconda, Ouija Table.

ouija tablet 1.jpg

ouija tablet 2.jpg

La tavola Ouija è una superficie piatta sulla quale sono disegnate tutte le lettere dell’alfabeto, i numeri dallo 0 al 9, spesso un “” ed un “no” ed altri simboli, il cui utilizzo è abbinato ad una lancetta mobile chiamata “planchette“. Lo scopo è porre delle domande alle anime dei defunti che, attraverso un medium, farebbero sì che la lancetta si muova sulla tavola e componga, utilizzando le lettere, la risposta.
Non si conta il numero di vessazioni e possessioni demoniache dovute all’utilizzo di questo oggetto. L’applicazione in questione recita in modo chiaro nella sezione informazioni: “Ouija Table non è un giochino, non è controllabile. Qualora sentiate una strana sensazione, fermatevi“.

Sembrerebbero senza dubbio parole di beffa data la natura già misteriosa della tavola unita ad una musica inquietante, il tutto mentre la planchette gira tenendo in ansia il giocatore. Lo stesso autore dell’App afferma: “a seguito di diversi test eseguiti da utenti vi invitiamo ad usare l’app Ouija Table con maggiore accortenza e consapevolezza che questo NON È UN GIOCO“.

Di tutte le app descritte sino ad ora non esito a definire la Ouija Table la più sconsigliabile, nociva e pericolosa, il peggior elemento della magia che potesse essere trasportato su dispositivo mobile.

Sarà poi veramente cosi nociva?

recensioni.jpg

Evidentemente non bastavano le centinaia di persone all’anno – perlopiù giovanissime – tormentate dai demoni a causa di questo strumento reperibile in molti negozi, ed è proprio la sconsideratezza di voler fare soldi e la curiosità dilagante che oggi sospinge l’inarrestabile espansione delle arti occulte attraverso i nuovi media.

La Sacra Scrittura avverte:

“Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; nè chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te. Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore tuo Dio.”  (Deuteronomio 18: 10-15)

“Entrate per la porta stretta, poichè larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano.” (Matteo 7:13-14)

La lotta vittoriosa contro il «Tignoso d’inferno» di s. Veronica Giuliani (1660-1727)

di don Renzo Lavatori [1]

 

Tra i vari santi perseguitati dal demonio Santa Veronica è forse detentrice di un primato. I demoni si sono resi presenti nella sua vita con vessazioni fastidiose, manifestazioni in vari modi e forme, maltrattamenti fisici spesso dolorosi, tentazioni e continue minacce, dispetti e combattimenti. Dio ha permesso l’aggressione di Satana contro di lei al fine di perfezionare le virtù e in particolare quella dell’umiltà. In mezzo a numerose e svariate sofferenze Veronica ha vissuto la grande consolazione che le veniva dalla consapevolezza di collaborare con Gesù per la salvezza delle anime. Ella, registrando nel Diario tutto quello che le accadeva, ha descritto anche gli innumerevoli assalti subiti da parte del demonio e le modalità con cui si è contrapposta alle sue insidie.[2]

1. Gli attacchi satanici e le reazioni di Veronica
L’azione del maligno si dispiega su tre campi in cui si cimenta l’ascesa spirituale di Veronica: uno è dato dalla stessa composizione dell’andamento claustrale e della convivenza in comunità; il secondo concerne il tempo della preghiera e del raccoglimento nell’intimità con Dio; il terzo consiste in uno stato interiore di noia e di insofferenza brutale.

a. Durante la vita monastica dovette sopportare parecchie contrarietà, che superò accettando le croci e le pene. Il demonio approfittava di queste situazioni di fastidio per riuscire meglio nei suoi intenti: “il tignoso d’inferno”, come la Santa denomina il demonio, non lasciava intentato nessun mezzo per abbatterla; prima agiva con la menzogna, e poi, visti inutili le sue mire, sfogava il suo livore con violenze brutali. Veronica dovette sostenere frequenti fastidi, tentazioni, ripugnanze e assalti del maligno, che la insultava e la percuoteva. Le tensioni più difficoltose furono quelle contro la fede e la vocazione monastica, sollecitando anche gli scrupoli sulle confessioni fatte. Ella lo annota con realismo e umile consapevolezza:

“L’andare all’orazione mi pareva fosse tormento e non trovavo altro che tenebre. Oh, quanto mi scottava di non poter ritrovare il mio Sommo Bene! Stavo tra tenebre, tra timori, senza sussidio nessuno. Già vedevo tutto perduto, né potevo aiutarmi con preghiere, perché per me non vi era né Dio né Santi. Stando io fra l’oscurità, se mi venivano per il pensiero i lumi e le aspirazioni avute per il passato, tutto serviva per più patire; perché tutto parevami fosse stato illusione diabolica e cose di propria immaginazione. Mi vennero tali tentazioni e con tale offuscazione di mente, che tosto divenne ogni cosa tenebre. Tutto questo giorno, con la notte e il giorno veniente, lo passai così senza sentimento nessuno. Altro non restava nella mia mente, che tutto il mio operare fosse operazione di satanasso e che il voler imitare le sante, era vera superbia; ché tanto per me non vi è più rimedio”(D. II, 601.604)

Le manovre sataniche si muovevano su tre fronti principali: il primo, il più evidente e tormentoso, è quello di travolgere la Santa dall’oscurità spirituale a causa dell’oscurarsi della fede. Per lei non esisteva altro che nebbia densa o, peggio ancora, la tenebra interiore, nella quale non si poteva vedere alcuna realtà, perché tutto era sovrastato dal buio denso. Lo stesso Bene sommo, che costituiva il suo riferimento basilare, era come scomparso. Anche la preghiera, di cui si alimentava il suo animo, appariva inutile e insignificante, priva di luci che potessero farle intravedere il senso e il valore dell’orazione.

            Il secondo fronte dell’attacco demoniaco è posto nella mente, per suscitare pensieri non solo di offuscamento ma anche di demolizione attorno a quelle realtà spirituali che Veronica aveva ricevuto dalla divina Bontà come fossero pure costruzioni umane e non già frutto della grazia. In un attimo erano vanificate e perse nel nulla quale illusione menzognera del demonio. Questa seconda tentazione cerca di distruggere il cammino fatto, causando scoraggiamento e depressione.

            La prova più grande e faticosa avviene sul terzo fronte, quando la Santa non solo si vede derubata delle fatiche e dei doni dello Spirito Santo, ma addirittura le sue esperienze mistiche le apparivano come opera satanica per provocare in lei l’orgoglio spirituale di voler imitare le Sante e perciò essere destinata alla condanna eterna. La superbia costituisce l’elemento più rilevante per l’allontanamento da Dio e la perdita del Bene sommo. Quest’ultima tentazione genera in lei una vera tortura e la prostra in una profonda afflizione. Probabilmente si tratta dell’aspetto più amaro e angosciante.

            Le tre situazioni tornano in un crescendo di potenze negative che si abbattono su Veronica: la notte interiore, che la avvolge totalmente e la copre di tenebra, determina la combinazione generica e desolante; la perdita del patrimonio spirituale la fa cadere nella totale nullità e le insinua il dubbio dell’inganno e dell’illusione; infine si fa pungente la malignità di essere mossa dalla propria vanagloria nel ricercare la sequela di Cristo, proiettandola nello spavento del fallimento finale. Sotto tale ossessione si forgia tuttavia il suo animo, mentre la fede e l’amore si irrobustiscono nella purificazione da ogni possibile infiltrazione malvagia e peccaminosa.

b. Veronica inoltre veniva ostacolata nell’orazione. Il demonio, puntando sulla debolezza della sua umanità, non perdeva occasione nel tentarla ad abbandonare il sacrificio della preghiera.

La aizzava perché tralasciasse le pratiche di pietà e con parole suadenti la invitava a concedersi riposo:

“In questo mentre, mi è parso di sentire una voce, ivi vicina a me, che così mi diceva: O pazza che tu sei! Non vedi che ti eleggi un inferno, in questa vita? Ti basti quello che avrai, nell’altra, che, ti assicuro, sarà grande. Va un poco a riposare; non ti prendere tanta pena, perché già l’avrai, nell’altra vita. Questa voce che sentivo, mi faceva tutta travagliare e mettere sossopra; ma mi sono accorta che era il nemico infernale. Non si faceva vedere con vista, ma bensì lo sentivo bene; e mi attizzava molto che io tralasciassi l’orazione” (D. I, 548).

            L’insinuazione satanica appare allettante e per certi aspetti anche prudente: perché cercare tante tribolazioni su questa terra, quando ce ne saranno molte di più e più pesanti nell’aldilà? Un po’ di riposo e di quiete fa bene al corpo e all’anima senza doversi agitare per inventare penitenze eccessivamente gravose che potrebbero provocare malanni fisici. In fondo il buon senso deve moderare le esagerazioni ascetiche. Il consiglio dunque poteva essere ben accetto. Veronica però non si lascia ingannare e istintivamente opera un discernimento riconoscendo essere una tattica demoniaca per allontanarla dalla preghiera. Questa invece deve avere il primo posto nella vita monastica e nella crescita spirituale. La tentazione viene allontanata, con una lucida dichiarazione scaturita dall’animo di Veronica:

“Di nuovo, ho preso un poco di animo e gli ho detto: O bestia infernale, per te non ho cominciato la mia orazione e per te non la voglio lasciare. Viva il mio Dio! Esso è il trionfatore di tutte le vittorie. In lui confido, di me diffido. E poi, rivolta verso il Signore, così gli andavo dicendo: Mio Gesù, aiutatemi. Vostra sono; Voi solo voglio amare. Questo cuore altro non brama che di unirsi a Voi. Trattatemi come volete; sono contenta di darvi gusto. Questa notte, altro riposo non voglio, che di perseverare e fare la vostra volontà adesso e sempre” (D. I, 548).

            La reazione di Veronica non si fa attendere, ma con prontezza e lucidità getta davanti a Satana un ragionamento così logico da non fare una piega e non ammettere appigli. Ella ripropone decisamente il primato da dare a Dio, perché è Lui che deve adorare, servire e pregare; a Lui ha rivolto la sua orazione e da Lui non può distaccarsi per assecondare le insulse richieste del tentatore. Poi fa un esplicito atto di affidamento al suo Signore, da cui soltanto attende protezione e grazia riproponendo con forza l’appartenenza totale a Lui. Solo Gesù ella deve amare con tutte le energie e per amor suo è pronta ad affrontare ogni pena. Ribadisce con convinzione la teoria che l’amare non può dissociarsi dal patire. In tal modo Veronica mostra non solo la coerenza interiore ma si fa autentica maestra di fedeltà assoluta alla divina volontà. Questa sua certezza diventa un ostacolo insuperabile dalle insidie del maligno che se ne va sconfitto e smascherato nella propria viltà menzognera.

“Mentre così dicevo, mi è venuta quella agonia di morte e parevami che il Signore fosse molto più nascosto. Le tenebre crescevano, le tentazioni rincalzavano, l’umanità si abbatteva e più non potevo respirare. Sono stata, buon tempo, così col puro atto di fede, e con gran patire. Sia tutto per amore di Dio! Il tutto è poco!” (D. I, 548).

            Alla fine sopraggiunge impietosa la prostrazione dell’anima che la imprigiona nuovamente nelle tenebre e nella solitudine angosciosa fino a mancarle il respiro. Eppure resiste eroicamente, aggrappandosi unicamente alla pura e cruda fede e alla dedizione amorosa a Dio. Veronica rivela una grande forza interiore, restando ancorata saldamente alla solidarietà del patire con l’amare. Si resta sorpresi e ammirati. Grazie alla sua obbedienza di scrivere le esperienze mistiche, ella ha lasciato una testimonianza impareggiabile di fermezza e di coerenza.

 

c. Spesso Veronica si sentiva invasa da una noia inesplicabile, da un senso di vuoto, di tristezza, di nausea; provava astio verso il monastero, dichiarando di non riuscire a sopportare neanche se stessa; il vedersi con l’abito addosso le dà tormento, lo scrive con sincerità:

“Questa notte, sono stata travagliata, di molto, con tutte le sorte tentazioni. Non potevo aiutarmi con niente; mi sentivo un’afflizione di morte. Fra le altre pene che avevo, il tentatore mi metteva un aborrimento e tedio a tutte le cose della Religione. Il vedermi quest’abito addosso, mi dava tormento. O Dio! Che pena, che dolore mi apportava! Non avrei voluto avere tali cose, per non offendere Iddio. Così dicevo: Mio Signore, se volete che tali cose servano per più patire, e sia la vostra volontà che io le senta, ma non consenta, eccomi pronta a patire questo e tutto quello che Voi volete. Purché, di volontà, non vi offenda mai e poi mai, questo mi basta. E poi, rivolta a me stessa, dicevo: O Veronica, che badi Che fai? Che non ti dài, del tutto, in tutto, ad amare il Sommo Bene? Ora è tempo. Fra tenebre, fra il patire si trova il vero amore. Ora io baciavo il santo abito, ora le mura …” (D. I, 304).

            In questo brano possono rilevarsi tre pennellate interessanti che offrono ulteriormente un quadro suggestivo della spiritualità veronichiana. Anzitutto ella fa vedere come il diavolo le mette addosso una specie di fastidio, che poi si tramuta in rifiuto e riluttanza verso le cose sacre proprie della vita monastica e in particolare verso l’abito religioso, che pur ella indossava con profonda venerazione e rispetto. Strano sovvertimento! Esso le causa una dolorosa angoscia, che tuttavia riconosce provenire dal tentatore. Allora si rianima rivolgendosi confidenzialmente al Signore.

            In questa invocazione appare un secondo tratto della sua anima, la quale distingue le sensazioni provate contro la vita religiosa dal consenso a tali sentimenti. Ella lo indica quando dice di sentire ma non di approvare o acconsentire. Non avrebbe voluto neanche percepire simili malvagie impressioni, che le arrecano tanta pena, ma tutto offre alla divina volontà. Trasforma il patimento in offerta di amore. L’importante è che la sua libera adesione resti sottomessa a Dio.

            Giunge infine al terzo tocco di elevata spiritualità, in cui si sprofonda nell’amore al sommo Bene. Adesso si affida totalmente a Lui e lì trova la pace suprema, perché nel patire si trova il vero amore. Grande animo quello di Veronica! E’ vero che ha sofferto tremendamente, ma è anche vero che ha assaporato la tenerezza e la beatitudine della Bontà infinita.

Il demonio interveniva con insistenza, per accrescere le difficoltà. Giova ascoltare ancora alcune considerazioni nelle quali appare la maestria di Veronica nel superare le insidie del nemico e che possono dare luce a tante anime, le quali si trovano a dover attraversare il medesimo cunicolo:

“Questa notte, vi sono stati di molti travagli; in specie, fra tre volte, ho sentito una voce spaventevole che così mi andava dicendo: O pazza che tu sei! Non vedi che tutte le grazie e doni che hai ricevuto, sono cose diaboliche? Se fosse Iddio, saresti santa perché sono cose grandi. In questo punto mi metteva una fine tentazione di vanagloria. Con atti interni di umiltà e con ricorrere alla B. Vergine, ho vinto. Ogni volta, mi rincalzava più. Alla fine mi ha messa una grande tentazione di disperazione. Questa ancora l’ho vinta con atti di speranza fede in Dio. Quando sentivo quella voce, vedevo anche un fantasma di orribile aspetto che mi dava urtoni, e diceva: Non occorre che tu cerchi altro; non vi è rimedio per te; sei nostra” (D. II, 738).

            Questa volta il diavolo mette alla prova Veronica sotto tre funeste menzogne: la prima cerca di confondere il bene con il male, suggerendo l’idea che le grazie e i doni in lei sono stati originati dai demoni e non da Dio, altrimenti sarebbe una santa. Da qui nasce la menzogna della vanagloria per far credere a Veronica di aver raggiunto un alto grado di perfezione e di potersi considerare una donna colma di santità. Infine la terza menzogna, la più grave e impertinente, vuole ispirare nell’animo di Veronica la convinzione di essere posseduta da Satana, di appartenere al suo dominio ed essere sua schiava. Ciò provoca in lei un senso di demoralizzazione fino a pensare di essere dannata. Povera Veronica! Quanta amarezza ha dovuto provare. D’altronde si sa che il diavolo è menzognero e padre della menzogna, come lo definisce Gesù stesso. Da lui certamente non può uscire alcunché di vero e di buono.

“Dopo il Mattutino, mentre volevo fare un atto di obbedienza di scrivere per un quarto d’ora, ebbi all’improvviso un gran pugno in un occhio e sentii una voce che disse: Maledetti scritti! Con furia, voleva levarmi la tavoletta e il calamaro; ma li ritenni. Mi fece ridere; ma sentivo tanto il gran dolore nell’occhio; e mi lagrimava tanto. Pensavo fosse crepato. Non potei farci altro. Offerivo a Dio la pena che sentivo. (I demoni) fecero gran rumore in cella; e lasciarono un puzzore così grande, che mi faceva venir meno. Sia tutto per amore di Dio!” (D. II, 738)

            Altra circostanza sconvolgente e dolorosa è quella in cui le si avvicina il diavolo in persona per impedirle di scrivere il Diario, definito “i maledetti scritti”, e distoglierla dall’impegno assunto. Lei reagisce con prontezza ed energia. Tuttavia rimane con l’occhio offeso per il pugno ricevuto dal demonio, pensando che fosse accecata. La vittoria tuttavia è dovuta a Veronica che in ultimo, come di consueto, sa congiungere la grande sofferenza con altrettanto immenso amore verso Dio. L’amore dunque vince e trasforma il dolore. Qui va posto il suo successo contro gli attacchi del tignoso d’inferno.

2. La malignità diabolica e la visione dell’inferno

Sono significativi due episodi che mostrano la perfidia del maligno nella lotta con la Santa.

Il primo fatto è veramente curioso. Assumendo le sembianze di Veronica, il demonio entrò un giorno nella camera di una compagna, con la quale iniziò un discorso dicendo tutto il male possibile della Madre maestra. Sorpresa e scandalizzata, in preda a grande agitazione, la suora si recò subito dalla Madre per metterla al corrente del fatto. La maestra ne rimase addolorata e per quattro giorni non degnò di una parola Veronica. La cosa venne poi in chiaro: si poté conoscere che proprio nella stessa ora del colloquio, Veronica si trovava nella camera della stessa maestra a parlarle di cose spirituali: “e così si conobbe ch’era stato il demonio” (D. I, 418-419).

Il secondo caso appare ancora più subdolo. Il demonio nuovamente prende le sembianze della Madre maestra per consigliare alla Santa di non aprirsi al confessore. Un giorno ella sentì bussare alla porta della cella e dal modo di bussare le sembrò che fosse la maestra. Appena entrata, Veronica provò una ribellione istintiva, mentre un senso di ribrezzo le serpeggiava nel cuore. La finta maestra iniziò il discorso prendendo le cose molto alla lontana: prometteva e domandava il più rigoroso silenzio, sotto la scusa che si trattava di delicata questione; ostentava vivo interesse per il bene della suddita, mostrando il più sentito rammarico per ciò che avrebbe detto; e venne al nocciolo:

“Mi è arrivato alle orecchie un certo discorso sopra di voi e del vostro confessore; si dice che tra voi e il confessore vi sia amicizia così intrinseca, che coi medesimi discorsi spirituali venite ad avere il vostro intento di peccare. Io vi ho difeso col dire che non è vero niente, ma pensate: la cosa è tanto avanti che domani (e questo era vero) verrà l’avviso e sarà dato lo sfratto al Padre. Tutta la comunità è scandalizzata, e il disonore cadrà su tutta la comunità se non vi mettete rimedio. Vi impongo dunque in virtù di santa ubbidienza che non andiate più a confessarvi, se non nel caso di colpa gravissima, e che non parliate più con nessuno delle cose del vostro interno, né col confessore ordinario, né con lo straordinario e nemmeno con me” (D. I. 409).

            Il discorso demoniaco si presenta in modo untuoso e falsamente veritiero, come se si trattasse di argomento alquanto scabroso e imbarazzante, che richiede attenzione e molta prudenza. Di fatto tocca un punto malizioso e vergognoso, quello della sensualità e del peccato contro il voto di castità. La cosa singolare sta nel modo di parlare che imita bene le raccomandazioni fatte dai responsabili nei confronti dei sudditi con un tono sommesso, pacato e in parte misterioso ma che pur dev’essere svelato con conseguente scandalo pubblico. L’insieme dell’esortazione suscita sospensione di respiro e l’attesa trepidante di quello che potrebbe scatenarsi da simili premesse non certamente benevole.

            Lo scopo che il diavolo intende raggiungere è quello di imporre a Veronica di tacere sulle sue esperienze mistiche per evitare il bene che potrebbero suscitare e diffondere nelle anime. Quei maledetti scritti sono odiati dal demonio e, se fosse possibile, sarebbero da mettere al bando ed essere bruciati. La malignità consiste nel far passare per sani consigli ciò che invece è una depravata distrazione dalla volontà di Dio. Veronica è in conflitto tra due sentimenti. L’uno le causa la riprovazione di ciò che le viene suggerito sia perché contrario a quanto le è stato chiesto per obbedienza sia perché ella subodora l’inganno del nemico; l’altro sentimento la invita alla sottomissione in quanto ritiene l’obbedienza una virtù fondamentale della vita cristiana. Che fare?

Vincendo l’inquietudine che le gravava l’animo, Veronica rispose:

“Non parlerò con nessuno, solo manderò per Monsignor Vescovo. A lui dirò tutto quello di cui ho parlato col confessore; lui sarà il giudice! “lo vi dico e di nuovo vi ridico che non parliate con nessuno-riprese con tono autoritario la falsa maestra -né con il Vescovo, Dio ne guardi se ciò andasse alle sue orecchie! Fate quanto vi ho detto io e vivete posata”.

(D. I, 415).

Ciò detto, il demonio camuffato andò via. Veronica rimase sbalordita e passò la notte in profonda agitazione. Al mattino poté chiarire la cosa: la Madre non era andata in cella sua, né ombra di verità esisteva in tutto il racconto; il diavolo veniva così smascherato. Lo scopo del nemico era manifesto: impedire la direzione spirituale della Santa e metterla in cattiva luce nel monastero, suscitando avversione anche contro la Madre maestra. Di fatto ella ne rimase intimamente ferita e fece fatica a superare le ombre che il maligno aveva addensato nella sua mente:

“Il tentatore mi mise una avversità così grande verso la madre maestra e con il confessore, che non mi fidavo né dell’una né dell’altro: nemmeno con nessuna sorella; benché tanto non potevo parlare, stantecché l’anno del noviziato non si parla con alcuna. L’istesso avevo con la superiora; ma però conoscevo che era tentazione. Così cercavo di vincermi quando potevo, e delle volte dicevo qualche cosa” (D. V, 719).

Il Diario è pieno delle sue lotte con i demoni e delle sue visite e descrizioni dell’inferno, che viene dipinto come “una regione bassa, nera, fetida e piena di urla animalesche e di lampi sinistri”. Accompagnata dai suoi angeli custodi e dalla Madonna, quasi tutti i giorni vede l’inferno in cui si trova una montagna piena di aspidi e basilischi che incatenavano le persone. Ai fianchi della montagna c’era una moltitudine di anime e di demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni tormentavano le anime dei dannati e nel fondo dell’abisso c’era un trono mostruoso. Al centro una sedia formata dai diavoli capi dell’abisso. Satana vi stava seduto sopra in tutto il suo indescrivibile orrore. La visione di Satana costituisce il grande tormento dell’inferno come la visione di Dio causa la delizia del paradiso.

L’inferno è il risultato disastroso di chi rifiuta l’amore di Dio e la purificazione dai peccati e sceglie volutamente di rimanere nello stato di durezza di cuore. Veronica comprende che il peccato conduce alla dannazione, mentre la sofferenza espia le colpe e l’amore unisce a Gesù e porta alla beatitudine eterna. Ella offre un grande contributo al “trionfo dell’amore”. Proprio dalla visione dell’inferno ebbe la percezione esatta e drammatica in cosa consista la perversità del peccato e a quale tremenda condanna esso conduca le creature umane. Da qui ebbe l’impulso di patire per riparare tante cattiverie e poter evitare agli uomini l’inferno, cooperando all’opera redentrice di Cristo. I suoi tormenti dunque vanno incastonati dentro la cornice tragica del peccato e insieme vanno sopportati e ravvivati con l’amore per Gesù e per l’umanità. In questo contesto Veronica accoglie con apertura di cuore le numerose pene disseminate sul suo cammino con l’entusiasmo di chi si rende conto di compiere un prezioso servizio per il bene di tutti.

Il 22 febbraio 1696 ella annota sul Diario:

“La scorsa notte l’ho passata con più sorta di tentazioni, in particolare sopra la fede: di non credere che vi sia altra vita che questa; e mi battevo sopra il non credere nel Santissimo Sacramento; e anche mi tentavano che io non credessi che noi creature avessimo l’anima: e che questa, morto che sia il corpo, abbia da andare in luogo alcuno; e che, per questo poco tempo che mi resta, mi dessi bel tempo e che delle volte mi pigliassi qualche sollievo. Da queste tentazioni cominciarono anche a venire fantasmi visibili. Mi feci animo e dissi loro: O pazzi che siete! Che pretendete da me?.Se venite per aiutarmi a patire, eccomi pronta a tutto. Voi fate quanto vi è permesso da Dio: e io non voglio che la sua santa volontà! E poi, rivolta al mio Signore, così gli dissi:-Mio sommo bene, Gesù mio caro: vostra sono!..Altro non voglio che Voi: in Voi credo, in Voi confido, di me diffido! Mentre così dicevo io al Signore, quegli spiriti infernali fecero così gran strepito, in cella nostra, che mi pareva che ci fosse tutto l’inferno!” (D. I, 531).

            Nelle varie descrizioni Veronica sperimenta ciò che succedeva nell’antichità ai Padri nel deserto, in perfetta consonanza con le loro accanite lotte verso il nemico infernale. Ciò comprova che ella si pone sulle orme della tradizione spirituale della Chiesa e nella fedeltà alla dottrina demonologica sostenuta e professata dall’autorità magisteriale dei concili e dei papi.

            In particolare nel presente racconto, dopo aver delineato le tentazioni circa la fede, che toccano gli aspetti essenziali del credo ecclesiale, ella afferma anche di vedere fantasmi e figure mostruose. Di fronte a tali aggressori si fa animo e scaglia contro di loro le verità professate dalla e nella Chiesa, affinché tornino in se stessi e non pretendano di fare più di quanto è concesso loro dalla volontà divina. Dimostra così di riconoscerli creature inferiori a Dio e anch’esse sottoposte alla sua signoria. Non possiedono un potere assoluto e sono ben delimitati nella sfera delle loro azioni. Giustamente ella non li teme, anzi li accetta se sono strumenti provvidenziali per farle esercitare la volontà e rafforzare la fede. Altrimenti li apostrofa ordinando di allontanarsi; si prende beffa di loro e li schernisce ridendo. In fondo sono esseri meschini, buffoni e deboli, pur volendo apparire altezzosi e impetuosi:

“Alla fine, mi ha incominciato a travagliare con fantasmi di più sorte, in particolare di mia figura; e mi persuadeva, che, per la mia gentilezza (delicatezza), non avrei potuto durare col rigore di vita intrapreso. Qui anche mi ha fatto ridere di questi pensieri che piglia verso di me. Io gli ho detto, che, in quanto a questo, conosco da me quello che posso fare, e sono sicura che io, come io, non potrei muovere un dito, ma che, tutta posta nelle mani di Dio, Esso opera tutto in me, e di Lui mi fido, e tutto si ha da fare per sua gloria, e per adempire la sua santa volontà. Qui voglio stare, e questa sarà sempre la prima in pigliare tutte le mie operazioni; perché tutte hanno ad esser fatte colla volontà di Dio, e col gusto suo. E poi, rivolta al tentatore, gli ho detto: Vattene pure, o tizzone d’inferno. Non li do retta a niente. Sei bugiardo, e porti teco tutti i mali. Però con essi ritorna alle tue stanze d’abisso. P. Confessore, mi creda che, detto che ebbi questo, mi parve di vedere il demonio tutto infuriato; e, se avesse potuto, mi avrebbe tolto la vita. Ma mi fece di nuovo ridere, perché tosto fuggì. Dopo mi quietai un poco, e potei applicare un po’ all’orazione” (D. I, 245).

L’aggressività di Satana si è scatenata contro di lei fino a tentare di ucciderla facendola precipitare per le scale. Una volta fu oggetto di una scarica di sassi, che si conservano ancora nel monastero e sono chiamati i mattoni del diavolo. Il demonio voleva strozzarla, la tentava di fuggire dal convento, di fingersi pazza e, siccome resisteva, la scaraventava per terra causandole molto dolore; la faceva mordere da vari animali feroci, le poneva sporcizia nelle vivande. Insomma una continua persecuzione. Il Signore permetteva tutto ciò perché il tentatore ne avesse scorno peggiore, per dare a lei meriti maggiori, e perché la sua virtù fosse meglio conosciuta ed apprezzata. Lei stessa ne riceveva un vantaggio spirituale per ravvivare la fede, mantenere l’umiltà e accettare le sofferenze per amore del suo Sposo.

3. L’amare e il patire per Gesù quale fonte di gioia

La guerra spietata mossa dal demonio a Veronica ebbe come risultato un amore sempre più profondo per Gesù e per la croce, impastata mirabilmente di amore, obbedienza e unione con Dio.

”Questa notte, dalle cinque ore sino alle 10 ore, ho avuto varie pene e molti contrasti. Il demonio volevami inquietare sopra la mia vita passata; e poi, mi tentava che io facessi un atto risoluto di non volere accettare più patimenti. Ma io ho fatto tutto l’opposto; ho rinnovato le mie proteste, ed ho dato un nuovo consentimento, ché si adempia in me la divina volontà, con esibirmi alle pene, alle croci ed ai tormenti, per puro amore di Dio e per fare la sua volontà ss.ma. L’anima mia si è posta tutta nelle mani di Dio, con aver fatto la rinunzia di tutte le cose transitorie di questa vita” (D. IV, 32).

            Veronica mette in luce il singolare duello che deve esplicare contro l’accanito avversario. Sono posti uno di contro all’altro i due contendenti. Dapprima ella espone le mosse sferrate dal demonio in due attacchi successivi: il primo si avventa direttamente sulla persona antagonista, cercando di colpirla nel modo più vasto, percorrendo perfidamente le tappe più umilianti della sua storia; il secondo assalto più feroce tenta di sgretolare e demolire le armi con cui la nemica si difende e che per il demonio sono spaventosamente impenetrabili e rocciose, cioè le sofferenze.

            Di rimpetto Veronica usa un metodo del tutto inverso: anziché avventarsi contro l’odioso nemico, si trincera dentro le proprie sicurezze e in tal modo lo indispettisce e lo irrita; rinnova la sua totale adesione e obbedienza a Dio; acconsente di accogliere penitenze e sacrifici, insaporendo ogni cosa con l’amore. Ella si pone serenamente e fiduciosamente nelle braccia del Signore. Tale comportamento non solo la difende dagli assalti malvagi, ma la rende così salda e invulnerabile che scatena la stizza dell’avversario, il quale si vede fallito nell’impresa bellica e miseramente sconfitto. Ella ne esce vittoriosa non per la propria validità, ma unicamente per la potenza di Colui a cui si è affidata.

Ne risulta che ella in tutte queste situazioni di lotta infernale permesse da Dio, in cui il demonio si scagliava con tutta la sua rabbia contro di lei, la malediceva e la minacciava di mali e trattamenti peggiori, proseguiva tranquilla nella sua strada. Sapeva che al principe della superbia non vi è miglior modo di rispondere che col disprezzo. Alle volte però, come si è visto, arrivava ad aizzarlo contro di sé per mostrargli che non ne aveva alcun timore, ora ridendosi delle sue maledizioni e schernendolo con i titoli più obbrobriosi.

Nel Diario alla data del 15 Marzo 1696 scrive:

“In questa notte, l’ho passata con più travagli e sono stata, di continuo, in tenebre e sempre con tentazioni: in particolare, sopra il terzo voto e contro la fede. Vi sono stati i fantasmi, ma non visibili. Solo hanno fatto gran rumore, ché mi pareva volessero gettare a terra la nostra cella. A tutto mi sono fatta animo, ed andavo dicendo: Mio Signore, siate benedetto! Eccomi a tutto pronta. Si faccia la vostra volontà! Questa bramo, questa vi chiedo” (D. I, 547).

Sperimenta uno stato di sofferenza estrema che chiama la nuda croce e il puro patire, in corrispondenza a quello che i mistici definiscono “la notte dello spirito” cioè la privazione assoluta di ogni conforto spirituale. Sperimenta anche il sentimento doloroso di essere lontana da Dio e il sentimento acuto dell’abbandono divino. Dall’altro canto prova un desiderio ardente di immergersi in Dio e di stare unita a Lui, mentre avverte l’angoscia di essere sola senza di Lui; sente il bisogno di un possesso definitivo dell’amore e nello stesso tempo Dio si nasconde; viene attratta potentemente verso Dio ed è spinta a cercarlo, ma quando si slancia verso di Lui non trova che vuoto e silenzio, si dibatte nella notte più profonda dello spirito soffrendo il silenzio del cuore. Tuttavia non le mancano momenti di indescrivibile gioia e serenità dell’animo, che l’appagano di tutte le contrarietà. Anzi le fanno capire che ogni altra allegrezza è nulla rispetto alla sua pace interiore:

“In questo mentre mi misi a considerare la pretiosità del patire; andavo, colla mia mente, per il mondo tutto, per vedere se trovavo gioie simili a questa. Ma indarno mi affatigavo; perché non vi è corona, né di papa, né di imperatore, né di re, né di monarca nissuno, a gioie così pregiate, che si possa paragonare alla gioia pretiosa del puro patire” (D. V, 40).

            Le espressioni di Veronica assumono un sapore di straordinaria profondità e di inaudita sorpresa. Non solo le gioie succedono alle pene, come due momenti distinti e distaccati uno dall’altro. Ella arriva ad affermare che il patire stesso si fa portatore di gioia. Una novità assoluta e incredibile. Anzi il patire si identifica con la gioia, che dona al patire una eccellente preziosità. Ha l’ardire di fare un paragone con tutte le felicità vissute nel mondo dalle persone più eccelse e ricche. Eppure ella dichiara che non ne ha trovata alcuna simile alla beatitudine della sofferenza. Ci si chiede quale sia la ragione di una affermazione umanamente così assurda e insieme così decisa e indiscutibile. Come può Veronica azzardare una asserzione di tale portata inverosimile e di esserne così convinta da non ammettere obiezioni di sorta, ma restare tranquilla e imperterrita? Non esiste al mondo una delizia tanto grande come il soffrire.

            Lo sostiene lei ma ne dà anche la spiegazione illuminante:

“In questo mentre, parvemi che il Signore mi desse a conoscere la bellezza di questa gioia. Ma io non la posso paragonare a niente di questa vita, perché tutte le più pregiate gioie che si possono mai trovare, poste con questa, divengono nulla. È tale la sua bellezza, che, godendo; l’anima di avere tal gioia, le pare di godere un paradiso qui in terra; tanto è bella e desiderabile! Basta dire che l’ha formata, l’ha abbellita lo stesso Amore. Anzi è comprata ad un prezzo infinito, e vale più questa che tutti i tesori del mondo tutto. Divengono essi come niente o, per dir meglio, sono come fango. La sua bellezza supera tutte le bellezze dell’universo; la sua grandezza fa divenire ogni cosa un nulla; la sua chiarezza e splendore ci fa vedere che tutti i gusti e contenti di questa vita sono tenebre ed oscurità ben grandi” (D. V, 41).

            Si tratta dell’inno alla gioia del patire nell’amare. Con una incantevole lirica Veronica canta l’elogio della sofferenza contemplandola nello splendore della sua bellezza. Una bellezza che sorpassa qualsiasi altra bellezza creata. E ciò è dovuto alla causa da cui ha origine un tale fulgore: l’Amore l’ha formata e l’ha abbellita. In tali parole Veronica esplode nell’ammirazione estatica di fronte a tanta leggiadria. Non resta altro che fissare lo sguardo su di essa per cogliere gli aspetti più attraenti. L’Amore costituisce la fonte suprema e ineffabile che ha reso il patire così amabile e piacevole. Quell’Amore di Cristo ha trasformato con il sacrificio della croce il soffrire in salvezza. La crocifissione di Gesù rivela l’evento redentore molto prezioso e costoso, che ha avuto il potere e il merito di far risplendere la sofferenza nella luminosità dell’amore.

            Veronica esprime con lirismo il fulcro del mistero salvifico, assommando insieme il dolore con l’amore da cui emana il fascino di una bellezza incomparabile. Teologia, fede, contemplazione e poesia si amalgamano mirabilmente per inneggiare all’Amore di Cristo immolato. Ella ne è totalmente coinvolta e si lascia irradiare per esplodere nell’esclamazione finale di gioia:

“O gioia preziosa! io ti vo’ tenere appresso di me. E nissuno mi stia a nominare più patire; ma si dica e si nomini sempre gioia. E, se per sorte venisse persona alcuna tribolata da V. R., le dia questa nova, che non vi è più il nome di patire, ma che le tribolationi e i travagli si hanno da chiamare gusti e contenti, e si hanno da tenere cari, come gioie pretiosissime. Così sia” (D. V, 41).

            Si giunge così alla conclusione sublime che identifica totalmente il patire con il gioire. Ambedue formano una identità piena, tanto che non si può pensare alla sofferenza senza affermare contemporaneamente l’allegrezza: le tribolazioni e i travagli si devono chiamare gusti e contenti. A questo punto si può dire che l’esperienza veronichiana diventa teoria comprovata e vissuta del patire e dell’amare.

Ammaestramenti questi che fanno comprendere come il patire per amore è uno stato di natura spirituale di altissimo valore, perché rivela il cuore e la vitalità del cristianesimo:

“II patire è un tesoro che in sé serra tutti gli altri tesori; è un mare dal quale si fanno molti fiumi e rivi, per innaffiare tutti gli orti e i giardini di ciascun’anima. Questo patire è un fonte, ma fonte sigillato con l’amore. Che più? E’ un convito nel quale vi sono tutte le sorte di vivande, e tutte acconcie e condite col puro amore. Dunque, il patire si può chiamare banchetto e convito di amore” (D. V, 87).

            Ancora delle pennellate significative e brillanti sulla configurazione del patire. Veronica usa alcune immagini e similitudini che esprimono bene la concezione che ella possiede attorno alla sofferenza, per darne una delucidazione inequivocabile, la quale non ha niente a che fare con forme di masochismo e o di isterismo emotivo. Ella rivela una viva lucidità mentale e insieme una vivace espressività verbale con rilevanti tocchi di acutezza. Il patire è indicato come il tesoro che raccoglie in sé tutti gli altri desideri, in modo da doverlo valorizzare come si conviene e non lasciarsi ingannare dai pregiudizi che esso porta con sé; è come un mare da cui nascono fiumi e ruscelli per portare l’acqua refrigerante ad ogni anima, in quanto dal patire sorgono effetti benefici per la maturazione della propria personalità e sensibilità.

             Tuttavia Veronica precisa, coerentemente il suo modo di vedere, che la sorgente del soffrire non ha una propria validità se non viene irrorata e purificata dall’amore. Proprio l’amare dona al patire il sapore appetitoso che invita alla mensa della vita e della bontà, dove tutti possono rallegrarsi e godere di cibi succulenti, conditi saporosamente dall’amore. Veronica conclude con una frase riassuntiva: il patire è il banchetto e il convito di amore. Sta qui il succo fragrante della sua esperienza mistica e del suo solido pensiero. Lì si concentrano la sua vita e la sua santità.

[1] Laureato in teologia dogmatica al Laterano, Dottore in filosofia ad Urbino. Membro della Pontificia Accademia Teologica.

[2] I brani riportati si riferiscono ai volumi pubblicati e sono citati con la sigla D., il volume I–VII, il numero delle pagine: Fioruccio (a cura di), “Un tesoro nascosto” ossia il Diario di S. Veronica Giuliani, Nuova edizione I-IV, Monastero delle Cappuccine, Città di Castello 1969-1974; Iriarte L.-De Felice A. (a cura di), Diario di S. Veronica Giuliani, V, Monastero delle Cappuccine, Città di Castello 1987; Cittadini Fulvi M.–Iriarte L. (a cura di), Diario di S. Veronica Giuliani, VI, Ed. critica Porziuncola, S. Maria degli Angeli, Assisi 1989; Iriarte L. (a cura di), Diario di S. Veronica Giuliani, VII, Ed. Porziuncola, S. Maria degli Angeli, Assisi 1991. Chi volesse una visione più ampia rimando al mio volume: Il patire e l’amare, Ed. Monastero San Silvestro Abate, Fabriano 2013.

L’esorcismo nella pastorale ordinaria della Chiesa del Card. Salvatore De Giorgi

L’ESORCISMO NELLA PASTORALE ORDINARIA DELLA CHIESA
del Card. Salvatore De Giorgi

Arcivescovo emerito di Palermo

1 – Un cordiale e fraterno saluto a tutti nel Signore Gesù.

Ho accolto ben volentieri l’invito a partecipare a questo Convegno nazionale degli esorcisti italiani sia per l’interesse pastorale che ho sempre avuto per il ministero degli esorcismi sia per la gioia di stare con voi e condividere le vostre esperienze e le vostre attese.

Ho accolto volentieri anche il tema affidatomi, “L’esorcismo nella pastorale ordinaria della Chiesa”, perché pone il dito su una piaga ancora viva della nostra pastorale ordinaria: non conoscere sufficientemente, non accogliere doverosamente, non valorizzare adeguatamente il dono che Gesù ha dato alla sua Chiesa per il bene dei suoi figli col ministero dell’esorcismo.

 Non riconoscere, non accogliere, non valorizzare i doni di Dio, soprattutto quando sono garantiti dal Magistero della Chiesa, è una grave colpa di orgoglio e di presunzione, a danno della stessa pastorale ordinaria. Se questa consiste nel prolungamento-attualizzazione dell’unica e universale missione di liberazione e di salvezza integrale e totale, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, operata da Gesù e affidata alla sua Chiesa, la liberazione dal Maligno, nemico della salvezza dell’uomo, è la prima e più necessaria liberazione, come Gesù ci fa invocare il Padre nella sua preghiera: ”Liberaci dal Maligno”.

Il ministero degli esorcisti oggi è necessario e urgente come non mai, se nella Presentazione del nuovo Rito degli Esorcismi la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), afferma di essere ”consapevole di offrire ai pastori d’anime e in particolare agli esorcisti un libro liturgico che nell’attuale situazione del nostro Paese risponde a un’avvertita esigenza” (CEI n.1).

2 – L’affermazione dei nostri vescovi suggerisce alcune considerazioni preliminari al nostro tema.

La pastorale ordinaria fa sempre riferimento alla situazione socio religiosa del tempo in un determinato Paese, e ogni libro liturgico è garanzia e norma di un’azione liturgica approvata dalla Chiesa. Ogni azione liturgica, a sua volta, è parte integrante della missione della Chiesa e quindi della pastorale ordinaria nel suo triplice e indissociabile aspetto di evangelizzazione, santificazione e carità, anche se con riferimento a una sua particolare dimensione, com’è la pastorale della liberazione, della consolazione e degli esorcismi.

 Per questo il nuovo Rito è offerto a tutti indistintamente i pastori d’anime, ossia vescovi e ai presbiteri, anche se in particolare agli esorcisti, il cui ministero straordinario è parte integrante della pastorale ordinaria.

E proprio la pastorale ordinaria, infatti, è interpellata dalla situazione socio religiosa del nostro Paese, come risulta dalla sintetica ma lucida analisi delle ragioni che motivano l’esigenza avvertita dai vescovi. È bene richiamarle, perché col passare degli anni non si sono attenuate ma aggravate.

Sono ragioni anzitutto di ordine religioso ed etico, come “la carenza in molte persone di un’incisiva esperienza di fede e di solide convinzioni religiose, la perdita di alcuni importanti valori cristiani e l’oscurarsi del senso profondo della vita”, che “concorrono a creare un clima di incertezza e di precarietà, il quale a sua volta favorisce il ricorso a forme di divinazione, a pratiche religiose venate di superstizione, a espressioni rituali di magia e talora perfino a riti estremamente aberranti, come quelli del culto a Satana”(n.2), che in Italia si sta diffondendo anche in forma associativa con oltre 500 gruppi secondo il CESNUR.

 Sono ragioni di ordine culturale e sociale, come il fatto che «in alcuni ambienti, la superstizione e la magia convivono con il progresso scientifico e tecnologico, incapace di dare risposte ai problemi ultimi dell’esistenza, non essendo competenti sui fini, ma solo sui mezzi. Anzi non è escluso che l’efficienza scientifica e tecnica, stimolando la bramosia di successo, possa in certi casi predisporre l’animo alla ricerca dell’efficienza magica, conferire alle pratiche superstiziose una patina di scientificità e di rispettabilità, suggerendo collegamenti con la medicina, la psicologia, la psichiatria, l’informatica; offrire infine alla magia il supporto per uno sviluppo imprenditoriale di vaste dimensioni, con un movimento di cospicui capitali» (n.3). Si pensi al ricorso sempre più frequente, numeroso e dispendioso a maghi, astrologi, cartomanti, falsi veggenti.

Le conseguenze sono da una parte “un diffuso e malsano interesse per la sfera del demoniaco al quale i mezzi di comunicazione sociale contribuiscono a dare risonanza e supporto”, e dall’altra, «in ampi settori della cultura contemporanea viene spesso sottovalutata o negata la presenza e l’azione di Satana nella storia e nella vita personale. Spesso si prende pretesto dal linguaggio, immaginoso e mitico, di cui a volte si servono la Scrittura, la Tradizione e la predicazione popolare, per rifiutare, senza il necessario discernimento, insieme all’involucro verbale anche il reale contenuto della Rivelazione e della dottrina della Chiesa» (n.4).

Indubbiamente se si nega la presenza reale e personale del demonio, la sua malefica azione ordinaria e straordinaria, si negano o si trascurano di conseguenza tutti i mezzi spirituali che il Signore ha dato alla sua Chiesa per combatterlo e vincerlo.

Purtroppo anche oggi fra cristiani e perfino tra sacerdoti, non voglio pensare tra vescovi, non mancano coloro che negano o mettono in dubbio l’esistenza personale del Demonio, considerandolo solo come un simbolo del male nel mondo, e perciò sono indifferenti o contrari ad ogni forma di esorcismo.

Eppure l’esistenza personale del Diavolo e dei demoni è una verità della nostra fede, che pervade tutta la Bibbia, dalla Genesi all’Apocalisse, costantemente insegnata senza ambiguità dal Magistero della Chiesa, e più recentemente nei Documenti del Concilio Vaticano II (in Lumen Gentium, Gaudium et Spes, Sacrosanctum Concilium, Ad Gentes), nel Catechismo della Chiesa Cattolica e soprattutto nella Premessa dottrinale del Nuovo Rito degli Esorcismi, particolarmente sottolineata da Padri, Dottori e Santi della Chiesa in ogni tempo, anche e direi soprattutto nel nostro tempo.

3 – Basti pensare agli interventi forti e chiari degli ultimi Pontefici.

Si tratta di un magistero costante, progressivo e tanto più insistente, quanto costante, progressiva e più insistente oggi è l’azione distruttrice di Satana.

Il Beato Paolo VI nella catechesi del 17 novembre 1972, sull’ultima invocazione del Padre nostro “Liberaci dal male”, dichiarava che «uno dei bisogni maggiori della Chiesa di oggi è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore».

Affermava con decisione, ed è importante sottolinearlo, che «esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerlo come persona realmente esistente; o lo spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni».

Avvertiva lucidamente che «quello sul Demonio e sull’influsso, ch’egli può esercitare sulle singole persone, come su comunità, su intere società, o su avvenimenti», è «un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare», sottolineo “da ristudiare”. E con amarezza concludeva: «Ma oggi lo è poco». Sono passati 45 anni e non possiamo dire che oggi “lo è molto”, nonostante gli innegabili progressi, dovuti anche e soprattutto a voi, carissimi esorcisti.

San Giovanni Paolo II, che secondo P. Amorth è stato il primo papa esorcista, non solo ha sottolineato che «una tipica attività (di Gesù) è proprio quella dell’ esorcista», ma in cinque catechesi ha denunciato l’azione nefasta di Satana confutando quanti non ci credono o lo sottovalutano, e lamentando particolarmente «l’estendersi dell’ ammirazione per Satana, che sta conquistando vecchi e giovani in molte città dell’ Occidente» (Catechesi del 3,6,1998).

A lui siete certamente grati voi esorcisti per aver approvato il Rito rinnovato degli Esorcismi il 1 ottobre 1998.

Non meno deciso è stato Papa Benedetto XVI, che nel corso del suo pontificato ha parlato più volte di Satana soprattutto nelle catechesi sul Padre nostro e nei commenti sulle tentazioni di Gesù, confutando quanti negano la sua esistenza personale come già da cardinale aveva fatto nei riguardi di Herbert Haag.

 E anche a lui voi esorcisti siete grati perché in una udienza del mercoledi vi ha incoraggiati a proseguire nel vostro ministero sostenuti dalla vigile attenzione dei vostri vescovi e dalla incessante preghiera della comunità cristiana.

Papa Francesco è il Papa che più frequentemente, fin dalla prima omelia rivolta a noi Cardinali nella Cappella Sistina all’indomani della sua elezione, sottolinea la presenza e l’azione nefasta del Demonio nella Chiesa e nel mondo e la necessità dell’esorcismo.

Sono innumerevoli le citazioni in diverse catechesi e omelie .Mi limito a due significative confutazioni: a chi ritiene anacronistico parlare oggi del demonio, ha precisato con forza: «Il Demonio c’è anche nel secolo XXI» (Catechesi dell’11.4.2014); ad “alcuni preti” che considerano le liberazioni degli ossessi da parte di Gesù narrate nel Vangelo come semplici guarigioni da malattie psichiche, ha affermato con altrettanta forza: « E’ facile dire :tutti questi non erano indemoniati; erano malati psichici’. No!…Il Vangelo di oggi incomincia col Demonio scacciato e finisce col Demonio che torna. E queste non sono bugie. È la Parola del Signore» (Omelia dell’11 febbraio 2014).

 E sulla necessità degli esorcismi ha fatto chiaro e significativo riferimento nel discorso tenuto a conclusione del Corso annuale sul foro interno della Penitenzieria Apostolica di quest’anno: «Laddove il confessore si rendesse conto della presenza di veri e propri disturbi spirituali – che possono essere in larga parte psichici e ciò deve essere verificato attraverso una sana collaborazione con le scienze umane – non dovrà esitare a fare riferimento a coloro che,nella diocesi, sono incaricati di questo necessario (sottolineo necessario) e delicato ministero,vale a dire agli esorcisti. Ma questi devono essere scelti con molta cura e molta prudenza».

4 – Si comprende bene così l’importanza della lotta contro il Maligno nella pastorale ordinaria della Chiesa, con tutti i mezzi a sua disposizione, inclusi gli esorcismi. E si comprende anche come in ogni diocesi il vescovo, per amore dei suoi fedeli, dovrebbe assicurare la presenza dell’esorcista, tanto più che le richieste diventanto più frequenti e insistenti.

Indubbiamente l’azione ordinaria di Satana è la tentazione al male.

E’ questo, come precisano i vescovi italiani nella Presentazione, «il pericolo più grave e dannoso in quanto si oppone direttamente al disegno salvifico di Dio e all’edificazione del Regno. Satana riesce a impadronirsi davvero dell’uomo in ciò che ha di più intimo e prezioso quando questi, con atto libero e personale, si mette in suo potere con il peccato. Invece i fenomeni diabolici straordinari della possessione, dell’ossessione, della vessazione e dell’infestazione sono possibili, ma di fatto, a parere degli esperti, sono rari. Provocano certo grandi sofferenze, ma di per sé non allontanano da Dio e non hanno la gravità del peccato» (CEI,n.7).

Precisata questa chiara distinzione, giustamente traggono una saggia raccomandazione: «Sarebbe quindi da stolti prestare tanta attenzione all’eventuale presenza del Maligno in alcuni fenomeni insoliti e non preoccuparsi affatto della realtà quotidiana della tentazione e del peccato, in cui Satana, ‘omicida fin dal principio e ‘padre della menzogna’ (Gv 8,44), è sicuramente all’opera» (CEI, ib.).

Alla lotta ordinaria contro Satana siamo impegnati tutti noi sacerdoti. A quella straordinaria solo i sacerdoti esorcisti legittimamente autorizzati dal proprio vescovo. Tutti, comunque, abbiamo il dovere di conoscere e valorizzare le risorse spirituali che il Signore mette a disposizione della sua Chiesa in modo che, sia nel ministero ordinario sia in quello straordinario della lotta al Maligno, due aspetti inscindibili e complementari della pastorale ordinaria affidata a ogni sacerdote, possiamo essere per i nostri fedeli la presenza, la voce, le mani, il cuore di Gesù, che guarisce, libera, salva, consola e santifica con la forza del suo Amore, che è lo Spirito Santo, e con l’onnipotenza della sua Misericordia, che non ha limiti.

5 – Il ministero della liberazione, della consolazione e degli esorcismi risponde a una delle principali facoltà proprie del carisma sacerdotale, e quindi a una delle esigenze fondamentali della carità pastorale.

Con l’imposizione delle mani e la preghiera del vescovo, lo Spirito Santo ci ha configurati ontologicamente a Cristo unico sommo ed eterno Sacerdote della nuova Alleanza, capo, servo, sposo e pastore della Chiesa, facendo di noi le icone sacramentali della sua presenza di Buon Pastore e gli strumenti vivi della sua incessante missione di liberazione e di salvezza, della sua opera che “il Vangelo descrive come una lotta contro Satana” secondo l’efficace precisazione dei nostri vescovi (CEI, n.5), come liberazione dal Maligno sul quale ha riportato totale e definitiva vittoria (ib.,n.6), anche se da parte nostra non deve mai venir meno l’impegno della preghiera e della vigilanza (ib., n.7).

La carità pastorale è derivazione, partecipazione e manifestazione dell’amore di Cristo buon Pastore, che. durante la sua vita terrena, non solo nel deserto ha vinto le tentazioni di Satana (cf. Mt 4, 1-11; Mc 1, 12-13; Lc 4, 1-13), e nel Getsemani il suo assalto finale (cf Lc 22), anticipando la vittoria definitiva con la sua risurrezione; non solo con la sua autorità ha scacciato Satana e gli altri demoni imponendo loro la sua volontà come segno della sua messianicità (cf Mt 12, 27-29; Lc 11, 19-20); ma ha dato agli Apostoli e agli altri discepoli il potere di scacciare gli spiriti immondi (cf Mt l0, 1. 8; Mc 3, 14-15; 6, 7.13; Lc 9,1; l0, 17. 18-20), come uno, anzi il primo, dei segni che avrebbero accompagnato quanti credono in lui: “Nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove”. (cf Mc 16,17).

6 – Il ministero degli esorcismi, pertanto, è un aspetto non secondario della missione sacerdotale e quindi della pastorale ordinaria. Nel passato addirittura prima dell’Ordinazione Presbiterale si riceveva l’Ordine minore (cosi si chiamava allora) dell’Esorcistato, (l’ho ricevuto anch’io nel 1951), ma non lo si doveva esercitare. Era comunque un segno dell’interesse della Chiesa per questo ministero nella missione della pastorale ordinaria affidata ai presbiteri.

In che cosa consiste tale missione e come realizzarla fruttuosamente, lo ha precisato San Marco, che così racconta la chiamata e la scelta degli Apostoli: “In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che chiamò apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni”(Mc 3,13-15).

 Marco pone come prima ragione della vocazione apostolica: ”Perché stessero con lui”, ossia la preminenza della vita interiore, della contemplazione, e il primato della grazia.

Connessa, e in modo inscindibile, con questa esigenza fondamentale, pone la seconda, anch’essa essenziale e ineludibile: “per mandarli a predicare”, ossia per esercitare la missione evangelizzatrice a tutto campo, considerata nel senso amplissimo inteso dal B. Paolo VI nella Esortazione “Evangelii Nuntiandi, comprensivo cioè di tutte le dimensioni dell’opera della salvezza e di conseguenza della pastorale ordinaria che l’attualizza.

Di queste dimensioni Marco rimarca particolarmente una: “con il potere di scacciare i demoni”. E questo va sottolineato perché, se gli apostoli dovranno prolungare nel tempo la presenza e l’azione sempre viva di Gesù,- e in questo consiste la pastorale ordinaria – dovranno prolungare anche questa dimensione non secondaria ma addirittura prioritaria della sua missione di salvezza: scacciare i demoni.

 E se è proprio della missione dei vescovi come successori degli Apostoli il potere di scacciare i demoni, questo potere non può non caratterizzare anche quella dei presbiteri, “necessari collaboratori” dell’Ordine Episcopale (Praesbiterorum Ordinis, n.7): solo i sacerdoti, infatti, possono essere esorcisti.

E’ una prospettiva vocazionale, questa, che va tenuta presente nella formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale sia dei futuri presbiteri nei seminari sia in quella permanente dopo l’Ordinazione, in modo che il vescovo non abbia eccessive difficoltà a trovare nella sua diocesi sacerdoti ai quali affidare il ministero di esorcista, com’è suo dovere.

 Non so in quanti seminari d’Italia si faccia questo: ho l’impressione in pochi. Sono rimasto deluso nel sentire da seminaristi di alcuni seminari e facoltà teologiche che non è stato presentato loro neppure il nuovo Rito degli Esorcismi. Eppure esso fa riferimento a diverse discipline, Sacra Scrittura, Teologia Dommatica, Morale, Diritto, Pastorale e soprattutto Liturgia, e offre un innegabile contributo anche alla formazione spirituale dei futuri sacerdoti, che dovranno combattere contro Satana.

In realtà tutti i sacerdoti vanno considerati potenziali esorcisti, perché questo ministero è connesso con la grazia e i poteri sacramentali dell’Ordinazione.

Le qualità richieste negli esorcisti, “provata pietà, scienza, prudenza e integrità di vita” (Rito n.18), sono quelle che devono caratterizzare la vita di ogni sacerdote, anche se per esercitare gli esorcismi devono essere di più alto profilo.

E se occorre essere “specificamente preparati a questo ufficio”(ib.), si comprende come occorra non solo programmare iniziative di formazione e di aggiornamento, come questa, a livello diocesano o regionale o nazionale, ma anche che esse siano seguite e partecipate con interesse da tutti i sacerdoti, come momenti non secondari della doverosa formazione permanente.

 In questo senso va letta anche la raccomandazione dei vescovi italiani nei riguardi degli esorcisti: ”E’ conveniente che gli esorcisti della stessa diocesi si incontrino qualche volta tra loro e con il vescovo, per condividere le loro esperienze e riflettere insieme. Sembra opportuno che incontri analoghi si svolgano anche a livello interdiocesano e nazionale” (CEI, n.14).

Genericamente, pertanto, devono essere preparati tutti i sacerdoti perché, come precisa sempre il Nuovo Rito, – e questo è un tratto fondamentale della pastorale ordinaria – “l’aiuto spirituale non si deve negare neppure ai fedeli che, pur non toccati dal Maligno (cf 1 Gv 5, 18), soffrono tuttavia per le sue tentazioni, decisi a restare fedeli al Signore Gesù e al Vangelo. Ciò può essere fatto anche da un sacerdote non esorcista, o anche da un diacono, utilizzando preghiere e suppliche appropriate” (ib. n.15).

Queste sono contenute nel nuovo Rituale, il quale, anche per tale ragione, deve essere conosciuto da tutti i sacerdoti, dai diaconi e persino dai fedeli, specialmente se hanno ricevuto un ministero istituito, per cui l’esorcista può convenientemente utilizzarlo.

7 – Luogo privilegiato della pastorale ordinaria è la parrocchia.

Definita da San Giovanni Paolo II “ultima localizzazione della Chiesa e in un certo senso la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie” (Christi Fideles Laici, n.26), è in essa che in concreto si realizza la pastorale ordinaria della quale fa parte integrante quella degli esorcismi, la quale perciò non può essere né ignorata né sottovalutata.

L’esorcismo, infatti, come sacramentale, è sempre un’azione liturgica, ossia azione di Cristo e della Chiesa; quindi non un fatto privato, solamente personale o familiare, ma un evento di grazia che riguarda tutta la Chiesa e investe in particolare l’ attenzione, l’interesse e la responsabilità di ogni comunità parrocchiale, come comunità di fede, di speranza e di carità.

8 – Nella parrocchia comunità di fede, i sacerdoti nella predicazione, nella catechesi, nelle omelie, nei corsi di formazione dei gruppi, dei movimenti, delle associazioni, hanno il dovere di annunciare il Vangelo senza cesure arbitrarie e in totale sintonia col Magistero della Chiesa, per cui i fedeli vanno illuminati anche sull’esistenza personale, la natura spirituale, e l’azione sia ordinaria sia straordinaria del Maligno.

Mi pare di grande utilità al riguardo richiamare quanto i Vescovi italiani hanno raccomandato sotto la voce di “attenzioni pastorali: ”L’attuale diffusione delle manifestazioni superstiziose, della magia e del satanismo richiede una certa sollecitudine pastorale, a tener desta la quale può contribuire la pubblicazione e l’uso adeguato del Rito stesso. A questo riguardo è necessario da parte dei pastori d’anime:

– richiamare, con sapienza e prudenza, i fedeli a non ricercare il sensazionale e a evitare sia la stolta credulità che vede interventi diabolici in ogni anomalia e difficoltà, sia il razionalismo preconcetto che esclude a priori qualsiasi forma di intervento del Maligno nel mondo;

 – mettere in guardia i fedeli nei confronti di libri, programmi televisivi, informazioni dei mezzi di comunicazione che a scopo di lucro sfruttano il diffuso interesse per fenomeni insoliti o malsani;

– esortare i fedeli a non ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano detentori di poteri occulti o medianici o presumono di aver ricevuto poteri particolari. Nel dubbio circa la presenza di un influsso diabolico è necessario rivolgersi prima di tutto al discernimento dei sacerdoti esorcisti e ai sostegni di grazia offerti dalla Chiesa soprattutto nei Sacramenti;

– presentare il significato autentico del linguaggio usato dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione e far maturare nei cristiani un atteggiamento corretto riguardo alla presenza e all’azione di Satana nel mondo;

– ricordare nella catechesi e nella predicazione che la superstizione, la magia e, a maggior ragione, il satanismo sono contrari alla dignità e razionalità dell’uomo e alla fede in Dio Padre onnipotente e in Gesù Cristo nostro Salvatore” (CEI,n.8).

Va esposta comunque e illustrata tutta la ricca riflessione dottrinale contenuta nel Proemio e nelle Premesse Generali del nuovo Rito.

I fedeli hanno il diritto di conoscere il significato e il valore di sacramentali e la varietà degli esorcismi, come anche che ne sono ministri solo i sacerdoti, sia per superare equivoci o errate interpretazioni oggi ricorrenti come non mai attraverso i mass-media. sia per farvi ricorso con fede, quando è necessario, come forza di Dio che supera immensamente e vince sempre quella, comunque sottomessa, di Satana.

9 – La parrocchia, come comunità di speranza, dell’unica Speranza che non delude, Gesù Cristo morto e risorto, vincitore del peccato e della morte, del demonio e delle sue seduzioni, deve esprimere la premura della Chiesa, che “nella lotta contro Satana – come ci ricordano i nostri Vescovi – accompagna i suoi fedeli con la preghiera e l’invocazione della presenza efficace di Cristo.(CEI n.10). E’ importante notare che i nostri Vescovi affermino che “è questa del resto la tradizione pastorale ordinaria della Chiesa”(ib.)

Come ha promesso Gesù è sempre presente nella sua Chiesa in molti segni, ma soprattutto attraverso i sacramenti.

 Se questi hanno il loro vertice nell’Eucaristia, massima presenza personale di Gesù Risorto e vivo e massima forza debellatrice del Demonio, particolare disponibilità da parte dei sacerdoti va riservata ai due sacramenti della guarigione, la Penitenza e l’Unzione dei malati, anche per il loro particolare riferimento diretto o indiretto alla terapia soprannaturale richiesta nell’esercizio specifico della liberazione e della consolazione, come sono gli esorcismi.

A tal riguardo i parrocchiani non devono ignorare, come è precisato dalla Congregazione del Culto nella Introduzione del nuovo Rito, che l’esorcismo, soprattutto quello solenne, detto anche “grande esorcismo”, è “una celebrazione liturgica, che mira a scacciare i demoni o a liberare dall’ influenza diabolica mediante l’autorità spirituale che Gesù Cristo ha affidato alla sua Chiesa”; è “una preghiera del genere dei sacramentali, ossia segno sacro per mezzo del quale sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali” (n. 11).

Tra le azioni liturgiche non va sottovalutata l’importanza del Rinnovamento delle rinunce e promesse battesimali. Previsto nella Veglia Pasquale e nella celebrazione di alcuni Sacramenti, sarebbe opportuno estenderlo ad altri momenti significativi della vita dei fedeli e delle famiglie, spiegandone il significato e richiamandone gli impegni concreti.

10 – Come comunità di amore, la parrocchia manifesta la sua attenzione verso i poveri, i prediletti del Signore. Non può dimenticare, anzi “deve amare con amore preferenziale” chi in essa “è in potere del Maligno” e che per questo “è il più povero dei poveri, bisognoso di aiuto, di comprensione e di consolazione” (CEI,n.16).

Attraverso la preparazione e la disponibilità anzitutto dei sacerdoti preposti, ma anche dei laici che la compongono, la Parrocchia dovrebbe essere in grado di conoscere, individuare, accogliere per il necessario discernimento quanti sono tormentati o si ritengono tormentati dal Demonio, in modo che si possano eventualmente indirizzare o, meglio, presentare all’esorcista diocesano per ogni opportuno intervento, e li possa seguire durante il non facile cammino di liberazione, anzitutto con la preghiera e con l’azione.

Con la preghiera anzitutto. Non so in quante parrocchie in Italia si prega per loro e per gli esorcisti che li servono e li curano nel nome, nella persona e per mandato di Gesù, liberatore e salvatore, medico delle anime dei corpi. Eppure proprio la preghiera ha particolarmente raccomandato il Signore per scacciare i demoni. E tra le preghiere è ben non trascurare di ricorrere, come d’altronde si fa durante l’esorcismo, all’intercessione della Vergine Immacolata: e diversi esorcisti hanno testimoniato il terrore che la recita del Santo Rosario esercita sul demonio.

La preghiera, a sua volta, stimola, anima e sostiene l’azione.

 Come vi sono in parrocchia lodevoli operatori della carità verso coloro che soffrono nel corpo e nello spirito, così non può mancare un servizio qualificato di autentica carità verso coloro che soffrono più di altri nello spirito e nel corpo perché tormentati dal Demonio. E non mancheranno, se tale servizio viene presentato come una specifica vocazione e missione di amore, particolarmente gradito a Dio.

Sarà allora anche più facile trovare e formare parrocchiani disposti a collaborare con gli esorcisti, specialmente nella fase di accoglienza, ascolto, discernimento e accompagnamento, soprattutto se competenti nel campo della medicina e delle scienze umane.

Tale collaborazione è richiesta in modo particolare quando l’esorcista deve celebrare l’esorcismo maggiore nella forma imperativa: deve essere allora “moralmente certo che la persona da esorcizzare è veramente posseduta dal demonio (Rito, n.16), e quindi “dopo attento esame e dopo aver consultato per quanto è possibile, persone esperte in questioni di vita spirituale e, se necessario, persone esperte in medicina e psichiatria, competenti anche nelle realtà spirituali”(ib., n.17).

Non meno utile di questo generoso servizio è, dopo la guarigione, l’aiuto della comunità all’ossesso, bisognoso di essere perseverante nell’ascolto della parola di Dio, nella frequenza ai Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza, nella preghiera, nell’impegno della vita cristiana e nelle opere di carità.

Né va trascurata la famiglia dei tormentati dal Maligno, che ne subisce più direttamente le sofferenze e le conseguenze, per cui non va lasciata sola, ma deve sentire la vicinanza, il calore e la condivisione della comunità che apre il cuore e tende le braccia col senso materno della Chiesa.

Papa Francesco nella catechesi del 3 settembre 2016 ha sottolineato l’impegno materno di tutta la Chiesa, che nella sua missione di salvezza, e quindi nella pastorale ordinaria, “ha il coraggio di una madre che sa di dover difendere i propri figli dai pericoli che derivano dalla presenza di Satana nel mondo, per portarli all’incontro con Gesù”.

E segni concreti della maternità della Chiesa sono i Centri di ascolto e i Centri diagnostici psico-spirituali, costituiti da alcuni esorcisti, coinvolgendo le parrocchie più sensibili alle istanze pastorali verso i fratelli e sorelle particolarmente tormentati dal Maligno

11 – Per tutte queste ragioni e perché la pastorale degli esorcismi è parte integrante della pastorale ordinaria della Chiesa nella sua espressione più immediata e concreta, la parrocchia, è necessario ricuperare o costruire un rapporto reale parrocchia- esorcismi.

Molto dipende dal rapporto tra i sacerdoti della parrocchia e gli esorcisti, un rapporto sacramentale fondato sulla comune Ordinazione e Missione, da vivere e consolidare intensamente e reciprocamene con la forza della carità fraterna, nello spirito della comunione presbiterale che è come l’anima della comunione ecclesiale.

Se il Diavolo è colui che divide per antonomasia, noi sacerdoti, tutti impegnati nel combatterlo, dobbiamo essere gli uomini della comunione per antonomasia, amandoci, stimandoci, aiutandoci e collaborando tra di noi, memori che i vincoli soprannaturali della comune Ordinazione, sono più forti e duraturi di quelli della carne e del sangue.

 

12 – Termino con un augurio e una speranza: che il ministero degli esorcismi sia più conosciuto, più valorizzato, più integrato in tutta la pastorale ordinaria delle Diocesi e delle parrocchie, non come un fatto marginale ed elitario riservato a pochi, ma come un grande dono di Dio a tutta la comunità cristiana per la incessante liberazione di ciascuno dei suoi membri dalle insidie incessanti del Maligno, condizione preliminare e ineludibile per crescere in santità di vita e in fecondità apostolica,

 E’ questa la finalità suprema della missione sacerdotale e della pastorale ordinaria. E questo auguro di cuore a voi e a me.

Il sacerdote esorcista e il suo ministero nella pastorale ordinaria della Chiesa

Il sacerdote esorcista e il suo ministero nella pastorale ordinaria della Chiesa

Relatore S. Em.za Rev.ma Signor Cardinale Gualtiero Bassetti

Arcivescovo Metropolita di Perugia-Città della Pieve

Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

[…]

È per me motivo di grande gioia trovarmi qui con voi, Esorcisti ed Ausiliari, che provenite da tante parti del mondo per partecipare al Convegno biennale dell’Associazione Internazionale Esorcisti di cui siete Soci.

Il motivo della mia gioia è che tutti voi siete, nella Chiesa e per il mondo, come i giovani, che Giorgio La Pira equiparava alle rondini, perché annunciano la primavera. Sì, voi, come i giovani, siete tutti annunciatori di primavera, anche quelli che per l’età potrebbero dirsi “nonni” come me.

Esistono nel mondo, in ogni Paese e a tutte le latitudini, delle periferie esistenziali dove è sempre inverno. In quei luoghi spirituali l’aria gelida è impregnata di paura; e la paura, unita al senso di abbandono che spesso tormenta chi vi abita, rende ancor più spietato l’inverno.

Le strade di queste periferie sono tristi e non vengono allietate dal canto della tortora, né dal riso dei bambini, né dalla voce dello sposo e della sposa. Le uniche vetrine che si affacciano sulle strade di queste periferie esibiscono tutte la stessa merce, cioè la superstizione, nelle mille e mille forme con cui può essere proposta, offerta o venduta.

Il boss di queste periferie dove è sempre inverno (e se nella lingua italiana togliamo la lettera “v” e la cambiamo con la “f” abbiamo la parola “inferno”), il boss di queste periferie è il Maligno, che, come ci ricorda Papa Francesco, non è «un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea»,[1] ma «un essere personale che ci tormenta» e riguardo al quale Gesù ci ha insegnato a chiedere ogni giorno di essere liberati «perché il suo potere non ci domini».[2]

Nelle periferie esistenziali di cui stiamo parlando, il Maligno spadroneggia con quella che voi, fratelli Esorcisti, chiamate la sua “azione straordinaria” e che prende ora la forma della “vessazione”, ora quella della “ossessione”, ora quella della “possessione”, ora quella della “infestazione”. Ed è proprio per questo genere di azione da lui esercitato che in quelle periferie è sempre inverno!

Ma voi, cari amici, siete come le rondini, perché in quelle periferie voi ci andate e annunciate la primavera, anzi, in un certo qual modo la portate. Se, come insegna Papa Francesco, tutta «la Chiesa deve sentire l’impulso gioioso di diventare fiore di mandorlo, cioè primavera come Gesù, per tutta l’umanità»,[3] voi questo già lo siete e già lo fate. Il vostro ministero vi porta, infatti, a camminare sulla strada della Chiesa, che è «quella di uscire dal proprio recinto per andare a cercare i lontani nelle “periferie” dell’esistenza»,[4] cosa che voi realizzate con l’occuparvi di quei lontani ai quali, per istinto, nessuno desidera stare vicino, anche i buoni.

Cari amici, dovendovi parlare del sacerdote esorcista e del suo ministero nella pastorale ordinaria della Chiesa, nella consapevolezza dei miei limiti in materia, ho rinunciato ad una relazione rigorosamente scientifica e all’uso di un linguaggio specialistico, per offrirvi dei semplici spunti di riflessione, utili, spero, ad incoraggiarvi e a sostenervi nel vostro non facile e, a volte, incompreso ministero.

L’esorcista è un sacerdote che ama

San Paolo, scrivendo ai Corinzi, rivolge l’invito a desiderare intensamente i carismi più grandi. E subito dopo dà la dritta, mostra – lui dice – la via più sublime.[5] E parla della carità!

Sì, fratelli esorcisti, se c’è un carisma che dovete assolutamente desiderare è proprio questo: la carità.

Siamo tutti fragili, e qualcuno di voi, forse, scontrandosi con le difficoltà del suo ministero, potrebbe essere tentato di desiderare dei doni straordinari di discernimento, che magari gli risparmino la fatica dell’osservare, del riflettere e del pregare. Peggio ancora sarebbe se desiderasse doni che gli creino attorno un’aureola di persona straordinaria, di esorcista potente, di personaggio da ammirare.

No, fratelli! La Chiesa questi doni straordinari non li ha mai richiesti ai suoi esorcisti. Certo essa esige che sappiano fare discernimento sulle persone che si affidano a loro, ma questo attraverso la scienza, la prudenza e la preparazione specifica al loro ministero,[6] non appoggiandosi a chissà quali carismi straordinari, che in qualche caso potrebbero essere anche frutto di illusione o di azione diabolica.

La carità, invece, in un sacerdote, al quale il ministero di esorcista viene affidato in modo stabile o «ad actum», non può e non deve mai mancare, perché il ministero esorcistico è, per l’appunto, un servizio di carità da compiere con fiducia e umiltà, sotto la guida del Vescovo della Diocesi.[7]

Questo lo insinua molto bene il Decreto con cui la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha promulgato il nuovo Rituale degli Esorcismi: «Inoltre nella Chiesa sono stati costituiti gli esorcisti perché, imitando la carità di Cristo, liberassero i fedeli posseduti dal Maligno e intimassero a nome di Dio ai demoni di stare lontani e non nuocere alle creature umane.»

La Conferenza Episcopale Italiana, da parte sua, ha fatto eco a questo modo di intendere il vostro ministero, quando, presentando il nuovo Rito degli Esorcismi, ha espresso l’auspicio «che questo nuovo libro liturgico, strumento prezioso per la preghiera e stimolo per una illuminata azione pastorale, possa alimentare una vicinanza piena di carità accanto a molte persone oppresse dalla sofferenza, in modo che sia resa testimonianza alla presenza di Cristo Salvatore che ha vinto ogni potere nemico della vita.»[8]

La carità vi è dunque necessaria più di ogni altra cosa, perché con la scienza, la prudenza e la preparazione specifica al vostro ministero voi fate discernimento sull’azione straordinaria del maligno, ma è con la carità che voi accogliete gli “sconfitti della vita” che bussano alla vostra porta e li accompagnate in modo efficace verso la liberazione!

Certo, la fede vi è necessaria e più avanti dirò una parola anche su questo, ma non dimentichiamo mai che è la carità che rende grande, operosa ed efficace la fede. Sotto questo aspetto, parafrasando ciò che si legge nella Lettera di Giacomo, si potrebbe affermare che la fede, se non ha la carità, è morta in sé stessa. Uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho la carità; mostrami la tua fede senza la carità, ed io con la mia carità ti mostrerò la mia fede. Tu credi che c’è un Dio solo? Beh, anche i demoni lo credono e tremano![9] Tremano, perché non amano. Tremano, perché non hanno la carità.

Fratelli, se è vero che la carità copre una moltitudine di peccati,[10] è altrettanto certo che la carità scaccia i demoni. È, infatti, la carità che voi vivete nelle relazioni con il vostro Vescovo, con i vostri confratelli, con i vostri pazienti, in una parola, con tutti quelli che incrociate ogni giorno, ciò che vi rende autenticamente forti contro gli spiriti del male quando proferite gli esorcismi.

Al riguardo, non è fuori posto ricordare qui l’insegnamento di San Bernardo, che un Vescovo italiano ha non molto tempo fa citato a un Convegno presbiterale della sua Regione ecclesiastica: «Il demonio teme poco coloro che digiunano, coloro che pregano anche di notte, coloro che sono casti, perché sa bene quanti di questi ne ha portato alla rovina. Ma coloro che sono concordi e che vivono nella casa di Dio, con un cuor solo, uniti a Dio e fra loro nell’amore, questi producono al demonio dolore, timore, rabbia. Questa unità della comunità […] tormenta il nemico […]. Il demonio teme l’amore fra gli uomini. […] Questa è la città forte e inespugnabile».[11]

Credo di non sbagliare se affermo che l’insegnamento di San Bernardo è l’insegnamento principale che viene offerto dai Santi che nella vita hanno lottato in modo singolare contro lo spirito del male. Si pensi, ad esempio, a San Martino di Tours, che nella sua lunga vita si è scontrato col demonio e lo ha vinto, sia quando questi infieriva contro di lui con azioni vessatorie di vario genere, sia quando, come Vescovo, doveva praticare degli esorcismi.

Le fonti storiche che ce lo fanno conoscere, insieme a quelle liturgiche che ne celebrano la memoria, pur soffermandosi su vari aspetti della sua personalità e del suo ministero sono concordi nel presentare la carità come elemento costitutivo e fondante del suo essere e del suo agire.

Di lui, ad esempio, il suo principale testimone, Sulpicio Severo, ricordando il tempo in cui militava nell’esercito ed era ancora catecumeno, scrive: «Non ancora rigenerato in Cristo, egli si comportava bensì come un candidato al battesimo per le opere di carità: assistere i tribolati nelle malattie, soccorrere gli sventurati, nutrire i bisognosi, vestire i nudi, nulla riservare a sé della paga della milizia, fuorché quanto servisse al sostentamento quotidiano. Già da allora egli era un ascoltatore non sordo ai precetti del Vangelo, e non si curava del domani.»[12] E più oltre, quasi riepilogando ciò che del monaco e del Vescovo S. Martino colpiva maggiormente quelli che lo incontravano, afferma: «Nessuno l’ha mai visto in collera, nessuno turbato, nessuno afflitto […]; fu sempre uguale a sé stesso: il volto raggiante d’una letizia per così dire celeste, sembrava estraneo alla natura umana. Giammai null’altro era sulle sue labbra se non il Cristo; giammai null’altro nel suo cuore se non l’amore, se non la pace, se non la misericordia.»[13]

Proprio perché era così radicato e fondato nella carità,[14] San Martino poteva permettersi di operare in tutta sicurezza in circostanze nelle quali, se altri avessero agito nello stesso modo, si sarebbero meritati quanto meno il titolo di temerari. Come nell’episodio in cui, esorcizzando lo schiavo d’un tal Tetradio, l’indemoniato minacciava di morderlo con le fauci spalancate e Martino gli infilò le dita nella bocca dicendogli: “Se hai qualche potere, divorale”, col risultato che il demonio, scostati i denti dalle dita del santo come se avesse ricevuto nella bocca un ferro rovente, fu costretto a fuggire dal corpo che possedeva.[15]

Proprio perché era così radicato e fondato nella carità, San Martino poteva apostrofare il demonio nell’atto di spirare, dicendogli: «Che fai qui, bestia sanguinaria? Non troverai nulla in me, sciagurato! Il seno di Abramo mi accoglie.»[16]

Perciò, fratelli esorcisti, vi raccomando, non io, ma il Signore di essere, nelle vostre Diocesi e nelle vostre comunità, sacerdoti di vera carità. Questo, soprattutto, farà, di ognuno di voi, esorcisti efficaci nell’accompagnamento dei vostri pazienti verso la liberazione, non poteri straordinari che, lo ripeto, potrebbero risultare essere doni medianici e quindi diabolici.

Sapete meglio di me chi era San Benedetto da Norcia e quanto potere avesse sul demonio, secondo ciò che di lui riferisce il suo primo biografo, il Papa e Dottore San Gregorio Magno. Ma non dimenticate mai il commento che lo stesso San Gregorio fa nei suoi Dialoghi quando riferisce dell’ultimo incontro di San Benedetto con sua sorella Santa Scolastica e del miracolo che quest’ultima ottenne dal Signore, affinché Benedetto non la lasciasse e si intrattenesse con lei quella notte, fuori del monastero, a parlare delle cose di Dio. Scrive San Gregorio Magno: «Non fa meraviglia che Scolastica abbia avuto più potere del fratello. Siccome, secondo la parola di Giovanni, “Dio è amore”, fu molto giusto che potesse di più colei che più amò.»

E siccome la carità ha molti modi di esprimersi e molte maniere per essere offesa, mi permetto di richiamare due cose.

La prima rappresenta un leitmotiv del magistero di Papa Francesco, che fin dal principio del suo servizio vi ha insistito e continua ad insistere. Ve la dico, questa cosa, citando la Beata Madre Speranza, che certamente molti di voi conoscono e stimano.

Si racconta che un giorno la madre era stata in Vaticano e stava tornando a casa. Arrivata a Porta Maggiore, il Signore le fece vedere un’immagine. Porta Maggiore, per chi non lo sa, è una delle porte nelle Mura aureliane di Roma e si trova nel punto in cui convergevano otto degli undici acquedotti che portavano l’acqua alla città.

Ebbene, in ognuno degli archi che ancora oggi si vedono, il Signore le mostrò che c’era un diavolo, con le mani in tasca, appoggiato al muro, come uno che non ha niente da fare. Madre Speranza disse a Gesù: “Signore, ma che mi vuoi dire con questo?” E il Signore le disse: “Vedi, qui il diavolo non ha niente da fare perché gli uomini si stanno tentando l’uno con l’altro”.

Poi, fatti pochi passi, arrivò alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Sul tetto di questa Basilica il Signore le fece vedere tanti diavoli, che erano indaffaratissimi, e le disse: “Guarda; lì i diavoli hanno tanto da fare perché quelli che stanno dentro questa casa si aiutano, si edificano a vicenda, si vogliono bene, ognuno è custode dell’altro; allora lì il diavolo deve intervenire, per dividere e separare!”

Ma poi Gesù aggiunse una frase che Madre Speranza indicò come una delle più impressionanti ricevute dal Signore. Le disse Gesù: “C’è un vizio infame che rende abominevole la persona che lo fa e questo vizio è la mormorazione.”

Come potrebbe, allora, un sacerdote esorcista o un ausiliare che pratica il terrorismo della chiacchiera pretendere di lottare contro il demonio? Francesco ci ricorda che dietro una chiacchiera c’è la gelosia e c’è l’invidia. E le chiacchiere dividono la comunità, distruggono la comunità. Sono le armi del diavolo[17] non dell’esorcista!

Perciò mi raccomando: obiezione di coscienza di fronte alle parole vane che possono ferire e uccidere.

La seconda cosa, anch’essa pratica, riguarda un aspetto delicato del vostro ministero. Il nuovo Rituale degli Esorcismi, al n. 15, vi invita a distinguere bene tra i casi di reale aggressione diabolica e quelli sono frutto di una falsa opinione per cui qualcuno, anche tra i fedeli, si ritiene oggetto di malefici, sortilegi o maledizioni fatte ricadere da altri su di lui, o sui suoi parenti o sui loro beni.

Io non entro in un argomento che percepisco essere complesso e riguardo al quale riconosco di non avere una preparazione scientifica adeguata, ma come Pastore che vi sta parlando dell’esorcismo in quanto espressione della carità di Cristo, vi devo mettere in guardia dal non offendere la carità, e con essa anche la giustizia, agendo o parlando in modo indebito, sconveniente o contrario al buon senso e ai principi dell’agire morale. Ad esempio, col volere indagare per scoprire chi sono gli autori del presunto maleficio, oppure dando semplicemente corda alle persone che accusano la suocera, la cognata, il vicino di casa, il collega di lavoro, eccetera, di avere loro fatto una fattura.

E questo anche nel caso in cui abbiate tutti gli elementi per giudicare che un maleficio è stato fatto per davvero e Dio abbia permesso che, almeno in parte, fosse efficace. Fate sempre in maniera che i vostri pazienti respingano da sé il pensiero di trovarsi ad essere tribolati perché qualcuno, con l’aiuto del diavolo, ha fatto loro del male. Diversamente verrebbero tentati dal demonio a serbare rancore e forse anche a reagire vendicandosi, e così ai loro malesseri si aggiungerebbero mali più gravi e la loro liberazione ne verrebbe di molto ostacolata.

Ricordatevi che il sapere chi sono gli eventuali autori di malefici non serve alla liberazione, mentre questa conoscenza è usata dal demonio per spingere al male. Voi, invece, come si ricava dal n. 36 del nuovo Rituale degli Esorcismi, dovete accompagnare i vostri pazienti affinché perseverino nella preghiera, attinta soprattutto dalla Sacra Scrittura, frequentino i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia e pratichino una vita cristiana ricca di opere di carità e di amore fraterno.

Concludo questa parte della mia relazione, citando San Paolo. Nella lettera agli Efesini, l’Apostolo scrive: «Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.»[18] In seguito, egli dà delle indicazioni concrete sulle varie componenti di questa armatura.

Nella lettera ai Colossesi, poi, San Paolo usa ancora, significativamente, lo stesso verbo “rivestitevi”, ma sentite come: «Rivestitevi, dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo.»[19]

La carità, dunque, sia per voi ciò che è stata per tanti e tante che in questo mondo sono stati uomini e donne di Dio e che, dopo aver lottato contro lo spirito del male, ora sono in Dio. Questo deve dunque essere l’esorcista: un sacerdote che ama.

L’esorcista è un sacerdote che prega

Tuttavia, come già ebbi a dire in altra occasione, la carità non è un ideale o un sentimento affettuoso, ma è un incontro autentico con Dio. È la strada perfetta che porta a Dio. Occorre, dunque, incontrarsi realmente con Cristo, se si vuole bruciare d’amore con Lui e per Lui. Perciò è impossibile essere uomini di carità se non si è uomini di preghiera.

Proprio perché ama e vuole amare, l’esorcista è un sacerdote che prega. Non uno che prega semplicemente per gli altri o che prega sugli altri, ma un prete che prega per davvero, quindi che vuole in qualche modo sentire, vedere, ascoltare il Signore Gesù, il quale a tutti ripete quello che diceva a Sant’Angela da Foligno: «A chiunque mi voglia sentire nell’anima, io non mi sottraggo. A chiunque mi voglia vedere, con massimo piacere mi mostro. Con grandissimo diletto parlo a chiunque voglia rivolgermi la parola.»

Fratelli esorcisti, lasciate che vi dica una cosa. Quando noi vescovi dobbiamo individuare un sacerdote al quale conferire la licenza di proferire esorcismi, la prima cosa di cui ci preoccupiamo è che sia un uomo equilibrato e prudente e, insieme, di profonda vita spirituale. Perché solo così abbiamo fondata speranza che, ricevendo una specifica formazione al vostro ministero, quel sacerdote potrà col tempo diventare un buon esorcista, capace di discernere la reale azione straordinaria del maligno da ciò che è invece frutto di cause naturali e, congiuntamente, accompagnare i fratelli che ne sono vittima verso l’autentica liberazione.

Adatto perciò a voi, parafrasando, quello che Papa Francesco dice a tutti nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate.

Il servizio che l’esorcista presta alla Chiesa e all’umanità è fatto di apertura abituale alla trascendenza, che si esprime nella preghiera e nell’adorazione. L’esorcista è un sacerdote dallo spirito orante, che ha bisogno di comunicare con Dio. È uno che non sopporta di soffocare nell’immanenza chiusa di questo mondo e, in mezzo ai suoi sforzi e al suo donarsi, sospira per Dio, esce da sé nella lode e allarga i propri confini nella contemplazione del Signore.

Non credo al servizio reso da un esorcista che sia senza preghiera, anche se non si tratta necessariamente di lunghi momenti o di sentimenti intensi.

San Giovanni della Croce raccomandava di “procurare di stare sempre alla presenza di Dio, sia essa reale o immaginaria o unitiva, per quanto lo comporti l’attività”. In fondo è il desiderio di Dio che non può fare a meno di manifestarsi in qualche modo attraverso la nostra vita quotidiana. L’esorcista dunque “sia assiduo all’orazione senza tralasciarla neppure in mezzo alle occupazioni esteriori. Sia che mangi o beva, sia che parli o tratti con i secolari o faccia qualche altra cosa, desideri sempre Dio tenendo in Lui l’affetto del cuore”.

Ciò nonostante, perché questo sia possibile, sono necessari anche alcuni momenti dedicati solo a Dio, in solitudine con Lui. Per santa Teresa d’Avila la preghiera è “un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d’essere amati”.

Vorrei insistere sul fatto che questo non è solo per pochi privilegiati, per un padre Candido ad esempio, ma per tutti gli esorcisti, perché abbiamo tutti bisogno di questo silenzio carico di presenza adorata. La preghiera fiduciosa è una risposta del cuore che si apre a Dio a tu per tu, dove si fanno tacere tutte le voci per ascoltare la soave voce del Signore che risuona nel silenzio.[22]

Tra poco, cari fratelli, accennando alla fede dirò anche una parola su alcuni dei suoi contenuti che hanno relazione con la scienza di cui l’esorcista ha bisogno nel suo ministero. Per ora vi ricordo che la vostra scienza non può essere solo il frutto di uno studio libresco, sia pure di cose pertinenti al vostro ministero, ma del vostro incontro con Dio e della vostra apertura al Suo Spirito.

Pregando per davvero, vi disponete infatti a rendere operante in voi il dono – già ricevuto per via sacramentale – della scienza, [23] dono che vi permette di percepire e sentire, attraverso ciò che vi circonda e gli avvenimenti del quotidiano, la presenza ed il linguaggio di Dio. Solo chi vive alla presenza di Dio è in grado di discernere la presenza del Suo avversario. Solo chi intende il linguaggio di Dio è in grado di sbugiardare il linguaggio del menzognero.

Allo stesso tempo il dono della scienza, che, ripeto, diventa operante solo in un cuore che prega per davvero, vi aiuterà a non cadere in alcuni atteggiamenti eccessivi o sbagliati nel vostro ministero. Ne accenno solo a due, ispirandomi a ciò che Papa Francesco disse qualche anno fa parlando, in una Udienza Generale, del dono della scienza.[24]

Il primo è costituito dal rischio di considerarvi padroni del vostro ministero. Il vostro ministero e le persone che si affidano a voi non sono una vostra proprietà, di cui potete spadroneggiare a vostro piacimento. Tutto è un dono, un dono meraviglioso che Dio vi ha dato, perché ne abbiate cura e sempre con grande rispetto e gratitudine.

Il secondo atteggiamento sbagliato è rappresentato dalla tentazione di fermarsi alle creature, come se queste possano offrire la risposta a tutte le nostre attese e alla nostra sete immensa di felicità. La stanchezza, le disillusioni, le contrarietà e tanti altri incidenti di percorso possono acuire questa tentazione, ma perseverando nella preghiera e mediante il dono della scienza, lo Spirito ci aiuta a non cadere in questo sbaglio.

“Perciò – come diceva Sant’Angela da Foligno – se vuoi cominciare a possedere questa luce di Dio, prega;

se sei già impegnato nella salita della perfezione e vuoi che questa luce in te aumenti, prega;

se sei giunto al vertice della perfezione e vuoi ancora luce per poterti in essa mantenere, prega;

se vuoi la fede, prega;

se vuoi la speranza, prega;

se vuoi la carità, prega;

se vuoi la povertà, prega;

se vuoi l’obbedienza, prega;

se vuoi la castità, prega;

se vuoi l’umiltà, prega;

se vuoi la mansuetudine, prega;

se vuoi la fortezza, prega. Qualunque virtù tu desideri, prega.

E prega leggendo nel libro della vita, cioè nella vita del Dio e Uomo Gesù Cristo, che fu tutta povertà, dolore, disprezzo e perfetta obbedienza.

Da quando comincerai a camminare per questa via, che è via di perfezione […] tentazioni da parte dei demoni, del mondo e della carne ti molesteranno in vari modi […]. Ma se vuoi vincere, prega.”[25]

L’esorcista è un sacerdote che crede

Sacerdote che ama e sacerdote che prega, l’esorcista nella pastorale ordinaria della Chiesa si deve porre come uomo di fede, fede che, come spesso ci ricorda Papa Francesco, non si impara sui libri. È un dono che ti dà il Signore.[26] E questo dono implica una risposta personale e non presa a prestito, con un “copia e incolla”.[27]

Tuttavia, cari fratelli, ricordiamoci sempre che se la fede è una risposta personale, ciò non significa che dentro la fede ci mettiamo quello che vogliamo noi, come quando, andando al supermercato, mettiamo nel carrello della spesa quello che ci piace di più scegliendolo tra la merce esposta sui scaffali del centro commerciale. Dio la fede ce la dà attraverso la Chiesa e i contenuti della fede sono quelli ci offre la Chiesa.

Perciò attenzione sempre al marchio di origine, che ci assicura che la fede che abbiamo è quella vera e, di conseguenza, è la fede che salva. Infatti, ha scritto Papa Francesco nella sua prima Enciclica, “la fede, senza verità, non salva, non rende sicuri i nostri passi. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità, qualcosa che ci accontenta solo nella misura in cui vogliamo illuderci. Oppure si riduce a un bel sentimento, che consola e riscalda, ma resta soggetto al mutarsi del nostro animo, alla variabilità dei tempi, incapace di sorreggere un cammino costante nella vita.”[28]

Su questo aspetto della fede, come Pastore, sento il dovere di insistere. Il nuovo Rituale degli Esorcismi, al n. 19, prescrive che “l’esorcismo si svolga in modo che manifesti la fede della Chiesa e impedisca di essere interpretato come un atto di magia o di superstizione.” Occorre dunque che la fede dell’esorcista, che ha un ruolo non indifferente nella liberazione dall’azione straordinaria del maligno, sia una fede ricca di contenuti veri e non una fede strampalata, perché una fede strampalata non può che generare prassi bizzarre, sconclusionate e anche dannose.

Un’applicazione pratica ce la porge il compianto Cardinal Suenens,[29] che nel Quarto “Documento di Malines”[30] scriveva per mettere in guardia dai pericoli di una “demonologia” di cui rilevava, con molto acume, la “debolezza dottrinale”. Credo di fare cosa utile riproponendo a voi alcuni passaggi di quel suo libro, del quale l’allora Cardinal Ratzinger raccomandava, nella presentazione dell’edizione italiana, “la lettura, anzi lo studio attento.”[31]

All’inizio del capitolo ottavo di questa sua opera, il Cardinal Suenens fa notare come alcuni ambienti cattolici abbiano subito, campo della demonologia, il contagio d’una letteratura lussureggiante, estranea al cattolicesimo e troppo sicura di sé. Ciò, egli afferma, è dovuto al fatto che nella Chiesa cattolica tale campo è rimasto in gran parte incolto e la nostra pastorale specifica non ha fornito direttive adatte ai nostri tempi.[32]

Proseguendo, egli propone anzitutto qualche citazione estremista, tratta dalla letteratura estranea al cattolicesimo, soprattutto di autori che attribuiscono molte malattie fisiche o psicologiche, se non tutte, a influenze demoniache. Scrive il Cardinale:

«Uno dei “maestri in demonologia” enumera tranquillamente le seguenti malattie, la cui origine, secondo lui, è a volte demoniaca: l’epilessia, l’insonnia, le crisi isteriche, i crampi, l’emicrania, l’asma, la sinusite, i tumori, le ulcere, gli infarti, l’artrite, la paralisi, la sordità, il mutismo, la cecità.

E spinge la precisione fino a dire:

– che il diavolo della paura esce normalmente con una specie di singhiozzo isterico;

– il diavolo della menzogna e dell’odio con un ruggito fragoroso;

– il diavolo della nicotina con un colpo di tosse o con un singhiozzo.

[…] In un’opera dello stesso genere, si trova un elenco di 323 tipi di diavoli, senza pretendere che tale elenco sia esauriente. Vi si legge anche che la schizofrenia è una risultante dovuta a un complesso di 15 diavoli (o più), accompagnati da diavoli di rango inferiore. Vi si dedica un capitolo al raggruppamento dei diavoli, catalogati in una tavola riassuntiva di tre pagine, divisa in 53 colonne.

In un manuale pastorale, molto letto e utilizzato nella pratica, si legge che:

[…] Occorre impegnarsi nel combattimento e non accontentarsi di pregare, perché “Dio ha già risposto alla nostra preghiera dandoci autorità e potere sul Maligno”. È nostro compito, si dice, esercitare tale potere: “Smettiamola di supplicare il cielo per ottenere ciò che abbiamo già ottenuto e cominciamo a servirci dei poteri (di liberazione) che ci sono stati concessi”.»

Il Cardinale Suenens passa poi a considerare la letteratura di origine cattolica, dalla quale rileva, a titolo di esempio, delle affermazioni che, dice, “lasciano perplessi”. Scrive il Cardinale:

«Si dice che i diavoli si agglomerano in gruppi e che tra loro i diavoli dominatori possono utilizzare la voce d’un essere umano, ciò che si verificherebbe in un caso su otto o dieci.

Si dice che se due spiriti dominatori si sono insediati nella stessa persona, i diavoli si battono tra di loro per ottenere il controllo esclusivo e che la lotta è di natura tale da provocare disordini mentali. Se si sentono delle voci, è segno che la lotta è in corso.

Si cita con rispetto, e come degno di particolare attenzione, un autore secondo il quale “gli spiriti operano in gruppi di otto…”.

Si dice che a volte gli spiriti maligni sono raggruppati e incatenati insieme. Il rifiuto del perdono, ad esempio, provocherebbe spesso tale fenomeno.

Gli spiriti più forti cercherebbero d’imprigionare ì più deboli. Quando si scopre, ad esempio, un diavolo “della vendetta”, imprigionato da un altro spirito, lo si può aggirare, se non si riesce a combatterlo frontalmente.

Si dice che occorre diagnosticare bene la natura degli spiriti e scoprire tra loro gli spiriti dominatori.

Gli spiriti inferiori si sacrificheranno sotto il controllo degli spiriti dominanti per nascondere gli altri.

Si dice che in passato i diavoli uscivano tossendo, ma che ora lo facciano più spesso sbadigliando. Se sbadiglia anche l’esorcista, ne è facilitata l’uscita.

Si tratta di specchi e soprammobili orientali che si prestano agli influssi occulti e che occorre eliminare da casa.

Si dice che gli esorcisti rischiano il contagio, a causa del contatto fisico, quando mettono la mano sulla persona da liberare.

Bisogna pregare subito per liberare l’esorcista invasato, appena i suoi assistenti se ne rendono conto.

Ed ecco altri esempi:

– Un predicatore famoso incoraggia a vomitare per aiutare l’espulsione dei diavoli.

– Qualcuno raccomanda di riservare un momento particolare di ogni giornata all’espulsione dei demoni, come parte integrante della vita spirituale complessiva.

Un ecclesiastico, i cui scritti circolano fotocopiati e tradotti in varie lingue, gettando confusione dappertutto, afferma: Per assicurarsi la vittoria, è importante valutare la forza degli spiriti maligni. Questo vuol dire che occorre sapere:

– chi sono,

– con quale frequenza si manifestano;

– poi esaminare la loro forza, se sono vigorosi e pesanti;

– prendere in considerazione anche la loro altezza.

Ho impiegato due anni a liberare una ragazza di 16 anni e alla fine ho scacciato da lei 25 diavoli.

Nel ministero di liberazione, si consiglia di identificare il nemico per nome. Può provocare le convulsioni alla persona, metterla in trance e torturarla in tanti modi; ma finché non è stato identificato, [il demonio] crede che le preghiere non siano dirette contro di lui.

È opportuno anche fare le seguenti domande:

1) Chi siete?

2) Quanti siete?

3) Da quanto tempo vi trovate in questa persona?

4) Dove siete insediati in lei?

5) Che malattia le avete provocato?

Occorre utilizzare con perseveranza l’autorità del Nome di Gesù: “Vi ordino, in Nome di Gesù, di parlare e di dire il vostro nome”.

In certi momenti, faranno solo muovere la lingua e mormorare qualche parola: occorre continuare a insistere finché il diavolo parli chiaramente.

È consigliato guardare per tre volte negli occhi la persona da liberare, chiedendole a sua volta di guardare nei vostri occhi; e alla terza volta dirle di chiudere gli occhi, ordinandole di dormire; parlare poi alla sua anima, dopo averla segnata con il segno della croce.»

Cari amici, all’inizio del mio intervento vi ho detto che dovendovi parlare del sacerdote esorcista e del suo ministero nella pastorale ordinaria della Chiesa, nella consapevolezza dei miei limiti in materia, avrei rinunciato ad una relazione rigorosamente scientifica e all’uso di un linguaggio specialistico, per offrirvi dei semplici spunti di riflessione, utili, spero, ad incoraggiarvi e a sostenervi nel vostro non facile e, a volte, incompreso ministero.

Se perciò quello che ho appena esposto, citando alla lettera il libro del Cardinale Suenens, stimola in voi delle domande, vi chiedo il favore di non porle a me e di approfondire queste questioni tra di voi, che avete una preparazione specifica su questa materia.

Io sono qui a parlarvi non da tecnico, ma da Pastore, e se ho scelto citare alcuni passaggi del libro del Cardinale Suenens è perché «ritengo – per usare ancora le sue parole – che occorra attirare l’attenzione sui precipizi che costeggiano il percorso, per garantire la sicurezza stradale.»

In conclusione, se nella pastorale ordinaria della Chiesa l’esorcista, oltre ad essere un sacerdote che ama e un sacerdote che prega, si deve porre come uomo di fede, va ribadito che in tutte le cose, e in particolare quando si tratta di conoscenza della realtà demoniaca, è necessario attenersi sempre e soltanto alla fede costante e universale della Chiesa, custodita e proposta dal suo Magistero, testimoniata dai Padri, insegnata dai Dottori, vissuta dai Santi. Ciò che contraddice o che stona con la sobrietà di questa fede deve essere decisamente rigettato. Altrimenti si fa del male a sé stessi e si fa del male agli altri, correndo il rischio di alimentare solo una mentalità superstiziosa.

Ed è per queste ragioni che nutro stima e gratitudine verso la vostra Associazione, la quale, soprattutto attraverso la sua Presidenza, si adopera instancabilmente affinché nella Chiesa si affermi una sana prassi esorcistica e vengano evitate quelle stranezze e quelle devianze che possono solo generare abusi e incremento di sofferenza.

Il mio auspicio è che le Conferenze Episcopali e i singoli Vescovi sappiano trarre profitto dalla vostra disponibilità e competenza, soprattutto nel campo della formazione istituzionale e permanente dei ministri dell’esorcismo, e che la vostra Associazione si mantenga sempre fedeli ai principi che le hanno meritato l’apprezzamento e il riconoscimento della Santa Sede.

L’esorcista è un sacerdote gioioso

Avviandomi alla fine di questo intervento, vi propongo una breve novella di Dino Semplici (non conosco l’Autore, ma è riportata in diversi siti Internet). Il titolo è “Il diavolo e la malinconia”.

«Un giorno il diavolo ebbe fame. Prese con sé un sacco e decise di andar per anime.

Naturalmente ambiva un bocconcino prelibato. S’acquattò dunque tra le fronde di un albero di fronte alla finestra di un sant’uomo. E aspettò.

La giornata del sant’uomo trascorreva davvero nitida come il cristallo, fra preghiere, gesti di bontà e sentimenti di prim’ordine. Non una sbavatura. Non un cedimento. Tanto che anche il diavolo lo ammirò.

E il suo appetito crebbe.

Pareva davvero non ci fosse nulla da fare. Ma un giorno, mentre stava scrutando quell’anima tutta bianca, il diavolo notò che anch’essa, come tutte, aveva una piccolissima crepa: verso il tramonto, il sant’uomo s’affacciava alla finestra a guardare il sole sparire: e provava un breve attimo di malinconia.

Al diavolo questo bastò. Concentrò tutti i suoi sforzi verso quell’attimo, lo scavò, lo dilatò e, quando divenne una buca profonda, vi riversò dentro tutti i suoi intrugli più efficaci: prima l’angoscia, poi l’amarezza, infine la disperazione.

Così che non ebbe che allungare la mano per fare un ottimo pranzo.»

Fratelli esorcisti, ve lo chiedo con intima convinzione: coltivate la gioia, ricordandoci tutti quanti che «la nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù.».[33]

Vedete, voi non dovete soltanto lottare contro il diavolo quando, con la permissione di Dio, il nemico si scatena in modo straordinario contro il vostro prossimo. Voi dovete affrontarlo anche nel combattimento con il quale egli cerca di strappare voi stessi da Gesù.

Papa Francesco ce lo ha ricordato quando ci ha detto che «la vita cristiana è un combattimento permanente» e «si richiedono forza e coraggio per resistere», perché «non si tratta solamente di un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia. Nemmeno si riduce a una lotta contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni (ognuno ha la sua: la pigrizia, la lussuria, l’invidia, le gelosie, e così via). È anche una lotta costante contro il diavolo, che è il principe del male.»

Ma il Papa ci assicura che «questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita» e che «Gesù stesso festeggia le nostre vittorie», Lui, che «si rallegrava quando i suoi discepoli riuscivano a progredire nell’annuncio del Vangelo, superando l’opposizione del Maligno, ed esultava: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.”»[34]

Ma come riuscire vincitori in questa lotta col Sovrano della malinconia, col Principe della tristezza, col Re della disperazione? I Santi ce lo insegnano e in particolare ce lo ha insegnato San Francesco d’Assisi. Di lui scrive il suo primo biografo, il Beato Tommaso da Celano:

«Questo Santo assicurava che la letizia spirituale è il rimedio più sicuro contro le mille insidie e astuzie del nemico. Diceva infatti: “Il diavolo esulta soprattutto, quando può rapire al servo di Dio il gaudio dello spirito. Egli porta della polvere, che cerca di gettare negli spiragli, per quanto piccoli della coscienza e così insudiciare il candore della mente e la mondezza della vita. Ma – continuava – se la letizia di spirito riempie il cuore, inutilmente il serpente tenta di iniettare il suo veleno mortale. I demoni non possono recare danno al servo di Cristo, quando lo vedono santamente giocondo. Se invece l’animo è malinconico, desolato e piangente, con tutta facilità o viene sopraffatto dalla tristezza o è trasportato alle gioie frivole”. Per questo il Santo cercava di rimanere sempre nel giubilo del cuore, di conservare l’unzione dello spirito e l’olio della letizia. Evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore di tutti i mali, tanto che correva il più presto possibile all’orazione, appena ne sentiva qualche cenno nel cuore. “Il servo di Dio – spiegava – quando è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza. Perché, se permane nella tristezza, crescerà quel male babilonese e, alla fine, genererà nel cuore una ruggine indelebile, se non verrà tolta con le lacrime.»[35]

Ogni giorno, soprattutto in quelli più carichi di fatica e di dolore, vivete nella gioia, cari fratelli, e vincerete il demonio in voi e negli altri.

Conclusione

E permettetemi di concludere questo intervento con parole non mie, ma di Giorgio La Pira: «Anche per noi verrà l’ora in cui ogni fatica sarà finita e sarà per sempre aperta la porta del Paradiso! Il sabato senza vesperi, il giorno senza tramonti; quale gioia e quale soave mestizia insieme: perché fino a quando questo giorno non è arrivato c’è nel cuore una vena di santa amarezza, un senso soavissimo di pianto il quale ci avverte che ancora la Patria non è raggiunta e che bisogna camminare e lavorare ancora! Ma per noi camminare e lavorare per Gesù è grande festa, non è vero? Cosa importa se ci saranno richiesti altri sacrifici: tutta la nostra vita è un unico e perenne sacrificio, e le lagrime stesse hanno per noi un sapore che preannunzia i gusti e le gioie del secolo futuro!

Corriamo dunque, veloci verso il Cielo: scoviamo nel cuore tutte le energie che possiamo e mettiamo queste energie a servizio dell’amore; l’amore è ardente, è deciso, è gioioso, è generoso; l’amore può ogni cosa, è audace; esso tende irresistibilmente a quell’ultimo amplesso che fa della creatura e del Creatore una sola ed inscindibile unità! Unum.

Ecco dove tendiamo; è questa la passione che ci consuma, forze ordinate e forze che tenderebbero al disordine, tutto deve essere impegnato con decisione per il compimento di questa impresa benedetta: al termine del cammino, sulla cima del monte, è tutto il Paradiso che ci attende festante!»[36]

Ricordatemi con viva carità al Signore ed alla Madonna.

[1] PAPA FRANCESCO, Esortazione Apostolica Gaudete et exultate, n. 161.
[2] Ivi, n. 160.
[3] PAPA FRANCESCO, Udienza con il movimento di Comunione e Liberazione (Piazza San Pietro, 7 marzo 2015).
[4] Ibidem.
[5] Cfr. 1 Cor 12, 31.
[6] Cfr. Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari, n. 13.
[7] Ibidem.
[8] CEI, Presentazione [al nuovo Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari], n. 17.
[9] Cfr. Gc 2, 17-19.
[10] 1 Pt 4, 8b.
[11] Citato in MORFINO MAURO M., Vescovo di Alghero-Bosa, Facciamo come il Signore. Pensare una regola di vita del presbitero, Alghero 2017, pag. 63.
[12] SULPICII SEVERI, De vita Beati Martini. Liber unus, II, col. 161-162.
[13] Ivi, XXVII, col. 176.
[14] Cfr. Ef 3, 17.
[15] Cfr. SULPICII SEVERI, De vita …, XVII, col. 170.
[16] SULPICII SEVERI, Epistola III. Ad Bassulam socrum suam, col. 183.
[17] PAPA FRANCESCO, Omelia in Casa Santa Marta del 23 gennaio 2014.
[18] Ef 6, 11-12.
[19] Col 3, 12-16.
[20] Cfr. Fil 3, 12.
[21] Cfr. 1 Cor 13, 2b.
[22] Cfr. PAPA FRANCESCO, Esortazione Apostolica Gaudete et exultate, nn. 147-149.
[23] Cfr. CATECHISMO CHIESA CATTOLICA, nn. 1303; 1830-1831.
[24] Cfr. PAPA FRANCESCO, Udienza Generale di mercoledì 21 maggio 2014.
[25] ANGELA DA FOLIGNO (Santa), Il Libro. Introduzione, traduzione e note di Salvatore Aliquò. Edizione riveduta e corretta da Sergio Andreoli, Città Nuova Editrice 2009, pag. 185.
[26] Cfr. PAPA FRANCESCO, Omelia in Casa Santa Marta del 14 gennaio 2016.
[27] Cfr. PAPA FRANCESCO, Udienza Generale di mercoledì 18 aprile 2018.
[28] PAPA FRANCESCO, Lettera Enciclica Lumen Fidei, n. 24.
[29] Léon-Joseph Suenens (n. 16 luglio 1904; † 6 maggio 1996), è stato cardinale e arcivescovo belga dell’Arcidiocesi di Malines-Bruxelles e primate del Belgio dal 1961 al 1979. Uomo di grande apertura al dialogo col mondo moderno e impegnato a promuovere la collaborazione con le Chiese protestanti ed ortodosse, fu uno degli artefici di molte delle proposte innovative del Concilio Vaticano II.
[30] Pubblicato in diverse lingue. In italiano: LÉON-JOSEPH SUENENS, Rinnovamento e potenze delle tenebre. Orientamenti teologici e pastorali, Edizioni Paoline 1982.
[31] Ivi, pag. 7.
[32] Per quanto esporrò nei paragrafi seguenti, cfr. Ivi pp. 79-87.
[33] PAPA FRANCESCO, Omelia della Domenica delle Palme, 24 marzo 2013.
[34] Cfr. PAPA FRANCESCO, Esortazione Apostolica Gaudete et exultate, n. 158-159.
[35] Fonti Francescane, n. 709.
[36] GIORGIO LA PIRA, Lettere al Carmelo. Aspettando il sabato senza vespri (lettera non datata).

Halloween è una festa pericolosa? Parlano gli esorcisti: “Non è un gioco innocente, ma un progetto contro il cristianesimo”

Conferenza Episcopale Italiana

AGENZIA SIR

Halloween è una festa pericolosa? Parlano gli esorcisti: “Non è un gioco innocente, ma un progetto contro il cristianesimo”

31 ottobre 2018

Riccardo Benotti

Per padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione internazionale esorcisti (AIE), “la ricorrenza di Halloween incluso il periodo di tempo che la prepara, è di fatto per alcuni giovani, un momento privilegiato di contatto con realtà settarie o comunque legate al mondo dell’occultismo, con conseguenze anche gravi non solo sul piano spirituale, ma anche sul piano dell’integrità psicofisica”. E Aldo Buonaiuto, animatore del Servizio antisette della Comunità Giovanni XXIII, invita a “impegnarci intensamente nelle parrocchie e nelle scuole affinché emerga la componente anticristiana di questo fenomeno, senza il timore di essere etichettati come bigotti ma avendo sempre come bussola del proprio agire quotidiano il radicamento nella Verità”

Un giro d’affari che, in tempi di crisi economica, supera i 250 milioni di euro e coinvolge fino a 17 milioni di italiani. È la festa di Halloween nei numeri forniti da Confesercenti per il 2017. E il trend non sembra ancora subire inversioni. Ma è soltanto un fenomeno commerciale o, dietro la notte delle streghe, si nasconde qualcosa di più? “Halloween rientra in un progetto più vasto, fortemente sostenuto dai mass media che è non tanto quello commerciale, quanto quello di indurre l’opinione pubblica, in particolare i bambini, gli adolescenti e i giovani, a familiarizzare con mentalità occulte e magiche, estranee e ostili alla fede e alla cultura cristiana. Vogliono che venga meno la visione cristiana della vita e si torni a quella pagana”. A dare l’allarme è padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione internazionale esorcisti (AIE): “La mia esperienza come quella di altri esorcisti, mostra come la ricorrenza di Halloween incluso il periodo di tempo che la prepara, sia di fatto per alcuni giovani, un momento privilegiato di contatto con realtà settarie o comunque legate al mondo dell’occultismo, con conseguenze anche gravi non solo sul piano spirituale, ma anche sul piano dell’integrità psicofisica”.

Nella mente dei più giovani, spiega padre Bamonte, Halloween “imprime quanto meno la bruttezza. E imprimendo nei bambini la bruttezza, il gusto dell’orrido, del deforme, del mostruoso messo allo stesso livello del bello, li orienta in qualche modo al male. In Cielo, dove regna la sola bontà, tutto è bello. All’Inferno, dove si respira solo odio, tutto è brutto”. Secondo l’esorcista, “i bambini hanno bisogno di bellezza, non di bruttezza, perché hanno bisogno di bontà, non di cattiveria. Ed è la bellezza che li aiuta a discernere tra ciò che è buono e ciò che è cattivo”. Su questo, prosegue, riflettano

“le mamme, i papà, gli educatori e soprattutto chi continua non solo a sostenere che Halloween è un gioco innocente, ma addirittura accusa di oscurantismo chi ne mette in rilievo la forte valenza negativa.

Sono oscurantisti coloro che fanno conoscere alle nuove generazioni i grandi benefattori dell’umanità, che sono i Santi nel cui sguardo si riflette la bellezza del Cielo, oppure coloro che addestrano le nuove generazioni alla cultura della morte, dissacrano i simboli della fede cristiana ed esaltano il macabro e il demoniaco?”.

È ormai ben noto, sostiene il presidente degli esorcisti secondo la sua esperienza di ministero, che “la ricorrenza di Halloween è nel calendario degli occultisti, dei maghi, degli operatori dell’occulto e dei cultori di satana, una delle ‘festività’ più importanti per cui è per essi motivo di grandissimo compiacimento che la mente e i cuori di tanti bambini, adolescenti, giovani e di non pochi adulti, anche se per gioco e divertimento, siano rivolti al macabro, al demoniaco, ai vampiri, ai fantasmi, alla stregoneria, alle bare, ai teschi, agli scheletri e all’irrisione beffarda e sinistra del momento più importante e decisivo dell’esistenza di un essere umano che è quello del suo trapasso.

Pochi sanno, inoltre, che i cultori di satana, in quella notte, nei perversi riti da essi realizzati in suo onore, gli offrono i giochi e le ‘energie’ di tutti coloro che, sia pure per divertimento, sempre a intendimento dei satanisti, stanno evocando implicitamente con quella festa il mondo delle tenebre”.

Tutto ciò non significa che coloro che festeggiano Halloween avranno esperienze negative, ma “per i seguaci del maligno certamente è motivo di grande soddisfazione che tanti bambini, adolescenti, giovani e adulti, quella notte siano orientati non alla meravigliosa luce e bellezza di Dio, ma in qualche maniera al mondo del male. Loro sono convinti che in tal modo si rafforza il potere del maligno nella società e in essi stessi”.

Anche don Aldo Buonaiuto, animatore del Servizio antisette della Comunità Giovanni XXIII, mette in guardia dalla seduzione di Halloween: “È la matrice esoterica a renderla pericolosa. Non si tratta di una ricorrenza laica, come spesso viene presentata, ma piuttosto di un evento religioso in senso negativo, un’operazione paganeggiante che riesce a camuffarsi dietro all’apparente innocuità del ‘dolcetto e scherzetto’”. Don Buonaiuto ricorda che “le radici di Halloween risalgono alla festività celtica di Samhain durante la quale venivano compiuti dei veri e propri riti che contemplavano anche sacrifici umani e che dovevano servire ad ingraziarsi gli spiriti maligni. Per l’esecuzione di questi macabri rituali, venivano indossate delle maschere e venivano fatte delle invocazioni. Elementi che si ripropongono anche oggi nella convinzione che si tratti soltanto di un gioco innocente. Purtroppo non è affatto così”.

Oggi il “lato oscuro” di Halloween viene tenuto nascosto per non rompere il “giocattolo” commerciale che si è creato: “Il dovere dei genitori, degli educatori, dei media e di noi sacerdoti è quello di impegnarci intensamente nelle parrocchie e nelle scuole affinché emerga la componente anticristiana di questo fenomeno, senza il timore di essere etichettati come bigotti ma avendo sempre come bussola del proprio agire quotidiano il radicamento nella Verità”. Ai bambini, conclude don Buonaiuto, “in contrapposizione al pericoloso e vacuo divertimento prospettato con Halloween, va presentata con convinzione e credibilità la bellezza del messaggio cristiano e quindi i valori della carità, della solidarietà e della Santità”.

Vedi anche: https://agensir.it/quotidiano/2018/10/31/halloween-p-bamonte-aie-vogliono-che-venga-meno-la-visione-cristiana-della-vita-e-si-torni-a-quella-pagana/

Commemorazione in onore di don Gabriele Amorth nel secondo anniversario di morte

Roma 16 settembre 2018 Santuario Maria Regina degli Apostoli

OMELIA DI PADRE FRANCESCO BAMONTE, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI, NELLA SANTA MESSA DI SUFFRAGIO PER L’ANIMA DI DON GABRIELE AMORTH NEL SECONDO ANNIVERSARIO DELLA SUA DIPARTITA

24 ͣ domenica del tempo ordinario – Anno B

Is 50,5-9a; Sal 114; Gc 2,14-18; Mc 8,27-35

Ringrazio i religiosi della Società San Paolo e in particolare il Vicario Provinciale, don Carlo Cibien, che presiede questa Santa Messa, per avermi invitato a pronunciare l’omelia in questa liturgia eucaristica in suffragio dell’anima di don Gabriele Amorth, nel secondo anniversario del suo ritorno alla casa del Padre.

L’Omelia comprende due momenti di riflessione: il primo è un commento della Parola di Dio di questa domenica; il secondo è una considerazione sulla particolare missione che don Gabriele Amorth ha ricevuto da Dio: rilanciare il ministero dell’esorcismo nella Chiesa contemporanea.

Inizio dunque con una riflessione sulle letture bibliche odierne. Il popolo ebraico, ai tempi di Gesù, attendeva un Messia politico, un condottiero, un uomo d’azione, che avrebbe dovuto risollevare le sorti politiche del popolo d’Israele, imponendosi con straordinarie manifestazioni di potenza e di successo sui nemici d’Israele, che in quel preciso momento storico erano i romani.  La figura del Messia presentata dalla tradizione profetica non era però quella che Israele attendeva, ma quella del Servo sofferente, cioè dell’innocente che sarebbe stato umiliato, sottoposto a insulti, a sputi, flagellato e infine condannato a una morte infamante in croce, che poi, però, sarebbe risorto. Questa figura del Messia, che pure era stata anticipatamente descritta dal profeta Isaia, era quanto di più lontano e scandaloso si potesse proporre alla mentalità e alle aspettative degli Ebrei. Pertanto, quando Gesù applicò a se stesso, apertamente, quella figura del Messia, Pietro prese Gesù in disparte e come leggiamo in un altro testo del Vangelo, Matteo al cap. 16, 2, gli disse: “Dio ti scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Lo stesso Pietro, che mosso dalla grazia e dalla luce divina precedentemente aveva riconosciuto che Gesù era il Messia, in un momento successivo, conformandosi alla mentalità del mondo, pensando come pensava il mondo, cioè che si debba pervenire alla gloria senza percorrere prima i sentieri poco frequentati dell’umiliazione, disse a Gesù che tutte quelle cose non gli sarebbero accadute. Abbiamo ascoltato le parole dure con cui Gesù si rivolse subito dopo a Pietro: “Va dietro a me, Satana”; parole dure, perché Pietro, sia pure inconsapevolmente, aveva in qualche modo imitato quello che Satana, nemico del bene e amante del male, opera tra gli uomini. In ebraico Satana vuol dire “colui che si mette di traverso”. Egli, infatti è proprio colui che fa da ostacolo: ostacolo tra gli uomini e Dio. E Pietro si era messo di traverso tra Gesù e la missione che il Padre aveva affidato a Gesù. Abbiamo ascoltato Gesù dire a Pietro anche: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Pietro aveva bisogno di mettersi alla scuola di Gesù, di seguire Gesù e non di ostacolare Gesù, aveva bisogno di imparare a pensare e ad agire secondo Dio e non secondo gli uomini. Dopo la Risurrezione di Gesù e l’effusione dello Spirito Santo nella Pentecoste, sappiamo che Pietro cambiò la sua mentalità e seguì Gesù, come Gesù desiderava lo seguisse, e come desidera che anche noi lo seguiamo. Pertanto non possiamo ignorare la preghiera che poco prima della sua Passione Gesù elevò al Padre per i discepoli e per tutti i credenti che lo avrebbero seguito, e continueranno a seguirlo, sino alla fine dei tempi, sino alla Parusia: Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo (Gv 17, 14). E anche Paolo ci esorta, come esortava i cristiani della prima comunità di Roma: Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12,2).

Purtroppo però, molti cristiani oggi dicono di credere in Gesù e poi continuano a seguire il mondo. Chiediamo allo Spirito Santo di disintossicarci, di purificarci dalla mentalità del mondo. Imploriamo lo Spirito Santo, perché oltre a credere che Gesù, è il Verbo di Dio fatto carne, il Figlio dell’Eterno Padre fatto uomo, ci aiuti anche a seguire Gesù, pensando come pensa lui, operando come opera lui, amando come ama lui. Allora la sua vita sarà veramente la nostra vita, la sua luce la nostra luce, la sua felicità la nostra felicità, la sua forza la nostra forza; e non avremo timore di affrontare la sofferenza e la morte, perché non ci faranno più paura.

Celebriamo questa Santa Messa in suffragio dell’anima di don Gabriele Amorth nel secondo anniversario del suo passaggio da questo mondo all’eterna vita in Dio, e come vi ho accennato all’inizio dell’Omelia, vorrei sottolineare lo zelo con cui don Gabriele si è dedicato a rilanciare il Ministero dell’Esorcismo nella Chiesa. Dando uno sguardo d’insieme alla sua vita, si evidenzia che questa, infatti, è stata la missione che Dio gli ha affidato e che don Gabriele ha umilmente compiuto.

Il giovane Gabriele Amorth, dopo l’incontro con don Alberione e il percorso formativo nella Società San Paolo, fu Ordinato Sacerdote il 24 gennaio 1954 all’età di ventinove anni. Aveva un carattere forte che unito ad una profonda comunione con Dio, gli consentirà, circa 40 anni dopo, di realizzare un’intensa opera di rilancio e di rivalutazione della pastorale dell’Esorcismo nella Chiesa Cattolica in un contesto storico sociale nel quale da alcuni pseudo teologi era stata fortemente messa in discussione quella verità di fede che è l’esistenza dei demoni e la loro attività ordinaria e straordinaria in mezzo agli uomini.

Don Gabriele aveva ricoperto prima di allora altri incarichi. Dopo essersi specializzato in Diritto Canonico – a motivo del suo essere già laureato in Diritto Civile – fu poi animatore spirituale manifestando in tale compito notevoli doti, successivamente dal 1959 al 1976 si occupò sia dell’Istituto “Maria Santissima Annunziata”, al tempo della sua vivace epoca fondazionale, sia dell’ “Istituito San Gabriele Arcangelo” (i cosiddetti Gabrielini), fedeli  laici consacrati a Dio nel celibato. Fu quindi alla guida dei Cooperatori Paolini dal 1978 al 1980. Assunse poi, da esperto mariologo qual era, la direzione del mensile paolino Madre di Dio. Innamorato della Madonna e penna sagace, condusse egregiamente il giornale per otto anni scrivendo molti articoli. Fu anche membro della “Pontifica Accademia Mariana Internazionale”. Pubblicò un libro sulla Madonna dal titolo: “Il Vangelo di Maria”.

Fu però il suo ministero di esorcista che lo rese famoso in tutto il mondo. Ricordarsi della formazione giuridica civile e canonica di don Gabriele è molto importante in quanto ci fa comprendere come le sue posizioni e le sue battaglie furono condotte sempre dentro una corretta concezione di Teologia Canonica, Ecclesiale e Pastorale. L’Esorcistato gli fu conferito mediante licenza scritta e a tempo indeterminato, dal cardinale Ugo Poletti, vicario di Papa Giovanni Paolo II per la diocesi di Roma. Il cardinale Poletti era particolarmente sensibile alla sofferenza dei fedeli tribolati dal demonio e, conoscendo le precarie condizioni di salute dell’allora esorcista ufficiale della diocesi di Roma e oggi servo di Dio padre Candido Amantini della Congregazione dei Passionisti, che svolgeva il ministero al santuario della “Scala Santa” di fronte alla basilica di san Giovanni in Laterano, pensò di affiancargli un giovane sacerdote che potesse essergli di aiuto. Un giorno il cardinale ricevette senza previo appuntamento don Gabriele che voleva porgergli un semplice saluto e fare una chiacchierata con lui. Erano amici e don Gabriele sapeva che poteva permettersi con il cardinale visite inaspettate. Era mercoledì 11 giugno 1986, e nel corso di quella semplice chiacchierata “non ricordo come – diceva don Gabriele – il colloquio scivolò su Padre Candido”. Il cardinale gli chiese se lo conoscesse e quando don Gabriele disse di sì, colse immediatamente l’occasione per dare alla diocesi di Roma un nuovo esorcista. Don Gabriele nei suoi scritti e nelle interviste, raccontava spesso l’episodio della sua nomina ad Esorcista anche perché cercava di sottolineare quell’inaspettatamente e di conseguenza la sua totale inesperienza, che poi scoprirà inaspettatamente essere la totale inesperienza di tutti coloro che venivano nominati Esorcisti. Questa carenza di formazione esperienziale è il punto centrale che don Gabriele prese a cuore per intraprendere la realizzazione di un percorso formativo per Esorcisti che, iniziato nel 1991, con una semplice riunione di dodici Esorcisti italiani, culminerà nel 1994 nella fondazione, insieme a padre René Chenessau (1924-2010), compianto Esorcista francese della Diocesi di Pontoise, dell’Associazione Internazionale Esorcisti (A.I.E.). Egli avviò così per gli esorcisti che lo desideravano, un percorso di formazione teologico-esperienziale il cui obiettivo era esclusivamente una corretta conoscenza della prassi esorcistica e la condivisione di esperienze e conoscenze su questo ministero, al fine di aiutare i fedeli tribolati dal maligno. La fondazione dell’A.I.E, in fin dei conti, rappresenta la risposta al monito del beato Paolo VI che il 15 novembre 1972 nell’allocuzione Liberaci dal Male richiamò alla necessità di ristudiare la demonologia. Prima della fondazione dell’A.I.E. don Gabriele, proprio per supplire alla carenza formativa sull’Esorcistato, pubblicò il testo Un esorcista racconta, nel quale condivise la sua esperienza teologico-pastorale. Questo lavoro segnò le basi della moderna riflessione demonologica e raggiunse ben ventidue edizioni e la traduzione in venti lingue, quindi un vero e proprio successo internazionale. Divenne infatti il testo base per la conoscenza del Ministero dell’Esorcista ai nostri tempi, che accanto a tutti i suoi altri libri e molteplici interviste televisive e radiofoniche contribuirono ad un intenso sviluppo dell’Esorcistato su tre aspetti: Pastorale, Teologico ed Ecclesiale.

Non si può capire la tenacia che don Gabriele ebbe nel portare avanti tale compito, senza considerare innanzitutto una particolare grazia a lui concessa da Dio per promuovere la rivalutazione del Ministero dell’Esorcismo nella Chiesa Cattolica, poi il suo forte temperamento di carattere, e infine il suo desiderio di evangelizzare con i mezzi di comunicazione sociale, espressione del suo carisma di presbitero paolino. Don Gabriele ha ripresentato sul piano teologico, per mezzo di un linguaggio semplice ed accessibile a tutti, la dottrina cattolica circa l’esistenza di Satana e dei demoni quali angeli decaduti (dottrina che rientra nella Teologia Dogmatica), poi l’azione ordinaria dei demoni e i peccati di superstizione e di occultismo (Dottrina che rientra nella Teologia Morale) e infine l’azione straordinaria dei demoni (dottrina che rientra nella Teologia Spirituale).

Sul piano pastorale don Gabriele ha mostrato per mezzo di una corretta e profonda opera catechetica quello di cui lui faceva esperienza: una sofferenza inaudita delle persone soggette ad azione straordinaria del demonio, sofferenza del tutto sconosciuta alla pastorale ordinaria della Chiesa. I racconti dei suoi esorcismi non sono tuttavia racconti di eventi tragici, spaventosi o da film dell’orrore, ma rappresentano un grido di aiuto rivolto alla Chiesa in favore di coloro che sperimentano questa particolare forma di sofferenza. E sarà proprio la speciale attenzione di don Gabriele verso questa sofferenza che porterà la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) a riconoscere nelle Premesse Generali del Rituale degli Esorcismi, i nostri fratelli e sorelle tribolati dal maligno, come «i più poveri tra i poveri», membri che la comunità cristiana deve amare di un amore preferenziale, bisognosi di aiuto, di comprensione e di consolazione, proprio perché in potere del maligno (Rito degli Esorcismi, Presentazione della CEI, par. 16).

Infine, sul piano ecclesiale il contributo di don Gabriele è manifesto nel riconoscimento giuridico e nell’approvazione dello Statuto dell’A.I.E. da parte della Santa Sede, il 13 giugno 2014, vero e proprio punto di svolta nella storia della Chiesa in ambito esorcistico.

A don Gabriele i nostri ringraziamenti per la tenacia con la quale ha posto davanti agli occhi di tutti la sofferenza degli esorcizzandi e, nello stesso tempo, ha ricordato con vigore, sulla scia del magistero dei santi, che l’amore per Dio si manifesta nell’amore per gli ultimi, e se oggi i fedeli con particolari disturbi spirituali sono riconosciuti non solo dalla Conferenza Episcopale Italiana, ma da molti altri vescovi in tutto il mondo come «i più poveri tra i poveri», lo dobbiamo anche al suo sincero, grande, appassionato contributo Teologico-Pastorale-Ecclesiale che ha dato al Ministero dell’Esorcista.

Affidiamo dunque ancora una volta l’anima di don Gabriele alla Madonna che egli pregava sempre con ardente amore e alla quale si consacrò con grande slancio, e chiediamo al Signore di ricompensarlo per tutto il bene che ha fatto, specialmente per la straordinaria carità che egli sempre manifestò verso coloro che soffrono a causa di una particolare azione del maligno.

ESORCISMO E FINZIONE CINEMATOGRAFICA A CONFRONTO

Relazione di padre Francesco Bamonte, icms

Da qualche anno la cinematografia ha sviluppato e imposto all’attenzione del pubblico un filone piuttosto popolare, che propone il tema della possessione diabolica e dell’esorcismo. Mentre ne rileviamo l’aspetto positivo di richiamare l’attenzione pubblica al dato reale della presenza e dell’azione del demonio nella storia personale e comunitaria degli uomini, tuttavia non possiamo ignorare che la tematica sia sviluppata in modo inadeguato, rispondente solo in minima parte a ciò che accade realmente nel corso di un esorcismo e per niente all’autentico clima che si instaura.

Noi che esercitiamo questo ministero, rileviamo una vera incongruenza tra la reale possessione diabolica, e quel che viene mostrato nella produzione cinematografica, che non rende, così, alcun servizio alla pastorale dell’esorcismo e determina invece conseguenze immediate che desidero proporre alla vostra attenzione.

Come apprendiamo dalle pagine dei Vangeli, Gesù negli anni della sua missione pubblica annunciò il Regno di Dio, guarì gli ammalati, liberò gli indemoniati, cioè coloro che erano posseduti dal demonio nel loro corpo.  Gesù conferì ai suoi Apostoli la stessa missione che egli aveva compiuto, inviandoli innanzitutto ad annunciare il Regno di Dio, poi a guarire gli ammalati e a liberare gli indemoniati.  La cacciata dei demoni pertanto consegue alla fondamentale missione della Chiesa di annunciare il Vangelo e invitare ad aderire a Cristo e al suo Regno. Il ministero dell’esorcismo si colloca in questo contesto di evangelizzazione integrale della Chiesa Cattolica. Nei film immessi sul mercato e sulla Rete, risulta evidente l’assenza o la quasi totale assenza di questo aspetto fondamentale della pastorale della Chiesa.

Si evidenzia inoltre un’eccessiva attenzione alla trasformazione dell’esorcismo in uno spettacolo finalizzato a suscitare forti emozioni. Si tende infatti a creare una scenografia cupa, con effetti sonori tali da suscitare ansia, inquietudine, paura, tremore nello spettatore; ma non sono affatto queste le emozioni che l’esorcista e chi assiste sperimentano nel corso di un esorcismo. In questi film infatti, alle urla dei posseduti bisognerebbe che la produzione cinematografica che ha cura di tutte le musiche, suoni, rumori ecc. che si odono in un film, sovrapponesse anche i canti dei cori angelici e musiche celestiali capaci di sensibilizzare gli spettatori alla percezione della presenza e dell’intervento di Dio, dell’intercessione della Madonna, degli Angeli e dei Santi, che durante l’esercizio di questo ministero sostengono sia l’esorcista, sia i suoi assistenti sia chi riceve l’esorcismo, proprio perché in questo ministero è tutta la Chiesa trionfante e militante che interviene. Non sto dicendo ovviamente che noi durante gli esorcismi sentiamo veramente cori angelici e musiche celestiali (almeno a me non è mai successo), ma intendo dire che oltre alla realtà del mondo preternaturale (cioè demoniaco) che negli esorcismi si evidenzia in maniera manifesta, l’inserimento di tali musiche e canti servirebbe a richiamare allo spettatore anche la presenza nascosta -ma reale, viva, potente e travolgente- del mondo soprannaturale.

Chi acquisisce la prima idea degli esorcismi, mediante i film che rappresentano ambiguamente la possessione diabolica, crede erroneamente che l’esorcismo sia un fenomeno abnorme, mostruoso e pauroso, il cui unico protagonista sia il demonio.

L’esorcista, inoltre, viene spesso rappresentato come un sacerdote nervoso, teso, impaurito da colui che deve affrontare, quasi come se dovesse scontrarsi con una divinità del male. In realtà l’esorcista è sereno, calmo e sicuro, ma non della serenità che deriva da ingenuità e avventatezza; è sicuro, non della sicurezza che deriva da presunzione e orgoglio, ma perché fonda la sua fiducia in Cristo Gesù che ha esercitato questo ministero manifestando l’opera della sua salvezza non solo destinata a liberare l’uomo dal peccato e dalle sue conseguenze, ma anche dall’autore del primo peccato, omicida fin dall’inizio e padre della menzogna (cf Gv 8,44), che opera in mezzo agli uomini sia con un’azione ordinaria che è quella di tentare gli uomini al male per separarli da Dio, sia con una azione che è definita straordinaria, perché meno frequente e perché si manifesta talvolta con effetti visibili o percepibili.  Questa azione del demonio è rivelata in particolare in quelle pagine dei Vangeli che presentano Gesù che caccia i demoni e nelle pagine degli Atti degli Apostoli nelle quali ci vengono narrati gli esorcismi fatti dagli Apostoli e dai discepoli. L’esorcista fonda la sua fiducia anche nell’intercessione di tutta la Chiesa, consapevole che lo stesso potere di cacciare i demoni, Gesù lo comunicò agli Apostoli e ai suoi discepoli e quindi alla sua Chiesa, ordinando di esercitarlo nel suo Nome. Negli Atti degli Apostoli vediamo come la Chiesa sin dall’inizio esercita tale potere, lo ha esercitato lungo i secoli sino ad oggi e ancora lo farà sino al ritorno glorioso di Cristo.

Un aspetto particolare che neppure viene trattato nei film sul tema, è che negli esorcismi di Gesù e dei discepoli di Gesù non si rilevano particolari reazioni di terrore provocate dai demoni alle persone, ma si nota piuttosto il terrore che i demoni avevano di Gesù e degli Apostoli, e la grande gioia del popolo nel vedere i demoni tremare e fuggire dai corpi dei posseduti. L’esorcismo quindi diventa motivo di lode e di gloria a Dio nel ringraziamento e nell’esultanza, piuttosto che motivo di paura. La paura invece è tutta dalla parte dei demoni: noi percepiamo chiaramente, infatti, che essi -che ordinariamente operano nel nascondimento- quando durante gli esorcismi vengono allo scoperto, per quanto possano mostrarsi forti, sicuri e spavaldi, soprattutto nei primi esorcismi,  arriva il momento in cui manifestano apertamente la loro paura di fronte alla maestà di Dio e ai comandi che nel nome di Cristo e della Chiesa gli vengono proferiti, perché  sanno bene che  una volta scoperti, se l’esorcista e la persona da essi posseduta perseverano nella lotta, saranno sopraffatti dalla potenza del Signore: è questo decisamente che provoca la loro paura.

Altro motivo di gioia per l’esorcista e per la persona che ricorre al suo ministero, per niente evidenziato in questi film, deriva dall’esperienza diretta della conferma delle parole di Gesù: “Se [invece] io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio” (Lc 11, 20). Con queste parole Gesù afferma che la sua attività di cacciare i demoni era il segno che confermava la venuta del Regno di Dio sulla terra, per infrangere la tirannia di Satana sull’umanità. Tale opera avrà il suo epilogo, come Gesù stesso ci ha preannunciato, nel trionfo definitivo di Dio sul regno di Satana e l’instaurazione di un nuovo mondo, in cui gli spiriti demoniaci non avranno più alcun potere sugli uomini. Nel nostro ministero di esorcista si intravedono i primi bagliori dell’avvento di quell’alba radiosa. Spesso, durante i nostri esorcismi, gli stessi demoni sono costretti con rammarico a confermarlo, confessando, come facevano con Gesù quando li cacciava dai posseduti, che Egli è venuto a distruggere il loro regno, per cui, nonostante continuino tuttora ad essere attivi nel mondo per la rovina degli uomini, la loro sconfitta è già assicurata e noi negli esorcismi assistiamo proprio a un anticipo di quella disfatta che sarà definitiva alla fine dei tempi.

Altro aspetto fuorviante di questi film è la presentazione della lotta tra il bene e il male in modo non corrispondente a quanto ci ha rivelato la Sacra Scrittura: i demoni sono angeli creati buoni da Dio, ma decaduti e diventati malvagi per sempre, per loro libera scelta.

In quanto creature, i demoni sono esseri infinitamente inferiori a Dio e per quanto attivi nel mondo, al fine di operare gravi danni, non possono impedire il disegno di Dio e la sua opera di salvezza compiuta in Cristo.

In riferimento alla lotta tra il bene e il male fra gli uomini, la cinematografia presa in esame tende a insinuare l’ingannevole credenza di un dio del male che si contrappone a un dio del bene. In questi filoni cinematografici è evidente il pensiero manicheo che fa del diavolo la divinità del male che lotta contro quella del bene, finendo così per attribuirgli una forza e una dimensione illimitate, che non corrispondono alla realtà della sua condizione di creatura limitata.

Non ci sono mai state, nella creazione del mondo, due divinità antagoniste, in lotta fra di loro: una buona, che ha creato tutto ciò che c’è di bene e una cattiva, che gli si oppone, autrice di tutto ciò che vi è di male. Questa è l’eresia della gnosi dualistica, conosciuta, appunto, sotto il nome di manicheismo. Mani e Priscilliano affermavano che il diavolo non ha alcun autore di sé, ma è esistente da sempre ed è il principio e la sostanza del male che è nel mondo. In realtà, il diavolo che all’inizio era un angelo creato buono da Dio, e al contempo era il capo degli angeli buoni, rifiutando la sua creaturalità e quindi la sua dipendenza da Dio che lo aveva creato, geloso di Dio, voleva essere egli stesso Dio e mettersi al posto di Dio. Questo angelo, però, ribellandosi a Dio, è diventato irreversibilmente malvagio.

L’errore circa la divinità del diavolo, ripreso nel XII secolo dai catari in Occidente e dai bogomili nell’Europa orientale, venne così corretto dal Concilio Ecumenico Lateranense IV (1215), dove, nel decreto «Firmiter» dell’11 novembre, si legge: «Noi crediamo fermamente e dichiariamo con cuore sincero…, che Dio è l’unica origine di tutte le cose, il creatore delle realtà visibili e invisibili, spirituali e corporee… Il diavolo però e gli altri spiriti cattivi sono stati creati buoni per loro natura, ma essi sono diventati cattivi ad opera di se stessi» (Denzinger Schoenmetzer, 800).

La concezione manichea della divinità, fortemente presente al tempo odierno in vari gruppi e associazioni caratterizzati da iniziazioni e percorsi esoterici e occultistici, che influiscono fortemente sulla società odierna, influiscono anche sui soggetti e le sceneggiature di questi film che spesso manifestano indubbiamente una chiara ignoranza di un autentico studio dei contenuti della Rivelazione divina, della Sacra Scrittura, della teologia, dell’angelologia, della demonologia, della liturgia della Chiesa e del rituale dell’esorcismo, che costituiscono le conoscenze decisamente basilari e ineludibili per poter trattare autenticamente il tema.

Ulteriore aspetto fuorviante in questo genere di film e di fiction è la tendenza a rappresentare in maniera esagerata, mediante la tecnica cinematografica del trucco, la reazione fisica del demonio attraverso le persone da lui possedute. Nella realtà le cose non vanno affatto così. Come attesta la nostra esperienza, non si verifica sempre la furia distruttiva del demonio negli esorcismi, o comunque non con la virulenza rappresentata nei film.

Bisogna poi tenere presente dell’obbedienza che il demonio è obbligato a prestare all’esorcista anche quando la liberazione non è conseguita immediatamente. Quante volte durante gli esorcismi, davanti a manifestazioni di una forza tale che i coloro che aiutavano l’esorcista non riuscivano a contenere, l’esorcista ha ordinato al demonio di desistere ed egli ha dovuto ubbidire.

Come ho già accennato brevemente in precedenza, la comunione tra la Chiesa trionfante e la Chiesa militante negli esorcismi si evidenzia particolarmente nella materna e amorevole presenza ed intercessione della Madonna. Anche questa componente manca generalmente nei film sul tema in esame.  Noi esorcisti, come anche i nostri pazienti, nella battaglia contro il maligno sperimentiamo continuamente la presenza e il sostegno materno dell’Immacolata Madre di Dio.

Sono proprio le reazioni dei demoni a evidenziare maggiormente l’opera di Dio e la mediazione della Madre, cioè come Dio ci dona ogni cosa per mezzo di questa Madre, confermando così, in maniera meravigliosa, le verità che la Sacra Scrittura ci rivela sul ruolo di cooperatrice insostituibile che la Madonna offre all’evento centrale di Cristo Redentore, perché è sempre lei ad ottenere dal Figlio ogni cosa, compresa la liberazione dal demonio.

La Madonna in quanto associata in maniera unica a Gesù Redentore, si può quindi definire la più perfetta esorcista del demonio. Per la sua stessa santità, la Madonna è un esorcismo vivente. Per questo i demoni temono un’autentica devozione alla Madonna, perché per mezzo di essa le permettiamo di agire in nostro favore portando in noi in abbondanza la grazia redentrice di Cristo.

La Madonna, infatti, per le prerogative spirituali che possiede -essendo la Madre di Dio- ha una capacità d’intervento assai maggiore, sia di una madre terrena, sia di qualsiasi altro santo, la sua amorevolissima azione, in nostro favore, è però condizionata al nostro libero arbitrio. Più alimentiamo un’autentica devozione a lei, meglio ci doniamo, ci consacriamo a lei, più ella troverà in noi la libertà di agire in nostro favore, di renderci partecipi dei suoi sentimenti e delle sue virtù, e per mezzo nostro, potrà sempre più efficacemente abbattere i piani di Satana nel mondo.

Nei film sul tema dell’esorcismo non è stata mai rappresentata la commovente esperienza mariana che fanno molti esorcisti.

La santità e lo splendore di Maria la pongono infatti così in alto tra tutte le creature, umane e angeliche, che spesso -durante gli esorcismi- i demoni sono costretti a elogiarla per la grandezza, la potenza e il fulgore divino che splende in Lei. I demoni, trovandosi accecati da così tanto splendore, che per essi è dolorosissimo, sono obbligati a testimoniare la dignità straordinaria della Madre di Dio tra tutte le creature umane e angeliche, ad affermare tutta la verità su di Lei e ad ammettere la loro completa impotenza di fronte ai voleri di Colei che, Dio, onnipotente per natura, avendola proclamata Regina dell’universo, ha reso onnipotente per grazia. C’è allora un curioso alternarsi di espressioni sprezzanti e volgari e di catechesi e lodi dolcissime, che loro malgrado, i demoni, con grandissimo disgusto sono costretti a pronunciare sulla Vergine Maria, espressioni che per noi, però, sono straordinariamente toccanti, sino a provocare lacrime di commozione, come talvolta è accaduto anche a sacerdoti non esorcisti che assistevano l’esorcista.

Questa esperienza straordinaria e consolantissima, mai l’abbiamo vista rappresentata in un film sull’esorcismo.

Proseguendo nella nostra analisi sulla maniera come il mondo cinematografico rappresenta l’esorcismo, non possiamo trascurare l’aspetto del tempo: in un film non si possono rappresentare integralmente i contenuti di un libro, in quanto la rappresentazione cinematografica deve necessariamente esaurirsi in una storia non più lunga, mediamente, di 120 minuti, per cui si procede ovviamente alla riduzione del testo pubblicato a cui si ispira il film.

La trama pertanto, già povera di contesti biblici, teologici ed ecclesiali, tende a prediligere e sviluppare il ruolo dei personaggi, trascurando, semmai fosse stato programmato, l’obiettivo di trasmettere un messaggio positivo sull’esorcismo.

Non possiamo non evidenziare un ulteriore aspetto fuorviante di questi film, che consiste nel  presentare il sacerdote esorcista come un medico condotto. Arriva spesso nella casa del posseduto o della posseduta e senza stabilire una relazione umana, e tanto meno spirituale, si pone a combattere contro il demonio, leggendo il Rituale. La Chiesa Cattolica non fa questo. Il sacerdote che riceve la licenza di esorcista dal suo vescovo è un ministro di Cristo, e pertanto sa bene che il rito dell’esorcismo è un’azione liturgica che si compie solo dopo un attento discernimento. L’esorcista deve pregare e deve invocare lo Spirito Santo per ottenere la grazia della prudenza, al fine di valutare, con la dovuta attenzione, se colui che si ritiene tormentato dal demonio lo sia realmente. Un’accurata analisi non può essere fatta in pochi minuti, ma comporta la necessità di incontrare, ascoltare e conoscere la persona che ritiene di avere bisogno del suo intervento; l’esorcista inoltre, per quanto possibile, soprattutto se fosse portato a lui già in apparente stato di possessione diabolica, deve incontrare, dialogare, ascoltare e conoscere anche i familiari ed eventuali amici che sappiano la problematica della persona in esame. Al fine di un valido discernimento, l’esorcista ha bisogno di tempo anche per porre eventuali domande mirate, con il fine di chiarire ulteriormente se i fenomeni e/o i sintomi accusati siano tali da necessitare dello specifico rito dell’esorcismo della Chiesa.  Quando il sacerdote esorcista accerta tale necessità, deve preparare la persona, soprattutto informandola di tutto ciò che dovrà fare. Uno degli aspetti che l’esorcista deve in tutti i casi maggiormente curare affinché il suo operato sia fruttuoso, se non subito, almeno appena sarà possibile, è proprio l’istruzione della persona che si affida al suo ministero, aiutandola ad acquisire le disposizioni interiori necessarie a conseguire la liberazione. Un aspetto, questo, davvero fondamentale nel contesto della nostra società secolarizzata e neo pagana, nella quale assistiamo a un annacquamento o addirittura alla perdita della fede, al relativismo imperante e alla generale confusione di tutti e su tutto.

Un altro aspetto che non si evince o comunque presentato marginalmente nei film sul tema, è la comunione che il sacerdote esorcista deve avere necessariamente con la Chiesa, con l’unica Chiesa peregrinante e celeste i cui massimi rappresentanti sulla terra sono, per lui, il Papa e il proprio Vescovo ordinario. L’esorcista generalmente è rappresentato, invece, nel ruolo di un operatore autonomo e pertanto quasi sempre sganciato dalla Chiesa.

Noi esorcisti conosciamo bene il valore della nostra unione e del nostro legame spirituale con tutta la Chiesa, in quanto è tutta la Chiesa che combatte Satana nel nome di Cristo. Nella finzione cinematografica invece la figura del sacerdote esorcista è subordinata al compimento della ritualità. Spesso la sua storia è marginale rispetto agli interpreti principali. Sottolineando l’individualismo e la solitudine del sacerdote che si occupa di determinati casi, si propone così l’idea che l’esorcista possa esercitare la sua opera come un libero professionista.

Il legame tra l’esorcista e il suo Vescovo, è in questi film completamente o quasi completamente ignorato. È, invece, anch’esso fondamentale, in quanto il sacerdote riceve dal proprio Vescovo licenza di esorcizzare; pertanto, al fine di un fruttuoso esercizio del ministero, è decisamente indispensabile la comunione del sacerdote esorcista con il proprio Vescovo, il quale è investito della pienezza del sacerdozio. Ogni sacerdote infatti agisce proprio in virtù di questa comunione con la pienezza sacerdotale del Vescovo, successore degli Apostoli, sui quali Cristo ha fondato la sua Chiesa e le ha conferito tutti i poteri divini.

Non si riscontra in questi film la prassi reale dell’esorcista di informare e aggiornare il Vescovo con una relazione periodica sullo svolgimento di questo ministero così delicato e neppure la presenza di un vescovo che vigili paternamente sull’esorcista, lo sostenga, lo incoraggi e verifichi le sue condizioni fisiche, psicologiche e spirituali.

In riferimento a questa comunione tra il vescovo e il sacerdote esorcista, al paragrafo n.° 14 della Presentazione della Conferenza Episcopale Italiana al «Rito degli esorcismi», i sacerdoti che hanno ricevuto licenza di esercitare questo ministero, vengono esortati a incontrarsi periodicamente e talvolta anche insieme con il vescovo: «È conveniente che gli esorcisti della stessa diocesi si incontrino qualche volta tra loro e con il vescovo, per condividere le loro esperienze e riflettere insieme. Sembra opportuno che incontri analoghi si svolgano a volte anche a livello interdiocesano e nazionale». E proprio questo l’Associazione Internazionale Esorcisti, già da anni sta promuovendo nella Chiesa.

Conclusione

Come sintesi della prima parte di questa verifica, possiamo affermare che il mercato cinematografico, che potrebbe offrire un servizio informativo, educativo e formativo al pubblico, purtroppo non corrisponde alle attese.  Dai libri sul tema innanzitutto, come anche dai film, si rileva che l’interesse generale e del mondo cinematografico in particolare non è quello di dare un’informazione corretta sui fondamenti biblici ed evangelici dell’esorcismo né di presentare autenticamente l’esorcismo.

Purtroppo l’industria cinematografica trascura di evidenziare proprio le componenti più importanti e indispensabili dell’esorcismo nel mondo cattolico o addirittura le ignora completamente.

Dobbiamo rilevare che i contenuti dei film che propongono il tema degli esorcismi abusano del termine stesso in quanto ne propongono un’accezione ambigua, che mira ad irretire il pubblico.  Lo scopo principale dei produttori infatti è innanzitutto quello di vendere un prodotto mediante un argomento che da sempre suscita curiosità e suggestione a livello di massa, talvolta, però, sorge il dubbio che sorvoli volutamente sull’operato positivo della Chiesa Cattolica.

Possiamo senz’altro asserire che lo spettatore è così indotto a un’idea parziale, falsa e terrificante, assai distante dagli esorcismi operati da Cristo e da quelli che opera la Chiesa su mandato di Cristo.

Con la nostra fede, a differenza dei film, noi affermiamo la certezza che il bene prevale sul male, la verità sulla menzogna, l’amore sull’odio, l’umiltà sull’orgoglio …

… Ed è proprio questa la verità concretamente visibile nelle esperienze esorcistiche.

Queste ed altre considerazioni lasciano spazio al pensiero che nei film e nelle fiction sugli esorcismi ci sia un retroscena comune che censura quegli aspetti che confermano la sostanza delle verità della nostra fede cattolica, cercando di far passare per cattolico un messaggio di tipo gnostico tendente a costituire tra gli spettatori una concezione manichea della vita. Non è un caso che questi due elementi non cristiani siano sempre contenuti e palesemente mostrati a fondamento delle storie di esorcismi rappresentate nei film. Purtroppo i fedeli cattolici, abituati a disinteressarsi della propria formazione alla fede, non sono né preparati né in grado di discernere la finzione o meglio la menzogna dalla realtà, e così quello che inizialmente poteva essere un buon servizio alla Chiesa e alla fede, diventa il solito e sottile attacco di Satana alla Chiesa Cattolica.

ESAME DI ALCUNI FILM E TELEFILM SUL TEMA DELL’ESORCISMO

L’ESORCISTA

Nel 1973 un film uscito nelle sale cinematografiche dal titolo: “L’esorcista”, provocò un’enorme ondata d’interesse, inaugurando un vero e proprio ciclo di film che in realtà hanno poco a che fare con l’esorcismo della Chiesa cattolica.

Si tratta di un film che si colloca molto all’interno del genere horror e poco all’interno della vera identità dell’esorcismo.

Il film è tratto dal libro di William Peter Blatty, ispirato a veri episodi di esorcismo avvenuti nel Maryland. Secondo lo scrittore, il film, avrebbe dovuto trasmettere allo spettatore il punto di vista cattolico sulla presenza del diavolo nel mondo e la lotta che la Chiesa Cattolica attraverso l’esorcismo conduce contro di esso.

Tuttavia, il regista – William Friedkin – troppo centrato all’inquietudine che le scene dovevano suscitare nello spettatore, ha tradito tale fine.

La trama

Il film inizia mostrando l’interno di un sito archeologico dell’antica città di Ninive nell’Irak del nord nel quale tra gli oggetti rinvenuti viene dissotterrata una statuetta che raffigura il volto del demonio Pazuzu. Uno degli archeologi presenti è un sacerdote, gesuita, anziano e malato di cuore, Padre Lankester Merri che rimane molto turbato dal ritrovamento e sembra che al momento del ritrovamento il sacerdote abbia un contatto misterioso con lo spirito maligno legato agli oggetti ritrovati nel sito archeologico.

La scena si sposta in una cittadina della provincia americana Georgetown dove l’attrice Chris MacNeil, frattanto, soggiorna insieme alla figlia dodicenne Regan per delle riprese di un film. Nella casa dove abitano temporaneamente, la ragazza trova una tavola ouija, cioè quella tavola che si usa per le sedute spiritiche. La ragazza comincia a fare una seduta spiritica per gioco. Si manifesta uno spirito che afferma di essere quello di un certo Capitan Gaio (in originale Capitan Howdy). In realtà era il demonio Pazuzu, che fingeva di essere l’anima di Capitan Gaio.

Dopo un po’ la giovane, comincia ad accusare disturbi che a prima vista sembrano rimandare ad uno sdoppiamento di personalità. E’ sottoposta a diverse visite mediche che non chiariscono la patologia. I medici ammettono la loro impotenza di fronte ai problemi della ragazza e, di fronte al tentativo fallito di una visita psichiatrica, consigliano alla madre di rivolgersi a un esorcista. La donna, atea, è diffidente, ma alcuni anormali e terrificanti comportamenti della figlia la inducono a rivolgersi a padre Damien Karras, un giovane gesuita appartenente alla chiesa greco-cattolica, che è anche un medico specializzato in psichiatria.

Il sacerdote incontra la ragazza più volte come psichiatra, inizialmente convinto che i suoi disturbi siano di origine mentale. Pochi giorni più tardi però padre Karras viene sconvolto dalla perdita della madre e comincia per lui un ossessivo senso di colpa per non esserle stato abbastanza vicino, preso dai troppi impegni del proprio ministero sacerdotale.

L’attenzione si sposta sull’indagine, svolta da un ispettore, sulla morte misteriosa del regista del film a cui l’attrice Chris MacNeil aveva affidata la figlia. Chris, parlando con l’ispettore, capisce che dietro alla morte del regista c’è la mano di sua figlia.

Intanto nella cittadina si verificano strani episodi e in una chiesa, viene profanata una statua della Madonna.

Da questo punto in avanti il film si riveste di colori inquietanti, anche grazie ai molti trucchi cinematografici.

Padre Karras che stava seguendo, come psichiatra, la ragazza, la sente parlare in latino e francese, lingue che essa non conosceva. Non solo, ma parla anche al contrario. Non pensa più a una malattia psichiatrica e si decide a domandare ai propri superiori l’autorizzazione per un esorcismo: il vescovo lo concede e decide di chiamare un anziano esorcista, padre Lankester Merrin, che è proprio il gesuita archeologo comparso all’inizio del film.  Padre Karras gli farà da assistente.

Padre Merrin, il sacerdote esorcista, con padre Karras si presenta di notte a casa della ragazza e intende cominciare immediatamente. Durante l’esorcismo Padre Merrin, si troverà a combattere faccia a faccia con lo stesso demonio scoperto nel sito archeologico in Iraq.

Nel film la dimostrazione del potere diabolico è rafforzata da una serie di oscenità verbali e non solo, di cui si poteva certamente fare a meno.

L’attenzione del regista, però, non è attratta dal valore del rito dell’esorcismo, che in realtà, non appare quasi mai così com’è proposto dalla Chiesa nella lotta contro il demonio, quanto piuttosto dal corpo della giovane trasformati dalla possessione.

Si nota che, in qualche modo, il film tenta d’interrogarsi sul problema del male alla luce della fede, ma non giunge mai ad una proposta/risposta chiara, preso com’è da una ricerca accurata di effetti che possano suggestionare lo spettatore e tenerlo incollato alla poltrona.

Si dà un rilievo esagerato sia al potere del diavolo, presentandolo straripante e terrificante, sia al conflitto interiore e devastante di Padre Karras, ma quelle inquietudini umane non rimandano alla ricerca di Dio, il che è contraddittorio e sconcertante per un sacerdote.

La ragazza posseduta viene presentata come una ragazzina fragile, senza affetto dai genitori, ma non può essere questo l’argomento plausibile perché diventasse vittima del demonio.

Viene inoltre mostrata, la fragilità dei ministri della Chiesa che, se vogliamo, nella realtà, potrebbe talvolta anche esserci tutta, ma che non influisce sull’esorcismo. Nel film, invece, si mostra come è proprio la debolezza e la fragilità di Padre Damian Karras che renderà più forte l’influsso del maligno. Il giovane sacerdote, sconvolto dalla perdita della madre e dal senso di colpa per non esserle stato abbastanza vicino, perché ha dedicato più tempo agl’impegni del proprio ministero, vive, infatti, una grande solitudine interiore.

Il sacerdote visita quotidianamente la ragazza e sembra però non riuscire ad aiutarla con le preghiere. Si rende conto che la giovane peggiora sempre più e che il diavolo che la possiede diventa sempre più forte.

Pur affiancatosi all’esorcista Padre Merrin nell’esorcizzare la ragazza, il diavolo riuscirà ugualmente a sconvolgerlo emotivamente facendo parlare la ragazza con la voce della madre, tanto che Padre Merrin, dovrà farlo uscire dalla stanza.

Quando Padre Karras ritorna nella camera dove si svolgeva l’esorcismo, trova però Padre Merrin stroncato da un infarto, allora, infuriato, si avventa contro la ragazza e ordina al demonio di uscire, ma lo fa ordinandogli di prendere il suo corpo. Così il demonio s’impossessa di lui, e attraverso di lui cerca di strangolare la giovane. Il sacerdote resiste e prima di poter fare del male alla giovane riesce a gettarsi dalla finestra, uccidendosi.

Il film si conclude con la giovane, almeno apparentemente liberata che con la madre si trasferiscono a Los Angeles per dimenticare il terribile incubo che hanno vissuto.

Ovviamente la liberazione della ragazza, presentata dal film in questa modalità, non corrisponde a nessun episodio di liberazione di persone possedute, in duemila anni di storia di esorcismi.

Un fatto, estremante grave, è stato l’inserimento nel film di messaggi subliminali, scoperti successivamente.

Pochi sanno che per aumentare l’inquietudine e lo spavento nello spettatore, il regista William Friedkin, inserì una serie di immagini subliminali contenenti, soprattutto, volti spaventosi.

Nell’ultima versione del film rimasterizzate ed integrate del 2000, le immagini e i messaggi che contengono sono meglio visibili.

Durante la visita medica, la ragazza scivola sul letto con gli occhi completamente bianchi. In quell’istante appare sullo schermo, come immagine subliminale, il volto dello spirito Pazuzu che si fingeva Capitan Gaio.

La madre della ragazza, cammina spaventata per la cucina. Ad un certo punto sulla cappa del camino appare illuminato, per un istante, il volto del demonio che possiede il corpo della figlia.

Mentre la mamma sta per aprire la porta della camera della figlia, nel buio si vede per un attimo il ghigno stampato sul volto della statua del demonio Pazuzu.

Quando la ragazza viene ipnotizzata dallo psichiatra, per una frazione di secondo, nel suo volto, appare la maschera adirata del demonio.

Durante l’esorcismo, la luce va e viene e nel buio, per qualche fotogramma, il demonio si mostra sul volto della ragazza con la fisionomia di Capitan Gaio che gira la testa della ragazza di 360º.

Constatata la morte dell’esorcista Padre Merrin, Padre Karras infuriato ordina al demonio uscire dal corpo della ragazza e di entrare nel suo di entrare. Diventa a sua volta posseduto e si precipita verso la finestra per gettarsi sotto. Proprio in corrispondenza della finestra, appare in immagine subliminale, il volto della madre.

Si noti che in varie parti del mondo, diversi sono stati i casi in cui persone che hanno visto il film, hanno avuto dei malesseri, accusando come causa di tali malesseri delle immagini che si erano fissate nella loro mente.

In Inghilterra ad esempio durante la proiezione nel 1974 vi furono casi d’isteria, convulsioni, svenimenti, terrore e vomito, soprattutto tra le giovani donne[1].

IL RITO

Se il regista del film: Il Rito, uscito nelle sale cinematografiche nel 2011, si fosse attenuto fedelmente all’omonimo libro, il film sarebbe stato decisamente migliore, forse il migliore sul tema della possessione diabolica nella storia della cinematografia. In un mio colloquio, successivo alla proiezione, con il giornalista cattolico statunitense Matt Baglio, autore del libro al quale il regista avrebbe dovuto ispirarsi, lamentai la grande discrepanza tra i contenuti che l’autore aveva sviluppato così bene nel libro e il film. Il giornalista mi rispose: «Hanno fatto il film quando io avevo scritto solo il 30% del mio libro». Il che vuol dire che per il 70% del film, il regista si è a ispirato letture e conoscenze personali sull’argomento delle possessioni diaboliche. Nel film ci sono sicuramente aspetti positivi, ma ci sono anche alcune ingenuità ed errori che a noi esorcisti balzano subito agli occhi.

La trama del film

La storia racconta l’esperienza di un giovane nordamericano cattolico, di nome Mychel, che da bambino, in seguito alla morte della madre, perde la fede, ma che nonostante la dolora esperienza, alle soglie della giovinezza, decide di entrare in seminario perché,  dice: “ Nella nostra famiglia o fai il beccamorto o fai il prete”. Suo padre infatti era impresario di pompe funebri e si occupava di sistemare esteticamente le salme prima della sepoltura. Anche Mychel aveva imparato a fare il mestiere del padre, ma, insoddisfatto, tenta l’altra strada: il sacerdozio. Benché privo apparentemente di fede, entra lo stesso in seminario, considerando che prima dell’Ordinazione sacerdotale ci sono vari anni di formazione, per cui avrebbe avuto il tempo di tornare indietro se insoddisfatto anche di quella esperienza. Dopo quattro anni di seminario, ormai già diacono, avvicinandosi la data dell’ordinazione sacerdotale, scrive una lettera al suo formatore e gli comunica che per la sua mancanza di fede ha deciso di presentare la richiesta di non essere ordinato sacerdote; ma il superiore gli risponde che sta commettendo un errore. Per quale motivo?  In un incidente era stato coinvolto anche il superiore. Egli, mentre era leggermente ferito a terra, aveva visto Mychel, che si trovava a passare proprio in quel momento,  pregare con viva fede e compassione per una giovane che coinvolta nello stesso incidente, stava per morire. Ella vedendo il giovane diacono accostarsi a lei e ritenendo fosse un sacerdote, gli aveva detto: «Mi benedica padre, mi benedica, non voglio morire così».

Il superiore, aveva osservato con quale raccoglimento e con quale compassione aveva pregato per quella ragazza e l’aveva benedetta, un istante prima che morisse, per questo, convinto di una vera vocazione e di un’apparente crisi di fede del giovane diacono, lo invita a riflettere ulteriormente. Lo informa che il Vaticano vuole che ogni diocesi abbia un esorcista e che sono stati avviati corsi di formazione per aspiranti esorcisti. L’attività del padre, per le salme che avevano in casa da ricomporre esteticamente, lo aveva certamente abituato fin da bambino a esperienze poco gradevoli, per cui il superiore,  convinto che il ministero dell’esorcismo non lo avrebbe sconvolto più di tanto, gli propone di andare a Roma per frequentare un corso sull’esorcismo nel periodo di riflessione che aveva chiesto e di rinviare  la questione della vocazione al ritorno.

Il diacono arriva a Roma sempre tormentato da dubbi di fede, che lo scuotono fortemente. Un insegnante lo incarica di assistere un anziano sacerdote, Padre Lucas, esorcista, oltre le ore di studio al corso di formazione sull’esorcismo. Il seminarista non credeva nell’esistenza del demonio, per cui, assistendo agli esorcismi, inizialmente attribuisce alla malattia psichica le reazioni delle persone possedute. L’esorcista gli dirà: “La scelta di non credere all’esistenza del diavolo, non ti proteggerà da lui”.

Tuttavia sarà proprio l’esperienza di assistere agli esorcismi a porlo di fronte a un crescendo di prove sempre più stringenti sull’esistenza del demonio, che lo coinvolgeranno sino a farlo uscire dai dubbi che lo angosciano, a indurlo a capire  che l’esorcismo fa emergere in tutta la sua portata la realtà inconfutabile dell’esistenza del demonio e dell’esistenza di Dio, e a recuperare la fede in Lui, trasformandosi da scettico a credente e difensore della fede. Nel momento più drammatico, quando sarà costretto a fare, suo malgrado, l’esorcismo al demonio per difesa personale e per liberare padre Lucas, mentre il demonio continua a ripetergli: «Credi in me adesso Mychel?». Mychel risponde: «Sì, credo in te, credo nel diavolo» (e le pupille gli diventano completamente bianche). In quello stesso momento però gli torna in mente come in un flash il ricordo della giovane mamma, quando un giorno, dopo averlo accarezzato gli aveva donato una immaginetta sulla quale era raffigurato un angelo che proteggeva un bambino e sul retro di quell’immaginetta aveva scritto: «Tu non sei solo». Un istante dopo Mychel esclamerà con decisione: «Sì, credo in te e dunque credo in Dio, io lo accetto, in questo momento io accetto Dio, io credo in Dio Padre Onnipotente creatore del cielo e della terra, io credo!». E subito dopo prosegue con un esorcismo privato dicendo: «Io ti esorcizzo, immondo fra tutti gli spiriti, lurido abisso di vizi, creatore di strazio; nel Nome di Nostro Signore Gesù Cristo, lascia quest’uomo, nel nome della Vergine Maria, lascialo, io te l’ordino, io che credo in Dio». Da questo momento Mychel ritrova la fede e solo adesso potrà sconfiggere il diavolo. Dopo averlo costretto a dire il suo nome, che era Baal, Mychel gli ordinerà di lasciare quel corpo e di lasciare quel luogo. Padre Lucas è finalmente libero, non è più dominato dal demonio, il suo volto deformato ora si rischiara e torna sereno.

Prima di ripartire da Roma, Padre Mychel va a salutare padre Lucas, che gli dice: «La fede ti si addice molto. Non abbandonarla. Combatti la battaglia giusta con tutte le tue forze».

Il film si conclude mentre Mychel, ormai tornato negli Stati Uniti, entra in un confessionale per amministrare il sacramento della Riconciliazione ai fedeli. Ha ritrovato la fede, ed è ovviamente sacerdote (non viene rappresentata nel film l’ordinazione sacerdotale, ma è ovvia, altrimenti Mychel non avrebbe potuto confessare i fedeli).

Esaminiamo ora gli aspetti positivi del film.

A differenza della serie horror, che prende vita a partire dal primo film: l’Esorcista, pubblicato nel 1973, dal film in esame si evidenzia  che il rito di esorcismo non è la ribalta su cui, mediante antichi riti pagani, la Chiesa tenta di curare patologie psichiatriche in cui si ripresenta la lotta manichea tra bene e male, ma è la conferma della verità della fede cattolica, che vede in determinate espressioni di sofferenza umana la presenza e l’azione di quell’essere spirituale malefico chiamato «demonio»,  che la Chiesa, in nome e potere di Gesù Cristo, può allontanare da una persona. Sotto quest’aspetto, il film presenta l’autentico insegnamento della Dottrina cattolica sul problema del male. Molto interessante anche il confronto con quel pensiero contemporaneo che cade proprio nell’inganno del demonio di far credere che non esiste, interpretando i fenomeni di possessione diabolica come una patologia psichiatrica che non si riesce ancora a spiegare.

Il film è rispettoso della Chiesa e la presenta nel suo impegno a recuperare la battaglia contro il demonio, anche mediante il ministero dell’esorcismo a lungo trascurato.

Alcuni aspetti negativi o ingenui del film sono invece i seguenti:

  • L’insegnante del corso sugli esorcismi manda Mychel ad assistere agli esorcismi, pur dichiarando padre Lucas non ortodosso.
  • L’esorcista Padre Lucas è presentato dal regista come un sacerdote che non incontra mai il vescovo e i suoi confratelli sacerdoti, ma vive completamente isolato, anche fisicamente, in una casa alla periferia di Roma. Inoltre, non avendo tempo, trascura completamente la casa, che ovviamente è sempre disordinata.
  • Padre Lucas dice al diacono di confessarsi prima di assistere all’esorcismo, ma non si vede che poi lo confessa.
  • Una giovane donna incinta e posseduta dal demonio, viene accompagnata dalla zia per ricevere l’esorcismo. Al momento dell’esorcismo, però, la zia rimane al piano di sotto e non assiste all’esorcismo della nipote. Per noi esorcisti, invece, è decisamente necessario che -se presente- il familiare, assista all’esorcismo.
  • Quando ancora non ha iniziato l’esorcismo, Padre Lucas urlando in maniera esagerata alla giovane donna incinta e posseduta dal demonio, le comandando di indovinare quel che era nascosto in una busta chiusa, per dare al giovane diacono apprendista la prova della reale presenza del demonio, il quale conosce cose occulte.
  • Invitato in una casa, per esorcizzare un bambino, padre Lucas individua un maleficio in un cuscino. La grande soddisfazione per aver trovato il maleficio è rappresentata con atteggiamenti isterici.
  • Il demonio viene presentato come vincitore sulla giovane donna posseduta e incinta, che riceveva esorcismi da padre Lucas. Ella, infatti, tenta il suicidio e viene ricoverata. E’ legata al letto perché non tenti di nuovo il suicidio e durante il parto muore con il bambino. Nessuno si accorge del parto mentre avviene e nessuno sente le sue urla di aiuto. Il bambino viene trovato misteriosamente e inspiegabilmente squartato, in quanto la madre, essendo legata al letto, non avrebbe potuto compiere un tale misfatto. Il demonio, durante gli esorcismi, aveva promesso di ammazzare la donna e il suo bambino. Da quel momento padre Lucas entra in uno stato di tremenda depressione, che lo indurrà a una crisi di fede con l’estrema conseguenza della possessione diabolica, resa possibile al demonio, come dirà lo stesso padre Lucas, perché aveva perso la stato di grazia.
  • Padre Lucas, mentre è in stato di possessione, picchia una bambina zingara.
  • Il giovane seminarista, si convince inconfutabilmente dell’esistenza del demonio, come essere personale, solo di fronte alla evidente possessione dell’anziano esorcista Padre Lucas.

 

L’ESORCISMO DI EMILY ROSE’

Tra tutti i film sugli esorcismi a mio parere l’unico fatto un po’ meglio è: «The exorcism of Emily Rose, in italiano: «L’esorcismo di Emily Rosé».

Il film si ispira a un fatto realmente accaduto in Germania negli anni 70.  Anneliese Michel, nata a Leibfing il 21 settembre del 1952, prima di quattro figli di un falegname bavarese, dopo inutili cure psichiatriche, a seguito di evidenti manifestazioni diaboliche, con il permesso dei genitori si sottopone dal 24 settembre 1975 al 30 giugno 1976 a una serie di esorcismi, ma muore il primo luglio 1976 all’età di quasi 25 anni. La giovane amava il pianoforte e il tennis. Come i suoi familiari, era cattolica e, anzi, manifestava una religiosità particolarmente accentuata: recitava il Rosario, seguiva incontri di preghiera.

Nel 1968, a sedici anni, ebbe il primo attacco di una apparente epilessia che la costrinse al ricovero a Wurzburg, dove fu curata. Tra alti e bassi, sottoposta alle cure successive di altri sette medici, senza mai nessun beneficio, portò avanti con fatica i suoi studi di liceo che riuscì a finire superando l’esame di maturità nell’estate del 1973. Si iscrisse a Pedagogia e Teologia nella città di Wurzburg.

Si fidanzò con Peter Himsel, un giovane che non la lasciò mai, nemmeno quando si accorse che la sua ragazza ogni tanto, e sempre più spesso “dava di fuori”: di punto in bianco aggrediva i compagni, urlava come una pazza, smetteva di mangiare.

Tra la fine del 1973 e l’inizio del 1974 cominciò a vedere “spaventose figure diaboliche”, sentiva odori puzzolenti. Nel luglio del 1975, un anno prima della morte, i fenomeni strani si accentuarono, iniziò a parlare con voce alterata, non sua.

Il fidanzato, che la seguì da vicino e fu interrogato a lungo dal tribunale come testimone, affermò che Anneliese, pur essendo cattolica molto praticante come tutta la sua famiglia, dalla fine del 1975 non sopportava più la vista di immagini sacre; dalla sua camera buttò via una bottiglia di acqua benedetta, spezzò una corona del Rosario, ruppe un Crocifisso. Poi sopraggiunse l’insonnia, un comportamento aggressivo (del tutto contrario al suo carattere), l’incapacità di assistere alla celebrazione della Santa Messa. Una volta rimase immobile e acquistò un peso tale da non poter essere spostata da nessuno (pesava allora 31 chili); bastò una preghiera di un sacerdote perché ritornasse normale.

Una domenica, mentre passeggiava con il fidanzato in campagna, Anneliese ebbe un attacco dolorosissimo del suo male, poi di colpo, però, il suo viso si illuminò e sembrò parlare con qualcuno. Ritornata in sé Anneliese rivelò a Peter che la Vergine Maria le aveva chiesto se accettava di farsi carico dell’espiazione dei peccati dei giovani tedeschi e dei sacerdoti ed ella aveva accettato tale richiesta.

Nel “Diario” di Anneliese si trovano anche appunti in cui ella annota come Nostro Signore le chiese più volte di unirsi alla sua Passione in offerta riparatrice. In una di quelle richieste si legge che Nostro Signore in data 15 febbraio 1976 le disse: «Prega ed offri molto per i miei sacerdoti. Non invano io ti ho mostrato la grandezza e la dignità di ogni sacerdote, tanto che te ne spaventasti. Ricorda che anche i sacerdoti indegni sono un altro Cristo. Non giudicare nessuno, per non essere giudicata! Lascia a Me questo compito!».

L’accettazione di quella richiesta fu evidente, quando dopo la morte, suo padre, disse che sua figlia non poteva rassegnarsi della caduta di tanti sacerdoti, dell’uccisione di migliaia di bambini prima che nascessero e dei traviamenti di tanta gioventù. Per questo una volta disse di dover fare qualcosa contro tutto questo. Ella un giorno confidò a padre Ernst Alt: «Ho voluto soffrire per altre persone di modo che non finiscano all’inferno. Ma non avrei mai pensato che sarebbe stato così spaventoso, così orribile».

In breve tempo le vessazioni demoniache che soffriva diventarono vere e proprie possessioni, e fu lei stessa a chiedere aiuto a padre Alt. Questi si rese conto che il caso era serio e chiese al vescovo di Wurzburg, Josef   Stangl, il permesso di procedere agli esorcismi. Il Vescovo Stangl (che poi divenne Primate e nel 1977 consacrò vescovo Joseph Ratzinger) dapprima consigliò di continuare con le cure mediche. Poi, consultata un’autorità in materia di esorcismi e possessione, il gesuita Adolf Rodewyk, autorizzò padre Alt agli esorcismi affiancandogli l’ex missionario padre Arnold Renz. I due sacerdoti eseguirono gli esorcismi dal 24 settembre 1975 al 30 giugno 1976, tre volte alla settimana. I demoni che tormentavano la giovane si esprimevano in aramaico, latino e greco. Quando la possessione le lasciava un pò di tregua, Anneliese si metteva in ginocchio e pregava da spezzare il cuore. Ci fu un momento in cui si credette ottenuta la vittoria, tanto che riuscì a conseguire il titolo di studio. Ma fu gioia di breve durata, perché i problemi ricominciarono peggio di prima. Nell’aprile del 1976 disse che sarebbe morta il primo di luglio. Proseguirono gli esorcismi, ma il primo luglio, come lei aveva detto, quasi all’età di 25 anni, morì.

I due sacerdoti, che avevano esorcizzato la ragazza sino al giorno prima della morte furono ritenuti colpevoli della sua morte e processati e condannati a una pena pecuniaria (rispettivamente di 4880 e 3600 marchi), alla libertà vigilata e alla sospensione dei diritti civili per 6 mesi e a un periodo di prova di 3 anni. I genitori ebbero una pena simbolica. Il fatto suscitò grande risonanza in tutta la Germania, il processo fu seguito in televisione da milioni di tedeschi, la stampa scatenò polemiche e attacchi feroci alla Chiesa. Il caso suscitò una marea di scritti pro o contro. Questo incidente usato oltraggiosamente contro la Chiesa, confinò nel silenzio il ministero dell’esorcismo in Germania. Fortemente condizionata da questa vicenda, la Conferenza Episcopale Tedesca dichiarò in seguito che il caso non era una vera possessione e fece forti pressioni alla Santa Sede perché il rituale degli esorcismi fosse modificato.

In questa vicenda è da sottolineare il gravissimo comportamento del tribunale. La sentenza dice testualmente: «Come attenuante a favore degli imputati, che credono irrevocabilmente all’esistenza del diavolo, non si deve escludere che al momento del fatto, come conseguenza del loro credo, in particolare anche nella possessione di Anneliese, essi fossero notevolmente limitati nella loro capacità di intendere e di volere». Già questo pronunciamento è assurdo. Un tribunale che si permette di condannare chi crede all’esistenza del diavolo e nella possessione diabolica, affermando che chi ha queste convinzioni è un semi-demente, pronuncia un giudizio su questioni religiose che esulano completamente dalla sua competenza e va contro ogni norma giuridica; un tribunale deve applicare gli articoli della legge (in questo caso, gli articoli della legge penale) senza evadere da essi. Inutile dire che tale sentenza fu esaltata da tutta la stampa come un trionfo del progresso moderno, un superamento delle superstizioni del medioevo.

In seguito il giudice Harald Grochtmann, che ha studiato la sentenza di condanna, ne ha fatto una stroncatura radicale. Egli ha evidenziato nella sentenza, delle frasi che, oltre a non contenere nulla di giuridico e nessun riferimento al codice penale, pretendono di condannare verità di fede, contenute nel Vangelo e insegnate dalla Chiesa; vi sono affermazioni e lezioni ideologiche del tutto estranee al diritto costituito e su cui il tribunale non ha nessuna competenza. Giustamente un altro giurista, noto avvocato penalista di Francoforte, Schidt-Leichner, è arrivato ad affermare che quella sentenza non condanna quattro imputati, ma la Chiesa Cattolica.

Infine il giudice Grochtmann conclude affermando che la sentenza del tribunale di Aschaffenburg è decisamente ingiusta: non si può considerare colpevole Anneliese per le sue scelte, assecondate dai quattro imputati (i genitori e i due sacerdoti); non si può considerare colpevole per aver accettato gli esorcismi e rifiutato cure mediche forzate, dopo essere stata tormentata per anni da cure mediche del tutto inutili o dannose e dopo aver constatato fenomeni particolari che non hanno spiegazione naturale, ma che sono tipici sintomi di possessioni.

Si aggiunga a tutto questo che il tribunale non si è minimamente posto il problema di eventuali colpe dei medici, su cui invece si sofferma con decisione il voluminoso e accurato studio della Professoressa statunitense Felicitas Goodmann, antropologa dell’Università di Denison (Ohio), studio nel quale addebita la morte della ragazza a un trattamento medico errato. Ella, sempre in quello studio, rifiutò pertanto la tesi del tribunale di “induzione di malattia mentale attraverso l’esorcismo” e pur non essendo cristiana, difese l’operato dei due sacerdoti.

Nel primo anniversario della sentenza, il 21 aprile1979, Gaspare Bullinger pubblicò uno scritto che ebbe larga diffusione, dal titolo: «Condannati innocenti» nel quale esponeva come Anneliese non era per niente colpita da epilessia o demenza, ma era realmente posseduta e che essa, morì sia perché non riusciva più a nutrirsi giungendo a pesare 31 chili sia a seguito delle medicine ordinate dai medici ossia lo Zentropil e il Tegretol.

La tomba di Anneliese, nel cimitero di Leiblfing, presso la sua casa natale, è oggi meta di pellegrinaggio da parte di vari fedeli della Chiesa Cattolica in Germania.

Il riesame seguente dei fatti, fece sì che nel 2005 l’episodio arrivasse nelle sale cinematografiche.

La trama del film

Anche se i fatti erano accaduti in Germania, il regista cambiò contesto e nomi per cui la versione cinematografica fu ambientata negli Stati Uniti e alla ragazza fu dato il nome di Emily Rose.

Inoltre nel film appare un solo sacerdote con il nome di padre Richard Moore il quale fa gli esorcismi, mentre nei fatti, come abbiamo visto erano due.

Pur avendo qualche aspetto tipico dei film horror, non siamo come potrebbe sembrare davanti a un film di horror, ma a un documentario di indagine storica e giudiziaria, finalmente rivelati ai media, dopo decenni di insabbiamento delle vere prove. Il film ha il pregio di spiegare gli errori giudiziari e medici che occultarono la verità su questo caso.

Nelle scene della possessione non ci si sofferma a presentare, come nel film «L’Esorcista», bestemmie, bile, vomito, teste che ruotano, corpi che si levitano, ma solo il cambiamento della voce, le frasi del demonio, parole in altre lingue, gli episodi catatonici, le contorsioni degli arti, le grida forti e perforanti.

Il film è fondamentalmente rispettoso della Chiesa Cattolica. Mostra infatti un sacerdote sincero, anche se molti possono non essere d’accordo con gli atteggiamenti che assume nei confronti della ragazza posseduta, della cura consigliata dai medici e dei farmaci che le sono stati prescritti. Il sacerdote appare quindi come un uomo onesto e spirituale che si trova coinvolto in qualcosa che va oltre la sua esperienza ordinaria e che cerca di fare del suo meglio per quella famiglia che appartiene alla sua parrocchia, convincendo il vescovo della diocesi ad autorizzarlo a procedere con un esorcismo. Viene così mostrato il ruolo importante del sacerdote parroco come confidente di cui si può avere fiducia. Inoltre il film suggerisce rispetto per la fede semplice, quella fede fiduciosa e non “sofisticata” della gente normale.

Ci sono poi i richiami ai secoli precedenti, soprattutto a quelle donne che sono state destinatarie di apparizioni, come Anna Katherina Emmerick, Bernadette o i pastorelli di Fatima: Emily Rose è infatti presentata come una di loro. Vede la Vergine Maria e riceve da lei un messaggio. Alla giovane viene data la possibilità di scegliere tra essere liberata dalla possessione o continuare ad essere posseduta fino alla morte per testimoniare al mondo che c’è un mondo soprannaturale, che il demonio esiste, ma che la presenza di Dio è più forte. Il fulcro del film, è il tribunale in cui padre Richard Moore viene giudicato per omicidio colposo, di cui è accusato per aver concordato con Emily la sospensione delle cure medicinali in favore del solo rito dell’esorcismo.

L’accusa, il cui rappresentante è un cristiano appartenente alla chiesa metodista, afferma che Emily è schizofrenica e si sofferma sugli aspetti scientifici e medici della questione, mentre la difesa rappresentata da una donna dichiaratamente agnostica, sostiene l’idea che l’esorcismo sia la risposta giusta al problema di Emily. Il film mostra che i fatti devono essere presentati, anche se aperti a varie possibilità di interpretazione. Anche se il film non è certo un capolavoro, è però una pellicola ben scritta e ben realizzata che affronta questioni religiose relative alla Chiesa in un mondo secolare. Se da un lato solleva la questione della possessione e dell’esorcismo, dall’altro pone al pubblico domande sulla presenza del bene e del male nel mondo.

 

TELEFILM: THE EXORCIST

Mercoledì 6 settembre 2017 alle 21 ha avuto inizio su Rai 4 la prima serie del telefilm “The Exorcist”. La serie è ambientata a Chicago dove vive Angela Rance (Geena Davis), molto legata alla chiesa ed alla fede, con il marito Henry (Alan Ruck), in convalescenza dopo una caduta che gli ha provocato alcuni danni fisici. La coppia ha due figlie: Katherine (Brianne Howey), adolescente che ha dovuto smettere di ballare a causa di un incidente e vive auto confinata in camera sua, e la giovane Casey (Anna Kasulka) che sostiene di sentire strani rumori in casa. Le due ragazze hanno personalità molto differenti: la primogenita è sfrontata, ribelle e in conflitto con la madre, la seconda è di contro più mansueta e pacifica.

L’intervento di padre Ortega, giovane sacerdote inesperto e con una vocazione tentennante, è supportato dall’emarginato e visibilmente inquietante esorcista padre Marcus. Quest’ultimo è concentrato a vincere una personale lotta contro il male, iniziata nella sua infanzia, quando, insieme ad altri bambini, era stato portato di fronte agli ossessi per quietarne le reazioni, in virtù della sua purezza correlabile alla giovane età.

Interessante come Padre Marcus venga allontanato dal suo ministero dalla stessa Chiesa, perché tacciato di follia. Il giovane sacerdote è invece in balia di antichi sentimenti con la ex fidanzata ora sposata.

In questo scenario di equivoci, dove sembra che tutti indistintamente e senza autorità né ordine possano sfidare questo spirito maligno, viene veicolata la possibilità che il demonio, avendo prima posseduto la madre, ora sia nelle figlie, per un’inspiegabile disputa con Padre Marcus. E’ uno scontro a due, il demonio e l’esorcista. Vengono meno da parte dei protagonisti l’attenzione e la dedizione a un cammino spirituale serio; la figura di Dio stesso viene accantonata e offuscata dal protrarsi di esternazioni fisiche e verbali. Raramente si vede un attimo di preghiera e raccoglimento, non si dà rilievo al cammino spirituale dell’esorcista né delle persone che ricevono l’esorcismo.

La vicenda viene travolta da un turbine di azioni volte a suscitare paura e terrore nello spettatore, le figure dei due Sacerdoti rasentano per un verso lo scetticismo, per l’altro la ridicolizzazione del ministero dell’esorcismo, che pare porti inesorabilmente alla pazzia, il tutto condito dalla velata inquietudine di essere in balia del male senza il benché minimo libero arbitrio.

Nella seconda stagione, i due esorcisti lasciano Chicago in cerca di nuovi casi di cui occuparsi. I due si imbattono in un ex psicologo che si occupa di bambini orfani con problemi comportamentali su un’isola vicino a Seattle. Uno dei bambini è posseduto da un demone e padre Marcus dovrà entrare in collisione con l’inferno per salvarlo.

Sembra che la seconda serie in America non abbia riscontrato il successo sperato. Ed è bene che sia così perché il ministero dell’esorcismo lo presenta in maniera fuorviante, deleterio e ingannevole, non corrispondente in alcun modo alla prassi liturgica stabilita dalla Chiesa.

Una testimonianza sul telefim: The exorcist

Riporto di seguito una testimonianza che mi è pervenuta sul telefilm: The exorcist.

Le scrivo riguardo alla serie televisiva The Exorcist.

Sono stata invitata da una persona amica a vedere questo telefilm che è stato trasmesso alle 21:05 su Rai 4 ed annunciato come “Il film più terrificante della storia”…

E subito ho pensato: ma davvero ho bisogno di essere spaventata la sera dopo una giornata di lavoro? Merito questo?

In realtà vedere questo film di sera a casa, mi ha dato veramente fastidio; non mi andava proprio di concludere la mia giornata di lavoro con immagini di questo tipo e quindi dopo pochi minuti, ho cambiato canale!

Mi spiace che i dirigenti TV speculino sulla curiosità di alcuni senza considerare l’influenza che questo tipo di spettacoli può avere sulle persone.

Possibile che non si riesca a capire che anche questo è “cibo” che influenza …O forse sono io che ingenuamente credo che non lo sappiano…Ma poi vediamo per le strade scritte che inneggiano al diavolo con la massima libertà e ingenuità!

Non si scherza con il diavolo!

Forse che il progetto principale di chi lo ha realizzato e promosso sia soltanto economico? Non lo credo.

Senza poi considerare che queste visioni entrano in case con giovani che, credendo di vedere un “Guerre stellari”, o un “Harry Potter” più pauroso, credono che sia tutto un gioco di fantasia da “triller”, così sarà sempre più difficile riuscire a far capire la differenza tra Verità e fantasia.

Inoltre si dà una immagine completamente distorta di quello che è realmente una sofferenza di molte persone, questa è una vera mancanza di rispetto.

Io penso che l’aiuto che la nostra Chiesa Cattolica offre alle persone sofferenti non si svolga in luoghi oscuri e con suoni che incutono paura, piuttosto con la luce della Parola di Dio, con i profumi dell’incenso e soprattutto con la materna accoglienza e rassicurazione del Ministro Sacerdote.

Non credo che si combatta il demonio con le sue armi: paura, grida, buio e quanto di più pauroso possa essere presentato.

La Santissima Vergine Maria Madre della Chiesa ci sia sempre di aiuto!

Grazie.

[1] Notizie tratte dal sito della BBC – http://www.//news.bbc.co.uk/2/hi/entertainment/1201445.stm

S. MARTINO DI TOURS, VESCOVO ESORCISTA

s. Martino di Tours

A.I.E. Supplemento Lettera Circolare nº 60/2014

Nell’antica tradizione contadina l’11 novembre aveva il fascino dei momenti di passaggio: era il giorno dei contratti, delle consegne, dei traslochi, ma anche se la liturgia ha fissato la memoria del santo all’anniversario della sua inumazione[1], in realtà Martino morì l’8 novembre 397. Il trapasso avvenne a Candes[2], dov’egli si era faticosamente trascinato per appianare la discordia che divideva i chierici locali. La consummatio di tutti i miracoli da lui operati fu riportare la pace nella chiesa, vincendo il male seminato dal divisore per antonomasia, quel dia-ballon che Martino incrociò continuamente sulla sua strada. Nell’opera suprema il santo Vescovo compiva così la beatitudine evangelica: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).

Gli ultimi giorni sono raccontati con solennità da Sulpicio Severo, biografo del vescovo Martino:

«…poiché i chierici di quella chiesa erano in dissidio tra di loro, egli desiderava riportare la pace; anche se si rendeva conto della fine dei suoi giorni, non rifiutò di partire per una causa di tale portata; pensava che questo poteva essere il buon compimento dei suoi miracoli, se cioè avesse restituito la pace alla Chiesa. Si mette in cammino […] e sul fiume osserva gli smerghi[3] mentre cacciano i pesci e come la rapace ingordigia dei primi li tormenti con frequenti catture. Disse: «Questa è un’immagine dei demoni: insidiano gli incauti, catturano quelli che non se ne rendono conto, divorano quelli che sono catturati e mai riescono a saziarsi di quelli che divorano[4]». Quindi con voce potente ordina che abbandonino quel fiume su cui si riversano e si ritirino in luoghi aridi e deserti: e su quegli uccelli fece appunto uso del comando con cui era solito cacciare i demoni»[5].

Poiché gli smerghi erano diventati una parabola dell’azione di Satana, Martino esercita su di essi il comando che impone ai demoni.

A Candes Martino, che aveva 81 anni, venne definitivamente bloccato nel letto dalla malattia, fino alla morte. I suoi discepoli lo accompagnarono nell’ultima ora, supplicandolo: «Perché, padre, ci abbandoni e a chi ci lasci nella desolazione? Lupi rapaci invaderanno il tuo gregge[6]; chi ci difenderà dai loro morsi dopo che il pastore sarà stato percosso?[7]». Martino si affidò alla volontà di Dio: «Signore, se sono ancora necessario per il tuo popolo, non rifiuto la fatica: sia fatta la tua volontà». Ma proprio nel momento dell’affidamento finale a Dio, Martino vide il diavolo stargli accanto: «Perché sei qui, bestia sanguinaria? Contro di me, o funesto, non troverai nulla». Così le ultime parole del grande esorcista vengono rivolte al nemico che tenta di distrarre l’anima da Dio nel momento della morte. Martino lo chiama «bestia cruenta», richiamando il leone ruggente che divora le anime (1 Pt 5,8). Fu l’ultimo combattimento di una guerra che -ben evidenziata nei testi martiniani[8]– perdurava da decenni, fin dai primi passi della vicenda cristiana del Santo, quando il demonio affrontò il giovane Martino e gli disse: «Dovunque andrai e qualunque cosa tenterai, il diavolo ti si opporrà»[9].

All’età di quindici anni, Martino venne arruolato, sicuramente per le pressioni del padre, che lo aveva chiamato così ricordando il dio della guerra; del resto le leggi imperiali obbligavano i figli a seguire le orme dei padri militari[10]. Martino venne assegnato al corpo di guardia imperiale (le scholæ) e lì rimase fino al 363, sotto Giuliano l’Apostata. Per Sulpicio pure questo periodo si tinge dei toni eroici, tanto che i critici hanno coniato per Martino l’efficace definizione di “martire militare[11]”. Durante una ronda avvenne l’episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall’iconografia). Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che egli, già catecumeno venne battezzato la Pasqua seguente e divenne cristiano. Martino rimase ufficiale dell’esercito per una ventina d’anni raggiungendo il grado di ufficiale nelle alæ scolares (un corpo scelto).

Il servizio militare di Martino fu conforme alla prassi. Giunto all’età di circa quarant’anni, decise di lasciare l’esercito. Iniziò la seconda parte della sua vita. E così la tenacia del combattente divenne lo stile del soldato diventato monaco e poi “costretto” a diventare vescovo. Sul fronte opposto, però, Martino non trovò più eserciti, ma un altro nemico, il diavolo, che affrontò in ogni battaglia che -prima di analizzare- possiamo così sintetizzare:

  1. La lotta contro l’idolatria.
  2. La resistenza alla crudeltà del potere.
  3. Il diavolo nel monastero.
  4. La presenza demoniaca negli animali.

  1. La lotta contro l’idolatria

Di Martino è stato fatto questo ritratto: «Uomo straordinario, perfino paradossale: non realizzò mai ciò che desiderava… Voleva essere eremita, fuggire il mondo e praticare l’ascesi, invece fu costantemente circondato dalla gente, durante la sua vita e dopo la morte… Lo si ricorda come un soldato, quale fu effettivamente, ma suo malgrado. Aveva rifiutato di essere prete, non reputandosi degno, e fu vescovo. Aveva fuggito il secolo e cercato l’oscurità, e la sua biografia fu composta quand’era ancora vivo»[12].

Il 4 luglio 371, Martino venne eletto vescovo di Tours, per volontà popolare e nonostante l’opposizione di altri vescovi, che non lo gradivano sia per il suo portamento così dimesso, sia perché era incolto sia per il suo passato di militare. Il popolo però lo aveva strappato dal monastero di Ligugé e lo aveva condotto a Tours per farlo vescovo: e tale Martino divenne, per servire la Chiesa per 26 anni.

Vescovo suo malgrado, rimase monaco nel cuore. Dopo aver inutilmente tentato di continuare la vita monastica in un locale a ridosso della cattedrale, nel 375 si stabilì a circa due miglia dalla città, dove fondò il Maius monasterium (Marmoutier). Qui sperimentò un ascetismo a metà tra l’eremo e il cenobio, come nelle laure orientali: una novità per l’Occidente. Vescovo e monaco allo stesso tempo, Martino divideva la sua giornata tra la cella di Marmoutier e l’impegno missionario nelle vicinanze di Tours, tanto che venne chiamato «apostolo delle campagne».

Il primo atto episcopale fu un “discernimento degli spiriti”: di fronte a una tomba che era erroneamente venerata come quella di un martire, dopo aver pregato chiedendo a Dio di rivelare chi vi fosse sepolto, ecco che un antico brigante, giustiziato per i propri delitti, svelò a Martino la propria identità[13].

Poi Martino si impegnò soprattutto nella lotta contro l’idolatria, ancora imperante nelle campagne galliche, distruggendo i santuari pagani delle campagne di sua mano o invocando l’intervento prodigioso di Dio[14]. Fin dal II secolo, i cristiani ritenevano che le statue e gli altri vestigi della mitologia fossero sedi di presenza demoniaca e gli dèi pagani venivano considerati davvero esistenti, ma caricature del vero Dio, false divinità, angeli decaduti che giungevano così a farsi adorare usurpando per se stessi gli onori dovuti al solo vero Dio. L’apostolo delle genti, Paolo, non mancava di sottolineare che gli idoli sono nulla, tuttavia aggiungeva che dietro di essi si nascondevano potenze demoniache, alle quali l’uomo si sottometteva accettando le norme del loro culto (Rm 1,18-23; 1 Cor 10,19-21; cfr anche Ap 9,20).

Tra i molti episodi prodigiosi si racconta quello avvenuto a Levroux (a 80 km da Tours, poco lontano da Châtillon) dove sorgeva un santuario pagano. Una folla di pagani gli si oppose a tal punto che egli ne fu cacciato via con violenza. Martino pregò intensamente per tre giorni, finché protetto da «due angeli armati di lancia e scudo, a guisa di esercito celeste, poté procedere alla demolizione del santuario. E così ottenne pure la conversione dei pagani»[15]. In altro episodio, Martino rimprovera il presbitero di Amboise per non aver ancora abbattuto un edificio sacro agli idoli. Dopo aver pregato, una violenta tempesta distrusse tale edificio. La stessa cosa avvenne per una colonna sacra agli dèi[16].

La lotta di Martino contro l’idolatria è implacabile e sempre c’è di mezzo il demonio. Sulpicio così scrive la sua testimonianza:

«Il monastero del Santo era lontano due miglia dalla città, ma ogni volta che lui metteva il piede fuori dalla soglia della sua cella per andare in chiesa, potevi vedere per tutta la chiesa gli energumeni che ruggivano e le schiere dannate tremare come se stesse arrivando il giudice; cosicché il gemito dei demoni annunciava l’arrivo del vescovo ai chierici, che non sapevano che stesse sopraggiungendo. Io ho visto uno che, mentre si avvicinava Martino, si levò in aria con le braccia distese e rimase sospeso in alto, senza neppure toccare terra con i piedi[17]. Quando però Martino si accingeva a fare esorcismi contro i demoni, non toccava nessuno con le mani, non sgridava nessuno con parole, come il più delle volte tra i chierici si fa con un turbinio di frasi[18]; invece avvicinava a sé gli indemoniati, ordinava agli altri di uscire, chiuse le porte, pregava nel mezzo della chiesa, ricoperto di un cilicio, cosparso di cenere, prostrato a terra. Allora avresti potuto vedere quegli infelici agitarsi in diversi modi: levati in aria con i piedi in su, pendere come da una nube senza che le vesti cadessero sulla faccia, in modo che la nudità dei corpi non provocasse vergogna; altrove avresti visto i vessati che confessavano le loro colpe senza esserne richiesti. Senza che alcuno li interrogasse, rivelavano anche i loro nomi: l’uno diceva di essere Giove, l’altro di essere Mercurio[19]. Infine avresti visto tutti i ministri del diavolo tormentarsi assieme al loro capo, di modo che ormai dichiariamo compiuto in Martino ciò che è stato scritto: cioè “che i santi giudicheranno gli angeli”»[20].

  1. La lotta contro la crudeltà del potere

Nei dialoghi è interessante il rapporto che Martino intesse con Aviziano, un crudele comes del suo tempo, un funzionario imperiale plenipotenziario[21]. Incontriamo innanzitutto un serrato confronto tra il santo e Aviziano, per convincerlo a un gesto di clemenza nei confronti di un gruppo di prigionieri condannati alla tortura e a morte. Poche pagine dopo, Sulpicio scrive:

«… ricordo che un giorno Martino andò da lui; non appena entrò nel suo ufficio, vide che dietro le spalle di Aviziano stava seduto un demone di grandi dimensioni[22]. Quando Martino -per usare, com’è necessario, un’espressione poco latina- scacciò lontano il demonio con un soffio[23], Aviziano pensò di essere scacciato lui con il soffio e disse: “Perché mi tratti così, sant’uomo?”. Allora Martino disse: “Non te, ma quell’infame che sta alle tue spalle”. Il demonio se ne andò e lasciò lo scranno che gli era divenuto familiare. Risulta da più parti che dopo quel giorno Aviziano sia stato più mite o perché capì di aver sempre agito seguendo la volontà del diavolo che gli stava accanto, o perché lo spirito immondo, fu privato del potere di infierire, dato che lo schiavo si vergognava del padrone e il padrone non pressava più lo schiavo».

Ma la statura di Martino si avverte in modo particolare in un episodio poco noto, eppure di grande modernità. Negli ultimi anni di vita, si trovò nell’occhio del ciclone per la sua opposizione alla pena di morte decretata per eresia contro Priscilliano e i suoi seguaci[24]. Il cronista annota momenti di forte tensione con la corte imperiale e con altri vescovi compiacenti con i quali Martino non volle mai scendere a compromessi. Il suo intervento fu inutile e -come se non bastasse la sconfitta morale- a Martino vennero pure addebitati sospetti di fiancheggiamento dell’eresia[25]. Sono pagine cui il biografo (che era anche avvocato) scrive con accuratezza, riportando tanti particolari e con forza drammatica. Il caso è molto complesso e non è possibile darne relazione esaustiva. Resta un episodio che fa brillare la grandezza di questo Santo dell’antichità, capace di proclamare quanto fosse inaudito e nefasto che un affare ecclesiastico fosse giudicato da un giudice secolare. Fu questo il primo caso di condanna a morte per eresia. Le ultime righe dei dialoghi ritraggono un Martino amareggiato, umile vittima di circostanze che lo fecero navigare come tra Scilla e Cariddi. Gli apparve un angelo a consolarlo: «Giustamente, Martino, ti addolori, ma non avresti potuto uscirne in altra maniera»[26]; anche il Cielo interveniva così a giustificare il suo comportamento. Curiosa la nota biografica per cui, da quel giorno, il Santo sentì affievolirsi la sua forza di esorcista[27].

Dopo questi fatti l’episcopato gallico fu diviso per dodici anni, fino al 398, nonostante i molti tentativi di conciliazione: da una parte si schieravano i vescovi antipriscillianisti, uniti attorno a Felice di Treviri[28], dall’altra alcuni vescovi che condannavano le scelte compiute. Martino, da parte sua, «dopo quel fatto: non partecipò a nessun sinodo e si astenne da tutte le riunioni dei vescovi».

  1. Il diavolo nel monastero

Spesso Martino si trovò a combattere il demonio, che si insinuava nella vita della Chiesa (abbiamo già accennato all’episodio di Candes) e fin nelle celle del monastero. È il caso di Anatolio, giovane monaco che pretendeva di essere considerato un profeta e quasi il messia; annunciava che avrebbe ricevuto dal Cielo una veste sfolgorante e così avvenne, ma la veste scomparve, quando il presuntuoso monaco venne trascinato a forza davanti a Martino, ancora una volta riconosciuto capace di discernere gli spiriti[29].

In altri casi è lo stesso Martino ad affrontare direttamente il diavolo. L’ultima pagina della Vita Martini racconta che «spesso il diavolo, nel tentativo di prendersi gioco di quell’uomo santo con mille scellerate astuzie, si presentava nelle figure più disparate»[30], ad esempio sotto le apparenze delle divinità olimpiche. Martino rispondeva signo crucis et auxilio orationis (con il segno della croce e l’aiuto della preghiera); e allora il diavolo lo insultava e lo accusava e soprattutto lo accusava di aver accolto nel monastero, in seguito alla loro conversione, alcuni fratelli che un tempo avevano sciupato il battesimo in diversi traviamenti. Davvero Satana è il grande accusatore, che espone «le colpe di ciascuno» e tenta di inchiodare i cristiani nella disperazione della colpa (Ap 12, 10).

Un giorno il demonio tentò il Santo, apparendogli nelle vesti del Cristo trionfatore: «Riconosci o Martino colui che vedi! Io sono il Cristo. In procinto di scendere sulla terra, prima ho voluto manifestarmi a te!». Martino lo smascherò riconoscendo come non avesse i segni della Passione, crucis stigmata[31].

A un altro episodio è dedicata la seconda Epistula: un incendio sorprende nottetempo il Santo nella cella; Martino viene salvato miracolosamente, ma la sua tentazione era stata quella di scappare senza ricorrere alla preghiera[32].

Ma non è solo Martino ad essere vittima dell’avversario. Sullo sfondo dei dialoghi appare la figura un vescovo che -pur uscito dalla comunità martiniana- ne era divenuto l’oppressore. Si ritiene che si tratti del suo successore Brizio, che era stato allevato da Martino come un figlio, ma si dimostrava sempre più un figlio degenere con comportamenti non consoni alla disciplina monastica. Proprio sul finire dei Dialoghi (in cauda venenum!), Sulpicio racconta questo episodio:

«Un giorno Martino vide due demoni starsene sull’alta rupe che sovrasta il monastero e di lì, sguaiatamente allegri, lanciare un urlo di esortazione di questo tipo: “Forza Brizio! Forza Brizio!”. Vedevano da lontano -credo- il misero uomo che si avvicinava, ben consci di quanta rabbia avessero acceso in lui. Senza alcun indugio, Brizio entra furibondo: come in preda alla pazzia, vomitò addosso a Martino mille insulti. […]  …istigato dalla potenza di quei demoni, aggredì Martino al punto che per poco non lo picchiava; il Santo con il volto sereno e l’animo tranquillo, frenava la “pazzia” di quell’infelice con parole pacate. Ma lo spirito maligno dilagava in lui al punto che non era più padrone della propria mente, sebbene del tutto svuotata: con le labbra tremanti e con espressione mutevole, sbiancato per l’ira, scagliava parole malvage… [diceva che] Martino all’inizio si era imbrattato in azioni militari e ora era invecchiato tra vane superstizioni e ridicoli fantasmi delle sue visioni, perso nei deliri»[33].

La preghiera di Martino ottenne la liberazione di Brizio e questi si chinò umilmente a chiedere perdono. Ma gli episodi dovettero essere frequenti, visto che Martino commentava spesso: «Se Cristo sopportò Giuda, perché io non dovrei sopportare Brizio?»[34].

  1. San Martino e gli animali

Sono diversi i miracoli che il Santo operò in favore degli animali, anche qualche esorcismo.  Una volta salvò una lepre braccata dai cacciatori[35], un’altra volta liberò una vacca tormentata dal demonio:

«…non appena si fece più vicina a noi, infuriata e torva negli occhi, Martino le alzò contro la mano e ordinò alla bestia di fermarsi: quella subito, al suo ordine, cominciò a stare immobile, mentre intanto Martino vide il demonio che stava seduto sul suo dorso. Gli disse con tono minaccioso: “Vattene dalla bestia, maligno, e smettila di tormentare un innocuo animale”. Lo spirito malvagio obbedì e se ne andò. La vacca mostrò di capire di essere stata liberata: recuperata la tranquillità, si prostrò ai piedi del Santo e quindi su ordine di Martino, raggiunse la propria mandria e si unì, più tranquilla di una pecora, al gruppo delle altre»[36].

Curioso quanto narrato nelle pagine successive, dove un discepolo mette a tacere un cane rabbioso, ingiungendogli: «In nome di Martino, ti ordino di zittirti».

Conclusione

Per i contemporanei Martino costituì un segno di contraddi-zione. La sua fama fu grande: il suo stile monastico, le sue peregrinazioni nelle campagne, il suo portamento gli conferivano una dignità riconosciuta dal popolo e dagli aristocratici, che lo invitavano alla mensa e a lui ricorrevano nel bisogno. I suoi interventi e le sue scomode prese di posizione arrivavano a scuotere la corte imperiale. Però Martino ebbe molti detrattori, anche tra i suoi monaci. Le sue visioni «sembravano incredibili anche a parecchie persone che abitavano nel medesimo monastero, ragione per cui penso che non saranno creduti da tutti coloro che li ascolteranno»[37], la condotta ascetica, gli esorcismi, non piacevano a tutti. Il suo stile dimesso, la sua paradossale condizione di vescovo che faceva l’eremita a qualche miglio dalla città non era gradito agli altri vescovi.

Severo Sulpicio ci ha consegnato una preziosa testimonianza dell’esperienza religiosa vissuta da Martino, del suo impegno ascetico, del suo ideale monastico, dei suoi miracoli, dei suoi esorcismi e dell’ambiente religioso e culturale del tempo.

Cento anni dopo, il re merovingio Clodoveo, convertitosi al cattolicesimo, scelse Martino come patrono della sua casata e del suo regno: da allora il vescovo di Tours sarebbe divenuto il «referente ideologico e letterario di tutta l’agiografia merovingia»[38]. A completare l’opera, infine, sarebbe poi intervenuto Gregorio, successore di Martino a Tours: è significativo che il primo dei dieci libri della sua Historia Francorum[39] comprenda la storia della creazione del mondo fino alla morte di Martino. Il successo si sarebbe infine indelebilmente fissato nella storia della Chiesa, come attestano la tradizione liturgica, la toponomastica (quanti paesi ne portano il nome!), le tradizioni popolari.

 

 

[1] La data è attestata dal primo Concilio di Tours del 461: sub die XVIII kalendas decembris cum ad sacratissimam festivitatem qua domni nostri Martini receptio celebratur (Concilia Galliæ 314-506, ed. C. Minuier, CCL 148, Turnholti 1963, p. 143)

[2] Questo villaggio va localizzato a circa 50 km da Tours, sulla confluenza della Loira e della Vienne, non lontano dall’attuale Fontevraud. Gregorio di Tours ci informa che Martino fondò le nuove “parrocchie” di Amboise, Langeais, Saunay, Ciran, Tournon e appunto Candes.

[3] Sono una specie di uccelli che popolano le sponde della Loira, potrebbe trattarsi anche di colimbi o di gabbiani o di svassi, che risalgono il fiume dal mare verso l’interno cercando cibo.

[4] Queste brevi sentenze, assimilabili agli apoftegmi, devono essere state tipiche della predicazione di Martino. Anche in Dialoghi II 10, 1-6, cit., pp.191-192, il biografo attribuisce al Santo due «parole confidenziali, spiritualmente argute» che, come questo, prendono spunto dall’osservazione degli animali: da una pecora tosata, che ha eseguito il comando evangelico di donare una delle due tuniche (Lc 3, 11), da un prato calpestato da bestie, che diventa immagine dei vari stati di vita.

[5] Epistula III 6-16. Cfr Sulpicio Severo, Lettere e Dialoghi, CTP 196, ed. D. Fiocco, Roma, 2007 (J. Fontaine ha pubblicato i Dialoghi sotto il titolo di Gallus, in SCh 511, Parigi, 2006).

[6] Da questa lettera sono state ricavate le cinque antifone della memoria liturgica, onorate poi dalla musica gregoriana. Cfr Liber usualis, Romæ-Tornaci, 1923, p. 1506.

[7] Il riferimento biblico con il quale velatamente si paragona la morte di Martino a quella di Cristo, va innanzitutto al versetto di Zaccaria che Gesù evoca all’inizio del racconto della Passione (Mt 26, 31, citando Zaccaria 13, 7: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge»). Pur senza corrispondenza lessicale, è possibile un riferimento anche al saluto di Paolo sulla spiaggia di Mileto: «Dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge» (At 20,29).

[8] Di Sulpicio Severo ci sono giunti due libri di Chronica, la Vita Sancti Martini (VM), tre Epistulæ (Epist) e i tre libri dei Dialoghi (Dial). Fatta eccezione per il primo (cfr Sulpice Sèvére, Chroniques, ed. G. de Senneville-Grave, SCh 4412, Parigi, 1999), gli altri documenti sono tutti dedicati a san Martino. Per questo i copisti medievali raggrupparono Vita, Epistulæ e Dialoghi sotto il titolo Martinellus, come se si trattasse di un’opera unitaria.

[9] VM 6,2, cit., pp. 92-93. Della Vita Sancti Martini contiamo tre traduzioni italiane ricche di bibliografia: Sulpicio Severo, Vita Martini, in Vite dei santi: Vita di Martino, Vita di Ilarione, in memoria di Paola, introduzione di ch. Morhrmann, testo critico e commento di A.A.R. Bastiaensen e J.W. Smith, traduzioni di L. Canali e C. Moreschini, Milano 1975. Sulpicio severo, Vita di Martino, introduzione e note di E. Giannarelli, traduzione di M. Spinelli, Milano, 1995. Sulpicio Severo, Vita di Martino, intr., testo, traduzione e commento a cura di Fabio Ruggiero, Bologna 2003. Per i lettori del francese è d’obbligo il riferimento al monumentale lavoro di J. Fontaine, che raccoglie sia la Vita che le tre Epistulæ: Sulpice Sèvére, Vie de saint Martin, ed. J. Fontaine, SCh 133-135, Parigi, 1967-1969 (vol. 133. Testo critico e traduzione francese; vol. 134: commentario fino al par. 19 della VM; vol. 135: commentario dei rimanenti paragrafi e delle tre lettere: pp. 1119-1352).

[10] VM 2,5, cit., 81: «…i sovrani stabilirono che i figli dei veterani fossero coscritti nell’esercito: così Martino…all’età di quindici anni, arrestato e incatenato si trovò stretto nei lacci dei giuramenti militari». Su questo “reclutamento ereditario”, cfr D.-M. Dauzet, Martino di Tours. Il santo contro i potenti, Casale Monferrato, 2000, pp. 82-83 (traduzione italiana di Saint Martin de Tours, Paris, 1996).

[11] Cfr. J. Fontaine, Sulpice Sèvére a-t-il travesti saint saint Martin de Tours en martyr militaire?, «Anacleta Bollandiana», 81 (1963) pp. 31-58. Cfr D.M. Dauzet, Martino di Tours…, pp. 82-83.

[12] R. Pernoud, Martino di Tours, Milano, 1998, p. 9.

[13] VM 11, 1-5, cit., pp. 104-107.

[14] Ch. Morhmann, Introduzione, pp. XXVIII, pone ancora in parallelismo questi interventi con quelli del profeta Elia in 1 Re 18, 39 e con la lotta che i Padri del deserto condussero contro i simulacri pagani, riconosciuti come sede dei demoni. Nel IV secolo, anche dopo la svolta costantiniana, il paganesimo prolungò ancora a lungo la sua esistenza nelle classi senatorie e in quelle extraurbane: cfr. A.H.M. Jones, Lo sfondo sociale della lotta tra paganesimo e cristianesimo, in Il conflitto tra paganesimo e cristianesimo nel secolo IV, ed. A. Momigliano, Torino, 1975, pp. 20-43.

[15] In VM 14, 3-7.

[16] Dial III, 8,4-9-2, cit., pp. 220-221.

[17] Anche nella Vita Hilarionis un uomo indemoniato si leva in aria alla preghiera del santo (Girolamo, Vita di Ilarione 13, 6, in Vita dei santi…, pp. 104-105) e così gli indemoniati dell’isola di Cipro avvertono l’arrivo di Ilarione (30,3, ibidem, pp. 136-137).

[18] Alcuni presuli facevano esorcismi assumendo atteggiamenti teatrali e facendo sfoggio di frasi altisonanti. San Martino insegna agli esorcisti di allora e a quelli di ogni tempo, che gli esorcismi sono un momento di preghiera, di penitenza e di umiliazione davanti a Dio, che ancor più umilia il demonio.

[19] Invertiti nella loro identità fisica, essi dichiarano anche l’inversione della propria identità: sono false divinità, «caricature demoniache del vero Dio» (ancora D.-M. Dauzet, Martino di Tours…, p. 202).

[20]  1 Cor 6,2-3. Sulpicio riporta le parole di due versetti in una sola frase.

[21] F.-L. Ganshof, Saint Martin et le comte Avitianus, «Anacleta Bollandiana», 67 (1949), pp. 202-203. Aviziano compare più volte nei Dial (III 4,1-5,1; 8,1-3); è una personalità complessa e tormentata: affezionatissimo a Martino, grida contro tutti, è volubile nel comportamento, ordina la strage e poi libera i condannati.

[22] Martino dotato del dono di discernere gli spiriti, vede quel demonio che altri non vedono.

[23] Exsufflans, che indica “soffiare”: è un gesto di esorcismo, attestato tra i riti liturgici dell’esorcismo. Pure Antonio abate scacciò un demonio soffiandogli contro (exsibilavit): Atanasio, Vita Antonii 40,2, cit., p. 85.

[24] Cfr J. Fontaine, L’affaire Priscilien ou l’ère des nouveaux Catilinas. Observations sur le sallustianisme de Sulpice Sévère, in Culture et Spiritualité en Espagne du IV au VII siècle, Festschrift J.M.F. Marque, ed. P.T. Brannan, London 1975, pp. 355-392. D.-M. Dauzet, Martino di Tours…, pp. 225-239.

[25] Chron II 50.1, SCh 441, 441, pp. 342: Itacio, uno dei vescovi più accaniti nella vicenda, «osò rimproverare pubblicamente al vescovo Martino, uomo in tutto assimilabile agli apostoli, di aderire a quell’infame eresia».

[26] Dial III 13, 4, cit., p. 230.

[27] Dial III, 13, 5, cit., p.230.

[28] Una volta caduto l’imperatore Massimo (388), essi persero l’appoggio politico. Felice venne scomunicato da papa Siricio; per favorire la conciliazione delle Chiese della Gallia, Felice si dimise e si ritirò a una vita di penitenza (Concilum Taurinense, can. 6, in Concilia Galliæ a. 314-a. 506, ed. Munier, CCL 148, Turnholti 1963, p. 57). Sulpicio lo riconosce persona degna, pur notando che venne eletto in una situazione incresciosa, da cui venne travolto (Dial II, 13, 2, cit., p. 229).

[29] VM 23, cit., pp. 137-139.

[30] VM 22,1, cit., pp. 133.

[31] VM 24,4-8, cit., pp. 140-143.

[32] Epist I 14, cit., p. 82.

[33] Gregorio di Tours riporta un episodio analogo: agli occhi di un malato che lo stava cercando, Brizio indica così il santo: «Se cerchi quel delìro, guarda là in fondo; ecco, sta fissando il cielo, al solito, come un ebete (La storia dei Franchi II 1, cit., pp. 86-87). Martino aveva sentito tutto: profetizzò al discepolo la successione sulla cattedra episcopale di Tours, ma anche le sofferenze che l’avrebbero segnato. Martino è inoltre qui descritto nella desolata solitudine, tipica dei grandi santi, come ha evidenziato J. Fontaine, SCh 133, p. 158.

[34] Dial III 15,7, cit., p. 235.

[35] Dial II  9,6, cit. p. 190.

[36] Dial II 9,1-4, cit., pp. 188-190.

[37] Dial II, 13, 7, cit., pp. 198-199.

[38] S. Pricoco, Gli scritti agiografici in prosa di Venanzio Fortunato, in Venanzio fortunato tra Italia e Francia, ed. T. Ragusa-B. Termite, Treviso, 1993, p. 178.

[39] Gregorio di Tours, La storia dei Franchi I, cit., pp. 127.

IL DIAVOLO “VESTE” I PANNI DELL’OCCULTO

IL DIAVOLO “VESTE” I PANNI DELL’OCCULTO

Il monito di padre Bamonte: evento negativo da non sottovalutare

AVVENIRE Roma 31 ottobre 2017

Intervista di Mimmo Muolo

 

Altro che Prada. Il diavolo veste Halloween. E non è uno «scherzetto», tantomeno un «dolcetto», perché alla base di un fenomeno che molti considerano alla stregua di una semplice carnevalata possono esserci realtà amarissime. Parola di padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti, che sulla festa di stasera lancia un monito a tutti e in special modo agli educatori. «Non sottovalutatene gli effetti».

Padre Bamonte, sta dicendo che Halloween non è un innocuo svago per bimbi, ma qualcosa di realmente pericoloso?

 Io non mi limiterei a considerare la festa di Halloween come un prodotto o una proposta di svago destinata al solo mondo dell’infanzia, perché di fatto è una proposta che si dirige a tutti privilegiando certamente i bambini, ma anche il mondo dell’adolescenza e della gioventù.  Se sia poi uno svago innocuo o qualcosa di veramente pericoloso, più che da principi o da pregiudizi lo si può dedurre o affermare dagli effetti.

Quali implicazioni negative?

A me sembra che Halloween di fatto non proponga niente di vero, niente di buono e non mi mostri niente di bello. Di conseguenza non mi sento aiutato ad essere più vero, più buono e a percorrere un cammino di bellezza e questo mi preoccupa dal momento che mi è stato insegnato che è la Bellezza che salverà il mondo.

La sua esperienza di esorcista che cosa le dice a tal proposito?

 La mia esperienza come quella di altri esorcisti, mostra soprattutto come la ricorrenza di Halloween incluso il periodo di tempo che la prepara, sia di fatto per alcuni giovani, un momento privilegiato di contatto con realtà settarie o comunque legate al mondo dell’occultismo, con conseguenze anche gravi non solo sul piano spirituale, ma anche sul piano dell’integrità psicofisica. È ormai ben noto che la ricorrenza di Halloween è nel calendario degli occultisti, dei maghi e dei cultori di satana, una delle “festività” più importanti. Dicendo questo non si vuol affermare che tutti quelli che festeggiano Halloween hanno esperienze negative, ma certamente il contenuto della festa e le modalità con le quali la si vive, abbassano se non addirittura tolgono le difese.

Come “esorcizzare” i pericoli?

 Per me cristiano, sacerdote ed esorcista ciò che è essenziale per “esorcizzare” i pericoli di Halloween è conoscere e amare per davvero Gesù e la sua dolcissima incomparabile Mamma. Gesù che è Dio è la Verità, la Bontà, la Bellezza e la sua Mamma lo riflette pienamente! Guardando alla loro bellezza e innamorandosene, non si riesce se non con una grande fatica a guardare anche per un solo istante ad Halloween.

Chi deve aiutare i bambini e i giovani a comprendere il pericolo?

 Sono innanzitutto i genitori, padre e madre, e tutti coloro che hanno responsabilità nella formazione alla vita dei bambini e dei giovani. Costoro dovrebbero aver chiaro il tentativo in atto di portare il mondo dei bambini e dei giovani tra le braccia del nemico di Cristo. Basti pensare che negli Stati Uniti, qualche anno fa è stata esibita pubblicamente, con grande clamore mediatico, una scultura dedicata al diavolo. Si tratta del baphomet, simbolo adorato come dio dagli iniziati alle scienze occulte, un essere metà uomo e metà capra, che rappresenta i poteri dell’oscurità. Nella scultura sono presenti due bambini dallo sguardo sorridente e compiacente. Questa presenza ha lo scopo di abituare le nuove generazioni a non temere le sue proposte, ma a seguirlo ed accettarlo come guida, come leader. Inoltre, oggi, alcune importanti aziende produttrici di giocattoli, soprattutto per i più piccoli, hanno ideato tra i nuovi personaggi per il gioco, guarda caso proprio il baphomet. Halloween quindi predispone all’accoglienza di queste proposte, e favorisce questo indirizzo culturale.

Come rilanciare il culto dei santi, “scippato” da questa pratica pagana?

 Bisogna conoscerli e stringere amicizia almeno con qualcuno di loro. In passato questa conoscenza era alimentata dalle loro feste e dalla concomitante predicazione che esponeva la loro vita, le loro opere, il modo concreto con cui essi si relazionavano con Dio e con gli uomini. Per molte famiglie cristiane un aiuto grande era dato dalla lettura e dall’ascolto delle loro vite, fatte o dai genitori o da qualche figura rappresentativa della famiglia (penso allo zio Saverio per Papa Giovanni XXIII). Anche i sacerdoti dovrebbero tornare a parlare dei santi e condurre i fedeli e specialmente i bambini e i giovani in pellegrinaggio nei luoghi della loro vita o dove sono venerati i loro resti mortali. Ci sono tanti santi bambini e giovani che aspettano di essere conosciuti e che potrebbero diventare grandi amici dei loro coetanei. In questo modo quando si arriva alla Festa liturgica di Tutti i Santi, si ha già la preparazione di base per comprenderne il significato e per viverla in modo adeguato.

 

Storia della nascita dell’Associazione Internazionale Esorcisti e della prima presidenza

A cura di padre Francesco Bamonte, icms

Introduzione

Vorrei subito sottoporre alla vostra attenzione quattro date, fondamentali Nei giorni 3-4 settembre 1991, don Gabriele organizzò a Roma il primo convegno di esorcisti italiani. Dal 28 giugno al 2 luglio 1993, sempre a Roma, venne organizzato da padre René Chenessau -esorcista della diocesi di Parigi- e dal teologo padre René Laurentin un incontro di sei sacerdoti. Fu invitato anche don Gabriele, che però, per motivi di salute, riuscì a partecipare solo un pomeriggio. In quel pomeriggio fu proposto un convegno internazionale di esorcisti, programmato per l’anno successivo, il 1994. Dopo meno di due mesi, dal 27 al 30 settembre 1993, don Gabriele guidava il secondo convegno degli esorcisti italiani. L’anno seguente -dal 27 giugno al 1º luglio 1994- si tenne il primo Convegno Internazionale di Esorcisti, durante il quale nacque di fatto l’Associazione Internazionale Esorcisti, di cui don Gabriele, per unanime scelta dell’assemblea, divenne presidente.

Per comprendere con chiarezza quale fu l’itinerario che portò don Gabriele Amorth ad essere il primo presidente e cofondatore dell’Associazione Internazionale Esorcisti, insieme con l’esorcista francese padre René Chenessau, mi servo della documentazione custodita nell’archivio della nostra Associazione.

Nel 1986, il Cardinale Vicario Ugo Poletti, informato delle preoccupanti condizioni di salute di Padre Candido Amantini, esorcista presso il santuario della Scala Santa in Roma, venne a sapere, durante una visita di don Gabriele, della frequentazione e dell’amicizia che don Gabriele stesso aveva di Padre Candido. Il Cardinal Poletti disse: «Lei conosce padre Candido? Oh, adesso ammalato com’è ha proprio bisogno di aiuto». Prese un foglio e si mise a scrivere la sua nomina a esorcista per la diocesi di Roma, affinché don Gabriele potesse in tal modo sollevare in parte padre Candido dall’oneroso peso del suo ministero.  Don Gabriele replicò: «Ma io… lei sa che sono buono solo a contare barzellette!». Ma non vi fu ripensamento. E allora don Gabriele si rivolse alla Madonna e le disse: «Questo è un passo importante: avvolgimi nel tuo manto e mi sentirò sicuro». Poco dopo aver intrapreso il compito affidatogli, si affacciava con insistenza, alla mente di don Gabriele, il pensiero di radunare periodicamente gli esorcisti. Ne parlò con Padre Candido, il quale lo incoraggiò a procedere. Intanto, nel settembre del 1990, don Gabriele pubblicò un primo libro sul ministero degli esorcismi che ebbe un successo strepitoso, da lui stesso sempre attribuito a un particolare intervento della Vergine Maria. Il libro si intitolava: “Un esorcista racconta” ed ebbe numerosissime edizioni e fu tradotto in moltissime le lingue.

Qualche mese dopo, nell’autunno del 1990, Padre René Chenesseau, esorcista della Diocesi di Pontoise (Parigi), venne a Roma e fece lasciare, da una persona amica, alla portineria della Società San Paolo (dove risiedeva don Amorth, in via Alessandro Severo) e alla portineria del santuario del santuario della Scala Santa (dove risiedeva  padre Candido Amantini) il manoscritto di un suo libro, dal titolo: “Diario di un esorcista”. Lasciò anche i numeri di telefono, per rintracciarlo.

Passati tre giorni, padre Candido telefonò a Padre Chenesseau e lo invitò ad incontrarlo alla Scala Santa, due giorni dopo. Parlarono tutto il pomeriggio delle loro esperienze, degli incontri che Padre Chenesseau aveva avuto con esorcisti di altre nazioni, della situazione in Italia e anche in Francia, dove la Conferenza Episcopale Francese organizzava ogni anno una riunione di tutti gli esorcisti francesi. Padre Candido, nel volgere di breve tempo, fece in modo che anche don Amorth incontrasse Padre Chenesseau.  Don Amorth venne così a sapere, tra l’altro, che il vescovo della diocesi di Padre Chenesseau aveva chiesto allo stesso Padre Chenesseau di fargli avere le sue osservazioni sul Rituale ad Interim del 4 giugno 1990 (in francese), che Don Amorth non aveva ancora ricevuto (e che padre Chenessau fece tradurre dal francese in italiano per don Amorth, in attesa che lui lo ricevesse poi anche ufficialmente).

Il padre Renè Chenessau aveva numerose osservazioni sul primo testo proposto e voleva che altri esorcisti esprimessero il loro parere e che ci fosse anche un utile confronto. Padre Chenesseau era molto contento che “a Roma”, come diceva, grazie a don Amorth, si parlasse del problema degli esorcismi e sperava in una fruttuosa collaborazione fra gli esorcisti.

Intanto don Amorth convocò a Roma, per i giorni 3-4 settembre 1991, i pochi esorcisti che conosceva e i pochi di cui aveva ricevuto l’indirizzo.

Quale sede di quel primo incontro scelse la casa d’Esercizi Spirituali dei Padri Passionisti al Celio, in Roma (Piazza Santi Giovanni e Paolo, n. 13), per favorire la partecipazione di padre Candido, già provato nella salute. Don Gabriele affermò: «Mi rendevo conto di progettare qualche cosa di nuovo, di cui non potevo certo prevedere il successo o l’insuccesso». Aderirono tutti i convocati. All’ultimo momento proprio Padre Candido, per motivi di salute, annunciò, a malincuore, la sua forzata rinuncia.

Parteciparono a quel simposio 12 esorcisti. Si può senz’altro affermare che nella giornata conclusiva di quel convegno, il 4 settembre 1991, per la prima volta nella storia della Chiesa nacque, di fatto, una Associazione di Esorcisti. Conserviamo ancora la lista dei nomi di quei 12 esorcisti, tutti italiani:

1.         Don Gabriele Amorth, esorcista di Roma.

2.         Battistoni P. Silvino, esorcista di Roma.

3.         Don Capra Giuseppe, esorcista di Torino.

4.         Don Antonio Di Monda, esorcista di Benevento.

5.         Don Ernetti Pellegrino, esorcista di Venezia.

6.         La Grua Padre Matteo, esorcista di Palermo.

7.         Lo Schiavo Dom Gennaro, esorcista della Badia di Cava dei Tirreni (Salerno).

8.         Proia Mons. G. Battista, esorcista di Roma.

9.         Don Raul Salvucci, esorcista di Fermo (Ascoli Piceno).

10.      Sutto Mons. Ferruccio, esorcista di Pordenone.

11.      Terzi Padre Ignazio, esorcista di Roma.

12.      Tiveron Padre Leandro, esorcista di Modena.

Alcuni di loro sono tuttora viventi.

Durante i lavori, don Amorth proponeva un argomento, lo illustrava, e poi ognuno interveniva. Furono due giornate pienamente soddisfacenti: i convenuti si proposero di riunirsi ancora, in futuro, allargando la rosa degli inviti. Pensando già di programmare un secondo convegno, dopo due anni, nel 1993, don Gabriele si diede da fare per contattare altri esorcisti. Fu informato che all’incontro di Rimini, organizzato dal movimento ecclesiale «Rinnovamento nello Spirito Santo», a fine aprile, sarebbero intervenuti molti sacerdoti, tra cui vari esorcisti. Partecipò, perciò, a vari momenti di quel “meeting”, prendendo così contatto con un buon numero di esorcisti.

Il 3 ottobre 1991 padre Chenesseau, Curty, e padre Jean-Baptiste si riunirono in Francia presso l’Abbazia Sainte-Madeleine du Barroux e inviarono una lettera al Cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. In questa Congregazione, il Padre Ligier seguì da vicino la questione del Rituale degli esorcismi, in accordo con il padre Chenesseau.

Nel 1992, padre Chenesseau organizzò un secondo incontro, presso l’abbazia Sainte-Madeleine. Furono presenti padre Curty di Avignone, padre Michel Babelon di Agen e padre Jean-Baptiste, monaco del monastero di Sainte-Madeleine e anche Mons. Corrado Balducci, proveniente dall’Italia. In quella riunione si accennò all’idea di un raduno internazionale degli esorcisti; inoltre, al termine di quell’incontro, si definì una proposta di riforma organica del Rituale degli Esorcismi del 1952, che fu presentata al Cardinale Ratzinger, con cui padre Jean-Baptiste ebbe poi l’occasione di parlarne personalmente.

Padre Chenesseau desiderava che anche don Gabriele fosse presente agli incontri che aveva avviato, ma temeva che padre Jean-Baptiste non si sarebbe potuto recare a riunioni organizzate fuori del monastero e che, d’altra parte, don Gabriele non sarebbe potuto andare facilmente da Roma a Le Barroux. Padre Jean-Baptiste, però, rassicurò padre Chenesseau e così fu deciso che il gruppo si sarebbe ritrovato a Roma l’anno seguente, invitando anche don Gabriele.

Questa riunione si concluse il 29 ottobre 1992.

L’anno dopo, nel 1993, il gruppo si riunì finalmente a Roma, dal 28 giugno al 2 luglio 1993, nella casa “Domus Mariæ”. Fu invitato anche don Gabriele, il quale stava preparando il Convegno Nazionale degli Esorcisti Italiani, che si sarebbe svolto due mesi dopo alla “Domus Pacis” di Roma. Proprio in quel periodo, però, don Gabriele non si sentiva molto bene, per cui poté partecipare solo un pomeriggio. La sua presenza, tuttavia, fu molto importante e determinante, perché proprio in quel pomeriggio fu presa la decisione di organizzare un convegno internazionale degli esorcisti per l’anno successivo, il 1994.

Tale incontro fu incoraggiato e patrocinato, in modo molto discreto, dal Cardinale Mayer, che ebbe pure una conversazione con questo piccolo gruppo di sacerdoti;  anche Sua Eccellenza mons. Giovanni De Andrea, contattato anch’egli da padre Chenesseau, sostenne quella lodevole iniziativa. Non furono numerosi i partecipanti, ma tutti erano molto qualificati. Oltre a padre Chenesseau e a mons. René Laurentin, parteciparono padre Davies, padre Jean-Baptiste, padre Conaty, padre Le Bar e padre Ladamus.

All’incontro parteciparono anche gli psichiatri Dott. Philippe Loron (Parigi), Dott. Ellyn Shander (USA), e la Dott.ssa Odile Boudier. Grazie al Cardinale Mayer, tutto il gruppo fu ricevuto dall’allora Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la disciplina di Sacramenti, Mons. Agnelo Geraldo Majella.

I temi discussi in quei giorni furono i seguenti:

– L’insegnamento del Concilio Vaticano II e di Giovanni-Paolo II.

– L’insegnamento della Scrittura e della tradizione sull’esorcismo.

– L’esorcismo nel tre primi secoli.

– L’insegnamento di san Tommaso d’Aquino.

– L’insegnamento dell’enciclica sullo Spirito Santo.

– I pericoli dell’esorcismo – La sua necessità.

– I due gruppi di esorcizzati:

1) coloro che sono tormentati soprattutto per colpa loro;

2) coloro che sono tormentati soprattutto a causa del loro amore per il Signore.

– I differenti livelli di liberazione.

– Lo studio dei segni di influsso satanico.

– Lo studio delle cause.

– I criteri decisivi per l’esorcismo stesso.

– I livelli di certezza.

Ogni giorno si affrontò:

– Lo studio dei casi, presentati da ogni esorcista

Studio del rituale ad interim:

A) Redazione delle critiche.

B) Studio delle proposte per la revisione del rituale.

C) Redazione delle proposte.

Presentazione di alcuni libri sull’esorcismo.

Sempre in quell’occasione si stabilì in lingua francese un atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dell’Associazione. Il testo, proposto il 19 giugno 1993, da padre Jean-Baptiste fu il seguente:

Consécration au Cœur Immaculé de Marie

Cœur très Pur et Immaculé  de Marie, incendié de la sainte charité de Dieu, holocauste tant agréable à Dieu, cristal sans tache, navire obéissant aux plus légers souffles du Saint -Esprit, vase débordant d’ardeurs toutes saintes, ache du Bel Amour. A Vous, oh Cœur de l’Immaculée Conception, à jamais victorieuse de Satan, nous nous consacrons, nous, nos personnes, toutes nos activités. A Vous, oh Cœur de la Mère de Dieu, nous vous consacrons les âmes  et les corps de ceux qui, tourmentés par le démon, ont recours à notre ministère. A Vous, oh Cœur de la reine des Anges, nous nous consacrons à votre service comme soldats de votre invincible armée.

Ainsi soit-it!

Traduzione in italiano:

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Cuore Purissimo e Immacolato di Maria, incendiato dalla santa carità di Dio, olocausto gradevolissimo a Dio, tersissimo cristallo, veliero ubbidiente ai più leggeri soffi dello Spirito Santo, vaso ricolmo di santissimi ardori, arca del Bell’Amore. O Cuore dell’Immacolata Concezione, per sempre vittorioso su Satana, a Te consacriamo le nostre persone e tutte le nostre attività. A Te, o Cuore della Madre di Dio, consacriamo le anime e i corpi di coloro che, tormentati dal demonio, ricorrono al nostro ministero. O Cuore della Regina degli Angeli, ci consacriamo al Tuo servizio come soldati del tuo invincibile esercito. Così sia!

Quasi due mesi dopo, dal 27 al 30 settembre 1993, a Roma, presso la casa “Domus Pacis in via Torre Rossa, 94, vi fu il secondo Convegno Nazionale degli Esorcisti Italiani. In quei giorni don Gabriele notò l’entusiasmo con il quale gli esorcisti italiani avevano accolto l’iniziativa di riunirsi periodicamente, esigenza da essi già da tempo fortemente avvertita. Basta dire che dai 12 del primo Convegno nel settembre 1991 i partecipanti passarono a 79. Fu anche grande la loro soddisfazione quando vennero informati del primo convegno internazionale, che si sarebbe svolto l’anno seguente.

I relatori di quel Convegno e i titoli delle loro relazioni furono i seguenti:

1.         Prof. Don Franco Pierini: Storia degli esorcismi da Gesù Cristo ad oggi.

2.         Sua Ecc. Mons. Girolamo Grillo: Gli esorcismi sulle persone.

3.         Don Pellegrino Ernetti: Esorcismi ad un gruppo di persone.

4.         Don Raul Salvucci: Esorcismi con l’aiuto di un gruppo di preghiera.

5.         Don Giuseppe Capra: Esorcismi con l’aiuto di un medico.

6.         Padre Matteo La Grua: Il Rinnovamento e le preghiere di liberazione.

7.         Mons. G. Battista Proia: Un problema aperto.

8.         Don Gabriele Amorth: Come interpretare il diritto canonico.

Vi furono varie comunicazioni interessanti, oltre a vivaci discussioni. Al termine del Convegno fu dato a don Gabriele l’incarico di inviare una relazione dell’incontro al Cardinale Camillo Ruini, Vicario di Roma e Presidente della Conferenza Episcopale Italina. Infatti fu inviata ampia relazione con il programma svolto. E furono inviate quattro richieste finali di grande rilievo. Si noti che anche nei precedenti incontri (al Celio e alla “Domus Mariæ”) si trattò con preoccupazione del «Rituale ad interim».  Ecco le richieste:

1.         che il «Rituale ad interim» sia radicalmente rifatto, inserendo nella Commissione redattrice alcuni esorcisti di lunga esperienza. Il Rituale tuttora in vigore, pur con i suoi difetti, è certamente migliore del «Rituale ad interim» proposto;

2.         che fin dagli studi teologici si tornino a studiare quelle discipline che negli ultimi tempi sono state spesso omesse: l’angelologia (in teologia dogmatica); l’azione di Satana (in teologia spirituale); i peccati contro il primo comandamento (in teologia morale);

3.         che vengano create o indicate possibilità di formazione per gli esorcisti. Molti hanno confessato apertamente la loro totale impreparazione;

4.         che gli esorcisti abbiano il loro riconoscimento e collocamento, nella Conferenza Episcopale Italina ad esempio, come un ramo della pastorale per gli infermi.

Don Gabriele, nel frattempo, per conservare i contatti tra un Convegno e l’altro e curare la formazione permanente degli esorcisti, pensò di preparare una “Lettera Circolare” da inviare loro periodicamente. La prima fu datata 16 luglio 1992 e fu spedita sia ai primi dodici partecipanti -incontrati l’anno precedente- sia a quelli conosciuti successivamente. Don Gabriele non pensava che quella breve circolare sarebbe stata la prima di una lunga serie. Ancora oggi infatti, una Lettera Circolare viene inviata ai sacerdoti esorcisti iscritti all’Associazione Internazionale Esorcisti e ai loro ausiliari, a cui si è aggiunto da tre anni un sussidio di formazione permanente dal titolo: “Quaderni AIE”.

Qualche settimana dopo il termine del convegno degli esorcisti italiani, nell’ottobre del 1993, si rifece vivo padre Chenesseau: egli chiese a don Amorth quali potessero essere gli argomenti da trattare nel primo incontro internazionale, che si sarebbe dovuto svolgere l’anno successivo. Nel fax di risposta -datata 28 ottobre 1993- oltre a fornire i suoi suggerimenti, don Amorth manifestò qualche perplessità, scrivendogli in francese: “Trovo una grandissima difficoltà di traduzione simultanea. Siamo troppo pochi per servirci di strumenti che si utilizzano nelle grandi riunioni”. Ma padre Chenesseau non si scoraggiò e continuò nella preparazione del Convegno internazionale. Egli fu aiutato da Rita Cinti, per tutta la parte pratica della Segreteria. Per gli inviti dall’estero si occuparono padre René Chenessau e gli altri sacerdoti e medici intervenuti all’incontro presso la “Domus Mariæ”, nel giugno del 1993.

Il Convegno, che si tenne nella casa «Divin Maestro» ad Ariccia, sul lago di Albano, iniziò il 27 giugno 1994 e si concluse il mattino del 1º luglio con la Santa Messa. I partecipanti furono 81.

A presiedere il convegno fu incaricato padre Jeremy Davies, esorcista di Westminster (Londra); il Vice Presidente fu padre Christian Curty, esorcista di Marsiglia; come consigliere teologo fu scelto padre René Laurentin. Nella giornata finale del convegno si decise di rendere stabile l’incontro. Si assunse per la prima volta il nome di «Associazione Internazionale Esorcisti» e ci si propose di ripetere l’incontro internazionale ogni due anni, lasciando liberi gli anni dispari per l’incontro solo dei sacerdoti italiani. Occorreva però nominare un Presidente.

Dopo una discussione a gruppi separati, secondo la lingua, gli italiani si erano orientati per un Presidente non italiano. Ma gli altri gruppi, dato che la sede degli incontri rimaneva fissata a Roma, reclamavano un Presidente italiano. E Padre Laurentin chiese a gran voce che fosse proprio don Gabriele Amorth. Anche se quest’ultimo aveva fatto di tutto per non farsi eleggere, chiedendo a molti di non votarlo, fu eletto a larghissima maggioranza e a quel punto accettò l’incarico. Fu votato anche un vice presidente, che fu padre Rufus Pereira, di Bombay (India). In quell’occasione fu anche stabilita una prima bozza di Statuto ad interim.  L’impegno principale di don Amorth fu quello di organizzare bene i convegni annuali (nazionale negli anni dispari, internazionale negli anni pari).

Ora vorrei presentarvi una testimonianza di don Gabriele su quegli anni della sua presidenza, testimonianza che io stesso gli chiesi e che pubblicammo nella Lettera Circolare n. 54 del dicembre del 2012:

«L’Associazione era fondata, ma non aveva un volto ben definito, che cercai di imprimere con impegno. Intanto potevo contare su una preziosa segreteria, Rita Cinti aiutata dal marito; per tutta la parte esecutiva stavo tranquillo e debbo dare atto dell’ottimo funzionamento di questo settore. Pensai di ottenere una formazione abbastanza omogenea valendomi di due mezzi. Il primo era fornito dai grandi incontri annuali. Cercai di curarli al meglio, valendomi anche degli aiuti che mi venivano dai presenti. Il mio sforzo principale fu nella scelta degli argomenti e dei relatori. Occorreva che le relazioni avessero un taglio pratico, per poter essere di vero aiuto per i partecipanti. Per questo ho cercato di scegliere come relatori prevalentemente degli esorcisti.

Il mio secondo mezzo fu la Lettera Circolare trimestrale. Pensavo che era un collegamento troppo scarso quello di incontrarsi una volta all’anno oppure ogni due anni. Così non poteva essere sentita l’appartenenza ad un’Associazione. Perciò fu mia cura inviare ogni tre mesi una Circolare, abbastanza ricca di pagine. Non nascondo che fu una grossa fatica. Cercai di ottenere collaboratori e ci sono riuscito in parte; nessuno mi mandava interventi di sua iniziativa, ma sempre venivo soddisfatto se sollecitavo la collaborazione indicando un tema concreto. Ringraziando il Signore sono riuscito a mantenermi fedele alla Circolare trimestrale tutto il tempo del mio incarico.

Ritenendo di avere svolto a sufficienza il mio mandato, e ritenendo utile una successione, nel Convegno internazionale del luglio 2000 mi dimisi».

Queste le parole con cui don Gabriele testimoniò la sua appassionata presidenza in quegli anni.  Voglio concludere ripresentando anch’io la mia breve testimonianza su don Gabriele, che lessi al termine della Santa Messa di funerale, il 19 settembre 2016, e che in parte riprendo:

«Noi, sacerdoti esorcisti di tutto il mondo, siamo immensamente grati a Don Gabriele Amorth per tutto quello che ha fatto, riproponendo e valorizzando nella Chiesa il ministero degli esorcismi. Quando, nel 1997, entrai a far parte di quest’Associazione, rimasi profondamente edificato per il vigore, lo slancio, la dedizione e l’entusiasmo che don Gabriele profondeva costantemente nel guidarla, con il fine di aiutare gli esorcisti a svolgere al meglio il proprio compito.

Con questi vivi e affettuosi ricordi nel cuore, affidiamo al Signore l’anima di questo suo servo fedele. A nome dell’Associazione Internazionale Esorcisti, rinnovo a Lei, Reverendissimo don Valdir Josè De Castro, superiore Generale della Società San Paolo e a tutti religiosi della sua famiglia religiosa, il ringraziamento per il grande

dono che ci ha fatto, attraverso il vostro confratello Don Gabriele e ringraziando Dio per averlo donato alla Chiesa attraverso di voi, gli chiediamo di ricompensarlo per le fatiche e le prove che ha affrontato per amor Suo e per amore di tanti sofferenti.

Con la fiduciosa speranza, per l’aiuto della Grazia divina, di proseguire degnamente l’opera da lui iniziata e incoraggiata con tanto fervore, custodiamo sempre più profondamente quella stretta unione in Cristo Gesù -tra i Vescovi e gli esorcisti e tra gli esorcisti stessi fra di loro- tanto auspicata e promossa da don Gabriele, affinché nella comunione fraterna e nell’esercizio di questo ministero, svolto in conformità alla prassi liturgica stabilita dalla Chiesa, possiamo sostenere sempre più efficacemente la durissima battaglia contro Satana e contro gli angeli ribelli, per la salvezza del popolo di Dio e per l’avvento del Regno di Dio».

S.E. card. Ernest Simoni testimonianza

Albania

Testimoni: card. Simoni, “ogni martire trova nell’amore di Cristo la forza di affrontare le persecuzioni”

4 agosto 2017

di Gigliola Alfaro

 

Il porporato, che ha ricevuto la berretta da Papa Francesco il 19 novembre 2016, racconta la sua storia. Di lui colpisce la fede granitica e il continuo ringraziare il Signore, malgrado le sofferenze patite durante la dittatura comunista di Enver Hoxha. Ha perdonato i suoi aguzzini e si è adoperato per la riconciliazione tra le persone. La sua è una vita offerta a Dio e agli altri

Ci sono vite che si caratterizzano per essere un dono per gli altri. Vite spese nell’amore per Dio e per il prossimo. Vite che non sono arretrate di un centimetro neppure di fronte alle torture e alle persecuzioni. In Albania, durante la dittatura comunista di Enver Hoxha, sacerdoti, religiosi e fedeli laici sono stati un punto di riferimento per gli altri. Per il regime la loro presenza era un pericolo, perché davano speranza ai sofferenti e la loro offerta di vita è stata da esempio per il popolo. Perseguitati per l’amore a Cristo, sacerdoti, religiosi e laici non hanno esitato a morire pur di non rinnegare la loro fede. A Scutari, presso la cattedrale di Santo Stefano, il 5 novembre 2016 sono stati beatificati 38 martiri, uccisi ai tempi della dittatura. Oggi nel Paese delle Aquile è garantita la libertà religiosa e sono tantissimi i missionari, che vanno anche nei villaggi e sulle montagne dove c’è tantissima povertà, pronti ad affrontare qualsiasi disagio, per far conoscere Gesù. Missione svolta fino a tarda età anche dal card. Ernest Simoni, in particolare nelle parrocchie di Barbullush e di Trush, a Fushë Arrëz. Come tanti suoi amici, anche il cardinale sarebbe stato pronto a dare la sua vita, ma i progetti di Dio su di lui sono stati diversi. Alla soglia degli 89 anni (è nato a Scutari il 18 ottobre 1928) e dopo atroci sofferenze patite per la persecuzione, il porporato albanese oggi è un testimone di come la fede e l’amore per Cristo non possono essere vinti dai poteri di questo mondo. Di lui colpisce la fede granitica e il continuo ringraziare il Signore per avergli dato la forza di superare ogni difficoltà e un cuore generoso che non ha mai coltivato l’odio.

Eminenza, la Chiesa albanese è stata molto perseguitata per Cristo, ma la fede ha resistito. È stato possibile per l’opera e la testimonianza di sacerdoti e religiosi come lei?

Io ho avuto degli amici sacerdoti uccisi per la fede. Gesù ci ha detto: “Avrete persecuzioni, avversità, ma abbiate fiducia. Io ho vinto il mondo”. Gesù sta con tutti coloro che lo pregano, che fanno la Sua volontà e Lo amano con le opere, la mortificazione, la preghiera quotidiana e tutto quello che fanno discende dalla grazia divina, che illumina la mente e lo spirito di tutti coloro che amano Gesù nella Croce, perché la via del paradiso non è fugace come la promessa di questo mondo, ma è la via dolcissima e lucidissima attraverso la croce.

Questa è stata la nostra meta quotidiana: avvicinare Gesù ai cuori delle persone.

Ogni giorno eravamo impegnati a far conoscere il volto di Gesù nei loro cuori e nella loro anima. Ciò è stato possibile per la grazia e la potenza dello Spirito Santo.

Papa Francesco, dopo averla conosciuta, nel volo di rientro dall’Albania, nel 2014, ha detto: “Sentire parlare un martire del proprio martirio, è forte”. Ci parli della sua esperienza…

Il regime comunista cercava di allontanarmi da Gesù. Ero considerato un “nemico del popolo”. Non avendo voluto rinnegare la fede sono stato arrestato alla vigilia di Natale del 1963 mentre celebravo la Santa Messa. Alla fine della celebrazione mi hanno messo le catene e mi hanno letto il decreto di impiccagione con l’accusa di aver detto al popolo: “Dovete morire per la fedeltà a Gesù”.

Ha avuto paura?

Gesù mi ha dato la grazia divina di affrontare ogni prova. Hanno fatto tutto il possibile per allontanarmi da Gesù con la forza. Mi chiedevano di bestemmiare contro Gesù, contro la Chiesa e contro il Papa. Io non ho accettato niente e allora mi hanno messo le catene. Si è fermato il cuore, pensavo di morire.

Ogni martire trova la forza di affrontare il proprio martirio nell’amore per Gesù.

Alla fine però non hanno eseguito la condanna a morte…

Avevano messo nella mia cella una spia. Era un mio amico, che tante volte era venuto a mangiare con me nella canonica. Lui era cambiato e cercava di mettermi in difficoltà. Mi provocava dicendomi: “Questi comunisti sono delinquenti, vogliono distruggere la fede”. Io ho risposto: “Per Gesù io sono pronto a dare la vita. Gesù ci ha insegnato anche a perdonare e amare i nemici. Con il suo amore per tutti Gesù ha salvato il mondo”. La spia riferì quanto avevo detto al dittatore. Dopo dieci giorni mi è stata commutata la condanna in diciotto anni di prigione presso la miniera di Spaç. Dopo essere uscito dalla prigione, fui condannato nuovamente ai lavori forzati: per dieci anni ho lavorato nelle fogne di Scutari.

In questi lunghi e dolorosi anni cosa l’ha sorretta?

La luce, l’amore, la grazia divina mi hanno accompagnato ogni giorno.

Non ho mai perso la fede.

Ho continuato a celebrare la Santa Messa, con un’ostia cotta di nascosto su piccoli fornelli, mentre per il vino utilizzavo il succo dei chicchi d’uva. Recitavo il Santo Rosario e confessavo i miei compagni di prigionia e nelle miniere. È Dio che ci ha custodito e salvato tutti.

Qual è la situazione oggi in Albania per i cristiani?

Oggi è tutto bello, tutto chiaro. Non ci sono più impedimenti per chi vuole seguire Gesù, eppure resta grande l’impegno per salvare le anime perché tanti ancora sono lontani da Gesù. I cattolici oggi in Albania sono circa 600mila, ma il numero concreto di cattolici, ortodossi e musulmani albanesi non si sa perché sono sparsi nel mondo intero. Comunque, nel Paese i cattolici sono una minoranza.

Com’è la convivenza?

In Albania oggi è tutto amore, fratellanza, consenso, accordo. Tutti pregano. È stata una grazia speciale del Signore.

Quando è finito il regime ateo, è stato difficile tornare a manifestare la fede?

No, è stato il contrario. Quando è finito il regime, tutto il popolo cattolico ha cercato Gesù, ha pregato Dio, si sono riaperte chiese e moschee. Con la venuta della libertà religiosa il Signore mi ha aiutato a servire tanti villaggi e a riconciliare molte persone desiderose di vendetta, allontanando l’odio dai loro cuori.